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Le notizie CUB della settimana 18-24 maggio 2009


Nazionale – lunedì, 25 maggio 2009

Le notizie pubblicate dai media sulla CUB e sulle organizzazioni della CUB

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24 maggio 2009 - Il Manifesto

SINDACATI DI BASE
Obiettivo: organizzare i lavoratori. Ma uniti, perché soli si scompare
di Francesco Piccioni

RICCIONE - Il passaggio alla maggiore età è un momento importante per gli individui come per le organizzazioni. Qui all'Assemblea nazionale della Cub c'è chi lo vive con impaziente entusiasmo e chi ha nostalgia della minorità. Per il sindacalismo di base la via sembra però ormai tracciata con sufficiente decisione: l'obiettivo è arrivare a un soggetto unitario, credibile tra i lavoratori in generale e non soltanto dentro le nicchie che fin qui hanno fatto da habitat prevalente. Credibilità significa capacità di produrre, con le vertenze, risultati concreti, verificabili in busta paga o in termini di diritti o condizioni di lavoro. Significa anche formazione dei delegati e dei lavoratori, perché ognuno sia in grado di riprodurre «autodifesa» collettiva. Significa, in definitiva, «pensare in grande», fuori dalle logiche di piccolo gruppo. Il convitato di pietra è la crisi globale, che cambia rapidamente lo scenario, toglie la terra sotto i piedi a milioni di persone contemporaneamente, azzera poteri che sembravano solidi (qui il «sindacalismo concertativo» è visto in drastica discesa), evoca mostri come il razzismo e la guerra tra poveri, ma costituisce anche l'occasione entro cui o si diventa soggetto trainante oppure si scompare. La massa dei delegati appare d'istinto molto più «unitaria», si vede che vive con difficoltà - nei posti di lavoro - separazioni sempre meno spiegabili tra sigle che fanno, grosso modo, lo stesso tipo di attività. Fabrizio Tomaselli, coordinatore dell'SdL, coglie questa tensione e vede «settori importanti del mondo del lavoro che possono interpretare l'unificazione come un punto di riferimento in tempi rapidi». È un via libera convinto, senza riserve. E proprio il fattore tempo è l'elemento che esclude ogni ritualità dalla discussione in atto. Nella testa di tutti c'è chiaro il precipitare della crisi sull'occupazione, il livello dei salari e la vigenza dei diritti. Nei prossimi mesi, secondo i dati della stessa Confindustria, arriveranno al pettine molti nodi occupazionali, creando lacerazioni e tensione sociale. E all'inizio del prossimo anno ci sarà un congresso della Cgil che al momento si presenta denso di incognite. «I treni, o si prendono quando passano oppure si resta a terra» è la metafora ricorrente. Perché l'obiettivo «non è quello di rappresentare i lavoratori o interi settori sociali, ma di organizzarli». Sono finiti i tempi dei partiti o sindacati «leggeri», attenti più a essere riconosciuti dalla controparte che a difendere gli interessi tangibili dei «rappresentati». È in gioco la nozione di sindacato per come lo si è fin qui conosciuto. La stessa idea di «sindacato metropolitano», qui avanzata come possibile sintesi delle relazioni che vanno maturando con settori diversi dal lavoro classico, sarà suscettibile di diversa declinazione. È il punto su cui si concentrano le perplessità di Piero Bernocchi che, a nome della Confederazione Cobas, indica la necessità di «una cosa nuova perché siamo dentro un passaggio epocale, con una diversa dislocazione dei conflitti». Una cosa «già oltre il sindacato» (l'esempio sono le lotte della scuola di quest'anno, con i genitori accanto a professori e studenti), un «soggetto plurale», che «non contempla più la separazione novecentesca tra sindacato e partito». I Cobas, del resto, cercano da anni di praticare questa visione. E par di capire che i tempi dell'unificazione (che pure «si può cominciare da subito nelle categorie») saranno su questo lato più lenti di quanto appaia, a questa assemblea, necessario e desiderabile. Non sarebbero distinguo invalidanti, se gli scenari globali fossero meno traumatici e, soprattutto, veloci.

lettere
Non criminalizzare il dissenso

I fatti di Torino non hanno niente di criminale. Lo stato d'animo e il clima che si respira tra i lavoratori non può essere manifestato solo da chi vuole essere per decreto l'unico portavoce. È scorretto che i poteri forti, come Confindustria e governo, aggrediscano le formazioni antagoniste e il dissenso agitando la storiella del terrorismo. Ma quello che sorprende di più sono le accuse che vengono da tutte le organizzazioni e la stampa che si dichiarano difensori dei diritti dei lavoratori. Sorprende così tanto che alcuni lavoratori abbiano aperto gli occhi e si siano accorti che questa burocrazia sindacale lavora per proprio conto: Tfr, gestione dei fondi pensione, enti bilaterali, ecc.? Dagli accordi del 1992-93 sulla politica dei redditi, alla concertazione, all'accettazione dei contratti per il lavoro precario, questa è la situazione: retribuzioni fra le più basse della Ue, attacchi continui al diritto del lavoro, futuro disperato, pensioni che fanno intravedere una ben misera vecchiaia, il contratto nazionale ha perso il suo valore di difesa del salario e delle condizioni di lavoro, soprattutto nelle piccole aziende e si sono introdotte modifiche al diritto di sciopero per renderlo inefficace. Il vero grave misfatto è la criminalizzazione del dissenso e la rivendicazione del diritto esclusivo di parola e di rappresentanza.
Giacomo Vietina e Franco Picone Rappresentanze di Base Lucca e Pistoia


24 maggio 2009 - Liberazione

Assemblea nazionale della Cub a Riccione
Il sindacalismo di base discute "cosa" diventare
di Fabio Sebastiani<small><small>
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Riccione - Il sindacalismo di base di fronte alla "cosa". Cosa farà? Un sindacato-sindacato o un sindacato-partito? Una confederazione di organizzazioni o un soggetto organizzato in confederazione? La Camera del lavoro metropolitana o una Camera dei redditi? Quello che una volta era chiamato il movimento sindacale extraconfederale si appresta al salto di qualità. E pure in tempi brevi, in autunno l'assemblea costituente e poi il soggetto unico o unitario che sia, giusto in tempo per non presentarsi del tutto sguarniti a due scadenze centrali per il movimento sindacale italiano in questa fase: il congresso della Cgil del 2010 e la nuova legge sulla rappresentanza che investirà sia il settore pubblico che quello privato. Insomma, l'unico punto chiaro è che Cobas, Usi, Sdl, Rdb e parte della Cub, non hanno più spazi per tergiversare. A loro questa volta potrebbe unirsi anche lo Slai-Cobas, per il quale ieri all'assemblea nazionale della Cub è intervenuto Corrado Delle Donne sottolineando la necessità di «un cambio di marcia». L'orizzonte per lo Slai-Cobas e per tanti altri, è quello del sindacato di classe. Già, ma quale classe? Uno dei temi affrontati dai delegati, e che presumibilmente diventerà uno dei nodi centrali del soggetto futuro, è stato proprio quello dell'identità sociale del nuovo sindacato. Anzi, della «cosa nuova», come l'ha definita Guido Lutrario di "Blocchi Precari Metropolitani". Un radicamento nel mondo del lavoro per progredire via via fino ad includere il non-lavoro, o una struttura trasversale che da subito si ponga il problema del "sociale" e affronti dentro un nuovo sistema di alleanze i temi della cosiddetta confederalità?
Comunque sia, dalla base la spinta a fare presto che gà si era manifestata a Milano un anno fa, è sempre più netta e urgente. Il gruppo dirigente del sindacalismo di base è stato invitato a mettere da parte gli "orticelli personali" per lanciarsi «senza paura» (Fabrizio Tommaselli, Sdl) verso un nuovo percorso di conflitti e di vertenze. Dovrà necessariamente tenere il timone della politica, come vuole Piero Bernocchi, o potrà confrontarsi senza rete con il magma che viene fuori dalla nuova composizione di classe rischiando di avere tra gli iscritti il lavoratore leghista che smessa la tuta blu la sera va a picchiare l'extracomunitario? «Lo vogliamo decidere noi», reclamano a gran voce singoli rappresentanti sindacali, «basta che ci diate l'opportunità senza indugiare oltre». Dalla platea di Riccione si capisce che il tempo delle "autocelebrazioni" e di identità fondate sulla diversità da Cigl Cisl e Uil è finito. Ora è il momento di un sindacato che nel conflitto trovi la via «dell'efficacia» (Laura Bergamini, Parma). L'interlocuzione con la Cgil? «Certo, con Cremaschi si parla», dice Delle Donne, «ma va rimosso lo scoglio del 33%». «Siamo coscienti delle differenze dice Mauro Casadio - ma dobbiamo trovare forme per andare avanti».
Lo spazio potenziale che si sta aprendo, del resto, è grande. E non solo perché il sindacato nell'epoca del centrodestra diventerà la "cosa chiusa" di Bonanni&Co., che si baserà sempre di più sugli affari e sempre di meno sul conflitto, ma perché ormai la tendenza del capitalismo, come chiarisce il professor Luciano Vasapollo, punta sempre più verso la distruzione «del lavoro e delle merci, della ricchezza e dello Stato». Quindi, in poche parole, il conflitto sociale può solo consegnarci il "paradigma della costruzione". Sta al sindacalismo di base percorrerlo senza cedere da un lato al riflesso condizionato dell'irriducibilità e, dall'altro, accogliendo democrazia e confronto interno come elemento costitutivo dell'identità. Ora l'alchimia è affidata più che agli apprendisti stregoni e all'ottimismo della volontà, alla creatività e alla capacità di inventare nuove formule. Formule che aiutino in questa fase la moltitudine di modelli organizzativi in una "cosa" che sappia fare della diversità la sua eccellenza. «Quale sindacato serve nell'epoca in cui il "tanto peggio tanto meglio" non vale più?» si chiede Tommaselli. Per Paolo Leonardi, che ha tenuto la relazione introduttiva, è indispensabile «superare le divisioni che pure esistono, soprattutto a livello di categoria e di territorio, e le diversità che pure ci sono, per arrivare quanto prima alla costruzione di un nuovo soggetto sindacale in cui far confluire, perché siano esaltate, tutte le nostre diversità e le nostre esperienze». «Ma sappiamo che molte volte "il meglio è nemico del bene" e che - ha concluso - se la sostanziale unificazione delle varie organizzazioni rappresenterebbe senz'altro il traguardo migliore, sappiamo anche che tali condizioni devono maturare senza forzature, se vogliamo davvero che siano durature e positive».

Daniela Pitti rappresentante sindacale Rdb
«Stare uniti farà bene al movimento ma alla larga dalle poltrone della politica»

Riccione - Daniela Pitti è una delle tante maestre d'asilo che a Roma hanno portato avanti la lotta contro le "esternalizzazioni". Da un po' di anni è una rappresentante sindacale delle rappresentanze di base. Nella platea dell'assemblea nazionale della Cub è sicuramente tra le più giovani.
Come vedi questo processo costituente e quali aspettative hai?
Il sindacato di base fa parte delle mie corde da sempre perché è una continuazione di ciò che realmente penso. Rdb fa con chiarezza la lotta contro le esternalizzazioni e la privatizzazione dei servizi. Deve essere un sindacato che parte da un movimento dal basso, realmente espressione delle reali esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. L'unificazione del sindacato di base è un risultato positivo. Credo sia assurdo continuare a fare la staffetta l'uno con l'altro se alla fine molti punti sono del tutto simili. Questo processo di unificazione avrà ricadute positive anche per il territorio e le realtà che vi intervengono. Verso il sindacato di base unito c'è molta attenzione da parte del movimento e dei collettivi. E questa ricchezza non va dispersa.
Non pensi che il sindacato di base abbia accumulato un po' troppo ritardo?
Molti lavoratori chiedono da molto tempo che questo processo di unificazione giunga a maturazione. Però tra gli stessi lavoratori c'è molta confusione. Come si è verificato nella lotta contro la legge Gelmini, alcune realtà hanno chiesto di partecipare a tutti gli scioperi, indifferentemente del sindacalismo di base e dei sindacati confederali. E' chiaro che c'è un'incapacità a comprendere le scelte di Cgil Cisl e Uil.
Non siamo più però nell'epoca del lavoratore politicizzato pronto a recepire il messaggio sindacale. Come pensi di affrontare questo nodo?
Cerco di spiegare le motivazioni che impediscono a Rdb di unirsi a chi il giorno prima ha firmato un brutto accordo e il giorno dopo chiama alla lotta. Nei territori la necessità più immediata è quella di costruire camere del lavoro o luoghi in cui si spieghi almeno quali sono i diritti di base dei lavoratori e quali sono i percorsi sindacali. A volte i lavoratori e le lavoratrici rimangono muti davanti al dirigente che gli impedisce di distribuire il volantino o che strappa i manifesti del sindacato di base.
Tu da dove cominceresti il lavoro del nuovo soggetto?
Innanzitutto da questo percorso di alfabetizzazione e poi dal radicamento nel territorio. Ho trovato difficoltà, per esempio, a portare i lavoratori a dei semplici incontri nelle sedi sindacali centrali. Se invece esistesse un punto di riferimento in ogni municipio questo lavoro sarebbe più facile.
Perché un lavoratore dovrebbe scegliere un sindacato di base rispetto al sindacato confederale?
Credo che la spinta fondamentale venga dalla volontà di sottrarsi ai ricatti sottili, alla continua erosione dei diritti, al clima di paura che ormai va sempre più dilagando anche nella pubblica amministrazione.
Su che cosa si può vincere la competizione con il sindacato confederale in un momento in cui non si può più parlare di concertazione?
E' un percorso lungo, però penso che il nodo delle esternalizzazioni e delle privatizzazioni sia sicuramente prioritario. L'averlo affrontato ha sicuramente rafforzato il sindacalismo di base, e i risultati si sono visti.
Quale rapporto con la politica?
No, no per carità, bisogna tenersi lontano dalla politica e meno che mai entrare nelle dinamiche di distribuzione delle poltrone perché per noi sarebbe difficilissimo districarsi.(Fa.Seba.)

Milano, corteo promosso dalla campagna "Da che parte state", protagonista la seconda generazione
L'autorganizzazione migrante si prende piazza del Duomo
di Stefano Galieni

Milano - «Perché sono qui? Perché in questa manifestazione c'è la mia vita». Lo dice in maniera semplice come può dirlo una ragazza che non ha ancora 18 anni: figlia di immigrati, è in piazza a Milano perché sente il suo futuro incerto sia come italiana che come immigrata. Viene dall'Ecuador ,suo padre per ora lavora, ma teme che da un momento all'altro il sogno italiano si trasformi in un incubo. Sono le tre del pomeriggio quando in una piazza afosa di Milano comincia a partire il corteo promosso dalla campagna "Da che parte state". E si apre proprio con uno striscione bianco con la grande scritta rossa "da che parte state" il lungo fiume, saranno almeno 20mila persone, ch arriva fino a piazza del Duomo. E' un corteo variegato pieno di mille voci rappresentanti di quell'Italia multiculturale che il presidente del Consiglio continua a negare.
Una manifestazione carica di problemi ma anche vivace gioiosa, ironica capace di opporre l'ironia alle brutalità delle leggi di stampo razzista. Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del Prc, esprime soddisfazione: «Questa è la Milano per bene fatta di uomini e donne che vogliono pensare al futuro e affrontare insieme la crisi. Una voce politica che però esprime anche il sentire di tanti e tante venuti semplicemente a far parte di un percorso costruito in mesi di lavoro». Infatti in piazza non c'era solo Milano, gran parte delle città del nord hanno mandato corpose delegazioni, moltissime delle quali - ed è questa una delle novità - costituita da coordinamenti territoriali di lavoratori immigrati. Un esempio Mustafà: da Brescia, operaio, racconta una situazione non soltanto personale: «Da noi adesso comanda un vice sindaco leghista che non emette altro che ordinanze contro gli immigrati. Vogliono far passare che la colpa della crisi sia nostra. In realtà siamo noi i primi a perdere il posto di lavoro. Molti hanno anche spezzato le loro famiglie, hanno rimandato a casa i figli cresciuti in Italia perché temono per il loro futuro. Possibile che non si capisca che qui ci rimettiamo tutti?». Mustafà è dell'associazione Diritti per tutti, attorno al suo spezzone però ci sono bandiere della Cgil, della Fiom e dei sindacati di base. A dire il vero, percorrendo tutto il corteo solo Fiom, Rdb e Sdl hanno una presenza corposa. Lo rivendica Sveva Haertter, responsabile nazionale dell'ufficio immigrati Fiom «La Cgil - dice - ha perso un'ottima occasione per essere con i lavoratori e con gli immigrati. A parte qualche realtà territoriale hanno scelto di non essere qui. Chi ha fatto questa scelta ha sbagliato». Ma non è solo il mondo del lavoro ad animare la piazza, ci sono gli occupanti delle case che raccontano storie ormai comuni a tante città italiane: «Viviamo in quelle che chiamano le case di plastica - racconta un ragazzo peruviano - un modello edilizio degli anni Settanta fatto di pareti in poliuretano. Siamo ventisei famiglie e siamo sotto sgombero. La provincia di Milano ha ottenuto i soldi per abbattere le nostre case e fare una speculazione edilizia. E noi dove andremo?».
A battere il tempo del corteo, infaticabile, da un furgone c'è "Diamante", rapper brasiliano trapiantato a Roma che riesce con i ritmi ed il linguaggio della strada a raccontare meglio di chiunque altro il disagio sociale e la rivolta giovanile che comincia a covare. Con altri mezzi, fare la fotografia di questa prima (si spera) grande manifestazione antirazzista del 2009, è difficile se non impossibile: tanti i volti, tante le sfumature, tanti gli elementi di conflittualità che cominciano ad emergere. Alcuni però danno la cifra del valore politico della mobilitazione. La presenza insieme, di tanti e tante immigrati ed italiani che hanno vita ad un corteo realmente meticcio. L'irrompere delle "seconde generazioni", di quei giovani cresciuti nelle metropoli centrosettentrionali che vogliono appropriarsi del destino e che si sentono a pieno titolo cittadini di questo paese. E poi il protagonismo reale dell'autorganizzazione migrante.
Erano migranti quelli che più facilmente si appropriavano dei microfoni e dei megafoni, che lanciavano gli slogan più efficaci, che governavano anche mediaticamente la manifestazione, utilizzando da sé anche gli strumenti di solito lasciati in mano agli autoctoni, come le telecamere. Fra le forze politiche erano presenti con propri spezzoni il Prc, con alcuni suoi dirigenti tra cui il segretario provinciale di Milano Nello Patta, Sinistra Critica, il Pcl. Questi sembravano essere ieri gli unici intenzionati ad interloquire con un movimento che sta nascendo e vuole camminare con gambe proprie.
Malgrado il clamore, la musica ad alto volume, gli slogan irriverenti lanciati contro il governo, il corteo ha avuto la capacità di essere totalmente pacifico, al punto da ignorare anche i gazebo elettorali della destra su cui campeggiavano i classici anatemi contro il pericolo immigrazione. Col caldo torrido di fine maggio si è dispiegato in maniera lenta, quasi sfilacciata, ma intorno alle diciasette è finalmente giunto a piazza del Duomo, a lungo rimasta occupata da comizi improvvisati dei vari coordinamenti territoriali. Se ne torna a casa contento anche Ibraima Niane, voce storica dei movimenti immigrati a Brescia «E' stata una gran bella manifestazione - dice sorridendo - ma il periodo è duro, ci attendono momenti difficili, e questo deve essere l'inizio di un percorso più ampio, capace di modificare anche il pensiero di una opinione pubblica ormai assuefatta».


24 maggio 2009 - Radio Città Aperta

A Riccione l’Assemblea Nazionale della CUB
per un nuovo soggetto sindacale dei lavoratori e dei movimenti sociali
di Mila Pernice

Riccione - Si conclude oggi l’Assemblea Nazionale della Confederazione Unitaria di Base che da venerdì ha visto la presenza a Riccione di circa 500 delegati, per l’avvio della fase costituente di un nuovo soggetto sindacale alternativo sul piano della conflittualità rispetto a quella che ormai si profila come la sempre più stretta complicità tra i sindacati confederali e il mondo del padronato (governo e Confindustria); una complicità richiesta a gran voce dal Ministro Sacconi al Congresso della Cisl e accolta dai confederali, gli stessi che attraverso la concertazione tanti danni hanno arrecato a partire dagli accordi del ’93 al mondo del lavoro, come hanno dimostrato le pesanti conseguenze della politica dei redditi, che in Italia hanno perso negli anni sempre più potere d’acquisto, e come ha dimostrato il rapporto dell’OCSE secondo cui oggi i salari italiani sono i più bassi tra i paesi industrializzati. Il nuovo soggetto sindacale dovrà tenere conto delle eterogeneità presenti nel mondo del lavoro e della precarietà ma anche nella società, nel mondo del non-lavoro, nelle lotte per la casa e per il diritto allo studio, nelle lotte per la riappropriazione degli spazi e contro il carovita. In questo senso si inserisce a pieno titolo nel processo costituente avviato dalla più importante organizzazione del sindacalismo di base il progetto di un "sindacato metropolitano", come risultato di un incontro e di un confronto dinamico tra chi opera nei luoghi di lavoro e fuori dai luoghi di lavoro, come i Blocchi Precari Metropolitani e tutti quei movimenti sociali che intendano prendervi parte pur con le loro modalità e diversità di esperienze. Dopo circa 3.000 assemblee preparatorie realizzate in tutta Italia nei luoghi di lavoro e nei territori, l’appuntamento nazionale della CUB – previsto inizialmente a Cattolica ma poi trasferito a Riccione in una struttura più capiente - ha ribadito l’importanza della formazione e della comprensione dei processi reali avvenuti e in atto sul piano economico, industriale e del mercato del lavoro; a questo grande attenzione hanno dedicato negli anni le Rappresentanze Sindacali di Base Rdb/Cub e grande attenzione dedicherà il processo confederale avviato dalle diverse sigle. Rispetto alla stagnazione totale prodotta dal vuoto della politica e dalla concertazione, la CUB propone oggi un modello sindacale che continui a non sottrarre alle lotte per i diritti sociali e dei lavoratori la conflittualità che ha sempre contraddistinto il sindacalismo di classe. Avviato da un Patto di Consultazione Permanente di un anno fa a Milano tra Cub, Cobas e Sdl, e passato per il Patto di Base di pochi mesi fa a Roma, il processo costituente del nuovo soggetto sindacale prenderà le mosse dal voto di oggi sul documento finale, rispetto al quale vi sarà un ampio consenso, e dal varo di un Comitato Costituente che dia l’avvio a questa sfida importante.


24 maggio 2009 - Il Messaggero

Viterbo. Dal primo giugno il Catasto chiude di pomeriggio...

Viterbo - Dal primo giugno il Catasto chiude di pomeriggio. Ai cittadini rimarrà quindi un'unica possibilità: rivolersi all'ufficio di mattina. A dare la notizia è Lino Rocchi, della federazione provinciale di Rdb-Cub, che sulla vicenda chiede venga aperto un immediato confronto con le istituzioni preposte. «Dal prossimo mese - spiega - con atto unilaterale e privo di motivazione, il direttore dell'Agenzia del territorio ha disposto la chiusura al pubblico dello sportello nei pomeriggi del martedì e giovedì».
Per il sindacalista le conseguenze - negative - saranno molteplici. Da un parte per i cittadini e quanti si rivolgono al catasto per motivi di lavoro, dall'altra per gli stessi dipendenti, «tenuti - fa sapere Rocchi - a rispettare comunque l'attuale orario nelle ore pomeridiane, ma anche a gestire una più alta affluenza di pubblico in un turno di sportello compresso nelle sole ore antimeridiane».
Un cambiamento che il rappresentante di Rdb-Cub bolla come «un ingiustificato restringimento di servizi all'utenza, che potrebbe - sostiene - determinare anche una riduzione delle attività dell'ufficio, se teniamo conto che è in ballo il decentramento dei servizi del catasto ai Comuni».
A lasciare perplesso il sindacato è anche la mancata concertazione con le parti sociali. «L'atto - racconta - è stato adottato in completa solitudine, senza alcun confronto con i dipendenti, con le rappresentanze dell'utenza e senza alcuna consultazione con le organizzazioni sindacali, in linea con l'operato del governo volto a ridimensionare i servizi sul territorio e a mortificare i lavoratori informandoli a cose fatte».(F.Lup.)


24 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

LA BICICLETTATA
Associazioni e Cobas, corteo anti-razzismo
Protesta contro la preside che ha chiesto il permesso di soggiorno ai maturandi

STAZIONE - Il corteo organizzato dalle Associazioni Razzismo-stop e Difesa Lavoratori Cobas (nella foto) ha raccolto quasi 300 persone per protestare contro il pacchetto sicurezza e due recenti episodi cittadini: la preside del Da Vinci che ha chiesto il permesso di soggiorno per i maturandi e lo scontro dell’altra sera tra negozianti e poliziotti durante la retata in via Annibale da Bassano. Nel tafferuglio una giovane nigeriana incinta è finita in ospedale. In testa al corteo, scortato da polizia e carabinieri, Luca Bertolino e alcuni consiglieri dei verdi. La marcia, partita dalla stazione, ha proseguito in via Bassano e poi giù per via Codalunga bloccando il traffico.


24 maggio 2009 - La Tribuna di Treviso

Sono arrivati a due nordafricani con permesso di soggiorno. Le contestazioni: manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale
Scontri al corteo, due avvisi di garanzia
La replica di Zulian: «Incomprensibile, noi avevamo il via libera a sfilare»

Treviso - Sono due stranieri i primi ad aver ricevuto gli avvisi di garanzia dalla Procura di Treviso dopo gli scontri di sabato scorso a Ponte San Martino. Contestati i reati di manifestazione non autorizzata e di resistenza. Si tratta di nordafricani, con regolare permesso di soggiorno, che si trovavano nel corteo dei centri sociali.
La notifica è arrivata a casa dei due stranieri giovedì scorso e venerdì gli interessati si sono presentati in Questura per la procedura di identificazione.
Si tratta di un marocchino residente a Ponte di Piave e di un nordafricano di Treviso città: entrambi lavoratori, con permesso di soggiorno, sono i primi dei 20 denunciati annunciati dal Questore Carmine Damiano.
Annuncio accompagnato anche dalla comunicazione che, alla denuncia, potrebbe seguire la revoca dei permessi di soggiorno. «Ci sentiamo minacciati - dice Ubaldo Chima, nigeriano non indagato - Siamo stranieri e in pericolo. La Questura non può farci sentire ancora più deboli». Uno degli indagati sta valutando di tornare in Marocco per paura. «Sono contestazioni infondate - dice Sergio Zulian, dell’Associazione difesa lavoratori di Treviso - La manifestazione era autorizzata». Secondo la ricostruzione dell’associazione infatti, la notifica del corteo organizzato dai centri sociali e dall’Adl sarebbe avvenuta il 5 maggio.
«Non abbiamo mai avuto alcuna prescrizione - spiega Zulian - Non vorrei mai che, non avendo un documento che conferma la notifica, ora ci venisse contestato che non ce l’avevamo». Zulian fa un resoconto di quanto accaduto nei giorni precedenti alla manifestazione. «Dopo la notifica abbiamo solo ricevuto una telefonata dalla Questura - racconta - Abbiamo saputo che la Cgil non ci voleva e la Questura ci ha pregato di metterci in contatto con loro. Ho telefonato a uno degli organizzatori, Abdallah Kezraji, il quale ci ha risposto che non c’erano problemi per la nostra partecipazione. Ma una volta arrivati sul ponte di San Martino abbiamo trovato una camionetta di traverso. Ci hanno risposto che per entrare dovevamo essere scortati. E’ solo quando è arrivato Paolino Barbiero che siamo potuti entrare. E solo dopo le bastonate e le manganellate». Per l’Adl, la revoca dei permessi di soggiorno ai manifestanti è una «minaccia».
«Legalmente non lo può fare a meno che non applichi la normativa sul terrorismo - continua Sergio Zulian - Non abbiamo bisogno di un "questore sceriffo» perche di sceriffo ce ne già uno in città. Già ci sono gravi disagi per i permessi di soggiorno rilasciati con tempi lunghissimi. Un nostro amico aveva chiesto il ricongiungimento familiare per portare la moglie e il figlio in Italia. Il via libera è arrivato tardi, soltanto quando la moglie era morta perché ammalata. Sono questi i fatti veramente gravi su cui riflettere».


24 maggio 2009 - Il Gazzettino

«Dire che ritirerà i permessi di soggiorno a chi ha manifestato è una grande bufala»

Treviso - «La minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai migranti che hanno partecipato alla manifestazione di sabato scorso è una bufala. E una bufala detta da un questore diventa una minaccia. Proprio il questore dovrebbe invece attenersi al rispetto delle leggi e delle regole». Sergio Zulian, portavoce dell’Adl, attacca senza troppi giri di parole il questore Carmine Damiano. A una settimana esatta dalla manifestazione per i diritti dei lavoratori stranieri organizzata dai sindacati, svoltasi in un clima di tensione per via dei tafferugli che hanno coinvolto l’Adl e la polizia, l’associazione esce allo scoperto e racconta la propria verità.
«Sabato scorso ci siamo avvicinati alla polizia schierata a ponte San Martino e abbiamo chiesto di poter andare alla manifestazione di Piazza Vittoria - ricostruisce Zulian - ci hanno detto di no. Hanno detto che avremmo dovuto andarci uno alla volta e scortati. Abbiamo risposto che ci sembrava assurdo, una provocazione mentre noi eravamo lì in pace e tranquilli. In fin dei conti volevamo andare a una manifestazione della Cgil non a un comizio di Bossi o di Forza Nuova. A quel punto hanno cominciato a bastonarci e e manganellarci pesantemente. Incredibile: sono anni che organizziamo manifestazioni a Treviso e non è mai accaduto niente. Questa volta sì, evidentemente è cambiato lo stile nel gestire queste cose. A Treviso uno Sceriffo è già sufficiente».
Intanto nei giorni scorsi due cittadini marocchini, presenti alla manifestazione, sono stati convocati in questura per la notifica degli avvisi di garanzia. Le accuse a loro carico sono resistenza e partecipazione ad una manifestazione non organizzata. «Negli avvisi di garanzia non si parla di permesso di soggiorno, non penso che avremo dei problemi a difenderci in tribunale. Sono proprio curioso di vedere cosa andranno a dire, se faranno vedere i filmati di quanto successo, anche quello in cui si vede un funzionario di polizia prendersi delle manganellate dai suoi stessi poliziotti». Zuliani replica anche a chi accusa l’associazione di aver dato vita a una manifestazione non autorizzata: «Avevamo avvisato, sono andato personalmente in questura a compilare il modulo per la notifica. Il nuovo questore ha abolito la comunicazione di eventi come questi via fax, ora bisogna andare in questura e compilare un documento di cui non ti viene lasciata copia. Quanto sta accadendo è un segnale grave: chi delinque si muove di nascosto, noi alle manifestazioni partecipiamo sempre a visto scoperto, tutti sanno chi siamo e dove possono trovarci. Rimaniamo in attesa di altri provvedimenti». «In quella manifestazione volevamo solo dire agli italiani che la crisi non è colpa nostra - aggiunge Ubhal China, nigeriano - noi paghiamo i contributi e sentiamo l’Italia come nostro paese. I capi di questo territorio non devono minacciarci».
Sulla polemica con la Cgil: «Loro sono i responsabili di questa incredibile vicenda, comincio a pensare che il pluralismo non piaccia poi così tanto. Non possiamo dimenticare che Barbiero è quello che voleva rimpatriare gli stranieri licenziata dalla De Longhi o bloccare i flussi. I problemi attuali richiedono invece il contributo di tutti». I migranti dell’Adl denunciano anche i tempi biblici per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno: «A Treviso servono due anni invece dei 20 giorni previsti per legge». E un cittadino marocchino nella Marca da tredici anni confessa sconsolato: «Qui è impossibile stare, volevo portare la famiglia e costruire qualcosa ma penso che me ne tornerò in Marocco».(P.Cal.)


23 maggio 2009 - Ansa

FALCONE: IDENTIFICATI 4 MANIFESTANTI PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 23 MAG - Quattro persone sono state identificate dalla polizia dopo i momenti di tensione tra forze dell'ordine e sindacalisti del Cobas scuola e della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro avvenuti durante le commemorazioni dell'anniversario dell'eccidio di Capaci, davanti all'albero Falcone a Palermo. I Cobas e i rappresentanti della Rete hanno cercato di affiggere, ad una ringhiera, degli striscioni, che sono stati strappati dalla polizia. Solidarieta' e' stata espressa ai manifestanti dai 500 delegati riuniti nell'assemblea nazionale dei Cub a Riccione.


23 maggio 2009 - Il Manifesto

ASSEMBLEA NAZIONALE
Sindacalismo di base è scoccata l'ora del percorso unitario
di Francesco Piccioni

RICCIONE - Aria nuova, e anche un bel salto di maturità, nel sindacalismo di base. In pochi mesi, complice la crisi globale e la semiparalisi dell'opposizione storica, questa galassia di piccole organizzazioni, radicate in comparti sparsi della produzione e non, ha preso con decisione la via del «percorso unitario». Com'era in parte scontato, questa nuova vita parte lasciandosi alle spalle un piccolo pezzo di storia, la parte di Cub legata al milanese Piergiorgio Tiboni, per guadagnare tutto il resto. Ossia un mondo di conflittualità sociale e sindacale che tendenzialmente può coprire gran parte dei settori popolari messi sotto stress dalla crisi. Già nei mesi scorsi il «patto di consultazione permanente» con SdL intercategoriale e Confederazione Cobas era stato trasformato in un più solido «patto di base», con alle spalle la confortante prova di forza dello sciopero generale del 17 ottobre. La proposta lanciata ieri a Riccione da Paolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub, introducendo i lavori dell'Assemblea nazionale, è una «fase costituente». Non una semplice frase augurale, però, visto che presuppone anche un «Comitato costituente» chiamato a gestirla.
Una proposta che prende le mosse da una lettura della crisi e delle trasformazioni già avvenute o in atto nel mondo del lavoro e che prefigura, per un verso, una decisa svolta verso un modello di sindacato «confederale» - fin qui, nella Cub, si sono riunite singole organizzazioni, non categorie di lavoro - e la creazione di un «sindacato metropolitano» per organizzare, riunire, far contare tutte quelle figure precarie che non hanno un posto di lavoro continuativo e magari «fungono inconsapevolmente da ricatto verso i lavoratori stabili». O anche figure che vivono problemi differenti, «che non hanno una casa di proprietà», «gli immigrati che sono buoni solo quando devono fare i badanti o le braccia nelle fabbriche e nei cantieri».
Rispetto al passato, si affina anche la lettura critica del sindacalismo definito «concertativo». La rottura «complice» operata da Cisl e Uil, con la firma della «riforma del modello contrattuale», e il contemporaneo imbarazzo di una Cgil incerta sulla strategia da seguire, non lasciano indifferenti. Specie quando c'è un «governo che ha deciso di andare all'attacco definitivo della forma sindacato che si era affermata nel '900». Ciò non impedisce di registrare le improvvise svolte a destra di questo o quel dirigente Cgil. Qui, anche per la forte presenza del pubblico impiego, hanno notato subito la sortita di Carlo Podda, segretario della funzione pubblica che ha lanciato il «contratto unico a tutele progressive, in tutto e per tutto la proposta di Ichino, Boeri, e altri»; ma anche «lo scandaloso protocollo sul contratto della mobilità», siglato nei giorni scorsi anche dalla Cgil).
Ma il cuore della riflessione resta il contrasto ai «padroni" (industriali, banchieri su tutti), responsabili sia della crisi che dell'attuale «involuzione culturale»". Non solo di questo paese, ma dell'intero Occidente. Nonostante Obama, infatti, «mentre la crisi infuria, i governi spargono a piene mani ottimismo e inoculano i veleni xenofobi tra la gente», come se fosse possibile «imputare ad altri, più sfortunati di noi, la nostra riduzione di potere d'acquisto». Cambiamenti giganteschi, e densi di pericoli. Stavolta, in questo sindacalismo «antagonista», non si sentono accenti «sprezzanti e autosufficienti». Ci si pone invece seriamente la domanda «se oggi noi siamo adeguati a riempire gli spazi che si sono aperti». Per poi cominciare, con modestia e determinazione, la strada per costruire una risposta positiva.


23 maggio 2009 - RTM

VIGILI DEL FUOCO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA CUB

Sono iniziati i lavori dell'assemblea del sindacalismo di base. L'annullamento dei partiti d'opposizione e l'avvento di un governo capitalista e confindustriale ci porta a nuovi riassetti sindacali. Non può essere l'attuale modello sindacale l'elemento di contrasto a questa deriva. Le varie iniziative capitaliste e liberali, come l'attacco ai contratti di lavoro – pensioni - scuola – sanità – precariato ci pone la necessità della costruzione di un fronte sindacale di base più forte ed aperto non solo da quello che proviene dal mondo del lavoro ma tra i cittadini nei quartieri; creare un sindacato metropolitano tra la gente. I vari governi sanno bene che le contraddizioni stanno per scoppiare e si organizzano privando i lavoratori dei loro strumenti sindacali: il diritto di sciopero, rappresentatività e aumenti contrattuali da "social card". Con l'aiuto dei sindacati di "stato" o peggio di quei sindacati che si definiscono di sinistra e tra i lavoratori mentre poi firmano contratti in perfetta linea con quello che ha deciso il governo e confindustria – Triennalità. I Vigili del fuoco partecipano a pieno titolo a questo grande rilancio del sindacalismo di base. Dopo la militarizzazione e regolamento di servizio che ci spingono in una strettoia dove il lavoratori avranno sempre più difficoltà a muoversi. Abbiamo dato dimostrazione come si può continuare a fare sindacato in completa libertà contrastando e lontani dalle logiche dei vari governi e sempre a fianco dei lavoratori. Vale la pena ricordare che durante la recente emergenza Abruzzo abbiamo avuto il coraggio di denunciare come il sistema di protezione civile senza i Vigili del fuoco rappresenta solo le esigenze dei governi e non privilegia le attività del soccorso e della prevenzione. Ora si passa nella fase di di rafforzamento e radicamento – bisogna dare risposte ai lavoratori che ci attendono con riconoscimenti e valorizzazioni delle attività che svolgiamo giornalmente. Non vogliamo essere omologati a nessuno ne attestarci ad altri enti che sanno peggio di noi. Rafforziamo la nostra identità questo è l'obiettivo che ci siamo posti con questa assemblea.


23 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. MARTEDÌ, a causa di uno sciopero...

Bologna - MARTEDÌ, a causa di uno sciopero locale di 24 ore proclamato da Cub Trasporti per i lavoratori di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Fast Freight Marconi e Sab, i servizi aeroportuali al Marconi a potrebbero non essere garantiti.


23 maggio 2009 - La Nazione

Addetti Università «Non decidete senza consultarci»

Siena - IL PROTOCOLLO d'intesa fra la Regione, le università di Firenze, Pisa e Siena, comprese le Aziende ospedaliere toscane è stato al centro dell'assemblea dei lavoratori convenzionati con il servizio sanitario nazionale, in servizio alle Scotte, svoltasi ieri e indetta dall'Rdb-Cub pubblico impiego. Rammaricati per il percorso che avrebbe richiesto un confronto chiaro il rettore non ha sentito la necessità di condividere con il personale interessato e i sindacati di comparto , ora che si sta scrivendo la convenzione fra Scotte e Università per costituire un'apposita struttura organizzativa in attuazione dell'intesa regionale, vengono lasciati fuori. Così chiedono a rettore e direttore amministrativo che si avvii da subito con periodicità, e non una tantum, un tavolo di contrattazione per affrontare tutte le questioni inerenti il personale universitario convenzionato con il policlinico. Vogliono poi che il testo della convenzione sia sottoposto alle sigle di comparto prima della firma definitiva fra Azienda e Università. «Chiediamo che vi sia un confronto con entrambe sulla programmazione del fabbisogno di personale per la nuova struttura che verrà creata, comprendendo anche un'analisi della posizione di quello universitario non convenzionato che è in servizio presso le Scotte. Infine, il percorso preveda l'assunzione di norme di tutela e salvaguardia del personale nella fase preliminare di applicazione del Protocollo, ma anche per la sua applicazione a regime».


23 maggio 2009 - Il Gazzettino

«Siamo andati fuori legge per i dipendenti»

Rovigo - «Sono molto rammaricato che non si riconosca quanto fatto dall’amministrazione per dare il giusto riconoscimento al personale. La contestazione dei dipendenti per le presunte non attenzioni da parte nostra o per le mancate corresponsioni non corrispondono al vero e sminuiscono l’intensa e faticosa attività intrapresa sin da subito per riuscire a giustificare con la Corte dei conti gli aumenti degli incentivi».
Il sindaco Fausto Merchiori ribadisce i concetti espressi in aula davanti ai lavoratori, stupendosi dei sindacati che la normativa la dovrebbero conoscere bene, visto che prevede per tutte le pubbliche amministrazioni la diminuzione del fondo salario accessorio. Dal 2004 a oggi Rovigo l’ha incrementato, con un picco nel 2006 di 150 mila euro (da 405.723 a 563.614 euro). Poi nel 2007 è stato un po’ ridotto a 534 mila. A questi, in un accordo con il sindacato, andavano aggiunti 140 mila euro l’anno stesso (che sono stati erogati) e altrettanti nel 2008, che invece sono stati inseriti nel fondo di riserva in attesa di risolvere il problema con la Corte dei conti. L’organismo di controllo chiede di giustificare l’incremento degli incentivi.
«Abbiamo prodotto un faldone di documentazione, con un piano degli obiettivi che evidenziava l’aumento dei servizi, il miglioramento della qualità, le funzioni di ciascun lavoratore e settore - rimarca il sindaco - andando anche contro le normative vigenti pur di rispettare gli impegni presi con il personale e riconoscerne il valore anche dal punto di vista economico, rischiando in prima persona come amministratori. Per questo non accetto alcuna lezione di rispetto nei confronti dei lavoratori da parte di quell'opposizione che nel 2006 ha lasciato a casa una quarantina di persone».
In aula l’assessore al personale Graziano Azzalin ha taciuto per lasciar spazio al sindaco, ora rimarca che il fondo salario accessorio, per legge, va stabilito annualmente, «mentre lo si vuole aumentare in modo aprioristico e illegittimo». Cgil, Cisl e Uil e Rdb «devono cambiare approccio rispetto alle nuove normative e vi si devono adeguare - contesta l’assessore - non è più tempo di seguire velleità sindacali o pseudo rivoluzionarie da posto fisso. Non capisco perché non vanno a protestare anche in altre pubbliche amministrazioni, come le Ulss, la Provincia o il Provveditorato, tanto sul tritacarne elettorale finisce tutto, anche l’atteggiamento strumentale e pretestuoso dell’opposizione».
Se il problema è anche la presunta diversità di trattamento tra dipendenti e dirigenti, Azzalin assicura che il fondo per questi ultimi è stato diminuito dal 1. gennaio. Sulla protesta dei precari sbotta. «Non ho mai visto da nessuna parte che si entri in stato di agitazione un anno e mezzo prima della scadenza del contratto, è ingiustificato. Stiamo facendo il possibile, in un quadro di incertezza normativa».(F.Br.)


23 maggio 2009 - L'Arena

VERTENZE. Senza lavoro più di 200 persone
Caso Finservice, incontro rinviato con Pozzoni
Il Gruppo che da novembre detiene Mondadori Printing sta valutando la situazione con i suoi legali

Villafontana - I rappresentanti di Adl-Rdb. Associazione difesa lavoratori-Rappresentanti lavoratori, rimangono in attesa di un incontro con il Gruppo Pozzoni che da novembre ha acquisito la Mondadori Printing.
Dopo il sit in di protesta che giovedì aveva bloccato la sede della Finservice spa di Villafontana a Bovolone, azienda che gestiva il servizio di logistica della Mondadori Printing in via Montelungo a Verona, i lavoratori precari dipendenti delle cooperative che in subappalto gestivano i servizi logistici legati ai prodotti editoriali, sono ancora in attesa di potere incassare le mensilità lasciate in sospeso.
La protesta avviata al mattino si era interrotta al pomeriggio grazie a una trattativa che lasciava supporre che entro ieri ci sarebbe stato un incontro con il Gruppo Pozzoni. L’appuntamento però è stato rimandato in quanto «il problema ora è al vaglio dell'ufficio legale della Pozzoni», fa sapere Roberto Malesani, legale di Adl- Rdb.
Intanto, l'appalto della Mondadori Printing affidato alla Finservice che dal 28 di aprile è in liquidazione volontaria, è stato rescisso e affidato ad un’altra azienda, l'Hdl di Torino. La speranza di Malesani è di riuscire a breve ad avere un contatto con i vertici dell'azienda subentrata alla Finservice. Nel frattempo, anche le sigle sindacali convenzionali Cgil, Cisl e Uil si sono fatte avanti con l'azienda torinese, riuscendo a ottenere che alcuni lavoratori dipendenti passassero direttamente dalla Finservice a Hdl con un contratto regolare. Nella vicenda che si trascina ormai da alcune settimane sono coinvolti 104 dipendenti regolari dell'azienda di Villafontana e altri 106 lavoratori precari delle cooperative che fino a pochi giorni fa erano legate per l'appunto alla Finservice tramite il subappalto.
Ieri L'Arena aveva riferito dell'impegno del liquidatore Luigi Braga per cercare possibili soluzioni per il riassorbimento dei lavoratori dipendenti ed evitare il rischio di fallimento dell'azienda.
Domani i lavoratori precari e non iscritti al sindacato autonomo di base Adl-Rdb si incontreranno nella sala Lucchi dello stadio Bentegodi alle 10 per fare il punto della situazione.(A.Z.)


22 maggio 2009 - Adnkronos

SANITA': ROMA, SCIOPERO FAME PER 600 INFERMIERI POLICLINICO UMBERTO I
LAVORATORI ESTERNALIZZATI CHIEDONO DI ESSERE MESSI IN REGOLA

Roma, 22 mag. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Sciopero della fame a oltranza per i circa 600 infermieri esternalizzati del policlinico Umberto I di Roma. I lavoratori hanno occupato gia' da cinque giorni la sala direzionale della struttura capitolina e intendono portare avanti la loro protesta, anche dopo l'incontro di ieri con il presidente della Regione Piero Marrazzo e l'assessore al Lavoro del Lazio Alessandra Tibaldi, durante il quale e' stata promessa loro una regolarizzazione dell'impiego. Marrazzo - come riporta una nota della Regione - si e' impegnato a trovare una soluzione al problema attraverso l'adozione di atti amministrativi e l'apertura di un confronto politico con il Governo. "Questo puo' rappresentare sicuramente una buona intenzione - sottolineano i Cobas Sanita' universita' e ricerca, Cub-RdB Sanita' - ma noi non fermeremo la nostra lotta finche' non vedremo i primi fatti, anche perche' abbiamo assistito da piu' di tre anni a un passaggio continuo di responsabilita' tra Governo regionale e Governo nazionale. Lo urliamo ancora una volta: queste reinternalizzazioni determinano meno spesa, piu' qualita' per l'assistenza e un trattamento dignitoso per i lavoratori". "Siamo stati autorizzati dal manager dell'Umberto I, Ubaldo Montaguti - dice all'ADNKRONOS SALUTE Graziella Bastelli, caposala della Neuropsichiatria infantile e coordinatrice dei precari esternalizzati Cobas Sanita' - e facciamo i turni per il sit-in, dopo aver controllato le condizioni fisiche di tutti coloro che partecipano allo sciopero della fame. Questa situazione non riguarda solo noi, ma un totale di circa ottomila lavoratori in tutto il Lazio, duemila solo a Roma. All'Umberto I l'arrivo di infermieri dopo la chiusura dell'ospedale San Giacomo non e' stato sufficiente a coprire il bisogno di organico. Occorre assumere subito altro personale".


22 maggio 2009 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. MARTEDÌ SCIOPERO CUB, SERVIZI A RISCHIO

(DIRE) Bologna, 22 mag. - Martedi' 26 maggio, a causa di uno sciopero locale di 24 ore proclamato da CUB Trasporti per i lavoratori di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Fast Freight Marconi e Sab, i servizi aeroportuali del Marconi di Bologna potrebbero non essere garantiti. Lo rende noto un comunicato Sab che aggiunge che per informazioni sui voli, e' possibile telefonare al numero 051-6479615, oppure consultare il sito dell'Aeroporto, all'indirizzo www.bologna-airport.it, nella pagina relativa ai voli in tempo reale. Per ulteriori informazioni sugli scioperi e' possibile consultare il sito della Commissione di Garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero, all'indirizzo www.commissionegaranziasciopero.it.

SANITÀ. MARRAZZO INCONTRA PRECARI: CONFRONTO CON GOVERNO
IN CORSO SCIOPERO DELLA FAME AL POLICLINICO UMBERTO I

(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 22 mag. - Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, insieme all'assessore al lavoro, Alessandra Tibaldi, e al responsabile dell'Ufficio rapporti istituzionali del vice presidente, Giuseppe Aloia, ha incontrato ieri una delegazione dei lavoratori e di Rdb-Cub, Cobas anche a seguito dello sciopero della fame iniziato al Policlinico Umberto I lunedi' scorso da alcuni lavoratori esternalizzati, per affrontare la questione del precariato e dell'esternalizzazione dei servizi essenziali nella sanita'. La Regione -fa sapere una nota- "ha manifestato la volonta', gia' nei prossimi giorni, di porre la questione della reinternalizzazione e della stabilizzazione dei lavoratori precari interessati sia attraverso l'adozione di atti amministrativi, sia attraverso l'apertura di un confronto politico istituzionale con il Governo, il tutto al fine di garantire nel contempo, il risanamento economico, la dignita' dei lavoratori e la qualita' dell'assistenza".


22 maggio 2009 - La Repubblica

Sì del Consiglio comunale alle educatrici
"Più servizi pubblici e personale per i nidi"
di PAOLA COPPOLA

Roma - Tirano il fiato le educatrici dei nidi comunali scese in strada per i servizi pubblici: la "loro"mozione è stata approvata in Consiglio comunale. Dopo il corteo e l´occupazione dell´aula Giulio Cesare, lunedì scorso, portano a casa un risultato: ieri la mozione, presentata dal consigliere Andrea Alzetta ha ottenuto un sì bipartisan. Le educatrici, in Campidoglio a osservare il voto, tante precarie insieme a quelle di ruolo per una «protesta che riguarda tutte» sanno che si tratta di una vittoria a metà. La vertenza continua: ora, come chiarisce Caterina Fida, responsabile nidi della Rdb-CUB, che ha indetto lo sciopero, «questi temi devono arrivare al tavolo con i rappresentanti dell´amministrazione». Intanto la mozione impegna sindaco e giunta «a incrementare l´offerta pubblica» per il settore scolastico ed educativo, introdurre controlli per assicurare le tutele contrattuali a chi lavora nei servizi in convenzione coi privati e reintegrare l´organico, controllare i costi di gestione. «Dopo i tagli ci limitiamo all´accoglienza e alla sorveglianza, salta il sistema educativo, l´insegnante di riferimento», racconta Daniela. Le conseguenze ricadono sui piccoli, riguardano le famiglie. Chi se la passa male sono le educatrici precarie, che aspettano il corso-concorso (per ottenere supplenze lunghe). Circa 900, come Anna, Monica, Paola, che dicono «facciamo le tappa buchi». Guadagnano da 400 a 700 euro, ogni mattina aspettano la chiamata per sapere dove andranno a fare il part-time perché c´è qualcuno da sostituire.


22 maggio 2009 - La Nuova Venezia

BIGLIETTERIE ACTV
Sciopero Vela. Ha aderito il 30 per cento. Pochi disagi

Venezia - Circa il trenta per cento dei dipendenti Vela in servizio ieri hanno aderito allo sciopero di tre ore indetto da Rdb-Cub. Un’astensione per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato del personale, contro il rischio di chiusura di numerose biglietterie del centro storico e anche, sembra, di terraferma, e per chiedere aumenti all’indennità domenicale e dei buoni pasto (ora a 6.60 euro). Pochi i disagi alle biglietterie, dove comunque il servizio è stato garantito dagli altri colleghi e dove, in molti posti, ci sono le biglietterie automatiche. «E’ un segnale di disagio che si manifesta ancora una volta nel personale addetto - dice dalla segreteria del sindacato, Donato Rodino - Stiamo facendo i conti con 105 turni da coprire ogni giorno, 123 addetti che però hanno anche i riposi e le ferie, e una necessità di almeno 15-20 persone in più. Invece, si parla di possibili tagli».(s.b.)


22 maggio 2009 - Il Manifesto

TREVISO. «Sei straniero e manifesti? Via i documenti»

Treviso - (O. C.)Manifestare è un diritto. Ma non per tutti. Questo sembrerebbe pensare il questore di Treviso, Carmine Damiano, che ha cominciato a convocare in questura i migranti che hanno partecipato alla manifestazione di sabato scorso.
L'iniziativa era stata promossa dai sindacati confederali e da alcune associazioni di migranti. L'Associazione Difesa Lavoratori Cobas aveva deciso di aderire ma con un corteo che partiva dalla stazione. Un corteo regolarmente notificato dieci giorni prima e concordato con i promotori.
Una volta giunti a qualche centinaio di metri dalla piazza i migranti sono stati caricati dalla polizia. Identificati oggi vengono chiamati in questura con la minaccia di ritiro del permesso di soggiorno. E questo anche se la legislazione non prevede la revoca del permesso di soggiorno se non in casi specifici, e la partecipazione a una manifestazione, anche non autorizzata, non è tra questi.
Di fronte a questo atto gravissimo Sergio Zulian, dell'Adl di Treviso fa un appello «a tutti affinché prendano posizione per ribadire il diritto alla libertà di manifestazione del proprio pensiero e per respingere questa provocazione».
Il problema è che già oggi il questore ha convocato in questura uno dei migranti che hanno manifestato sabato scorso. La comunità è chiaramente preoccupata da questa nuova forma di repressione e intimidazione. «Si tratta - dice Zulian - della messa in discussione di un fondamento della democrazia, il diritto a manifestare. Il questore, nella città di Gentilini, ha alzato il tiro con una minaccia di tipo autoritario - aggiunge il rappresentante dell'Adl - in un momento in cui, con la crisi mondiale, tutto fa prevedere che le manifestazioni e le proteste saranno destinate ad aumentare».
In ballo, sottolineano all'Adl, non c'è semplicemente la vita e la dignità dei migranti, ma la possibilità del dissenso, le libertà di noi tutti.
Tra l'altro, e proprio in Veneto, in questi ultimi mesi la crisi si è fatta sentire soprattutto sulla pelle dei migranti che sono la categoria di lavoratori più sfruttata.
Non è un caso che proprio di recente si siano moltiplicate le azioni di protesta dei lavoratori migranti, in forme e modalità anche inedite rispetto alle precedenti.
Per esempio sempre più lavoratori migranti ricorrono allosciopero e alle occupazioni degli stabilimenti in cui lavorano per essere ascoltati. Importante, perché esemplare in qualche modo è stato il caso delle lavoratrici (quasi tutte marocchine) del centro rifiuti di Monselice: le donne hanno occupato lo stabilimento fino al raggiungimento dell'accordo.


22 maggio 2009 - EPolis Roma

Scuola. Passa la mozione di Alzetta.
Intanto, alla Pisacane petizione dei genitori per "blindare" il nome
Nidi, la vittoria delle educatrici entro settembre 200 assunzioni
A Mostacciano mancano le maestre: mamme e papà chiamano i vigili urbani

Roma - "Caterina, Caterina!", gridano le maestre riunite sotto il palazzo Senatorio quando Caterina Fida, sindacalista dell'Rdb, esce dal Campidoglio con la mozione approvata: entro il prossimo anno scolastico, per i 191 nidi della Capitale verranno reinserite circa duecento maestre. La mozione, presentata da Andrea Alzetta di Roma in Action, «è una prima risposta positiva al problema posto dalle educatrici», spiega il consigliere. La mozione prevede anche l'introduzione di un sistema di controllo sui servizi in convenzionamento con il settore privato per assicurare le dovute tutele contrattuali al personale educativo e agli utenti, a rivalutaregli accordi sottoscritti per il settore scolastico educativo avviando una progressiva reintegrazione del personale educativo. Il documento è stato votato positivamente anche anche dalla maggioranza, perchè, come ha detto il capogruppo del Pdl Dario Rossin, «quando si tratta di asili nido e di problemi legati alla famiglia, non esistono destra e sinistra». Intanto, alla scuola Pisacane, nonostante il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini abbia escluso che l'istituto possa cambiare nome, il Comitato mamme da oggi raccoglierà firme nel quartiere Tor Pignattara: «Da domani saremo nel quartiere per raccogliere le firme di una petizione popolare per chiedere che il nome della scuola rimanga lo stesso e peruna più equa distribuzione tra bambini italiani e stranieri nelle classi», ha annunciato il presidente del Comitato mamme per l'integrazione, Flora Arcangeli. «La sospensione della decisione relativa al cambio di nome della Pisacane annunciata dalla direttrice didattica della scuola non equivale ad una rinuncia di questo proposito - ha proseguito -. Vogliamo che il nome di Carlo Pisacane venga mantenuto e che, dopo aver assistito in questi ultimi anni al progressivo sradicamento degli scolari italiani da questo istituto, si dia corso ai provvedimenti dello Stato per garantire un'autentica integrazione per il bene comune degli alunni sia italiani sia stranieri». A Mostacciano, invece i genitori del nido "tappeto volante" ieri mattina hanno chiamato i vigili urbani: da lunedì attendevano l'arrivo delle maestre o delle supplenti davanti al cancello. A raccontarlo Giuseppe, un rappresentante dei genitori. «Attendiamo fino alle 10 o alle 11 che arrivi qualche supplente perchè, come spesso accade in concomitanza degli scioperi, assistiamo a una pandemia. Le maestre si ammalano tutte insieme e noi genitori ci troviamo in serie difficoltà con il lavoro perchè ci chiamano per venire a prendere i bimbi prima o non possiamo lasciarli la mattina. I vigili urbani che ci hanno assicurato che manderanno una pattuglia».(M.R.)

Sanità. Aperto un tavolo fra sindacati e Regione
per la stabilizzazione di 1500 dirigenti con contratti atipici
Interi reparti in mano ai precari, l'odissea dei medici usa e getta
Ambulatori, pronti soccorso, laboratori e farmacie delle Asl laziali in mano ai co.co.co.
di Paolo Anastasio

Roma - Interi reparti sulle spalle di medici precari nel Lazio. Lo denunciano i sindacati dei dirigenti della sanità, che ieri hanno ottenuto l'apertura di un tavolo con l'assessore regionale al Lavoro Tibaldi, perchè la Regione intervenga sul Governo, in deroga al blocco delle assunzioni, per la stabilizzazione di 1500 medici e dirigenti delle Asl laziali. «Gli atipici gestiscono punti delicati degli ospedali del Lazio - dice Giuseppe Lavra del Cimo - neonatologie, poliambulatori, pronto soccorso sono in mano a medici che vanno avanti con contratti a termine, sempre a rischio di non vederseli rinnovare». Chirurghi che tutti i giorni vanno in sala operatoria, precari da 10 anni. L'accordo siglato ieri ha l'obiettivo «di garantire il rinnovo o la proroga dei contratti a termine su posti vacanti o espressione di attività istituzionali, continuate e essenziali». Al sit-in al quale hanno preso parte fra gli altri Cgil, Cisl, Uil, Cimo, Smi, Roi, Spes, Simet, Aupi, Sinafo c'erano medici di prima emergenza, chirurghi, farmacisti, psicologi, otorini, psichiatri, veterinari, tecnici di laboratorio. Due farmaciste, con contratto a termine, una della Asl di Viterbo l’altra del San Filippo Neri, raccontano di essere in attesa di stabilizzazione dal 2005. «Sono i precari che gestiscono i farmaci salvavita», dice Luisa Paese, segretario regionale del Sinafo (Sindacato nazionale farmacisti ospedalieri). Operatori della Asl di Viterbo raccontano che al pronto soccorso su 40 medici, 25 sono senza posto fisso. «Con il decreto Brunetta rischiamo di andare a casa - dicono - anche perchè i direttori generali hanno piena autonomia sulle posizioni vacanti e per noi non c'è alcuna garanzia di rinnovo contrattuale». In generale, la richiesta dei medici è quella di creare una graduatoria unica dei precari del Lazio, dalla quale pescare in corso di concorso, con punteggio a parte. Altri dati, parlano di 160 posizioni vacanti coperte dagli atipici nella Asl RmH (Castelli). Situazioni analoghe a Palestrina, Velletri, Ostia, Albano. «Ci sono medici precari da 10 anni - dice Stefano Mele, della Fp Cgil Medici e Spta - oggi i dirigenti precari sono 1500, a fronte dei 900 di due o tre anni fa, rappresentano il 12-13 per cento del totale. Il problema rischia di diventare esplosivo». Ieri il presidente Marrazzo e l’assessore al lavoro, Alessandra Tibaldi hanno incontrato una delegazione dei lavoratori e di Rdb-Cub, Cobas dopo lo sciopero della fame iniziato al policlinico Umberto I lunedì scorso da alcuni esternalizzati. La Regione ha manifestato la volontà di affrontare la reinternalizzazione e la stabilizzazione con atti amministrativi, aprendo un confronto istituzionale con il Governo.


22 maggio 2009 - La Provincia di Como

L'ultima beffa
Vigili del fuoco senza più barca

Como - Nuova beffa per i vigili del fuoco di Como che aspettavano in questi giorni l'assegnazione di una nuova imbarcazione per il soccorso in acqua, attesa da almeno due anni dopo che quella vecchia era finita fuori uso. Nonostante le promesse, rileva Pietro Ammetto, della Rdb/cub, «ieri mattina (l'alotrieri, ndr) è stato comunicato al comando che le cinque nuove barche in assegnazione avranno tutt'altra destinazione». Le barche finiranno a Olbia, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Messina (che dista peraltro da Reggio poco più di tre miglia nautiche). «Per noi si pone un problema serissimo - rileva ancora Ammetto - Al comando disponiamo di due gommoni e di due imbarcazioni cosiddette alluvionali, a fondo piatto e inadatte al servizio antincendio. In caso di necessità le trasportiamo sul lago con un carrello, operazione già di per sè complessa. E comunque si tratta di barche da lavoro... Se dovessimo intervenire su un incendio di un natante o su un sito raggiungibile solo via lago avremmo davvero serie difficoltà».


22 maggio 2009 - RivistaOnLine

Emergenza nido comunale: tra scioperi e graduatorie infinite
di Daniela Silvestri

Roma - Inizio di settimana nero per bambini e personale impiegato negli asili nido del Comune di Roma. Lunedì 18 maggio infatti, è stato indetto uno sciopero da parte di Rdb Cub - nidi romani, sfociato in un corteo che, da piazza Bocca della Verità, ha visto sfilare trecento tra educatrici, maestre, e supplenti che, insieme a molte famiglie, nonni e bambini, sono scese in piazza per manifestare contro il progressivo svilimento del servizio pubblico, i continui tagli al personale e la situazione sempre più critica in cui la scuola materna vessa da diversi anni a questa parte.E a ridosso della pubblicazione delle prime graduatorie provvisorie per l'ammissione ai nidi romani, sembra confermarsi il trend negativo dello scorso anno, che ha visto ben 9000 domande scartate su 17.189 presentate, e una percentuale di richieste inevase per ogni municipio che oscilla dal 40 al 60%. Disagi soprattutto per i molti genitori precari, dal momento che da quest'anno è richiesta, all'atto dell'iscrizione, una lettera del datore di lavoro che certifichi il tempo pieno e l'articolazione oraria (non più quindi una semplice autocertificazione) e che numerose aziende si rifiutano di consegnare, temendo che le lavoratrici atipiche possano poi fare causa e chiedere l'assunzione. Sempre più i bambini e le mamme che rimangono quindi esclusi da un servizio pubblico quanto mai fondamentale per la famiglia, non solo come supporto logistico nella gestione della sempre più complicata giornata lavorativa di un nucleo familiare italiano medio, ma anche per l'importanza educativa e sociale che esso offre, o almeno dovrebbe. Del resto, è il regolamento stesso degli Asili Nidi (Deliberazione del Consiglio Comunale n. 45 del 25 marzo 1996) a ribadirne un ruolo fondamentale per la crescita dei bambini, finalizzato a favorire percorsi equilibrati di socializzazione che, alla luce dei profondi cambiamenti che hanno investito negli ultimi anni la società e le famiglie, aiutino "a superare ogni forma di difficoltà e ad acquisire le abilità, le conoscenze, e le dotazioni affettive e relazionali utili per costruirsi un'esperienza di vita ricca, originale ed armonica". Non ci sono quindi babysitter, seppur economiche (ad esempio le recenti tagesmutter promosse dal Comune) che reggano paragoni con l'attività svolta dalle educatrici e dalle insegnati nella realtà quotidiana della scuola d'infanzia, che pertanto dovrebbe essere accessibile a tutti, indiscriminatamente.
Ma quanti posti ci sono negli asili nidi italiani? C'è spazio solo per un bambino su 10, una tra le medie europee più basse, se si pensa che in Francia, ad esempio, trovano posto nei nidi 4 bambini su dieci. Il rapporto prevedrebbe una maestra ogni 6 bambini, ma è anche su questa proporzione che le rappresentanze sindacali delle insegnanti vorrebbero che si intervenisse, oltre che sulla necessità impellente di nuove assunzioni. In particolare, sarebbero duecento quelle avanzate ieri dalle manifestanti che, forzando un posto di blocco dei vigili, sono riuscite ad entrare in Consiglio comunale. Le stesse assunzioni che dovrebbero seguire a un vecchio concorso di 4 anni fa e le cui graduatorie ancora non sono state stilate, e dalla regolarizzazione di insegnanti e assistenti sociali, precarie da anni, il cui contratto scadrà a dicembre 2010. Di questo se ne occuperanno nei prossimi giorni, in una seduta congiunta, le commissioni di scuola e personale, mostrando quindi finalmente un segnale di apertura dato che, sino ad ieri, secondo Caterina Fida, rappresentante RdB per i nidi romani, non era arrivata nessuna risposta da parte dell'amministrazione comunale.


22 maggio 2009 - L'Arena

LAVORO. Procedura volontaria per l’azienda esposta con le banche per 11 milioni di euro
Finservice sceglie la liquidazione
I precari davanti ai cancelli: devono pagarci

Villafontana - Protesta di un centinaio di lavoratori coop e blocco dei cancelli alla Finservice spa, azienda con sede a Villafontana che offre servizi di logistica legati a prodotti editoriali. L’azienda è in liquidazione volontaria dal 28 aprile. L’esposizione bancaria per Finservice che conta un patrimonio netto di oltre un milione di euro, è di 11 milioni. Un crollo improvviso per l’azienda che gestiova il servizio di logistica della Mondadori Printing in via Montelungo a Verona dal novembre scorso acquisita al gruppo Pozzoni.
La Finservice nel 2007 aveva chiuso con un bilancio che non faceva presagire rischi di fallimento: il valore di produzione era 14.476.255 euro, con un risultato di esercizio di 363.345 euro e un utile netto di 24.593.
Ieri mattina a Villafontana il liquidatore Luigi Braga, ha tentato di trovare uno spiraglio per il riassorbimento dei 104 dipendenti ed evitare il rischio di fallimento, avviando una trattativa con alcuni possibili compratori. I nodi sono venuti al pettine con il blocco dell’entrata dell’azienda da parte di un centinaio di lavoratori precari, legati alle cooperative che gestivano in subappalto i servizi alla Mondadori Printing.
Già il 23 aprile 40 lavoratori e lavoratrici avevano bloccato l’entrata dello stabilimento Mondadori per chiedere il pagamento degli stipendi arretrati. In quell’occasione Roberto Andreetto, ad della Finservice, in una trattativa con Roberto Malesani, legale dell’Adl-Rdb, Associazione difesa lavoratori - Rappresentanti dei lavoratori, aveva fatto sì che ai lavoratori fossero dati 1.000 euro di acconto. «L’acconto è stato incassato», assicura Malesani, «ma i rimanenti 200mila euro che sarebbero dovuti andare a chiudere il contenzioso non erano coperti. Ora il rischio», afferma Malesani, «è che a essere tutelati siano solo i dipendenti e non i lavoratori delle cooperative legate a Finservice, che non godono degli stessi diritti».
Malesani, con una delegazione di lavoratori precari ha incontrato il liquidatore nel tentativo di equiparare la situazione dei precari a quella dei dipendenti. Fuori dai cancelli sono rimasti i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, bloccati dai precari in protesta. Una guerra tra poveri, è stata la constatazione dei sindacalisti, «Non è nostra intenzione tutelare solo una parte», hanno sottolineato, «anche ai dipendenti non sono stati assicurati negli ultimi mesi tutti gli stipendi».
Tra le ipotesi, «lo smembramento dell’azienda affidando parte dello stabile al consorzio San Luca». Braga, non smentisce e sottolinea che il solo stabile di Villafontana vale 12milioni di euro.
Nel pomeriggio i lavoratori delle coop hanno tolto il blocco davanti ai cancelli della Finservice quando è arrivata la notizia che oggi il Gruppo Pozzoni incontrerà Adl-Rdb per discutere dei pagamenti delle mensilità arretrate.

Dal Comune ombrelloni ai lavoratori
di Roberto Massagrande

Bovolone - Il primo segno di solidarietà ai dipendenti seduti sotto il sole davanti ai cancelli della Finservice è arrivato dal Comune di Bovolone non appena si è capito che il blocco spontaneo era destinato a protrarsi a oltranza. Seduti sull’asfalto alcune decine di operaie e operai, in rappresentanza dei dipendenti assunti da varie cooperative che fino a ieri avevano lavorato per la Finservice.
Di organizzato c’era ben poco, la rabbia è esplosa a fine mattinata, appena si è sparsa la voce che la società era in liquidazione e che gli assegni conservati in una cassetta di sicurezza, pari all’80% degli arretrati non potevano essere riscossi. Questa, la versione degli esponenti dell’Adl/cobas. Dopo gli ultimi tentativi una settantina di operai ha deciso il sit-in di protesta: «Di qui non ce ne andiamo finché non vedremo i nostri soldi, A casa intanto bollette, rate dei mutui e spese si accumulano».
Il viceprefetto Elio Faillaci commissario prefettizio, alla guida del Comune fino alle elezioni. Faillaci ha mandato a Villafontana i vigili urbani e ha fatto portare acqua e ombrelloni. «Sto tentando una mediazione», ha dichiarato Faillaci «che ha parlato con la direzione Finservice e le parti in causa per cercare una conciliazione.


22 maggio 2009 - Italia Informazione

Sciopero della fame per 600 infermieri all'Umberto I di Roma. Chiedono di essere messi in regola

Roma - Sciopero della fame a oltranza per i circa 600 infermieri esternalizzati del policlinico Umberto I di Roma. I lavoratori hanno occupato gia' da cinque giorni la sala direzionale della struttura capitolina e intendono portare avanti la loro protesta, anche dopo l'incontro di ieri con il presidente della Regione Piero Marrazzo e l'assessore al Lavoro del Lazio Alessandra Tibaldi, durante il quale e' stata promessa loro una regolarizzazione dell'impiego. Marrazzo - come riporta una nota della Regione - si e' impegnato a trovare una soluzione al problema attraverso l'adozione di atti amministrativi e l'apertura di un confronto politico con il Governo. "Questo puo' rappresentare sicuramente una buona intenzione - sottolineano i Cobas Sanita' universita' e ricerca, Cub-RdB Sanita' - ma noi non fermeremo la nostra lotta finche' non vedremo i primi fatti, anche perche' abbiamo assistito da piu' di tre anni a un passaggio continuo di responsabilita' tra Governo regionale e Governo nazionale. Lo urliamo ancora una volta: queste reinternalizzazioni determinano meno spesa, piu' qualita' per l'assistenza e un trattamento dignitoso per i lavoratori". "Siamo stati autorizzati dal manager dell'Umberto I, Ubaldo Montaguti - dice all'ADNKRONOS SALUTE Graziella Bastelli, caposala della Neuropsichiatria infantile e coordinatrice dei precari esternalizzati Cobas Sanita' - e facciamo i turni per il sit-in, dopo aver controllato le condizioni fisiche di tutti coloro che partecipano allo sciopero della fame. Questa situazione non riguarda solo noi, ma un totale di circa ottomila lavoratori in tutto il Lazio, duemila solo a Roma. All'Umberto I l'arrivo di infermieri dopo la chiusura dell'ospedale San Giacomo non e' stato sufficiente a coprire il bisogno di organico. Occorre assumere subito altro personale".


22 maggio 2009 - Rovigo Oggi

ROVIGO AMMINISTRAZIONE COMUNALE
Richiesti il rispetti dell'accordo sul salario integrativo e la stabilizzazione dei precari
Protesta dei 330 dipendenti, botta e risposta tra Avezzù e Merchiori
Il sindaco Merchiori precisa che è la Corte dei conti in questo momento a bloccare il fondo, ma la volontà è quella di rispettare i patti
di Elisa Barion

Rovigo - Immediate le repliche dopo il Consiglio comunale di Rovigo a dir poco "infuocato" di giovedì 21 maggio, agitato dalla protesta dei dipendenti comunali e dal dibattito tra maggioranza e opposizione. 330 dipendenti in protesta - Oggetto del dibattito dai toni furenti, il rispetto dell’accordo sul salario integrativo sottoscritto nel 2007 e rinnovato nel 2208, e la stabilizzazione del personale che figura ancora precario. Non sono disposti a concedere altro tempo all’amministrazione comunale, e, nelle loro richieste sono appoggiati dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Rdb. I 330 dipendenti in protesta hanno chiesto a gran voce che i 140 mila euro previsti dall’accordo sul fondo nel 2007, e rinnovati nel 2008, vengano urgentemente assegnati come integrazione alle retribuzioni, infastiditi dal fatto che, nonostante i dirigenti siano diminuiti passando in questi ultimi anni da 10 a 9, il fondo destinato a questi ultimi sia rimasto invariato. Minacciando lo sciopero, i dipendenti comunali hanno chiesto anche che i 23 precari loro colleghi siano stabilizzati. Avvallando la protesta, i consiglieri del Pdl in aula hanno accusato la giunta comunale di venire meno agli impegni assunti, che i soldi ci sono, soprattutto considerando l’aumento dei proventi derivanti dalle multe stradali: "Hanno fruttato più del 210%!" è stata la dichiarazione del consigliere Paolo Avezzù, ex sindaco di Rovigo. Immediata la replica in aula di Fausto Merchiori, sindaco dell’attuale amministrazione comunale: "La situazione dal punto di vista normativo non dipende dalla giunta. La distinzione che va fatta è tra le competenze politiche e quelle tecniche, ma c’è sempre stato rispetto per la dignità della persona". Merchiori ha, infatti, spiegato che è la Corte dei conti a bloccare "tecnicamente" la volontà della giunta di aumentare il fondo. Pdl: i fondi ci sono - Sulla protesta dei dipendenti comunali, è tornato a parlare Paolo Avezzù, consigliere comunale del Pdl, venerdì 22 maggio, ribadendo che l’amministrazione comunale i fondi necessari per assicurare i 140 mila euro del fondo integrativo li ha, e ciò emerge dal bilancio, il quale gode di maggiori trasferimenti correnti dallo Stato e dalla Regione, dall’aumento del 215% degli introiti dalle sanzioni stradali, che i revisori dei conti sottolineano come entrate straordinarie, di cui il 50% non è stato impiegato al miglioramento della sicurezza stradale. Inoltre, accusa la giunta di mancanza di progettualità, avendo essa ridotto gli incarichi esterni dei dipendenti, per effetto del decreto Brunetta, ma non avendo aumentato gli incarichi interni, e solo il 50% del budget destinato ai lavori pubblici è stato speso: "E non si finiscono nemmeno le opere ereditate dalla precedente amministrazione e già appaltate o finanziate" commenta l’ex sindaco di Rovigo. Infine punta il dito contro le percentuali delle spese correnti: in campo turistico gli investimenti risultano pari a 0%, nello sport solo il 2,35%, e nel campo dello sviluppo economico solo il 2,70%. Rilancia Flavio Mancin, consigliere del Pdl: "I lavoratori chiedono di sapere come stanno le cose. Dalla seduta del Consiglio comunale è emerso in modo evidente che tali fondi non verranno mai erogati. E’ il momento che siano rispettati". Il sindaco e l'assessore: troppe inesattezze, sempre rispettati gli accordi col personale - Segue, la replica del sindaco Fausto Merchiori e dell’assessore al personale Graziano Azzalin. "Ci sono state troppe inesattezze e un'alterazione profonda e sostanziale di ciò che l'amministrazione ha proposto e realizzato, al punto che la protesta va a sminuire l’intensa attività intrapresa nei confronti del personale". Merchiori assicura che il percorso di stabilizzazione dei 23 dipendenti precari avverrà nel pieno rispetto della legge, avendo finora utilizzato tutti i pertugi e gli spazi possibili. La modalità di stabilizzazione spetta però alla normativa centrale nazionale. "In merito alla richiesta avanzata in aula - prosegue Merchiori - non esiste da parte dell’amministrazione alcuna pendenza nei confronti del personale avendo sempre agito nel pieno riconoscimento delle sue funzioni. Per questo non accettiamo lezioni da chi nel giugno 2006 ha mandato a casa 40 lavoratori e che successivamente abbiamo faticosamente reintegrato". Ora gli sforzi dell’amministrazione sono volti a portare la Corte dei conti sulla stessa linea d’azione, volta a mantenere alto il livello di riconoscimento del salario accessorio nel 2008 e nella previsione del 2009, più alto rispetto ad altri comuni capoluogo, così come dimostra il piano accessorio che inquadra i dipendenti comunali in termini di produttività e posizionamento. Questo pur in presenza di una normatva nazionale, il decreto Brunetta, che chiede, non solo il non aumento il salario accessorio, ma anche la sua diminuzione. Gi fa eco Azzalin: "Il fondo non è stato decurtato. Peccato che queste situazioni finiscano sul tritacarne elettorale". I dati riportati da sindaco e vicesindaco attestano che dai 336 mila euro circa di incremento del 2004, si è passati ai circa 563 mila del 2008, mentre il fondo dei dirigenti è fermo da 3 anni, e l’incremento maggiore si è verificato negli anni di amministrazione Merchiori. Dagli oltre 405 mila euro del 2006 si è passati appunto agli oltre 563 mila del 2008.


22 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

Rovigo. STRISCIONI di protesta, bandiere...
di Maristella Carbonin

Rovigo - STRISCIONI di protesta, bandiere con i colori di tutte le sigle sindacali, delle Rsu e delle Rdb e una schiera di dipendenti comunali che, per una mattina, hanno deciso di incrociare le braccia. La protesta dei lavoratori di Palazzo Nodari, ieri, è arrivata direttamente in consiglio comunale, rumorosa e decisa. Il presidio dei dipendenti, infatti, ha interrotto praticamente sin dall'inizio i lavori dei consiglieri, per sbattere sul tavolo dell'amministrazione, ancora una volta, le questioni aperte che, ormai da tempo, i sindacati stanno portando avanti. Dall'incremento del fondo salario accessorio (140mila euro che riguardano il 2008) alla stabilizzazione dei 23 dipendenti che stanno ricoprendo posto, di fatto, in organico, con contratti a tempo determinato e della durata di tre anni. Toni accesi soprattutto da parte del portavoce delle Rsu, Fabio Raule, che ha preso il microfono, rivolto alla giunta e ai consiglieri, seguito poi dall'intervento di Francesco Malin (Cisl Fp), che ha parlato anche per i colleghi delle altre sigle sindacali: Romano Aio (Uil Fpl) e Giuseppe Franchi (Cgil Fp). «Questa amministrazione ha detto Raule continua a portare avanti una politica dei rinvii. Deve ancora essere definito il contratto decentrato del 2008, sia nell'entità delle risorse che nelle regole per distribuirle e non ci è ancora stato comunicato se verranno stabilizzati i 23 precari. Pare ha aggiunto Raule che questa amministrazione stia aspettando la data del 30 di giugno: allora il decreto Brunetta porrebbe fine definitivamente alla possibilità di stabilizzazione». Raule ha posto l'accento anche sulla questione della sicurezza: «Questa giunta è inadempiente ha detto : ad esempio a tutt'oggi non ci è presentato il documento unico di valutazione dei rischi. Perciò come Rsu stiamo pensando di invitare i lavoratori, se non ci verrà presentata questa carta, a sospendere l'attività lavorativa». Malin, della Cisl, ha sottolineato che come i lavoratori vivano con disagio il dilatarsi di questi tempi in merito alle scelte dell'ente: «E' necessaria ha osservato Malin una riorganizzazione dei servizi. Il personale non è qui soltanto per chiedere qualche soldo in più: ricordiamo che molti sondaggi hanno detto che siamo tra i primi comuni in Italia per efficenza, ma tra gli ultimi per quello che riguarda gli stipendi». A rincarare la dose Romano Aio, della Uil: «Ancora una volta questa si dimostra la giunta dei rinvii. Basta, è ora di arrivare a un momento in cui prendere una decisione.E' dal 2007 che chiediamo la riorganizzazione e forse avremmo già stabilizzato i 23 precari». Anche Giuseppe Franchi, della Cgil, chiede all'amministrazione di «mantenere l'impegno promesso. L'amministrazione ha sempre ribadito che la questione del personale, è una delle priorità della giunta, e, seppur in ritardo, mi auguro che mantengano l'impegno. Se non manterranno l'impegno di incrementare il fondo di produttività è evidente sintentizza il sindacalista che si aprirà una guerra molto calda. Noi riteniamo che non ci siano problemi di bilancio per aumentare questo fondo, ma che basti trovare soltanto la strada tecnica. E' questo non è un compito dei sindacati, ma dell'amministrazione». Quanto alla stabilizzazione dei precari, Franchi chiede alla giunta: «Volete chiudere la stabilizzazione in breve tempo? Visto che ciò non comporta inncrementi di spesa e la normativa consente di farlo, allora fatelo». Insomma, se la mattina, a tenere banco, sono stati i dipendenti comunali, il pomeriggio il consiglio comunale doveva riprendere con l'esame degli altri punti all'ordine del giorno, tra i quali uno davvero succoso. Uno dei quattro appuntamenti più importanti: l'approvazione del bilancio consuntivo del 2008. Peccato che, all'appello, mancasse il numero legale per procedere all'esame di questo punto. Troppe defezioni tra le file della maggioranza. Perciò dell'approvazione del consuntivo e degli altri punti all'ordine del giorno se ne parlerà questa mattina, visto che il consiglio torno a riunirsi. Toni critici da parte dei consiglieri del Pdl, tra i quali Paolo Avezzù e Flavio Mancin: «Per legge ha detto Mancin il consuntivo doveva essere approvato entro il 30 aprile. Siamo al 21 di maggio e cosa succede nei banchi della maggioranza? Manca il numero legale. Ok, non c'è alcuna sanzione per lo sforamento' die tempi, ma dopo 20 giorni è possibile che questa maggioranza non riesca ad avere 21 consiglieri in aula per approvare il consuntivo?».


22 maggio 2009 - Corriere del Veneto

Protestano 70 dipendenti di una cooperativa.
Tensione con alcuni sindacalisti, intervengono i carabinieri
«Senza stipendio da 4 mesi», presidio dei lavoratori

BOVOLONE – La loro protesta è iniziata con striscioni e lucchetti, ma in poche ore hanno iniziato ad allestire le tende perché hanno capito che la questione poteva richiedere tempi lunghi. Solo in serata hanno scelto di abbandonare il presidio, sperando in una soluzione che potrebbe arrivare già oggi. Ieri mattina una settantina di lavoratori dipendenti di cooperative che venivano gestiste dalla Finservice di Villa Fontana, a Bovolone, ha picchettato la sede dell’azienda per protestare contro lo stato di liquidazione decretato pochi giorni fa. A spalleggiare la loro iniziativa, il sindacato Adl Cobas che ha cercato di trovare un accordo con il liquidatore e i consulenti dell’azienda. «Solo mercoledì abbiamo saputo che la Finservice è in liquidazione dal 28 aprile, con un debito di svariati milioni di euro nei confronti delle banche. Sappiamo però che le richieste di lavoro da parte dei clienti ci sono ancora e non vogliamo che questi dipendenti siano lasciati a casa – hanno detto i sindacalisti - . Inoltre, dopo un’iniziativa simile fatta davanti ai cancelli della Mondadori Printing lo scorso 23 aprile, avevamo ottenuto dall’amministratore di Finservice, Roberto Andreetto, quattro assegni post-datati per una somma di circa 200mila euro, necessaria a saldare l’80% circa degli arretrati spettanti ai lavoratori. Ma adesso i conti bancari dell’azienda sono bloccati ed è impossibile riscuotere il denaro». Continuare a lavorare, senza vedere uno stipendio da oltre quattro mesi. Alla fine i dipendenti hanno perso la pazienza e ieri mattina alle 7,30 avevano già chiuso con i lucchetti i cancelli della ditta, impedendo l’accesso ai camion. Attimi di tensione, verso le 10.30, quando si sono presentati anche alcuni sindacalisti della Cgil che volevano entrare per prendere parte alla discussione tra Adl e liquidatore. «Voi qui non ci rappresentate » hanno gridato i lavoratori e sono dovuti intervenire i carabinieri per riportare la calma. Intanto all’interno, la discussione non sembrava portare alla tanto attesa fumata bianca. «Ci hanno detto che i soldi non ci sono e noi allora rimarremo qui con le tende e bloccheremo qualsiasi attività fino a quando non garantiranno il pagamento degli arretrati e la continuità di lavoro ». Questa la posizione del sindacato a metà pomeriggio. Poi, dopo lunghe trattative, è arrivata la decisione di revocare il blocco. «Domani (oggi ndr.) incontreremo la Mondadori per definire il pagamento degli arretrati e le eventuali modalità di reintegro lavorativo di quei dipendenti della Finservice che hanno lavorato per loro – ha detto il sindacato - . Inoltre ci hanno detto che ci sarebbe un consorzio pronto a rilevare alcuni settori della Finservice e a garantire un lavoro continuativo ai dipendenti. Ora non resta che ascoltare le proposte».(E.P.)

Trasporti
Sciopero Vela pochi disagi

VENEZIA — Servizio regolare, ieri, per le biglietterie Vela nonostante lo sciopero di Rdb Cub, il sindacato di base.
Secondo i dati dell'azienda sarebbero stati sette i bigliettai ad incrociare le braccia secondo Rdb almeno il doppio, con il 30 per cento delle adesioni.
Grossi disagi tuttavia non ce ne sono stati.


22 maggio 2009 - La Provincia di Varese

Tribunale. Comportamento antisindacale
Condannata Aviapartner Malpensa

MALPENSA - (s.ca.) Lavoro interinale, o precariato, e comportamenti antisindacali: nuova batosta per Aviapartner Malpensa la società di handling nuovamente punita dal tribunale di Busto Arsizio. Aviapartner è stata condannata per comportamento antisindacale dal tribunale civile di Busto che ha dato ragione alla Cub Trasporti: la società di handling non ha collaborato con la commissione elettorale per consentire l'elezione delle Rsu.
«niente elezioni»
Per i querelanti, l'azienda avrebbe cercato di ostacolare l'elezione, legittima per il giudice, di rappresentanti sindacali investiti della responsabilità di difendere i diritti dei lavoratori (precari per la maggior parte) in seno all'azienda stessa. Il decreto del giudice stigmatizza il comportamento dell'azienda e dà il via libera alle votazioni: forti della decisione del tribunale i dipendenti della handling saranno liberi di eleggere i loro rappresentanti sindacali. «Che ? spiegano dalla Cub Trasporti ? potranno rappresentare le problematiche dei lavoratori, a cominciare dai precari; ovvero da chi opera con un contratto a tempo determinato. E sono in molti?. Tre di questi, sempre ieri, hanno avuto soddisfazione. Due di loro, mai riassunti dall'azienda dopo numerosi contratti, sono stati reintegrati a tempo indeterminato. Ad un terzo, invece, è stata riconosciuta una indennità.
il precedente
Non è la prima volta che Aviapartner incappa in sentenze simili: il 18 febbraio un altro dipendente ?a scadenza? era stato reintegrato con sentenza del tribunale civile di Busto. E parecchie sono le missive di altrettanti dipendenti che accusano l'azienda di atteggiamenti antisindacali.


22 maggio 2009 - Il Gazzettino

Comune, la rivolta dei dipendenti
Chiedono i premi produttività pattuiti nel 2007 e non percepiti e un piano riorganizzativo
di Federica Broglio

Rovigo - Questa volta fanno sul serio e non hanno intenzione di concedere altro tempo. I dipendenti del Comune di Rovigo, sostenuti dalle Rsu e dalle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil, unitamente alla Rdb, hanno occupato per l’ennesima volta il consiglio comunale dopo un’assemblea a dir poco furente. Sono stanchi delle ennesime promesse, dicono, serve con urgenza una riorganizzazione del piano dell’organico e soprattutto il rispetto dell’accordo, siglato ancora nel 2007, per il fondo salario accessorio. Questione di soldi? Anche, ma non solo. Certo che però urta vedere che da qualche anno i dirigenti sono diminuiti di numero (da 10 a tempo pieno più uno a part time a 9) ma il loro fondo è rimasto invariato. I 140mila euro da distribuire invece su circa 330 dipendenti non ci sono. Il risultato è che dopo più di due anni di incontri, recriminazioni, proteste e non un euro in più in busta paga, i lavoratori danno l’ultimatum all’amministrazione. Anche a costo di metterla in ginocchio con uno sciopero. Alla faccia poi dei risultati di merito con cui il Comune risulta al secondo posto in Italia nella classifica del Sole 24 Ore come dipendenti più produttivi. «Bella gratificazione» sbotta il personale compatto «e poi dicono che siamo fannulloni!» È stato il rappresentante sindacale della Fp Cisl Francesco Malin a portare in consiglio le rivendicazioni della categoria: «Siamo stanchi di aspettare. Questa amministrazione nel 2007 ha firmato degli accordi e poi li ha confermati l’anno successivo. Non chiediamo solo soldi, ma una riorganizzazione complessiva dei servizi, perché ci sono alcuni uffici in difficoltà. Un nuovo piano potrebbe diventare anche l’occasione per una razionalizzazione dei costi, senza con questo penalizzare i lavoratori. È necessaria anche una rivisitazione dei criteri di assegnazione delle indennità». Insomma, esisterebbero delle indennità riconosciute anni prima per determinate mansioni che vengono mantenute anche se le posizioni del dipendente sono cambiate. Privilegi che vanno smantellati. «È vergognoso che questa amministrazione non risponda a quanto pattuito sulla produttività - afferma anche il segretario della Fp Cgil Giuseppe Franchi -, se si può pregiare dei risultati ottenuti a livello nazionale è grazie ai lavoratori che vanno premiati, se no si priva loro di quegli incentivi per il raggiungimento di servizi di qualità tanto richiesti. La politica del rimando è finita, oggi rischiamo lo scontro». Franchi poi ribadisce anche la necessità di stabilizzare quei 23 precari a cui è stata promessa la stabilizzazione, persone prima co.co.co e ora a tempo determinato il cui destino è appeso ora ad filo.Ci sono poi altri 6 dipendenti che attendono da anni la trasformazione da part time a tempo pieno. «Non dobbiamo creare nuova disoccupazione - continua Franchi - oggi tecnicamente la loro assunzione è pronta».
Più severa la Rdb, rappresentata da Fabio Raule: «Manca una programmazione sul futuro dell’ente e i dipendenti sono stanchi di queste pesanti ingiustizie. Ci troviamo di fronte a manager d’oro e lavoratori di latta. Si tratterebbe di riconoscere poco più di una social card che potrebbe dare ottimi risultati in termini motivazionali». Gli striscioni contro l’assessore al personale Graziano Azzalin dell’Rdb invece non sono piaciuti ai colleghi di Cgil, Cisl e Uil che si sono dissociati. «Questa non è una battaglia contro il sindaco o l’assessore, ma contro l’amministrazione tutta per difendere i nostri diritti».

Irregolari, ambulatorio presidiato
Una cinquantina di persone ha manifestato per il mantenimento della struttura
di Marco Michelin

Pordenone - Dal presidio di protesta all’annuncio di una manifestazione regionale da fare al più presto a Pordenone, passando per un incontro inevitabilmente dal valore simbolico con il direttore generale dell’azienda ospedaliera Paolo Saltari (poco propenso, com’era prevedibile, a rilasciare dichiarazioni). Si è mobilitato il fronte del "no" all’annuncio ufficiale di Ass 6 e Ospedale civile di chiudere l’ambulatorio del nosocomio cittadino riservato agli stranieri irregolari muniti della tessera Stp, quando il "pacchetto sicurezza" verrà approvato in Senato e il reato di clandestinità verrà così contemplato nel codice penale. Ad annunciare la mobilitazione in piazza, probabile data sabato 30 maggio, sono stati i rappresentanti del presidio a cui hanno preso parte nel pomeriggio di ieri davanti all'Ospedale una cinquantina di persone con cartelloni e mascherine (simboleggianti, a loro detta, del virus dilagante del razzismo). Iniziativa promossa da Rifondazione comunista, presente con il segretario provinciale Michele Negro, Pia Covre e sostenuta dall’ex assessore regionale Roberto Antonaz, Cgil, Rdb, associazione immigrati di Pordenone, Arci di Montereale.
«Vogliamo dar vita ad una manifestazione almeno di carattere regionale, perché la chiusura dell’ambulatorio pordenonese – ha sottolineato Negro - potrebbe essere "copiata" in altre realtà dello stesso genere attive in centri come Udine e Palmanova». Uno dei tasti più "caldi" toccati è stato quello della presunta pressione politica dietro la decisione annunciata mercoledì scorso. «Farò tutto il possibile per porre l’attenzione in consiglio regionale su questa vicenda scandalosa, chiedendo esplicitamente se ci sono state pressioni dietro questa scelta preventiva – ha promesso Antonaz. - Viviamo nella provincia che potrebbe diventare tra le più razziste d’Italia. La Lega si dimostra ancora una volta piccola con i grandi e grande con i piccoli».
Nell’incontro tra il direttore Saltari e una delegazione di manifestanti il dialogo, inevitabilmente, non è stato possibile. Il dirigente, infatti, si è limitato a ribadire come la decisione non sia stata presa da lui personalmente, ma sia il frutto di una analisi approfondita e comune, sottolineando che tutto il bailamme creatosi attorno alla questione abbia fatto solamente scappare quei pochi che usufruivano del servizio.

Padova. Torna la bella stagione e piazze...
di Marco Aldighieri

Padova - Torna la bella stagione e piazze e Ghetto si ripopolano di migliaia di studenti universitari. Il fenomeno dello spritz, mercoledì sera, è riesploso. I giovani, nonostante la città offra altri appuntamenti come il Prato della Valle e i giardini dietro il vecchio stadio "Appiani", preferiscono sempre il centro storico. Piazza delle Erbe è stata invasa da almeno tremila persone fino alle due di notte. Tra queste c’erano i no global, il banchetto della lista "Padova Rinasce" del candidato sindaco Massimiliano Pellizzari, gli studenti della manifestazione "Piazza Idea" la cui programmazione è stata ancora una volta negata dal Comune e, come sempre, sotto le volte di palazzo Moroni una decina di magrebini pronti a vendere "fumo" ai ragazzi. Nonostante il popolo dell’aperitivo si sia comportato quasi educatamente (non sono mancate le bottiglie di birra rotte, i rivoli di urina sui porta fiori e le cartacce sparse ovunque), dopo la mezzanotte vicino al volto della "Corda" si è registrata una rissa tra alcuni spacciatori nordafricani e un paio di italiani. «Devo ammettere - ha dichiarato il candidato sindaco Pellizzari - che gli studenti in piazza sono stati tranquilli. Mi dispiace solo che i ragazzi di "Piazza Idea" abbiano pensato che la loro manifestazione non sia andata in onda a causa della nostra presenza in piazza. Comunque - ha terminato Pellizzari - ho notato che i nostri cocktail analcolici sono piaciuti ai giovani». Intanto i Disobbedienti tramite degli striscioni hanno lanciato l’appuntamento del 23 maggio in via Cairoli. No global e Adl (associazione difesa lavoratori) scenderanno in strada in favore dei negozianti africani di questa stradina, sempre controllata dalle forze dell’ordine. Disobbedienti che hanno colto l’occasione per attaccare la giunta Zanonato. «Il Comune - ha detto Enrico Zulian del Cso Pedro - grazie ai soldi che incassa multando ogni nostra iniziativa in piazza delle Erbe, finanzia alcune associazioni della sinistra giovanili per organizzare delle manifestazioni in piazza. Progetti che però, come "Piazza Idea", vengono boicottati dalla stessa amministrazione comunale». Infine sul degrado delle piazze è intervenuto il "capo" dei baristi Federico Contin: «Bisogna che ogni bar si fornisca di buttafuori, solo così si potrà mantenere l’ordine e la sicurezza in centro storico».


21 maggio 2009 - Ansa

SANITÀ: UMBERTO I; REGIONE APRE CONFRONTO CON GOVERNO

(ANSA) - ROMA, 21 MAG - Il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, insieme all'Assessore al lavoro, Alessandra Tibaldi, e al Responsabile dell'Ufficio rapporti istituzionali del Vice Presidente, Giuseppe Aloia, ha incontrato una delegazione dei lavoratori e di Rdb/Cub, Cobas anche a seguito dello sciopero della fame iniziato al Policlinico Umberto I lunedì scorso da alcuni lavoratori esternalizzati, per affrontare la questione del precariato e dell'esternalizzazione dei servizi essenziali nella sanità. La Regione ha manifestato la volontà, già nei prossimi giorni, di porre la questione della reinternalizzazione e della stabilizzazione dei lavoratori precari interessati sia attraverso l'adozione di atti amministrativi, sia attraverso l'apertura di un confronto politico istituzionale con il Governo, il tutto al fine di garantire nel contempo, il risanamento economico, la dignità dei lavoratori e la qualità dell'assistenza.


21 maggio 2009 - Omniroma

UMBERTO I, REGIONE: CONFRONTO CON GOVERNO SU STABILIZZAZIONE

(OMNIROMA) Roma, 21 mag - Oggi, comunica la Regione, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, insieme all'assessore al lavoro, Alessandra Tibaldi, e al Responsabile dell'Ufficio rapporti istituzionali del vicepresidente, Giuseppe Aloia, ha incontrato una delegazione dei lavoratori e di Rdb/Cub, Cobas anche a seguito dello sciopero della fame iniziato al policlinico Umberto I lunedì scorso da alcuni lavoratori esternalizzati, per affrontare la questione del precariato e dell'esternalizzazione dei servizi essenziali nella sanità. La Regione «ha manifestato la volontà, già nei prossimi giorni, di porre la questione della reinternalizzazione e della stabilizzazione dei lavoratori precari interessati sia attraverso l'adozione di atti amministrativi, sia attraverso l'apertura di un confronto politico istituzionale con il Governo, il tutto al fine di garantire nel contempo, il risanamento economico, la dignità dei lavoratori e la qualità dell'assistenza».


21 maggio 2009 - Agi

GIUSTIZIA: RDB-CUB OTTIENE INCONTRO E LASCIA MINISTERO

(AGI) - Roma, 21 mag. - La delegazione della RdB-CUB Pubblico Impiego, che ieri, fin dalla mattina, era rimasta nella Sala Verde di Via Arenula, ha deciso ieri sera alle 23 di lasciare i locali a fronte di un impegno ad un incontro con il ministro della Giustizia Alfano entro la meta' del mese di luglio. E' quanto si legge in una nota, nella quale si sottolinea che la "RdB-CUB P.I., ritenendo che le modalita' di questa Amministrazione siano scarsamente attente alle istanze dei lavoratori giudiziari, vigilera' sull'impegno assunto e si dichiara pronta a riprendere ulteriori forti azioni di protesta qualora non venga dato seguito all'impegno".


21 maggio 2009 - Dire

SANITA'. MARRAZZO INCONTRA PRECARI: CONFRONTO CON GOVERNO
IN CORSO SCIOPERO DELLA FAME AL POLICLINICO UMBERTO I

(DIRE) Roma, 21 mag. - Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, insieme all'assessore al lavoro, Alessandra Tibaldi, e al Responsabile dell'Ufficio rapporti istituzionali del vice presidente, Giuseppe Aloia, ha incontrato oggi una delegazione dei lavoratori e di Rdb-Cub, Cobas anche a seguito dello sciopero della fame iniziato al Policlinico Umberto I lunedi' scorso da alcuni lavoratori esternalizzati, per affrontare la questione del precariato e dell'esternalizzazione dei servizi essenziali nella sanita'. La Regione -fa sapere una nota- "ha manifestato la volonta', gia' nei prossimi giorni, di porre la questione della reinternalizzazione e della stabilizzazione dei lavoratori precari interessati sia attraverso l'adozione di atti amministrativi, sia attraverso l'apertura di un confronto politico istituzionale con il Governo, il tutto al fine di garantire nel contempo, il risanamento economico, la dignita' dei lavoratori e la qualita' dell'assistenza".

ATC BOLOGNA. RESPINGE LE ACCUSE SU DETASSAZIONE E ACCORDO
FI: MANCA IL DIALOGO CON I SINDACATI; L'AZIENDA: NON E' COSI'

(DIRE) Bologna, 21 mag. - "Strano che un sindacato si rivolga a un consigliere, ricandidato, per una questione del genere". Lo dice Giuseppe D'Ambrosio (Sdl), durante la commissione consiliare chiesta dal consigliere comunale Lorenzo Tomassini (Fi-Pdl) per un confronto sulla legge 126/08, che consentirebbe di detassare maggiormente la busta paga dei dipendenti Atc, facendogli intascare qualche soldo in piu' a fine mese. E anche se il tema della commissione consiliare convocata oggi pomeriggio in Comune era la detassazione, inevitabilmente e' saltata fuori la questione dell'accordo separato sugli aumenti contrattuali, siglato la scorsa settimana, senza le firme di Uiltrasporti e Rdb, decise a portare avanti la loro battaglia. Per Tomassini, i due temi sono le facce della stessa medaglia. Il nodo sarebbe "l'impermeabilita'" al confronto con i sindacati dell'Atc, "azienda partecipata dal Comune" ricorda Tomassini. Per questo chiede ad Atc "perche' non si e' instaurato un corretto clima di dialogo e trasparenza?". Atc rigetta ogni accusa con Massimo Monti, responsabile del personale. Sul fronte degli sgravi sottolinea che "oltre alle voci gia' detassate (che hanno portato a un beneficio di oltre cinque milioni di euro distribuiti su circa 1.500 dipendenti), si stanno valutando le richieste fatte dai sindacati per vedere se e' possibile farne ulteriori" che in ogni caso, per l'Atc, "porterebbero a un beneficio per 1.500 lavoratori non superiore ai 25 euro a semestre". Quanto all'accordo separato, l'Atc sostiene che sono state Uiltrasporti e Rdb a lasciare il tavolo delle trattative, aggiungendo che "non si capisce dove sia la mancanza di dialogo considerando che l'azienda ha preso parte agli oltre 50 incontri a cui sono state invitate tutte le sette principali sigle sindacali". E D'Ambosio incalza: "Sono Uil e Rdb che hanno scelto di lasciarci nei momenti cruciali della trattativa". Ma la Uil e' decisa a proseguire la battaglia contro l'Atc: "Valuteremo se ci sono i termini per un ricorso per comportamento antisindacale".

Correzione agenzia precedente

(DIRE) Bologna, 21 mag. - Atc rigetta ogni accusa con Massimo Monti, responsabile del personale. Sul fronte degli sgravi sottolinea che "oltre alle voci gia' detassate (che hanno portato a un beneficio su oltre cinque milioni di euro su base annua (RIPETIZIONE CORRETTA: a un beneficio su oltre cinque milioni di euro su base annua) distribuiti su circa 1.500 dipendenti), si stanno valutando le richieste fatte dai sindacati per vedere se e' possibile farne ulteriori" che in ogni caso, per l'Atc, "porterebbero a un beneficio per 1.500 lavoratori non superiore ai 25 euro a semestre". Quanto all'accordo separato, l'Atc ha preso atto (RIPETIZIONE CORRETTA: ha preso atto) che sono state Uiltrasporti e Rdb a lasciare il tavolo delle trattative, aggiungendo che "non si capisce dove sia la mancanza di dialogo considerando che l'azienda ha preso parte agli oltre 50 incontri a cui sono state invitate tutte le sette principali sigle sindacali". E D'Ambosio incalza: "Sono Uil e Rdb che hanno scelto di lasciarci nei momenti cruciali della trattativa". Ma la Uil e' decisa a proseguire la battaglia contro l'Atc: "Valuteremo se ci sono i termini per un ricorso per comportamento antisindacale".

ATC BOLOGNA. I SINDACATI DELL'ACCORDO: E' MIGLIORATIVO
CGIL, CISL, UGL, SDL E FAISA DIFENDONO L'INTESA PER AUMENTO PAGHE

(DIRE) Bologna, 21 mag. - Filt-Cigl, Fit-Cisl, Ugl, Sdl e Faisa-Cisal rappresentano (insieme) 950 dei 1.850 dipendenti dell'Atc di Bologna e "si sono assunte la responsabilita' di concludere un'ipotesi di accordo che consente ai lavoratori di migliorare le proprie condizioni di lavoro e i relativi trattamenti". Le cinque sigle che, dopo 15 mesi di trattativa, hanno impresso la svolta alla vertenza sul contratto integrativo all'Atc, difendono cosi' la loro scelta dalle accuse di Uil ed Rdb. E rigettano la tesi dei mini-aumenti e dell'intesa che renderebbe la vita piu' difficile ai dipendenti. Ad esempio, dicendo, che gli aumenti salariali (300 euro nel 2009 piu' una tantum da 250 euro il prossimo luglio uguale per tutti) se sommati a quelli ottenuti dal contratto nazionale (1.080 euro piu' una tantum da 60 euro a giugno) fanno arrivare in tasca ai lavoratori "una sorta di quindicesima", una mensilita' in piu'. Poi ci sono i 30 euro in piu' nell'indennita' dei turni disagiati a part time e full time. E ancora: per i nuovi assunti si arrotonda l'assengno parequativo stabilito dal contratto nazionale (da 18 a 25 euro mensili e per 14 mesi), mentre con il capitolo sul part time "si salva l'impostazione del sistema dei turni presente in Atc dagli anni '90 che, in base al servizio richiesto, distribuisce piu' equamente i turni cosiddetti disagiati che riguardano prevalentemente il personale a tempo pieno". Il numero dei turni disagiati cala dai 100 attuali a 12 e, al tempo stesso, si supera, sempre per il part time, la discrepanza con il contratto nazionale. Infine, le cinque sigle ricordano che tutte le conquiste sono state ottenute "senza nessuno scambio sulla prestazione", cioe' senza modificare gli attuali orari di lavoro.


21 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

«Accordo segreto: sciopereremo il primo giugno»
UIL E RDB TRASPORTI

Bologna - UIL TRASPORTI e Cub-Rdb hanno proclamato uno sciopero di quattro ore per lunedì primo giugno (11-15 personale movimento urbano ed extraurbano; operai, impiegati e sosta le ultime quattro ore del turno). I due sindacati, che accusano l'Atc di averli «esclusi da una trattativa che segretamente è stata condotta solo con le altre sigle sindacali», evidenziano inoltre che «siamo di fronte ad un comportamento palesemente antisindacale sul quale ci riserviamo di adire alle vie legalei». «L'accordo del 15 maggio proseguono i sindacalisti ha prodotto un'ipotesi distante anni luce dalla piattaforma presentata unitariamente non più tardi di 2 mesi fa , che prevedeva un aumento del salario accessorio di mille euro, mentre l'accordo prevede 250 euro annui, e solo per chi ha una lunga anzianità di servizio e non fa assenze durante l'anno. Una elemosina data da chi ha dichiarato pubblicamente 1,7 milioni di euro di attivo di bilancio!». E' definito, infine, «una forzatura, questo accordo segreto, che sembra pesantemente condizionato dalla campagna elettorale con l'obiettivo di togliere le castagne dal fuoco al prossimo sindaco».


21 maggio 2009 - Il Giorno

Ospedale civile. Fatto l'accordo sui premi
LA VERTENZA

LEGNANO - ALLARME rientrato. Nel pomeriggio di oggi era previsto un presidio in ospedale organizzato dalle Rappresentanze di base (Rdb): obiettivo l'erogazione delle «rar», le risorse aggiuntive regionali distribuite per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Martedì sembrava che la direzione ospedaliera volesse bloccare l'accordo raggiunto con Uil, Rdb, Sdl (Sindacato dei lavoratori) e Fsi (Federazione sindacale italiana). In realtà, lo stesso direttore generale, Carla Dotti, si era detta «molto contenta dell'incontro con i sindacati: tutti i lavoratori del comparto sanitario e amministrativo riceveranno con lo stipendio di maggio anche il saldo delle rar». Ma Cgil e Cisl, che volutamente avevano disertato l'incontro, ammonivano: «Facciamo presente che su 42 rsu, i presenti all'accordo erano meno di 10. Questa minoranza ha siglato un accordo che avvantaggia alcuni, ma non tutti». In ospedale c'era pessimismo: la direzione, stante la posizione di Cgil e Cisl, ha deciso di sospendere le rar. Ieri mattina la svolta: «Avremo questi soldi, il direttore generale non si è fatto intimorire», afferma un infermiere. A quanto ammontano le rar? «Da 300 a 500 euro» dice Alfio Bennardo (Uil).(S.V.)


21 maggio 2009 - Comunicato Stampa USI RdB Ricerca

RICERCA: I PRECARI ISPRA VERSO IL LICENZIAMENTO SI LEGANO AI TORNELLI. L’ENTE IMPONE AI DIRIGENTI DI SOSTITUIRLI DAL 1° LUGLIO PROSSIMO

Mentre i precari lavavano i vetri davanti al Ministero ieri, ISPRA comunicava a tutti i dirigenti di "sostituire" i precari dal primo luglio 2009. In sostanza un licenziamento. Più di 200 lavoratori di alta professionalità licenziati dai provvedimenti del Ministro Brunetta e dall’immobilismo del Ministro Prestigiacomo. La crisi il governo la fa pagare ai precari della ricerca.
"Nell’incontro di ieri al Ministero, in contemporanea con il presidio dei precari dell’ISPRA, solo USI RdB Ricerca aveva sottolineato il grave stato di abbandono della ricerca pubblica ambientale e la conseguenza più ovvia il licenziamento dei precari. Proprio in quel momento, l’Ente inviava una circolare in cui impone ai dirigenti di provvedere alla sostituzione dal 1 luglio dei precari "falsi" co.co.co. (in quanto, in realtà, subordinati a tutti gli effetti come la stessa circolare dimostra)" dichiara Claudio Argentini della Segreteria Nazionale USI RdB Ricerca. "Da mesi i precari organizzati dal nostro sindacato sono in lotta perché questo epilogo era annunciato. Ecco come questo governo attua i risparmi, invece di recuperare l’evasione fiscale licenzia chi controlla la qualità dell’ambiente. Tremonti taglia, Brunetta norma, la Prestigiacomo fa finta di niente e la crisi la pagano i precari"."La nostra risposta non si è fatta attendere da stamattina 2 dirigenti sindacali precari dell’USI RdB Ricerca si sono legate ai tornelli. Vogliamo il ritiro della circolare e il provvedimento di prolungamento dei contratti. La lotta sarà ad oltranza dentro e fuori ISPRA e i cittadini sappiano che questo governo licenzia. Altro che lotta alla crisi" conclude il sindacalista.

Precari della Ricerca: le dirigenti sindacali precarie USI RdB RIcerca si "sciolgono" dalle catene. Convocati per lunedì della prossima settimana

"Dopo l'interlocuzione con la struttura commissariale e la convocazione per lunedì prossimo abbiamo deciso di far sciogliere le nostre dirigenti dall'incatenamento" dichiara Claudio Argentini dell'USI RdB RIcerca "decideremo a seconda dell'andamento dell'incontro le modalità delle mobilitazioni". "Sia chiaro" continua il sindacalista "che una soluzione per non licenziare i precari al 30 giugno 2009 deve essere trovata. Tutti i problemi nascono dalla legge 133, forse è ora che i Ministri interessati dal fenomeno del precariato emendino la norma e ricominicino con le stabilizzazioni". "Per conto nostro continueremo a lottare fino a che il precariato non sia eliminato, attraverso le assunzioni a tempo indeterminato!" conclude Argentini.


21 maggio 2009 - La Repubblica

Bologna. Accordo separato per il contratto Atc...

Bologna - Accordo separato per il contratto Atc. Da una parte Cgil, Cisl, Faisa, Ugl e Sdl che venerdì hanno firmato il nuovo accordo con l´azienda. Dall´altra Rdb e Uil che accusano i colleghi di scarsa trasparenza e di aver svenduto la trattativa. Così, convinti di avere dalla loro parte la maggioranza dei lavoratori Atc, i due sindacati esclusi dalla firma proclamano uno sciopero il primo di giugno a cinque giorni dalle elezioni. Secondo Rdb e Uil, l´accordo fa tornare indietro di venti anni gli autisti. Il cuore del problema parte dai nuovi assunti (600 negli ultimi tempi) per i quali si mantiene l´iniziale livello di 70 riposi annui anziché 90 e transita per i lavoratori part time per i quali il contratto nazionale prevede un servizio da svolgere in un´unica tornata, mentre Atc lo spezzetta usando questi autisti nelle ore di punta. Ora i dipendenti part time avranno orari meno frammentati, ma, secondo Rdb-Uil, a spese dell´altro personale che sarà costretto a turni di guida di 4 ore e 15 minuti sul finale del servizio anziché 3 ore e 25 minuti.

Contrari Uil e Rdb che sciopereranno l´1 giugno Verrà sostituito l´apparato centrale. Il fermo totale dalle 22.30 di sabato alle 15 di domenica
Nuovo "cervellone" in stazione. 30 ore di stop al traffico ferroviario
Atc, accordo separato firmano solo Cgil e Cisl
di ALESSANDRO CORI

Bologna - Entra in funzione il nuovo "cervellone" della stazione centrale e per due giorni i viaggiatori saranno "sacrificati" sull´altare della tecnologia. Il nodo bolognese verrà infatti chiuso progressivamente, per la prima volta nella sua storia, a partire dalle 9 di questo sabato, fino alle 15 del giorno dopo per l´avvio del nuovo sistema computerizzato che gestirà tutto il traffico ferroviario. L´Apparato centrale computerizzato (Acc), realizzato da Rfi e Italferr (gruppo Fs) con un investimento da 90 milioni, manderà in pensione Aceli, cioè l´apparato centrale elettrico a leve per itinerari, che dal 1952 ha regolato il traffico bolognese.
L´Acc, spiegano Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rfi e Orazio Jacono, direttore del comparto bolognese, permetterà una maggiore rapidità nelle operazioni di ingresso e uscita dei treni da Bologna. Oltre all´innovazione, assicura Elia, gli investimenti del gruppo Fs vanno a incrementare anche il livello di sicurezza. Il sistema è infatti in grado di trasmettere informazioni a bordo e di bloccare il treno in caso di necessità. «Siamo la rete più sicura in Europa - dice Elia - lavoriamo perché non si ripetano disastri». Come quello di Crevalcore. Insomma, a sentire i dirigenti di Rfi, il prossimo sarà un week-end «storico».
Da ora in poi i comandi che permetteranno il movimento dei treni saranno effettuati dagli operatori attraverso un´interfaccia di comando non più di tipo elettromeccanico, ma regolata da un sofisticato software. A regime, il nuovo sistema sarà in grado di smistare 1.200 treni al giorno, rispetto ai 600 attuali: due le sale di controllo gemelle, di cui una dedicata all´alta velocità, quattro per turno i tecnici specializzati al lavoro. Il sistema consentirà anche prevenire i guasti riducendo i tempi di intervento.
Per permettere al nuovo "cervellone" di prendere le redini del comando, nel week-end ci saranno importanti modifiche nella circolazione dei treni. E´ stato calcolato un 15% di cancellazioni, mentre tutti i convogli potranno subire un ritardo medio tra i 10 e 15 minuti. I treni saranno dirottati in cinque stazioni periferiche: Casalecchio Garibaldi, che sarà la fermata per le linee verso Porretta e Vignola; Bologna San Vitale, per la direzione Portomaggiore; Bologna Arcoveggio, che servirà i collegamenti regionali con Verona e Venezia; Bologna San Ruffillo, per i regionali da e verso Prato e per i treni a media e lunga percorrenza sulla direttrice Milano-Roma; Bologna Corticella, per i treni a media e lunga percorrenza sulla direttrice Venezia-Roma; la stazione di San Lazzaro, che servirà la linea Milano-Ancona. I viaggiatori, che sul biglietto troveranno scritta la nuova stazione di partenza o arrivo, avranno a disposizione servizi di assistenza in tutte le stazioni, anche in quella chiusa (informazioni al numero verde 800.892021 e sul sito di Fs). Navette saranno predisposte da Fs e Atc per i collegamenti con i vari scali. La chiusura della stazione sarà progressiva. Si comincia alle 9 di sabato, con l´interruzione del traffico nei piazzali Est e Ovest. Alle 13 verranno fermati i binari dal 7 all´11, mentre alle 22.30 scatta la chiusura totale.


21 maggio 2009 - Corriere del Mezzogiorno

Il caso Il 13 giugno in città manifestanti da tutta Italia
G8 sull’economia, Pellegrino ai no global «Niente disordini»
Appello del presidente della Provincia
di Salvatore Avitabile

LECCE — Gli anti-G8 sull’economia organizzeranno il 12 e 13 giugno a Lecce un controvertice con un convegno ed una manifestazione nazionale. Oggi i rappresentanti del comitato illustreranno le prime iniziative ma, anche alla luce degli scontri avvenuti in queste ore al G8 dei rettori a Torino, gli inquirenti temono che tra i manifestanti pacifici possano infiltrarsi anarchici e contestatori violenti. A Lecce c’è già la massima allerta, le manifestazioni violente di protesta contro il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, e i suoi omologhi europei non saranno tollerate. E ieri il presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, si è augurato che il 12 e 13 giugno a Lecce non ci siano disordini. «Voglio augurarmi che lo svolgimento del G8 avvenga con modalità il più possibile ordinate e serene, poichè si tratterà di un momento importante di promozione di Lecce », ha spiegato Pellegrino. Che ha aggiunto: «Naturalmente una buona accoglienza degli importanti ospiti non comporta di necessità una soppressione del diritto ad una critica, che potrà manifestarsi anch’essa in forme ordinate e civili e che personalmente trovo del tutto condivisibile. Non vi è dubbio, infatti che molti degli illustri ospiti partecipino di una responsabilità nella determinazione della grave crisi economica, che attanaglia il mondo e che ha dimostrato con la drammatica evidenza dei fatti i limiti di una globalizzazione economica affidata all’esclusivo potere regolatore del mercato». Ha poi concluso: «Mi sembrano indiscutibili le responsabilità quanto meno per la mancata previsione di quanto è avvenuto, se è vero, come è vero che ancora nella primavera estate del 2008 le preoccupazioni delle maggiori autorità finanziarie e monetarie mondiali ed europee erano ispirate soltanto al contenimento del tasso di inflazione. Peraltro mi sembrano evidenti le ragioni per cui manifestazioni di critica, per quanto ordinate e civili non possano essere ospitate in luoghi di proprietà della Provincia per il ruolo istituzionale che la stessa riveste ». Il coordinamento regionale NoG8 ha annunciato manifestazioni in piazza. «Nei giorni del vertice di Lecce saremo nelle piazze e nelle strade per discutere della crisi globale, per dare la voce a esperienze di riflessione critica e a quelle realtà che, con progetti innovativi, stanno sperimentando modelli economici e sociali diversi e alternativi a quelli, disastrosi, delle politiche economiche delle grandi potenze», hanno spiegato in una nota.
Le adesioni
Al comitato NoG8 hanno già aderito associazioni e partiti tra cui Uisp Puglia, Arci Lecce, Cgil Lecce, associazione Libera Puglia; Zei Lecce; Cobas Puglia, Slai Cobas Taranto, Rifondazione, Movimento per la Sinistra, Sinistra Critica, Sinistra Democratica, Pdci, lternativa Comunista Puglia, Studenti in lotta, Proletari comunisti, Rete 28 aprile Cgil Brindisi, RdB/Cub coord. Nazionale, Forum pugliese per l’acqua, Medicina Democratica Brindisi; Salento No War, Fair, Popoli e culture, Runi-Runi di Mesagne, Missionari Comboniani, associazione Salva, CicloAmici Lecce, Meticcia, Wilpf Italia, Awmr Italia, Lecce Città plurale, Commercio Equo e Solidale Lecce, Iqbal Masiq Lecce, Verdi Ambiente e Società Brindisi, Udu Lecce e Bari, Uds Bari, Zona Franka 2.0 e Fondo Verri Lecce.


21 maggio 2009 - La Nuova Venezia

INDETTO DAI COBAS
Oggi sciopero delle biglietterie Vela e Actv

Venezia - Sciopero dei dipendenti Ve.La. delle biglietteri oggi indetto dal Cub Trasporti Veneto. L’astensione dal lavoro è prevista nelle ultime tre ore di turno di ogni lavoratore. In un comunicato si legge che «Vela ha presentato i turni estivi dai quali emerge la volontà di chiudere 4 biglietterie, di ridurre i turni e quindi di taglioare posti di lavoro anzichè togliere le convenzioni ai privati».
Cgil, Cisl e Uil, invece, «nonostante l’irresponsabile atteggiamento della posizione aziendale» hanno chiesto un tavolo di confronto a Vela e Actv e solo se la risposta sarà negativa intensificheranno la protesta. Così, per ora hanno dichiarato lo stato di agitazione.


21 maggio 2009 - Tempo Stretto

"Ponte e trasporti". Cosa cambierebbe con la realizzazione di questa grande opera?
Giorno 27 Maggio 2009 se ne discuterà in un incontro organizzato da CUB e Cobas

Messina - "Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente" frase celebre proclamata dal Ministro dei Lavori Pubblici Giuseppe Zanardelli nell’ormai lontano 1876. Da allora non sono mancate le occasioni per parlare del Ponte sullo Stretto e ogni qual volta è successo non si è potuto che constatare che la città è molto divisa sull’ attuazione di quest’opera. Ed è normale che sia così, vista l’enorme portata che questa impresa comporterebbe per Messina. I favorevoli sottolineano l’enormità dei benefici di cui godrebbe il territorio, non solo siciliano ma dell’intero Sud d’ Italia, ultima speranza per provare a risollevare il meridione non solo grazie al Ponte ma a tutte le opere che questa realizzazione provocherebbe. D’altro canto i contrari fanno riferimento ad altre tematiche, come:la salvaguardia dell’ambiente, la reale fattibilità tecnica dell’opera, le osservazioni sul fatto che l’economia potrebbe svilupparsi in tanti modi che non passino inevitabilmente solo dal Ponte. Mercoledì 27 Maggio 2009, presso la Casamatta della sinistra in via S. Paolo dei Disciplinanti, la CUB ( Confederazione Unitaria di Base) e la Confederazione Cobas organizzano un dibattito pubblico sul tema "Ponte e trasporti" nel quale interverranno Pippo Gurrieri, coordinatore regionale CUB Trasporti; Francesco Urdì, responsabile CUB trasporti ATM Messina; Renato Franzitta, Confederazione COBAS Sicilia; Carlo Cataldi, Cobas Trasporti Palermo; un rappresentante della rete No Ponte. Il punto cruciale dell’incontro sarà capire quali sono le vere esigenze del trasporto in Sicilia, che secondo gli organizzatori non passano dalla costruzione di una grande opera come il Ponte ma da altre infrastrutture ritenute più utili, meno dannose per l’ambiente e con risvolti occupazionali più forti. In particolar modo le problematiche relative alla rete ferroviaria in Sicilia e dei trasporti marittimi sono un nodo cruciale da affrontare ascoltando qualsiasi tipo di proposta costruttiva.


18 maggio 2009 - Omniroma

ASILI NIDO, MAMME NONNI E BIMBI IN CORTEO: NO RIDUZIONE PERSONALE

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - Una nuvola di palloncini colorati, bandiere dell'Rdb Cub e tanti striscioni: la protesta dei lavoratori dei nidi comunali, genitori, bambini e qualche nonno è partita da piazza Bocca del Verità, diretta a piazza S. Marco. «Questo sciopero - ha detto Caterina Fida dell'Rdb Cub pubblico impiego - è per protestare contro l'assessore capitolino Laura Marsilio che non mantiene le promesse e che non reintegra l'organico nei nidi comunali. In base all'accordo del novembre 2006 - ha continuato - sono state ridotte le unità: 2 persone a nido. In totale, nella rete dei 191 nidi comunali abbiamo perso circa 400 persone. In queste condizioni non riusciamo a sviluppare i progetti educativi ed il rapporto 1 educatore a 6 bambini è quotidianamente sforato, arrivando ad un rapporto 1 a 12 o 1 a 15». Tra le motivazioni della mobilitazione anche «la privatizzazione che sta portando avanti l'amministrazione comunale, - ha continuato Fida - perché è evidente la manovra che stanno conducendo: in pochi anni i nidi privati convenzionati sono passati da 40 a 196, superando anche quelli comunali». Tra gli striscioni esibiti: «Comune di Roma e il peggioramento dei servizi, due facce della stessa medaglia». E ancora «Vendesi nidi e materne comunali. Le casse comunali non trovano soldi per i supplenti ma danno ai privati 627 mila euro all'anno per ogni nido», «no alla privatizzazione, dai nidi alle università, la scuola pubblica non si arrenderà». Al corteo, formato da circa un centinaio di persone, hanno partecipato anche i precari dei nidi comunali. «Educatrici precarie nido in attesa di giudizio. A quando la data del corso-concorso?» si legge sullo striscione che hanno esibito. Tra palloncini e slogan di protesta anche alcuni cori, come la versione riadattata della nota canzone «Grazie Roma», trasformata per l'occasione in «Grazie Laura» e «dedicata» all'assessore capitolino alla Scuola, «che ci toglie il respiro e ce parla de tagli», recita in romanesco il testo della canzone.

MUNICIPIO XVI, STERI: «50% ASILI SONO COMPLETAMENTE CHIUSI»

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Nel Municipio XVI alta l'adesione allo sciopero del personale educativo degli asili nido, indetto da Rdb-Cub. Cinque asili su dieci sono completamente chiusi, gli altri stanno 'lavorandò a regime ridotto con pochissime educatrici e bambini». Lo dichiara, in un comunicato stampa, Valentina Steri, assessore alla scuola del Municipio XVI. «La grande adesione allo sciopero dimostra come la situazione nei nidi abbia oramai superato, da tempo, la soglia della tollerabilità. La politica dei tagli agli organici -prosegue Steri - unita all'esaurimento delle graduatorie del personale supplente sta producendo un'emergenza quotidiana nelle strutture. Il personale educativo lavora in condizioni indicibili e i fuori rapporto sono sempre più preoccupanti. Ma il Comune di Roma, nonostante la denuncia continua del Municipio XVI, agli Assessori Marsilio, Cavallari e al Sindaco, è completamente assente e gli Assessori competenti disinteressati ai disagi che migliaia di famiglie e di bambini di questa città vivono ogni giorno». «D'altronde - conclude Steri - se per l'assessore al personale Cavallari, lo sciopero di oggi è 'assolutamente ingiustificatò capiamo bene le ragioni per cui oggi ci troviamo a fronteggiare una situazione di emergenza».

ASILI NIDO, TENSIONE IN CONSIGLIO PER IRRUZIONE EDUCATRICI

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - Un gruppo di educatrici di asili nido, in protesta da oggi, ha forzato il blocco della polizia municipale e si è riversato in aula Giulio Cesare dove è in corso la seduta di consiglio comunale. Momenti di tensione quando alcune educatrici, nel tentativo di entrare in aula consiliare dalla porta sul retro, sono state bloccate e poi strattonate dai vigili urbani che volevano impedirne l'accesso. «Marsilio, Marsilio, Marsilio!», hanno gridato le educatrici chiedendo di parlare con l'assessore capitolino alla Scuola Laura Marsilio. Mentre Stefano Betti, rappresentante dell'Rdb, irrompendo anche lui in aula Giulio Cesare, ha spinto una transenna facendola cadere e ha gridato: «dovete ascoltarci».

ASILI NIDO, CATARCI: «SOSTEGNO A PERSONALE COMUNALE IN SCIOPERO»

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Mentre si continuano a lanciare accuse di assenteismo verso i dipendenti capitolini, in particolare verso le educatrici dei nidi, il concorso per l'assunzione di 150 di loro si trascina da oltre 4 anni non è ancora stata stilata la graduatoria per le assunzioni, che permetterebbe anche di aumentare la disponibilità delle supplenti. Ancora, ad oggi, non si è provveduto a definire la stabilizzazione di quel precariato storico del settore educativo e scolastico. Se gli assessori preposti avessero provveduto al disbrigo delle procedure burocratiche, di processi già avviati da un pezzo, non si assisterebbe a nessuna chiusura anticipata dei nidi. Bene fanno le rappresentanze di Base a mobilitarsi, il 18 maggio, proprio per la categorie delle lavoratrici degli asili nido, con lo sciopero di tutto il settore». Lo afferma, in una nota, Andrea Catarci, presidente del Municipio XI. «Preoccupano, poi, le dichiarazioni della Giunta sul fatto che nel Comune di Roma siano rimasti in servizio 'solò 93 precari da stabilizzare - prosegue Catarci -. Il numero del personale con contratto a termine è ben maggiore. Ci sono circa 500 vigili urbani con contratto in scadenza a fine 2009, stessa sorte per 33 impiegati provenienti da graduatorie concorsuali della Provincia e della Regione. Le assistenti sociali precarie, che ormai lavorano da più di 5 anni al Comune, sono quasi 100 e il loro contratto scadrà a dicembre 2010, come gli oltre 150 impiegati amministrativi e tecnici dispiegati su Municipi e Dipartimenti. A questi numeri vanno aggiunte le centinaia di precarie della scuola e degli asili nido» «Appare assurdo che, a distanza di un anno e mezzo dalla Deliberazione 88 del 2008 (Piano Assunzionale) non si stia procedendo con tempestività ad assumere le oltre 1.500 persone previste per il 2009 e che non sia stato ancora avviato un confronto con il Governo Nazionale al fine di stabilizzare i circa 1.000 precari storici che alla scadenza dei contratti potrebbero ritrovarsi disoccupati. Da un lato si garantirebbe un posto di lavoro stabile per circa 2.500 e dall'altro si garantirebbero l'erogazione di servizi essenziali per la cittadinanza. Se, infine, corrisponde al vero quanto dichiarato dall'Assessore al personale, sull'assunzione entro i primi di giugno di 200 istruttori amministrativi - conclude Catarci - , questo non fa che confermare il fatto che è possibile assumere e che quindi si può dare seguito all'intero piano assunzionale: 68 assistenti sociali, 600 vigili urbani, 150 educatrici, 53 geometri, nonché gli ulteriori 200 istruttori amministrativi».

ASILI NIDO, MARRONI (PD): «GIUNTA AFFAMA CHI HA NECESSITÀ POSTI»

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «La protesta negli asili nido evidenzia ancora una volta l'immobilismo dell'amministrazione Capitolina. Il sindaco 7 mesi fa ebbe a dire che 'a Roma c'è fame e sete di posti di asili nidò oggi al contrario potremmo dire che la giunta di destra dopo un anno 'affama e asseta i chi ha necessità di posti in asilo nidò. In campagna elettorale Alemanno aveva promesso 10 mila nuovi posti disponibili negli asili nido, ma dopo le promesse restano i problemi». Così in una nota il capogruppo del Pd in Campidoglio Umberto Marroni. «Dopo un anno, il bilancio è sconfortante - prosegue - solo qualche decina di posti sono stati aggiunti in alcune strutture private, gli organici restano sottodimensionati, nonostante una parte del personale precario sia stato stabilizzato, come peraltro previsto dalla precedente giunta di centrosinistra. Nel frattempo nessuna nuova struttura pubblica è stata realizzata e per dare un servizio soddisfacente mancano ancora 600 educatrici». «Risultato: quasi 9000 bambini restano fuori dagli asili nido e le educatrici non riescono a far fronte alle esigenze del servizio - conclude - Gli assessori competenti evidentemente sono stati più attenti a districarsi ideologicamente tra menù nostrani e quaresimali da contrapporre a quelli etnici, invece di preoccuparsi del bene delle famiglie romane, il cui reddito è minacciato dalla crisi economica e anche dai quei servizi che non funzionano».

ASILI NIDO, SPERA(PRC):CAMPIDOGLIO È DIVENTATO CASA PRIVATA ALEMANNO

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Oggi vi è stato uno sciopero delle insegnanti delle scuole dell'infanzia e degli asili nido di Roma che vivono una situazione sempre più drammatica. Le strutture educative del Comune di Roma sono ormai prossime al collasso. Spesso non si riesce ad accogliere i bambini per mancanza di insegnanti, vi sono nuove strutture pronte che non avranno personale disponibile per l'apertura, ormai spesso si raggiunge il rapporto numerico di dieci bambini per insegnanti. La giunta, invece di fare un investimento su questi presidi educativi e sociali, un investimento sul futuro, li sta sempre più trasformando in un parcheggio in cui è difficile lavorare e portare avanti un progetto educativo di qualità. In realtà si vuole investire solo sulle strutture private che certo non possono offrire la stessa qualità del servizio. Nonostante questa situazione drammatica vada avanti da anni, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, neanche oggi le educatrici hanno potuto incontrare nessun esponente della giunta né della maggioranza, anzi è stato impedito loro di accedere all'aula Giulio Cesare nonostante le sedute del consiglio per legge siano pubbliche. Evidentemente in Campidoglio non è più la casa di tutti i romani ma solo di Alemanno e della sua maggioranza». Lo dichiara, in una nota, Adriana Spera responsabile Enti locali del Prc.

ASILI NIDO, ROSSIN: «FINO A UN ANNO FA GOVERNAVA CENTROSINISTRA»

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Lascia esterrefatti l'atteggiamento del centrosinistra che, ormai spregiudicatamente, non perde occasione per addossare all'amministrazione Alemanno colpe non sue. A leggere bene le dichiarazioni di alcuni esponenti dell'opposizione sembra che al governo fino a un anno fa ci sia stato il centrodestra. Così non è, e i risultati, negativi, si stanno mostrando in tutta la loro gravità a distanza di qualche mese». Lo dichiara in una nota Dario Rossin, capogruppo Pdl in Consiglio comunale: «Quanto sostenuto dall'opposizione in riferimento ad assunzioni mancate o precarietà del personale, di questa condizione è esclusivamente responsabile la dissennata politica perseguita dalle passate amministrazioni, che promettevano posti di lavoro ma non facevano i conti con le casse comunali prossime al dissesto. L'attuale giunta Alemanno, invece, sta provvedendo alla regolarizzazione di alcune situazioni difficili ereditate dal passato, garantendo una regolarità e un piano assunzionale serio, come previsto per i Vigili urbani. Una pianificazione che garantisce alla Capitale di poter affrontare coscienziosamente il problema legato al mondo del lavoro, escludendo, in via definitiva, l'errata prassi del passato del promettere senza mantenere».

ASILI NIDO, SASSOLI (PD): «COMUNE NON AIUTA GENITORI LAVORATORI»

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «La mia piena solidarietà ai bambini dei nidi comunali e ai loro genitori che oggi manifestano a Roma. È davvero surreale che una giunta che si dice vicino alle famiglie non affronti un tema così nodale. Il Campidoglio non aiuta di certo quei nuclei familiari dove entrambi i genitori lavorano». Lo afferma il capolista del Pd alle Europee nel Centro David Sassoli. «Oltre settemila domande inevase sono una cifra insostenibile e dopo i progressi delle giunte di centrosinistra con Alemanno rischiamo un pericoloso stop - dice Sassoli - Servono garanzie per tutti, famiglie e personale, per non gettare alle ortiche la preziosa esperienza dei nidi comunali».

COMUNE, TODINI: «DOMANI COMMISSIONE SCUOLA SU ASILI NIDO»

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Ricordiamo ai colleghi di opposizione che già lo scorso dicembre, come primo segnale di discontinuità col passato, abbiamo stabilizzato una parte dei lavoratori precari del settore. A chi oggi critica, ribadiamo che sulla scuola, sui precari e sui problemi che investono questo primario settore della nostra città, serve un'attenta riflessione, soprattutto alla luce degli accordi sindacali conclusi proprio dalle passate giunte di centrosinistra, che si sono rivelati essere svantaggiosi per la pubblica amministrazione. In ogni caso, proprio domani mattina ci sarà una riunione della commissione Scuola su questo problema. Nessuno pensi di poter tirare per la giacchetta questa amministrazione, soprattutto senza aver fatto prima un ragionamento complessivo su questo argomento». Lo ha dichiarato, in una nota, il vicepresidente della commissione Scuola, Ludovico Todini.

ASILI NIDO, AZUNI (MISTO): RAFFORZARE OFFERTA STRUTTURE PUBBLICHE

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Piena solidarietà alle educatrici degli asili nido comunali oggi in sciopero e ai genitori dei piccoli utenti di questi servizi. Una città come Roma che si appresta a diventare Roma Capitale deve dotarsi di servizi educativi e scolastici pubblici all'altezza del nuovo status. Se sono state presentate 18 mila domande per avere un posto in una struttura pubblica comunale è evidente che i romani si fidano della professionalità degli operatori dei nidi comunali e alle famiglie bisogna dare una risposta che faccia uscire la città dalla gravissima situazione determinata dalla cronica carenza di asili nido che mette in crisi ogni anno le famiglie. È quindi necessario intervenire sull'attuale modello organizzativo che in un'ottica di contenimento delle spese ha ridotto gli organici e ha drasticamente limitato il ricorso agli incarichi di supplenza provocando in alcuni municipi addirittura la chiusura anticipata dei nidi per mancanza di personale. In un momento di crisi economica come quello attuale è fondamentale dare sostegno alle donne e alle famiglie assicurando servizi di primaria importanza riducendone al minimo le esternalizzazioni». Lo afferma, in una nota, Maria Gemma Azuni di Sinistra Democratica (Gruppo Misto). «Occorre quindi rivedere gli accordi vigenti per il settore scolastico educativo reintegrando il personale prima dell'inizio del nuovo anno scolastico in un'ottica che riduca il ricorso al sistema di convenzionamento con il settore privato che crea problemi per la difficoltà di controllare la qualità del servizio reso e per l'eccessiva precarietà delle condizioni di lavoro e di retribuzione del personale impiegato - continua - Assicurare un rapporto educativo e una qualità del servizio adeguato allo scopo precipuo dei nidi che è quello di educare e non di assistere lo si ottiene solo se il Comune mantiene un ruolo alto come erogatore di servizi pubblici essenziali. Perciò se il Sindaco di Roma ha a cuore il personale comunale e i bambini rafforzi l'offerta pubblica dei nidi comunali investendo risorse economiche per il loro potenziamento».

ROMA: MARRONI (PD), SU ASILI NIDO SOLO PROMESSE DA ALEMANNO

Roma, 18 mag. - (Adnkronos) - «La protesta negli asili nido evidenzia ancora una volta l'immobilismo dell'amministrazione capitolina. Il sindaco 7 mesi fa ebbe a dire che 'a Roma c'è fame e sete di posti di asili nidò oggi al contrario potremmo dire che la Giunta di destra dopo un anno 'affama e asseta chi ha necessità di posti di asilo nidò ». Lo dichiara Umberto Marroni, consigliere comiunale di Roma del Pd. «In campagna elettorale il sindaco di Roma Alemanno aveva promesso 10 mila nuovi posti disponibili negli asili nido, ma dopo le promesse restano i problemi - aggiunge - Dopo un anno, il bilancio è sconfortante: solo qualche decina di posti sono stati aggiunti in alcune strutture private, gli organici restano sottodimensionati, nonostante una parte del personale precario sia stato stabilizzato, come peraltro previsto dalla precedente Giunta di centrosinistra. Nel frattempo nessuna nuova struttura pubblica è stata realizzata e per dare un servizio soddisfacente mancano ancora 600 educatrici. Risultato: quasi 9000 bambini restano fuori dagli asili nido e le educatrici non riescono a far fronte alle esigenze del servizio». «Gli assessori competenti evidentemente sono stati più attenti a districarsi ideologicamente tra menù nostrani e quaresimali da contrapporre a quelli etnici, invece di preoccuparsi del bene delle famiglie romane, il cui reddito è minacciato dalla crisi economica e anche dai quei servizi che non funzionano», conclude Marroni.

ASILI NIDO, ROCCA (PDL): ACCUSE CENTROSINISTRA TORNANO A MITTENTE

(OMNIROMA) Roma, 18 mag - «Il centrosinistra continua ad alimentare una polemica sulla situazione degli asili nido. Ma lo fa in maniera talmente chiara, che in tutte le loro dichiarazioni si parla di: carenza del personale, stabilizzazione dei precari, contratti in scadenza. Chi, se non loro stessi, sono responsabili di questa situazione? Si parla di personale che deve essere stabilizzato da oltre 5 anni, di altri che vedranno scadere i loro contratti a breve, con il rischio di paralizzare alcune attività. La giunta Alemanno ha talmente chiaro questo problema che già in questo anno ha stabilizzato 1300 precari creati dalla giunta Veltroni. Pertanto, vista la situazione di incertezza che ci hanno lasciato, gli esponenti di opposizione potrebbero risparmiarci ogni giorno accuse che ci vediamo costretti a rispedire al mittente». Lo dichiara, in una nota, Federico Rocca, consigliere Pdl del Comune di Roma.


18 maggio 2009 - Ansa

ASILI NIDO:300 MAESTRE IN CORTEO, NO RIDUZIONI SÌ A CONCORSO

(ANSA) - ROMA, 18 MAG - Trecento maestre degli asili nido e delle scuole materne comunali stanno protestando in piazza del Capidoglio davanti al Palazzo Senatorio contro la riduzione di personale e per il blocco di un concorso pubblico per 150 assunzioni. I manifestanti, in prevalenza donne, sono partiti da piazza Bocca della Verità e lungo via del Teatro Marcello hanno intonato cori contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno e l'assessore comunale alla scuola Laura Marsilio. Il corteo era aperto da uno striscione con la scritta: «Vendesi nidi e materne comunali. Le casse comunali non trovano soldi per le supplenti ma danno ai privati 627 mila euro all'anno per gli asili».

ASILI NIDO: MAESTRE IRROMPONO IN AULA CONSIGLIO, ASCOLTATECI

(ANSA) - ROMA, 18 MAG - Forzando il blocco della polizia municipale una ventina di educatrici degli asili nido e delle scuole materne comunali sono entrate in aula Giulio Cesare durante i lavori del consiglio comunale. Un rappresentante RdB Cub che le accompagnava ha buttato giù una transenna e urlato di voler essere ascoltato. Le educatrici, tranquillizzate da alcuni consiglieri comunali, hanno chiesto di incontrare l'assessore alla Scuola Laura Marsilio alla quale esporre le proprie richieste: 200 nuove assunzioni e la revisione degli accordi sindacali sul rapporto educatrici-bambini per loro troppo sproporzionato. Una volta tranquillizzati gli animi sono state fatte entrare in Aula anche le altre maestre rimaste fuori mentre il presidente della commissione scuola Antonio Gazzellone spiegava alle maestre che domani mattina si riuniranno, in modo congiunto, le commissioni scuola e personale alla presenza degli assessori competenti.

ASILI NIDO: SMERIGLIO,SOLIDARIETÀ AD EDUCATRICI IN SCIOPERO

(ANSA) - ROMA, 18 MAG - L'assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Roma, Massimiliano Smeriglio esprime «piena solidarietà alle educatrici degli asili comunali che oggi scioperano». «In un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando - afferma - è fondamentale non far venire meno strutture, come gli asili, in grado di supportare le famiglie». Per questo «auspico che vengano investite risorse per il miglioramento del servizio, che non si debba più assistere, come in alcuni casi è avvenuto, alla chiusura anticipata dei nidi e che siano seriamente prese in considerazione le proposte presentate dai sindacati e dalle lavoratrici».


18 maggio 2009 - Adnkronos

ROMA: PECIOLA (SA), DIETRO TAGLI AD ASILI NIDO VOLONTÀ DI PRIVATIZZARE

Roma, 18 mag. - (Adnkronos) - «Piena solidarietà» è stata espressa da Gianluca Peciola consigliere provinciale della Sinistra l'Arcobaleno e coordinatore del gruppo federato della Sinistra in Provincia di Roma alle educatrici degli asili nido comunali in sciopero oggi «in difesa di questo essenziale servizio pubblico». «In campagna elettorale Alemanno aveva promesso 10mila nuovi posti disponibili negli asili nido - ha dichiarato Peciola - ma nell'agenda delle cose fatte non ce ne è traccia. In una città come Roma è necessario assicurare un rapporto educativo e una qualità del servizio adeguato alle esigenze delle famiglie». «La mia preoccupazione è anche che dietro alla riduzione dell'organico e del personale precario negli asili, che ha causato in questi mesi in alcuni Municipi della città la chiusura anticipata dei nidi per mancanza di personale - ha proseguito Peciola - si nasconda la volontà di aprire la strada alla privatizzazione del servizio. Non si trovano fondi per le supplenze e la graduatoria è esaurita da tempo, mentre vengono finanziati dal Comune i nidi privati». «Per uscire da questa situazione, che sta diventando una vera e propria emergenza a Roma - ha concluso il consigliere provinciale della Sinistra l'Arcobaleno - occorre al più presto provvedere alla riapertura delle graduatorie del personale supplente e alla stabilizzazione delle lavoratrici precarie».

ROMA: SASSOLI (PD), SU ASILI NIDO CAMPIDOGLIO NON AIUTA GENITORI CHE LAVORANO. 'OLTRE 7MILA DOMANDE INEVASE, CON ALEMANNO RISCHIAMO PERICOLOSO STOP'

Roma, 18 mag. - (Adnkronos) - «La mia piena solidarietà ai bambini dei nidi comunali e ai loro genitori che oggi manifestano a Roma. È davvero surreale che una giunta che si dice vicino alle famiglie non affronti un tema così nodale. Il Campidoglio non aiuta di certo quei nuclei familiari dove i genitori lavorano». È quanto afferma David Sassoli, capolista del Pd alle Europee nel Centro . «Oltre 7mila domande inevase sono una cifra insostenibile e dopo i progressi delle giunte di centrosinistra con Alemanno rischiamo un pericoloso stop - ha proseguito - Servono garanzie per tutti, famiglie e personale, per non gettare alle ortiche la preziosa esperienza dei nidi comunali».

ROMA: ROCCA (PDL), CENTROSINISTRA ALIMENTA POLEMICHE SU ASILI NIDO

Roma, 18 mag. - (Adnkronos) - «Il centrosinistra continua ad alimentare una polemica sulla situazione degli asili nido. Ma lo fa in maniera talmente chiara, che in tutte le loro dichiarazioni si parla di carenza del personale, stabilizzazione dei precari, contratti in scadenza. Chi, se non loro stessi, sono responsabili di questa situazione?». Lo dichiara Federico Rocca, consigliere Pdl del Comune di Roma. «Si parla di personale che deve essere stabilizzato da oltre 5 anni - prosegue Rocca - di altri che vedranno scadere i loro contratti a breve, con il rischio di paralizzare alcune attività. La giunta Alemanno ha talmente chiaro questo problema che già in questo anno ha stabilizzato 1300 precari creati dalla giunta Veltroni. Pertanto, vista la situazione di incertezza che ci hanno lasciato, gli esponenti di opposizione potrebbero risparmiarci ogni giorno accuse che ci vediamo costretti a rispedire al mittente».


18 maggio 2009 - Agi

ASILI NIDO: DECINE PALLONCINI COLORATI IN PIAZZA CAMPIDOGLIO

(AGI) - Roma, 18 mag. - E' terminata con il volo di decine di palloncini colorati in piazza del Campidoglio la manifestazione delle educatrici di asili nido, che hanno sfilato oggi in corteo da piazza Bocca della verita' alla piazza di Michelangelo. Le educatrici, circa un centinaio, sono salite sulla scalinata del Marco Aurelio per lasciar volare decine e decine di palloncini colorati in segno di speranza per il loro futuro lavorativo e, soprattutto, "per il futuro degli asili nido pubblici e dei nostri bambini", come hanno detto alcuni sindacalisti delle sigle Rdb-Cub dagli altoparlanti.

ASILI NIDO:EDUCATRICI, ALEMANNO-VELTRONI FACCE STESSA MEDAGLIA

(AGI) - Roma, 18 mag. - Le privativatizzazioni degli asili nido di Roma e' una medaglia a due facce: sul dritto il sindaco Gianni Alemanno, sul rovescio colui che lo ha preceduto in Campidoglio, Walter Veltroni. Si apre con questo striscione il corteo delle educatrici degli asili nido capitolini che aderiscono ad Rdb-Cub. All'ordine del giorno la protesta contro l'aumento degli asili nido privati, "che ormai sono 198 in tutta la citta', contro i 195 asili comunali", come spiega Claudia Gallo, educatrice in secondo municipio. E ad esacerbare gli animi ci sono i fondi comunali per le convenzioni con gli asili privati che ammonterebbero a "627 mila euro l'anno per ogni nido privato... e poi non trovano fondi per le supplenze". Proprio la questione delle supplenze e' ragione che ha portato proprio a piazza Bocca della Verita' circa 150 manifestanti: "il rapporto educatrici-bambino dovrebbe essere di uno a sei", spiega ancora Claudia Gallo, "ma, siccome non vengono sostituite le malattie ne i congedi parentali, si finisce sempre ad avere un rapporto di un educatrice ogni dieci-dodici bambini. Questo ci espone a tanti rischi, perche' se un bambino si fa male i genitori non ci pensano due volte ne si pongono alcun tipo di problema a procedere con una causa penale". E' una storia lunga quella della vertenza delle educatrici romena. Risale, addirittura, al 1997 anno delle prime graduatorie stilate dal comune di Roma. La precaria 'storica' Cinzia Conti spiega "dodici anni fa avevo gia' cominciato a lavorare, sempre part time, con supplenze. Avevo raggiunto i primi posti della graduatoria, ma l'accordo del novembre 2006 tra comune di Roma e Cgil, Cisl e Uil ha rimesso tutto in discussione: si e' introdotto il 'corso-concorso' che sottopone ad un esame le candidate ad un posto di ruolo. Come se dodici anni di esperienza non bastassero a far acquisire competenza necessaria". Cinzia ha oggi 38 anni e spiega che "lavorando 6 ore al giorno per 5 giorni alla settimana arrivo a guadagnare 1000 euro al mese dovendone pagare 980 di affitto. Vivo solo degli alimenti che mi versa mio marito, dal quale sono separata, e che mi consentono di crescere i miei due figli". Anche per queste persone, i manifestanti chiedono al comune, e in particolare all'assessore alla scuola Laura Marsilio, "di mantenere effettivo il rapporto numerico bambini-educatrici e di tornare ad investire negli asili pubblici perche' la sicurezza si declina anche con gli investimenti nei nidi che consentono a tante donne di andare a lavorare in tranquillita'". Un ragionamento, quello di Cinzia, che il corteo ha riassunto riadattando la musica di "Grazie Roma" un testo affatto lusinghiero diretto alla stessa Marsilia: "grazie Laura che ci fai piangere e inc... ancora".


18 maggio 2009 - Iris

ROMA, COMUNE: CATARCI "VICINO A PERSONALE COMUNALE IN SCIOPERO"

(IRIS) - ROMA, 18 MAG - "Mentre si continuano a lanciare accuse di assenteismo verso i dipendenti capitolini, in particolare verso le educatrici dei nidi, il concorso per l'assunzione di 150 di loro si trascina da oltre 4 anni non è ancora stata stilata la graduatoria per le assunzioni, che permetterebbe anche di aumentare la disponibilità delle supplenti. Ancora, ad oggi, non si è provveduto a definire la stabilizzazione di quel precariato storico del settore educativo e scolastico. Se gli Assessori preposti avessero provveduto al disbrigo delle procedure burocratiche, di processi già avviati da un pezzo, non si assisterebbe a nessuna chiusura anticipata dei nidi. Bene fanno le Rappresentanze di Base a mobilitarsi, il 18 maggio, proprio per la categorie delle lavoratrici degli asili nido". E' quanto dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI. "Bene fanno oggi le Rappresentanze di Base a mobilitarsi proprio per la categorie delle lavoratrici degli asili nido, con lo sciopero di tutto il settore." "Preoccupano, poi, le dichiarazioni della Giunta sul fatto che nel Comune di Roma siano rimasti in servizio 'solo' 93 precari da stabilizzare - prosegue il Presidente Catarci -. Il numero del personale con contratto a termine è ben maggiore. Ci sono circa 500 vigili urbani con contratto in scadenza a fine 2009, stessa sorte per 33 impiegati provenienti da graduatorie concorsuali della Provincia e della Regione. Le Assistenti Sociali precarie, che ormai lavorano da più di 5 anni al Comune, sono quasi 100 e il loro contratto scadrà a dicembre 2010, come gli oltre 150 impiegati amministrativi e tecnici dispiegati su Municipi e Dipartimenti. A questi numeri vanno aggiunte le centinaia di precarie della scuola e degli asili nido." "Appare assurdo che, a distanza di un anno e mezzo dalla Deliberazione 88 del 2008 (Piano Assunzionale) non si stia procedendo con tempestività ad assumere le oltre 1.500 persone previste per il 2009 e che non sia stato ancora avviato un confronto con il Governo Nazionale al fine di stabilizzare i circa 1.000 precari storici che alla scadenza dei contratti potrebbero ritrovarsi disoccupati. Da un lato si garantirebbe un posto di lavoro stabile per circa 2.500 e dall'altro si garantirebbero l'erogazione di servizi essenziali per la cittadinanza. Se, infine, corrisponde al vero quanto dichiarato dall'Assessore al Personale, sull'assunzione entro i primi di giugno di 200 Istruttori Amministrativi - conclude Catarci - , questo non fa che confermare il fatto che è possibile assumere e che quindi si può dare seguito all'intero piano assunzionale: 68 Assistenti Sociali, 600 Vigili Urbani, 150 educatrici, 53 geometri, nonché gli ulteriori 200 Istruttori Amministrativi."


18 maggio 2009 - Dire

ASILI. PROTESTA EDUCATRICI SI FERMA IN CAMPIDOGLIO

(DIRE) Roma, 18 mag. - Si e' fermata sotto le scale del Campidoglio la manifestazione di protesta delle educatrici degli asili comunali di Roma che lamentano tagli e carenza di personale. Le maestre hanno intonato cori contro Alemanno e Marsilio modificando le parole di celebri canzoni come "Grazie Roma" di Antonello Venditti o di canzoncine per bambini come "La pecora nel bosco". "Le casse comunali- recita uno striscione- non trovano soldi per le supplenze, ma danno ai privati 627mila euro piu' Iva all'anno per ogni nido". La manifestazione, organizzata dall'Rdb Cub, si sta ora spostando in piazza del Campidoglio dove le operatrici, ognuna delle quali ha con se' un palloncino colorato, verranno ricevute da alcuni consiglieri comunali. "Alemanno- dice Adriana Spera, ex capogruppo di Rifondazione e attuale responsabile degli Enti locali del Prc- nel bilancio stanzia 2,6 milioni di euro per l'ufficio stampa, oltre 11 milioni per l'ufficio di staff, svariati milioni per il servizio del Consiglio comunale, ma taglia sui nidi perche' preferisce puntare sui privati. La professionalita' che c'e' pero' negli asili pubblici non puo' essere garantita da quelli privati. Non c'e'- conclude Spera- piu' nemmeno una graduatoria delle supplenze e la cosa grave e' che a quanto sembra non si fara'".

ASILI. PROTESTA EDUCATRICI FINISCE IN AULA GIULIO CESARE

(DIRE) Roma, 18 mag. - Momenti di tensione in Aula Giulio Cesare quando circa 200 educatrici degli asili nido hanno provato a assistere alla seduta comunale dopo che, contrariamente a quanto promesso loro in precedenza, nessun esponente della maggioranza era andato a discutere in Sala della Protomoteca dei problemi che le hanno spinte oggi a scioperare. L'ingresso alle educatrici e' pero' stato vietato dai vigili urbani. A quel punto si e' creato un parapiglia e circa una ventina di ragazze, con in testa il sindacalista dell'Rdb Roberto Betti, ha fatto ingresso in Aula. A quel punto la situazione e' tornata sotto controllo anche grazie all'intervento del presidente della commissione Scuola Antonio Gazzellone. "Conosco le vostre richieste- ha detto loro- domani ho convocato una commissione congiunta con gli assessori alla Scuola e al Personale Laura Marsilio e Enrico Cavallari. In quella sede discuteremo di quanto chiedete". Alla domanda cosa accadra' se Marsilio e Cavallari non parteciperanno alla commissione, Gazzellone risponde: "Evidentemente si creera' un problema politico". Le lavoratrici, che oggi hanno scioperato, chiedono 200 nuove assunzioni contro le 14 promesse dall'assessore Marsilio e di rivedere il numero di insegnanti per classi che e' al momento di sole 2 unita'. Al momento tutte le circa 200 manifestanti si sono accomodate in Aula Giulio Cesare e stanno assistendo ai lavori.

ATC BOLOGNA. ACCORDO SEPARATO SUGLI AUMENTI: 250 EURO IN PIÙ
I SINDACATI: IMPEDITO AUMENTO ORARI; ORA PAROLA AL REFERENDUM

(DIRE) Bologna, 18 mag. - Accordo separato all'Atc di Bologna sugli aumenti contrattuali. Dopo oltre 16 mesi di discussione e 55 incontri, cinque sigle firmano con l'azienda di via Saliceto un'ipotesi di accordo che porta nelle tasche dei dipendenti 250 euro in piu' per il 2009 che diventeranno 300 nel 2010. Prevista inoltre una una tantum di altri 250 euro a titolo di arretrato per il 2008: arrivera' nelle buste paga di luglio. Si consuma cosi' la frattura che era nell'aria da settimane con, da una parte, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Faisa-Cisal Ugl e Sdl (che hanno raggiunto l'ipotesi di accordo e, dall'altra, Uiltrasporti ed Rdb che gia' alla fine della scorsa settimana si erano ritrovate da sole ad un tavolo di trattativa che avrebbe dovuto essere unitario. Si spacca dunque il largo fronte sindacale all'Atc e ora la parola passa ai lavoratori che, con il referendum, dovranno approvare o meno l'ipotesi di accordo: si tratta di un passaggio delicato dato che le richieste iniziali dei rappresentanti dei lavoratori erano piu' alte. I sindacati puntavano infatti ad un aumento di almeno 400 euro annuali, ma a fine aprile l'azienda ha fatto sapere che per rimpolpare lo stipendio c'erano a disposizione 500.000 euro, contro il milione e 100.000 euro chiesto dai sindacati. Tutto deriva dalla scelta di Comune e Provincia che, un anno e mezzo fa, hanno deciso di non erogare piu' un milione e mezzo per premiare con una una tantum l'aumento dei passeggeri trasportati. Atc ha di farsi carico di quel milione e mezzo, ma per chiudere il contratto sono rimasti "solo" 500.000 euro. Non a caso le cinque sigle che hanno raggiunto l'accordo oggi attaccano Comune e Provincia dicendo che la trattativa e' stata segnata dalla loro "scelta scellerata" di non erogare piu' quel milione e mezzo. Insomma, il rischio dei mini-aumenti mensili, nell'ordine dei 20 euro, si e' concretizzato, ma i cinque sindacati rivendicano la bonta' dell'ipotesi di accordo raggiunta. Perche' prevede aumenti di alcune indennita' e miglioramenti normativi per vari reparti. Ma soprattutto, "a fronte delle istanze dell'azienda, che richiedeva un aumento delle prestazioni di lavoro degli autisti oltre che il peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro, abbiamo raggiungo un aumento economico senza che vi siano incrementi dell'orario di lavoro", dicono Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl, Sdl e Faisa-Cisal. Dunque, le cinque sigle danno un "giudizio complessivamente positivo della vertenza" e aspettano l'esito del referendum tra il personale: per domani, alle 21, e' stata indetta un'assemblea e da mercoledi' si apriranno le urne. Il verdetto e' atteso per il 27 maggio.

LAVORO BOLOGNA. CARLTON E INTERNAZIONALE, SCIOPERO IN HOTEL
RDB: ESTERNALIZZANO ATTIVITÀ; PRESIDIO E PROTESTA IN V.MONTEBELLO

(DIRE) Bologna, 18 mag. - I lavoratori del Royal hotel Carlton e dell'Hotel Internazionale (gruppo Monrif Hotels) di Bologna, sono scesi oggi in sciopero "contro la decisione unilaterale dell'azienda di procedere all'esternalizzazione a ditte in appalto di quasi tutto il personale", spiega in una nota Luigi Marinelli, delle Rappresentanze sindacali di base (Rdb). Dalle 7 di questa mattina, con bandiere, fischietti e coperchi usati come tamburi, i dipendenti hanno dato vita ad un presidio di protesta davanti all'ingresso del Carlton in via Montebello. Una settimana fa, racconta lo stesso Marinelli, i sindacati sono stati informati dell'intenzione di esternalizzare, entro l'1 luglio, le attivita' (facchinaggio, pulizie, manutenzione e altre, eccetto quelle dei camerieri e di reception): e' una "decisione inaccettabile che mira a togliere salario e diritti ai lavoratori, approfittando del momento dichiarato di crisi del settore". A far 'arrabbiare' ancora di piu' i dipendenti c'e' il fatto che oggi "di fronte alla partecipazione di massa allo sciopero, con un presidio con piu' di 50 persone in via, la direzione ha organizzato un crumiraggio illegale facendo arrivare del personale da Milano", afferma Marinelli in una nota, promettendo che quella di oggi e' solo la prima delle iniziative di lotta in programma. "Questi lavoratori vengono di fatto messi di fronte ad un ricatto: o accettano di passare alle cooperative che erediteranno le attivita', oppure perdono il posto. Questa crisi viene utilizzata per liberarsi di lavoratori troppo garantiti, troppo anziani o con delle inidoneita'. Ma stiamo anche parlando di gente che in questi alberghi lavora da anche da vent'anni", conclude il sindacalista.


18 maggio 2009 - comunicato stampa Andrea Cavola (Sdl)

Cavola(sdl): Basta con le esternalizzazioni,
pieno appoggio allo sciopero del personale dei nidi

"Non soltanto il mio appoggio va a tutto il personale dei nidi Rdb-Cub in sciopero oggi ma vorrei sottolineare la mia solidarietà a tutti i dipendenti comunali che oggi si trovano in condizioni difficili a causa delle esternalizzazioni, dei mancati pagamenti e del blocco delle trattative sindacali. E’ necessario fermare questo processo incombente di privatizzazioni continue nei servizi pubblici. I nidi sono uno dei tanti esempi di come il comune di Roma abbia deciso di far fronte alla crisi incentivando strutture private e non rafforzando lo stato sociale come sarebbe necessario. Bisogna dar voce ai lavoratori soprattutto perché si sta tentando di mettere a tacere la voce di una buona parte della società civile che sta pagando la crisi per conto di chi l’ha creata"


18 maggio 2009 - comunicato stampa Roberto Soldà (IDV)

Sciopero del personale degli asili nido, Soldà solidarizza
Il segretario romano dell’Italia dei Valori: "Oggi più che mai vicini ai lavoratori tacciati come assenteisti e fannulloni"

Roma, 18 maggio 2009 – "L’Italia dei Valori sostiene ancora una volta i lavoratori e i dipendenti comunali degli asili nido e non solo, che mettono da sempre a disposizione le loro professionalità e capacità nonostante le condizioni di precarietà e incertezza ai quali sono sottoposti". Lo afferma il segretario romano dell’Italia dei Valori, Roberto Soldà, riguardo allo sciopero indetto dai sindacati di base, RdB – CUN Pubblico Impiego, a seguito della mancata stabilizzazione di parte del personale precario prevista per il mese di settembre 2008 e per il mancato rispetto del piano assunzionale approvato dalla Giunta, che paralizza le assunzioni da concorso pubblico e non da certezze rispetto ai processi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario. "Oggi più che mai – afferma l’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro – siamo vicini ai dipendenti degli asili nido e a tutto il personale comunale, tacciati da noti rappresentanti politici come assenteisti e fannulloni. Lavoratori in condizioni di permanente instabilità che pagano le decisioni scellerate di un’amministrazione, la quale – attacca il Soldà – tramite ingenti tagli di risorse, ha messo in atto un’operazione di demolizione dei servizi pubblici, a partire dalla scuola dell’infanzia, in sintonia con il governo nazionale. L’Italia dei Valori – conclude – si batterà sempre per la stabilizzazione dei lavoratori e contro il precariato dilagante, temi sui quali l’amministrazione comunale latita".


18 maggio 2009 - L'Unità.it

Tagli negli asili comunali. Educatrici in corteo a Roma
di Massimiliano Di Dio

Roma - Cantano contro chi taglia le educatrici comunali e così avvantaggia lestrutture private. E siccome sfilano nella capitale, in centinaia sotto il sole, non possono che intonare «Grazie Roma», ma a modo loro. «Dimme chi è, che ce manna la supplente solamente per tre ore. Dimme chi è, che trasforma i nostri nidi in parcheggi a tutte l’ore. Grazie Roma, che privatizzi tutti i nidi ancora e li manni in malora…». Eccolo il popolo delle «seconde mamme», ma anche dei – seppur rari - «secondi papà». Educatori di ruolo, supplenti, precari bistrattati dalle istituzioni locali indifferenti al caro-rette o a liste d’attesa che, secondo un’indagine di Cittadinanzattiva, lasciano il 23 per cento dei bimbi italiani fuori dagli asili nido pubblici. «Le casse comunali – urlano i sindacati di base capitolini in corteo contro il sindaco Alemanno – non trovano soldi per le supplenti ma danno a ogni privato oltre 620mila euro l’anno». E il pubblico fa quel che può. «Spesso mi trovo sola con quindici bambini» racconta Daniela, educatrice a Cinecittà. Quarant’anni, capelli sulle spalle, grandi occhi castani. Tira un sospiro quando qualcuno di quei pargoli inizia a piangere. «Che faccio? Provo con una canzoncina ma è dura. A volte posso solo ascoltare il loro pianto e mi fa rabbia perché non riesco più a fare il mio lavoro, cioè instaurare una relazione con il bambino». Le fa eco Patrizia, dieci anni di precariato e poi il ruolo grazie a un concorso bandito nel ’90 e assegnato sei anni dopo. «Nelle fasce orarie più delicate, come l’ingresso e l’uscita dei bimbi, diventiamo badanti, ovviamente con tutto il rispetto per chi fa quel mestiere» dice un po’ rassegnata. Quindi incalza: «Noi ce la mettiamo tutta ma siamo sempre meno. Se una collega sta male, non viene sostituita o ne mandano un’altra per poche ore». A volte, nella capitale, persino tre. Dalle otto alle undici, come capita da nove anni a Isabella. «Mi spostano in tutti i nidi del Municipio – spiega – Se ho la fortuna di lavorare tutti i giorni, arrivo a guadagnare anche 500-600 euro al mese».
I dati
Uno studio commissionato da Civicum al Politecnico di Milano parla chiaro e «boccia» in particolare quattro grandi città d’Italia. Napoli è in prima linea, lì appena il 3 per cento dei bambini frequenta l’asilo. Seguono Roma, Torino e appunto il capoluogo lombardo con il 14, 18 e 19 per cento di accessi. Poi c’è la questione retta. Un «posto» costa 7mila euro l’anno a Milano e Torino mentre sale del 50 per cento a Roma e Napoli. La Calabria è la regione invece più economica, secondo Cittadinanzattiva che rivela come solo nel 17 per cento dei comuni italiani sia attivo il servizio di asilo nido.
All’ombra del Colosseo ci sono «191 asili nido comunali contro le 196 strutture convenzionate che non applicano i nostri contratti di lavoro», sottolinea Caterina Fida, rappresentante Rdb Cub. In più, in tre anni, gli organici sono stati già tagliati di due educatori ogni asilo. Paola Treppo, 56 anni, osserva uno dei cartelli della protesta mentre sfila ripercorrendo la sua «vita lavorativa». C’è scritto «Concorso 150 educatrici: assunzioni nel 2011? È scandaloso» e lei, occhiale scuro, voce decisa, non si trattiene. «Ho iniziato 36 annifa» ricorda. «Nell’ex Opera nazionale maternità e infanzia avevamo un ruolo più assistenzialista. Abbiamo lottato negli anni per avere formazione, aggiornamenti. Solo di recente siamo riuscite ad ottenere un rapporto di un’educatrice ogni sei bambini ma non viene mai rispettato. Così pur se cresciute professionalmente, non riusciamo a lavorare bene».


18 maggio 2009 - RomaUno

Asili nido, corteo Rdb Cub: "no a privatizzazione"

Roma - Una nuvola di palloncini colorati, bandiere dell'Rdb Cub e tanti striscioni: la protesta dei lavoratori dei nidi comunali, genitori, bambini e qualche nonno è partita da piazza Bocca del Verità, diretta a piazza S. Marco. "Questo sciopero - ha detto Caterina Fida dell'Rdb Cub pubblico impiego - è per protestare contro l'assessore capitolino Laura Marsilio che non mantiene le promesse e che non reintegra l'organico nei nidi comunali. In base all'accordo del novembre 2006 - ha continuato - sono state ridotte le unità: 2 persone a nido. In totale, nella rete dei 191 nidi comunali abbiamo perso circa 400 persone. In queste condizioni non riusciamo a sviluppare i progetti educativi ed il rapporto 1 educatore a 6 bambini è quotidianamente sforato, arrivando ad un rapporto 1 a 12 o 1 a 15". Tra le motivazioni della mobilitazione anche "la privatizzazione che sta portando avanti l'amministrazione comunale, - ha continuato Fida - perché è evidente la manovra che stanno conducendo: in pochi anni i nidi privati convenzionati sono passati da 40 a 196, superando anche quelli comunali". Tra gli striscioni esibiti: "Comune di Roma e il peggioramento dei servizi, due facce della stessa medaglia". E ancora "Vendesi nidi e materne comunali. Le casse comunali non trovano soldi per i supplenti ma danno ai privati 627 mila euro all'anno per ogni nido", "no alla privatizzazione, dai nidi alle università, la scuola pubblica non si arrenderà". Al corteo, formato da circa un centinaio di persone, hanno partecipato anche i precari dei nidi comunali. "Educatrici precarie nido in attesa di giudizio. A quando la data del corso-concorso?" si legge sullo striscione che hanno esibito. Tra palloncini e slogan di protesta anche alcuni cori, come la versione riadattata della nota canzone "Grazie Roma", trasformata per l'occasione in "Grazie Laura" e "dedicata" all'assessore capitolino alla Scuola, "che ci toglie il respiro e ce parla de tagli", recita in romanesco il testo della canzone.

Asili nido. La protesta delle educatrici arriva in Aula Giulio Cesare

Roma - Un gruppo di educatrici di asili nido, in protesta da oggi, ha forzato il blocco della polizia municipale e si è riversato in aula Giulio Cesare dove è in corso la seduta di consiglio comunale. Momenti di tensione quando alcune educatrici, nel tentativo di entrare in aula consiliare dalla porta sul retro, sono state bloccate e poi strattonate dai vigili urbani che volevano impedirne l'accesso. "Marsilio, Marsilio, Marsilio!", hanno gridato le educatrici chiedendo di parlare con l'assessore capitolino alla Scuola Laura Marsilio. Mentre Stefano Betti, rappresentante dell'Rdb, irrompendo anche lui in aula Giulio Cesare, ha spinto una transenna facendola cadere e ha gridato: "dovete ascoltarci".

Dipendenti capitolini, il giorno della protesta

Roma - E' prevista per oggi la protesta dei dipendenti capitolini. Gli insegnanti dei nidi comunali aderenti ai sindacati di base aderiscono all'agitazione promossa per denunciare la carenza di organico. Nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 19:00 è anche previsto un corteo da piazza Bocca della Verità a piazza San Marco. Se per il personale delle scuole lo sciopero è indetto sull'intero turno, per quelli degli uffici è limitato a una sola ora. Secondo l'assessore al personale del Capidoglio Cavallari "la protesta non è giustificata".


18 maggio 2009 - Corriere.it

SCUOLA DELL'INFANZIA
Lunedì bambini a casa: sciopero nei nidi comunali della Capitale
Il sindacato invita: piccoli in corteo con nonni e genitori. E denuncia: 7 mila domande inevase, servizio in crisi

Roma - Bambini a casa il 18 maggio. I piccoli che frequentano i nidi comunali di Roma non potranno andare «a scuola». In compenso potranno, accompagnati da genitori e nonni, partecipare al corteo che partirà da piazza Bocca della Verità alle 15. Li hanno invitati gli stessi sindacati che hanno deciso di chiudere i nidi, lunedì prossimo, per protestare contro «la costante riduzione di personale rispetto al numero di bambini» e contro «la progressiva esternalizzazione del servizio». Insomma più nidi privati e meno insegnanti pubblici. E' sciopero, dunque, di tutto il personale dei nidi.
PERSONALE IN AGITAZIONE - «La Rdb-Cub del Comune di Roma ha proclamato uno sciopero di tutto il personale dei nidi per l'intera giornata il 18 maggio» anche per «richiamare l'attenzione di tutta la città sul progressivo svilimento di questo servizio di primaria importanza». È previsto anche lo sciopero di un'ora per tutte le altre categorie di personale, per evidenziare «il grave disagio derivante dall'aumento dei carichi di lavoro, dal mancato pagamento di competenze arretrate e da un sostanziale blocco delle trattative sindacali che lascia in sospeso temi come il rinnovo contratto decentrato, la definizione di un sistema di progressione di carriera, il piano di assunzioni».
UNA MARCIA COLORATA - Per lo stesso giorno i sindacati vorrebbero organizzare una colorata marcia di protesta: la Rdb-Cub ha indetto un corteo cittadino invitando a partecipare bambini e bambine, genitori, nonni e nonne. «Si partirà da piazza Bocca della Verità alle 15». Nel frattempo, sostengono i delegati dei lavoratori, «dall'amministrazione non sembra giungere alcun segnale di apertura», come spiega Caterina Fida, rappresentante Rdb per i nidi romani. E il sindacato accusa il Campidoglio di voler oscurare sia lo sciopero sia la manifestazione cittadina, «mentre avrebbe un preciso obbligo di dare al riguardo informazioni all'utenza: persino sul sito del Comune si segnala l'imminente sciopero dei trasporti, ma non quello dei nidi». Allo stesso modo, sostengono i dipendenti, «si tace delle oltre 7.000 domande per un posto al nido rimaste insoddisfatte: evidentemente il sindaco ha scarsa considerazione del personale e degli utenti di questi servizi».
CONCORSO FERMO DA 4 ANNI - «Mentre si continuano a lanciare accuse di assenteismo verso i dipendenti capitolini, in particolare verso le educatrici dei nidi, il concorso per l'assunzione di 150 di loro si trascina da oltre 4 anni non è ancora stata stilata la graduatoria per le assunzioni, che permetterebbe anche di aumentare la disponibilità delle supplenti», accusa Andrea Catarci, presidente del Municipio XI. «Preoccupano, poi, le dichiarazioni della Giunta sul fatto che nel Comune di Roma siano rimasti in servizio 'solò 93 precari da stabilizzare - prosegue Catarci -. Il numero del personale con contratto a termine è ben maggiore. Ci sono circa 500 vigili urbani con contratto in scadenza a fine 2009, stessa sorte per 33 impiegati provenienti da graduatorie concorsuali della Provincia e della Regione. Le assistenti sociali precarie, che ormai lavorano da più di 5 anni al Comune, sono quasi 100 e il loro contratto scadrà a dicembre 2010, come gli oltre 150 impiegati amministrativi e tecnici dispiegati su Municipi e Dipartimenti. A questi numeri vanno aggiunte le centinaia di precarie della scuola e degli asili nido».
ASSESSORI SOTTO ACCUSA - Catarci prosegue poi: «Bene fanno le rappresentanze di base a mobilitarsi per la categoria delle lavoratrici degli asili nido, con lo sciopero di tutto il settore». Ancora oggi, spiega «non si è provveduto a definire la stabilizzazione di quel precariato storico del settore educativo e scolastico: se gli assessori preposti avessero provveduto al disbrigo delle procedure burocratiche, di processi già avviati da un pezzo, non si assisterebbe a nessuna chiusura anticipata dei nidi».


18 maggio 2009 - Corriere della Sera

Le tensioni. L’indennità di vacanza contrattuale per i dipendenti capitolini è di 5 euro al mese
Chiusi per sciopero gli asili nido. Protestano maestre e mamme
Astensione di un’ora a fine turno anche negli altri uffici I temi: riduzioni di organico e servizi sempre più carenti
di Lilli Garrone

Roma - Oggi niente «scuola» per i piccoli della Capitale: sciopera per tutta la giornata il personale degli asili nido. Una protesta indetta dai sindacati di base, alla quale è prevista un’alta adesione dei dipendenti capitolini. E non solo della scuola. Lo sciopero riguarda, infatti, tutto il personale comunale: mentre, però, per chi lavora negli asili nido è in programma l’intero turno, per gli altri la protesta è solo di un’ora. Se non vanno all’asilo in compenso i piccoli potranno partecipare con genitori e nonni (è l’invito dei sindacati di base) al corteo che partirà alle 15 da piazza Bocca della Verità, «per richiamare l’attenzione sul progressivo svilimento di questo servizio di primaria importanza ». «Mentre per il personale di nidi è in atto un grave attacco che giustifica lo sciopero dell’intera giornata - afferma Roberto Betti, rappresentante delle RdB-Cub al comune - per gli altri dipendenti l’ora di sciopero serve a dare un segnale alla giunta di Gianni Alemanno, che si mette in luce per l’assoluta mancanza di proposte».
Se lo sciopero di oggi è stato proclamato dai sindacati di base, anche i confederali si preparano a muoversi. «Dall’aprile dello scorso anno si va avanti a proclami - afferma Antonio Amantini, responsabile del settore scolastico della Cgil - , alle parole non corrispondono mai i fatti. E i tavoli di trattativa si bloccano per motivi banali. È arrivato solo quello sulla polizia municipale - aggiunge - ma dopo aver proclamato lo stato di agitazione e minacciato lo sciopero. Adesso dobbiamo trattare sul fondo per l’incremento dei dipendenti capitolini previsto dal contratto nazionale, che si aggira intorno ai 10 milioni di euro. Ma non ci sono proposte concrete». E proprio per domani è previsto un incontro sul «fondo di incremento», mentre in settimana se ne dovrebbe svolgere un altro sulla riorganizzazione della macchina capitolina, che prevede «l’accorpamento di alcuni uffici e la modifica di altri - spiega Amantini -. Vediamo come vanno, poi ci muoveremo». Sulla stessa linea della Cgil anche la Uil: «Dobbiamo elaborare la proposta del Campidoglio sugli educatori degli asili nido - dice Paola Ferretti - e finché non ne parliamo con il personale direttamente interessato, aspettiamo a dare risposte e fare proteste. E si prepara una rivoluzione copernicana per la macro-struttura del Campidoglio: quindi prima di proclamare uno sciopero senza una trattativa, vediamo cosa succede. C’è un piano di assunzioni, aspettiamo i 200 istruttori amministrativi. Siamo in attesa ma non un attesa lunghissima perché i tempi sono ristretti ».
L’assessore capitolino al Personale Enrico Cavallari, che ha già annunciato che i 200 istruttori amministrativi firmeranno il contratto il 28 e il 29 maggio, ritiene lo sciopero «del tutto ingiustificato in questo momento ». «Ci sono delle difficoltà nella scuola - spiega Cavallari - ma sono dovute al modello organizzativo della precedente amministrazione: dopo averlo monitorato ci stiamo impegnando per cambiarlo il prossimo anno. L’attuale amministrazione - aggiunge - dopo aver approvato un bilancio che prevede non solo i 200 istruttori, ma 50 geometri, 30 assistenti sociali e 200 vigili, dopo aver stabilizzato 1.300 persone di cui 938 nel mondo della scuola, sta anche chiudendo la riforma della macrostruttura che porterà efficienza, risparmi e ottimizzazioni, con migliori condizione economiche per i dipendenti e più servizi ai cittadini. Quindi lo sciopero di oggi è del tutto fuori luogo».

Le testimonianze Insegnanti e genitori raccontano i disagi negli asili nido
«Troppi bambini e poche educatrici: impossibile gestire 15 lattanti da sola»
Il rapporto Dovrebbe essere 1 maestra ogni 6 bimbi
di Simona De Santis

Roma - Cinzia Conti, 38 anni, è un’educatrice precaria. Da due lustri, lavora negli asili nido di Roma: «Adesso però la situazione è diventata insostenibile – racconta la maestra –. Il meccanismo delle sostituzioni part-time rende inaccettabili le condizioni di lavoro e lascia le educatrici con un numero di bambini impossibile da controllare». Con venticinque piccoli e due maestre «non è un caso che il XVI Municipio abbia chiuso anticipatamente i nidi per mancanza di personale - ricorda la Conti - Oltre a 9 educatrici supplenti in graduatoria che coprono le assenze brevi negli 11 nidi del Municipio, gestendo quotidianamente situazioni di fuori rapporto: non si poteva continuare così». Per questo, fa notare l’insegnante, «aderiamo allo sciopero del pubblico impiego: il personale dei nidi comunali chiede almeno di garantire le sostituzioni per l’intera durata del servizio». E se oggi i bimbi dovranno rimanere a casa, i genitori (e i nonni) non escludono di scendere in piazza accanto alle educatrici. Valeria Sabato è una giovane mamma con due bimbi piccoli. E non mancherà al corteo: «C’è un dato positivo che riscontro, come genitore, frequentando i nidi comunali ed è la professionalità delle educatrici – sostiene Valeria Sabato – mentre il dato negativo riguarda i progressivi tagli dell’organico che hanno influito sul servizio offerto e sulla serenità dei bambini: ho visto 15 lattanti, bimbi dai 3 ai 12 mesi, rimanere un’ora e mezza con una sola educatrice». «Con il secondo figlio ho potuto accedere alle graduatorie – continua la Sabato – ma con la prima bambina ho fatto mesi di attesa: sono una mamma lavoratrice, il concetto di nido è una conquista. E la retorica che i nidi servano solo ai figli degli immigrati è una sciocchezza immensa».
Intanto prendono corpo le graduatorie d’ammissione ai nidi per il prossimo anno. L’asilo resta un miraggio per moltissimi bambini (dai 3 mesi ai 3 anni). Sui siti internet dei municipi, spuntano i primi dati provvisori delle graduatorie: poi si potrà sperare solo nelle rinunce. Lo scorso anno sono rimasti fuori 9 mila bambini (8.678 domande inevase su 17.189). E il trend, per il settembre 2009, pare riconfermato. Nel I Municipio 227 bambini su 498 richiedenti sono stati ammessi (54% i fuori graduatoria). Stesso discorso nel II Municipio: 55% di esclusi. Cifre note alle famiglie: 41% di domande non accettate nel III Municipio. Ancora: su 1.406 richieste nel X, 668 rimangono fuori (47.5%), 431 esclusi nel XV (40%). E così municipio dopo municipio. «Con le sostituzioni al 50% e la riduzione dell’organico – aggiunge Caterina Fida, rappresentante Rdb Cub per i nidi romani – il rapporto 1 insegnante 6 bambini viene disatteso: capita che negli orari di ingresso, quando i bambini arrivano al nido, i genitori non possano andar via perché le educatrici non bastano: l’assessore comunale alla Scuola, Laura Marsilio, aveva promesso cambiamenti, invece sono arrivate solo proposte peggiorative per le lavoratrici e per il buon funzionamento dei nidi». Di fronte all’overbooking dei nidi, l’unica chance di salvezza resta la bontà dei nonni. O la possibilità di assumere una baby-sitter fidata. E le tagesmutter?
Le educatrici osteggiano la pratica degli asili familiari (mamme raccolte in cooperativa che ospitano in casa, e sotto il controllo del Comune, 5-6 bambini al massimo): «Gli asili comunali offrono un servizio qualificato su cui si è investito: invece di esternalizzarli, i servizi pubblici andrebbero potenziati».


18 maggio 2009 - Urlo web

ASILI NIDO: DOPO LE ACCUSE MONTA LO SCIOPERO
La protesta arriva in seguito alle dichiarazioni di Cavallari
di Damiano Oliva

La scorsa settimana l'Assessore alle risorse umane del Comune di Roma Enrico Cavallari si era scagliato contro gli assenteisti, in particolare quelli impiegati nel settore degli asili nido :"La chiusura anticipata degli asili nido per mancanza di supplenti è stata determinata innanzitutto da un alto tasso di assenteismo del personale operante in questo settore". Aveva poi continuato le spiegazioni :" Inoltre va ricordato che, per rendere efficace il servizio, ogni asilo nido ha prodotto dei modelli organizzativi orari valutati dai municipi e dal Dipartimento XI competente in materia; in molti casi questi modelli sono stati ritenuti inefficaci e rinviati alle strutture per essere rielaborati". La risposta dei Sindacati di non si è fatta attendere, ed infatti per oggi è stato proclamato lo sciopero, indetto dalle RdB e CuB riguarderà tutto il personale dei nidi per l'intera giornata. E' stato inoltre previsto uno sciopero di un'ora di tutte le altre rappresentanze di base per evidenziare i disagi in cui si trovano ad operare gli impiegati dei vari settori, non per ultimo il mancato pagamento di competenze arretrate. Oltre allo sciopero è stata indetta un corteo cittadino che partirà da piazza Bocca della Verità alle ore 15. Portavoce dell'intera iniziativa è Caterina Fida, rappresentante RdB per i nidi romani, che dichiara :" Nessun segnale di apertura giunge da parte dell'amministrazione che sta invece facendo il tutto possibile per oscurare sia la manifestazione che lo sciopero. Sul sito del Comune di Roma si parla dello sciopero dei tassisti, ma di noi nessun riferimento. Allo stesso modo si tace delle oltre 7.000 domande per un posto al nido rimaste insoddisfatte: evidentemente il sindaco ha scarsa considerazione del personale e degli utenti di questi servizi. La nostrarisposta più eloquente a tutto questo - conclude la sindacalista - sarà lo sciopero di oggi. Al fianco degli impiegati comunali si schiera anche il presidente dell'XI municipio Andrea Catarci :" Mentre si continuano a lanciare accuse di assenteismo verso i dipendenti capitolini, in particolare verso le educatrici dei nidi, il concorso per l’assunzione di 150 di loro si trascina da oltre 4 anni non è ancora stata stilata la graduatoria per le assunzioni, che permetterebbe anche di aumentare la disponibilità delle supplenti. Ancora, ad oggi, non si è provveduto a definire la stabilizzazione di quel precariato storico del settore educativo e scolastico. Se gli Assessori preposti avessero provveduto al disbrigo delle procedure burocratiche, di processi già avviati da un pezzo, non si assisterebbe a nessuna chiusura anticipata dei nidi. Bene fanno le Rappresentanze di Base a mobilitarsi, oggi, a mobilitarsi. Preoccupano, poi, le dichiarazioni della Giunta sul fatto che nel Comune di Roma siano rimasti in servizio ‘solo’ 93 precari da stabilizzare – prosegue il Presidente Catarci -. Il numero del personale con contratto a termine è ben maggiore. Ci sono circa 500 vigili urbani con contratto in scadenza a fine 2009, stessa sorte per 33 impiegati provenienti da graduatorie concorsuali della Provincia e della Regione. Le Assistenti Sociali precarie, che ormai lavorano da più di 5 anni al Comune, sono quasi 100 e il loro contratto scadrà a dicembre 2010, come gli oltre 150 impiegati amministrativi e tecnici dispiegati su Municipi e Dipartimenti. A questi numeri vanno aggiunte le centinaia di precarie della scuola e degli asili nido." "Appare assurdo che, a distanza di un anno e mezzo dalla Deliberazione 88 del 2008 (Piano Assunzionale) non si stia procedendo con tempestività ad assumere le oltre 1.500 persone previste per il 2009 e che non sia stato ancora avviato un confronto con il Governo Nazionale al fine di stabilizzare i circa 1.000 precari storici che alla scadenza dei contratti potrebbero ritrovarsi disoccupati. Da un lato si garantirebbe un posto di lavoro stabile per circa 2.500 e dall’altro si garantirebbero l’erogazione di servizi essenziali per la cittadinanza. Se, infine, corrisponde al vero quanto dichiarato dall’Assessore al Personale, sull’assunzione entro i primi di giugno di 200 Istruttori Amministrativi – conclude Catarci – , questo non fa che confermare il fatto che è possibile assumere e che quindi si può dare seguito all’intero piano assunzionale: 68 Assistenti Sociali, 600 Vigili Urbani, 150 educatrici, 53 geometri, nonché gli ulteriori 200 Istruttori Amministrativi."


18 maggio 2009 - Leggo

Corteo, 30 bus deviati

Roma - Oggi pomeriggio a causa di un corteo del personale dei nidi comunali aderente a Rdb-Cub del pubblico impiego, trenta linee di bus saranno deviate. I manifestanti sfileranno dalle 15 da piazza Bocca della Verità a piazza S.Marco. Sino alle 19 problemi di viabilità e rivoluzione nel trasporto pubblico.


18 maggio 2009 - New Tuscia

Decreto Brunetta, Lino Rocchi ( RdB CUB): "Bisogna reagire immediatamente"
Riceviamo e pubblichiamo da Lino Rocchi, RdB CUB Viterbo, in merito al decreto Brunetta

(NewTuscia) – VITERBO – "Venerdì scorso il consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Brunetta sull’efficienza e sulla produttività della Pubblica Amministrazione. Il decreto va ora al vaglio, per un parere non vincolante, delle Commissioni parlamentari, del CNEL e della Conferenza unificata di Regioni, Province e Comuni, prima di essere approvato definitivamente. Sui tempi di approvazione definitiva il Ministro ha lanciato il suo anatema "Se non sarà approvato entro 60 giorni, mi dimetto!". Anatemi a parte, che invece di spaventare siamo sicuri solleticano la fantasia dei dipendenti pubblici, il decreto rappresenta l’ennesimo, durissimo attacco al pubblico impiego, soprattutto in tema di salario e percorsi di carriera. Nel testo approvato al consiglio dei Ministri è, infatti, prevista la nuova modalità attraverso la quale i lavoratori percepiranno il salario accessorio e potranno effettuare i passaggi di livello. Siamo di fronte alla meritocrazia portata all’ennesima potenza, in stretta continuità con i contenuti del Memorandum siglato da Cgil, Cisl e Uil: solo il 25% dei lavoratori potrà percepire l’intero salario accessorio legato alla produttività, mentre il 50% potrà percepire solo la metà dell’accessorio, e il restante 25% dovrà essere penalizzato completamente, non percependo quindi niente, tutto questo sulla base della valutazione della dirigenza. Coloro i quali si troveranno per almeno tre anni nella fascia privilegiata, quella dei "bravi", avrà una corsia di favore per poter effettuare i passaggi di livello: si mettono in stretto collegamento, quindi, salario accessorio e progressioni verticali, sulla base esclusiva della valutazione della dirigenza. Non ci vuole molto sforzo di immaginazione per prevedere cosa succederà negli uffici pubblici se il testo del decreto non sarà modificato, eliminando e non attenuando, come qualche organo di stampa ipotizza, questo ennesimo attacco ai lavoratori. Assisteremo alle notti dei lunghi coltelli tra colleghi, in una logica sperimentata del "divide et impera" che, alla faccia del lavoro di squadra tanto decantato nei sacri testi dell’organizzazione del lavoro fino a poco tempo fa, metterà l’un contro l’altro armato, creando non solo malcontento e rabbia tra i lavoratori, ma anche inevitabili ripercussioni sulla produttività e sull’organizzazione del lavoro, tanto da far già preoccupare più di qualche amministrazione. È di questo che ha bisogno la Pubblica Amministrazione per essere in grado di dare risposte sempre più adeguate all’utenza? E nessuno si illuda di essere meritevole, senza possibilità di dubbio, di posizionarsi nella fascia degli eletti: il clientelismo e il favoritismo la faranno da padroni, così come è stato ampiamente dimostrato da "prove tecniche di trasmissione" che sono state già sperimentate in alcune Amministrazioni, anche negli anni passati. L’anatema lanciato dal ministro che preannuncia le sue dimissioni, dettando i tempi del percorso di approvazione, lascia chiaramente intendere la sua difficoltà. La vicenda degli emoticons, scoop brunettiano per misurare il tasso di gradimento dell’utenza sui servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni, si sta dimostrando un vero e proprio flop, non solo una scarsissima percentuale di utenti si presta ai giochetti del Ministro votando le faccine, ma quella stessa scarsissima percentuale dichiara che gli utenti sono soddisfatti del servizio pubblico, con punte che superano il 90%. Non solo, Il ministro è stato costretto, grazie alla straordinaria mobilitazione dei lavoratori, a far marcia indietro sulla questione delle fasce orarie da rispettare in caso di malattia. Il testo del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso, infatti, prevede l’abrogazione delle famigerate fasce orarie previste dalla 133, unica nota positiva di un decreto che non lascia più alcun dubbio sull’intenzione di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione e che intende, persino, impedire lo svolgimento delle elezioni delle RSU nel Pubblico Impiego con la scusa del loro adeguamento al nuovo modello contrattuale. Dividere i lavoratori in maniera così radicale, attraverso l’introduzione di meccanismi di pesante ed ingiustificata diversificazione salariale, significa chiaramente tentare di indebolirne la capacità di reazione, il loro potere contrattuale, se un’operazione di questo genere dovesse passare, non solo i lavoratori, soprattutto quelli delle qualifiche più basse, si troverebbero a dover fare i conti e seriamente, con il problema della fine del mese, ma si creerebbero tutte le condizioni per far passare ulteriori operazioni di esternalizzazioni, privatizzazioni, chiusura degli uffici e mobilità coatta. Per questo, è necessario non farsi abbindolare dallo specchietto per le allodole della meritocrazia, per questo bisogna reagire immediatamente nei posti di lavoro, utilizzando tutti gli strumenti di lotta a disposizione dei lavoratori per rispedire al mittente le aberrazioni contenute nel decreto".


18 maggio 2009 - La Provincia di Cremona

Soresina, incontro contro l’amianto

Soresina — Giovedì alle 21 nella Sala del Podestà si terrà un convegno sullo smaltimento dell’amianto. Il tema dell’incontro sarà ‘Le megadiscariche di amianto: problematiche ed alternative’. Il convegno è organizzato da ‘Cittadini contro l’amianto della provincia di Cremona’, le federazioni del Prc, Pdci e dei Verdi provinciali, L’Italia dei Valori, Sdl, Cub, Rdb, al Cobas, L’Altra Lombardia–su la testa, il Circolo Bertolt Brecht di Castelleone.


18 maggio 2009 - La Tribuna di Treviso

I Cobas: «Barbiero è responsabile delle cariche»
Paride Danieli: la Cgil non voleva che andassimo in piazza Vittoria

Treviso - «Contro i migranti non bastavano la Lega, i razzisti di tutte le specie, la Questura di Treviso, evidentemente schiava della Lega e del loro ministro «guardia padana», ma addirittura il segretario della Cgil li fa caricare dalla Polizia». E’ l’attacco di Adl-Cobas e Reti migranti di Treviso a Paolino Barbiero, contestato dai centri sociali sabato in piazza Vittoria. In un comunicato al fulmicotone, inviato da Paride Danieli (Verdi), i due gruppi vicini al mondo dei centri sociali e dei no-global spiegano la loro versione dei fatti. «Quando il nostro corteo di diverse centinaia di persone è giunto sul ponte di San Martino abbiamo trovato una camionetta di traverso e la celere schierata. Perché? La Cgil non voleva che il corteo entrasse in piazza?», si chiedono. Il segretario della Camera del lavoro respinge ogni accusa. «Il loro unico scopo era attaccare la Cgil - dice Barbiero - A loro non è stato concesso di fare una manifestazione alternativa perché il Comune non aveva uno spazio libero, ma hanno insistito a farla non autorizzata. Noi abbiamo chiesto l’uso di piazza Vittoria ben due mesi e mezzo fa. La nostra piazza comunque sarebbe stata aperta a tutti, ma dai centri sociali è arrivata solo la provocazione. Le loro affermazioni sono menzogne vergognose». Per Franco Lorenzon della Cisl è stato «del tutto fuori luogo e becero l’attacco personale a Paolino Barbiero», mentre per Franco Marcuzzo (Anolf-Cisl) «nonostante i tafferugli la manifestazione è stata molto riuscita visti i numeri dei partecipanti». Antonio Confortin, segretario della Uil, invece invita tutti a «mantenere i nervi saldi». (l.c.)


18 maggio 2009 - Savona news

Savona: Rifondazione interviene su sciopero dell'Acts

Savona - Rifondazione Comunista è scesa in piazza, come già aveva fatto lo scorso agosto, al fianco dei lavoratori dell'ACTS. Uno sciopero, quello promosso da CGIL, CISL, UIL, CUB e FAISA CISAL, che è stato osteggiato dalla dirigenza dell'azienda, criticato dal PD e strumentalizzato dalla destra (triste vedere Vaccarezza in piazza alla fine del corteo!), ma che è stato estremamente importante per il suo valore e per la sua riuscita.
Ma perché protestano i lavoratori? Semplice: perché è stato ridotto l'organico con conseguente aumento degli straordinari; perché non viene rispettato l'orario di lavoro e vengono sistematicamente saltati i riposi settimanali; perché alcuni lavoratori, a parità di mansione, hanno stipendi più bassi e lavorano di più; perché sono state molto ridimensionate le officine e perse professionalità esistenti; perché gli impiegati vengono sostituiti con personale precario.
Una crisi, quella dell'ACTS, che va a discapito della sicurezza degli autisti e dei passeggeri. Per questo eravamo in corteo questa mattina. Per questo già lo scorso ottobre, dai banchi della maggioranza, presentammo un'interpellanza in Provincia senza avere risposte significative. Anche per questo siamo usciti da quella maggioranza. Per questo siamo oggi gli unici a rivendicare, nel nostro programma, il ruolo che la futura amministrazione provinciale potrebbe positivamente esercitare nella vicenda.
Marco Ravera - Segretario provinciale Rifondazione Comunista


17 maggio 2009 - Il Manifesto

La nuova sfida del call center per i precari

E' partita una nuova sfida per le 11 centraliniste precarie licenziate a settembre 2008 dall'Ospedale di Legnano. Dopo la «strip conference», in cui si erano spogliate per protesta; i numerosi presidi, lo «sciopero del futuro», in cui hanno manifestato bendate da Milano fino al ministero della Funzione Pubblica, le lavoratrici hanno dato vita a «Telefono Precario», il primo call center autogestito destinato ai lavoratori precari. Al call center, che ha base presso la sede milanese dalla RdB-CUB, ci si potrà rivolgere utilizzando il numero verde gratuito 800.03.42.35. «Non sappiamo se la nostra iniziativa susciterà lo stesso interesse della strip conference - le donne fanno parlare di loro solo quando mettono in gioco i propri corpi, quando si spogliano» dichiara Anna una delle donne. «Stavolta non ci spoglieremo, ma metteremo in gioco la nostra intelligenza precaria, non venderemo prodotti ne faremo assistenza per marchi o ditte private». Da una parte all'altra del filo telefonico precari nella vita e nel lavoro, con un'unico obbiettivo: ridare dignità a chi la perde ogni giorno con contratti non degni, dando informazioni e consulenza legale e sindacale. Con noi avvocati e sindacalisti, studieremo le forme di rappresentanza e di difesa sindacale ma anche lotte e piattaforme rivendicative sia nei luoghi di lavoro che nei territori. Lavoreremo nella rete con un sito www. telefonoprecario.it dove sarà possibile non solo avere consulenze ma anche dove trovare materiale utile e raccontare le propie storie e lotte. Abbiamo aperto su facebook delle nostre pagine da dove stiamo chiedendo a tutti i precari della rete di unirsi e gemellarsi telefono precario e sciopero del futuro. Parleremo con i precari in una chat che stiamo collaudando nel sito dove sarà possibile confrontarsi su discussioni a tema e cercare soluzioni unitarie e condivise. Insomma «siamo noi», questa volta non nude ma con una sfida. *** (contatti: 800.03.42.35 www.telefonoprecario.it - info@telefonoprecario.it - sms 3664534300 - skype: telefonoprecario-facebook: telefono precario)


17 maggio 2009 - Liberaroma

18 Maggio, sciopero del personale dei nidi comunali
contro la privatizzazione del servizio
Personale dei nidi comunali in sciopero per l'intera giornata di domani contro la progressiva esternalizzazione del servizio: dal 2004 i nidi del comune sono passati da 160 a 191, quelli privati, finanziati con soldi pubblici, da 38 a 196. Per le Rdb-Cub è il segno che la carenza di posti e sedi viene fronteggiata elargendo soldi al privato. Il personale comunale sciopererà, invece, per un'ora per protestare contro la mancanza di proposte concrete in relazione agli aumenti contrattuali, promessi in campagna elettorale ma mai arrivati nelle tasche dei lavoratori.
di Daniele Nalbone

Roma - Domani sciopero di tutto il personale dei nidi. A proclamarlo la RdB-CUB del Comune di Roma per richiamare l’attenzione di tutta la città sul progressivo svilimento dei nidi con la costante riduzione di personale rispetto al numero di bambini e la lenta ed inesorabile esternalizzazione del servizio. La giornata sarà contraddistinta da un corteo, aperto a bambini e bambine, nonni e nonne, mamme e papà, che partirà da Piazza Bocca della Verità alle 15 per giungere a Piazza San Marco, ai piedi del Campidoglio. Alle 16.30 ci sarà un’assemblea pubblica presso la Sala della Protomoteca alla quale parteciperanno, oltre al vessato personale, i comitati di gestione di alcuni municipi cittadini e genitori dei bambini che difenderanno l’operato delle educatrici. Che non saranno sole in questa giornata: tutte le altre categorie del personale comunale sciopereranno per un’ora «per evidenziare il disagio derivante dall’aumento dei carichi di lavoro» spiega Roberto Betti, rappresentante della RdB al Comune di Roma, «dal mancato pagamento di competenze arretrate e da un sostanziale blocco delle trattative sindacali». Uno sciopero inevitabile visto che « nessun segnale di apertura giunge da parte dell’amministrazione - dichiara Caterina Fida rappresentante RdB per i nidi romani – che oltretutto sta mettendo in atto una vera e propria manovra di oscuramento, sia dello sciopero che della manifestazione cittadina, mentre avrebbe un preciso obbligo di dare al riguardo informazioni all’utenza». In effetti neanche il sito del Comune segnala l’imminente sciopero del personale, così come tace delle oltre 7 mila domande per un posto al nido rimaste insoddisfatte: «evidentemente – continua Fida – il Sindaco, così come l’assessore alle politiche educative e scolastiche Laura Marsilio, ha scarsa considerazione delle educatrici e degli utenti di questi servizi». Il periodo tra il 2004 e il 2009, a causa della privatizzazione, ha visto i nidi comunali passare da 160 a 191 a fronte di un aumento di quelli privati, sempre finanziati dal Comune di Roma, dagli allora 38 agli attuali 196. «Numeri che denotano come la carenza di posti e di sedi è stata fronteggiata dando soldi al privato» commenta Fida. Se a questo aggiungiamo il fatto che dal 2006, nel clou dell’era veltroniana, circa 200 educatrici hanno perso il posto di lavoro, portando il rapporto personale-utenza (cioè bambini dai 3 mesi ai 3 anni) da 1 a 6 (numero massimo consentito) all’attuale 1 a 10, con picchi in alcune strutture fino a 1 a 15, e che il personale supplente viene chiamato solo part time, è facile constatare come il Comune di Roma stia agendo in direzione contraria rispetto alle promesse elettorali di un anno fa. «Lo sciopero di un’ora del restante personale comunale – spiega Betti – servirà da segnale ad Alemanno che, dopo aver attivato contratti ad personam in misura addirittura superiore a quanto fatto da Veltroni e aver bloccato il piano assunzionale, si mette in luce per l’assoluta mancanza di proposte concrete». Inevitabile l’indignazione del personale per l’elemosina di meno di 5 euro netti al mese di aumento in busta paga come pagamento di indennità di vacanza contrattuale a fronte del non utilizzo delle risorse destinate dal Governo al rinnovo disponibili da febbraio (in media 60 euro lorde mensili) che, per quanto esigue, avrebbero dato un segnale importante nel contrasto della crisi economica.


17 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Esce la Ascot rientra My Log
Al Centro riciclo si ricomincia a lavorare

MONSELICE - Si è chiusa ieri, con la firma dei contratti, la travagliata vertenza del Centro riciclo di Monselice. Negli ultimi giorni, nuovi contrasti con la cooperativa entrante, la Ascot, avevano spinto gli 80 lavoratori a riprendere l’occupazione. Poi Ascot si è fatta da parte ed è rientrato in campo il consorzio Team Service, con la cooperativa My Log. La stessa che aveva gestito l’impianto fino alla chiusura del 23 aprile. Contratti a tempo indeterminato, riassunti senza esclusioni i 72 effettivi, con garanzie anche per le donne che rientreranno dopo la maternità. Soddisfatti, ma esausti, i lavoratori dell’impianto di via Umbria. «Con la cooperativa Ascot sono sorti innumerevoli problemi - racconta Gianni Boetto dell’Adl Cobas - Non c’è mai stata la volontà di rispettare quanto concordato in prefettura. Prima hanno proposto contratti di tre mesi con un mese di prova. Nei giorni scorsi, poi, si parlava di non assumere tutti i dipendenti che avevano lavorato al Crm, ma delle quote scelte per le varie organizzazioni sindacali, ipotesi inaccettabile». Una situazione incandescente, che ha spinto l’amministratore unico del Crm, Samuel Piazza, a cercare altri interlocutori. In questa fase si è rifatta avanti la Team Service. «L’accordo vale fino a luglio, con l’impegno a continuare - spiega Boetto - L’attività dovrebbe riprendere martedì e per ora sarà organizzata in due turni. Nell’arco di cinque o sei giorni si prevede di istituire anche il terzo».(fr.s.)


17 maggio 2009 - Il Nuovo Salernitano

Denunciato l'utilizzo dei "oontratti a chiamata": il forte potrebbe essere gestito dagli enti locali
<< Si tutelino i lavoratori de La Carnale >>
La RdB Cub si rivolge al sindaco e ai candidati alla presidenza della Provincia

SALERNO - Lettera aperta al sindaco Vincenzo De Luca e ai candidati alla presidenza della Provincia, a favore dei lavoratori di "Forte La Carnale" e, più in generale, per tutti coloro i quali sono "assunti" con contratto a chiamata. Il sindacato dei lavoratori propone la restituzione della struttura alla cittadinanza e ai tanti visitatori che arrivano a Salerno: << E'necessario un impegno vero e lungimirante che metta la parola fine al più alto grado di sfruttamento come la forma del contratto a chiamata >>, si legge nella nota della RdB Cub, << Forte La Carnale è un simbolo per Salerno che come struttura pubblica va restituita alla cittadinanza e a tutti i visitatori che potrebbero accedervi attraverso un percorso turistico culturale che rilancerebbe la struttura del forte come eccezionale punto di richiamo e di ritrovo. L'uso privatistico ne riduce le attività e la fruibilità da parte dei cittadini perché subordinata ai momenti, che ne consentono il massimo profitto, attraverso feste private e le serate danzanti. Solo in questi momenti i lavoratori hanno la chiamata >>. Le RdB Cub condannano lo sfruttamento "just in time" della forma più subdola di lavoro precario a basso costo: << C'è una ricchezza enorme>>, affermano i rappresentanti sindacali che, << forte La Carnale deve redistribuire in termini di lavoro stabile e duraturo, in termini di cultura. spettacolo e lurismo,in termini di restituzione ai cittadini salernitani di uno dei posti più belli e spettacolari di Salerno. C'è il lavoro manageriale di programmazione dell'offerta dei servizi, c'è il lavoro manageriale dell'organizzazione e dell'amministrazione, c'è il lavoro di promozione, c'è il lavoro di custodia. manutenzione e vigilanza, c'è il lavoro di ristorazione: c'è tanto lavoro da "qualificare" per dare attraverso "Forte la Carnale" dignità ai lavoratori e all'azione degli amministratori pubblici che devono assumersi tutte le responsabilità politiche che oggi hanno al Comune e domani alla Provincia >>. Le RdB Cub di Salerno hanno chiesto al sindaco e ai candidati alla Provincia, un impegno pubblico preciso che risponda nel prossimo futuro con atti concreti ai bisogni di dignità e di reddito dei lavoratori della struttura e di tutti quei posti di lavoro che."devono essere liberati da ogni forma di precarietà e sfruttamento": << Questi sono i segnali che possono dare una seria credibilità ad ogni ipotesi di uscita dalla terribile crisi economica che continua a bastonare senza alcuna pietà le classi sociali più povere e meno tutelate >>, concludono i vertici della federazione provinciale delle rappresentanze sindacali di base e della confederazione unitaria di base del pubblico impiego e privato. La vicenda del "forte" è ritornata alla ribalta dopo la chiusura. per dieci giorni. dell'attività di discoteca e di ristorazione della struttura gestita da privati, a causa della musica troppo alta che infastidiva i residenti di Torrione. In seguito alla chiusura, anche se temporanea, di due settori dell'attività ricettiva i dipendenti che prestavano la loro opera al momento sono rimasti senza lavoro. Questi ultimi, nei giorni scorsi, hanno già chiesto un incontro con il sindaco, ora i sindacati di base chiedono che venga presa in considerazione l'intera materia dei "contratti a chiamata".


17 maggio 2009 - Cronache del Mezzogiorno

"Caso Carnale", appello dei cobas al sindaco per la tutela dei lavoratori
di Genesia Del Giudice

Salerno - "L'uso privatistico di Forte la Carnale riduce le attività e la fruibilità dei cittadini alla struttura che rappresenta un importante polo storico e turistico della città". Sono queste le parole con cui le RdB CUB, i sindacati di base, di Salerno denunciano la vicenda della chiusura di Forte la Carnale dopo la decisione del sindaco. Il provvedimento di De Luca è giunto dopo numerosi controlli eseguiti dalla polizia municipale, su segnalazione dei residenti della zona, che hanno accertato gravi violazioni alle norme in materia di volume ed orario della musica. La chiusura della torretta ha, però, costretto al riposo forzato i 40 lavoratori precari della struttuta che ora chiedono giustizia. I sindacati, attraverso una lettera aperta al primo cittadino, reclamamo per i lavoratori di "Forte la Carnale", un impegno vero e lungimirante, che metta la parola fine al più alto grado di sfruttamento che da tempo subiscono con la forma del contratto a chiamata. Il mancato rispetto delle norme basilari di buon vicinato, da perte dei titolari , non può,infatti, mettere a rischio il lavoro dei dipendenti della struttura che rappresenta l'unica forma di reddito. La Polveriera è un simbolo per Salerno che, come struttura pubblica, dev'essere restituita alla cittadinanza e a tutti i visitatori che potrebbero accedervi attraverso un percorso turistico-culturale che rilancerebbe la zona di torrione, come eccezionale punto di richiamo e di ritrovo. Cè una ricchezza enorne che la torretta deve redistribuire in termini di lavoro stabile e duraturo, in termini di cultura, spettacolo e turismo, in termini di restituzione ai cittadini salemitani di uno dei posti più belli e spettacolari di Salerno. Le RdB CUB di Salemo, nel riaffermare la loro indipendenza dai partiti e dalla politica, chiedono al Sindaco e ai candidati alla Provincia, un impegno pubblico preciso che risponda nel prossimo futuro con atti concreti ai bisogni di dignità e di reddito dei lavoratori di "Forte la Camale" e di tutti quei posti di lavoro che devono essere liberati da ogni forma di precarietà e sfruttamento. Questi sono i segnali che possono dare una seria credibilità ad ogni ipotesi di uscita dalla tenibile crisi economica che continua a bastonare, senza alcuna pietà, le classi sociali più povere e meno tutelate del nostro caro "bel paese".


17 maggio 2009 - La Città di Salerno

RDB CUB
"Stop ai lavori a chiamata per la Carnale"

Salerno - Salvaguardare il futuro dei lavoratori del Forte La Carnale, frenando l’emorragia di contratti a chiamata che non garantiscono alcuna stabilitá a decine di famiglie. L’appello, rivolto al sindaco De Luca ed ai candidati alla presidenza della Provincia, arriva dalla RdB cub. «L’uso privatistico del Forte ne riduce le attivitá e la fruibilitá da parte dei cittadini durante la giornata e nel corso dei mesi dell’intero anno solare perchè subordinata ai momenti che ne consentono il massimo profitto attraverso feste private e le serate danzanti. Solo in questi momenti i lavoratori hanno la chiamata», spiega il sindacato in una nota, auspicando invece che il Forte ritorni alla sua vocazione pubblica e possa diventare volano per l’economia attraverso l’individuazione di percorsi turistici.
«La RdB Cub condanna con fermezza questa apoteosi dello sfruttamento "just in time" della forma più subdola di lavoro precario a basso costo - continua il sindacato - C’è una ricchezza enorme che "Forte la Carnale" deve redistribuire in termini di lavoro stabile e duraturo, in termini di cultura, spettacolo e turismo». Il Forte era finito nel mirino delle polemiche dei residenti per gli schiamazzi notturni e il sindaco, con apposita ordinanza, ne ha disposto la chiusura per dieci giorni.


17 maggio 2009 - Il Gazzettino

Arrivano i centri sociali, scontri in città
Alcuni estremisti si sono infiltrati in una manifestazione sindacale a favore degli immigrati
di Mattia Zanardo

Treviso - Doveva essere una mobilitazione a favore dell’integrazione dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie, è finita ad urla e spintoni.
La festa organizzata per il secondo anno da Cgil, Cisl e Uil e da alcune associazioni degli stranieri è stata oscurata dai tafferugli con un gruppo di aderenti del sindacato di base Adl e di no global del centro sociale Ubik.
Prima i "disobbedienti" hanno cercato di rompere il blocco delle forze dell’ordine, per raggiungere in corteo la piazza (un marocchino contuso portato all’ospedale). Poi hanno contestato gli interventi ufficiali e, al rifiuto di ammettere un loro rappresentante tra gli oratori, hanno cercato di farsi largo con la forza sul palco. La manifestazione è stata chiusa in anticipo.
Finisce con la piccola Amina che dal palco chiama la mamma, persa di vista nei tafferugli. Gli organizzatori di "Insieme per uno sviluppo inclusivo in una società solidale e sicura" non si aspettavano certo una conclusione simile dopo settimane passate a mobilitare i lavoratori stranieri, a prenotare pullman, contattare gruppi musicali.
Cgil, Cisl e Uil, in collaborazione con le associazioni degli immigrati, si presentano unite per la prima volta unite dopo le recenti polemiche, portano sotto il sole di ieri pomeriggio in piazza Vittoria oltre duemila persone "per affermare la dignità di ogni persona e l’importanza del contributo dei lavoratori immigrati alla comunità locale" (come recita lo slogan dell’evento), ma non fanno i conti con l’"Adl - Associazione difesa dei lavoratori".
Un ventina di aderenti al sindacato di base, vicino al mondo dei disobbedienti, e di esponenti del centro sociale Ubik, dalla stazione, vogliono raggiungere in corteo piazza Vittoria. Corteo non autorizzato, e non potrebbe essere altrimenti, fanno sapere dalla Digos, dal momento che il luogo di destinazione è già occupato. Corteo non concordato con noi, ribadiscono i confederali. Per questo, all’altezza di ponte San Martino, i reparti di polizia e carabinieri bloccano il gruppo. I no global tentano di forzare il passaggio, urla, spintoni, vola pure qualche manganellata. Risultato, due ragazzi feriti, di cui uno, marocchino, portato in ospedale in ambulanza, un agente costretto a ricorrere a sua volta alle medicazioni.
Il serpentone si disperde, viene consentito l’accesso alla spicciolata a piazza Vittoria, dove intanto sono cominciati gli interventi e la musica. E per un po’ tutto prosegue secondo programma. Ma quelli dell’Adl accusano i sindacati di averli voluti tenere lontani, a furia di megafono una sorta di secessione si raduna all’angolo della piazza. Sostengono che un loro rappresentante doveva parlare al pubblico, ma all’ultimo gli è stato impedito («Ma quando mai - replicano i promotori -, la scaletta era ridottissima proprio perchè l’anno scorso avevano preso la parola in troppi e si era creata confusione»). E allora decidono di fare da soli, dando l’assalto al palco. Il servizio d’ordine li respinge, qualcuno cerca di issarsi e viene ricacciato giù. Altre urla, altri spintoni.
Le parole di Franco Lorenzon, segretario della Cisl («Oggi diamo volto a chi non ha volto e parola a chi non ha parola. In provincia di Treviso ci sono centomila persone che non hanno diritto di votare, devono solo lavorare. La fermezza contro i delinquenti va bene, però l’altra faccia della medaglia della fermezza deve essere l’integrazione»), quelle di Antonio Confortin, collega della Uil («La parola chiave è "insieme": per difendere il valore del lavoro, anche degli immigrati, per sollecitare interventi a sostegno di tutti i lavoratori, italiani e stranieri, oggi sempre più in difficoltà»), quelle dei due stranieri alternatisi al microfono, sono bel che dimenticate.
I musicisti mettono in salvo in fretta strumenti e amplificatori dalla calca. Paolino Barbiero prova comunque a finire il suo discorso. «Questa crisi non deve essere fatta pagare nè per classi sociali nè per paesi di provenienza. I ministri trevigiani, il sindaco Gobbo, il presidente Muraro sappiano che la società civile è più avanti dei loro atteggiamenti elettoralistici e di quelli che venendo qui a protestare tengono loro il sacco», si sgola. Beccandosi una salva di insulti, il più benevolo dei quali suona «amico degli sbirri». Non ha senso continuare, la manifestazione è sciolta in anticipo. Meno male che Amina ha ritrovato la sua mamma.


16 maggio 2009 - Ansa

LUNEDÌ NEL LAZIO

(ANSA) - ROMA, 16 MAG - AVVENIMENTI PREVISTI PER LUNEDÌ NEL LAZIO:...
15.00 - Roma, piazza Bocca della Verità. Sciopero e corteo cittadino del personale dei nidi e degli altri servizi comunali indetto da Rdb-Cub....


Alte adesioni in tutte le città: «Segnale inequivocabile»
Trasporto locale fermo, sciopero riuscito per la Cub

«Rilevanti» i dati sull'astensione dal lavoro dello sciopero nel trasporto pubblico locale proclamato per l'intera giornata di oggi da Cub, Cobas e SdL. A tracciare il bilancio della protesta è stata la Cub, in una nota. A Venezia si è registrata una media del 80% nel trasporto urbano, 60% in quello extraurbano e 50% nel marittimo; a Trieste una media del 43%; a Bologna 55%; a Roma 45% con punte del 55% ; a Latina 80%. Fermi i trasporti extraurbani a Catania, Agrigento e Caltanissetta; forti disagi a Palermo. «Sono dati che confermano la bocciatura da parte dei lavoratori di un'intesa tutta a loro sfavore» ha commentato Giampietro Antonini, coordinatore della Cub Trasporti. «È infatti inaccettabile un adeguamento salariale che è pari ad un caffè al giorno, la possibilità di una deroga peggiorativa nei contratti aziendali, l'allungamento da 2 a 3 anni della scadenza del contratto nazionale, ed ulteriori limitazioni al diritto di sciopero, già fortemente compresso». «È particolarmente significativo - ha proseguito Antonini- che proprio in casa di Panettoni, presidente dell'azienda di trasporti veneziana e della stessa Asstra, si registrino adesioni che in alcuni depositi arrivano alla quasi totalità dei lavoratori. Anche per questa ragione riteniamo che le aziende debbano riconsiderare il loro atteggiamento di chiusura alla trattativa nei confronti del sindacalismo di base. Respinto con la lotta il protocollo d'intesa, i contratti andranno approvati con il referendum tra i lavoratori».

Attivisti sul lungotevere, il vicesindaco li riceve e ammette l'emergenza
Casa, un giorno di lotta e Roma stanzia 50 milioni
di Daniele Nalbone

Roma - Un incontro, quello ottenuto dai movimenti con il vicesindaco di Roma, Mario Cutrufo, che «di fatto sfiducia l'operato dell'assessore alla casa, Alfredo Antoniozzi» afferma il consigliere comunale Andrea Alzetta.
«Il Comune di Roma è stato costretto ad ammettere che la città non è fuori dall'emergenza abitativa», dichiara Paolo Di Vetta di Asia Rdb, «e a firmare l'annunciata delibera che stanzierà la cifra di 50 milioni di euro per l'acquisto di immobili privati da destinare alle persone in graduatoria per l'assegnazione di alloggio popolare».
Non solo.
Il vicesindaco si è anche fatto promotore di chiedere al Governo un incontro per reclamare il blocco degli sfratti come estrema ratio per fronteggiare la grave situazione in cui versa la città sul fronte abitativo.
Queste le letture fornite della Rete romana per il diritto all'abitare al termine di una giornata che definire calda è poco.
Già nella notte di giovedì si era iniziata a spargere la voce che il mattino seguente sarebbe stato occupato l'assessorato alla casa, in Lungotevere De Cenci.
A far trapelare la notizia è stato lo stesso assessore Antoniozzi che ha dichiarato alla stampa di «essere stato informato che per venerdì è stata organizzata un'occupazione» non perdendo occasione di scagliarsi contro Prc e Pdci rei di aver chiesto, su manifesti affissi in città, le dimissioni dell'assessore dopo gli insulti che questo ha rivolto ai cittadini che manifestavano, lunedì scorso, in Campidoglio e ai movimenti, definiti «violenti che prevaricano i cittadini che rispettano le regole e che assoldano immigrati clandestini e persone in buona fede per minacciare e creare disordine».
Accuse inaccettabili: per questo ieri un migliaio di cittadini, italiani e non, in nome di «quella realtà multiculturale che Berlusconi non vuole in questo paese», hanno preso d'assalto l'assessorato che, ovviamente, vedeva l'assenza del suo "titolare", «troppo impegnato in campagna elettorale per pensare di lavorare per risolvere l'emergenza abitativa di Roma» commenta Fabrizio Nizi di Action. I manifestanti hanno bloccato il traffico sedendosi per terra davanti l'isola Tiberina e facendo carta straccia di quel protocollo contro i cortei che il prefetto e il sindaco hanno firmato due mesi fa dimostrando come l'amministrazione comunale preferisca un'arteria vitale per il traffico cittadino totalmente bloccata piuttosto che dialogare con chi vive in emergenza abitativa.
Dopo quasi tre ore di blocco stradale un corteo non autorizzato si è mosso verso la prefettura di Roma chiedendo al sindaco Alemanno una presa di posizione chiara contro chi nella sua maggioranza vuole criminalizzare le proteste dei senza casa, degli sfrattati, degli inquilini senza titolo, di anziani e migranti schiacciati dai mutui.
Un corteo che vedeva decine di mamme con bambini e persone che da anni attendono un alloggio popolare pur avendo dieci punti in graduatoria protestare insieme a quelli che Antoniozzi ha definito "ladri, buffoni e sobillatori" ha sfilato per la città circondati da un centinaio di agenti di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa che non hanno esitato un attimo a provocare i manifestanti circondando, in piazza Santi Apostoli, la macchina che apriva il corteo tentando di scaraventare fuori il conducente e le quattro donne presenti in macchina.
In quel momento di tensione una decina di persone si è diretta verso gli agenti spintonandoli in modo da lasciar indietreggiare le donne che rischiavano di essere travolte dai carabinieri che avanzavano minacciosi e solo il pronto intervento di alcuni portavoce dei movimenti è riuscito a calmare le acque.
In pochi minuti si è riportata la calma e si è riusciti ad ottenere un incontro di una delegazione dei manifestanti con il vicesindaco Cutrufo.
«Un incontro che denota l'evidente imbarazzo di questa Giunta davanti ai comportamenti e alle parole di un suo esponente» sottolinea Luca Fagiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa.
«La giornata di oggi» affermano Giuseppe Carroccia e Fabio Nobile, segretari rispettivamente delle federazioni romane Prc e Pdci «dimostra quanto sia all'ordine del giorno la nostra richiesta di dimissioni verso l'assessore Antoniozzi» che giovedì, tramite agenzie stampa, «ci ringraziava perché, attraverso il nostro manifesto, gli avremmo fatto pubblicità gratuita, mentre si dovrebbe vergognare per aver fatto e continuare a fare campagna elettorale sulla pelle di cittadini che soffrono».


16 maggio 2009 - Il Gazzettino

Trasporti, lo sciopero riesce a metà
E al Lido Actv annuncia i tornelli agli imbarcaderi nel nuovo terminal che sarà pronto nel 2010

Venezia - La difficoltà di trovare un mezzo di trasporto, ieri, si è sentita soprattutto in terraferma, con un’adesione tra che ha superato in alcune tratte il 60 per cento, soprattutto nel bacino extraurbano nord e sulla rete urbana di Mestre, secondo i dati forniti da Actv, a causa dello sciopero indetto dalle Rappresentanze di Base. In navigazione bisogna tener conto che erano previsti i servizi di collegamento garantiti per le isole, con la precettazione dei lavoratori, e in questo caso circa il 36 per cento dei dipendenti ha protestato. Defezioni soprattutto in Canal grande: le motozattere hanno funzionato quasi regolarmente, la linea 51-52 con una frequenza ogni mezz’ora, la linea 2 ogni 20. Diverse invece le indicazioni fornite da Rdb, che ha parlato di 80 per cento di adesione nel settore automobilistico e 60 nella navigazione. Sotto accusa il contratto di lavoro, «che non è ancora stato siglato - sottolinea Giampietro Antonini, coordinatore dei comitati di base - quello firmato è solo un protocollo d’intesa a cui dovranno seguire le contrattazioni per settore, con clausole sociali che non ci soddisfano. Basti pensare che ad esempio si parla delle 39 ore settimanali come quantità di lavoro effettiva nelle quali non saranno più comprese neanche le soste pasto o i tempi accessori. Poche garanzie nel settore dei subappalti, il diritto di sciopero viene messo in discussione, come pure i riferimenti economici non ci stanno bene». E così ieri i collegamenti sono stati a singhiozzo, nel pomeriggio anche per effetto della regata velica che si è svolta in Bacino e che ha dirottato i mezzi lungo il canale dell’Orfano.
Nel frattempo ieri sera all’hotel Ausonia Hungaria si è svolto il convegno "Trasporti ed infrastrutture su Lido e Pellestrina Quali progetti per migliorare la qualità della vita", promosso dal Partito Democratico di Lido e Pellestrina. Dopo la presentazione del coordinatore del circolo Paolo Povolato ha moderato l’incontro Paolo Bonafè, responsabile provinciale del Pd su infrastrutture e mobilità, nonché consigliere d’amministrazione di Actv.
Dall’estate 2010 nel terminal del Lido in piazzale Santa Maria Elisabetta verranno installati i tornelli per consentire un accesso differenziato agli imbarchi per i residenti e tutti gli abbonati. Lo ha confermato ieri sera l’assessore comunale alla mobilità e trasporti, Enrico Mingardi. In una sala affollata sono intervenuti anche i delegati della municipalità Angelo Ghezzo e Maurizio Pozzobon, per portare il punto di vista delle amministrazioni locali, oltre al presidente di Actv, Marcello Panettoni, e al numero uno di Pmv Antonio Stifanelli. I tornelli al Lido saranno anche uno strumento per "smascherare" coloro che viaggiano gratis per le disfunzioni di Imob. "Entro la prossima primavera prima delle elezioni comunali – ha spiegato Mingardi – puntiamo ad inaugurare la nuova porta d’acqua del Lido. Ragionare della mobilità del Lido significa anche inserirla nel contesto del grande interesse strategico che sta vivendo questo territorio. Stiamo rispondendo ora alle osservazioni che sono state fatte al Pgtu del Lido le cui direttive vanno nell’ottica di favorire la ciclabilità, ridurre la velocità delle auto e accrescere la sicurezza". Panettoni dal canto suo ha poi ribadito l’impegno di Actv per il Lido. «Per quanto riguarda il trasporto pubblico per qualità e quantità dei servizi il Lido ha pochi altri eguali, direi anzi nessuno, in Italia - ha sottolineato - Assicuro, inoltre, che il ferry boat ex "Salamina" verrà messo in esercizio definitivamente entro il mese di giugno con una barca ammodernata in ogni sua parte". Stifanelli, infine, ha affrontato la questione del nuovo terminal. "Proprio oggi (ieri ndr) ho firmato l’indizione della gara per la realizzazione delle sovrastrutture e la grande copertura a forma di vela. Gli esiti del bando si avranno il prossimo giugno, poi, salvo ricorsi, potranno partire i lavori. Contiamo che possano essere completati entro giugno del 2010, ma inseriremo nel bando punteggi più alti alle imprese che proporranno un anticipo dei tempi. Quello del nuovo terminal è un lavoro a fasi: solo sugli approdi e pontili spenderemo sei milioni di euro, cifra a cui andranno aggiunti altri 15 per la riqualificazione di tutta la parte retrostante."

Cgil, Cisl e Uil rompono le trattative

Venezia - Dopo lo sciopero delle biglietterie Vela nelle giornate di Pasqua, proclamato da Rdb Cub, anche i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno rotto le trattative con l’azienda, proclamando lo stato di agitazione, a seguito dopo una burrascosa riunione con la direzione. In particolare è mancato l’accordo sul piano industriale, sulle articolazioni degli organici dal punto di vista quantitativo e qualitativo del call center che fornisce le informazioni e delle biglietterie, sulla turnistica estiva, sui problemi connessi alla vendita Imob. "La chiusura della posizione aziendale - si legge in un comunicato congiunto - il tentativo di scaricare sui lavoratori i costi connessi all’assorbimento da parte di Vela della società Venice Card e i costi di funzionamento di Imob e Venice Connected nonchè i problemi legati all’organizzazione aziendale e della diminuzione delle vendite imponfono la proclamazione dello stato di agitazione"

«Turni stressanti» Nuovo sit in di protesta dei dipendenti del Mariutto

Mirano - (D. Tam.) Nuovo presidio degli operatori sociosanitari della casa di riposo "Mariutto" di Mirano. Loro non ce la fanno più: turni stressanti e condizioni di lavoro al limite della sopportazione. Sono queste le motivazioni che hanno convinto i quindici dipendenti dell’Ipab a organizzare un sit-in di protesta davanti ai cancelli della casa di Riposo. «Vogliamo partecipare ai tavoli tecnici stabiliti – attacca Federico Martelletto delle rappresentanze sindacali di base – con un nostro rappresentante per promuovere nuovi turni di lavoro». E la richiesta presentata ieri è la seguente: turni giornalieri di 7 o 7 ore e mezza, turni notturni di nove ore («la direzione intende arrivare a 10») dalle 21.30 alle 6.30. «Vogliamo – continua Martelletto – che siano rispettate le normative stabilite per i contratti individuali dei lavoratori part time, che revedono che le eventuali modifiche dell’orario di lavoro siano concertate con gli stessi interessati. La Direzione e la Rsu, di contro -accusa il rappresentante Rdb – intendono modificare le turnistiche complessive e i contratti collettivi con modalità unilaterali». Condizioni nuove che i lavoratori non sono disposti ad accettare senza reagire. «La direzione intende far pagare ai lavoratori gli errori di altri. Esiste un bilancio in rosso, ne siamo consapevoli, ma da un’attenta lettura dei documenti emerge che il costo del personale non è così elevato, il reparto esternalizzato costa molto di più. Non possiamo accettare che venga modificata la vita dei lavoratori senza il loro coinvolgimento, vogliamo intraprendere una mediazione ragionevole ma pretendiamo di essere ascoltati». Ieri i dipendenti hanno consegnato la loro proposta per gli orari alla direzione dell’Ipab. «Se non verrà presa in considerazione – conclude Martelletto – dovremo pensare a nuove iniziative di lotta per portare avanti la nostra causa».


16 maggio 2009 - City

Trasporti, i Cobas bloccano bus e metrò
VENERDì DI DISAGI Una parte del trasporto pubblico locale si fermerà oggi per l’astensione indetta dai sindacati di base. Saranno garantite le fasce protette. Previsti due cortei di protesta

MILANO - Metrò, bus e tram a rischio oggi: un venerdì di passione a causa dello sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico locale. La protesta - indetta dai sindacati sindacati autonomi Cub, Unione sindacale italiana Usi-Ait, Al Cobas - vuole rivendicare il diritto a un "lavoro stabile, riduzione d’orario a parità di salario, forti aumenti di salario e pensioni, continuità del reddito". I sindacati di base non hanno quindi accolto l’invito fatto qualche giorno fa dal ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, a differire lo sciopero. Fasce orarie diverseGarantite le fasce protette, lo sciopero si terrà in orari diversi a seconda delle città. In particolare, a Milano l’astensione sarà dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. A Roma dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 a fine corse. A Bologna dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 19.30 a fine servizio. Fra le grandi città, graziata solo Torino dove - grazie alla Fiera del Libro - bus, tram e metrò presteranno servizio. Le astensioni saranno accompagnate da due cortei: uno a Milano e un altro a Gallarate (Varese). Si ferma anche la scuolaE domani rischia di fermarsi anche la scuola per l’astensione indetta dai Cobas, che hanno pure organizzato una manifestazione nazionale a Roma contro "la disgregazione e la privatizzazione dell’istruzione pubblica". Alla protesta aderiscono i Cip (Comitati insegnanti precari) secondo cui "i provvedimenti Gelmini-Tremonti-Aprea costano 160mila posti di lavoro".


16 maggio 2009 - La Repubblica

Sciopero dei trasporti e cortei, città in tilt
Bus e metrò fermi e in piazza manifestazioni per la casa e la scuola. Blocchi del traffico davanti alla prefettura e al ministero dell´Istruzione
di CECILIA GENTILE e TEA MAISTO

Roma - Sciopero dei mezzi, pioggia e due cortei. Un mix micidiale per la capitale, che ieri è precipitata nel caos. Per non rimanere a piedi, i romani hanno fatto ricorso massiccio alla macchina, anche se poi, contrariamente alle più nere previsioni, le due linee della metropolitana e la ferrovia Roma-Ostia hanno funzionato.
Grossi disagi invece per gli utenti di bus e tram: secondo l´Atac, l´adesione alla protesta è stata del 24%, secondo i comitati di base Cub, Cobas e Sdl, che hanno proclamato lo sciopero, la percentuale è stata del 45%, con punte del 55. «Sono dati che confermano la bocciatura da parte dei lavoratori di un´intesa che prevede un adeguamento salariale pari ad un caffè al giorno, l´allungamento da 2 a 3 anni della scadenza del contratto nazionale ed ulteriori limitazioni al diritto di sciopero», dichiara Giampietro Antonini, coordinatore della Cub Trasporti
Nel frattempo, una manifestazione non autorizzata dei centri sociali per l´emergenza alloggiativa ha bloccato lungotevere de´ Cenci, davanti all´assessorato alla Casa. Il corteo ha atteso invano di essere ricevuto da un rappresentate del Comune, poi si è diretto in Prefettura, a piazza Santi Apostoli, occupando via IV Novembre. Sono seguiti momenti di tensione con la polizia, urla e spintoni finché il capo di Gabinetto del Campidoglio ha accettato di incontrare un gruppo di delegati insieme al vicesindaco Cutrufo.
Blocchi anche davanti al ministero dell´Istruzione, per il sit in di oltre 200 tra docenti e personale Ata. «Non possiamo accettare che si taglino 57mila posti di lavoro ? ha denunciato Piero Bernocchi, portavoce Cobas ? un decimo riguarda il Lazio». Il corteo si è poi diretto a piazza Navona.


16 maggio 2009 - Il Manifesto

Scuola e trasporti in sciopero contro i tagli

Il sindacalismo di base Cub, Cobas, SdL, che da pochi mesi ha dato vita a un «patto di base», ha dato la sua prova di forza nella scuola e nel trasporto pubblico. Lo sciopero di ieri, nel primo caso, era stato indetto per «impedire il taglio di 57 mila posti di lavoro di docenti ed Ata; per cancellare le proposte di legge Aprea e Cota che gerarchizzano i docenti, trasformano le scuole in fondazioni private e danno ai capi di istituto il potere di assumere e licenziare il personale; per chiedere l'assunzione a tempo indeterminato dei precari sui posti vacanti; per il diritto di assemblea». Una manifestazione di diverse migliaia di persone, con in prima fila docenti e Ata aquilani, ha raggiunto il ministero dell'istruzione, a Roma. Sulla scalinata, hanno inscenato una protesta molto efficace, con professori chiamati all'appello che entravano in un «buco nero» formato da un telone e ne uscivano con maschera grigia e ali bianche, come «persone non più appartenenti a questo mondo». A macchia di leopardo, come sempre, le percentuali di adesioni allo sciopero dei mezzi pubblici. Fin dalla mattina si è parlato di «una media del 80% nel trasporto urbano a Venezia; a Trieste del 43%; a Bologna 55%; a Roma 45-55%; a Latina 80%». In una nota unitaria, i tre sindacati spiegano che «gli addetti al settore che dopo 16 mesi di mancato rinnovo contrattuale si vedono elargire un'elemosina e porre sul tavolo nuove proposte di produttività, flessibilità e precarietà». Tra le rivendicazioni «aumenti salariali che ridiano finalmente la possibilità di vivere con dignità; l'introduzione, in busta paga, di «un'indennità di carovita» che rivaluti la retribuzione almeno del valore dell'inflazione programmata; contenimento dell'orario di lavoro, a parità di salario, sia al fine della tutela della salute, della sicurezza sia allo scopo di favorire l'occupazione; riconoscimento delle malattie professionali, del lavoro usurante; diritto di rappresentanza sindacale, senza monopoli».(Fr.Pi.)


16 maggio 2009 - L'Unione Sarda

la protesta
Trasporti e scuola, lavoratori in sciopero

Disagi nelle scuole e nel trasporto pubblico ieri per un doppio sciopero proclamato dai sindacati di base contro i «tagli» all'istruzione e i contenuti dell'intesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori dei trasporti.
A Milano, secondo l'azienda dei trasporti (Atm), l'astensione dal lavoro (che si svolta con modalità diverse da città a città), non ha creato grandi difficoltà, almeno in orario-ufficio. Bassa adesione anche a Napoli. Di diverso parere i promotori dello sciopero. A Venezia - ha osservato la Cub, che ha indetto la protesta assieme a Cobas e Sindacato dei Lavoratori - l'adesione è stata del 80% nel trasporto urbano, 60% in quello extraurbano e 50% nel marittimo; a Trieste una media del 43%; a Bologna 55%; a Roma 45% con punte del 55%. I dati «confermano la bocciatura da parte dei lavoratori di un'intesa tutta a loro sfavore» ha detto Giampietro Antonini, della Cub trasporti. «È inaccettabile un adeguamento salariale pari a un caffè al giorno». Nella scuola, invece, lo sciopero è stato accompagnato da una manifestazione nazionale a Roma.


16 maggio 2009 - Il Piccolo

SINDACATI: ADESIONE AL 43-47%
Bus in sciopero, sulle cifre è guerra tra Cub e azienda

Trieste - I disagi ai cittadini sicuramente ci sono stati, ma sullo sciopero che ieri ha semiparalizzato anche a Trieste il trasporto pubblico si è registrata ancora una volta una guerra di cifre. L’astensione dal lavoro infatti ha riguardato il 20-22 per cento dei dipendenti secondo Trieste Trasporti, il 43-47 per cento a detta della Cub (Confederazione unitaria di base) che lo ha indetto su base locale. Su scala nazionale, oltre alla Cub, altre tre sigle delle rappresentanze sindacali di base. «Sono dati che comunque confermano la bocciatura da parte dei lavoratori di un’intesa tutta a loro sfavore - ha dichiarato Willy Puglia, coordinatore regionale della Cub Trasporti - è infatti inaccettabile un adeguamento salariale che è pari a un caffè al giorno».
L’agitazione è stata indetta per protestare contro il contratto nazionale firmato invece dai sindacati confederali e che, secondo quanto riferisce Puglia, «prevede per gli autisti un aumento di 48 euro lordi al mese, l’allungamento da due a tre anni della scadenza del contratto nazionale, la possibilità di derogare da esso con contratti aziendali peggiorativi e ulteriori limitazioni al diritto di sciopero». I sindacati di base si sono invece mobilitati per «ottenere un aumento del potere d’acquisto dei salari, difendere e migliorare le condizioni e gli orari di lavoro, rilanciare i diritti acqusiti negli anni».
Molto diversa, come detto l’analisi di Trieste Trasporti. Secondo l’azienda, che conta 830 dipendenti, è saltato un autobus su cinque. Nella prima fascia, tra le 9 e le 13, avrebbe scioperato il 20 per cento dei dipendenti, nella seconda, dalle 16 alle 02.30 di notte, il 22 per cento.


16 maggio 2009 - Nuova Venezia, Sardegna, Ferrara/Tribuna Treviso/Trentino/Tirreno/Gazzetta Reggio, Modena, Mantova/Corriere Alpi/Centro/Alto Adige/Provincia Pavese/Mattino Padova

Trasporto pubblico e scuola. Guerra di cifre sullo sciopero

ROMA - Sciopero, ieri, nelle scuole e nel trasporto pubblico. È stato proclamato dai sindacati di base contro i «tagli» all’istruzione e i contenuti dell’intesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori dei trasporti. Secondo le aziende dei trasporti di Milano e Napoli, l’astensione del lavoro (che si è svolta con modalità diverse da città a città) non ha creato grandi difficoltà. Di diverso parere i promotori dello sciopero che hanno, invece, espresso soddisfazione per la partecipazione. La Cub, che ha indetto la protesta assieme a Cobas e Sindacato dei Lavoratori - parla ad esempio di addesione media del 55% a Bologna, e del 45% a Roma (con punte del 55%).


16 maggio 2009 - Il Venezia

Trasporti. Stando al sindacato ieri ha aderito l'80% dei lavoratori.
Rdb accusa: «Da Actv, poca informazione»
Sciopero dei bus, terraferma in tilt

Venezia - Disagi pesanti ieri, soprattutto in terraferma, per lo sciopero nazionale dei Trasporti di 24 ore indetto da Rdb Cub per il rinnovo del contratto. Come sempre, c'è il solito balletto di cifre sull'adesione. Da un lato i sindacati parlano di un 80% e oltre per il servizio automobilistico, del 40% per la navigazione. L'Actv di un 62%, sceso poi al 58% nelle ore pomeridiane, per i bus; di un 37% per i vaporetti. Percentuali a parte, non è stata una bella giornata per i pendolari, imbottigliati nelle vie della città, tra i cantieri del tram, nel tentativo di raggiungere il posto di lavoro in auto. Lunghe code nelle arterie principale di Mestre, da via Piave a Corso del Popolo, e parcheggi pieni, proprio perchè in tanti hanno preferito uscire di casa direttamente con i mezzi propri. Danilo Scattolin, Rdb Cub, accusa: "C'è molta responsabilità dell'azienda che non informa per tempo e adeguatamente i suoi utenti - spiega - Ci sarebbe l'obbligo, in caso di sciopero, di mettere i manifesti informativi a ogni fermata. È stato mai fatto?". La risposta a chi ieri è rimasto ad aspettare autobus che non arrivavano. Soprattutto nelle aree extraurbane, dove l'adesione dei lavoratori, secondo il sindacato, è stata pressochè totale.(E.C.)


16 maggio 2009 - Il Tempo

Autobus a mezzo servizio, alta adesione allo sciopero degli autisti di Latina
Protesta del personale Atral, la società per il trasporto pubblico del capoluogo pontino, aderente al Cub trasporti di Latina che ha partecipato allo sciopero nazionale indetto dal sindacalismo di base Cub, Sdl, Slai-Cobas e Cobas Lavoro Privato

Roma - La protesta, spiega la sigla sindacale, è scattata dopo la firma di un accordo contrattuale che «a fronte di aumento lordo di 48 euro al mese, prevede un maggior sfruttamento e precarietà del personale». Secondo il sindacato l'Atral, informata con forte anticipo dell'agitazione del personale, «ha ignorato di compiere, come previsto dalla normativa vigente, qualsiasi forma di comunicazione al Comune ed all'utenza sulle possibili conseguenze dell'azione di protesta dei lavoratori, creando così forte malumore e disagi imprevisti alla cittadinanza, sperando di scaricare le proprie colpe sui lavoratori». Tale comportamento - sostiene la Cub trasporti di Latina - sottolinea ancora una volta il fatto che vengono ignorare «di proposito le difficoltà più volte segnalate e continuamente sopperite dal senso di responsabilità dei lavoratori come avvenuto ad esempio, durante il recente Raduno degli Alpini». I lavoratori dell'Atral fanno sapere che nei prossimi giorni saranno attivate «nuove ed incisive manifestazioni di protesta contro la politica dell'Atral ed il silenzio degli organi politici ed amministrativi della Città di Latina».


16 maggio 2009 - Corriere della Sera

Si ferma un autista su due tanti disagi per i romani

Roma - Lunghe attese alle fermate degli autobus, sperando nell’arrivo di uno dei rari mezzi (stracarichi) in circolazione, traffico sostenuto e in alcune ore completamente bloccato in diverse zone della città, il centro preso d’assedio da una manifestazione dei lavoratori della scuola, terminata a piazza Navona, e un’altra per la casa, a Lungotevere de’ Cenci. Notevoli disagi, nonostante l’astensione degli impiegati del trasporto locale si sia limitata a un 50% circa, si sono registrati ieri a causa dello sciopero proclamato per l’intera giornata da Cub, Cobas, e SdL. Difficoltà anche per i pendolari, specialmente sulla Roma-Giardinetti, mentre le due linee della metropolitana e i treni della ferrovia Roma-Lido e Roma-Viterbo hanno mantenuto una frequenza abbastanza sostenuta.
Oggi, in occasione della Notte dei Musei, le linee A e B del metrò saranno attive fino alle tre del mattino: un’ora e mezza oltre l’orario, per godere più a lungo dell’apertura straordinaria dei centri d’arte.


16 maggio 2009 - Corriere del Veneto

Lo sciopero
Trasporti e scuola: buone adesioni a Trieste

TRIESTE - Molti autobus fermi a Trieste, pochi nel resto della regione. Lo sciopero dei trasporti proclamato ieri dai sindacati di base Sdl, Cub, Cobas Lv e Slai Cobas ha fermato – secondo gli stessi sindacati – il 43% degli autobus a Trieste, il 37% a Gorizia, il 21% a Udine e l'11% a Pordenone. Secondo le concessionarie si tratta di numeri «esagerati» visto che a Trieste si è fermarto il 20% dei mezzi a Gorizia e Udine uno solo e a Pordenone nessuno».
«Ci siamo fermati – spiega il Coordinatore Regionale della Cub trasporti, Willy Puglia – per protestare contro i recenti accordi nazionali, che non forniscono alcuna risposta ai reali problemi della categoria, che conta 120.000 addetti di cui 1.500 nel solo Friuli Venezia Giulia. Negli accordi nazionali sottoscritti dalle altre organizzazioni sindacali non si scorge alcun miglioramento per la maggior parte degli autoferrotranvieri, ne dal punto di vista economico ne normativo, poiché viene previsto solo un adeguamento salariale pari ad un caffè al giorno».
«E’ inoltre allungata da 2 a 3 anni, la scadenza del contratto nazionale, è prevista la possibilità di una deroga peggiorativa nei contratti aziendali, sono previste ulteriori limitazioni al diritto di sciopero».
Ieri hanno scioperato anche i sindacati di base della scuola. Se si escludono alcune decine di insegnanti triestini, l’adesione in tutta la regione è stata bassa.


16 maggio 2009 - Il Messaggero

Roma. Un giorno da dimenticare, ieri, tra scioperi e cortei...
di LUCA BRUGNARA

Roma - Un giorno da dimenticare, ieri, tra scioperi e cortei, ma oggi la Città Eterna tornerà a far sognare, con la Notte dei Musei, tra siti aperti e visite guidate. Ieri pomeriggio poi c’è stata anche un’emergenza sul Muro Torto: si è rotta una conduttura, l’acqua ha invaso la strada ed è arrivata fino a piazza del Popolo. Allagato anche il sottopassaggio della metropolitana.
Tornando allo sciopero e ai disagi del resto della giornata: bus a singhiozzo, cortei, sit-in e, come se non bastasse, una pioggia a intermittenza hanno provocato non pochi disagi, ieri, per gli spostamenti in città, soprattutto in Centro, con momenti di tensione tra automobilisti intrappolati nel traffico e manifestanti. I problemi maggiori hanno riguardato lungotevere de' Cenci, dove si è svolto un sit-in davanti all'assessorato al Patrimonio. Lo sciopero dei mezzi pubblici, indetto dai sindacati di base (senza l'adesione dei confederali) ha visto una partecipazione, secondo Atac, del 24% del personale tra le linee gestite da Trambus, mentre è stato regolare il servizio su quelle periferiche di Tevere Tpl. Le due linee di metropolitana hanno funzionato regolarmente, così come i treni per Ostia e Viterbo. Ridotto il servizio per Giardinetti. Per il Cub Trasporti, invece, «la partecipazione a Roma è stata del 45%, con punte del 55%». Il corteo dei lavoratori della scuola, indetto da Cobas, Usi-Rdb Cub con insegnanti, lavoratori Ata, studenti ha sfilato fino a piazza Navona, con striscioni "contro i tagli di 57 mila posti di lavoro nella scuola". Con loro, anche insegnanti dell'Abruzzo. Intorno alle 11.30, l'area di Trastevere è andata in tilt: per un'ora, con i vigili che regolavano i passaggi, sui due lati di lungotevere è stato il caos. «Disagi e rallentamenti direttamente collegati al corteo - aggiungono dalla centrale operativa della polizia municipale - si sono avuti anche su corso Vittorio, piazza Venezia». La sosta prolungata su lungotevere de' Cenci e Raffaello Sanzio ha fatto perdere la pazienza ad alcuni automobilisti, che hanno protestato verso i manifestanti. «Anche noi stiamo andando a lavorare - assicura Daniele Reatto, in sella sul suo scooter. - Non è possibile fermare una città». Una delegazione degli universitari dell'Onda ha raggiunto la sede del Crui, la Conferenza dei Rettori, in piazza Rondinini, esponendo uno striscione. Maltempo e sciopero dei mezzi hanno spinto molti romani a prendere la macchina e per l'intera giornata, alcune aree hanno vissuto tra caos e clacson impazziti, dal Muro Torto all'Aurelia, dalla Nomentana a Porta Maggiore, a San Giovanni.
....


16 maggio 2009 - Giornale di Vicenza/Arena/Brescia Oggi

TAGLI. La protesta dei sindacati di base
Trasporti e scuola, disagi per sciopero

ROMA - Disagi nelle scuole e nel trasporto pubblico, ieri, per un doppio sciopero proclamato dai sindacati di base contro i «tagli» all’istruzione e i contenuti dell’intesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori dei trasporti. A Milano, secondo l’Atm, l’astensione dal lavoro (che si svolta con modalità diverse da città a città), non ha creato grandi difficoltà. Bassa adesione - si sostiene da parte padronale - anche a Napoli. Di diverso parere i promotori dello sciopero che hanno, invece, espresso soddisfazione per la partecipazione dei lavoratori. A Venezia - dice per esempio la Cub, che ha indetto la protesta assieme a Cobas e Sindacato dei lavoratori - si registra una media del 80% nel trasporto urbano, 60% in quello extraurbano e 50% nel marittimo. «Sono inaccettabili», dice Giampietro Antonini, coordinatore Cub trasporti, «un adeguamento salariale pari a un caffè al giorno e la possibilità di una deroga peggiorativa nei contratti aziendali». Nella scuola lo sciopero è stato accompagnato da una manifestazione nazionale a Roma.


16 maggio 2009 - Gazzetta del Sud

Scioperi Disagi e cortei
Scuola e trasporti proteste per i tagli e l'intesa sul contratto

ROMA - Disagi nelle scuole e nel trasporto pubblico oggi per un doppio sciopero proclamato dai sindacati di base contro i «tagli» all'istruzione e i contenuti dell'intesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori dei trasporti. A Milano, secondo l'azienda dei trasporti (Atm), l'astensione dal lavoro (che si svolta con modalità diverse da città a città), non ha creato grandi difficoltà, almeno in orario-ufficio, ai cittadini e il servizio delle linee M1, M2 e M3 stamani è stato regolare. Bassa adesione anche a Napoli. Secondo stime dall'Azienda napoletana mobilità, nei depositi è rientrato appena il 10,5 per cento dei mezzi in servizio, è stata rispettata la prima delle due fasce orarie protette e hanno funzionato regolarmente le metropolitane e la Circumvesuviana. Di diverso parere i promotori dello sciopero che hanno, invece, espresso soddisfazione per la partecipazione dei lavoratori. A Venezia – ha osservato la Cub, che ha indetto la protesta assieme a Cobas e Sindacato dei Lavoratori – si registra una media del 80% nel trasporto urbano, 60% in quello extraurbano e 50% nel marittimo; a Trieste una media del 43%; a Bologna 55%; a Roma 45% con punte del 55% ; a Latina 80%. Fermi, sempre secondo la Cub, i trasporti extraurbani a Catania, Agrigento e Caltanissetta; forti disagi a Palermo. I dati «confermano la bocciatura da parte dei lavoratori di un'intesa tutta a loro sfavore» ha commentato Giampietro Antonini, coordinatore della Cub trasporti. «E' infatti inaccettabile – ha proseguito – un adeguamento salariale che è pari a un caffè al giorno, la possibilità di una deroga peggiorativa nei contratti aziendali, l'allungamento da due a tre anni della scadenza del contratto nazionale, e ulteriori limitazioni al diritto di sciopero, già fortemente compresso». Nel comparto scuola lo sciopero è stato accompagnato da una manifestazione nazionale a Roma. «No alla distruzione delle scuola», «estendiamo i diritti, stabilizziamo la ricerca» e «ddl Aprea cancro della scuola pubblica». Con questi e altri striscioni insegnanti e lavoratori Ata (gli ausiliari tecnico-amministrativi) sono scesi in piazza, partendo dalla sede del ministero dell'Istruzione, «contro i tagli di 57 mila posti di lavoro nella scuola». Al corteo, conclusosi a piazza Navona, hanno partecipato delegazioni di lavoratori della Sardegna, della Basilicata, della Puglia e del Lazio.


16 maggio 2009 - La Nuova Venezia

Sciopero e regata in Bacino Trasporti in tilt, oggi si replica
di Roberta De Rossi, ha collaborato Laura Bergamin

Venezia - Sciopero dei Cobas, sfide di vela in bacino San Marco, regate a remi: è un fine settimana di passione per gli utenti Actv, alle prese con corse a singhiozzo, lunghe attese ai pontili, viabilità interrotta. Una scaletta ricca di scadenze, in una città di pendolari e sempre piena come di turisti. Ieri, lo sciopero nazionale dei Cobas per il rinnovo del contratto ha provocato per tutto il giorno corse a singhiozzo per la navigazione (dove l’adesione è stata del 36%, con collegamenti con le isole garantiti e ricadute soprattutto sul Canal Grande) e disagi in terraferma (dove ha partecipato il 58% degli autisti Actv). L’agitazione si è, però, intrecciata con il blocco totale dei collegamenti Actv tra San Zaccaria e Sant’Elena, dalle 12.30 alle 18.30, in applicazione di un’ordinanza della Capitaneria di porto: blocco della navigazione che si ripeterà oggi e anche domani (i tempi della regata sono più ristretti, ma la gestione dei turni Actv ha portato alle 6 ore di sospensione). Risultato: disagi su disagi. Che si riproporranno, dilatati, anche oggi: niente più sciopero, ma nuovo, pesante rallentamento delle corse in mattinata, per la regata su caorline della «Festa del Mare», in partenza alle 11 davanti ai Giardini della Biennale, con giro del paletto a Santa Sofia e arrivo in darsena al Molo. Al pomeriggio, nuova sospensione del transito in Bacino - garantite solo le spole Lido-Sant’Elena e le corse dalla Giudecca lungo il canale degli Orfanelli - come ancora domani, in una giornata che come tutte le domeniche richiamerà al Lido (sole permettendo) folle di bagnanti e ciclisti.
Tre giorni di collegamenti Actv sottosopra, senza che il Comune sapesse alcunché: in premessa di ordinanza - in realtà - la Capitaneria specifica di aver acquisito i pareri positivi del Comune e dell’Autorità portuale, ma a Ca’ Farsetti cadono dalle nuvole. Non ne sa nulla l’assessore al Traffico acqueo Michele Vianello, niente l’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi, scuote la testa il comandante dei vigili urbani Marco Agostini e, a fine giornata, anche il capo di cabinetto del sindaco, Maurizio Calligaro, comunica che il Comune non ha espresso alcun parere sull’ordinanza.
Una situazione paradossale. «La prossima volta, alle conferenze di servizio convochino i cittadini», commenta il presidente di Municipalità, Enzo Castelli, «Come si fa a bloccare i servizi in Bacino per tre giorni di fila? Tra tanti disagi, la folla assiepata fino alla chiesa della Pietà - molti gruppi di turisti, ma anche numerosi pendolari che dovevano tornare a casa - che si è andata accumulando a metà pomeriggio al pontile della motonave diretta a Lido e Punta Sabbioni.
La regata. Per la prima tappa dell’iShares Cup Extreme 40 Sailing Series, riservata ai migliori catamarani internazionali, 10 i team in gara. Un centinaio gli spettatori in Riva Sette Martiri. Ieri Bmw Oracle ha chiuso in testa. Oggi seconda giornata, domani finale.


16 maggio 2009 - La Gazzetta di Parma

Sindacato. Protesta ieri mattina in via Taro
Tep, Cobas in sciopero

Parma - Alcuni dipendenti della Tep del sindacato autonomo Al Cobas - Cub trasporti (che raccoglie una ventina di lavoratori) hanno aderito ieri allo sciopero dei trasporti di 24 ore. I lavoratori chiedono aumento di salari e pensioni, lavoro stabile e riduzione del periodo di apprendistato, e contestano la revisione dei parametri di carriera.


16 maggio 2009 - La Tribuna di Treviso

Bus Actt, fallito lo sciopero dei Cub

Treviso - Sciopero degli autobus indetto dal Cub: a Treviso adesione molto limitata, disagi ridotti. Soltanto il 18% degli autisti Actt ha incrociato le braccia, mentre nelle altre città il dato medio supera il 50%. A Treviso, dalle 9 alle 12, si sono fermati 3 bus su 46, dalle 15 a fine servizio sono stati 7. Il servizio è stato garantito per tutte le linee, seppur a regime ridotto. «L’adesione non è stata eclatante - afferma Piero Antonini, referente veneto Cub Trasporti - ma è stata una avvisaglia: gli aumenti di stipendio sono a costo zero, e costringeranno gli autisti a 39 ore di guida effettive».(a.m.)


16 maggio 2009 - Il Giorno

Sciopero Atm, i mezzi vanno. Ma è caos su strade e tram
Cub in piazza, lancio di uova contro la Commerciale

MILANO - MOLTO TRAFFICO, soliti strombazzamenti in centro all'ora di punta ma non il paventato blocco totale dei mezzi pubblici per lo sciopero di 24 ore indetto da Cobas, Sdl, e Cub. Le tre linee della metropolitana non si sono fermate mentre per quanto riguarda i mezzi di superfice in servizio l'Atm ha comunicato che nella seconda fascia dello sciopero, alle 19,30, erano il 62%. UN VENERDÌ MENO «nero» rispetto al passato, con il servizio alla fine garantito per tutta la giornata, comprese le fasce interessate dallo sciopero (8.45 alle 15 e dalle 18 alla fine del servizio). Pesanti comunque i disagi dovuti all'effetto annuncio: per non rischiare molti pendolari hanno preso l'auto, congestionando le strade e altri, invece, hanno preso la metropolitana prima del solito, congestionando i treni. Nell'ora di punta, dalle 17 alle 18, sulla linea rossa, direzione Sesto, le condizioni di viaggio erano a dir poco «disumane»: migliaia di persone stipate nel vagone come sardine. Intanto, ieri, si è conclusa con un lancio di uova sulla facciata della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, la manifestazione regionale organizzata dalla Confederazione unitaria di base proprio per lo sciopero generale che ha interessato anche la scuola. I manifestanti, al termine del corteo partito da largo Cairoli, hanno lanciato uova contro una gigantografia che riproduceva la figura caricaturale di un banchiere: «Voi siete la crisi, noi siamo la soluzione», lo slogan.

Casa di riposo, pesanti accuse contro la coop
di Luca Pelizzi

Tirano - SEMPRE più mosse le acque attorno alla casa di riposo "Città di Tirano" da quando le Rappresentanze sindacali di base hanno deciso di sostenere la lotta di alcune dipendenti «per fermare - come cita il comunicato stilato dalla Federazione provinciale della Rdb-Cub l'attività intimidatoria e punitiva che la cooperativa Team Service sta attuando nei confronti delle lavoratrici». In pratica i problemi sono iniziati da quando alcuni servizi interni appaltati alla cooperativa "Il Cigno" sono stati presi in carico da "Team Service". «Queste lavoratrici spiega Francesco Beltrama (Rdb) si sono accorte che il contratto con la nuova cooperativa non corrispondeva a quello della vecchia e quindi si sono rifiutate di firmarlo e da qui sono iniziati i guai per loro: in poche settimane hanno ricevuto ben 16 provvedimenti sanzionatori e 6 lavoratrici sono state sospese dal lavoro per 4 giorni». In più «ci risulta che dal 10 al 13 febbraio la coop ha adibito all'assistenza degenti, personale non qualificato: un'addetta alle pulizie».

Ahlstrom, ancora una fumata grigia. Il sindaco Mucci: «Sto con gli operai»

GALLARATE - «AHLSTROM, NO ai 59 licenziamenti». Spray rosso su un telo bianco, lo striscione ha aperto la manifestazione organizzata ieri da Al Cobas-Cub. Convocata per protestare contro le ricadute della crisi economica sui lavoratori, è stata anche l'occasione per fare il punto sulla vertenza riguardante la multinazionale finlandese del settore tessile. Sono 59 in tutto gli operai che rischiano il posto. 39 fra Mozzate, Carbonate e Cressa. Venti, invece, a Gallarate. Dal 20 febbraio questi sono in presidio permanente davanti alla fabbrica. Giovedì i sindacati hanno incontrato di nuovo i dirigenti italiani a Torino. I rappresentanti dei lavoratori hanno rimesso sul tavolo le loro proposte: cassa integrazione straordinaria a rotazione per un anno e mobilità volontaria con incentivi. I vertici hanno gelato i lavoratori. Al momento non ci sono le condizioni per firmare l'accordo, hanno replicato. Lunedì si terranno le assemblee negli stabilimenti per decidere come continuare la lotta. «Il 22 giugno scadranno i termini per la trattativa - riassume Antonio Ferrari, del coordinamento nazionale Cub - Iniziamo a chiederci se l'azienda non voglia azzerare del tutto lo stabilimento gallaratese». Al termine della manifestazione Ferrari, Paolo Schiavone (Pubblico impiego Al-Cobas) e Massimo Sinatra (Rsu Ahlstrom) hanno aggiornato il sindaco Nicola Mucci sulle ultime evoluzioni della situazione. «Torneremo a incontrarci con gli amministratori dell'azienda - ha detto il primo cittadino - Chiediamo pari trattamento per tutti gli stabilimenti. La realtà gallaratese non deve essere discriminata».(E.C.)

Allarme occupazione. Sfilano 300 persone
Uova lanciate contro la sede degli industriali
di ENRICO CAMANZI

GALLARATE - UN'INVASIONE pacifica, se si eccettua un fitto lancio di uova contro la sede dell'Unione degli industriali. Ieri è sceso in piazza, convocato da Al Cobas-Cub per uno sciopero generale, il mondo del lavoro che più sta patendo la crisi economica. Sotto una pioggia battente 300 persone circa, secondo le cifre fornite dal sindacato, hanno sfilato per Gallarate. Alla manifestazione, guidata dai lavoratori dell'Ahlstrom, hanno partecipato operai e impiegati in cassa integrazione, precari, disoccupati e studenti. La parte più debole della popolazione, costretta a fare i conti con gli effetti del difficile momento economico. Il corteo, molto rumoroso, ha preso avvio dallo stabilimento cittadino della multinazionale produttrice di tessuto-non tessuto alle 9,30. I lavoratori si sono fermati sulla rampa di accesso all'Autolaghi verso Varese per circa mezz'ora. Poi si sono diretti alla sede dell'Unione industriali, contro la quale alcuni manifestanti hanno lanciato decine di uova. Quindi hanno fatto rotta verso la rotonda dell'autostrada in coincidenza dell'ingresso per Milano, dove si sono fermati in raccoglimento per un minuto di silenzio in memoria dei morti sul lavoro. Entrambe le uscite della A8 sono stati chiuse in via precauzionale per circa mezz'ora. Giunti in centro, sempre scortati dalla polizia, i lavoratori hanno incontrato il direttore dell'agenzia delle entrate. Infine si sono ritrovati alla Ahlstrom per i comizi finali. A mezzogiorno il corteo si è sciolto. UNA DELEGAZIONE di tre persone si è recata in municipio per incontrare il sindaco Nicola Mucci e il vicesindaco Paolo Caravati. In un'ora e mezza di colloquio hanno esposto le ragioni della mobilitazione, chiedendo un intervento del Comune. Gli amministratori hanno garantito l'impiego di alcuni dei fondi avanzati dal bilancio 2008 e non vincolati, circa 1 milione e 837mila euro in totale, per dare una mano alle fasce in sofferenza. «Stiamo preparando un pacchetto di aiuti - ha detto il sindaco Mucci - per anziani, famiglie e per un sostegno alle politiche sulla casa». Potrebbero essere fondi per gli affitti, ma anche per i mutui. Tante le realtà nel corteo. Dalle dipendenti della cooperativa di pulizia Sette laghi, ai metalmeccanici della Iselfa, ditta di Solbiate Arno con una novantina di operai in «cassa», fino ai lavoratori di imprese di Malpensa e dell'indotto. «La crisi - hanno detto in coro - non possiamo pagarla solo noi lavoratori. Imprenditori e politica trovino gli strumenti per sostenere l'occupazione».


16 maggio 2009 - Liberaroma

Blocco del traffico e corteo improvvisato
Comune di Roma costretto a dialogare con i movimenti
di Ylenia Sina

Roma - Dopo aver bloccato il traffico per più di due ore sul Lungotevere de Cenci davanti all'assessorato per le politiche abitative, i movimenti per il diritto all'abitare hanno formato un corteo e raggiunto la prefettura. L'amministrazione comunale è stata così costretta a riaprire il dialogo con i movimenti e ad ammettere che Roma non è uscita dall'emergenza abitativa. Al termine dell'incontro con una delegazione firmata una delibera che prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro per l'acquisto di immobili privati. Ma le pesanti dihiarazioni dell'assessore Antoniozzi continuano a pesare sulla Giunta Capitolina. «Roma non è uscita dall’emergenza abitativa» hanno ammesso il vice sindaco Cutrufo e il capo segreteria del sindaco Lucarelli che ieri pomeriggio, dopo un’intensa mattinata di mobilitazione della Rete per il diritto all’abitare, sono stati costretti a riaprire un dialogo con i movimenti incontrandone una delegazione. «Ieri il Comune di Roma ha dovuto fare i conti con l’emergenza abitativa della nostra città» dichiara Paolo Di Vetta di Asia Rdb «e firmare un delibera che prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro per l’acquisto di immobili privati. Un primo atto importante, anche se non adeguato alla richiesta di 50 mila alloggi». Inoltre il vicesindaco si è impegnato a presentare al Governo il tema degli sfratti, comprese le morosità, e chiedere i provvedimenti dovuti e le risorse adeguate per risolvere l’emergenza e a riconvocare immediatamente il tavolo sulle occupazioni abitative a rischio di sgombero. «Questa decisione dimostra che le scelte e le affermazioni di Antoniozzi non sono condivise, di fatto, dal primo cittadino di Roma» commenta il consigliere comunale Andrea Alzetta riferendosi alle infelici dichiarazioni dei giorni scorsi dell’Assessore alla casa della capitale. «Ladri, buffoni e sobillatori, violenti che prevaricano i cittadini che rispettano le regole e che assoldano immigrati clandestini e persone in buona fede per minacciare e creare disordine». Accuse inaccettabili. Per questo ieri mattina i movimenti per il diritto all’abitare si sono dati appuntamento sotto l’assessorato per le politiche abitative in Lungotevere de Cenci, senza padrone di casa, «troppo impegnato in campagna elettorale per lavorare seriamente» commenta Fabrizio Nizi di Action. I manifestanti hanno bloccato il traffico per più di due ore, dimostrando di fatto come l’amministrazione avrebbe preferito aumentare il traffico cittadino e non prendere posizione, piuttosto che dialogare con i movimenti ed elaborare soluzioni soddisfacenti. Ma, dopo una breve assemblea comune, un corteo non autorizzato di un qualche centinaio di persone ha raggiunto la prefettura sfilando per le strade di una città blindata: prima che la situazione degenerasse in un problema di ordine pubblico, l’amministrazione comunale è stata costretta a riaprire il dialogo. «Ormai è all’ordine del giorno la richiesta di dimissioni dell’assessore Antoniozzi» affermano Giuseppe Carroccia e Fabio Nobile, segretari rispettivamente delle federazioni romane Prc e Pdci che nei giorni scorsi avevano reso pubblica questa richiesta su manifesti affissi in città. «L’incontro di questa mattina» conclude Paolo Di Vetta di Asia RdB «è il risultato delle mobilitazioni che continueranno perché le risorse messe in campo dall’amministrazione continuano a essere insufficienti». La gravità delle parole pronunciate da Antoniozzi rimane indelebile.


16 maggio 2009 - EPolis Roma

Lungotevere. Circolazione impazzita in centro per la manifestazione non autorizzata
Protesta dei senza casa, traffico in tilt per due ore
I Movimenti incontrano il vicesindaco. Il Campidoglio: «Nessuna sfiducia ad Antoniozzi»

Roma - Centro di Roma paralizzato, ieri, per la manifestazione non autorizzata contro le politiche abitative del Campidoglio portata avanti da centinaia di senza casa aderenti a diversi comitati di lotta. Dalle 13.45 fino alle 15.15 un presidio con slogan e striscioni ha provocato il blocco parziale della circolazione nel tratto di Lungotevere dè Cenci dove si trova la sede dell'assessorato comunale per la casa: decine di agenti e rappresentanti delle forze dell'ordine hanno bloccato ai manifestanti l'accesso agli uffici, intanto i vigili urbani hanno a chiuso temporaneamente diverse vie con immediate ripercussioni sul traffico tra via Cavour, Colle Oppio, piazza Esquilino, via Nazionale e le strade intorno al Quirinale e Fontana di Trevi. Per circa due ore, inoltre, le linee di alcuni bus sono state deviate a Piazza Venezia e per il Tram 8 le corse sono state ridotte in viale Trastevere. «Siamo molto determinati perchè siamo stufi delle promesse a vuoto sul problema casa da parte di quest'amministrazione - ha detto Luca Faggiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa nel corso della manifestazione - questo assessore, oltre agli insulti nei nostri confronti, finora ha fatto soltanto annunci-spot. Lo sbandierato acquisto di case per i cosiddetti 10 punti, non sono merito di questa amministrazione comunale ma di finanziamenti regionali e della precedente giunta. Per questo non ci interessa incontrare l'assessore Antoniozzi, siamo qui per chiedere un impegno del sindaco Alemanno sul problema-casa». Ieri in Comune a portare avanti i colloqui con i movimenti per la casa è stato il vicesindaco senatore Mauro Cutrufo, intervenuto secondo quanto precisato dal Campidoglio «per affrontare il tema del blocco degli sfratti, che è a carattere nazionale». Cutrufo ha evidenziato «la necessità che ogni trattativa abbia come base la tutela della legalità prima di qualsiasi altra discussione ». Intanto però, a "cavalcare" la protesta dei senza casa e ad alimentare le polemiche verso Antoniozzi è stato tra gli altri Andrea Alzetta, capogruppo de La Sinistra-L'Arcobaleno in Campidoglio: «Il fatto che il sindaco Gianni Alemanno abbia accettato di incontrare oggi pomeriggio in Campidoglio i movimenti per il diritto abitare, facendosi rappresentare dal suo vice Cutrufo, dimostra chiaramente che le scelte e affermazioni di Antoniozzi non sono condivise, di fatto, dal primo cittadino di Roma». Secca la replica del Campidoglio, che ha immediatamente smentito: «Ogni affermazione in merito a una presunta sfiducia nei confronti dell'assessore alla Casa, Alfredo Antoniozzi, è destituita di qualsiasi fondamento».


16 maggio 2009 - La Nuova Venezia

Preoccupazione a Santa Maria di Sala e alla casa di riposo di Mirano
«La chiusura dell’ex Pepper è un errore»
Sindacato e Comune contro «Industries». Proteste anche al Mariutto
di Filippo De Gaspari

SANTA MARIA DI SALA - Pressioni su Industries perché ritiri la procedura di mobilità. Garanzie che sono arrivate ieri dal sindaco Paolo Bertoldo durante l’incontro voluto dai sindacati per evitare che i 40 esuberi previsti dall’azienda, la ex Pepper, vadano in porto. A rischio c’è la chiusura della sede staccata di Santa Maria di Sala, con decine di licenziamenti. Il marchio Industries rappresenta in paese e in tutto il Miranese un importante punto di riferimento per produzione e spaccio di capi di firma.
Bertoldo ha assicurato che il Comune farà la sua parte, avviando una trattativa che porti a valutare la riduzione dei costi per l’azienda senza toccare il personale. E’ quello che chiedono i sindacati: «La competitività dell’azienda - spiega Massimo Meneghetti, segretario generale della Femca-Cisl Venezia - può rimanere tale anche se si scelgono altre strade, come la riduzione dei costi, salvaguardando i livelli occupazionali». Richieste che i sindacati formalizzeranno prima della manifestazione di martedì ai cancelli della sede centrale di Industries, a Trebaseleghe. Ieri intanto a Mirano, sono scesi in strada anche gli operatori socio sanitari della casa di riposo Luigi Mariutto. I sindacati del pubblico impiego Rdb-Cub hanno dato vita a un presidio all’ingresso di via Zinelli per protestare contro i nuovi turni decisi dall’ente. Gli operatori rivendicano la possibilità di partecipare ai tavoli tecnici, chiedendo il rispetto della clausola contrattuale che prevede la modifica degli orari di lavoro in modo concertato. «La direzione - spiega Federico Martelletto, di Rdb-Cub - intende invece far pagare ai lavoratori gli errori di altri: esiste un bilancio in rosso, ma il costo del personale non è così elevato. Si facciano turni più dignitosi: giornalieri di 7 o 7,5 ore e notturni di 9 ore». «La turnistica deve essere condivisa, non imposta - spiega la delegata Maria Assunta Manfrin - invece ci troviamo di fronte ad un tavolo tecnico chiuso che decide sulla testa dei lavoratori». Decisioni che non accontentano nemmeno il personale impiegato part-time. «Basti pensare - spiega Michelina Marin - che ritardare l’inizio del turno dalle 6 alle 7 del mattino significa non riuscire ad alzare da letto tutti gli ospiti per la colazione».


16 maggio 2009 - Il Secolo XIX

«Acts, lo sciopero di lunedì ci sarà fermi anche gli scuolabus»
Tutti a piedi dalle 10,15 alle 14,15. Per le organizzazioni di categoria sono risolte le incomprensioni con la Commissione di garanzia

Savona. Le cinque organizzazioni sindacali - Filt, Fit, Uiltrasporti, Faisa e Cub - si sono riunite per annunciare la conferma dello sciopero di quattro ore in programma per lunedì 18 (dalle 10,15 alle 14,15). Uno sciopero che, come precisa Mauro Nolaschi, segretario regionale Faisa-Cisal, «coinvolgerà anche i servizi di scuolabus e le navette di Costa Crociere». «L'accordo esistente - spiega - non specifica infatti che questi servizi debbano essere esentati». Pertanto, ai gravi disagi che si verificheranno nei trasporti all'ora di pranzo, si aggiungono anche quelli per gli scolari all'uscita da scuola. Riferendosi al doppio "no" della Commissione di garanzia allo sciopero dell'Acts, Nolaschi precisa che Cub confederazione e Cub trasporti hanno recapitato alla Commissione la documentazione dalla quale risulta che i Cub di Savona sono stati esentati da aderire allo sciopero nazionale dei trasporti di ieri. «Adesso è tutto a posto e lo sciopero si può fare regolarmente, come annunciato». Maurizio Loschi, segretario provinciale di Cub Trasporti, sottolinea come «non è detto che la Commissione di garanzia invii adesso una lettera nella quale ci autorizza a scioperare. L'invio della documentazione è sufficiente a darci il via libera». E poi si sfoga: «L'azienda non ha rispettato gli impegni, non mettendo in piedi iniziative unilaterali mentre c'era la trattativa in corso e non tirando fuori i capitali per poter soddisfare le nostre richieste: vuol dire che il presidente è stato autorizzato ad utilizzare tutti i fondi che ha ricevuto da Comune e Provincia, destinandoli ad altri appetiti (le banche creditrici), oltre a tutti quelli che ha risparmiato finora».(St.Mor.)


16 maggio 2009 - La Stampa

TRASPORTI I LAVORATORI ACTS E LINEA FERMI DALLE 10,15 ALLE 14,15
Lunedì c’è lo sciopero dei bus. L’azienda: "Niente più dialogo"
E’ muro contro muro tra i sindacati e la dirigenza
di ROBERTO PAVANELLO

SAVONA - Adesso è ufficiale: lunedì, dalle 10,15 alle 14,15, i mezzi dell’Acts si fermeranno. Dopo il rincorrersi di conferme e smentite dei giorni scorsi, l’ultima parola l’hanno detta ieri mattina tutte le sigle sindacali riunite insieme: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiasa Cisal e Cub. Uno sciopero che, nella sostanza, continua ad essere, però, contestato dal vertice dell’Acts.
«Scioperiamo per contestare la poltica aziendale del presidente Paolo Marson e della dirigenza Acts. Va bene risanare, ma non ai danni dei lavoratori», è l’assunto di fondo dei sindacati, che ribadiscono: «La manifestazione di lunedì è legittima. C’è stato un problema tecnico, ora risolto». A spiegare di che si tratta è Maurizio Loschi dello stesso Cub, il sindacato che aveva indetto per ieri uno sciopero a livello nazionale e che quindi avrebbe impedito quello di lunedì (sarebbero stati troppo ravvicinati): «Noi invece non abbiamo aderito - spiega -. Pensavamo che fosse sufficiente lo comunicassimo noi alla Commissione di garanzia. Invece era necessario che lo facesse la segreteria nazionale. Adesso lo ha fatto, quindi è tutto a posto».
«In realtà lo sciopero non è mai stato in dubbio. Le notizie di un suo annullamento - denunciano - sono state messe in giro ad arte dalla dirigenza, proprio per creare confusione. Quindi, se ci saranno disagi per gli utenti male informati la colpa non sarà certo nostra». Il corteo dei dipendenti Acts e Linea si darà appuntamento tra le 10,30 e le 11 davanti al deposito di Legino, poi, da lì, raggiungerà il Comune, percorrendo via Stalingrado, corso Tardy e Benech, corso Mazzini e corso Italia. Giunti sotto il municipio, una delegazione dei lavoratori chiederà un incontro al sindaco Berruti.
La posizione dei sindacati è netta: «Un’azienda non si risana solo con i tagli e non è corretto che a pagare per i buchi di bilancio del passato siano solo i lavoratori».
La posizione dell’azienda è concentrata in un comunicato in cui vengono contestate le ragioni dei sindacati che, secondo l’Acts, non hanno mai accolto le proposte di mediazione, sia sul lato economico che su quello delle assunzioni, avanzate in questi due anni di trattative. E chiedono il motivo per il quale le organizzazioni sindcali preferiscano sollevare situazioni di tensione traendo argomento da aspetti pretestuosi o formali e ritengano di non doversi far carico del reale problema dell'azienda che è quello di adeguare la sua struttura organizzativa ad un moderno modello di impresa al fine di conseguire non solo l'obiettivo dell’efficienza, ma anche quello della giusta remunerazione del lavoro e del reale miglioramento delle sue condizioni». E conclude: «A questo punto Acts ritiene esaurito il dialogo sindacale».



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