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1 MARZO A COLORI. Straordinaria riuscita della giornata per i diritti degli immigrati

Gli immigrati scendono nelle piazze di tutta Italia. In allegato le immagini e il comunicato del 2 marzo.


Nazionale – lunedì, 01 marzo 2010

    Migliaia e migliaia di immigrati e immigrate sono scesi in piazza ieri, insieme a lavoratori italiani, giovani, movimenti di lotta, per rivendicare tutti quei diritti che nel nostro paese vengono negati da un Governo che si rifiuta di riconoscere una realtà che è sotto gli occhi di tutti: gli immigrati fanno parte a tutti gli effetti  della nostra società.


    Si continua con scelte politiche razziste, acuite ultimamente dall’applicazione delle norme contenute nel cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’, si declamano come risultati eccellenti la diminuzione degli sbarchi senza dire che sono dovuti alla barbara pratica dei respingimenti in mare da dove gli immigrati vengono mandati a morire nei deserti libici, ma si tace sui richiami che persino l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati rivolge all’Italia per non avere nessuna legge sul diritto d’asilo.


    Si tace soprattutto sulla mancanza di diritti per chi da anni risiede e lavora nel nostro Paese, sul fatto che se il permesso di soggiorno è strettamente legato al contratto di lavoro e se ti licenziano, e oggi con la crisi molti immigrati vengono espulsi dai processi produttivi, corri il rischio di essere internato nei Centri di Identificazione e Espulsione, che i figli degli immigrati che regolarmente vivono nel nostro paese, al raggiungimento della maggiore età, pur nati in Italia, dovrebbero essere mandati nei paesi d’origine dei genitori, che magari non hanno mai conosciuto e di cui non parlano la lingua.


    In un mondo che si proclama globalizzato, che si vanta di aver liberalizzato la circolazione delle merci e del denaro, solo agli esseri umani viene impedita la possibilità di decidere dove costruire la propria vita!


    La giornata di ieri ha inteso riportare tutto questo all’attenzione dei lavoratori e cittadini del nostro Paese, delle istituzioni, delle forze politiche che non avendo idee su come uscire dalla crisi inventano nemici su cui scaricare la frustrazione, la confusione, il disagio di enormi settori popolari e con cui ottenere facili consensi elettorali.


    Dobbiamo continuare e rafforzare la lotta degli immigrati e delle immigrate perché ogni diritti negato loro porta ad un abbassamento dei nostri diritti.


L’unità dei lavoratori italiani e immigrati nelle lotte è estremamente necessaria per resistere all’attacco padronale e governativo ai diritti dei lavoratori che anche in questi giorni va avanti nelle aule parlamentari, con le privatizzazioni dei servizi pubblici, con licenziamenti e chiusura di aziende.


Per i diritti e per il lavoro nessuno è straniero

 

 

Federazione Nazionale RdB

 

Roma, 2.3.2010

 

 

 

 

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I VIDEO SU RdB TV


2 marzo 2010 - Il Manifesto

ROMA «Troppa (in)tolleranza, nessun diritto», dice uno striscione che fa il verso al ministro Maroni
Sfilano in 5 mila, la capitale scopre «l'orgoglio meticcio»
di Silvio Messinetti

ROMA - «Ci avevano detto che non si poteva scioperare, ci avevano detto che era impossibile uno sciopero meticcio!» è il grido che si leva altisonante dal camion che guida il corteo all'altezza di via dello Statuto. Per avere una risposta basta voltarsi all'indietro e scoprire che un lungo fiume colorato e multietnico sta invadendo l'Esquilino in questo primomarzo2010 della Capitale. Il corteo della Rete antirazzista romana è riuscito e questo è un dato incontestabile. Sono in 5 mila a detta degli organizzatori. Almeno il doppio se si considera l'happening di Piazza Vittorio che Cgil, Arci, Amnesty International, Emergency, Liberi Nantes F.C. e le comunità migranti hanno organizzato in contemporanea. Molti di più del corteo di fine maggio contro il pacchetto sicurezza, nelle stesse strade e in un consueto sabato prefestivo.
È stata lunga, la giornata dell'orgoglio meticcio a Roma. Era cominciata già di mattina presto con il sit-in dei collettivi universitari e degli studenti medi che avevano improvvisato un seminario all'aperto sulla clandestinità, proprio davanti a quella Camera dei deputati che mesi fa aveva assurto la clandestinità a reato. A seguire, il corteo dell'Onda che da Montecitorio si è diretto verso il palazzo dell'Inps per testimoniare la condizione di sfruttamento e di sommerso che rappresenta il vissuto quotidiano di molti immigrati.
Il clou delle iniziative è, comunque, nel pomeriggio. A Piazza dell'Esquilino si ritrovano le comunità bengalesi e pachistane insieme a Cobas e Rdb-Cub che danno luogo a una maratona oratoria con al centro le storie di vita degli immigrati. Per poi muovere verso Porta Maggiore, concentramento del corteo della Rete. Alle 17, sotto una brezza tesa di scirocco e una pioggerellina mista a sabbia, si parte. In testa il grande striscione «Troppa (in)tolleranza, nessun diritto», in alto una grande effigie di Sans Papier, il protettore dei migranti della terra. A seguire le numerose realtà che dal basso hanno costruito in questi mesi la mobilitazione di piazza. A cominciare, naturalmente, dagli africani di Rosarno che dietro il loro striscione gridano «no allo sfruttamento e permesso di soggiorno subito». Ci sono le comunità migranti di Civitavecchia, di Guidonia, di Monterotondo. Ancora, la Comunità cristiana di base di S. Paolo, le Madri di Roma Città aperta, i precari della scuola dietro il drappo «Siamo tutti clandestini, respingiamo la Gelmini». Sono in tanti, si balla e si canta e questa aria di festa non viene scalfita dalle notizie provenienti dal Pigneto dove è in corso una perquisizione della polizia nel palazzo che ospita la comunità senegalese e buona parte degli africani di Rosarno. Provocazioni, niente più. Che non cambiano di una virgola il refrain di un corteo deciso e fermo nelle rivendicazioni ma al contempo gioioso e pacifico.
Intanto riprende a piovere. E un pachistano si avvicina per venderti l'ombrello. È proprio vero: come faremmo senza di loro?

BANDIERA GIALLA Decine di migliaia in piazza in molte città italiane, scioperi in diverse fabbriche del centro-nord. In Francia e in Italia va in onda la «giornata senza immigrati». Ed è un successo
I migranti in sciopero
di Giusi Marcante

BOLOGNA - Quello che non sembrava possibile è accaduto: c'è stato lo sciopero nelle fabbriche. Il primo marzo 2010 è stato anche, in alcuni territori soprattutto, una giornata di sciopero vero. Sui luoghi di lavoro immigrati e italiani si sono fermati assieme. I numeri che ha comunicato la Fiom, sindacato che con le Rdb-Cub ha dato copertura allo sciopero, sono decisamente importanti: 50 aziende si sono fermate a Brescia (la metà metalmeccaniche), in provincia di Bologna 8 ore alla Bonfiglioli B1, alla Euroricambi e alla Titan, un'ora a fine turno alla Ducati cui hanno partecipato anche i lavoratori della Divisione Pulizie della Felsinea Ristorazione, a Reggio Emilia 8 ore alla Terim e 4 ore alla Ipcleaning di Rubiera, ancora 4 ore alla Zincatura Padana e alla Reber di Luzzara. Altri casi invece fuoriescono dalle comunicazioni ufficiali e danno l'idea che le dimensioni siano decisamente più grandi. E così al presidio di Bologna si viene a sapere che nel basso mantovano 3 aziende, Tiberina 1 e 2 a Suzzara e la Ma.Co.Fer a Pegognaga si sono fermate un'ora mentre in altre fabbriche sono spuntate iniziative autorganizzate dai migranti che hanno fatto fermate simboliche con i nastrini gialli: alla Iveco, Cgh Bondioli, Pavesi, alla Marcegaglia del presidente di Confindustria, alla Zanotti. Ancora in provincia di Reggio Emilia si sono fermate altre undici aziende e sette nella provincia di Parma.
Il coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante ha fatto un lavoro paziente nei territori, di tessitura e di dialogo. «Questa mattina ci hanno chiamato dalla Cic, una cooperativa che svolge servizi logistici per la Coop - racconta Maurizio Ricciardi del Coordinamento migranti di Bologna - i lavoratori immigrati non volevano entrare e non hanno lavorato mentre la delegata Cisl che abbiamo contattato neanche sapeva dello sciopero». Da piazza del Nettuno, il luogo scelto per il presidio dal Comitato bolognese per lo sciopero, i delegati raccontano quello che è accaduto nelle aziende. «I colleghi all'inizio non capivano bene, allora abbiamo fatto delle assemblee noi Rsu e il coordinamento migranti - spiega Dion Rassour delegato Fiom alla Bonfiglioli - ci dicevano 'ma questo sciopero è una cosa politica, è una cosa etnica', questa invece è un'iniziativa per dimostrare che siamo degli esseri umani». Nella fabbrica di questo delegato hanno scioperato per otto ore circa 100 lavoratori. «Fortunatamente non siamo in cassa integrazione - riferisce Maurizio Grasso, Rsu Fiom dell'Euroricambi - nei reparti sono stati i lavoratori che ci hanno chiesto di fare sciopero e per questo abbiamo deciso di fare un'iniziativa pesante con la proclamazione di otto ore». In questa azienda ci sono 340 lavoratori, gli immigrati sono il 30%. «C'è stata poca informazione - aggiunge Diaby, anche lui Rsu Fiom - del primo marzo in molti sono venuti a sapere tramite internet. Ma vogliamo dire che questa giornata non è contro le aziende ma per le condizioni che quotidianamente viviamo». E infatti a Bologna la giornata si è aperta con un presidio organizzato dalle Rdb all'ufficio immigrazione della Questura. «Noi stranieri abbiamo un motivo in più per protestare rispetto agli italiani, è l'integrazione mancata, la nostra permanenza è legata al lavoro e la burocrazia ci rende la vita impossibile. E' possibile che per fare i documenti bisogna andare tre o quattro volte in questura?» dice Agah, anche lui delegato Fiom. E' la vita di ogni giorno quella che scorre nei racconti del microfono aperto in piazza dove sono presenti anche delegati Cisl nonostante questo sindacato abbia chiaramente parlato di sciopero «sbagliato». E probabilmente anche la Cgil, ieri la Camera del lavoro bolognese ha iniziato il suo congresso, dovrà riflettere su quello che è accaduto.
Sotto le due torri la giornata si è conclusa con un grande corteo che secondo gli organizzatori ha visto sfilare per il centro diecimila persone. «I migranti e gli italiani anti-razzisti hanno alzato la testa e non la riabbasseranno» ha scritto il Comitato promotore in una nota e senza dubbio quello che ha sfilato ieri è stato un corteo come non accadeva da tempo a Bologna. Con molti stranieri e tanti italiani, una manifestazione alla pari con parola d'ordine «contro la Bossi Fini e il pacchetto sicurezza». E forse le parole del delegato Fiom della Ducati Luca Ippoliti rappresentano la sintesi migliore: «il diritto alla casa e al lavoro è un diritto di tutti». Lui e il suo collega Vito Garau hanno scattato un sacco di foto «coloratissime e bellissime che appenderemo in bacheca sindacale». Perché ieri è iniziato qualcosa di nuovo.


2 marzo 2010 - Bari live

Un migliaio ieri hanno attraversato la città: "Ventiquattro ore senza di noi"
"Siamo tutti clandestini", sfilano i migranti di Bari
Assenza assordante dei rappresentanti istituzionali
di Gianpietro Occhiofino

Bari - Al grido di "Siamo tutti clandestini", un migliaio di manifestanti hanno attraversato le vie cittadine ieri. Sulle note del "raggae" centinaia di extracomunitari, megafono alla mano, hanno rivendicato i propri diritti. Anche a Bari, come nel resto d’Europa, si è svolta la giornata di lotta del lavoro migrante. "Una giornata intensa, memorabile. Tantissime persone hanno risposto al nostro appello", sostiene Chouaib Chtiwi, coordinatore regionale immigrati Rdb/Cub. "Ventiquattro ore senza di noi", lo slogan dominante. L’iniziativa, partita ieri mattina con una lectio magistralis alla Facoltà di Scienze della Formazione, organizzata dagli studenti di Sociologia delle relazioni Etniche, si è poi spostata in Piazza Umberto. "Il primo marzo ha visto tutti insieme, studenti, cittadini italiani ed extracomunitari. Abbiamo dato una risposta vera alla crisi, alla questione del disagio degli immigrati e al problema degli alloggi", dichiara Chtiwi. Il corteo ha attraversato alcune vie del quartiere Libertà. Il messaggio: voler coinvolgere i migranti presenti in quella zona. Portare solidarietà a tutti coloro che vivono negli scantinati, nei sottoscala di uno dei quartieri di Bari tra i più multietnici. Presenti un gruppo di cittadini marocchini provenienti da Trani, un altro da Corato, alcuni addirittura da Lecce. Si è festeggiato, si è ballato, perché la musica costituisce uno dei veicoli di unione. "Si usano lingue diverse, ma la musica supera questo limite", afferma Adam, rifugiato politico che vive a Giovinazzo. "La manifestazione di oggi consolida le ragioni per cui il movimento antirazzista si è mosso qui a Bari", afferma Angelo Cardone, occupante dell’ex liceo Socrate. La rete recrimina un riconoscimento di fatto da parte dell’amministrazione comunale sulla realtà del "Ferrhotel" e del "Socrate". "Chiediamo al sindaco Emiliano che si schieri politicamente contro il pacchetto sicurezza varato dal governo e contro la presenza del C.I.E. a Bari. Finora non abbiamo sentito nulla da parte del Comune. Bari è solidale e molto più a sinistra della sua amministrazione", conclude Cardone. Non è un caso, infatti, che nell’ultimo periodo i rifugiati politici nel Socrate abbiano ottenuto cibo e vestiario dal vicinato. Assenti ingiustificati i rappresentanti istituzionali. Non un consigliere, un assessore comunale, provinciale o regionale. Eppure, cinque milioni sono gli immigrati regolarmente residenti in Italia. Mediamente, ogni anno, producono il 9,7% del Pil. La latitanza dei nostri rappresentanti politici di fronte ai drammi di milioni di migranti nel nostro Paese, preoccupa notevolmente. Anzi, rappresenta una vergogna.


2 marzo 2010 - Nuova Società

Un giallo che illumina le città
di Giovanni Catanzaro

Torino - Dopo il primo grande e partecipato appuntamento di Roma lo scorso 17 ottobre, ieri, primo marzo, in molte città italiane, si sono tenute nuove iniziative contro il razzismo, per i diritti e la dignità dei migranti: oltre all'invito ad indossare qualcosa di giallo come segno d'adesione, si sono svolti molti appuntamenti di piazza. Anche Torino ha visto un'ampia partecipazione al presidio, poi divenuto corteo, indetto per le ore 17.00 di fronte a Porta Nuova. Molte le adesioni: Collettivo Immigrati Autorganizzati, Collettivo Gabelli, Rdb, Cobas, Sdl, Comitato di Solidarietà Rifugiati Migranti, spezzone Antirazzista. Un corteo di 3000 persone (secondo gli organizzatori) determinato, politico e denso di contenuti. Le rivendicazioni sono chiare e condivise da tutti gli uomini e le donne che sfilano, che provano quotidianamente che cosa voglia dire essere immigrato nell'epoca del Pacchetto Sicurezza: il diritto al lavoro, alla casa, alla salute per tutte e tutti; il ritiro del pacchetto sicurezza; rottura netta tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro; il diritto di asilo per rifugiati e profughi; no ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono; il mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro; l'accoglienza di tutti e la chiusura dei CIE; contro ogni forma di discriminazione nei confronti di gay, lesbiche, transgender, bisessuali e la solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro. Come emerge da queste rivendicazioni il corteo di questa sera che da Porta Nuova ha attraversato San Salvario per poi ritornare alla stazione, ha apportato precise critiche e non solo un generico, per quanto sacrosanto, rifiuto di ogni forma di razzismo. Ha saputo indicare con precisione quali forme assuma il razzismo oggi e chi lo porta avanti. Ecco perché gli slogan più duri sono stati rivolti alla Lega nord e al ministro Maroni, ormai per molti immigrati incarnazione di un pensiero razzista, di criminalizzazione arbitraria e di sfruttamento. Sono molti gli interventi che si alternano al microfono nel tentativo di dare voce a tutte le ragioni: da Rosarno cha ancora brucia al bisogno di casa e lavoro. Parlando con i manifestanti emerge subito la rabbia. Una rabbia accumulata, alimentata da singoli episodi di razzismo toccati a molti, una rabbia lucida di chi si sente sempre sotto attacco senza aver fatto nulla e ha visto nel giro di un paio d'anni peggiorare la sua situazione in Italia. E' cosi per Bouabd e sua moglie Naima che si accompagnano con due figli piccoli nel passeggino: nati in Italia, con le leggi vigenti non potranno avere la cittadinanza e inoltre se Bouabd perdesse il lavoro tutti loro perderanno il permesso di soggiorno. Per Naima a pesare è anche la diffidenza nei loro confronti alimentata, secondo lei, dalla Lega e dai media. Per Jamal del Collettivo Gabelli questa giornata è un appuntamento importante per i diritti degli immigrati e contro il razzismo. Ezio e Claudio del Sdl mi raccontano di come per gli immigrati sia difficile avvicinarsi ai sindacati di base, che per loro oggi è un trampolino di lancio e sperano che gli immigrati, vedendo le loro bandiere nel corteo, imparino a conoscerli e individuarli come un punto di riferimento anche sul posto di lavoro. Un'altra testimonianza significativa è quella di un gruppo di marocchini ambulanti di Porta Palazzo che ieri hanno scioperato insieme a molti loro colleghi. Uno sciopero quello dei lavoratori immigrati di Porta Palazzo assolutamente spontaneo, nato con il passaparola nella giornata di sabato, che ha causato l'assenza di circa il 60% dei banchi tra ortofrutta e vestiario. Poco dopo la partenza da Porta Nuova, alle 18.00 il corteo si è arrestato su corso Vittorio poiché è giunta la notizia che un ragazzo senegalese, che stava raggiungendo il corteo, trovato privo del permesso di soggiorno, è stato arrestato dentro Porta Nuova. Per tutti i manifestanti questo arresto è una provocazione e pertanto il corteo non si sarebbe mosso da Corso Vittorio fino alla sua liberazione. Rassicurati dalla Digos che il rilascio sarebbe avvenuto in tempi ragionevoli, il corteo ha ripreso a sfilare alla volta di San Salvario. Malgrado le rassicurazioni alle ore 20.00, una volta ritornati alla stazione, il ragazzo era ancora trattenuto in stato di fermo. La rabbia e l'indignazione tra i manifestanti è aumentata così come è aumentato lo schieramento delle forze dell'ordine. Tuttavia la determinazione a non disciogliere il presidio ha dato i suoi frutti e intorno alle ore 22.00 il ragazzo senegalese ha potuto raggiungere il suo corteo, suo fratello e tutti i suoi compagni di lotta.


2 marzo 2010 - Articolo 21

Primo marzo, Bologna e le altre: un seme è stato piantato
di Gaetano Alessi

Bologna - Palazzo Re Enzo e Sala Borsa. Storia e cultura che si fronteggiano da centinaia d’anni in quel di Bologna. Ed oggi, in mezzo, tantissimo giallo. Questa la sfumatura cromatica che fa da cornice alla piazza storica del centro emiliano. Luogo che ha dato ricetto alle centinaia di persone che, accogliendo l’invito del comitato "1 marzo 2010" sono scesi in piazza a manifestare contro il razzismo. Per la prima volta più di sessanta piazze italiane hanno voluto lanciare un messaggio di coesione sociale tra migranti e quegli italiani, che pur non essendo stranieri dal punto di vista anagrafico, si sentono estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà. Buona la presenza nella piazza bolognese anche se, per amor di cronaca, gran parte rappresentata da italiani e studenti. Tra i migranti massiccia la componente nord africana e dell’Europa dell’est, poche le presenze mediorientali, nulla quella cinese. Parole forti come tuoni piovono dalla scalinata di Palazzo Re Enzo che funge da palco. Lì i rappresentanti di varie organizzazioni di migranti raccontano la loro storia, ed il loro lavoro. "Io mi sento italiano, ma non cittadino" il refrain più sentito. Parlano in tanti, perché tante sono le storie, mentre tra la folla il rumore dei bonghi spesso copre quello degli oratori. Poca la politica presente. "Una piazza di migranti è meno appetibile in campagna elettorale di un’assemblea degli industriali" dicono i ragazzi della Fgci presenti. Una bandiera di Sinistra ecologia e Libertà fa, per qualche minuto, da sfondo agli oratori, prima di tornare tra la gente a fare compagnia ai drappi della Federazione della sinistra. Tra le associazioni tanti i militanti di Emergency, Gino Strada a "che tempo che fa" invitava alla partecipazione. Tra gli altri l’Associazione nazionale Partigiani d’Italia, il popolo "Viola", con uno striscione troppo impegnativo per i pochi attivisti presenti, l’Arci, il coordinamento "precari scuola Bologna", il coordinamento "Stop al Razzismo". Tra i volti noti l’ex assessore felsineo di SeL Milena Naldi, il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini, il filosofo Stefano Bonanga. I palloncini gialli con la scritta "Stop al razzismo" della Cgil segnano la presenza del maggiore sindacato italiano mentre le bandiere rosse delle Rdb delimitano la piazza. Una piazza che pulsa di quel progetto di società multiculturale da tanto decantata ma sempre più utopistica, in un paese dove l’applicazione della Bossi – Fini fa ribrezzo anche al suo stesso ideatore. Il sorriso e la passione civile che accompagna ogni parola ed ogni gesto dei migranti chiamati a raccolta fa ben sperare per il futuro. Bologna ha segnato un colpo. Le altre piazze anche. Un seme è stato piantato. Speriamo che cresca.


2 marzo 2010 - Gazzetta del Mezzogiorno

Immigrati, in 1.000 sfilano per Bari: «siamo persone»

BARI - Un migliaio di persone partecipa a Bari alla manifestazione antirazzista organizzata nell’ambito della giornata di sciopero degli immigrati extracomunitari. Il corteo è partito dal palazzo del'Ateneo ed ha attraversato alcune strade del centro cittadino che vengono volta per volta chiese al traffico. Alla manifestazione partecipano varie associazioni di studenti. Sono presenti, tra l’altro, bandiere di Sinistra critica, Prc, Unicobas, Rdb e Rete antirazzista. I manifestanti esibiscono striscioni in cui rivendicano "sono una persona, non sono un documento", e cartelli che sollecitano inclusione e integrazione. Lungo il tragitto vengono distribuiti volantini con appelli perchè venga riconosciuto il diritto di asilo al cittadino turco Avni Er, dissidente politico nel suo Paese, che qualche giorno fa è stato trasferito nel Cie di Bari e per il quale la Turchia ha chiesto l’estradizione. In piazza ferrarese un presidio con lettura di testi di letteratura migrante, testimonianza e racconti.


2 marzo 2010 - La Repubblica

L´onda gialla degli stranieri in sciopero
In cinquemila al corteo in centro contro la "schiavitù legalizzata" La protesta La soddisfazione degli organizzatori e dei manifestanti "Visto? Esistiamo anche noi"
di ANTONELLA CARDONE ENRICO MIELE

Bologna - «Contro la legge Bossi-Fini ora sciopero». Babacar Ndiaye indica alla piazza lo striscione ormai logoro alle sue spalle. «È dal 2004 che aspettiamo questo momento». Ieri erano almeno in cinquemila (10 mila secondo gli organizzatori) all´ombra del Nettuno per il primo sciopero dei migranti organizzato in Italia, sulla scia dell´esperienza francese. «Una grande presa di parola collettiva, per ribadire che i diritti non hanno colore», come racconta Kindi Taila, 34 anni, medico di origini congolesi, mentre sorride mostrando le magliette gialle che la sua associazione ha stampato per l´occasione.
A Bologna, tra le grandi città italiane, la manifestazione è stata una delle più riuscite. Una piazza piena, dove l´ansia di esprimersi era palpabile, e un lungo corteo che ha attraversato le strade del centro storico. A scandire il pomeriggio più che la musica sono stati gli interventi dal palco. Il giallo è la tinta dominante per questa "24 ore senza di noi" come recita lo slogan usato per lanciare l´iniziativa. "Il colore del cambiamento" sparso un po´ ovunque, nelle fasce al braccio della gente come nei palloncini. Ci sono operai di origini lontane, studenti, donne con il velo e perfino chi, normalmente, dorme in stazione, come racconta Shakeel, pakistano di 37 anni, muratore che da due anni non trova lavoro e di conseguenza ha perso il permesso di soggiorno. Molti i cartelli e gli slogan contro la Bossi-Fini e il "pacchetto sicurezza". «Oggi possiamo essere felici» esulta dal palco Cecile Kyenge, coordinatrice del comitato promotore di uno sciopero che ha fatto emergere - per un giorno - le tante etnie di una città che «a volte fa finta di non vederci. Eppure esistiamo, lavoriamo e paghiamo le tasse come tutti gli altri». Dal palco arrivano voci e grida con accenti diversi: pakistano, congolese, marocchino. Una babele scesa in piazza per dire no alle «schiavitù legalizzate» e ai «tanti ricatti che gli immigrati subiscono nei luoghi di lavoro». Molte le associazioni bolognesi e di tutta l´Emilia, il gruppo Ya Basta!, le donne migranti. Poche bandiere di partito. «Se oggi un immigrato - attacca Giamplacido Ottaviano, delegato della Bonfiglioli - perde il lavoro la sua permanenza in Italia è incerta e questo crea tensioni tra gli operai. Questa è quindi una protesta fondamentale anche per noi italiani».
La giornata era iniziata con un presidio mattutino delle Rdb davanti all´ufficio immigrazione e lo stand della Cgil aperto sotto il Nettuno. Poi è proseguita all´ombra del Nettuno, lasciando a bocca aperta una città quasi incredula davanti a tutta quella folla, a quella macchia gialla che si ingrossava sempre di più. Diecimila magari non lo saranno stati, come rivendicavano con orgoglio gli organizzatori a fine giornata, ma almeno la metà sì. Comunque tanti, se non tantissimi, per il primo sciopero degli stranieri in città.


2 marzo 2010 - La Tribuna di Treviso

Ieri è nato il movimento «Primo Marzo»
Yene, leader dei dissidenti «I nostri problemi restano Diritti, spazi e moschee»

Treviso - E’ nato ieri il movimento «Primo marzo», gli stranieri dissidenti che hanno deciso di scioperare contro la linea delle associazioni ufficiali di migranti. Ma di fronte alla Camera di Commercio, allo show dei gruppi BreakDance di Treviso e Mogliano, poco più di un centinaio di persone. Erano più carabinieri e celerini....«Non ci interessano i numeri - dicono i promotori - si deve far sapere ai trevigiani che esistiamo».
La manifestazione, nata dal tam tam sulla piazza virtuale di Facebook, ha visto come leader Ioseph Yene Oscar. Uno dei pochi immigrati ad aver scioperato ieri.
«Il nostro è un primo passo - dice Yene - A Treviso le priorità sono i tempi di rinnovo dei permessi di soggiorno e gli spazi di incontro agli immigrati». Compresi i luoghi di culto. «Sono cattolico - dice Yene (foto a fianco) - Ma credo che i fratelli musulmani abbiano diritto a un posto dove pregare». Con gli stranieri in piazza ieri l’Adl Cobas, disobbedienti, Anpi e studenti medi. Stridente il contrasto con i passanti trevigiani: molti ridevano. La conferma più lampante del clima di isolamento denunciato dal palco.(l.c.)


2 marzo 2010 - L'Arena

«Paghiamo le tasse ma ci considerano di serie B»

Verona - «Una giornata senza di noi», il primo sciopero dei migranti italiani e di buona parte d’Europa, è iniziato a Verona con un presidio in piazza Santa Toscana alle 11. Nulla a che vedere con i 20 mila in piazza a Napoli o con gli stranieri che davano lezioni di clandestinità davanti a Montecitorio, a Roma. Qui in 150 hanno raccontato il loro dramma di immigrati, e i loro racconti di vita erano un chiaro sfogo rivolto alla ricerca di confronto e di un po’ di umanità.
Il presidio di porta Vescovo voluto da Cittadinanza Attiva, Adl Cobas, Rete sociale per la casa e da tutti gli impiegati nelle cooperative Genius Dhl di Veronella, Coop Concordia con Mtn San Bonifacio, Coop Halding, Group Tnt Ver e Coop Europromos, e dalle associazioni Algerini Verona Anwar, Marocchina Atlas, Consulta immigrati, infine dai collettivi Studentesco e Metropolis, ha portato in piazza anche tante donne e bambini. «Ho fatto perdere un giorno di scuola a mio figlio perché trovo che anche manifestare per i propri diritti sia un modo per insegnare e formare gli adulti di domani», dice una giovane madre con in capo il chador e vestita all’occidentale. Su un palco dove è stato appeso un manifesto con scritto «Rete per la casa, un diritto per tutti», sale un ragazzino di 11 anni. Si chiama Taha, il suo nome in arabo significa prediletto.
Racconta che è nato alla maternità di Borgo Trento e non è considerato cittadino italiano. Eppure i suoi compagni di scuola lo trattano alla pari. «Io non sento nessuna differenza tra me e i miei compagni. Non trovo giusto che ci sia qualcosa o qualcuno che mi faccia sentire di meno o come un qualcosa che non merita di rimanere in questa città. Io non sono una cosa ma una persona». Il suo intervento è seguito da un lungo applauso. Poi ha parlato Paul, uno studente delle superiori. «Sono nato qui ma nella mia carta di identità c’è scritto cittadinanza nigeriana», afferma. In piazza ci sono i rappresentanti dei lavoratori impiegati in note aziende cittadine. Fra loro Roberto Malesani, legale di Adl Cobas e Rete per la casa, nonché di Cittadinanza Globale.
Kaled Ben Ammar, del direttivo di Cittadinanza Attiva e sindacalista, parla di «leggi razziali» introdotte nel Paese negli ultimi anni, e dei ritardi nella consegna dei permessi di soggiorno. «Sembra impossibile che nessuno capisca il dramma di chi lavora e non è nemmeno tutelato. Di chi vive in questa città pagando le tasse e non è considerato cittadino», grida dal microfono ricordando a i presenti che il lavoro degli immigrati garantisce il 10% del Pil. In piazza Santa Toscana le donne offrono la loro testimonianza. Toccante quella di Rabih Souad: «Avevo una famiglia fino a un anno fa, quattro figli e un marito. Lavorava in nero, è stato trovato senza permesso di soggiorno e rimpatriato. È morto in Algeria. Ora cerco un lavoro, ho portato i miei figli a scuola dalle suore e l’assistente sociale invece di aiutarmi mi ha denunciata».(A.Z.)

PROTESTA. Soprattutto giovani alla giornata europea di manifestazioni degli immigrati per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della discriminazione
Trecento in Piazza Bra: «Siamo cittadini»

Verona - «Sindaco Tosi, non continuare a dire che a Verona c'è integrazione. Se qualcosa di vero c'è, è merito nostro». Hanno urlato le loro ragioni a poca distanza dal municipio. Ma gli stranieri scesi in piazza Bra, ieri pomeriggio, per per manifestare contro la legge Bossi-Fini, le lungaggini burocratiche e i costi per il rinnovo del permesso di soggiorno e, più in generale, a causa di un clima politico che li fa sentire «come se avessimo sempre un'arma puntata addosso», in realtà non erano tantissimi. Circa trecento (un po' di più verso sera) sugli oltre 70 mila residenti in città e provincia.
Ed erano in maggioranza giovani, cioè quelli raggiunti dal tam tam sul social network Facebook, organizzato dal Coordinamento migranti, con l'adesione di Arci provinciale, Movimento federalista europeo, forze politiche di centro-sinistra (Federazione della sinistra, Pdac, Sinistra e libertà, Giovani democratici e Pd), sindacati Fiom, Rdb e Cub e associazioni di studenti e docenti universitari e alcune onlus. La manifestazione è servita anche per invitare alla mobilitazione in occasione del prossimo 25 aprile e al «grande sciopero generale del 1° ottobre».
Ieri, però, il grosso degli immigrati adulti, come hanno ammesso gli stessi manifestanti, «sono rimasti a lavorare nei cantieri, nelle fabbriche, nelle case dei veronesi, per paura che un giorno di sciopero, per chi non ha diritti, significhi perdere il posto e la possibilità di restare qui. Nessuno ci difende». Sono potuti venire i gestori dei call-centre e i titolari delle botteghe di kebab. E i disoccupati per colpa della crisi. Alcuni dei convenuti, originari soprattutto dell'Africa, del Pakistan, dello Sri Lanka e della Moldavia, hanno portato con sé la documentazione della quale sono abituati a preoccuparsi quotidianamente (il permesso di soggiorno, il contratto di lavoro e di affitto). E la sventolavano in aria, lamentando il fatto che mantenere le carte in regola, con dispendio di soldi e di fatica, non equivale a essere considerati italiani e veronesi. A volte nemmeno dopo tanti anni: quando si avrebbe diritto alla cittadinanza, ma magari non la si ottiene per cavilli burocratici, per esempio per un breve periodo all'estero, in visita alla famiglia d'origine.
«Continuano a chiamarci stranieri», dice Moustapha Wagne, del Coordinamento migranti, affiancato da Michele Fiorillo dei Giovani democratici, «e non cittadini. Dimenticano che 850 mila lavoratori immigrati in Italia producono il 10% del Pil». E aggiunge: «E Tosi sarebbe un sindaco modello? Ma se è stato condannato per razzismo. A livello politico, si è creato un clima odioso. E noi non vogliamo che i nostri figli, che resteranno qui, lo subiscano anche in futuro. Nelle scuole, tra i banchi, sta avvenendo la vera integrazione, che non deve essere repressa». Intanto, giovani veronesi e immigrati cantavano insieme canzoni rap.


2 marzo 2010 - Il Tirreno

Il centro invaso dal corteo degli stranieri «Vogliamo solo lavorare»
di DAVID EVANGELISTI

LIVORNO - Decine di immigrati hanno aderito ieri pomeriggio alla manifestazione nazionale "24 ore senza di noi" organizzata nella nostra città dal "Comitato livornese per il 1º marzo" per rivendicare i diritti dei migranti. A gridare «No al razzismo» e «Legge Bossi-Fini no» c’erano africani (la maggior parte senegalesi), albanesi, rom e turchi. Alla testa del corteo, partito al ritmo di djembée da via Grande e terminato in piazza della Repubblica, un grande striscione firmato Sdl con scritto "Contro la precarietà cancellare la Bossi-Fini e la legge 30". Al raduno in piazza Grande (accanto al Mc Donald’s), si sono soffermati anche esponenti di Sinistra critica (Fabio Gatto, Rosalba Volpi), Federazione della sinistra (Alessandro Trotta, Aldo Manetti), Verdi (Stefano Romboli) e Sinistra ecologia e libertà (Andrea Ghilarducci). Presenti anche membri dell’Unione inquilini, del centro sociale Godzilla, del Comitato lotta per il diritto al lavoro, degli Unicobas, della Fai e del Movimento antagonista. E’ spuntata anche una bandiera raffigurante l’ex leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan Abdullah Ocalan. Samira Karoui e Shahrazad Al Basha del Cesdi, parlando della politica sull’immigrazione portata avanti dal governo, attaccano: «Per gli immigrati perdere lavoro diventa un reato».


2 marzo 2010 - Corriere del Veneto

Mille in strada e un solo slogan «La casa è un diritto di tutti»
Il corteo da Alte a piazza Duomo, soddisfatti i sindacati. Fischietti, tamburi e candele per la protesta degli stranieri

MONTECCHIO MAGGIORE - In più di mille a gridare «no al razzismo» e «la casa è un diritto di tutti» lungo il centro storico di Montecchio. Pienamente riuscita, secondo gli organizzatori Cgil, Cisl e Uil, la fiaccolata di «Un giorno senza di noi» ieri sera da Alte al cuore della città castellana: un serpentone di uomini e donne di ogni età, etnia e religione tutt'altro che silenzioso, a dispetto di quanto annunciato all'inizio. Fischietti, tamburi e soprattutto slogan, molti dei quali apertamente ostili all'amministrazione comunale leghista, sono risuonati per tutto il percors. La manifestazione non ha comunque registrato incidenti di nessun tipo. Il corteo vicentino di «Un giorno senza di noi» è stato organizzato a Montecchio in segno di opposizione a una delibera sugli alloggi approvato dall'amministrazione che ha scatenato il dissenso degli stranieri. Il testo ha incrementato gli standard abitativi delle abitazioni e gli extracomunitari che non rispettano i requisiti non ottengono l'idoneità di alloggio dal municipio, necessaria al rinnovo del permesso di soggiorno. Contro questo provvedimento l'Unione degli immigrati provinciale sabato scorso ha indetto uno sciopero della spesa, mentre in parallelo le organizzazioni sindacali hanno annunciato un'azione legale. A loro, ieri si è aggiunta la fiaccolata che ha acceso i riflettori sulle situazioni vissute dai cittadini non italiani dell'Ovest Vicentino. «Qualcuno in città oggi ha tenuto a casa i bambini e non è andato al lavoro - spiegava all'inizio del corteo Ousmane Condè dell'Unione Immigrati - ma lo ha fatto di propria spontanea volontà». Fra tamburi e megafoni si accalcava dietro grandi striscioni gialli una folla rumorosa e allegra di bengalesi, pachistani, africani, qualche cinese e anche qualche immigrato balcanico: molti con una fiaccola accesa in mano, anche i bambini, quasi tutti con un indumento giallo indosso o una fascia color canarino allacciata alla manica. Partiti in poco più di trecento, i manifestanti sono aumentati durante il percorso, quando sono arrivati gruppi dalle altre città della provincia. Presenti in forze i sindacati della Triplice, con il loro servizio d'ordine, e gli RdB-Cub. Gli slogan gridati dalla folla, inneggianti a pace e fratellanza fra i popoli, sono diventati via via più aspri avvicinandosi al Comune, dove si è sentito urlare apertamente «Lega razzista». Erano presenti fra la folla anche il consigliere comunale di Vicenza Giovanni Rolando del Pd, venuto «in coerenza con la proposta di estensione del voto amministrativo presentata a Vicenza», e il maestro Bepi De Marzi, che non ha risparmiato una battuta caustica: «Il sindaco di Montecchio dovrebbe almeno togliere la croce dal cortile del Comune, in quello che fa non c'è niente di cristiano». La folla (più di un migliaio di persone secondo la questura), si è sciolta pacificamente in piazza Duomo.


1 marzo 2010 - Dire

Lo sciopero degli immigrati: "Nessun essere umano è illegale"
Roma, Napoli, Milano, Bologna... Nelle città italiane gli stranieri scendono in piazza a migliaia contro il razzismo e per i loro diritti. Colf, badanti, manovali, tecnici: ce la farebbe il nostro Paese senza di loro?

ROMA - Piazza dell'Esquilino, a Roma. Qui si tiene il presidio di cittadini immigrati e italiani per il primo marzo, giorno che gli stranieri presenti in Italia hanno scelto per il loro sciopero, per fermarsi in nome della lotta al razzismo e per chiedere il rispetto dei loro diritti. Sono scesi in piazza in molte città italiane. Nella Capitale sono circa un centinaio le persone presenti, tra loro rappresentanti del Comitato immigrati, del Comitato lavoratori immigrati e italiani uniti e dei Cobas; una decina le bandiera dei Cobas e una di Rifondazione comunista. I cittadini stranieri hanno portato anche alcuni animali da cortile: due pecore, tre galline e tre papere. 'E' la nostra risposta contro la crisi.- spiega Bachu, portavoce dell'associazione Dhuumcatu- ci siamo autorganizzati'. C'è chi denuncia il razzismo e chi chiede agli italiani di andare a raccogliere i pomodori al posto degli stranieri. C'è chi racconta la situazione disperata in cui vive, senza casa e senza lavoro, e chi accusa il sindaco Gianni Alemanno di non avere fatto nulla per rispondere la richiesta di cittadini immigrati. C'è chi chiede la libertà e chi denuncia che il prezzo della crisi lo stanno pagando in primo luogo i lavoratori migranti. Sono tante le storie, le esperienze, le testimonianze che è possibile incrociare. 'Gli stranieri sono a casa o stanno lavorando perchè hanno paura di far sentire la loro voce.- denuncia al microfono Kim Bikila, togoleso, da 12 anni agente cinematografico che cura gli interessi di circa 220 attori stranieri- Denunciamo il razzismo artistico. Un artista straniero può fare solo ruoli secondari'. Mawlana Masudurrahman, vice segretario dell'associazione Bangladesh oggi non ha aperto il negozio di call center all'Esquilino. 'Oggi ho chiuso il mio negozio per essere qui. Noi stranieri vogliamo il permesso di soggiorno, senza condizioni, per tutti quelli che hanno un lavoro'. 'Noi migranti vogliamo far capire all'opinione pubblica che la nostra presenza non puo' essere legata alle misure di sicurezza.- denuncia Riadh Zaghdane delle rappresentanze di base confederazione Cobas Sdl- Chiediamo ai migranti di alzare la testa'.
NAPOLI - Anche Napoli si mobilita per il primo marzo. Oltre 5 mila persone hanno sfilato stamattina nel corteo partito da piazza Garibaldi e conclusosi a piazza del Plebiscito per la manifestazione 'Nessun essere umano è illegale!', aperta dallo spezzone dei migranticon simboli gialli contro la discriminazione. Gli immigrati sono arrivati numerosi da ogni parte della Campania, alcuni sono giunti in pullman da Caserta e Salerno, tra loro anche gli sgombrati di S. Nicola a Varco. I manifestanti, in attesa di incontrare il prefetto di Napoli, hanno occupato la piazza e sono pronti a rimanervi fino a notte fonda se non avranno risposte. I primi gruppi di italiani e migranti sono partiti stamattina dalla stazione di Napoli e si sono riuniti agli studenti provenienti da piazza del Gesù e al corteo di disoccupati giunto da piazza Mancini. 'Siamo in piazza- spiega l'ucraina Svetlana, referente del sindacato di rappresentanza di base, uno dei promotori dell'iniziativa- per informare la gente sulle pericolose conseguenze di una legge che criminalizza gli immigrati: oggi tutti noi ci troviamo a vivere in un clima di paura anche per la minima cosa. Oltre a Napoli, siamo riusciti a mobilitare altre città campane, come Caserta e Salerno da cui sono arrivati moltissimi rappresentanti delle comunita' immigrate, compresi gli sgombrati di S. Nicola a Varco'. Tra le persone che sono scese in piazza stamattina ci sono anche gli operatori sociali e i mediatori culturali che hanno scioperato in blocco. In programma per tutta la giornata anche dibattiti, come quello all'università L'Orientale sugli effetti delle politiche del governo italiano con interventi dei docenti Ian Chambers e Silvana Carotenuto e di migranti delle comunità napoletane. La rete antirazzista di Quarto ha affisso striscioni nei luoghi del caporalato. Previsti anche un'estemporanea didisegnatori contro il razzismo, e,insieme agli interventi dei migranti e degli antirazzisti dal palco, i contributi di artisti e musicisti, installazioni, tammurriate, percussioni e rappresentazioni teatrali. 'Noi immigrati che viviamo e lavoriamo in questo Paese- si legge nel documento siglato dalle associazioni campane- che siamo una parte del suo presente e del suo futuro, subiamo un clima di crescente razzismo. Ogni giorno si ripetono soprusi, forme di discriminazione giuridica, violenze e condizioni di sfruttamento al limite dello schiavismo, che calpestano la stessa dignità umana!'. Queste alcune delle richieste che riguardano, in particolare, la situazione campana: risoluzione dei problemi che ostacolano la regolarizzazione; strutture di accoglienza contro la politica degli sgomberi senza alternative; mercati per il lavoro ambulante e pari dignità di trattamento tra le attività commerciali di italiani e immigrati; più diritti e sicurezza per i lavoratori impegnati nell'edilizia, nell'industria tessile, nell'agricoltura e nel lavoro domestico.
MILANO - 'Senza di me, chi si prende cura di tua madre?'. Con questo cartello sulle spalle Margot, 44 anni peruviana, ha manifestato a Milano in occasione di 'Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di noi'. Lavora in una casa di riposo per anziani e ha saputo dell'iniziativa tramite i Cobas (una delle rappresentanze sindacali che hanno garantito la copertura ai lavoratori, ndr). 'In istituto dicono che lo sciopero è ingiustificato- spiega-. Ma un giorno di lavoro in meno non mi fara' diventare piu' povera. Oggi era importante essere qui'. Accanto a lei una decina di colleghe che, assieme ad alcuni membri del comitato milanese di 'Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di noi' hanno srotolato uno striscione giallo (colore simbolo della giornata) davanti al Tribunale con la scritta 'Migrare non e' reato'. Nello stesso momento altri due striscioni sono stati esposti davanti al Cie di via Corelli ('Basta silenzi. Chiudiamo i centri di identificazione ed espulsione') e alla Questura ('Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più rapidi'). 'Siamo qui per dire di no al pacchetto sicurezza e al permesso di soggiorno a punti- dice Issa, magazziniere senegalese che vive in Italia da sei anni-. Questa è una manifestazione pacifica e non violenta perchè noi siamo persone civili'. Sul palco, allestito di fronte a Palazzo Marino si sono alternati diversi interventi di lavoratori migranti. 'Siamo qui per far capire che esistono persone che lavorano in Italia. E contribuiscono, contribuiamo a portare avanti il nostro Paese', dice Edna, somala con cittadinanza italiana che per una giornata ha lasciato il suo posto come custode socio sanitaria. 'I miei figli sono nati qui e spero possano contribuire a far crescere questo Paese', conclude. Moustapha, egiziano, partecipa alla manifestazione ma resta in disparte. Non prende la parola e non sale sul palco. 'Sono in Italia dal 2003 e non ho i documenti', spiega. Per quattro anni ha lavorato a Bologna, poi il trasferimento a Milano. 'Lavoro come muratore. Qualche giorno, poi una settimana. Se va bene un mese. Ma sempre in nero', spiega. Tra i circa duemila partecipati alla giornata di oggi anche alcuni rappresentanti del San Raffaele. Nei reparti pero' c'è stata bassa adesione da parte dei lavoratori immigrati: 'In molti reparti, sopratutto in quelli in cui e' piu' forte la presenza di stranieri, gli organici sono al limite e i dipendenti sono stati precettati', spiega Margherita Napoletano, rappresentante Rsu del San Raffaele.
BOLOGNA - Sono stati i primi ad arrivare in piazza: un centinaio di immigrati con il personale e i volontari dell'Ufficio stranieri della Cgil si sono radunati stamattina in piazza Nettuno, trasferendo le attività dell'ufficio in due gazebo all'aperto. Nel pomeriggio sempre piazza Nettuno sara' il cuore della grande manifestazione promossa dal Comitato 1° Marzo, con delegazioni di immigrati annunciate in arrivo da tutta l'Emilia-Romagna e con la partecipazione attesa di studenti medi, universitari del collettivo Bartleby e del Coordinamento precari della scuola.In piazza, stamattina, marocchini, eritrei, bengalesi, nigeriani: volti sorridenti, un gruppo di percussionisti che ha suonato per tutta la mattinata intonando slogan contro la Bossi-Fini e le politiche sull'immigrazione del governo: voci che risuonavano nella piazza riempita dai palloncini gialli (il colore ufficiale della manifestazione) con la scritta 'Diritti senza frontiere'. Ma qual è il cambiamento che gli scioperanti vorrebbero dall'Italia? Come sempre, uno dei temi ricorrenti è la lentezza della burocrazia. 'Vogliamo solo i nostri diritti' dice Mohammed, manovale marocchino, a Bologna da nove anni. 'Ogni volta che devo chiedere il permesso di soggiorno devo aspettare un anno e mezzo'. 'Penso sia arrivato il momento di far sentire la nostra voce' aggiunge Seman, studentessa eritrea di Ingegneria informatica. 'Bologna non è una città razzista, sono le leggi italiane ad essere sempre più razziste'. 'Tutti i cambiamenti nella percezione degli immigrati- spiega Taifour, rifugiato politico proveniente dal Corno d'Africa, mediatore culturale per l'ufficio stranieri- vengono dall'alto: dal pacchetto sicurezza, dalla retorica come quella che abbiamo sentito dal ministro dell'Interno dopo Rosarno. Noi che scappiamo dai regimi fondamentalisti siamo doppiamente colpiti dai pregiudizi religiosi, perche' qui finiamo spesso per essere additati come estremisti. I veri fondamentalisti girano per le citta' pieni di soldi, sono rispettati, non lavorano per 15 euro al giorno. Ma siamo noi a pagare per loro'.
MONI OVADIA: 'CI RICORDANO CHE ANCHE LORO SONO UGUALI' - Con il primo sciopero di oggi, gli immigrati presenti in Italia 'ci ricordano che anche loro sono uguali. Tocca a noi far si' che lo diventino davvero'. Lo ha detto Moni Ovadia nel saluto alla platea congressuale alla Cgil di Bologna a cui oggi ha parlato di uguaglianza, ricordando che 'i nostri cittadini che vengono da fuori non si distinguono dal passaporto o dalla nazionalità perchè la parola cittadini significa essere legati ai diritti fondamentali'. Ovadia si è anche scagliato contro il 'lavoro schiavistico' degli immigrati, perchè 'ormai sembra quasi veniale che sotto il nostro sole ci siano lavoratori nei campi di pomodoro e di frutta trattati come schiavi'.


1 marzo 2010 - Redattore Sociale

IMMIGRAZIONE
A Napoli anche gli immigrati di San Nicola Varco
Oltre 5 mila persone in corteo. Chiedono strutture di accoglienza contro la politica degli sgomberi, mercati per il lavoro ambulante e pari dignità di trattamento tra le attività commerciali di italiani e immigrati
di Maria Nocerino

NAPOLI - Anche Napoli si mobilita per il primo marzo. Oltre 5 mila persone hanno sfilato stamattina nel corteo partito da piazza Garibaldi e conclusosi a piazza del Plebiscito per la manifestazione "Nessun essere umano è illegale!", aperta dallo spezzone dei migranti con simboli gialli contro la discriminazione. Gli immigrati sono arrivati numerosi da ogni parte della Campania, alcuni sono giunti in pullman da Caserta e Salerno, tra loro anche gli sgombrati di S. Nicola a Varco. I manifestanti, in attesa di incontrare il prefetto di Napoli, hanno occupato la piazza e sono pronti a rimanervi fino a notte fonda se non avranno risposte. I primi gruppi di italiani e migranti sono partiti stamattina dalla stazione di Napoli e si sono riuniti agli studenti provenienti da piazza del Gesù e al corteo di disoccupati giunto da piazza Mancini. "Siamo in piazza - spiega l'ucraina Svetlana, referente del sindacato di rappresentanza di base, uno dei promotori dell'iniziativa - per informare la gente sulle pericolose conseguenze di una legge che criminalizza gli immigrati: oggi tutti noi ci troviamo a vivere in un clima di paura anche per la minima cosa. Oltre a Napoli, siamo riusciti a mobilitare altre città campane, come Caserta e Salerno da cui sono arrivati moltissimi rappresentanti delle comunità immigrate, compresi gli sgombrati di S. Nicola a Varco". Tra le persone che sono scese in piazza stamattina ci sono anche gli operatori sociali e i mediatori culturali che hanno scioperato in blocco. In programma per tutta la giornata anche dibattiti, come quello all'università L'Orientale sugli effetti delle politiche del governo italiano con interventi dei docenti Ian Chambers e Silvana Carotenuto e di migranti delle comunità napoletane. La rete antirazzista di Quarto ha affisso striscioni nei luoghi del caporalato. Previsti anche un'estemporanea di disegnatori contro il razzismo, e, insieme agli interventi dei migranti e degli antirazzisti dal palco, i contributi di artisti e musicisti, installazioni, tammurriate, percussioni e rappresentazioni teatrali. "Noi immigrati che viviamo e lavoriamo in questo paese si legge nel documento siglato dalle associazioni campane - che siamo una parte del suo presente e del suo futuro, subiamo un clima di crescente razzismo. Ogni giorno si ripetono soprusi, forme di discriminazione giuridica, violenze e condizioni di sfruttamento al limite dello schiavismo, che calpestano la stessa dignità umana!". Queste alcune delle richieste che riguardano, in particolare, la situazione campana: risoluzione dei problemi che ostacolano la regolarizzazione; strutture di accoglienza contro la politica degli sgomberi senza alternative; mercati per il lavoro ambulante e pari dignità di trattamento tra le attività commerciali di italiani e immigrati; più diritti e sicurezza per i lavoratori impegnati nell'edilizia, nell'industria tessile, nell'agricoltura e nel lavoro domestico.

IMMIGRAZIONE
Primo marzo, "prendiamo esempio dai lavoratori di Rosarno"
Da piazza dell'Esquilino i migranti chiedono l'estensione del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e denunciano: "Gli stranieri sono a casa o stanno lavorando perché hanno paura di far sentire la loro voce"

ROMA - C'è chi denuncia il razzismo e chi chiede agli italiani di andare a raccoglie i pomodori al posto degli stranieri. C'è chi racconta la situazione disperata in cui vive, senza casa e senza lavoro, e chi accusa il sindaco Alemanno di non avere fatto nulla per rispondere la richiesta di cittadini immigrati. C'è chi chiede la libertà e chi denuncia che il prezzo della crisi lo stanno pagando in primo luogo i lavoratori migranti. Sono tante le storie, le esperienze, le testimonianze che è possibile incrociare nella giornate del Primo marzo, alla manifestazione in corso a Roma in piazza dell'Esquilino. "Gli stranieri sono a casa o stanno lavorando perché hanno paura di far sentire la loro voce. - denuncia al microfono Kim Bikila, togoleso, da 12 anni agente cinematografico che cura gli interessi di circa 220 attori stranieri Denunciamo il razzismo artistico. Un artista straniero può fare solo ruoli secondari". Mawlana Masudurrahman, vice segretario dell'associazione Bangladesh oggi non ha aperto il negozio di call center all'Esquilino. "Oggi ho chiuso il mio negozio per essere qui. Noi stranieri vogliamo il permesso di soggiorno, senza condizioni, per tutti quelli che hanno un lavoro". "Noi migranti vogliamo far capire all'opinione pubblica che la nostra presenza non può essere legata alle misure di sicurezza. - denuncia Riadh Zaghdane delle rappresentanze di base confederazione Cobas Sdl - Chiediamo ai migranti di alzare la testa". Alla conferenza stampa è intervenuto anche Edgar Galeano del comitato immigrati che da 10 anni raccoglie organizzazioni di stranieri. "Finalmente è arrivato il Primo marzo, portato in Italia da un gruppo di bravi ragazzi italiani e da immigrati. Lo sciopero non è stato possibile prosegue - perché deve passare attraverso i sindacati e dunque questa giornata si articola attraverso una serie di manifestazioni in tutta Italia. Il Primo Marzo è una data provocatorio, la campagna anti-immigrati del governo e del centro sinistra deve finire. In questo momento di crisi chiediamo l'estensione del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro. Questa è la prima tappa di un percorso per fermare il razzismo, prendiamo esempio dai lavoratori di Rosarno che si sono ribellati alla mafia e al razzismo".(ap)


1 marzo 2010 - Sky Tg 24

"Migrare non è reato": in piazza il popolo in giallo
Manifestazione in oltre sessanta città per il primo sciopero italiano degli stranieri. Un giorno di festa e di lotta, "per combattere il razzismo, per un'Italia multietnica"

Manifestazioni, cortei, concerti. Il popolo in giallo si ferma per 24 ore per mostrare alla società cosa succederebbe senza di loro. Senza i milioni di immigrati che lavorano in Italia. "Nel giro di dieci anni gli immigrati che lavorano nell’agricoltura sono diventati oltre 172 mila, vale a dire il 20% della forza lavoro. E’ un elemento importante. Ma nei campi assistiamo a situazioni di sfruttamento. E non solo a Rosarno, ma anche in Piemonte. Per non parlare poi del Veneto" dice il rappresentante comitato immigrati in Italia Aboubakar Soumahoro. Non solo: "I lavoratori migranti contribuiscono anche al 10% del Pil" aggiunge. E spiega che il messaggio che gli stranieri oggi vogliono lanciare agli italiani è che "il venir meno dei diritti dei lavoratori migranti significa far venire meno i diritti dei lavoratori italiani". E anche la Coldiretti sostiene che senza il contributo dei quasi cinque milioni di immigrati che vivono nel nostro Paese non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del 'Made in Italy' alimentare. Unanime il sostegno all'iniziativa da parte del Pdl e dell'opposizione. Se il Partito democratico prende parte compatto alle iniziative di piazza della giornata, molti esponenti del principale partito di governo sostengono l'iniziativa. Così il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola (Pdl) appoggia le motivazioni dello sciopero: "Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere - spiega in una nota - ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali del Paese: circostanza assolutamente vera". Della stessa lunghezza d'onda il deputato Pdl Benedetto Della Vedova. Adesioni anche dalla candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino (che parla di "vera integrazione") e dal portavoce dell'Italia dei valori Leoluca Orlando. Per il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, invece, si tratta di una manifestazione che non rispecchia la realtà in quanto "la presenza di poche centinaia di immigrati in piazza su una popolazione che ha sfondato quota 200 mila regolari ne riassume il senso". E i dati sulle imprese e i locali gestiti da stranieri, "aumentati dal 2000 del 179%", mostrano come Milano abbia "permesso un riscatto sociale e di costruire una famiglia a migliaia di immigrati". L'integrazione, sottolinea quindi il vice Sindaco, "è già nei numeri". Contraria allo sciopero dei migranti la Lega Nord, che ha deciso di organizzare domani a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, una contromanifestazione in risposta allo sciopero di oggi proclamato dagli immigrati. "Curioso come a una manifestazione organizzata per radunare i lavoratori stranieri - ha commentato il capodelegazione della Lega Nord in giunta regionale lombarda, Davide Boni - si sia registrata la presenza massiccia di associazioni e movimenti studenteschi, legati evidentemente alla sinistra, così come numerosi italiani. Il clima prettamente politico in cui si e' svolto il corteo, decreta pertanto il fallimento di una iniziativa demagogica e strumentale, che mira a dare una visione distorta sulla presenza degli stranieri in questo Paese".


1 marzo 2010 - Corriere di Bologna.it

stranieri e lavoro
Sciopero degli immigrati anche alla Bonfiglioli e alla Ducati
Il coordinamento: non è solo un'iniziativa simbolica

Bologna - «Lo sciopero c’è». Il Coordinamento migranti di Bologna e provincia diffonde un elenco di fabbriche bolognesi in cui lo sciopero dei lavoratori migranti, si assicura, non è solo un’iniziativa simbolica: otto ore di sciopero alla Bonfiglioli B1 di Calderara, alla Euroricambi e alla Titan di Crespellano, un’ora all’uscita per la Ducati di Borgo Panigale, dove «partecipano anche i lavoratori della divisione Pulizie della Felsinea Ristorazione» impiegati nello stabilimento.
L’elenco, sottolinea il Coordinamento, verrà aggiornato nel corso della giornata. «Contro ogni mistificazione dello sciopero etnico, i lavoratori migranti e italiani che ora stanno scioperando- si legge nella nota del Coordinamento- parteciperanno al presidio che oggi pomeriggio dalle 15 si terrà in piazza Nettuno». Stamattina, invece, oltre a quello delle Rdb davanti all’ufficio Immigrazione della Questura, un altro sit-in ha avuto luogo in piazza Maggiore, dove sono apparsi i primi palloncini gialli (il colore scelto per caratterizzare la protesta di oggi). L’appuntamento centrale è quello delle 15 in piazza del Nettuno.


1 marzo 2010 - Il Giornale di Vicenza.it

Oggi lo sciopero dei migranti «Provate a stare senza di noi»
Nella "Giornata degli immigrati" manifestazioni in tutta Italia con lo stop al lavoro. In azione sindacati e studenti. Cortei, fiaccolate e comizi a Vicenza a Montecchio Maggiore

Vicenza - I drammatici fatti di Rosarno, i respingimenti in mare, gli scandali sulla gestione dei Cie, i centri di accoglienza, «la cultura razzista che si sta diffondendo», le file notturne per il rinnovo dei permessi di soggiorno, «il naufragio di una politica di integrazione vera e di rilancio di servizi per fornire strumenti efficaci ai migranti per non essere preda della malavita organizzata»: per tutti questi motivi i lavoratori stranieri oggi, primo marzo, incrociano le braccia e fanno uno sciopero di 24 ore per far sì che il Governo italiano si renda conto di cosa vuol dire «stare 24 ore senza di noi». Sarà una lunga giornata di protesta anche nel Vicentino quella di oggi nell'ambito della "Giornata degli immigrati". La giornata comincerà con il corteo degli studenti, promosso dal Collettivo studenti e dal Coordinamento studentesco, con appuntamento alla stazione ferroviaria del capoluogo berico: da qui, sfilando lungo le vie del centro storico, il corteo arriverà in contrà Gazzolle, sede della Provincia. Altre due manifestazioni sono previste in serata a Montecchio Maggiore. Nella piazza della frazione di Alte, un gruppo congiunto di ragazzi italiani e stranieri proporrà intrattenimenti con giochi rivolti ai bambini con lo scopo di evidenziare l'integrazione tra residenti e stranieri. Infine, una fiaccolata silenziosa organizzata dall'Unione Immigrati con Cgil, Cisl e Uil, che dalla piazza di Alte raggiungerà la piazza di Montecchio. In piazza San Paolo per dire no ai licenziamenti, allo sfruttamento e al razzismo in occasione della mobilitazione nazionale "Primo marzo-Una giornata senza di noi". Il sindacato di base, però, avverte: «Per noi nessuna sfilata silenziosa: questi temi vanno urlati a gran voce». Sono questi i capisaldi per l'appuntamento lanciato dalla sede vicentina del sindacato di base in data primo marzo (alle 18.30) ad Alte. «Il Parlamento ha varato una legislazione sempre più restrittiva - spiega Raniero Germano responsabile provinciale dell'RdB Cub - ma con la crisi economica in atto, lavoratori immigrati e italiani sono ricacciati nella precarietà, nella disoccupazione e nell'insicurezza con la differenza che per i primi la perdita del lavoro comporta il diventare clandestini. Questa manifestazione, che non è uno sciopero visto che si svolgerà al di fuori dell'orario di lavoro, sarà sostenuta dai lavoratori italiani e stranieri a gran voce perché questa situazione sociale intollerabile va urlata e denunciata». A conoscere bene i problemi che incontra uno straniero in Italia è il pakistano Saquib Nazir. Da 13 anni nel nostro paese, 7 dei quali a Vicenza, Nazir è un lavoratore a tempo indeterminato: «Se l'azienda dove lavoro dovesse fallire io diventerei un clandestino e tutto quello che di buono ho fatto in questi anni andrebbe perso - spiega - l'appartamento che sto pagando sarà regolare fino al compimento dei 14 anni d'età dei miei figli, poi dovrò lasciarlo». Alla manifestazione promossa per i diritti degli immigrati aderisce anche Asoc, che invita soci e simpatizzanti alle 17 in piazza S. Paolo all'iniziativa "Nessun bambino è straniero" e alle 19.30 alla fiaccolata organizzata da Cgil, Cisl e Uil per il rispetto degli altri e delle altrui diversità.(S.M.)


1 marzo 2010 - EPolis Roma

La protesta. Prima mobilitazione nazionale per i diritti dei lavoratori stranieri, presidi in 60 città
Sciopero generale dei migranti, badanti e colf scendono in piazza
Manifestazione e concerti in piazza Vittorio organizzati dal comitato primo marzo

Roma - Far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della società. E dire basta a razzismo e xenofobia. Con questi obiettivi di fondo, il movimento "Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi", nato dalla società civile due mesi fa ha promosso per la giornata di oggi 1° marzo, il primo sciopero nazionale dei migranti in Italia. La "rivoluzione gialla" è arrivata dalla Francia, dove sempre oggi è prevista un'iniziativa analoga. In Italia l'iniziativa è partita in maniera spontanea sul web, sono state 50mila le adesioni su Facebook. Nel mirino i respingimenti in mare, la gestione dei Cie, i centri di accoglienza, "la cultura razzista che si sta diffondendo", le file notturne per il rinnovo dei permessi di soggiorno.
NELLA CAPITALE la manifestazione prevede alle 17 il corteo delle reti antirazziste che si snoderà da Porta Maggiore, passando da piazza Vittorio Emanuele, Santa Maria Maggiore e piazza Esquilino, dove i primi assembramenti sono previsti alle 14. A questo punto il comitato migranti si unirà al corteo e tutti confluiranno in piazza Vittorio Emanuele, dove alle 18 si aprirà la manifestazione indetta dal comitato "Primo marzo". In programma concerti, con l’esibizione dell’Orchestra multietnica di Piazza Vittorio e una serie di interventi. Fra le associazioni che hanno aderito alla manifestazione Legambiente Arci, Amnesty International, Emergency, partiti politici (Pd, Sel eRifondazione Comunista), i sindacati Cgil, Cisl e Uil senza dimenticare Cobas e Sdl. Alle 18,30 è previsto il lancio di migliaia di palloncini gialli, simbolo della giornata, in 60 piazze italiane. Una manifestazione nazionale per sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta sociale ed economica del Paese. Astensione dal lavoro, sciopero degli acquisti, sit-in, presidi permanenti si svolgeranno in tutto il Paese, da Milano a Trieste fino a Reggio Calabria, Palermo, Genova, Brescia, Napoli, Siracusa, Catania, Perugia, Bologna, Bergamo, Trento, Bari, Bolzano, Oristano, Venezia e Taranto. In mattinata Legambiente ha organizzato una pulizia straordinaria dei giardini di Colle Oppio, dando appuntamento agli immigrati e ai cittadini italiani che aderiscono allo sciopero. I Cobas organizzano lezioni speciali nelle scuole, incentrate sui diritti dei migranti e sulla storia del colonialismo. Davanti al Parlamento ci saranno "lezioni di clandestinità" organizzate dagli studenti dell’Onda. Intanto, la Coldiretti ha lanciato l’allarme: nelle campagne si aspettano 80mila immigrati come operai stagionali e senza la pubblicazione del decreto flussi 2010 il 10 per cento del raccolto resta nei campi.(P.A.)


1 marzo 2010 - Il Giornale di Vicenza

OGGI CORTEI. In azione sindacati e studenti
Fiaccole silenziose e comizi rumorosi per gli immigrati

Vicenza - Sarà una lunga giornata di protesta quella di oggi nell’ambito della "Giornata degli immigrati". La giornata comincerà con il corteo degli studenti, promosso dal Collettivo studenti e dal Coordinamento studentesco, con appuntamento alla stazione ferroviaria del capoluogo berico: da qui, sfilando lungo le vie del centro storico, il corteo arriverà in contrà Gazzolle, sede della Provincia. Altre due manifestazioni sono previste in serata a Montecchio Maggiore. Nella piazza della frazione di Alte, un gruppo congiunto di ragazzi italiani e stranieri proporrà intrattenimenti con giochi rivolti ai bambini con lo scopo di evidenziare l’integrazione tra residenti e stranieri. Infine, una fiaccolata silenziosa organizzata dall’Unione Immigrati con Cgil, Cisl e Uil, che dalla piazza di Alte raggiungerà la piazza di Montecchio.
In piazza San Paolo per dire no ai licenziamenti, allo sfruttamento e al razzismo in occasione della mobilitazione nazionale "Primo marzo-Una giornata senza di noi". Il sindacato di base, però, avverte: «Per noi nessuna sfilata silenziosa: questi temi vanno urlati a gran voce». Sono questi i capisaldi per l’appuntamento lanciato dalla sede vicentina del sindacato di base in data primo marzo (alle 18.30) ad Alte. «Il Parlamento ha varato una legislazione sempre più restrittiva - spiega Raniero Germano responsabile provinciale dell’RdB Cub - ma con la crisi economica in atto, lavoratori immigrati e italiani sono ricacciati nella precarietà, nella disoccupazione e nell’insicurezza con la differenza che per i primi la perdita del lavoro comporta il diventare clandestini. Questa manifestazione, che non è uno sciopero visto che si svolgerà al di fuori dell’orario di lavoro, sarà sostenuta dai lavoratori italiani e stranieri a gran voce perché questa situazione sociale intollerabile va urlata e denunciata».
A conoscere bene i problemi che incontra uno straniero in Italia è il pakistano Saquib Nazir. Da 13 anni nel nostro paese, 7 dei quali a Vicenza, Nazir è un lavoratore a tempo indeterminato: «Se l’azienda dove lavoro dovesse fallire io diventerei un clandestino e tutto quello che di buono ho fatto in questi anni andrebbe perso - spiega - l’appartamento che sto pagando sarà regolare fino al compimento dei 14 anni d’età dei miei figli, poi dovrò lasciarlo».
Alla manifestazione promossa per i diritti degli immigrati aderisce anche Asoc, che invita soci e simpatizzanti alle 17 in piazza S. Paolo all’iniziativa "Nessun bambino è straniero" e alle 19.30 alla fiaccolata organizzata da Cgil, Cisl e Uil per il rispetto degli altri e delle altrui diversità.(S.M.)


1 marzo 2010 - La Repubblica

Andranno a lavorare indossando qualcosa del colore della manifestazione.
La campagna appoggiata da sindacati
Lo "sciopero giallo" degli immigrati giornata di protesta contro il razzismo
di ERICA DI BLASI

Torino - Uno sciopero bianco, anzi giallo, per gli immigrati torinesi. Di questo colore si tingeranno infatti oggi la città e i tanti luoghi di lavoro dove prestano la loro opera gli stranieri. Sotto la Mole non ci sarà un vero sciopero - per i sindacati era impossibile appoggiare uno stop esclusivamente per ragioni etniche - ma un tamtam mediatico che partirà oggi. Una sorta di primavera antirazzista: la data del primo marzo è stata condivisa a livello nazionale. Sotto la Mole oggi gli stranieri che lo vorranno si recheranno quindi al lavoro indossando qualcosa di giallo: la stessa Cgil torinese partecipa chiedendo ai suoi iscritti di portare coccarde o fasce gialle come segno di adesione. La campagna antirazzista è stata promossa anche Anva Confesercenti: oggi infatti gli operatori del mercato della Crocetta sfoggeranno a loro volta una striscia gialla al braccio. L´associazione commercianti di corso Orbassano distribuisce invece un foglio, naturalmente giallo, da esporre nelle vetrine dei negozi che aderiscono. Gialli saranno anche i palloncini distribuiti davanti a quelle scuole di Torino, come la Manzoni di corso Marconi, dove è stato infranto il tetto del 30 per cento di alunni stranieri.
Per tutta la giornata si susseguiranno volantinaggi, convegni, presidi, momenti di incontro che culmineranno nella manifestazione promossa dal Coordinamento per il Primo Marzo e che avrà come punto di ritrovo, a partire dalle 17, la stazione di Porta Nuova. Ma le iniziative partiranno già alle prime ore del mattino. Dalle 6, infatti, è previsto un volantinaggio e un dibattito davanti allo Sportello Immigrazione della questura in corso Verona, mentre nel pomeriggio è in programma un presidio sotto la prefettura promosso dall´Associazione Radicale Adelaide Aglietta che ha indetto per oggi anche una giornata di sciopero della fame e il convegno "Torino e i rifugiati politici". Un altro volantinaggio, in questo caso delle Rdb Cobas, diffonderà il messaggio antirazzista al centro commerciale del Lingotto.
«Il primo marzo - spiega Diego Castagno, uno dei promotori del comitato - dovrebbe servire a costruire una rete di soggetti che ragionino e condividano le esperienze sul tema dell´accoglienza e dell´integrazione». Un tema su cui sono stati invitati a discutere anche i genitori che hanno adottato un minore straniero: si intitola infatti "Che bello questo bambino! Di che razza è?", l´incontro dibattito tra associazioni, famiglie, insegnanti ed esponenti politici a cui interverranno, fra gli altri, l´assessore comunale alle politiche per l´integrazione, Ilda Curti e Beppe Amato dell´Associazione Nuovi Orizzonti per Vivere l´Adozione. Per le strade della città si terrà anche una manifestazione a sorpresa. E ancora, due palazzine Atc stenderanno sui balconi tante lenzuola gialle: con lo stesso colore saranno incartati simbolicamente anche gli alberi del giardino di via Morgari. A mettere a punto il programma di oggi sono state oltre un centinaio di associazioni torinesi. «Il primo marzo - conclude il comitato promotore - sarà una giornata di mobilitazione nazionale all´insegna della non-violenza e del dialogo, per manifestare contro il razzismo e a favore dell´affermazione dei diritti e del rispetto della dignità degli immigrati. Nella realtà torinese si è creata una rete tra differenti soggetti che, pur nella diversità delle varie anime che rappresentano, ha contribuito a definire un calendario comune di attività, sotto l´insegna del colore giallo, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare i torinesi su un tema così delicato».


1 marzo 2010 - L'Unione Sarda

Anche in Grecia, Francia e Spagna in piazza con la t-shirt gialle per opporsi ad ogni forma discriminatoria
Primo sciopero degli immigrati. Oggi in 60 città per lottare contro il razzismo
Nata sul web la protesta del Primo Marzo ha ricevuto l'adesione di Emergency, Amnesty, i missionari del Pime e Legambiente, Pd, Verdi, Sinistra e libertà, Rifondazione comunista, Cgil, Cisl, Uil e Cobas.

ROMA - Oggi in Italia ci sarà il primo «sciopero nazionale» degli stranieri, proclamato per rendere «visibili» gli immigrati che vivono e lavorano in Italia e per lottare contro il razzismo. Colore predominante sarà il giallo, scelto dagli organizzatori della protesta, che nasce dalla Francia e si allargherà anche ad altri Paesi europei, oltre che all'Italia.
L'iniziativa si collega, infatti, alla protesta che avrà luogo in Francia, sempre oggi, la Journee sans immigres, 24h sans nous . Anche altri Paesi, come la Grecia e la Spagna, si stanno mobilitando per mettere insieme sotto la stessa t-shirt gialla stranieri, cittadini dell'Unione Europea, seconde generazioni di immigrati e «chiunque condivida il rifiuto del razzismo e di ogni forma discriminatoria». L'iniziativa si ispira al movimento di protesta dei latino-americani negli Stati Uniti nel 2006 contro la politica di immigrazione.
In Italia saranno sessanta le piazze che si tingeranno di giallo, «per sostenere l'importanza dell'immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese», come ha annunciato il comitato Primo Marzo 2010 - Una giornata senza di Noi.
È prevista una serie d'iniziative nelle diverse città coinvolte: tra le altre, a Varese verrà offerto un «pranzo etnico» agli agenti della polizia penitenziaria, a Trieste ci adopereremo per cancellare le scritte razziste dai muri, a Bologna ci sarà una mostra fotografica all'aperto con i volti dei nuovi italiani, a Milano verranno offerte lezioni di lingua straniera in piazza. A Roma ci saranno «lezioni di clandestinità» organizzate dagli studenti dell'Onda davanti al Parlamento. Alle 18.30, poi, in tutte le piazze coinvolte verranno liberati dei palloncini gialli, per ribadire il colore simbolo della manifestazione.
Nata in maniera spontanea sul web la protesta del Primo Marzo ha ricevuto nel nostro Paese una lunga serie di adesioni, tra cui Emergency, Amnesty, i missionari del Pime e Legambiente, di partiti politici (Pd, Verdi, Sel e Rifondazione Comunista) e di sindacati Cgil, Cisl, Uil e Cobas, che pur dando il loro sostegno, non hanno proclamato lo sciopero generale a livello nazionale. Le astensioni dal lavoro saranno, dunque, a macchia di leopardo e la copertura sindacale verrà garantita principalmente dai sindacati di base, come Sdl (Sindacato dei Lavoratori). Radio e tv daranno spazio allo sciopero giallo: in particolare Radiotre dedicherà all'iniziativa la trasmissione Mondo, La7 darà spazio agli immigrati nella puntata di Otto e mezzo, mentre Mtv Italia proporrà uno speciale sui giovani immigrati dal titolo Prime Generazioni.


1 marzo 2010 - L'Arena

MIGRANTI. Due le manifestazioni, al mattino in piazza Santa Toscana e al pomeriggio in Bra Giornata di sciopero per la «nuova società»
Allarme di Coldiretti: «Serve il decreto flussi altrimenti 80mila lavoratori non arriveranno» E fra poco è tempo di fragole

Verona - Due manifestazioni, una al mattino alle 11 in piazza Santa Toscana a Veronetta, e l’altra nel pomeriggio alle 16 in Bra, per lo sciopero dei lavoratori stranieri indetto oggi in tutta Italia. Un invito ad aderire alla manifestazione che è stato lanciato su Facebook per raccogliere il maggior numero di adesioni e l’astensione dei lavoratori stranieri avverrà anche in Germania e in Francia. Cittadinanza Globale (a cui si lega Adl Cobas con Rete sociale per la casa e tutti i lavoratori impiegati nelle cooperative) e Comitato primo marzo le due compagini che organizzeranno presidi e happening con aperitivo e musica interculturale in due momenti distinti ma con lo stesso fine: protestare per chiedere a gran voce il riconoscimento di una «nuova società». Quella formata da tutti coloro che lavorano, pagano le tasse, versano contributi per le pensioni e che vengono puntalmente emarginati dalla politica «ufficiale».
E proprio nel giorno dello sciopero degli immigrati la Coldiretti lancia l’allarme e chiede a gran voce che venga pubblicato al più presto il decreto flussi 2010 sulla Gazzetta ufficiale per consentire l’ingresso di 80mila lavoratori stagionali immigrati da cui dipende il 10% dei raccolti. E nella nostra provincia tra poco inizia la raccolta delle fragole.
«Il ritardo della pubblicazione rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il Made in Italy agroalimentare» perchè dopo la pubblicazione sarà necessario attendere gli altri adempimenti che, tra nulla osta dello Sportello Unico e il rilascio del visto ai Consolati, richiederanno almeno altri sessanta giorni.
Ma i tempi dell’agricoltura sono ristretti e si confrontano con quelli dettati dall’andamento stagionale delle produzioni. Con circa il 10 per cento di extracomunitari sul totale dei lavoratori agricoli è nelle campagne dove la presenza di immigrati evidenzia una incidenza tra le più elevate dei diversi settori economici. Sono 90.091 i rapporti di lavoro in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi Inps ed appartengono a 155 diverse nazionalità.
Nell’intento del comitato Primo Marzo ci sono anche la battaglia per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, a favore di un welfare dell'integrazione e l'acquisizione di diritti di cittadinanza per i migranti.
«È solo l'inizio di un percorso», dichiara Moustapha Wagne del Coordinamento migranti, «che continuerà con una grande mobilitazione in occasione della festa del 25 aprile con l'obiettivo di uno sciopero generale il primo ottobre». Aderiscono alla manifestazione il Coordinamento migranti e le principali comunità straniere (l'Arci Verona, il Movimento Federalista Europeo, associazioni di volontariato e cooperazione internazionale, associazioni degli studenti universitari e alcuni docenti, le forze politiche del centrosinistra) mentre la Fiom ha indetto un’ora di sciopero per permettere ai lavoratori di partecipare alla manifestazione pomeridiana in Bra.


1 marzo 2010 - Il Messaggero Veneto

Piazza XX settembre. Dalle 15 alle 20 giochi, animazione, musica, interventi dei migranti e cibi di più culture. Patrocinio del Comune Associazioni studenti e sindacati
Immigrati, scatta la protesta in centro
«Permessi di soggiorno in 13 mesi a chi produce il 10% della ricchezza nazionale». CHI PARTECIPA

Pordenone - Si terrà in piazza XX settembre, dalle 15 alle 20, l’evento principale della giornata senza immigrati che si tiene in tutta Italia e fa tappa anche a Pordenone. Saranno proposti giochi e animazioni per bambini, musica, una mostra sulla cooperazione internazionale e interventi dei migranti, oltre a cibi da tutto il mondo. Il fine è quello di ridurre le distanze attraverso la conoscenza.In secondo luogo, come si legge nel volantino predisposto dai promotori dell’evento, si vogliono sfatare dei luoghi comuni a partire dal fatto che gli immigrati non pagano le tasse. «In realtà – affermano gli organizzatori – i migranti producono il 10 per cento della ricchezza nazionale e pagano più di 3 miliardi e mezzo di euro di tasse, ma lo Stato italiano spende per loro meno di 600 milioni di euro».
Alla manifestazione hanno dato la loro adesione Cgil, Cobas, Rdb, Associazione immigrati di Pordenone, Cameroon connection, Sacile partecipata e sostenibile, Ghana nationals association, Associazione burkinabè Friuli Venezia Giulia, Iniziativa libertaria, Rinnovamento della sinistra, Sinistra ecologia libertà, Centro culturale islamico, Comunità congolese, Associazione Congo-Brazza, comitato Noi non segnaliamo, Rete diritti di cittadinanza. Il patrocinio è stato offerto dal Comune di Pordenone. In caso di maltempo la manifestazione si terrà presso la sede dell’Associazione immigrati in via Piave con lo stesso orario.
Alla manifestazione hanno aderito anche tanti studenti stranieri dei Centri territoriali permanenti di Pordenone, Sacile, Prata e San Vito al Tagliamento. Luigina Perosa, referente provinciale per l’intercultura, sta dalla parte dei ragazzi. Quelli immigrati rientrati in aula per imparare l’italiano e conquistare il diploma di terza media, anche a 30 anni. «Sono 310 gli stranieri iscritti nel Ctp della media di San Vito - è lo spessore della demografia straniera nei centri per adulti monitorati allo sportello sindacale Flc-Cgil -. Altri 314 nella media Lozer di Torre, 290 nella Ungaretti di Prata e 405 nella Balliana-Nievo di Sacile».
Il popolo della scuola etnica è in movimento. «Ho studenti immigrati che aspettano da 13 mesi il permesso di soggiorno - ha segnalato la Perosa -. La legge Maroni, invece prevede il rilascio in 20 giorni. Senza questo documento non trovano lavoro a Pordenone e non possono nemmeno andarsene. Hanno problemi economici e alcuni stanno pensando di tornare nel loro Paese».


28 febbraio 2010 - Delta news

Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi in tutt’Italia

Roma - A ROMA il Comitato Lavoratori Immigrati e Italiani Uniti e i sindacati di base RdB, Cobas e Sdl Intercategoriale parteciperanno alla manifestazione che si terrà lunedì 1° marzo dalle ore 13 alle ore 17 a Piazza Esquilino. Alla conferenza stampa, cui hanno preso parte anche i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, la prima a prendere la parola è stata la giornalista e scrittrice Stefania Ragusa, presidente del Comitato 'Primo marzo 2010' che ha ricordato che il comitato "nasce il 29 novembre scorso su iniziativa mia e di alcune mie amiche poi si è alimentato sul web, grazie a mezzi come Facebook, blog e via discorrendo. Il movimento si collega e si ispira a quello 'La journee sans immigree: 24 h sans nou' nato in Francia su idea di una giornalista marocchina che ha immediatamente ottenuto una grande eco". Ragusa ci tiene a specificare che "il movimento non nasce come reazione ai fatti di Rosarno, e non solo perchè è nato prima, ma anche perchè sarebbe un'ipocrisia accorgersi del problema immigrazione in Italia solo dopo Rosarno. Il nostro è un obiettivo culturale - continua - vogliamo dare alla gente la possibilità di riflettere sull'importanza degli immigrati per la tenuta della società italiana. Quando saltano i diritti di un gruppo di intervento sociale, è tutta la società che diventa più debole". "Quella del Primo marzo è una iniziativa che testimonia la volontà di una larga parte della società civile di dar vita ad una "casa" comune dove non esistono cittadini di serie B, dove ognuno possa vedere garantiti i propri diritti". Con questa motivazione il Cocis, Coordinamento delle organizzazioni non governative per la cooperazione internazionale allo sviluppo aderisce al movimento ‘Primo Marzo 2010 una giornata senza di noi e alla giornata di protesta del 1° marzo’. Secondo l’organizzazione, "in Italia ed in Europa i migranti sono vittime di discriminazioni, pregiudizi, aggressione, in molti, troppi settori della vita quotidiana: sul lavoro, a scuola, nell'accesso ai beni e servizi pubblici. D'altro canto, la crescente popolarità di partiti anti-immigrati al governo in molti paesi europei, le politiche migratorie restrittive, i dibattiti politici (e mediatici) che premono sul tema della sicurezza, della scarsa capacità d'integrazione delle minoranze (soprattutto non cattoliche) e si centrano solo e soltanto sul fenomeno dei clandestini hanno certamente un impatto negativo sulla società civile. Il nostro governo - continuano - non si distingue certo per un approccio al fenomeno migratorio che possa contare su una politica di integrazione e di cooperazione. Nel nostro paese, ad esempio, il flusso di immigrati che sbarcano sulle coste che tanto monopolizza la stampa, i decisori politici e l'opinione pubblica, ha un'incidenza bassissima sulla presenza regolare, contando meno dell'1% (si veda il rapporto 2009 sulle immigrazioni della Caritas)". La "Giornata europea senza Migranti" del 1° marzo a PORDENONE, piazza XX Settembre, vede stamattina 2 mila 500 palloncini ecologici che verranno lanciati in contemporanea in tutta Italia; alle 15 in piazza con giochi e animazioni per i bambini, musica, una mostra sulla cooperazione internazionale, interventi dei migranti. Si ipotizza anche per i bambini italiani che saranno presenti una lezione di arabo, russo e lingala; ci sarà spazio anche per la condivisione di cibi e bevande multietniche". A UDINE una manifestazione/sit-in prevista in piazza San Giacomo a partire dalle 17.30, che alternerà diversi interventi di personalità locali. Si esibiranno anche i migliori dj e talenti musicali friulani. Per la "Giornata europea senza Migranti" del 1° marzo PALERMO si mobilita coinvolgendo 60 tra associazioni e comunità migranti, docenti dell’Università degli Studi di Palermo, commercianti italiani e stranieri che aderiscono a Palermo al "Movimento Primo Marzo – Sciopero degli stranieri", un collettivo non violento che riunisce in tutta Italia persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico. Oggi lunedì primo marzo, nella mattinata ad una ventina di studenti delle scuole palermitane uno straniero racconterà la propria esperienza di migrazione e di inserimento nella città per approfondire il contatto diretto con i migranti che vivono a Palermo. Questo costituirà il primo contatto di un percorso formativo con le scuole che proseguirà durante l’anno scolastico. In contemporanea, all’Università di Palermo, presso la Facoltà di Giurisprudenza, il seminario "Diritto d’asilo e status costituzionale dello straniero". Introduce e coordina: Fulvio Vassallo Paleologo. Partecipano: Daniele Papa – (Asgi); Paola Ottaviano – (Asgi) Siracusa; Giovanni Annaloro – (Asg) Caltanissetta. Al termine, sarà proiettato il video-documentario "La Terra (e)Strema" di Enrico Montalbano, Angela Giardina ed Ilaria Sposito. Alle 16.00 da Piazza Bologni, il corteo giallo del Primo Marzo, si recherà nei maggiori centri d’accoglienza migranti: Santa Chiara, Casa Professa e Centro Astalli; passando per piazza Massimo con momenti di flash mob, la giornata si concluderà alle 19 sotto la Prefettura, in via Cavour, per la consegna della Carta per i Diritti e la Convivenza; la Carta per i Diritti e la Convivenza, linea programmatica del comitato di Palermo, contribuirà alla preparazione della piattaforma politica del Movimento Nazionale. L'iniziativa di ORINO, pensata inizialmente anche qui come uno 'sciopero degli immigrati', è stata poi trasformata in una mobilitazione diversa e concentrata non solo il primo marzo, soprattutto perchè i primi protagonisti della giornata, gli immigrati appunto, difficilmente avrebbero potuto partecipare a uno sciopero nel senso stretto della parola. A MILANO appuntamento alle ore 9.30, davanti a Palazzo Marino, con un presidio di protesta che si sposterà davanti a tre luoghi simbolo della vita degli immigrati in città: il Centro di identificazione ed espulsione, il Tribunale e la Questura, dove saranno srotolati degli striscioni. La manifestazione proseguirà con un corteo che partirà da piazza Duomo (ritrovo ore 17) per concludersi in piazza Castello con interventi dei rappresentanti delle comunità immigrate. Il comitato milanese di "Primo Marzo" ha avuto l'adesione di importanti realtà dell'associazionismo: le sezioni locali di Cgil, Cisl e Uil, Emergency, Arci, Acli provinciali di Milano, Monza e Brianza, Peacereporter e Legambiente. "Chiediamo alle Istituzioni risorse aggiuntive per investimenti che favoriscano l'integrazione, a partire dalla scuola, che i permessi di soggiorno siano rilasciati entro venti giorni dalla richiesta, come previsto dalla legge; chiediamo la cittadinanza per tutti coloro che nascono in Italia". In tutto sono più di 60 le piazze che lunedì 1° marzo si coloreranno di giallo, con diverse iniziative che vanno dai presidi ai cortei, dai sit-in al volantinaggio informativo. Non mancano poi attività più singolari: a VARESE, il comitato locale offrirà una cena etnica ai detenuti del carcere e agli agenti di polizia penitenziaria, a TRIESTE entrerà un "nucleo di intervento rapido" che ripulirà la città dalle scritte razziste, a BOLOGNA verrà allestita una mostra fotografica all'aperto con i volti dei nuovi italiani. Alle 18.30, da tutte le piazze coinvolte, verranno lanciati palloncini gialli, colore simbolo della manifestazione.
"Il 1 marzo 2010 in Italia sarà una giornata di mobilitazione nazionale a sostegno dei diritti degli immigrati, contro le politiche del governo che colpiscono tutti i lavoratori con licenziamenti, disoccupazione e precarietà, ed in particolare i lavoratori immigrati con leggi che li costringono a clandestinità, lavoro nero e ad una vita priva di ogni diritto e dignità". E' quanto annuncia un comunicato delle organizzazioni sindacali RdB, Cobas, SdL insieme al Comitato Lavoratori Immigrati e Italiani Uniti. "Sosteniamo e rilanciamo la piattaforma della grande manifestazione antirazzista del 17 Ottobre scorso per l'estensione della sanatoria per tutte/i gli immigrate/i presenti in Italia, senza condizioni, per il prolungamento del soggiorno per chi ha perso il lavoro; per l'abolizione della legge Bossi- Fini e il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi che alimentano il razzismo e la divisione tra i lavoratori". I sindacati di base chiedono "la chiusura dei centri di identificazione e di espulsione (CIE), il diritto alla casa, lavoro, scuola e sanità gratuite per tutti italiani ed immigrati, il diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia e la sua riforma ad 'in solis', il diritto di asilo per chi fugge da guerre, fame e disastri ambientali".


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