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Telecom. Contratti di solidarietà: vince l’azienda 1024 a ZERO!

In allegato il volantino


sabato, 25 luglio 2009

Ovvero, dopo la firma dell’accordo, … “quando Antonio Migliardi ha alzato il dito MEDIO, i signori della delegazione sindacale, MICELI, GIACOMASSI, DI COLA, GENOVESI, VITALE, SERAO guardavano il soffitto”

 

 


Lo avevamo paventato prima dello sciopero del 12 giugno scorso che la dichiarazione di guerra dei confederali alle procedure di mobilità appariva tanto un gioco di simulazione per giungere, alla fine, a quello che l’azienda aveva chiesto sin dall’inizio: i contratti di solidarietà.


Ancora una volta il teatrino si è ripetuto con la gioia del management di Telecom Italia che è riuscito a scaricare per l’ennesima volta sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, sulle casse dell’INPS e dei cittadini italiani, i costi di una crisi finanziaria e di bilancio, frutto di un decennio di scellerata privatizzazione e scalate finanziarie.


L’azienda incassa 1054 contratti di solidarietà, dopo le 5000 mobilità di settembre ’08, nonostante non abbia mai documentato i punti dichiarati nell’avvio della procedura di mobilità riguardante il personale di Directory Assistance, cioè: come sono state valorizzate le perdite di 30 milioni l’anno per una struttura come il D.A. che svolge una parte di attività riferibile ad altri settori aziendali e un’altra che è “valorizzata” all’esterno tramite Matrix; quale e quanta attività, già svolta dai colleghi di D.A. o comunque compatibile ai profili professionali presenti nel settore, è affidata all’esterno di Telecom Italia; quanti dipendenti di D.A., da settembre 2008 ad oggi, hanno lasciato l’azienda oppure hanno dato disponibilità a lasciarla a seguito dell’accordo sulla mobilità dei 5000, per pensionamento o per dimissioni volontarie; quali sono le ragioni che hanno impedito e impediscono la mobilità professionale, al pari di quanto viene realizzato per gli altri settori.


A cosa sono serviti due scioperi nazionali e le mobilitazioni? Lo sanno anche i sassi che un accordo sui contratti di solidarietà è sempre stato l’obbiettivo dichiarato del vertice di Telecom Italia, prima ancora dell’avvio delle procedure di mobilità, chi afferma di aver vinto per aver “convinto” l’azienda racconta solo bugie!!


L’aver supinamente accettato, nelle premesse dell’accordo firmato al Ministero del Lavoro il 21 luglio, l’individuazione “di un ambito di eccedenze” e le sue “ragioni”, senza che queste siano state minimamente documentate, è a dir poco da IRRESPONSABILI in quanto i lavoratori oggi individuati come esuberi, dopo i 24 mesi di riduzione dell’orario e di parte della retribuzione (parzialmente integrata dalle casse dell’INPS), rimarranno eccedenze da licenziare. Per questi colleghi, ora che sono stati anche nominalmente “recintati”, non è previsto alcun piano di formazione/ricollocazione.


Inoltre, questo accordo servirà come punto di riferimento e permetterà a Telecom Italia di procedere spedita nel taglio già annunciato degli altri 4000 posti di lavoro.


Tutto ciò mentre il giorno prima, il 17 luglio ’09, con la D.O. n. 334 l’A.D. Franco Bernabè ha nuovamente ridisegnato la struttura organizzativa creando sotto la direzione di Domestic Market Operations la nuova struttura di Customer Operations, tirando fuori da Consumer e Business le rispettive funzioni di Customer, in attesa di una prossima esternalizzazione/cessione di tutte o parte delle attività in carico alla nuova struttura.


Quindi non si tratta di farsi la domanda, di pazzagliana memoria, “è meglio i contratti di solidarietà oppure essere licenziati?”, ovviamente nessuno di noi preferirebbe essere licenziato, allo stesso modo che non si preferisce rimanere morti ammazzati alla semplice rapina del portafoglio. Il punto è se sia accettabile essere taglieggiati nella retribuzione da un’azienda come Telecom Italia che continua a fare enormi profitti, che da un’enorme quantità di lavoro all’esterno (parte del quale delocalizzato in altri Paesi), che distribuisce palate di premi al suo management.

Tutto ciò gravando pesantemente sulle casse dell’INPS.


Per noi non è accettabile!! L’unica soluzione ai problemi di Telecom Italia era e rimane il taglio drastico delle retribuzioni del personale dirigente; la reinternalizzazione delle attività, una migliore distribuzione dei carichi di lavoro.


Per questo ci attiveremo nei prossimi giorni al fine di costruire le più opportune iniziative, legali e di lotta, per impedire la realizzazione dei piani di Telecom Italia.

 

Roma, 21/07/2009


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