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Scuola. Stanno lavorando per noi... (...peccato che noi non glielo abbiamo mai chiesto)


Benevento – lunedì, 22 giugno 2009

Questa, in sintesi, la risposta della signora Aprea, in visita a Benevento il 19 giugno, la quale lega il suo nome alla famigerata proposta di legge che vorrebbe trasformare le scuole in fondazioni private, gli insegnanti in arrampicatori sociali, gli alunni in clienti: in altre parole, fare della scuola pubblica statale un enorme affare per coloro che potranno gestirla con scopo di lucro. Si parla tanto delle baronie nelle università come pratica negativa da estirpare ma in realtà si sta cercando di diffonderle anche nelle scuole di grado inferiore dando la possibilità ai dirigenti scolastici di chiamare direttamente i docenti senza passare per la graduatoria provinciale, unico sistema che ancora garantisce una parvenza di democrazia. Questo in un paese che pare non ricordare più cosa sia la democrazia.



La nostra provincia paga a caro prezzo l'attuazione della legge Gelmini e ha cominciato a farlo dall'anno scolastico appena concluso. Numerosi insegnanti precari che avevano l'incarico anno dopo anno quest'anno sono rimasti a casa e molti non hanno avuto neppure un giorno di supplenza. Il futuro si prospetta ben peggiore e ad essere colpiti non sono soltanto i precari ma pure il personale scolastico di ruolo che perde più di una certezza e tanti diritti acquisiti nel tempo, a cominciare dalla possibilità di avere un posto di lavoro e una sede fissi. 172 sono i docenti in esubero nelle scuole medie, 50 docenti di lettere, 31 di francese, 19 di educazione fisica. Tagli su tagli che arrivano giorno per giorno. Numeri aggiunti ad altri numeri: quello che i lavoratori della scuola sono diventati da diversi mesi a questa parte. “Lode a chi più taglia” sembra essere la parola d'ordine.



E se provi a manifestare non sai cosa potrebbero dirti. I rappresentanti del CIP Sanniti (Comitati Insegnanti Precari) lo hanno scoperto proprio in occasione della visita della signora Aprea. Alle loro richieste di spiegazioni circa il suo operato la signora ha risposto “Stiamo lavorando per voi” e ancora “Non demordete” e poi ha continuato dicendo “Pensate ai precari in Abruzzo che hanno perso pure la casa”. E' davvero troppo, è grave che un rappresentante del governo insulti i cittadini del paese che sta governando dimenticando pure quelli che fra essi l'hanno votato, è grave che insulti i cittadini a casa loro alludendo oltretutto agli abruzzesi che hanno dovuto scoprire a loro spese cosa vuol dire subire un terremoto mentre si è amministrati da un governo di padroni camuffato da “centrodestra”, è grave che insulti i lavoratori che sono il motore dell'economia, anzi il carburante senza il quale il motore può soltanto fermarsi.



Le risposte della signora Aprea sono gravissime, molto più che fuori luogo, e dimostrano ancora una volta l'arroganza di chi ci governa. Il tentativo di rabbonire i precari che manifestavano è meschino e offensivo; intanto per i precari stessi poi per gli abruzzesi e verrebbe da chiedersi cosa è stato detto a questi ultimi dopo il terremoto per calmarli: un invito a pensare a chi una casa neppure l'ha mai avuta?

 

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