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Roma. Un altro omicidio sul lavoro: COME E’ POSSIBILE FAR FINTA DI NULLA

In allegato il volantino


Roma – mercoledì, 13 gennaio 2010

Nonostante la crisi, la cassa integrazione e la chiusura di molte aziende, gli infortuni e i morti sul lavoro non accennano a diminuire. Un paese normale non accetterebbe tutto ciò, un paese normale lotterebbe per fermare le stragi sul lavoro. Ci definiamo paese civile, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma che paese civile è quello dove ogni anno registra 1200 assassinati sul lavoro, 27000 invalidi su un milione d’infortuni sul lavoro? Ogni giorno, perché è in corso una guerra sui luoghi di lavoro, quattro lavoratori non fanno più ritorno a casa. Una guerra che produce molti morti e tanti invalidi.


Questi lavoratori però non sono persone che partecipano ad una guerra, ma persone che tutte le mattine si alzano per portare a casa il pane quotidiano per mantenere le loro famiglie e quello che si aspettavano era una cosa sola, un lavoro dignitoso e sicuro!


Quello che si fa per cambiare questa situazione  è troppo poco …… e quando dei lavoratori muoiono, pochi hanno il coraggio di chiamarli con il loro nome omicidi sul lavoro! Molti le chiamano “morti bianche” un eufemismo che andrebbe abolito, perché è un insulto ai familiari e alle vittime sul lavoro.

Antonio Forte operaio della M.E.G. (impresa appaltatrice di ACEA Distribuzione) è l’ultima vittima di questa guerra continua.


Il silenzio che qui in Acea ha coperto la tragedia è preoccupante, neanche un atto di solidarietà o protesta, come se la cosa non ci riguardasse, come se i lavoratori dell’appalto fossero di serie B.


Invece no, Tonino era uno di noi, perché lavorava a stretto contatto con noi sugli stessi impianti, con le stesse capacità professionali, con gli stessi problemi per arrivare alla fine del mese.


Le inchieste aperte troveranno i soliti capi espiatori responsabili dell’accaduto: c’è stata imperizia, negligenza o errore di procedura? Questo omicidio, come in tanti casi di questo genere, è il frutto del profitto,dello sbrigarsi,dello sfruttamento – più o meno velato- del personale operativo. Inadeguata formazione, flessibilità, tutti fanno tutto, polivalenza, monoperatore, sistema premiante “ad personam” e clientelare, sono questi gli elementi che sicuramente contribuiscono a far perdere quella specificità  professionale e a generare oltre che confusione una competitività malsana.


In questo momento  di lutto ci stringiamo intorno alla famiglia di Tonino, proponendo a tutto il personale di ACEA s.p.a. di devolvere un’ora del proprio lavoro a favore della vedova e dei due figli.

 

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da Corriere.it dell'8 gennaio 2010:

IN ZONA CASSIA
Operaio morto folgorato a Roma
Un uomo di 46 anni, stava lavorando sulla cabina elettrica. E' deceduto durante il trasporto in ospedale

ROMA - Un operaio italiano di 46 anni è morto folgorato questa mattina intorno alle 9 mentre effettuava dei lavori di manutenzione a una cabina elettrica in via Giulio Galli, nella zona di via Cassia a Roma.

DECEDUTO SULL'AMBULANZA - L'uomo, che lavorava per una società privata, è deceduto durante il trasporto in ambulanza verso l'ospedale San Filippo Neri. Sull'episodio indagano gli uomini del commissariato Flaminio Nuovo.



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