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Le notizie CUB della settimana 25-31 maggio 2009


Nazionale – lunedì, 01 giugno 2009

Le notizie pubblicate dai media sulla CUB e sulle organizzazioni della CUB

La Rassegna aggiornata ad oggi la trovi cliccando qui

L'Archivio delle notizie dal 2002 lo trovi cliccando qui

 

 

 

 

 

 

 

 



31 maggio 2009 - Apcom

Ricerca/ I precari dell'Ispra protestano al Giro d'Italia a Roma
Appello alla Prestigiacomo: ci chiami per incontrarci

Roma (Apcom) - I circa 430 precari dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca dell'Ambiente sono vicini alla scadenza. Dopo i primi 40 mandati a casa nelle varie sedi di Roma, Livorno, Palermo e Bologna, a fine giugno altri 170 saranno licenziati. A seguire tutti gli altri. "Come il Giro d'Italia siamo all'ultima tappa", dicono, e per questo hanno deciso di essere presenti all'ultima tappa del Giro per fare sentire la propria voce. "Come il Giro siamo alla fine - dice Emma Persia del coordinamento dell'Usi RdB Ricerca Ispra - con la differenza che il Giro ha la certezza di ricominciare a far sognare gli italiani l'anno prossimo, noi, i lavoratori della ricerca ambientale, precari resi invisibili dalla volontà del Ministero dell'Ambiente, concludiamo qui la nostra corsa". "Questo è solo l'inizio delle nostre mobilitazioni. Aspettiamo che il ministro Prestigiacomo ci chiami per incontrarci. Altrimenti - concludono - siamo curiosi di apprendere come Governo e Ministro della Ambiente giustificheranno che licenziano centinaia di precari e la mobilitazione che noi costruiremo".


31 maggio 2009 - Liberazione

Roma, oltre 20mila in corteo. Tensione in via Buonarroti, 5 fermi poi liberi
Finalmente in piazza il no al ddl sicurezza: Anti G8 e migranti
di Angela Mauro

Roma - Simone ha 32 anni. Stirpe cinese non tradisce l'età. A Simone gliene dai al massimo 18. Se ne sta in disparte con i suoi amici, su uno dei marciapiedi nei dintorni di Piazza Vittorio, a guardar sfilare il corteo per i «Diritti di cittadinanza globale, contro il G8 della crisi e del razzismo». Non partecipate? Lì vicino e anche più in là altri cinesi si affacciano, così solo per guardare. Curiosi, distaccati. «Non ci hanno chiamato», dice Simone, che racconta di essere «cresciuto qui». Il nome italiano conferma. Come non vi hanno chiamato? «Non li intercettiamo, va bene manifestare ma la comunità cinese non c'è in queste cose: mancanza di contatto, di comunicazione con gli organizzatori». E' vero: la comunità cinese, pur florida a Roma soprattutto in zona Esquilino (Piazza Vittorio, appunto), non c'è. Sta in disparte come Simone e i suoi amici che ti offrono anche una sigaretta, ma preferiscono non parlare. Simone parla: «Alla fine noi cinesi non ci possiamo lamentare, lavoriamo, stiamo bene...». Gli altri, gli africani hanno maggiori problemi. Per la maggior parte meno integrati, più soli e senza una comunità forte di appoggio. E infatti li vedi lì in corteo, dietro lo striscione «Citizens of the world against racism and exploitation». Non sono tantissimi, come non è grossissimo il corteo organizzato dalla Rete No G8 per contestare il pacchetto sicurezza voluto dal governo Berlusconi (Lega in primis) nella giornata di chiusura del vertice degli "otto Grandi" su sicurezza e immigrazione nella capitale. Più di ventimila, diranno i promotori. Appena quattromila, dice la questura. Discrepanza delle più ricorrenti in queste occasioni. E non è l'unica, nella giornata di ieri. Quella che preme forse di più riguarda la dinamica dell'unico episodio di tensione accaduto nel corso della manifestazione. Sono le 17 circa, il corteo sta attraversando piazza Vittorio, punto delicato per la presenza, in una delle vie adiacenti, di Casa Pound, noto centro di estrema destra in città. Dal fondo di via Buonarroti tre ragazzi lanciano delle bottiglie all'indirizzo dei manifestanti. Azione lampo, messa in fuga da alcuni ragazzi della Rash (Red and Anarchist Skin Heads) subito accorsi per arginare la «provocazione fascista», spiegheranno poi i promotori del corteo, il cui servizio d'ordine interviene in via Buonarroti un momento dopo, quando i Rash sono già nell'auto della Digos che li porta in commissariato. Ed è qui che emerge la discrepanza. I funzionari della Digos in servizio in piazza diranno che «non c'è stata alcuna provocazione fascista, quelli che abbiamo preso non erano di destra ma dei vostri, vedete di fare chiarezza su chi c'avete nel corteo...». No, è la replica del servizio d'ordine - una quarantina di ragazzi in T-shirt bianca "No G8". «La vostra ricostruzione comincia tardi: omettete la parte in cui i tre fascisti hanno lanciato le bottigliette. Abbiamo foto e video, vi porteremo i nomi». Incongruenze che tengono banco per tutto il corteo, nei battibecchi continui tra funzionari Digos e responsabili del servizio d'ordine. E per tutta la durata della manifestazione resta la preoccupazione per i fermati (in tutto cinque), che verranno rilasciati solo in serata, poco prima della tappa finale in piazza Navona. E' l'unica ombra su un corteo colorato, con poca musica (un solo camion col sound system, del Forte Prenestino) ma tanti cori dall'indirizzo via via sempre più preciso (si va dal «Siamo tutti clandestini», a «assassini» e slogan contro Berlusconi, Maroni, Alemanno, man mano che ci si avvicina al Campidoglio e Corso Plebiscito, nei dintorni della dimora del premier). Questa piccola fetta d'Italia urla contro l'introduzione del reato di clandestinità, contro l'irrigidimento delle norme per l'iscrizione all'anagrafe dei bimbi degli irregolari, urla perchè «la nostra identità non ha bisogno del permesso di nessuno», come spiega uno dei tanti striscioni. In piazza c'è anche una delegazione di Castelvolturno, epicentro della protesta delle comunità migranti dopo l'omicidio di camorra del settembre scorso (sei africani uccisi). Omar, nigeriano-campano, lancia la sua idea: «permesso di soggiorno per tutti, valido per un anno, poi se uno trova lavoro rimane altrimenti viene mandato via». Andrea Alzetta, consigliere comunale capitolino, chiede il «diritto di voto per i migranti». Richieste che, con un parlamento impegnato in tutt'altra direzione, non avranno fortuna. In piazza ci sono anche pezzetti della sinistra extraparlamentare, che ha aderito in corsa al corteo, culmine dei blitz anti-G8 di questi giorni. Ci sono anche i Cobas e le Rdb. Ma va detto che questa piccola fetta d'Italia si è mossa da sola, senza partiti, senza associazioni o sindacati grandi. E seppure in piccolo - si sa, i tempi sono duri - ha messo su l'unica forma di contestazione del ddl sicurezza da parte della società civile. Il rapporto con la politica dei partiti? E' presto detto, basta guardare il fiume di gente che, facendosi strada lungo il percorso del corteo, striscia contro i muri e li sveste dei manifesti elettorali. Meglio usare l'immaginazione, se proprio ci si vuole affidare a qualcuno: San Papier, immigrato con l'aureola, sorride dalla gigantografia che guida la manifestazione. Laica processione senza patroni e protettori.


31 maggio 2009 - Il Riformista

Corteo anti-G8 a Roma. E Maroni vorrebbe sospendere Schengen
SICUREZZA. Poca gente alla manifestazione. Ma per gli organizzatori è una «nuova strategia». Qualche tensione con i militanti di destra: cinque fermati

Roma - della grande manifestazione anti G8 e contro il pacchetto sicurezza del governo che da qui doveva partire non c'è quasi traccia. Traffico regolare, atmosfera rilassata e clima estivo. In tutti sensi. A guarda bene si notano un paio di bancarelle con le magliette di Che Guevara, e qualche timido gruppetto di giovani. Passano i minuti, ma la piazza si riempie lentamente. Molto lentamente. Verso le 15 prende forma un piccolo assembramento colorato. Tanti immigrati. E nessuna tensione. Nei giorni scorsi in molti temevano scontri e tafferugli. Molti, ma non il prefetto Pecoraro che diceva di «non essere assolutamente preoccupato». Aveva ragione. Il clima è quello della festa. Neppure troppo riuscita, a giudicare dal numero dei partecipanti. Il balletto delle cifre inizia quasi subito, ma questa volta nessuno si azzarda a sparare troppo in alto: 4 mila manifestanti per la questura, più di 20 mila per gli organizzatori. Probabilmente meno dei 10mila che ci si aspettava.
Eppure ci sono tutte le sigle dell'arcipelago protestatario e altermondialista. Ci sono gli immigrati della stella cometa, ci sono i no dal Molin, venuti da Padova, i Cobas, e le Rdb, rappresentanze sindacali di base, ci sono pure i le diverse sigle del comunismo italiano: Rifondazione comunista di Ferrero, la Sinistra critica dell'esule Turigliatto, il partito comunista dei lavoratori di Ferrando e Sinistra e Libertà. Ci sono tutti, ma sono pochi. Gennaro Migliore (Sinistra e Libertà) lo spiega così: «Questa volta abbiamo scelto una strategia diversa. In luogo di una grande manifestazione, affrontiamo le tematiche del G8 separatamente: c'è stata la dimostrazione sull'ambiente a Siracusa, quella sull'istruzione a Torino. E' logico che a Roma vi sia meno gente». Stessa musica suona anche Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas: «La nuova strategia scelta dal movimento è quella dell'articolazione. Meno cortei, ma più efficaci. Non più solo protesta, ma anche proposta».
Alle 16.15, finalmente si parte. In testa al corteo il logo della giornata di protesta. Uno striscione colorato con su scritto: diritti di cittadinanza contro il G8 del razzismo. Santo patrono del raduno, San Papier, santo nero e no global, protettore dei migranti. Slogan più ripetuto. Siamo tutti clandestini. I manifestanti se la prendono con il reato di clandestinità che il governo vuole introdurre e col ministro dell'Interno, a cui è dedicato uno degli striscioni più grandi: «Maroni vergogna della Repubblica. Chiudere i lager Cie».
Tutto scorre liscio fino a piazza Vittorio. Dove va in scena un piccolo giallo. All'angolo con via Buonarroti 5 persone lanciano oggetti verso il corteo, e immediatamente ne nasce un tafferuglio. Gli aggressori vengono caricati su una macchina della polizia, e portati via. Per il servizio d'ordine della manifestazione si tratta di una provocazione fascista, degli estremisti di destra di Casa Pound, ma la Digos fornisce un'altra versione: i 5 aggressori non sono fascisti ma membri dei Rash (Red anarchik skinheads). Paolo di Vetta, uno degli organizzatori del corteo, ricostruisce così l'accaduto: «I fascisti hanno aggredito il corteo, i nostri hanno risposto, e nella confusione che ne è seguita la polizia li ha fermati. Ma non sono stati loro a lanciare oggetti contro i manifestanti». Dopo l'identificazioni i cinque sono stati riammessi al corteo, accolti dagli applausi. Qualche momento di tensione anche davanti al Campidoglio, e in via delle Botteghe oscure, dove la sede del Riformista è stata oggetto di atti vandalici: alcuni manifestanti hanno coperto con la vernice le telecamere esterne, lasciando sui muri qualche scritta e alcuni manifesti.
Intanto nelle conferenza stampa seguita alla riunione dei ministri della Giustizia e dell'Interno del G8 di ieri mattina il ministro Maroni ha proposto, in previsione del G8 di giugno, di sospendere le norme sulla libera circolazione all'interno dell'Ue: «Il governo italiano ha proposto la sospensione del Trattato di Schengen, con il ripristino dei controlli alle frontiere dal 18 giugno al 15 luglio. Ho inviato una lettera ai paesi Ue e credo che non ci saranno problemi per accogliere la nostra proposta». Poi il ministro se l'è presa con quelli che ha chiamato «i professionisti dell'antirazzismo»: «Se chiediamo agli italiani se vogliono continuare a ricevere clandestini o che gli sbarchi cessino, il 90% sceglierà la seconda ipotesi. Ma i professionisti dell'antirazzismo saranno sempre contrari alle nostre misure contro l'immigrazione clandestina». Immediata la risposta dell'opposizione. Sandro Gozi, capogruppo Pd in commissione Politiche comunitarie della Camera, respinge le accuse: «Non solo Maroni dimentica che i respingimenti indiscriminati sono contrari alla legalità internazionale ma tace sui forti dubbi espressi ieri dal commissario Barrot sulla sua linea di affidare alla Libia le verifiche dei richiedenti asilo».


31 maggio 2009 - Il Giornale di Vicenza

OSPEDALE. Il sindacato di base minaccia scioperi se non verranno sanate le carenze
«Manca il personale» Rdb-Cub in agitazione
«Il pronto soccorso è sotto di 5 unità, la lentezza nelle assunzioni è esasperante, i carichi di lavoro pesanti»
di Franco Pepe

Vicenza - Al S. Bortolo stato di agitazione del personale aderente a Rdb-CubDopo qualche settimana di silenzio, con il fuoco a covare sotto la cenere, esplode la protesta. Rdb-Cub scrive al prefetto Piero Mattei e al dg Antonio Alessandri, dichiara lo stato di agitazione sindacale e minaccia uno sciopero.
«Se non ci daranno risposte certe e immediate, lo faremo a metà giugno», tuona il segretario provinciale Germano Raniero. Le cause? «Manca personale. Siamo ormai a livello di guardia. La grossa carenza di operatori socio-sanitari nell’Ulss 6 sta provocando pesanti ricadute sulle condizioni lavorative in termini di carichi di lavoro, recupero psico-fisico, mancato rispetto delle normative in materia di turni, riposi, straordinari, ferie, con serie conseguenze sulla qualità del servizio agli utenti».
Raniero spara con rabbia contro la gestione dell’Ulss: «Ci sono situazioni molto critiche, al limite dell’interruzione del servizio, specialmente in pronto soccorso, dove mancano addirittura 5 operatori socio-sanitari; e si rischia la chiusura di un ambulatorio, con il pericolo di aumentare attese che sono già molto lunghe. Ci avevano promesso che tutto sarebbe stato risolto. Hanno sì effettuato qualche assunzione, ma con una lentezza che al confronto le lumache in una gara avrebbero vinto per distacco. La graduatoria degli operatori c’è, e noi vogliamo che tutte le carenze siano risolte nel mese di giugno, per garantire la salute di tutti, compresi i lavoratori, e il loro diritto di fruire delle ferie estive dopo mesi di attesa e di turni pesanti in uno stato di costante emergenza».
Altri buchi neri, secondo Raniero, sono a ostetricia, nelle celle mortuarie, in rianimazione, pediatria, cardiochirurgia, emodialisi: «Aumentano i posti-letto e i carichi di lavoro, ma il personale resta lo stesso o diminuisce; e le assenze anche prolungate non vengono sostituite».
«Esistono sofferenze anche in altri reparti - aggiunge il capo di Rdb - anche se alcune verranno sanate in questi giorni grazie all’arrivo delle assunzioni deliberate per il secondo trimestre 2009; ma alcuni problemi cronici troveranno risposta forse dopo l’estate, come accadrà per ogni altra assenza improvvisa e non programmata per gravidanze, malattie, dimissioni, che si dovesse verificare nei prossimi mesi. Questa prospettiva non può essere accettata».
Le ragioni di una crisi del personale, che definisce "perenne", per Raniero, sono anche altre: «Vogliamo avere risposte anche sulla situazione delle Ctrp, le comunità terapeutiche riabilitative protette, di San Felice sulla logistica, sull’organizzazione del lavoro, sulle relazioni tra dipendenti e responsabili dei servizi. Inoltre, non è ancora risolto il problema della centrale di sterilizzazione».
«L’amministrazione vuole privatizzare i servizio, ma noi ci opporremo con tutte le forze a questa decisione. Siamo determinati a impedire sindacalmente che ciò accada. E c’è la grossa lacuna del servizio celle. Mancano le barelle previste dalla normativa. Il pavimento del piazzale è divelto. I familiari dei defunti, il personale delle pompe funebri inciampano, rischiano di farsi male».
Insomma, molti i motivi di scontento e di protesta: «Abbiamo fatto presenti queste esigenze ormai tante volte, ma la direzione non ci ha mai dato ascolto. Per questo dichiariamo lo stato di agitazione. Vogliamo le assunzioni necessarie a riportare le condizioni lavorative entro le disposizioni normativi, e garantire la qualità dei servizi. Se le cose si cronicizzano è una sconfitta per la sanità. E poi l’amministrazione ha occhi di riguardo solo per alcuni sindacati, mentre per noi non ha mai tempo di dare risposte. Alessandri si nasconde dietro le belle frasi, ma il servizio peggiora giorno dopo giorno».


31 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

ATC. Bus fermi domani dalle 11 alle 15 per lo sciopero indetto da Uil e Cub

Bologna - Le organizzazioni sindacali Uil trasporti e Cub hanno indetto per domani uno sciopero che, per il personale viaggiante Atc di Bologna e provincia, si svolgerà dalle 11 alle 15. Negli orari di sciopero i servizi di trasporto pubblico urbano ed extraurbano non saranno garantiti. Più precisamente, per tutti i bus saranno garantite soltanto le corse in partenza dal capolinea fino alle 10,45.


31 maggio 2009 - Il Giorno

«Ministro La Russa Blocchi le speculazioni»
Nel mirino i progetti residenziali nell'area. SOS DAI DIPENDENTI DELL'ARSENALE
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - UNA LETTERA aperta per esprimere tutta la loro rabbia. I componenti Rsu dell'Arsenale che appartengono alla Rdb-Cub l'hanno scritta di getto perché volevano renderla pubblica in occasione della visita del ministro della Difesa, Ignazio La Russa che alle 11 di oggi sarà in piazza della Vittoria. Ma il destinatario della missiva non è solo l'esponente del Pdl, sono anche tutti i pavesi, a cominciare dagli otto candidati sindaci. Perché mentre in altri territori appena oltre confine, per gli enti militari si trovano soluzioni alternative condivise con il ministero, per lo stabilimento di Pavia, non si fa niente. «LO STABILIMENTO Genio Militare di Pavia, decretato in chiusura dal 1998, per una riforma condivisa e sottoscritta da Cgil, Cisl e Uil - scrivono i sindacalisti Falliero Villani, Roberto Moroni, Danilo Madama e Faustino Giani -, è stato sino ad oggi fortemente discusso, per una tenacia e capacità delle maestranze civili di contrastare con fatti certi, decisioni allora frettolose e oggi ancora discutibili. Ma non possiamo accettare che tutte le responsabilità vengano demandate solo alla politica nazionale e ai suoi principali attori di Governo odierni e passati, sempre più impegnati da diversi anni in risoluzioni politiche bi-partitisan, di efficienza, economicità e profitto, della pubblica amministrazione». PER QUESTO MOTIVO, secondo i dipendenti l'Arsenale, le caserme e i distretti militari della città, oramai dimenticati da tutti, «sono sempre più stati giudicati come rifiuti ingombranti, da destinare a un mercato non definito di riqualificazione a miglior offerta privata, tassativamente top secret». «In tutto questo contesto - aggiungono i memebri della Rsu -, hanno giocato e giocano una partita impari e inevitabilmente perdente, i dipendenti civili dell'Arsenale che hanno cercato invano da diversi anni, di mostrare con ogni mezzo lecito, il valore assoluto di questo ente e di quanto poteva essere ancora utile in tema pubblico. Forse li si doveva ascoltare, in modo da evitare il legittimo sospetto, ormai fondato, di occulti interessi speculativi sull'area». IN ALTRE ZONE, come Piacenza e La Spezia, il confronto non è mancato, mentre a Pavia non c'è stato. «Noi siamo assaliti da un sentimento di rabbia e di invidia - concludono i dipendenti -, ma per tutti gli altri, deve essere vergogna, ignoranza e incapacità politica al cospetto di esempi tanto vicini, progetti tanto simili, politici e istituzioni "concittadini" e partecipi che hanno saputo agire nel rispetto della propria storia, della tutela dei propri beni e della difesa occupazionale».


31 maggio 2009 - Il Messaggero Veneto

«L’ambulatorio non va chiuso»
Presidio e corteo a favore dell’assistenza sanitaria per tutti

Pordenone - Una manifestazione regionale per protestare contro la chiusura dell’ambulatorio Stp di Pordenone, realtà che forniva assistenza agli stranieri sprovvisti di tessera sanitaria: l’organizzano per il tardo pomeriggio di giovedì prossimo Rete diritti di cittadinanza Fvg, Centro Balducci, Acli, Cgil-Cisl-Uil, Rdb-Cub, Associazione immigrati, Donne in nero. L’iniziativa è stata illustrata nella sede cittadina dei sindacati, alla presenza di Giuliana Pigozzo della Cgil regionale, di Michele Negro della Rete diritti cittadinanza Fvg, di Francesco De Rosa della Rdb-Cub e di Abdou Faye della Cgil di Pordenone. La protesta avrà inizio alle 18.30 in piazza Cavour con un presidio, nel corso del quale si terranno interventi di migranti, operatori socio-sanitari, associazioni e sindacati. Alle 19.30 prenderà il via il corteo che si svilupperà sino all’ospedale.
Il giorno prima, invece, all’ex convento di San Francesco, alle 21, si terrà un incontro pubblico, al quale prenderanno parte Paola Marzinotto del comitato "Noi non segnaliamo" di Pordenone, Salvatore Di Giacomo, medico dell’ambulatorio immigrati cittadino, Vincenzo Romor, vicepresidente dell’Ordine dei medici provinciale, e Gianfranco Schiavone, presidente dell’Ics di Trieste e componente del direttivo nazionale dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. «La chiusura dell’ambulatorio Stp – ha affermato Faye – costituisce un pericoloso precedente, dal momento che anticipa l’entrata in vigore di una norma non ancora approvata». Negro ha definito tale chiusura «un pesante attacco ai diritti delle fasce più deboli della popolazione. Sinora, abbiamo raccolto oltre duemila firme contro la legge regionale che porta la firma del consigliere della Lega Nord Danilo Narduzzi: la mobilitazione proseguirà. Lo stop alle attività del centro Stp è incomprensibile, dal momento che il suo funzionamento comportava una spesa annuale inferiore ai 3 mila euro».
Pigozzo ha posto una domanda a governo centrale e regionale: «A chi giova una legge di questa natura? Mi chiedo poi che decisioni vengano assunte contro i "clandestini fiscali", evasori che beneficiano del servizio sanitario senza pagare le tasse».(m.p.)


31 maggio 2009 - Il Secolo XIX

CASSA INTEGRAZIONE ALL'IPERCOOP PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE

SARZANA - L'IPERCOOP ribadisce la propria volontà a prosegurie nell'applicazione della cassa integrazione e i lavoratori replicano proclamando lo stato di agitazione.
Secondo il coordinamento di Rdb/Cub il proseguire con la cassa integrazione è"decisione inidonea ad affrontare l'attuale situazione di sofferenza del supermercato". E' inoltre emersa un'analisi che a parere dei sindacalisti penalizza e colpevolizza i lavoratori specializzati. "Ci preoccupiamo - si legge in una nota - anche e soprattutto per le prospettive che si verrebbero ad aprire per tutti i lavoratori dell'Iper in un futuro non troppo lontano". Lunedì all'esterno e fuori dall'orario di lavoro presidio dei lavoratori con volantinaggio

la vertenza acts
Ora il sindacato si spacca, la Cisl dice no allo sciopero
Speranza: «Assurda la chiusura preventiva, serve riaprire un dialogo»
di Dario Freccero

Savona - Era fatale che succedesse, dopo i ripetuti scricchiolii dei giorni scorsi. Ora la rottura è arrivata e le conseguenze sono ancora difficili da prevedere. Di fatto l'unione delle sigle sindacali si è andata a far "benedire" di fronte al terzo sciopero proclamato dai lavoratori Acts contro l'azienda.
Ieri la Cisl, per bocca del segretario Fit Trasporti Roberto Speranza e della segretaria provinciale Maresa Meneghini, ha preso ufficialmente e apertamente le distanze dai colleghi di Uil, Cgil, Faisa e Cub che hanno proclamato un nuovo sciopero, il terzo, per il 15 giugno e non più di "sole" 8 ma addirittura di 24 ore.
«Noi non aderiamo allo sciopero proclamato per il 15 giugno - ha attaccato Speranza - E il perchéè fin troppo semplice: c'è una convocazione da parte dell'azienda e come organizzazione ci sembra opportuno andare ad ascoltare cos'ha da dirci prima di proclamare una nuova agitazione. Nel protocollo d'intesa tra l'azienda con Comune e Regione il motivo principale del nostro scontro era proprio il mancato confronto, ora con la convocazione questo presupposto viene meno e non capisco il senso di dire preventivamente "no" senza neppure sentire cosa vogliono dirci. E poi c'è un motivo tecnico: la legge 146 del '90 sulla regolamentazione degli scioperi dice in buona sostanza che se c'è la convocazione tu devi andare e sentire e poi eventualmente proclamare l'agitazione. E infine, ed è il terzo motivo ma non meno importante, ci ha indispettito non poco che di quest'ennesimo sciopero lo abbiamo saputo dai giornali. La famosa unitarietà di cui parlano gli altri sindacati è soltanto sulla carta, poi sulle cose importanti non c'è concertazione per niente: prima lo annunciano, poi ci chiamano per condividerlo. Per questo andremo al confronto del 12 con tutti i presupposti per tutelare i lavoratori e non per chiedere le teste dei vertici (Marson, ndr). Noi siamo contrarissimi a queste logiche: non siamo né nella rivoluzione francese né in guerra». «Rottura sindacale? Io la definisco strategia diversa per proseguire nella tutela dei lavoratori - conclude Speranza - Lo sciopero ci ha dato forza e oggi non ci rimane che trattare e riaprire il confronto. Non voglio far polemica con nessuno, ma queste sono le nostre ragioni».
«Sappiamo che la Cisl non aderisce allo sciopero - dice Barbara Del Buono della Cgil - e credo che la volontà dell'azienda che ha invitato i sindacati a confronto in giorni diversi fosse proprio questa: dividerci. Ne sono dispiaciuta».
«Il fatto che siano arrivate alle organizzazioni sindacali tre convocazioni separate da parte di Acts - per il 15 giugno alla nostra Faisa, per il 12 alle tre confederali, e in altra data ancora per la Cub, è l'ennesima prova del tentativo di spaccarci - ha scritto Andrea Gatto, segretario nazionale Faisa - tutto ciò rende oggettivamente sempre più complicata la soluzione della vertenza. Firmiamo tutti insieme a livello nazionale e tratteremo insieme anche il caso Savona».
Insieme non tanto in realtà. La Cisl si è staccata e ora ha preso le distanze.


31 maggio 2009 - Il Gazzettino

Clandestini, la Regione chiude le cure
Kosic: «Amareggiato per la sorte dell’ambulatorio, ma prima c’è il rispetto della legge»
di Loris Del Frate

Pordenone - «La chiusura dell’ambulatorio dove vengono curati i clandestini non è una della mie priorità, ma le decisioni assunte dai direttori generali del Santa Maria degli Angeli e dell’Ass 6 le rispetto perchè si rifanno al principio di responsabilità. Se c’è una legge, va rispettata». Lo dice quasi con rassegnazione e amarezza l’assessore regionale alla Sanità, Vladimir Kosic, ma sul futuro dell’ambulatorio che attualmente si trova in uno dei padiglioni dell’ospedale e nel quale vanno a curarsi gli stranieri senza permesso di soggiorno, c’è poco da fare: sarà chiuso con il via libera anche della Regione. Nel momento in cui, insomma, il pacchetto sicurezza con il reato di clandestinità sarà approvato al Senato quella struttura sarà smantellata. Resta da capire se la decisione già annunciata dai due direttori generali, Paolo Saltari (Ospedale) e Nicola Delli Quadri (Ass 6) è stata - per ora - "personale", oppure è stata già avallata anche dalla Regione. «Posso dire che la la scelta sarà avallata dalla legge - spiega ancora l’assessore Kosic - perchè nel momento in cui esisterà il reato di clandestinità sarà una norma a prevedere il rispetto della responsabilità. E la legge è legge». Ma dove è finito il diritto universale di soccorrere chi soffre a curare chi è malato? «È un discorso complesso - va avanti ancora Kosic - che andrebbe affrontato in maniera complessiva. Non basta essere buoni, c’è anche un problema di sostenibilità che va guardato da più parti». Eppure l’ambulatorio resta una sorta di prima frontiera contro eventuali malattie infettive che potrebbero essere trasmesse anche ai cittadini italiani se nessuno controlla gli stranieri clandestini. «L’ho detto e lo ripeto - commenta l’assessore regionale alla Salute - la chiusura di quel presidio è un male per tutta la comunità perchè si tratta di un valore aggiunto per la collettività. Nel momento in cui stiamo discutendo, anche in giunta regionale, di azioni per prevenire o contenere eventuali pandemie, cancellare un punto di frontiera è un rischio. Non ci sono dubbi. Però il principio di responsabilità è quello: se ci sarà la legge, pur a malincuore, dovrà prevalere». Resta un dubbio. In provincia la Lega Nord è elettoralmente forte e quindi ha affrontato di petto la questione dell’ambulatorio "portando a casa" il risultato. In altre parti della regione dove esistono strutture simili (Trieste, Udine e Gorizia) la questione non è stata neppure aperta. Due pesi due misure? «Cosa volete che vi dica - conclude Kosic - che sono amareggiato? Sì, lo sono. Ma sono anche consapevole che, come ho detto, la legge deve essere rispettata e quando il reato di clandestinità sarà da codice penale la questione dovrà essere risolta». E l’unica strada è quella di chiudere non solo l’ambulatorio pordenonese, ma anche quelli che che si trovano nelle altre province.
Ieri, intanto, nella sede della Cgil è stata battezzata l’iniziativa che si terrà il quattro giugno per cercare di scongiurare la chiusura dell’ambulatorio pordenonese dove si curano gli stranieri irregolari. L’iniziativa promossa dalla Rete Diritti di Cittadinanza Fvg, Centro Balducci, Acli, Cgil, Cil, Uil, Rdb-Cub, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero-Ud e con l’adesione del Comitato pordenonese "Noi non segnaliamo", Circolo Arci, Circolo Zapata, Cobas scuola, Usi-Ait, Partito Democratico, Rifondazione Comunista e Sinistra e Libertà, prevede una mobilitazione che si concretizzerà giovedì prossimo alle 18.30 con un presidio in piazzetta Cavour e relativi interventi e alle 19.30 ci sarà un corteo che raggiungerà l’ospedale. È una iniziativa regionale alla quale gli organizzatori si aspettano una massiccia partecipazione e magari anche una presa di posizione da parte delle forze politiche di maggioranza (eccezion fatta della Lega) che governano la Regione.


31 maggio 2009 - Italia Informazione

Palermo, la Tarsu non aumenterà: la maggioranza getta la spugna.
Cammarata liquida il direttore generale dell'Amia
di Ignazio Panzica

Palermo - Domenica 31 maggio ore 16.55: Alberto Campagna, Presidente del Consiglio comunale di Palermo, annuncia, formalmente, il ritiro per accantonamento della delibera propedeutica all’aumento di un 35% della Tarsu. Per il Pdl è la resa, una sconfitta politica "bruciante". Ha vinto, invece, l’ostruzionismo del centrosinistra, con l’appoggio determinante dell’Mpa e dei consiglieri dell’area Miccichè. Salta, così,definitivamente, l’ipotesi di un nuovo aumento della tassa comunale (ndr: dopo quello del 75% del 2006), caparbiamente, caldeggiato da Cammarata, per tentare di coprire, in qualche modo, il misterioso "buco"del bilancio Amia di oltre 150 milioni di euro. I primi a portare fuori da Sala delle Lapidi la buona notizia per i palermitani sono l’avvocato Nadia Spallitta, di "Un'altra storia", ed il capogruppo dell’Mpa, Mimmo Russo. Che telefona immediatamente al Presidente della Regione, per aggiornarlo sul "crollo" del "muro Cammarata"; la scena si svolge sotto l’efficiente, ma discreta, vigilanza della Digos, oggi, presente in forze. Ma procediamo con ordine, nella istruttiva cronaca di una domenica di ordinaria follia politica al Comune di Palermo. Il Consiglio è cominciato all’incirca alle 11.30, in presenza di un "pienone" di consiglieri, precettati sia dal Pdl e dall’Udc, che dal centrosinistra e dall’Mpa. Davanti all’ingresso principale del municipio stazionano una quarantina di operai Amia, quelli strani "pro-Tarsu" - al solito della Cisl e della Fenica – guardati, finalmente, a vista da un solido schieramento delle forze dell’ordine, e marcati con discrezione dai lavoratori dell’AmiaEsseEmme, per lo più aderenti alla Rdb e all’Alba, ossia gli operai logicamente ostili alla Tarsu ed ormai in polemica con Cammarata. Subito dopo una prima schermaglia su un emendamento del centrosinistra, prende la parola il capogruppo del Pdl, Giulio Tantillo che, a freddo, si imbarca nel suo solito discorso sull’ostruzionismo del centrosinistra che fa rischiare in futuro il licenziamento dei lavoratori Amia. Ancora una volta, l’ex Forza Italia indica i nomi dei consiglieri Terminelli, Ferrandelli, Spallitta, Monastra e Faraone, come l’anima dell’operazione in aula. Scoppia, così, la bagarre. Dal settore del pubblico, dove assistevano alla seduta dei delegati sindacali Amia pro-Tarsu, partono urla e proteste contro i cinque consiglieri del centrosinistra. Il mite Terminelli, a questo punto, ancora evidentemente memore della recente aggressione subita, si alza di scatto per raggiungere Tantillo, volendogli impartire probabilmente una lezione meritata. Fermato, in tempo, dai suoi stessi colleghi, si è subito riseduto. Sulla base dei precedenti, troppo freschi, dei giorni scorsi, delle aggressioni e degli insulti subiti, allora, Faraone ha chiesto, immediatamente, una sospensione, per un incontro dei capogruppo per concordare se continuare o meno la seduta del Consiglio a porte chiuse, per motivi di sicurezza. La tensione in aula si taglia a fette. Ma stavolta la Digos è sotto la direzione del vicequestore Pampillonia, che si preoccupa di disinnescare l’agitazione dei sindacalisti Amia pro-tarsu. Così, il Presidente Campagna indice, nell’adiacente sala giunta, una riunione dei capogruppo con tutti i sindacalisti Amia per vedere come poter continuare la seduta senza troppe polemiche oltre il dovuto. In questa sede si accerta che: A) i sindacati Rdb ed Alba non sono affatto favorevoli all’aumento della Tarsu e vogliono parlare invece di nuovo piano industriale dell’Amia e della tutela dei diritti dei lavoratori; B) che il centrosinistra e l’Mpa non intendono dismettere l’ostruzionismo; C) che il gruppo del Pdl e quelli dell’Udc sono stanchi di combattere una guerra contro i loro elettori solo per onorare una questione di principio del sindaco. Campagna e Tantillo si guardano negli occhi: ed è chiaro per loro che, ormai, la partita per l’aumento della Tarsu è persa. Si torna in aula per onore di bandiera, sino ad arrivare alla discussione sul sesto emendamento (su 1200) del centrosinistra, quando, alle 16.55, Campagna si accorge che in aula gli anti-tarsu sono poco più di una ventina, mentre i filo Cammarata non superano la decina di consiglieri comunali. Come nella boxe - vola alto il lancio della spugna - e Campagna annuncia il ritiro della delibera-Tarsu. Lo stesso Presidente del Consiglio comunale fa, perciò, sua la proposta del centrosinistra di costituire un "tavolo anti-crisi" che – riunendosi già da lunedì 1 giugno - ricerchi le più condivise soluzioni per risolvere i problemi dell’Amia, ma anche di tutte le altre società ex municipalizzate controllate dal Comune. Campagna include, pure, la proposta Monastra-Faraone sull’esigenza di portare a quel tavolo "tecnico" tutte le forze sociali ed economiche della città, allargando il confronto costruttivo, pure, alla sussistenza dei servizi sociali erogati dal Comune ed agli interventi a sostegno dell’economia cittadina. In sostanza, quanto aveva proposto il centrosinistra già da marzo, divenuta base programmatica della manifestazione anti-Cammarata del 18 aprile scorso. Quella, allora, dileggiata dai vertici siciliani del Pdl, e bollata dal sindaco con la famosa frase: "Questi a Palermo non contano niente". Faraone, in un piccolo intervento conclusivo, si è assunto l’onere, in quanto anche deputato regionale, di verificare la possibilità all’Ars di riprendere il filo del ragionamento con Lombardo, di richiedere un possibile intervento finanziario della Regione a sostegno dei comuni capoluogo siciliani, allo stato con i bilanci in crisi. Sollecitando, a sua volta, un eguale intervento presso il Governo nazionale del Pdl palermitano. "Abbiamo vinto per conto di tutti i palermitani – è l’opinione di Mimmo Russo capogruppo dell’Mpa – Cammarata deve prendere atto della sua sconfitta e ne tragga le conseguenze dimettendosi. Si nomini un commissario al Comune, con il mandato di incardinare concretamente, in un lasso di tempo di sei mesi, una ampia manovra di risanamento del disastro provocato da otto anni di gestione Cammarata, seguendo le indicazioni programmatiche che scaturiranno da questo tavolo tecnico "anti-crisi". Insomma, mettere su una sorta di governo assembleare di salute pubblica. Parallelamente, va affrontata con efficacia e trasparenza la vicenda Amia, e di tutte le altre società controllate ex municipalizzate, commissariandole subito, per riportarvi ordine manageriale e legalità certa. Dobbiamo una risposta ai cittadini palermitani, che pretendono, a ragione, l’efficienza dei servizi pubblici comunali: dalla scuola ai trasporti e all’assistenza sociale; e non vogliono sentire parlare dell’indecenza dell’emergenza rifiuti. Gli stessi che hanno sommerso, oggi, la sindacatura di Cammarata". "Tantillo ci ha informato oggi che i pignoramenti all’Amia, effettuati sui conti del Comune hanno raggiunto quota 34 milioni di euro – denuncia Nadia Spallitta – la vera ragione per cui c’è il rischio che l’Amia non possa pagare i suoi stipendi di giugno. Ebbene, per ovviare a questa situazione basterebbe che la giunta provveda, semestralmente a vincolare le somme di bilancio per gli stipendi dei lavoratori sia comunali che delle partecipate con una formale dichiarazione di impignorabilità. Mi stupisce che Cammarata non abbia mai voluto usufruire di questa elementare prerogativa di legge, a tutela dei salari dei lavoratori dipendenti". E’ d’uopo concludere questa cronaca, dando la parola ad una delle due guide dell’ostruzionismo anti-tarsu, Antonella Monastra, capogruppo di "Un altra storia": "E’ stata una battaglia dura ma l’abbiamo vinta. Intervenendo in aula giorno e notte. Per sconfiggere tutte le bugie e le mistificazioni che il Pdl e Cammarata hanno cercato di costruire, tentando di imbrogliare pure gli operai Amia aizzandoli contro di noi, al solo scopo di nascondere ai palermitani la realtà: che l’Amia è stata una azienda vittima della mala gestione di chi cercava solo di costruirsi una base elettorale e clientelare, a scapito dei diritti dei palermitani e della loro qualità della vita".
ULTIM’ORA. Il primo effetto della mancata approvazione della delibera sull’aumento della Tarsu è la decisione del sindaco Diego Cammarata di revocare la delega di direttore generale dell’Amia a Orazio Colimberti. In relazione alla sua sostituzione circola, insistentemente, il nome dell’attuale direttore generale del Comune di Palermo, Lo Cicero, che aveva già ricoperto il ruolo di dg dell’Amia prima dell’avvento di Cammarata.


31 maggio 2009 - Liberazione

Un tagliatore di teste cinico e feroce
di Mario Barbieri

La prima volta mi sono trattenuto a stento, dicendomi che forse si trattava di una disattenzione, ma oggi di fronte alla seconda recensione delle
"opere" di Massimo Lolli nelle pagine culturali di Liberazione non ce l'ho più fatta e mi sono letteralmente precipitato al computer. Lo sapete chi è questo losco figuro? L'ex capo del personale della Marzotto di Valdagno, cittadina vicino a dove abito e della quale conosco a menadito le vicende della azienda-famiglia di cui la nostra cittadina è pervasa. Lolli è stato assunto anni fa con il preciso incarico di
"tagliatore di teste", incarico che del resto ha saputo svolgere con indubbio cinismo e ferocia, riducendo ormai il personale della Marzotto ad un presidio sparuto di lavoratori, intimoriti e minacciati quotidianamente di licenziamento se solo osano alzare la testa. Chiedete chi è Lolli a Daniele Faccin, delegato Rsu della Cub Tessili, licenziato in tronco con il pretesto che era stato trovato addormentato sul posto di lavoro, e riassunto poi a seguito di sentenza del Tribunale del Lavoro, che ha dichiarato l'inconsistenza delle accuse della Marzotto. Bene, il nostro decantato "scrittore" tanto lodato da Liberazione ha voluto proseguire la causa in tribunale per conto proprio, mentre la ditta era propensa alla conciliazione. Di questo personaggio state cantando le lodi, robe da matti! Invito qualche giornalista di Liberazione a venire a Valdagno, dove sarò ben lieto di raccontargli con dovizia di particolari le prodezze di Massimo Lolli, che a questo punto dovranno finire sul giornale per un minimo di riparazione.


31 maggio 2009 - Il Cittadino

L’ala dura della protesta non abbandona la presa

Casale - «Noi proponiamo una serie di iniziative anche dure, un presidio permanente con blocco dei cancelli e un’attiva partecipazione alle manifestazioni pubbliche con sit-in di protesta, ma sono i lavoratori a doverle approvare ed adottare. A quel punto siamo al loro fianco come lo siamo sempre stati in questi mesi». Così si sono proposti giovedì sera alla sala del Centro sociale Insieme di Casale il Pcl-Partito comunista dei lavoratori e la Cub-Confederazione unitaria di base, che hanno richiamato in assemblea pubblica più di cinquanta operai Lever. Gli avvocati della Cub, presenti all’incontro insieme ai rappresentanti Giovanni Cippo e Vittorio Susani, stanno studiando nel dettaglio l’accordo siglato da multinazionale e sindacati perché, a loro dire, vi sarebbero margini per l’impugnazione davanti il tribunale del lavoro. «Vengono chiamati cassintegrati, ma per i lavoratori in esubero è prevista l’uscita dal posto di lavoro allo stato attuale, e questo per noi si chiama licenziamento - ha detto Leopoldo Cattaneo del Partito comunista dei lavoratori -. Bisogna che gli operai riprendano la lotta, ma bisogna denunciare anche la sudditanza di comune e provincia all’Unilever». A finire sotto accusa è il fatto che gli esuberi sono motivati con la delocalizzazione della produzione e non con uno stato di crisi aziendale. «Si doveva almeno far pagare un indennizzo pesante a Unilever, perché non è in crisi ma licenzia per fare più profitti», prosegue Cattaneo. Alla critica non sono sottratti i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori, che non avrebbero mantenuto gli impegni presi in assemblea: «Il mandato era di firmare un accordo a sessantamila euro come incentivo e con la riduzione degli esuberi: il riconoscimento economico si è fermato a 47mila euro e gli esuberi sono stati tre in meno. I lavoratori devono formarsi in comitato di lotta e riprendere la battaglia per il posto di lavoro».


30 maggio 2009 - Adnkronos

G8: A PORTA MAGGIORE LE PRIME BANDIERE ROSSE
SVENTOLANO I VESSILLI DI RIFONDAZIONE-PDCI E DEL PCL,
MA ANCHE COBAS E RDB

Roma, 30 mag. (Adnkronos) - Sventolano le prime bandiere rosse a Porta Maggiore, in attesa che il corteo romano della Rete No-G8 parta in direzione di piazza Navona. I primi vessilli a essere issati sono quelli di Rifondazione comunista-Pdci e del Partito comunista dei lavoratori. Presenti anche bandiere dei Cobas, di Rdb, dei comitati no Dal Molin, i colori della Palestina nonche' semplici bandiere rosse.

G8: PARTITO CORTEO 'NO GLOBAL' DA PORTA MAGGIORE
ALCUNE MIGLIAIA I MANIFESTANTI IN MARCIA A ROMA, NESSUN DISORDINE

Roma, 30 mag. - (Adnkronos) - E' partito da Porta Maggiore, un paio d'ore dopo l'orario previsto, il corteo organizzato dalla Rete No-G8. Dietro lo striscione d'apertura del corteo, "Diritti di cittadinanza globale, contro il G8 della crisi e del razzismo" alcune migliaia di manifestanti, in prevalenza giovani. Sia la lunga attesa che l'avvio del corteo non hanno fatto registrare alcun disordine. In testa al corteo che si snodera' per le vie di Roma fino ad arrivare a piazza Navona, le bandiere di Rifondazione comunista-Pdci, del Pcl -Partito comunista dei lavoratori- dei Cobas e di RdB.


30 maggio 2009 - Asca

LAMEZIA T.: RDB, CHIUDE UFFICIO DELLE ENTRATE

(ASCA) - Lamezia Terme (Cz), 30 mag - ''Tra una decina di giorni, nel silenzio piu' assoluto, l'Ufficio delle Entrate di Lamezia Terme (Cz) chiudera', diventando una Sezione staccata dell'Ufficio provinciale di Catanzaro''. Lo si legge in una nota della Segreteria del Sindacato Rdb/Cub. ''Il provvedimento e' figlio - continua la nota di RdB - di una riorganizzazione nazionale, ma, tuttavia si tratta per la Citta' di un ennesimo duro colpo che comportera', assieme allo smantellamento di fatto dell'Ufficio, anche un probabile spostamento del personale, cosi' altri lavoratori di Lamezia saranno costretti a viaggiare tutti i giorni per arrivare nel capoluogo''. ''Tutti i sindacati, tranne la RdB/CUB - continua il Comunicato - si sono resi complici di questa decisione, firmando prima a Roma e poi a Catanzaro poi questa modello di riorganizzazione dell'Agenzia delle Entrate, riorganizzazione che in realta' non ha a cuore ne' le sorti dell'Agenzia stessa, visto che sara' meno radicata nel territorio, ne' gli interessi dei lavoratori, trattati alla stregua di pacchi postali''. ''Non chiudiamo gli occhi, fintantoche' e' possibile fare qualcosa - conclude la nota -proviamo a farla tutti insieme. La RdB/CUB e' pronta, speriamo lo siano anche gli altri''.


30 maggio 2009 - Dire

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI LUNEDÌ 1 GIUGNO

(DIRE) Bologna, 30 mag. - Questi gli appuntamenti di Bologna e Provincia:...
12.00- Bologna (Sede Atc/via Saliceto)- Presidio promosso da Uiltrasporti e Cub Rdb per un positivo rinnovo del Contratto integrativo.
....


30 maggio 2009 - Repubblica.it

Il corteo no-global ha sfilato per le strade di Roma con molti immigrati. Attimi di tensione a piazza Vittorio. "Alcuni fascisti hanno tirato bottiglie"
In piazza San Papier e anti G8 "Siamo tutti immigrati clandestini"
Tra gli slogan "Noi la crisi non la paghiamo" e "El pueblo unido jamas serà vencido". Sotto al Campidoglio cori contro Alemanno. A Botteghe oscure si canta "Bella ciao"

ROMA - "Siamo tutti clandestini". "Noi la crisi non la paghiamo", "Se non cambierà, lotta dura sarà", e l'inossidabile "El pueblo unido jamas serà vencido". Sono alcuni degli slogan gridati dai manifestanti al corteo organizzato dalla Rete No-G8, che si è si è snodato lungo le vie del centro di Roma nel giorno conclusivo del vertice dei ministri del G8 della Giustizia e dell'Interno, presieduta dai ministri Angelino Alfano e Roberto Maroni.
"Siamo più di 20mila", hanno detto gli organizzatori della manifestazione. Come di consueto la stima della questura è drasticamente più bassa: solo 4 mila persone in corteo. Unico neo, un piccolo tafferuglio scoppiato nei pressi di piazza Vittorio, il quartiere multietnico per eccellenza della capitale.
Blitz anti-G8. La manifestazione è stata preceduta da una giornata di 'blitz' anti G8 della Sinistra antagonista. Intorno alla mezzanotte, si legge in una nota degli Autorganizzati Roma, "è stato steso in piazza Trilussa (piazza ormai militarizzata tutti i weekend con reparti antisommossa) uno striscione di dieci metri con scritto 'Out of control - G8 - blockit'.
Oggi, invece, i ragazzi del liceo Virgilio hanno fatto una serie di azioni, culminate con l'intralcio del traffico su lungotevere dei Tebaldi con il lancio di centinaia di palloncini "colorati e ribelli". E questa mattina due uomini e una donna si sono incatenati davanti all'ambasciata spagnola a Piazza di Spagna, a Roma, per protestare contro il G8 e perorare la causa del separatismo basco e chiedere l'amnistia per i prigionieri politici.
Il corteo. La manifestazione è partita con un ritardo di circa due ore e mezza rispetto all'orario previsto. Alle 14, infatti, piazza di Porta maggiore era ancora deserta. Per un paio d'ore gli unici slogan erano quelli che campeggiavano sulle magliette dei venditori ambulanti al centro della piazza: da 'Boycot' a 'Resistere', passando per 'Se la risposta è Berlusconi, allora la domanda è sbagliata', fino a 'Disobbedisco'.
Lentamente la piazza romana si è andata riempiendo. I primi vessilli a essere issati sono stati quelli di Rifondazione comunista-Pdci e del Partito comunista dei lavoratori. Presenti anche bandiere dei Cobas, di Rdb, dei comitati no Dal Molin. Poi i colori della Palestina e le semplici bandiere rosse.
"San Papier". Tra musica e striscioni, il corteo ha iniziato a muoversi verso le 16,30 controllato a vista dalla polizia e dai ragazzi del servizio d'ordine, tutti in maglietta bianca. Una bambina immigrata per gran parte della manifestazione, ha issato un manifesto con ritratto un santo di colore, con tanto di aureola, e con su scritto "San Papier". Subito dietro una grande scritta, in rosso, "Diritti di cittadinanza globale". Al passaggio del corteo molti commercianti stranieri, soprattutto cinesi, hanno abbassato le serrande dei negozi: "Abbiamo paura che possa succedere qualcosa ai nostri magazzini", hanno spiegato.
"Pacchetto insicurezza". Tanti gli stranieri, giunti anche da diverse parti d'Italia. Hanno voluto manifestare il loro dissenso per quello che hanno definito il ''pacchetto insicurezza'' che, hanno denunciato, spingerà le comunità immigrate in Italia sempre più ''nel buco nero'' dell'illegalità e della clandestinita'. Tra i manifestanti anche una delegazione da Castelvolturno, uno dei luoghi simbolo dell'immigrazione clandestina, territorio di reclutamento della camorra e dello spaccio di droga. Omar, nigeriano-campano, ha lanciato dal corteo la sua idea: permesso di soggiorno per tutti, valido per un anno, poi se uno trova lavoro rimane altrimenti viene mandato via".
Cori. Non sono mancati cori contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in particolare quando il corteo è passato sotto al Campidoglio, contro il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni e contro i politici del Pdl. Poi, dopo qualche metro, la musica è cambiata. Giunti in via delle Botteghe Oscure, davanti a quella che fu la sede del Pci, i manifestanti hanno intonato "Bella ciao" e scandito slogan in ricordo di Carlo Giuliani.
Piccoli tafferugli. Tensione e piccoli tafferugli hanno interrotto, all'altezza di piazza Vittorio, l'atmosfera festosa del corteo. "A Via Buonarroti, una traversa di piazza Vittorio, un gruppo di fascisti ha tirato bottiglie di vetro al passaggio del corteo - dicono alcuni manifestanti - Qualcuno li ha rincorsi ma il gruppo dei provocatori è riuscito a dileguarsi". Ma a quel punto è accaduto l'incredibile: secondo una ricostruzione cinque ragazzi della rete Rash (Red and anarchist skin heads), una formazione di estrema sinistra, avrebbero tentato di rientrare tra i manifestanti in corteo che, temendo si trattasse di fascisti, li hanno respinti. La polizia in borghese è intervenuta per placare gli animi e, temendo un linciaggio, ha caricato in auto i cinque Rush, che sono stati identificati e rilasciati. Poi sono stati subito dopo riammessi alla manifestazione. Accolti da un lungo applauso.


30 maggio 2009 - Roma Notizie

Croce Rossa Italiana. Il 4 e 5 Giugno sciopero dei lavoratori precari e di ruolo

Roma - Il 4 e 5 giugno i lavoratori precari e stabili di Croce Rossa Italiana sciopereranno e protesteranno per chiedere stabilità del lavoro e certezze per il futuro dei servizi oggi prestati dalla C.R.I. La RdB-CUB chiede la convocazione di un tavolo alla Presidenza del Consiglio per l’assunzione a tempo indeterminato degli oltre 2.000 precari a tempo determinato, che costituiscono i 2/3 del personale utilizzato e garantiscono i servizi di assistenza, pronto soccorso e soccorso civile. Questi lavoratori, pur possedendo tutti i requisiti di legge per la stabilizzazione, sono costretti a vivere nella precarietà a causa della cattiva gestione dell’Ente, della mancanza di volontà degli organi politici e amministrativi di sanare la situazione di illegittimità ed alle titubanze degli altri sindacati. Secondo la RdB-CUB, per i precari le soluzioni ci sono e sono praticabili, ma implicano rivedere privilegi e ridefinire risorse, competenze e responsabilità. E’ necessario inoltre mettere fine alla voluta indifferenza sia di Croce Rossa che dei Ministeri della Funzione Pubblica, dell’Economia, del Lavoro, degli Interni e della Difesa, nonché degli Enti locali, costringendo tutti questi soggetti che si avvalgono dei servizi forniti dai lavoratori di Croce Rossa a decidere ed attuare la stabilizzazione in tempi certi e brevi.


30 maggio 2009 - Il Piccolo

INCONTRO DEL SINDACATO DI BASE CON LA PROVINCIA
RdB: «Un tavolo per il trasporto pubblico»

Trieste - Un tavolo comune con tutti i soggetti «interessati al miglioramento del servizio di trasporto» pubblico, «a partire dalla provincia e incluse le associaizoni degli utenti e le organizzazioni dei lavoratori». Lo hanno proposto all’assessore provinciale Vittorio Zollia i rappresentanti sindacali della Cub - Federazione RdB, che ha incontrato l’assessore nei giorni scorsi.
L’incontro - si legge in una nota delle RdB - è servito per «affrontare le questioni complesse che incidono sulla possibilità di sviluppo del servizio pubblico». Il sindacato si è reso disponibile «a sottoscrivere un Protocollo provinciale d’intesa con l’obiettivo di consentire l’uso gratuito degli autobus per le famiglie monoreddito rimaste prive di un lavoro e della retribuzione». Le RdB hanno poi confermato il parere negativo sul piano estivo degli orari dei bus.


30 maggio 2009 - La Nazione

Cassa integrazione, stato di agitazione all'Ipercoop dei sindacati Cub
LAVORO LUNEDI' VOLANTINAGGIO E ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DAVANTI AL CENTRO COMMERCIALE

Sarzana - LA RAPPRESENTANZA sindacale dei Cub che operano all'interno dell'Ipercoop, di cui sono portavoci Roberta Ceccarelli, Monica Franceschini e Claudio Antonelli, ha indetto lo stato di agitazione con volantinaggio e assemblea aperta per primo giugno, nell'area esterna al centro commerciale di Santa Caterina, al di fuori dell'orario di lavoro. Una decisione che è stata presa dopo un incontro con l'azienda avvenuto martedì scorso. In quella sede i vertici aziendali avevano comunicato la necessità di continuare con la cassa integrazione di due persone, a rotazione di 15 giorni, nel settore macelleria ancora in sofferenza a causa della diminuzione delle vendite. Ma la preoccupazione dei sindacalisti e dei lavoratori aderenti al Cub è anche il ventilato ampliamento della «cassa» ad altri dipendenti. «Durante l'incontro hanno spiegato i sindacalisti la dirigenza ci ha fatto sapere che nel caso di nuove aperture di strutture commerciali sul territorio (si parla dell'apertura di una sede dell'Esselunga fino ad oggi non confermata), si creerebbe una situazione di esubero del personale con gravi conseguenze per l'occupazione». Insomma la preoccupazione è tanta. Per il momento comunque all'interno del settore macelleria lavorano otto macellai, di cui due sono in cassintegrazione, e quattro confezionatrici. Una seconda assemblea sindacale si svolgerà lunedì 8 giugno, cui parteciperanno tutte le organizzazioni Cgil, Cisl Uil e Cub.


30 maggio 2009 - Il Cittadino

L’ala dura della protesta non abbandona la presa

Casale - «Noi proponiamo una serie di iniziative anche dure, un presidio permanente con blocco dei cancelli e un’attiva partecipazione alle manifestazioni pubbliche con sit-in di protesta, ma sono i lavoratori a doverle approvare ed adottare. A quel punto siamo al loro fianco come lo siamo sempre stati in questi mesi». Così si sono proposti giovedì sera alla sala del Centro sociale Insieme di Casale il Pcl-Partito comunista dei lavoratori e la Cub-Confederazione unitaria di base, che hanno richiamato in assemblea pubblica più di cinquanta operai Lever. Gli avvocati della Cub, presenti all’incontro insieme ai rappresentanti Giovanni Cippo e Vittorio Susani, stanno studiando nel dettaglio l’accordo siglato da multinazionale e sindacati perché, a loro dire, vi sarebbero margini per l’impugnazione davanti il tribunale del lavoro. «Vengono chiamati cassintegrati, ma per i lavoratori in esubero è prevista l’uscita dal posto di lavoro allo stato attuale, e questo per noi si chiama licenziamento - ha detto Leopoldo Cattaneo del Partito comunista dei lavoratori -. Bisogna che gli operai riprendano la lotta, ma bisogna denunciare anche la sudditanza di comune e provincia all’Unilever». A finire sotto accusa è il fatto che gli esuberi sono motivati con la delocalizzazione della produzione e non con uno stato di crisi aziendale. «Si doveva almeno far pagare un indennizzo pesante a Unilever, perché non è in crisi ma licenzia per fare più profitti», prosegue Cattaneo. Alla critica non sono sottratti i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori, che non avrebbero mantenuto gli impegni presi in assemblea: «Il mandato era di firmare un accordo a sessantamila euro come incentivo e con la riduzione degli esuberi: il riconoscimento economico si è fermato a 47mila euro e gli esuberi sono stati tre in meno. I lavoratori devono formarsi in comitato di lotta e riprendere la battaglia per il posto di lavoro».


30 maggio 2009 - Il Secolo XIX

il caso acts
«Bus di nuovo fermi il 15 giugno»
L'azienda convoca i sindacati separatamente: serrata di 24 ore. «E rimuovete Marson»
di Elena Romanato

Savona - Uno sciopero di 24 ore e le dimissioni di Marson. «Vogliamo la testa di Marson, lo ha deciso l'assemblea del popolo». A fine incontro ironizzano i dipendenti Acts che ieri in Sala Rossa con i rappresentanti sindacali hanno incontrato l'assessore Di Tullio, ma la testa dell'avvocato Marson l'hanno chiesta davvero e si preparano a bloccare il trasporto pubblico urbano ed extraurbano per 24 ore il prossimo 15 giugno. Negativa la risposta di Livio Di Tullio in rappresentanza del Comune, azionista di Acts, che con la Provincia di Savona ha votato l'incarico di presidente della società a Paolo Marson circa due anni fa, affidandogli il difficile compito di risanare il bilancio. L'obiettivo è stato raggiunto dal presidente dell'azienda ma secondo i sindacati il dato positivo di bilancio si è ottenuto facendo pagare un prezzo altissimo ai dipendenti Acts. Con la giornata di ieri lo scontro tra azienda e Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Cub Trasporti e Faisa Cisal si è fatto ancora più aspro. Lo sciopero ha coinvolto il 90% dei 170 autisti interessati dall'agitazione sindacale. Hanno anche aderito il 20% di operai e il 18% di impiegati, per una media complessiva del 75% sul totale dei dipendenti e gli autisti precettati del servizio di scuolabus hanno viaggiato con il lutto nero al braccio in segno di protesta.
Nell'incontro i lavoratori Acts hanno parlato di clima aziendale da "terzo Reich", di cambiamenti di funzioni "obbligati", "mobbing" oltre a riprendere le questioni sul tavolo da mesi relative a turni, ferie non godute, e straordinari.
Le sigle sindacali ribadiscono la non accettabilità dei punti del protocollo, in particolare quell'ultimo punto che fa riferimento alla contrattazione nazionale escludendo quella integrativa aziendale. Si tratta di semplici questioni di merito che, secondo Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Cub Trasporti e Faisa Cisal sarebbero state poste nel protocollo sottraendole alla trattativa che invece andava fatta sul tavolo aziendale e senza considerare la contrattazione integrativa vigente, considerata fondamentale dai sindacati. «Trascurare la contrattazione integrativa - dicono i sindacati - significa mettere da parte trent'anni di trattative».
Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Cub Trasporti e Faisa Cisal hanno chiesto al Comune di «lavorare per modificare su quei punti il contenuto del protocollo» ed hanno sottolineato come «questi 480 mila euro di Comune e Regione sono la dimostrazione che il piano aziendale di Acts ha fallito». I sindacati del settore, inoltre, hanno chiesto che il personale trasferito dall'attività di rimessaggio alla guida degli autobus torni a lavorare nelle officine per garantire una funzione fondamentale per la sicurezza del trasporto pubblico.
«Il protocollo è stato un'azione unilaterale che non impegnava e non impegna le organizzazioni sindacali - dice Di Tullio - l'azionista Comune non ritiene che la contrattazione relativa venga messa in discussione; le sette assunzioni previste dal protocollo saranno di personale viaggiante e le nostre indicazioni per l'azienda sono state di riprendere le trattative. Sarà nostra cura dire che anche per gli aspetti relativi alla contrattualizzazione aziendale si deve giungere ad un accordo con le organizzazioni sindacali. Mi farò portavoce presso il sindaco dei problemi che avete sollevato relativi al clima all'interno dell'azienda ma il Comune non può fare da mediatore».
L'azienda ieri ha reagito allo sciopero con la convocazione separata di Cgil-Cisl-Uil il 12 giugno, Faisa il 15 giugno e Cub, in data ancora da fissare. «I lavoratori ci hanno mandato di andare uniti, tutti e cinque i sindacati, alla trattativa - afferma Andrea Gatto segretario nazionale di Faisa Cisal - non possiamo accettare una trattativa separata e non siamo disposti a farlo, significherebbe tradire quel mandato».


30 maggio 2009 - Libertà

«Lever, la partita non è chiusa»

Casalpusterlengo - Lever, la partita non è finita. E' questo il parere degli attivisti del Partito comunista dei lavoratori e dei membri del sindacato Allca Cub che giovedi sera hanno promosso un'assemblea presso il centro civico di piazza Repubblica per fare il punto sulla situazione. «Occorre studiare a fondo il caso Lever - ha dichiarato l'avvocato Angelo Latino, uno dei relatori - ci sono gli spazi giuridici per impugnare i licenziamenti. Due sono i punti da chiarire: il rispetto della correttezza procedurale, cioè se i motivi sulle difficoltà aziendali addotte sono stati ben spiegati, e i criteri di scelta utilizzati per lasciare a casa gli operai».
L'accordo tra sindacati confederali e dirigenza della multinazionale anglo-olandese è stato firmato il 7 aprile scorso e prevede il ricorso alla cassaintegrazione per due anni per poco più di 170 dipendenti. «Noi li chiamiamo licenziamenti - spiega il consigliere comunale Leopoldo Cattaneo - l'unica soluzione è costituire un comitato di lotta dei lavoratori nel Lodigiano». Giovanni Cippo della segreteria nazionale dell'Allca Cub è stato molto esplicito. «Non dovevate far dormire la notte i dirigenti andando sotto le loro case a fare baccano. E' il lavoratore il vero capitale dell'azienda. Inoltre togliete il potere dalle mani di chi decide per voi: stracciate la tessera sindacale. State pagando chi vi ha licenziati».
Alla serata, molto partecipata, sono intervenuti anche Franco Grisolia, dell'esecutivo nazionale del Pcl, e Vittorio Susani, cassaintegrato Lever e membro della segreteria provinciale dell'Allca Cub, il quale ha ribadito la necessità di mobilitazione «andando a protestare sotto la fabbrica e davanti alla sede della provincia di Lodi». Intanto, il 5 giugno prossimo, i primi dieci lavoratori della Lever, che hanno scelto di uscire dalla produzione volontariamente, firmeranno le conciliazioni individuali.


29 maggio 2009 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. RDB: SAB RINGIOVANISCE E SPEZZETTA SALARI
IL SINDACATO DI BASE TORNA AD ATTACCARE LE MISURE DI SAB

(DIRE) Bologna, 29 mag. - Sab, la societa' che gestisce l'aeroporto Marconi di Bologna, applica una "cura ringiovanente" ai propri dipendenti. Fino ad oggi, la mobilita' dei lavoratori del Marconi tra le societa' controllate da Sab, era costata diminuzioni di stipendio, ma dall'1 giungo verranno tolti anche i livelli di anzianita' raggiunti. Prima dunque, nel passaggio da una societa' all'altra, sparivano dai nuovi contratti le integrazioni o indennita' di funzione, ora invece, pur mantenendo fermi gli stipendi, si applichera' ai nuovi contratti un livello inferiore rispetto a quello gia' raggiunto con la vecchia posizione. A lanciare l'allarme sono i rappresentanti di Rdb-Cub, che oggi in una conferenza stampa sono tornati a denunciare la situazione dei lavoratori dell'aeroporto e illustrato gli effetti sugli stipendi. "Ai lavoratori viene dato lo stesso stipendio di prima, ma spezzato in salario e contributo ad personam assorbibile, che rimane fisso nel tempo e cala man mano che ci sono i rinnovi contrattuali", spiega Luigi Marinelli delle Rdb-Cub. Cosi' facendo gli aumenti per i rinnovi del contratto nazionale incidono solo su una parte dello stipendio. Questo meccanismo interessera' in primis "i 10 lavoratori che dall'1 giugno dovranno passare da Ffm, societa' che si occupa della movimentazione della merci, a Sab, ma a ottobre dovrebbero esserci altri tre esuberi", spiega ancora Marinelli. Il sindacato di base contesta anche la politica industriale dell'aeroporto che per gestire la movimentazione merci ha creato una societa' ad hoc "con 10 dirigenti, per coordinare 17 lavoratori", spiega Luisa Fiore (Rdb-Cub). Come dire: "Il risparmio ottenuto con la riduzione di stipendi e livelli sui lavoratori e' finalizzato agli sprechi" aggiunge Fiore.


29 maggio 2009 - Apcom

Sicilia/ Presidio Cobas davanti alla presidenza della Regione
Sono lavoratori delle municipalizzate senza stipendio

Palermo (Apcom) - Un centinaio di operai dei Cobas della Amia, Gesip, Multiservizi, Biosphera Sph e Ato di Palermo stanno tenendo un presidio-manifestazione davanti la presidenza della Regione siciliana dove a breve il presidente Raffaele Lombardo dovrebbe annunciare la sua nuova giunta regionale. Gli operai chiedono alla Regione di intervenire e legiferare sulla reintenalizzazione e l'assunzione negli enti pubblici competenti di tutti i lavoratori. I lavoratori accusano il Comune di Palermo di non avere risorse per intervenire. "La Rdb - si legge in una nota - è pronta ad aprire una forte stagione di lotta per impedire ogni forma di privatizzazione dei servizi e ogni forma di sfruttamento dei lavoratori".


29 maggio 2009 - Il Manifesto

Una manifestazione contro il disegno di legge sulla sicurezza e i respingimenti in mare degli immigrati. In occasione del G8 dei ministri degli Interni e della Giustizia, previsto per oggi e domani a Roma, il movimento torna in piazza
Giustizia in piazza
di Carlo Lania

ROMA - Il pretesto è il G8 dei ministri degli Interni e della Giustizia che comincia oggi a Roma, ma il vero obiettivo è quello di opporsi alle «leggi razziste» del governo Berlusconi. Domani, poco dopo che l'ennesimo vertice tematico avrà chiuso i battenti, il movimento tornerà in piazza per una manifestazione nazionale contro il disegno di legge sicurezza e le sue norme anti-immigrati, i respingimenti in Libia dei barconi carichi di clandestini e il modo in cui il governo sta fronteggiando la crisi economica. La manifestazione, alla quale hanno aderito centri sociali, reti di migranti, movimenti contro il precariato e di lotta per la casa, è stata indetta dalla Rete NoG8 in seguito alla morte di Nabruka Mimuni, la donna tunisina che si è suicidata nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria perché priva del permesso di soggiorno nonostante vivesse da venti anni in Italia. Un «suicidio annunciato», per gli organizzatori, che leggono quella morte come una tragica conseguenza proprio delle politiche messe in atto dal governo. Esclusa la presenza di «zone rosse», la manifestazione avrà un carattere assolutamente pacifico, come sottolineano gli organizzatori. «Per noi è importante che la partecipazione sia alta e che siano presenti anche molti immigrati», spiegano. «Nelle scorse settimane siamo stati chiari con chiunque ha annunciato di voler aderire: in piazza si scende pacificamente, chi non ha intenzione di rispettare questo accordo resti a casa. E comunque abbiamo un servizio d'ordine in grado di far rispettare questa indicazione».
Anche se fare numeri è difficile, si spera che a Roma saranno presenti almeno diecimila persone provenienti da tutta Italia. Sono previsti pullman in arrivo da Napoli e Caserta, ma anche dal Nord-est, Bologna e Milano. E per tutti è ormai acquisita una consapevolezza: i ministri che oggi e domani discuteranno con Roberto Maroni e Angelino Alfano di criminalità organizzata, sicurezza urbana e di lotta al terrorismo, ma anche di immigrazione, rappresentano solo un'occasione per portare in piazza questioni che riguardano soprattutto la politica italiana. «Non se ne può più di G8, ma dopo l'approvazione del ddl sicurezza e i respingimenti in mare, far vedere che esiste un'opposizione è diventato fondamentale» spiega Alfonso De Vito, della Rete antirazzista napoletana.
Proprio le recenti politiche del governo sugli immigrati hanno trasformato l'Italia in un caso internazionale. E non solo per le critiche piovute sulle nuove norme da parte della Chiesa e dall'Onu. «Quanto sta accadendo oggi nel nostro paese ha almeno due elementi che devono farci riflettere» dice Aboubakar Soumahoro, responsabile nazionale immigrazione delle RdB. «Come immigrati stiamo vivendo la crisi come tutti gli altri lavoratori: licenziamenti e cassa integrazione. Ma c'è un elemento in più: per chi è immigrato perdere il lavoro significa perdere anche il permesso di soggiorno, perché è subordinato al lavoro». Una subalternità che, per Soumahoro, condanna migliaia di immigrati alla clandestinità. Ma non basta. «Il ddl sicurezza - spiega il sindacalista - legittima comportamenti contro gli stranieri. Questo avviene con le ronde, ma anche quando un immigrato rischia di ritrovarsi in un Cie solo perché è andato a iscrivere il figlio appena nato all'anagrafe». «Queste leggi - prosegue Rafael Maisto, della rete romana NoG8 - rappresentano solo un modo autoritario di gestire la crisi economica. Il rischio è che l'Italia possa ora diventare un modello per un'Europa sempre più autoritaria».
Se questo è lo sfondo, è chiaro che anche il modo di contrastarlo necessita di un ripensamento. Il contestatore di professione, quello che manifesta con il volto coperto contro ogni G8 per il semplice fatto che è stato convocato, non serve a nessuno. Come spiega bene Irene, anche lei delle Rete romana NoG8. «I militanti no global, i black bloc sono modelli nei quali non ci riconosciamo, non è più tempo di contestazioni fine a se stesse. Noi siamo attivisti dei diritti, che portano in piazza il lavoro politico svolto tutti i giorni, dalla lotta per la casa a quella contro il precariato, ma anche all'organizzazione dei gruppi di acquisto solidale», Una scelta che si può leggere anche nella individuazione del tragitto della manifestazione di domani. Al posto del tradizionale percorso dei cortei romani, questa volta gli organizzatori hanno preferito attraversare strade e piazze simbolo non solo dell'immigrazione, ma anche del precariato della capitale. Il risultato finale - autorizzato dalla Questura - è un vero tour de force: si parte alle 15 da Porta Maggiore per attraversare poi piazza Vittorio, via Merulana, via Labicana via Petroselli, piazza San Marco, Botteghe Oscure e concludersi a piazza Navona. «In Italia hanno etnicizzato i reati» accusa Soumahoro, per il quale solo l'Europa adesso può fermare il governo italiano e invertire questa tendenza. «Oggi - conclude - l'Europa deve avere al suo centro il rispetto dei diritti per tutti; gay, lesbiche, musulmani, immigrati. Deve avere il coraggio di abbattere quelle barriere che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero».

TERREMOTO Pompieri ed enti locali uniti contro i tagli del decreto Abruzzo
Sindaci e vigili del fuoco, s'infiamma la protesta
di Marco Boccitto

Li hanno chiamati «angeli del terremoto», i vigili del fuoco, gli eroi che per 6 euro l'ora hanno rischiato la pelle giorno e notte sul teatro del sisma. Solo per questo si attendevano un'attenzione diversa da parte del governo, invece il famigerato decreto Abruzzo oltre alla popolazione del cratere aquilano sta prendendo in giro anche loro. Nel passaggio al senato infatti è sparito l'emendamento che assicurava incentivi, nuove assunzioni, mezzi più moderni. E allora, per non finire nel fango, gli «angeli» hanno deciso di ribellarsi. Nei modi che gli sono consoni, quindi senza pregiudicare il servizio e nel rispetto delle norme vigenti sul diritto di sciopero.
Lo stato di agitazione viene «immediatamente proclamato», si legge tra l'altro in una nota diffusa da Cgil, Cisl e Uil. I rappresentanti sindacali annunciano inoltre «l'intenzione di ricorrere ad una prima giornata di protesta, che interesserà tutti i lavoratori del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco». Motivo? «Il governo non ha voluto, collegialmente, far propri gli impegni più volte assunti dal ministro dell'interno e da altri autorevoli esponenti governativi. Il risultato è che tutti i proclami fatti non hanno prodotto alcun effetto pratico, i "pompieri" vedono peggiorare le proprie condizioni organizzative ed economiche, alla faccia degli attestati di tutti i politici della maggioranza che si sono succeduti a visitare le zone disastrate». Da qui i vigili estendono le loro preoccupazioni alla sorte che attende i terremotati: «Se questo è accaduto a noi - dicono - nutriamo forti dubbi anche sugli impegni relativi alla ricostruzione». E ancora: «La categoria non può restare inerme anche perché dall'adeguamento delle condizioni del servizio dipende il grado di tutela del cittadino». D'accordo anche la rappresentanza di base (Rdb-Cub), che in un volantino rilancia l'atroce dubbio: «Ora è toccato a noi, non vorremmo che con gli stessi sistemi domani tocchi alle famiglie colpite dal sisma».
E se si arrabbiano i pompieri, chi spegnerà l'incendio? Non certo Bertolaso, che nelle ultime ore non è riuscito a calmare neanche i sindaci dei comuni colpiti. Che dunque confermano il sit-in di protesta (il 3 giugno alla Villa Comunale del capoluogo) per ottenere la modifica di alcuni punti sostanziali del decreto. Chiedono il diritto al risarcimento anche per i non residenti (almeno metà degli edifici crollati o lesionati sono «seconde case» di villeggianti ed emigrati), più fondi per i beni culturali e la ricostruzione dei centri storici, più poteri alle amministrazioni locali. Al sit-in parteciperanno anche i comuni che pur avendo subito danni sono rimasti rimasti fuori dalla lista dei 49 fissata dal decreto.
Un'altra mobilitazione è quella prevista per domani alle 10,30, con un corteo che da viale Gran Sasso confluirà alla Fontana Luminosa e seguendo le mura perimetrali raggiungerà la villa Comunale. Il comitato «Un Centro Storico da salvare», che organizza, chiede il recupero del centro storico e la ricostruzione della città. Per motivi di sicurezza chi vuole partecipare dovrà procurarsi un caschetto.
Durissima anche la protesta messa in atto dalle famiglie di 8 degli studenti morti nel sisma, che hanno deciso di rifiutare le lauree honoris causa alla memoria assegnate oggi alla presenza del premier Berlusconi. «Non si può trasformare una cerimonia in un momento preelettorale», ha sintetizzato Paolo Colonna, padre del 19enne Tonino.


29 maggio 2009 - Left

La triplice alleanza
Bonanni, Sacconi, Marcegaglia. Al congresso Cisl va in onda la nuova concertazione. Tagli alle pensioni, lavoratori azionisti, addio all’articolo 18. Mentre la Cgil si contorce in attesa di cambiare segretario, tornano i sindacati di base
di Manuele Bonaccorsi

Il mercato del lavoro ha eretto una barriera tra stabili e precari? Basta rendere precari anche i lavoratori stabili. Molti giovani rischiano di avere pensioni da fame? Bene, aumentiamo l’età pensionabile. Il welfare pubblico non riesce a proteggere tutti? Privatizziamolo, lasciando la gestione a sindacati e imprese. I salari italiani sono troppo bassi? Diamo ai lavoratori un po’ d’azioni privilegiate ma senza diritto di voto. E se qualcuno non è d’accordo, peggio per lui. Nel mondo del lavoro la maggioranza non conta. L’importante è mettersi d’accordo. Il programma, tappa per tappa, è già segnato. Lo ha concordato, in un turbine di complimenti e calorosi abbracci, la nuova triplice alleanza: Cisl, governo, Confindustria. Per fare i nomi: Raffaele Bonanni, Maurizio Sacconi, Emma Marcegaglia. Tutti insieme all’ombra delle bandiere tricolore della Cisl, che la scorsa settimana ha svolto il suo congresso nazionale (per la cronaca, il segretario uscente è stato rieletto con un sovietico 99 per cento dei consensi, 231 voti su 233; e i due "dissidenti", chissà se Bonanni li avrà già individuati,hanno votato scheda bianca). Si procede a tappe forzate, con chi ci sta. In Parlamentoil senatore del Pd Pietro Ichino è relatore di un disegno di legge sulla cosiddetta "democrazia economica", la possibilità per i lavoratori di accedere al capitale azionario delle imprese. Il nuovo articolato riunisce due diversi progetti (uno presentato dal Pdl, l’altro dal Pd) con l’obiettivo di far assaporare un po’ di capitalismo anche ai lavoratori, «ma solo nelle imprese che vorranno», ha precisato Emma Marcegaglia presente, per la prima volta, a un congresso sindacale. Poi c’è la partita degli enti bilaterali: secondo il leader della Cisl imprese e sindacati dovrebbero gestire funzioni come «mercato del lavoro, formazione, previdenza, sanità integrativa», sostituendosi allo Stato. Lo stesso concetto espresso nel Libro bianco sul welfare, presentato il 6 maggio, nel quale si prevede di sostituire lo Statuto dei lavoratori con un nuovo "Statuto dei lavori". Ripulito dall’articolo 18, che difende dai licenziamenti senza giusta causa. Delle pensioni, invece, si riparlerà non appena la crisi uscirà dalla fase acuta, per entrare in quella cronica. La presidente di Confindustria ha fatto fretta al governo, Sacconi e Tremonti hanno risposto che «se ne riparlerà a tempo debito», il solito Brunetta ha chiesto "riforme subito". E sarà di parola: già questa estate sarà aumentata l’età pensionabile delle donne.
Le prossime tappe saranno la revisione verso il basso dei coefficienti, cioè dellostrumento che determina l’ammontare delle pensioni, e un nuovo innalzamentodell’età di uscita dal lavoro. E la stretta, contenuta in un disegno di legge governativo, sul diritto di sciopero. Nel programma manca solo l’ultimo tassello: il colpo di grazia al mercato del lavoro. Lo chiamano contratto unico, ma si potrebbe chiamare «precarietà unica». È una proposta di riforma del mercato del lavoro presentata in due versioni: una da parte degli economisti de lavoce.info Tito Boeri e Pietro Garibaldo; la seconda dal senatore del Pd Pietro Ichino. Ambedue convergono verso lo stesso obiettivo: rendere precario il contratto a tempo indeterminato, che rimane pur sempre il modo con cui viene assunto il 47,4 per cento dei lavoratori (fonte ministero del Lavoro, 2008). Lo strumento è un periodo più o meno lungo (36 mesi per Boeri, 20 anni per Ichino) nel quale non si applica l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che obbliga le imprese al reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa. La Cisl si dice pronta a discutere; il governo, scottato dalle proteste del 2002, prende tempo; importanti esponenti delle imprese (tra cui, ad esempio, l’ad di Intesa S. Paolo Corrado Passera e la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia) si dicono d’accordo. Manca solo un attore: la Cgil. Alcuni suoi dirigenti "riformisti" (come Nicoletta Rocchi, Mauro Guzzonato, Fausto Durante) o "radicali" (come Carlo Podda, il leader del settore pubblico) hanno aperto alla proposta di Boeri. Mentre Epifani al congresso Cisl preferisce la linea morbida e propone di riprendere un percorso unitario con Bonanni su fisco e democrazia economica. La Cgil non ha sede in Bulgaria come la Cisl, e l’avvicinamento al congresso, previsto per la prossima primavera, fa registrare posizionamenti tattici complessi, tra riformisti, epifaniani e radicali. Un balletto che rischia di durare almeno un anno, durante il quale la Cgil potrebbe rimanere sospesa tra le spinte verso l’intensificazione del conflitto sociale, già molto duro nei metalmeccanici, e il rientro nei ranghi con Cisl e Uil.
Intanto a Riccione, la settimana scorsa, si è svolta l’assemblea della Cub, il più importante sindacato di base. Dal palco il coordinatore Pierpaolo Leonardi ha lanciato una proposta di unificazione alle altre sigle del sindacalismo "anticoncertativo", per creare un’unica organizzazione "confederale". E molto vicina ai movimenti di lotta per la casa e ai collettivi studenteschi. I sindacati di base nacquero all’inizio degli anni Novanta, in antitesi alla "concertazione" sancita dagli accordi del luglio ’93. La nuova concertazione, stretta fino al punto da confondere parte e controparte, potrebbe dare loro una nuova linfa?


29 maggio 2009 - 12Mesi

NOCERA. una delegazione di lavoratori dell'ospedale "Umberto I" incontra il sindaco

Nocera - Una delegazione di lavoratori dell'ospedale "Umberto I" di Nocera Inferiore, accompagnati dal segretario provinciale RDB CUB Sanità, è stata ricevuta in mattinata dal Sindaco di Nocera Inferiore. La delegazione ha consegnato all'avv. Antonio Romano una lettera aperta, come da allegato, a lui indirizzata per investirlo pubblicamente di quanto accaduto al pronto soccorso di Nocera Inferiore sabato 23 maggio u.s. sul caso conclamato di "influenza suina" A/H1N1 di un cittadino americano. Inoltre è stato messo a conoscenza della denuncia presentata ai NAS di Salerno per le gravi inadempienze riscontrate e sollevate. Il Sindaco ha preso un formale impegno di intervento allo scopo di impedire che tali situazioni abbiano a ripetersi per il futuro e per migliorare, sia dal punto di vista strutturale (locali insufficienti, spazi angusti, assenza della camera di isolamento), sia dal punto di vista delle condizioni igienico- sanitarie (eccessiva promiscuità, assenza di percorsi idoeni per i casi "infetti") il Pronto Soccorso più grande di tutto l'agro-nocerino sarnese.


29 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Alla Komatsu altri quaranta licenziamenti

Padova - Vertenza Komatsu: gli amministratori hanno chiesto la mobilità per altri 40 dipendenti. Sempre su base volontaria. Quindi salgono a 80 su 650 i lavoratori che lasciano l’azienda giapponese di Este, in cassa integrazione ordinaria dalla vigilia di Natale alla fine di aprile, attraverso il sistema dei prepensionamenti. Proprio in questi giorni, poi, è arrivata da Roma la conferma dal ministero del Welfare del riconoscimento della cassa integrazione straordinaria per due anni, a partire dal primo maggio scorso. Si tratta di una Cigs a zero ore, da gestire, però, con elasticità perché prevede il ritorno in fabbrica di un determinato numero di operai e di tecnici nei periodi in cui si dovranno onorare le eventuali commesse in arrivo. «In linea di massima anche noi dei Cobas non siamo contrari nè alla cassa integrazione straordinaria e né alla richiesta di altri 40 operai da mettere in mobilità - sostiene Stefano Pieretti, coordinatore provinciale di Rdb/Cub -. Speriamo solo che questi altri 40 lavoratori da prepensionare siano, effettivamente, gli ultimi. In caso diverso si rischierebbe di compromettere l’intera capacita produttiva dell’azienda che produce escavatori».(f.p.)


29 maggio 2009 - Il Gazzettino

Rdb, agitazione al Mariutto
La direzione: «Azione illegittima»

Mirano - (D.Tam.) Continua lo stato di agitazione sindacale alla casa di Riposo Mariutto. I cambi degli orari e dei turni hanno spinto le Rappresentanze sindacali di base a indire altre due ore di sciopero che si terranno lunedì 15 giugno dalle 13 alle 15, in aggiunta all’ormai blocco imminente degli straordinari. «Le motivazioni del ripristino dello stato di agitazione sindacale – spiega Federico Martelletto delle Rdb - sono giustificate dal fatto che la recente turnistica presentata ai lavoratori non tiene conto in alcuni reparti (Ortensia, Magnolia Sole, Rsa) dei vari incontri avuti con la Dirigenza dell’Ipab Mariutto. La proposta da noi presentata alla direzione Ipab prevede una articolazione oraria che va incontro sia alle esigenze dell’ente che a varie esigenze dei dipendenti. Infatti con l’orario da noi proposto si accoglie l’esigenza aziendale di poter fornire agli ospiti pasti in orari confacenti, si permette la completa copertura delle esigenze di assistenza». I nuovi orari prevedono lo spostamento della pausa pranzo dalle 11 alle 12 e della cena dalle 17 alle 18.
«In questo modo – spiega il direttore Mario Finetto – possiamo garantire servizi migliori agli ospiti. Un esempio? Per fare le attività del mattino la sveglia per gli ospiti era alle 6, adesso possiamo farla slittare di un’ora. Non solo, c’è più spazio per le attività visto che il pranzo si comincia a preparare alle 11.30. Insomma, riusciamo a dare degli orari di vita più normali ai nostri ospiti». Finetto risponde per le rime alle Rdb. «Non sono i nostri interlocutori, i cambi di orari sono stati concordati con le Rsu, quindi Cgil Cisl e Uil. Abbiamo siglato un accordo lo scorso ottobre. Le Rdb sono autonomi. I "dissidenti" non sono firmatari del contratto nazionale e non sono rappresentati dalle Rsu. Di conseguenza, io non posso trattare con loro. Anche lo sciopero indetto per il 15, a queste condizioni, è una manifestazione illegittima».


29 maggio 2009 - La Nazione

Un corpo di specialisti ma mancano le forze
LE FORZE IN CAMPO IN 180 PER COPRIRE UN TERRITORIO DIFFICILE CON IMPRESE AD ALTO RISCHIO
di ANTONIA CASINI

IN ABRUZZO hanno appeso i volantini sui mezzi che girano nei paesi distrutti dal terremoto, per sensibilizzare e far capire la loro situazione. La delusione è fortissima. In quell'emendamento al decreto legge del 28 aprile, «Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici», ci avevano sperato. Avrebbe portato un po' di ossigeno ai vigili del fuoco, sempre meno e sempre più vecchi. Nel documento, si promettevano 600 unità, 10 milioni di euro «per la manutenzione, l'acquisto di mezzi e la relativa gestione» e un «processo di riallineamento dei trattamenti economici del personale». Tutto bocciato, pochi giorni fa, nel momento in cui si doveva passare dalle parole ai fatti. «Siamo rimasti meravigliati afferma Marco Galigani, Cisl da questa politica che, da una parte esalta le nostre doti, mentre dall'altra, nonostante si faccia promotorice di proposte a favore del corpo nazionale con proclami su assunzioni, adeguamenti stipendiali e su acquisti mezzi, non dà seguito a quanto promesso. Oggi le promesse non mantenute a noi, domani ad un'altra categoria». «E' LA PRIMA volta gli fa eco Benedetto Catania, Cgil che c'è stato da tutti un grande riconoscimento delle nostre capacità. Poteva essere uno spunto per far capire il valore che il corpo nazionale ha all'interno della società. E invece. I sacrifici, anche tanti, si fanno quando c'è un'emergenza. Ma quando le cose si stabilizzano non si può continuare a fare i salti mortali. E' troppo tempo che aspettiamo il reintegro del personale che manca. I nostri mezzi, efficienti dal punto di vista della sicurezza, hanno già 20 anni, sono usurati. E hanno bisogno di manutenzione, con la conseguenza che in alcuni periodi rimaniamo senza». «Ci impegniamo al massimo e siamo ripagati così aggiunge Roberto Lenzi, Uil C'erano state fatte delle promesse da Maroni in persona, promesse disattese: ora siamo in ginocchio». «IL PERSONALE non arriverà». Taglia corto Massimiliano Berti, Rdb, raggiunto al telefono proprio mentre si trova in Abruzzo. «L'età media è altissima. I mezzi sono vecchi. Chi dovrebbe diventare caposquadra non lo può fare. Perché è una ruota: al suo posto servirebbe un nuovo assunto. I capireparto sono finiti: l'ultimo andrà in pensione a fine mse. Facciamo i miracoli. Copriamo i servizi con lo straordinario: i turni di riposo non sono rispettati. Non possiamo fare corsi di aggiornamento. E le squadre vengono realizzate con i ragazzi precari. In questi giorni, al campo, ci siamo trovati con i colleghi delle altre città toscane. Abbiamo scritto i volantini (con il delegato regionale Cgil e quello Cisl)». Volantini appesi sui mezzi in cui si dichiara «lo stato di agitazione contro il Governo che non mantiene le promesse e mortifica i lavoratori». E una chiosa importantissima: «Il servizio verrà reso comunque per rispetto delle popolazioni colpite dal sisma».


29 maggio 2009 - La Repubblica

La protesta
Sit-in dei sindacati davanti al tribunale contro i tagli del governo alla giustizia

Bari - Operatori della giustizia, tutti riuniti in un sit-in all´aperto nel piazzale antistante il vecchio Palazzo di piazza De Nicola, a Bari, hanno protestato contro i tagli operati dal governo. Alla manifestazione, organizzata dai coordinamenti regionali giudiziari di Cgil, Cisl, Uil, Rdb Cub, Confsal e Flp, hanno partecipato anche i magistrati, gli avvocati e il sindaco di Bari, Michele Emiliano.


29 maggio 2009 - La Stampa

FALLITO IL TENTATIVO DI MEDIAZIONE EFFETTUATO DA COMUNE E REGIONE
Sciopero dei bus confermato
di ERMANNO BRANCA

SAVONA - Oggi niente bus per otto ore. Dalle 8,30 alle 17 non circoleranno i mezzi dell’Acts perchè i sindacati dell’azienda hanno confermato lo sciopero rendendo vano il tentativo oneroso di mediazione effettuato dal sindaco Berruti e dall’assessore della Regione Enrico Vesco. Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Cub hanno ritenuto che lo stanziamento straordinario di 480 mila euro destinato a equiparare gli stipendi di Acts Service a quelli dell’azienda madre e ad assumere 7 persone, non fosse sufficiente per revocare l’iniziativa di protesta proclamata da tempo.
«Apprezziamo il tentativo di mediazione effettuato da Comune e Regione che hanno prodotto uno sforzo politico ed economico - hanno spiegato i sindacalisti concordi -. Tuttavia lo stanziamento straordinario di risorse non risolve i problemi su cui si è aperta la vertenza che riguarda la durata e la modalità dei turni di lavoro, lo slittamento dei giorni di riposo e ferie, il cambio di mansione per il personale degli uffici o delle officine, la parificazione anche normativa del contratto di Acts Service, la mancata corresponsione del premio di risultato, una carenza di organico di 28-30 persone». Proseguono i sindacati: «Il fatto che Comune e Regione abbiano dovuto stanziare risorse straordinarie significa invece che non è stato rispettato il piano industriale che ipotizzava il ripiano di bilancio senza spese aggiuntive per gli enti proprietari».
Il sindaco Berruti, che nell’ultima settimana aveva lavorato molto per arrivare a una mediazione riuscendo persino a trovare 480 mila euro da mettere sul piano della trattativa, maschera la propria delusione: «Era giusto che come azionista e sindaco portassi il contributo alla vicenda. Con le risorse che abbiamo stanziato insieme alla Regione, verrà risolto il problema dell’equiparazione dei dipendenti di Acts Service e verranno garantite sette assunzioni che serviranno a colmare parte delle lacune di organico. Questo lo ritengo già un buon risultato. Nel merito della vertenza fra sindacati e azienda non entro». E dopo questo costoso tentativo di mediazione fallito, è difficile che il sindaco Berruti si spenda ancora in futuro.
Oggi dunque i bus resteranno fermi per otto ore, dalle 8,30 alle 17 con inevitabili disagi per i pendolari. Il prefetto Frediani, comunque, ha precettato gli autisti degli scuolabus per i bambini delle scuole elementari e materne in modo da evitare disagi almeno ai clienti più piccoli e alle loro famiglie. Precettato anche il personale dell’officina, in modo da assicurare assistenza tecnica e sicurezza stradale.


29 maggio 2009 - Il Secolo XIX

L'azienda. «ennesima conferma della volontà di non trovare accordi»

Savona - Per Acts è il quarto sciopero (a quello dell'agosto scorso avevano aderito solo Cgil e Uil, mentre Cisl si era tenuta fuori) da quando alla guida dell'azienda c'è Paolo Marson. Nonostante lo sciopero, Acts ha deciso di proseguire per la propria strada attuando il Protocollo firmato l'altro ieri. «Siamo molto soddisfatti di quanto hanno fatto Regione e Comune e li ringraziamo - dice Acts - per il loro forte impegno economico a favore dell'azienda che ha permesso di reperire circa mezzo milione di euro in sole 24 ore. Questo intervento ci permette di attuare il primo punto previsto dal protocollo che prevede l'allineamento del trattamento economico degli ex dipendenti di Acts Service dal primo luglio prossimo, come richiesto dai sindacati. Da parte nostra abbiamo intenzione di andare avanti con l'attuazione di questo protocollo dopodiché siamo disposti a sederci ad un tavolo e discutere il secondo e il terzo punto del Protocollo. Lo sciopero si commenta da solo ed è la conferma di quanto accaduto negli ultimi 18 mesi. Crea forte disagio ai cittadini e dimostra ancora una volta la mancanza di volontà da parte dei sindacati di cercare un accordo con l'azienda. L'incontro di questa mattina in Comune (ieri per chi legge, ndc) doveva portare a un'apertura ma così non è stato».
Secondo l'azienda la chiusura di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Trasporti, Faisa?Cisal, e Cub Trasporti si trasformerà in un boomerang per i sindacati che avrebbero potuto chiudere questa fase delle scontro portando a casa una richiesta avanzata da mesi e offerta loro su un piatto d'argento.


29 maggio 2009 - Savona news

Savona: disagi per 8 ore per lo sciopero dei bus

Dalle 8,30 alle 17 non circoleranno i mezzi dell’Acts perchè i sindacati dell’azienda hanno confermato lo sciopero rendendo vano il tentativo oneroso di mediazione effettuato dal sindaco Berruti e dall’assessore della Regione Enrico Vesco. Cgil, Cisl, Uil, Faisa e Cub hanno ritenuto che lo stanziamento straordinario di 480 mila euro destinato a equiparare gli stipendi di Acts Service a quelli dell’azienda madre e ad assumere 7 persone, non fosse sufficiente per revocare l’iniziativa di protesta proclamata da tempo.


28 maggio 2009 - Dire

POLIGRAFICO. RDB-CUB: AZIENDA IN ATTIVO, MA PREPENSIONA
"RISPARMIO SOLO SUI LAVORATORI SENZA ALCUNA PROSPETTIVA FUTURA"

(DIRE) Roma, 28 mag. - "All'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Spa dal 18 maggio scorso e' stata avviata la fase preliminare all'applicazione della mobilita' con la firma di un accordo che prevede ben 408 esuberi. Il criterio dell'accordo e' fondato sulla 'non opposizione al licenziamento', ed e' indirizzato a quei lavoratori che con i 36 mesi di mobilita' prevista arriverebbero al pensionamento". Lo fa sapere una nota della Rdb-Cub, che prosegue: "Questi prepensionamenti mascherati vengono avviati senza che al contempo sia stato elaborato alcun progetto sul futuro dell'Ipzs, societa' per azioni che, in base a dati forniti dalla stessa azienda, ha chiuso l'esercizio 2008 con un utile netto di 44,4 milioni di euro, in crescita del 9% nei confronti dell'utile di 40,8 milioni di euro conseguito nel 2007". "La parvenza di volontarieta' da parte dei lavoratori- commenta Massimo Fofi, responsabile della Rdb-Cub- viene meno appena si legge l'accordo, che prevede la deroga all'articolo 2103 del Codice Civile. In altri termini, qualora venissero a mancare le non opposizioni al licenziamento, l'azienda potra' decidere quali lavoratori mandare in mobilita', e se un lavoratore rifiuta di accettare il licenziamento potra' essere trasferito o declassato". "Ancora una volta l'azienda punta al mero risparmio sui lavoratori- prosegue Fofi- un risparmio non giustificato dalla reale situazione dell'Ipzs, che dai dati bilancio sembra godere di ottima salute, e dove persisterebbero molti altri sprechi in materia di appalti, consulenze ed incentivazioni ai manager aziendali". Conclude il rappresentante Rdb-Cub: "Tutto cio' avviene senza il coinvolgimento dei lavoratori, che sono stati messi di fronte al fatto compiuto e, ancor piu' grave, senza precise garanzie sul loro futuro. Ci domandiamo pertanto quali siano le motivazione che hanno spinto le organizzazioni firmatarie a siglare un simile accordo: si tratta di uno scambio di agibilita' sindacali e la gestione delle nuove 90 assunzioni previste?".

BOLOGNA. APPUNTAMENTI DI VENERDI' 29 MAGGIO

(DIRE) Bologna, 28 mag. - Questi gli appuntamenti a Bologna e Provincia:...
15.00- Bologna (Sede sindacale RdB Cub/via Bruno Monterumici 36/10)- Conferenza stampa su "Aeroporto Marconi. Effetti della gestione dello scalo aereo bolognese, dichiarazioni di esuberi e crisi nel settore merci".


28 maggio 2009 - Agi

GIUSTIZIA: PALERMO IN AFFANNO, POCHI GIUDICI E AMMINISTRATIVI

(AGI) - Palermo, 28 mag. - Solo 47 magistrati sui 66 previsti negli uffici della Corte di Appello di Palermo, ovvero il 14 per cento in meno. E ancora: 28 giudici di pace in meno rispetto agli 88 segnati nella pianta organica. E consistenti buchi in organico anche tra i dipendenti che fanno parte del personale amministrativo: 293 in meno sui 1.830 previsti (16 per cento in meno). Tra le figure mancanti, 38 posti di direttore di cancelleria sui 55 previsti. Per quanto riguarda la magistratura onoraria, non togata, si segnala una scopertura del 32 per cento. Mancano, ancora, 17 cancellieri su 72. Ecco la fotografia de personale che si occupa della giustizia a Palermo. I dati sono stati presentati oggi all'incontro-dibattito dal titolo "Tutti i numeri della Giustizia-Conoscere per riformare", presso l'aula magna della Corte di Appello di Palermo. L'iniziativa e' stata organizzata dalla Fp Cgil di Palermo, dalla Uil Uidag, dall'Flp Pa e dall'Rdb Cub. Hanno aderito magistrati, dirigenti amministrativi, rappresentanti del personale, docenti e studenti della facolta' di Giurisprudenza di Palermo. Il dibattito e' stato preceduto dalla proiezione di documentari relativi allo stato di funzionamento del sistema giudiziario. La manifestazione si inquadra in una serie di iniziative analoghe che si sono svolte oggi in tutti i maggiori capoluoghi d'Italia. "A livello nazionale e' stata chiesta al ministro Alfano l'apertura di una trattativa sulla situazione della giustizia alla quale devono partecipare tutte le organizzazioni e gli operatori del settore, non solo Anm, ma anche l'avvocatura dello Stato e la Corte conti - dice Anna Maria Tirreno, della Fp Cgil - noi da Palermo chiediamo anche l'aumento del personale, che da 10 anni aspetta inoltre la riqualificazione. Una giustizia che funziona deve avere innanzitutto i numeri. a noi non ci sono fannulloni, se si vogliono servizi efficienti occorre assumere e riqualificare il personale".


28 maggio 2009 - Adnkronos

GIUSTIZIA: PALERMO, MANCANO MAGISTRATI E GIUDICI DI PACE

Palermo, 28 mag.- (Adnkronos) - Solo 47 magistrati sui 66 previsti negli uffici della Corte di Appello di Palermo, ovvero il 14 per cento in meno. E ancora: 28 giudici di pace in meno rispetto agli 88 segnati nella pianta organica. E consistenti buchi in organico anche tra i dipendenti che fanno parte del personale amministrativo: 293 in meno sui 1830 previsti (16 per cento in meno). Tra le figure mancanti, 38 posti di direttore di cancelleria sui 55 previsti. Per quanto riguarda la magistratura onoraria, non togata, si segnala una scopertura del 32 per cento. Mancano, ancora, 17 cancellieri su 72. Ecco la fotografia de personale che si occupa della giustizia a Palermo. I dati sono stai presentati oggi all'incontro dibattito dal titolo «Tutti i numeri della Giustizia-Conoscere per riformare», presso l'aula magna della Corte di Appello di Palermo. L'iniziativa è stata organizzata dalla Cgil-Fp di Palermo, dalla Uil-Uidag, dall'Flp-Pa e dall'Rdb-Cub. Hanno aderito magistrati, dirigenti amministrativi, rappresentanti del personale, docenti e studenti della facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Il dibattito è stato preceduto dalla proiezione di documentari relativi allo stato di funzionamento del sistema giudiziario. La manifestazione si inquadra in una serie di iniziative analoghe che si sono svolte oggi in tutti i maggiori capoluoghi d'Italia. «A livello nazionale è stata chiesta al ministro Alfano l'apertura di una trattativa sulla situazione della giustizia alla quale devono partecipare tutte le organizzazioni e gli operatori del settore, non solo Anm, ma anche l'avvocatura dello Stato e la Corte conti - dichiara Anna Maria Tirreno della Fp Cgil - Noi da Palermo chiediamo anche l'aumento del personale, che da 10 anni aspetta inoltre la riqualificazione. Una giustizia che funziona deve avere innanzitutto i numeri. a noi non ci sono fannulloni, se si vogliono servizi efficienti occorre assumere e riqualificare il personale».


28 maggio 2009 - Corriere del Veneto

Da mesi senza stipendio Vertice in prefettura. «Sblocchi i pagamenti»
Finservice, gli operai chiudono i cancelli
Liquidatore esce scortato dai carabinieri

VERONA – Finservice, atto secondo. Ieri pomeriggio i dipendenti delle cooperative gestite dalla ditta di Bovolone, hanno riproposto la scena già «girata» giovedì scorso. Striscioni e lucchetti ai cancelli per bloccare completamente l’attività dell’azienda che, lo scorso 28 aprile ha dichiarato lo stato di liquidazione, bloccando di fatto i pagamenti degli stipendi arretrati agli operai. Con tanto di carabinieri intervenuti per garantire la sicurezza. Una protesta sostenuta dal sindacato di base Adl Cobas che ieri mattina, in prefettura, ha incontrato il viceprefetto vicario Elio Faillaci, i rappresentati della cooperativa Rm e quelli di Confindustria (invitati dal sindacato a partecipare alla vertenza durante l’assemblea annuale dell’associazione svoltasi martedì al teatro Filarmonico ndr). «La presenza di Confindustria è molto importante – hanno detto i sindacalisti – perché l’amministratore di Finservice, Roberto Andreetto, è socio di Confindustria e ci ha lasciato questa pesante eredità». Durante l’incontro la Prefettura è stata informata dello stato in cui si trovano 106 operai di cooperative che prendevano lavori in appalto dalla Finservice e che adesso, oltre a rischiare il posto, aspettano il versamento di quattro mensilità arretrate.
La decisione di picchettare nuovamente l’azienda è stata presa nel primo pomeriggio, quando si è saputo che Luigi Braga, il liquidatore incaricato da Finservice di gestire la procedura di smantellamento dell’azienda, non voleva concedere il via libera al gruppo Pozzoni per pagare gli arretrati a quei dipendenti che, tramite Finservice, avevano lavorato alla Mondadori. «Se non si sblocca la situazione, allora le attività dell’azienda non devono continuare. Non possiamo contribuire agli incassi di chi ci sta lasciando in mezzo alla strada» hanno detto gli operai che hanno bloccato ogni attività, chiudendo i cancelli. All’interno dell’azienda c’era anche Braga, «sequestrato» dalla folla. Solo verso le 18, accompagnato dai carabinieri, è riuscito a uscire attraversando la ressa dei contestatori. La Prefettura, intanto, ha convocato oggi pomeriggio alle 15.30 tutte le parti in causa per trovare una soluzione. Ma non è bastato a far desistere i manifestanti. «Fino a quando Braga non firma l’accordo, noi non ce ne andiamo» hanno promesso.(E.P.)


28 maggio 2009 - Il Centro

La protesta dei vigili del fuoco
Il governo cancella assunzioni e fondi: «Ci hanno preso in giro»
Disattese le promesse «Attenti, faranno così anche coi terremotati»
di GIUSTINO PARISSE

L’AQUILA - Nel campo base - sulla strada provinciale per Monticchio - sono tutti al loro posto. I vigili del fuoco hanno uno strano modo di protestare: lavorano, se possibile anche di più. Il giorno dopo la proclamazione dello stato di agitazione c’è rabbia ma soprattutto amarezza. Non si aspettavano il colpo basso da parte del governo che ha negato loro nuovi mezzi, assunzioni e incentivi.
C’è chi li ha definiti gli angeli del terremoto, sono stati presi ad esempio per sacrificio e abnegazione. Hanno lasciato per settimane la casa e la famiglia per venire in Abruzzo ad aiutare i terremotati e rischiare la vita (un vigile del fuoco è morto nelle prime ore dei soccorsi e un altro è rimasto gravemente ferito). Si aspettavano un minimo di attenzione e invece per tutta risposta hanno avuto solo promesse che non sono state mantenute. In una nota i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto: «Le intenzioni del Ministro dell’interno Maroni esplicitate nell’audizione alla Camera ed orientate a potenziare le risorse umane del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nonché ad implementarne le risorse economiche per l’ammodernamento dei mezzi e per gratificare il lavoro della categoria dopo l’eccezionale sforzo compiuto in occasione del recente sisma abruzzese, sono miseramente naufragate al Senato. Il governo non ha voluto, collegialmente, far propri gli impegni più volte assunti dal ministro dell’interno e da altri autorevoli esponenti governativi. Il risultato è che tutti i proclami fatti non hanno prodotto alcun effetto pratico, i "pompieri" vedono peggiorare le proprie condizioni organizzative ed economiche, alla faccia degli attestati di tutti i politici della maggioranza di governo che si sono succeduti a visitare le zone disastrate. Si è trattato quindi dei soliti "spot"; se questo è accaduto a noi, nutriamo forti dubbi anche sugli impegni relativi alla ricostruzione. A fronte di tale comportamento del Governo, che nei fatti ha contraddetto un proprio autorevole Ministro e dell’ennesima beffa mediatica, la categoria non può restare inerme anche perché dall’adeguamento delle condizioni del servizio dipende il grado di tutela del cittadino. Pertanto viene proclamato immediatamente lo stato di agitazione ed annunciamo l’intenzione di ricorrere ad una prima giornata di protesta, che interesserà tutti i lavoratori del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. Si intende attivata anche la procedura di conciliazione dei conflitti prevista dalle vigenti norme sul diritto di sciopero».
All’Aquila è stato diffuso un comunicato stampa a firma di Andrea Milani della Cgil, Fabio Bargagni della Cisl e Roberto Lenzi della Uil (che fanno parte del coordiamento regionale della Toscana) in cui si parla di «inaffidabilità mostrata dal governo rispetto agli impegni assunti».
Ha preso posizione anche la rappresentanza di base (Rdb -Cub) che in un volantino rivolto ai cittadini delle zone terremotate afferma: «Ora è toccato a noi, non vorremmo che con gli stessi sistemi domani tocchi alle famiglie colpite dal sisma».
L’emendamento che è stato bocciato in Senato e che era stato presentato dalla maggioranza prevedeva 600 assunzioni (anche se inizialmente ne erano state promesse 1200 sulle 5000 che sarebbero necessarie per coprire tutti i vuoti in organico), un finanziamento speciale per rinnovare il parco mezzi sottoposto in queste ultime settimane a un superlavoro (ci sono molte macchine rotte o che hanno bisogno di urgente manutenzione) e 15 milioni di euro come incentivo.
La protesta potrebbe sfociare in uno sciopero (anche se i servizi verrebbero comunque assicurati) se dal governo non arriveranno segnali positivi. Intanto i vigili del fuoco che in questi giorni sono all’Aquila (duemila) continuano senza sosta il loro lavoro (dal sei aprile circa 100.000 interventi). Sempre pronti a correre dove vengono richiesti, anche se pagati poco e scarsamente considerati nei piani alti della politica.


28 maggio 2009 - Il Mattino di Padova

Agenzie Fiscali: i Cobas minacciano uno sciopero contro Brunetta

Padova - I Cobas contro Brunetta. In prima fila, ancora una volta, i lavoratori delle Agenzie Fiscali, dove gli aderenti ai sindacati di base, detengono la maggioranza degli iscritti. Ieri, dalle 11,45 alle 13,30, il leader di Rdb/Cub Celeste Giacon, ha coordinato un’affollata assemblea in orario di lavoro, illustrando i motivi della nuova mobilitazione contro il ministro della Funzione Pubblica. «La riforma meritocratica va respinta al mittente perché penalizza quasi tutti e premia solo pochissimi», ha dichiarato «è a rischio anche il nostro salario aggiuntivo del 2008. Invito tutti all’assemblea provinciale che terremo il 12 giugno in sala Anziani, non escludiamo uno sciopero nazionale di tre ore a inizio luglio».


28 maggio 2009 - Tempo Stretto

«A Palazzo Zanca contrattisti di serie A e di serie B». La posizione della RdB/Cub

Messina - Il rappresentante sindacale Roberto Laudini chiede che la possibilità di elevare temporaneamente l'orario di lavoro settimanale venga rivolta anche ai 190 contrattisti definiti precari di "seconda generazione". Si torna a parlare dei contrattisti del comune in seguito alla volontà espressa dall'amministrazione, di voler elevare, pur se temporaneamente, entro settembre 2009, l'orario di lavoro settimanale dei contrattisti a 6 o 12 ore. I diretti interessati dovranno comunicare entro 10 giorni dal ricevimento della lettere l'eventuale disponibilità o rifiuto per le estensioni orarie contrattuali (legge regionale 85/95 art.11-12). Una notizia che, secondo quanto affermato da Roberto Laudini dell' RdB/Cub, più che essere considerata in modo positivo è piuttosto da definire discriminante, poiché la possibilità di aumentare il proprio orario di lavoro «si rivolge solo ad una parte dei dipendenti di Palazzo Zanca, quella cioè dei precari di prima generazione i cosìdetti Puc – afferma Laudini – e lascia invece fuori altri 190 contrattisti, precari di seconda generazione». Una situazione che a detta della RdB/Cub crea inevitabilmente malessere ed insoddisfazione a fronte soprattutto «dello sperpero operato dall'amministrazione per l'organizzazione di feste popolari, giochi d’artificio e addobbi natalizi». Un attacco duro quello rivolto alla squadra di Buzzanca da parte della Confederazione Unitaria di Base, che invita la classe dirigente «a non considerare queste persone e le loro famiglie solo ed esclusivamente come un serbatoio di voti»


28 maggio 2009 - Live Sicilia

Palermo, tribunale a rilento. Manca il 15 per cento di giudici

Palermo - Nel palazzo di Giustizia di Palermo ci sono numerosi posti non coperti fra i magistrati, togati e non, ma anche nell’organico amministrativo. Una situazione eposta all’incontro dibattito dal titolo "Tutti i numeri della Giustizia-Conoscere per riformare", nell’aula magna della corte d’Appello di Palermo. Un"iniziativa organizzata dalla Cgil-Fp di Palermo, dalla Uil-Uidag, dall’Flp-Pa e dall’Rdb-Cub. Alla corte d’Appello di Palermo sono 47 magistrati rispetto ai 66 previsti, cioè il 14 per cento in meno. Nell’ufficio del giudice di pace mancano 28 elementi per completare gli 88 indicati nella pianta organica. Ma anche fra il personale amministrativo ci sono pesanti ammanchi. Sono 293 in meno rispetto ai 1.830 previsti (-16%). In particolare mancano 38 direttori di cancelleria sui 55 previsti. Nella magistratura onoraria, non togata, manca il 32 per cento del personale. Mancano anche 17 cancellieri su 72. All’iniziativa hanno aderito magistrati, dirigenti amministrativi, rappresentanti del personale, docenti e studenti della facoltà di Giurisprudenza di Palermo. La manifestazione è coordinata ad altre analoghe che si sono svolte oggi in tutti i maggiori capoluoghi d’Italia.


28 maggio 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. E' stato approvato, martedì mattina in giunta...

Civitavecchia - E' stato approvato, martedì mattina in giunta, il nuovo piano triennale del fabbisogno di personale dell'ente. Nonostante il no delle organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl, Diccap e Rdb e dell'Rsu, il documento è arrivato in giunta ed ha ottenuto il responso favorevole anche del Collegio dei revisori dei conti. La Uil Fpl, invece durante l'ultima riunione con l'amministrazione, si è dichiarata favorevole al documento proposto.
Il nuovo piano, che dovrà passare in commissione prima di giungere in consiglio per il voto decisivo, prevede nel triennio che va da dal 2009 al 2011 il numero complessivo di settantacinque assunzioni. Quarantatre saranno selezionate dall'esterno tramite concorso per esecutori amministrativi. Concorso al quale potranno partecipare anche i tredici video terminalisti licenziati da poco. Fatto, questo, che i sindacati hanno fortemente contrastato visto che non prevede alcun riconoscimento del lavoro svolto nell'ente da questi ex dipendenti.
Per quanto riguarda i Vigili Urbani, altra questione molto spinosa, quattordici unità verranno stabilizzate tramite concorso pubblico, mentre quattro saranno sottoposti a mobilità. Notizia che sta provocando malumori all'interno della categoria che invece sperava in un ampliamento dell'organico, ridotto all'osso.
Dei sei dipendenti diversamente abili che prestano servizio presso il comune tramite tirocinio risocializzante, solo tre saranno stabilizzati. Sorte migliore è toccata ai tredici video terminalisti, vincitori del concorso conclusioni nel gennaio scorso, che vedranno il loro contratto trasformarsi in indeterminato.(Giu.Am.)


28 maggio 2009 - Savona news

Savona: Acts in sciopero, domani disagi per chi viaggia

Autobus fermi domani dalle 8,30 alle 17 per uno sciopero annunciato nelle settimane scorse e confermato stamane dai sindacati di categoria della Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Cub Trasporti e Faisa Cisal. Disagi dunque per chi domani dovra’ spostarsi con i mezzi pubblici a Savona e provincia. A nulla è valso il tentativo di riconciliazione tra l’Acts di Savona da una parte e i sindacati insieme ai lavoratori dall’altra che vedeva in qualita’ di mediatori il Comune e la Regione Liguria. Oggi al vertice programmato in Comune era assente l’Acts quindi non e’ stato possibile concludere un accordo che prevedeva la partecipazione anche in termini economici del Comune e della Regione enti disposti a mettere sul tavolo 480 mila euro somma di denaro indispensabile per poter riorganizzare il lavoro aziendale, pagare stipendi e eventuali incentivi. Non tutti i bus dell’Acts resteranno nelle autorimesse. La Prefettura ha precettato con una apposita ordinanza gli autisti degli scuolabus che domani saranno regolarmente in servizio.


28 maggio 2009 - Leggo

Milano. Un corteo di oltre duecento persone...
di Rosa Lussu

Milano - Un corteo di oltre duecento persone guidate dai sindacati della scuola e dai rappresentanti dei collettivi studenteschi ha bloccato il traffico di via Ripamonti (nella foto) ieri attorno alle 17.15 dopo essersi visto negare il permesso di entrare all’ufficio scolastico regionale. I sindacati, in presidio davanti all’ufficio dalle 15.30, hanno chiesto il ritiro dei tagli all’organico docente e ribadito l’intenzione di proseguire la mobilitazione anche da settembre. Come gesto di protesta simbolico i rappresentanti delle Cub hanno anche rovesciato all’ingresso dell’ufficio scolastico un sacco di palline da ping pong arancioni «per tutte le palle che il ministro Gelmini ci ha raccontato» ha detto Paolo Limonta, rappresentante di Rete Scuole. Pesanti le conseguenze della manifestazione sul traffico: lunghe code e disagi anche per gli utenti dei mezzi pubblici.


28 maggio 2009 - Il Manifesto

SCUOLA Insegnanti, studenti e genitori assediano il Provveditorato protetto da polizia e carabinieri
«Profilassi antigelmina» contro i tagli del ministro
di Mariangela Maturi

MILANO - Nei prossimi tre anni alla scuola verranno tolti 8 miliardi di euro. Per i caccia bombardieri F35 e Eurofighter ne saranno investiti 15. Raccontano molto i dati che Retescuole ha presentato ai presìdi di ieri davanti ai provveditorati di mezz'Italia, dove si è data appuntamento con Cub, Cgil scuola, comitati e collettivi studenteschi per chiudere l'anno scolastico «in bellezza».
A Milano, sotto un solo cocente, si sono radunate più di duecento persone tra insegnanti, genitori e studenti delle scuole di Milano e provincia. Sul piede di guerra, perchè nella sola Lombardia i tagli previsti per il prossimo anno sono più di 2000. In una regione, è bene ricordarlo, che negli ultimi sette anni ha regalato alle scuole private quasi 300 milioni di euro.
Al presidio partecipano in tanti. Sara, Luisa, Fabio, Stefano, Paola. Nomi, e numeri. Uno, due, tre insegnanti da tagliare per ciascuna scuola. Ogni istituto porta le sagome dei maestri «da tagliare». La scuola di viale Puglie, che la scorsa settimana ha ricevuto la visita di cortesia della Digos che intimava di rimuovere i cartelli «-1» dai vetri delll'istituto, ha costruito la sua sagoma con la gommapiuma. «Il cadavere, più che la sagoma, visto che evidentemente non abbiamo più nemmeno la libertà di parola e di informare i genitori», spiegano le maestre. Il programma del presidio è buona musica, qualche intervento, poi l'entrata in provveditorato per il lancio delle palline arancioni che simboleggiano il numero degli insegnanti che rischiano il posto. Peccato che il dirigente Antonio Lupacchino non sia disposto a far entrare tutti nei suoi uffici. Non si passa, polizia e carabinieri sono belli schierati all'entrata per ricordarlo. «Da oggi - tuona Paolo Limonta, di Retescuole - Lupacchino non è più un nostro referente. Sappia, e sappia il ministro Gelmini, che questo presidio non chiude un percorso di lotte, ma lo fa ricominciare». Fra la folla c'è la maestra Anna, che non rischia il posto di lavoro. Dolcemente, racconta della bambina kazaka che le daranno in adozione tra pochi mesi. Mostra le foto, sorride, è assorta nella sua gioia. Però ha voluto accompagnare la sua collega Lucia, trentenne, che non sa se a settembre rivedrà i suoi piccoli alunni. Una storia fra tante di solidarietà e rispetto.


28 maggio 2009 - Il Giorno

Via Ripamonti, protestano i sindacati della scuola

MILANO - UN CORTEO DI OLTRE DUECENTO persone guidate dai sindacati della scuola e dai rappresentanti dei collettivi studenteschi ha bloccato il traffico di via Ripamonti, ieri pomeriggio, attorno alle 17.15 dopo essersi visto negare il permesso di entrare all'ufficio scolastico regionale. I sindacati, in presidio davanti all'ufficio dalle 15.30, chiedono il ritiro dei tagli all'organico docente e ribadiscono l'intenzione di proseguire la mobilitazione anche dal prossimo settembre. Come gesto di protesta simbolico i rappresentanti delle Cub hanno anche rovesciato all'ingresso dell'ufficio scolastico un sacco di palline da ping pong arancioni «per tutte le palle che il ministro Gelmini ci ha raccontato»


27 maggio 2009 - Dire

LAVORO. Sicurezza, I sindacati di base: ''Si muore di appalto''

Roma - "Anche ieri, purtroppo, i morti per lavoro sono stati quattro, un agricoltore e tre operai presso la Saras di Cagliari, dipendenti della appaltatrice Comesa srl, morti mentre effettuavano lavori di manutenzione dell'impianto". Se ne rammaricano Cub, confederazione Cobas e Sdl intercategoriale, parlando di una "ennesima strage di lavoratori che muoiono di produzione, ma soprattutto di appalto, dove si ricerca il minor costo, non garantendo diritti e sicurezza ai lavoratori". I tre sindacati di base denunciano "orari di lavoro oltre il massimo consentito, mancanza di formazione e informazione, precarieta' e lavoro nero" come "fattori di maggiore rischio imposti dall'ingordigia dei padroni". E "a questo si aggiunge- lamentano- l'ipocrisia del ministro Sacconi, che assicura una indagine 'a posteriori', in linea con la salvaguardia degli interessi delle imprese che non devono essere assolutamente disturbate con controlli veri e preventivi". E a tal proposito Cub, confederazione Cobas e Sdl intercategoriale, che insieme formano il Patto di base, parlano delle "manifestazioni di cordoglio di tutte le piu' alte cariche dello Stato" a cui "in queste ore assistiamo" come "lacrime di coccodrillo", che "sicuramente non modificheranno in alcun modo la situazione, "di quanti si apprestano al peggioramento della normativa a tutto discapito della vita e della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici". E poiche' "e' invece indispensabile il varo di una normativa d'urgenza sulla sicurezza e sugli appalti che inchiodi i padroni alle loro responsabilita'", il Patto di base sta "predisponendo un disegno di legge che affronti l'emergenza degli infortuni e degli omicidi sul lavoro, che ridia centralita' e reale potere ai rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza, che riconosca le responsabilita' penali e civili in capo al datore di lavoro e le sanzioni in modo adeguato". I tre sindacati sono convinti anche che sia "altrettanto necessaria la ripresa di un forte movimento dei lavoratori in difesa del diritto alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, che contrasti qualsiasi disegno governativo e confindustriale del loro smantellamento".

ATC BOLOGNA. SCONTRO SUL REFERENDUM, UIL-RDB: NON È VALIDO
SCIOPERO CONFERMATO PER LUNEDÌ: 4 ORE E PRESIDIO IN VIA SALICETO

(DIRE) Bologna, 27 mag. - Uil e Rdb contestano l'esito del referendum tra i lavoratori dell'Atc di Bologna che ha dato l'ok all'ipotesi di accordo per il contratto integrativo aziendale. I dipendenti "sono stati chiamati a votare senza alcuna informazione e senza alcuna trasparenza reale per l'approvazione di questo accordo che lascia cadere nel vuoto tutte le problematiche che la piattaforma sindacale aveva posto" e dunque Uil ed Rdb ritengono il voto "privo di valore". Inoltre, in una nota, "denunciano il comportamento dell'azienda, che ha interrotto deliberatamente una trattativa unitaria aperta per guadagnare un tavolo a sua misura con i sindacati di suo gradimento e spostare la discussione unicamente sui temi di sua scelta". Alla fine, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl, Faisa-Cisal e Sdl "hanno firmato sotto dettatura il loro personale accordo con Atc e poi hanno aperto oggi la loro urna (che era scomparsa questa notte dai locali in cui avrebbe dovuto essere custodita per riapparire solo stamattina) e contato le loro schede", protestano Gianluca Neri (Uil) e Gianni Cremonini (Rdb). Resta dunque confermato lo sciopero contro indetto contro l'accordo: quattro ore lunedi' prossimo (dalle 11 alle 15) con, a mezzogiorno, un presidio davanti alla sede dell'Atc. Gli altri sindacati invece difendono l'accordo e il referendum: c'e' stata, dicono in una nota congiunta, "una chiara dimostrazione di trasparenza attraverso un percorso democratico, nella prospettiva di una ripresa del dialogo unitario all'interno di Atc. Con l'accordo e' ora possibile affrontare il confronto sull'armonizzazione dei trattamenti economici e normativi riferiti ai lavoratori di Ferrara". E promettono: "Lavoreremo per superare tutte le eventuali divergenze per ricomporre le diatribe sindacali".


27 maggio 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 27 mag - ....
Presidio indetto dal Comitato Insegnanti Precari Roma, dal Comitato Precario Roma e dal Movimento Insegnanti Precari, per il ritiro dei tagli agli organici, contro il ddl Aprea, in difesa della scuola pubblica statale. Aderisce la Cub Scuola Roma. Ufficio scolastico provinciale, via Pianciani 32 (a partire dalle ore 14.30)....


27 maggio 2009 - Agi

GIUSTIZIA: SINDACATI, PESANTI VUOTI IN ORGANICI A PALERMO

(AGI) - Palermo, 27 mag. - Solo 47 magistrati sui 66 previsti sono in servizio negli uffici della Corte di Appello di Palermo, ovvero il 14% in meno. E ancora: 28 giudici di pace in meno rispetto agli 88 segnati nella pianta organica, e consistenti buchi in organico anche tra il personale amministrativo: 293 in meno sui 1830 previsti (16%). Tra le figure mancanti, 38 posti di direttore di cancelleria sui 55 previsti e 17 cancellieri su 72. Nella magistratura onoraria, non togata, si segnala una scopertura del 32%. Sono i datti raccolti dalla Cgil-Fp di Palermo, dalla Uil-Uidag, dall'Flp-Pa e dall'Rdb-Cub, che li illustreranno domani nell'incontro dal titolo "Tutti i numeri della Giustizia-Conoscere per riformare", presso l'aula magna della Corte di Appello di Palermo. Il dibattito sara' preceduto dalla proiezione di documentari relativi allo stato di funzionamento del sistema giudiziario. La manifestazione si inquadra in una serie di iniziative analoghe organizzate domani in tutti i maggiori capoluoghi d'Italia.


27 maggio 2009 - Adnkronos

GIUSTIZIA: SINDACATI, A PALERMO BUCHI IN ORGANICO
TRA MAGISTRATI E PERSONALE

Palermo, 27 mag. - (Adnkronos) - Solo 47 magistrati sui 66 previsti negli uffici della Corte di Appello di Palermo, ovvero il 14 per cento in meno. E ancora: 28 giudici di pace in meno rispetto agli 88 segnati nella pianta organica e consistenti buchi in organico anche tra i dipendenti che fanno parte del personale amministrativo: 293 in meno sui 1830 previsti (16 per cento in meno). Tra le figure mancanti, 38 posti di direttore di cancelleria sui 55 previsti. Per quanto riguarda la magistratura onoraria, non togata, si segnala una scopertura del 32 per cento. Mancano, ancora, 17 cancellieri su 72. Ecco la fotografia del personale che si occupa della giustizia a Palermo. Se ne parlerà domani all'incontro dibattito dal titolo «Tutti i numeri della Giustizia-Conoscere per riformare», che si tiene alle 9 presso l'Aula magna della Corte di Appello di Palermo. L'iniziativa è organizzata dalla Cgil-Fp di Palermo, dalla Uil-Uidag, dall'Flp-Pa e dall'Rdb-Cub. Hanno aderito magistrati, dirigenti amministrativi, rappresentanti del personale, docenti e studenti della facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Il dibattito sarà preceduto dalla proiezione di documentari relativi allo stato di funzionamento del sistema giudiziario. La manifestazione si inquadra in una serie di iniziative analoghe organizzate domani in tutti i maggiori capoluoghi d'Italia. «A livello nazionale è stata chiesta al ministro Alfano l'apertura di una trattativa sulla situazione della giustizia alla quale devono partecipare tutte le organizzazioni e gli operatori del settore, non solo Anm, ma anche l'avvocatura dello Stato e la Corte conti - dichiara Anna Maria termine, della Fp Cgil - Noi da Palermo chiediamo anche l'aumento del personale, che da 10 anni aspetta inoltre la riqualificazione».

27 maggio 2009 - Ansa

SCUOLA: SINDACATI BLOCCANO TRAFFICO IN PROVVEDITORATO MILANO

(ANSA) - MILANO, 27 MAG - Un corteo di oltre duecento persone guidate dai sindacati della scuola e dai rappresentanti dei collettivi studenteschi ha bloccato il traffico di via Ripamonti a Milano attorno alle 17.15 dopo essersi visto negare il permesso di entrare all'ufficio scolastico regionale. I sindacati, in presidio davanti all'ufficio dalle 15.30, chiedono il ritiro dei tagli all'organico docente e ribadiscono l'intenzione di proseguire la mobilitazione anche dal prossimo settembre. Come gesto di protesta simbolico i rappresentanti delle Cub hanno anche rovesciato all'ingresso dell'ufficio scolastico un sacco di palline da ping pong arancioni «per tutte le palle che il ministro Gelmini ci ha raccontato» ha detto Paolo Limonta, rappresentante di Rete Scuole.


27 maggio 2009 - Primadanoi

Vigili del Fuoco in rivolta, tagli ai fondi e carenza di personale

ABRUZZO. Sono stati definiti gli Angeli del terremoto, ma oggi per le migliaia di vigili del fuoco che si sono spesi senza sosta per l’emergenza sisma arrivano solo brutte notizie. «L'emergenza Abruzzo ha rivelato che il Corpo nazionale è al di sotto di circa 3000 unità, rispetto ad una pianta organica già datata». Lo ha denunciato il capo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Ma non solo: pochi soldi e nuovi tagli ai fondi che servivano al soccorso tecnico urgente. Una novità decisamente negativa che arriva dopo l'emendamento bocciato dal governo che assegnava i fondi per mezzi attrezzature e la valorizzazione del personale per le attività di soccorso. Il corpo dei Vigili del Fuoco aveva già messo in guardia la categoria, ritenendo che appena spenti i riflettori sul terremoto, la considerazione verso il personale sarebbe stata quella riservata ad una «mera manovalanza da non prendere in considerazione». «Purtroppo le nostre previsioni sono state superate e prima che si spegnessero i riflettori sullo scenario del terremoto ci hanno già "licenziati"», denunciano i sindacati. «Gli emendamenti bocciati non ci avrebbero portato un incremento del salario», spiegano le Rdb/Cub, «ma sarebbero bensì serviti a modernizzare la macchina del soccorso che si è dimostrata palesemente inadeguata. I mezzi sono partiti dai comandi», denunciano ancora, «dove da anni a causa dei tagli di bilancio non erano state fatte manutenzioni, metà di questi erano abbandonati sulle autostrade, abbiamo attrezzature obsolete e una tecnologia che funziona ancora via fax». «Avevamo detto che tutto si sarebbe tramutato in una bella medaglia al Corpo Nazionale e cosi certamente sarà fatto», proseguono i sindacati di base, «anche grazie alle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil che prima fanno i collaborazionisti con il governo, limitandoci gli spazi di intervento, le stesse organizzazioni che ora si indignano». I veri indignati, però, pare che siano proprio quei migliaia di Vigili del Fuoco che in questi mesi si sono visti raddoppiare i turni, quelli che sono stati inviati nelle zone terremotate a scavare con le mani. Per quanto riguarda la RdB/CUB, la risposta la daremo al più presto e al momento giusto visto che ora si preparano a cooptarci per il G8,.... ne vedremo delle belle.


27 maggio 2009 - Il Manifesto

IN CORTEO
Verso il 30 maggio «G8 coi migranti aspettando luglio»

ROMA (Ci.Gu. e Sa.M.) - Questioni internazionali, anzi globali, ovvio. Ma le manifestazioni contro il pre G8 di Roma di venerdì e sabato prossimi, avranno anche una forte caratterizzazione nazionale: contro il pacchetto sicurezza e dalla parte dei migranti. La rete NoG8 nata nella capitale, riunisce e in parte mutua le componenti di quella «contro il pacchetto sicurezza». Praticamente tutti i centri sociali della capitale, il Coordinamento di lotta per la casa, Action e l'Assemblea migranti, oltre a Cobas ed Rdb. Più una galassia di gruppi e associazioni localizzate nei diversi spicchi della città e sommando anche gli studenti dell'Onda, protagonisti dall'autunno in poi di tutte le mobilitazioni più significative nel paese.
Dopo una lunga riunione dedicata soprattutto alla gestione della finale di Champions oggi a Roma e all'arrivo di gruppi di tifosi piuttosto numerosi, il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza del Viminale ha dato pure qualche indicazione sulla gestione della sicurezza attorno al 30. Anche se il corteo dei NoG8 si concluderà dall'altro lato dell'enorme centro storico capitolino, saranno predisposti attorno al vertice dei presidi «flessibili» attorno alla zona del vertice, nel quartiere Flaminio. Ma «niente zone rosse», ha ribadito il ministero degli interni. Eppure le parole pronunciate da Maroni l'altroieri («nessuna violenza sarà tollerata») non sono state prese bene dagli organizzatori del corteo di sabato: non capiscono a cosa si riferisca perché l'appuntamento di piazza è stato annunciato come «pacifico, di massa, con un forte protagonismo dei migranti». Non è aria di scontri o contrapposizioni con le forze di polizia. Le giornate di luglio sono lontane. L'approvazione del pacchetto sicurezza, invece, vicinissimo. E finora non c'è stato modo di organizzare un vero e proprio appuntamento nazionale. Il 30 maggio è quell' occasione. L'idea di organizzare un corteo è nata solo nelle ultime settimane. La proposta è partita dai coordinamenti di base, il comitato contro il G8 ha aderito e sarà in piazza. A Roma arriveranno soprattutto delegazioni dal centro sud e dal nord est. Meno nutrita, probabilmente, la presenza del nord-ovest, già coinvolta nello sforzo di organizzare la manifestazione di sabato scorso a Milano. Con quel progetto la manifestazione del 30 sarà in continuità, anche per l'assenza delle reti più «istituzionali» - non ci saranno per intendersi né l'Arci, né la Cgil. Durante la due giorni giottesca - domani e venerdì - comunque, sono già previste azioni di protesta. Soltanto un appuntamento è stato reso pubblico e autorizzato dalla questura: venerdì alle 17 sotto il Cie di ponte Galeria si svolgerà un presidio per la chiusura dei centri.


27 maggio 2009 - City

Sciopero a terra, cancellati 23 voli sab: "ora basta"

Bologna - Per lo sciopero del personale di terra indetto ieri dalle Rdb-Cub, l’aeroporto Marconi ha cancellato in via preventiva 11 voli in arrivo e 12 in partenza. Altri tre voli, da e per Amsterdam, Londra Gatwick e Lamezia Terme, sono stati dirottati su altri scali con riprotezione dei passeggeri. Rdb-Cub ha parlato di un grande consenso tra i lavoratori, aggiungendo la consueta accusa di "precettazione di massa e l’utilizzo di interinali e doppi turni organizzati con il personale disponibile al crumiraggio". Di ben altro avviso Sab, la società che gestisce lo scalo che parla di scioperi giunti "all’11ª edizione in poco più di un anno e che ripropongono ciclicamente sempre le stesse, irricevibili, richieste". Inoltre, Sab contesta l’alta adesione del personale interessato.


27 maggio 2009 - Il Gazzettino

Venezia. Quindici voli cancellati, 4 rischedulati in partenza e 3 in arrivo...

Venezia - (e.t.) Quindici voli cancellati, 4 rischedulati in partenza e 3 in arrivo. Questo il bilancio dello sciopero che si è tenuto ieri all’aeroporto Marco Polo di Tessera. La protesta, proclamata dal sindacato Cub-Trasporti, ha coinvolto i lavoratori di Save, la società di gestione dello scalo, e delle tre società private di handler che gestiscono i servizi a terra per le compagnie e i passeggeri. I disagi per i viaggiatori sono stati contenuti perché le compagnie li avevano avvertiti nei giorni precedenti e li avevano riprenotati su altri voli sempre per ieri o per i prossimi giorni; in aeroporto, quindi, non ci sono state code o lunghe attese.
Cub-Trasporti - che ha fatto anche una segnalazione alla commissione di garanzia per gli scioperi aeroportuali per comportamento antisindacale dell’handler GH - ha proclamato la protesta per una lunga serie di motivi: tra questi i sempre più frequenti trasferimenti di lavoratori da un handler all’altro, a causa della perdita di clienti, ossia di compagnie che vanno da chi offre le tariffe più basse; trasferimenti che sono sempre più a rischio, nel senso che la società subentrante sempre di più tenderebbe a non prendersi in carico i lavoratori e, comunque, anche se li prende tenderebbe ad applicare trattamenti economici inferiori. Giampietro Antonini, segretario dei Cub, aggiunge che in generale le condizioni di lavoro in aeroporto sono sempre più pesanti e afferma che la partecipazione allo sciopero di ieri è stata «pressoché totale, esclusi i comandati; tra i dipendenti, gli stessi interinali e contratti a termine, ricattabili, si sono limitati a prestare la loro opera senza andare oltre il proprio orario di lavoro».
Ieri mattina, intanto, Cgil, Cisl Uil, Ugl e Cisal dei Trasporti si sono incontrati in Prefettura con Enav per le problematiche del Caav di Venezia, il Centro assistenza al volo, in particolar modo la reperibilità e il carico operativo. Alla fine, dopo aver accusato i vertici Enav di non far rispettare il contratto nazionale su questa vicenda, è stato deciso di spostare il confronto a Roma, entro il 15 giugno. Dopodiché i sindacati si riterranno liberi di proclamare sciopero.


27 maggio 2009 - Radio Città Aperta

Saras: tra morti nella raffineria dei Moratti. Le testimonianze di due operai della zona
di Francesca Mannocchi

Le morti sul lavoro diventano presto anonimi elenchi. Dopo ogni lutto ci si ferma per il cordoglio necessario e per aggiornare le statistiche. Dopo la strage di ieri alla Saras di Sarroch nel cagliaritano, i morti nelle cisterne aumentano di tre e si vanno ad aggiungere a quella ‘lista della spesa’ che campeggia in ogni quotidiano; così tornano in mente i due operai morti mentre pulivano una stiva a Porto Marghera (Gennaio 2008), le cinque vittime delle esalazioni di una cisterna a Molfetta (Marzo 2008), i sei operai morti a Mineo, in Sicilia, mentre pulivano un depuratore (Giugno 2008). Tutte queste tragedie hanno come comune denominatore da un lato la scarsa attenzione dei media, dall’altro il tentativo da parte degli operai di aiutare i propri compagni che unisce tutte queste morti. Ieri la Saras, petrolchimico di proprietà della famiglia Moratti, ha ucciso Pierluigi Solinas di 26 anni, Daniele Melis di 28 anni e Bruno Muntoni di 56 anni (che lascia quattro figli). Gianluca Fazio, il quarto operaio giunto in soccorso dei compagni è sopravvissuto dopo aver visto morire gli altri tre. Gianluca è siciliano, di Siracusa, ha accettato un lavoro per 900 euro al mese alla Comesa, cooperativa sociale che lavora a contratto nella raffineria per la pulizia degli impianti, perché in Sicilia lavoro non ce n’è. La cisterna dove sono morti i tre operai serve a trasformare il gasolio in blu diesel, è invasa da vapori di azoto e l’azoto può uccidere- e infatti è successo - in pochi secondi, perché brucia ogni molecola di ossigeno che incontra. I vertici della fabbrica si sono precipitati in Sardegna, a sottolineare l’impegno profuso nel settore sicurezza, come si legge anche sul sito della Saras. Ma questo impianto era già da qualche mese sotto i riflettori a causa di un documentario, ‘Oil’ di Massimiliano Mazzotta, che coadiuvato da un ricercatore dell’Università di Firenze Annibale Biggeri, mette in relazione l’alta incidenza dei decessi dovuti a malattie tumorali nella zona industriale e limitrofa, con l’attività della raffineria. La Saras, naturalmente, ha chiesto il sequestro del film ed è fissata per questo mese l’udienza in tribunale. La famiglia Moratti, dunque, si preoccupa del danno d’immagine, intanto gli operai piangono i compagni e organizzano delle mobilitazioni dopo la forte tensione di ieri davanti ai cancelli, alla notizia della strage.
Gli operai sono indignati, rischiano la vita per novecento euro al mese, per turni di lavoro massacranti. Ai microfoni di Radio Città Aperta, Luca Lai, della Cub del polo industriale di Sarroch, ha spiegato che "il vero problema sicurezza è che i padroni vogliono aumentare il profitto sulle spalle dei lavoratori, sulla carta- dice- le norme di sicurezza sono rispettate, ma per economizzare sulla forza lavoro, si tende ad ottenere la stessa resa con la metà degli operai. In alcuni stabilimenti- dice Lai- fino a qualche tempo fa lavoravano quattro o cinque operai, oggi ne basta addirittura uno. I rischi, naturalmente, si moltiplicano fino a tragedie come quella di ieri".
È il ricatto occupazionale che torna come filo rosso di tutte queste morti. Anche quando l’allarme diventa routine, come alla Saras, dove solo una settimana fa erano state denunciate emissioni anomale. L’azienda poi, ha una storia lunga che ha determinato sconvolgimenti paesaggistici e sociali nell’area del cagliaritano che occupa. Questo impianto è stato progettato nel 1962 ed ha iniziato la sua attività nel 1965, su idea della famiglia Moratti. È composto da 19 stabilimenti, tra impianti di generazione elettrica e raffinerie e si estende su tre chilometri quadrati con mille dipendenti diretti e tremila per l’indotto. È una delle raffinerie più importanti del Mediterraneo, distilla 300 barili al giorno, il 15% della produzione italiana, la cui produzione è destinata per la metà al mercato italiano e per l’altra metà al mercato estero. L’incidenza non è, però, solo paesaggistica (e per paesaggistica si intende mare e cielo che diventano spesso neri tra il fumo e i miasmi), è legata al fatto che la famiglia Moratti, a Sarroch, non ha costruito solo il petrolchimico, ma anche una città da esso dipendente, dove risiedono la stragrande maggioranza dei lavoratori , come ci racconta Manuele Tronci, operaio cassintegrato nel cagliaritano: "quando si passa con la macchina vicino alla Saras, vengono i brividi, non solo per la puzza, ma anche per come ha sconvolto una delle parti più belle della Sardegna e perché il quartiere dove sono ‘confinati’ gli operai sembra un contentino dato dalla Saras, li fanno vivere poco, ma per quel poco cercano di farli vivere bene". Manuele spiega che il quartiere della Saras, ‘La Industria’, come la chiamano i giovani è vista come una sorta di punto d’arrivo, la liberazione dalla disoccupazione, un contratto vero perché gli operai con contratto chimico alla Saras hanno contratti da duemila euro al mese, ed è un elemento di cui l’azienda si vanta. "Il punto- dice Manuele- è che ormai gran parte dei lavori vengono subappaltati a ditte esterne, come la Comesa, appunto, in cui i lavoratori sono costretti a turni massacranti. La mia azienda- spiega ancora- è finita per giorni sui principali quotidiani della Sardegna perché ci siamo rifiutati di accettare la proposta di lavorare undici ore al giorno. Noi lavoriamo con corde d’acciaio, nella mia fabbrica quando non si contano i morti, si contano le dita che perdono i miei compagni. Molti operai che ho intorno hanno mani distrutte dal lavoro, anche senza quatto dita": è questa dunque la base del ‘problema sicurezza’. Il ricatto occupazionale al quale sono sottoposti gli operai e che spesso fa leva sul disagio giovanile di zone particolarmente problematiche, come lo è in parte la Sardegna. Manuele ora è in cassa integrazione. E ci tiene a ricordare che la Sardegna non è solo il suo mare.


27 maggio 2009 - Il Messaggero

Civitavecchia. Disaccordo tra amministrazione e sindacati e rottura dell'unità sindacale...
di Giulia Amato

Civitavecchia - Disaccordo tra amministrazione e sindacati e rottura dell'unità sindacale. La riunione di lunedì non è stato soltanto l'ennesimo capitolo nero degli precari rapporti tra Pincio e rappresentanza, ma ha provocato anche una falla interna al sindacato. La Uil fpl si è staccata dalla linea adottata da Rdb, Cgil, Csl Fps e Diccap per appoggiare il piano triennale di fabbisogno del personale promosso dall'amministrazione che verrà presentato in giunta. Il sindacato in una nota afferma di essere «a favore dell'occupazione e che la proposta dell'amministrazione è più che condivisibile e valida. «L'amministrazione - si legge nella nota - ha presentato una proposta che prevede la copertura di 75 unità nella dotazione. La controproposta di Rsu e ooss stravolge completamente il piano e non è supportata da elementi giuridici. Noi siamo un sindacato pronto a tornare indietro quando si commettono errori di valutazione».
Al tavolo di lunedì, le altre sigle sindacali, Cgil, Rdb, Csl e Diccap, hanno invece bocciato il piano visto che «non venivano tutelate le fasce più deboli». Dei 6 portatori di handicap, l'amministrazione intende stabilizzarne 3, i 13 videoterminalisti licenziati di recente verranno mandati a concorso e inseriti in una graduatoria, senza che gli venga riconosciuto il lavoro svolto presso l'ente, e per poi essere chiamati tramite ufficio di collocamento. L'amministrazione ha anche bocciato la proposta di assumere tutti e 30 i vigili urbani. Unico dato positivo di tutto il piano è la stabilizzazione dei 21 videoterminalisti, vincitori di concorso, ai quali il 1° giugno scadrà il contratto. Infine, l'Rdb, stigmatizza la linea intrapresa dalla Uil Fpl . «La Uil - spiega - ha adottato un comportamento alquanto vergognoso e irrispettoso nei confronti dei lavoratori».


27 maggio 2009 - La Nuova Venezia

DISAGI IN AEROPORTO
Voli cancellati o spostati a Treviso per lo sciopero dei Cub-Trasporti

Venezia - Le adesioni allo sciopero in aeroporto sono «significative», secondo il sindacato Cub- Trasporti di Venezia, che aveva proclamato da solo uno sciopero di 24 ore per il personale di Save e delle società di handling (GH, Aviapartner e Ata-ex Sav). Per la Cub Trasporti (confederazione unitaria di base) «la protesta ha registrato un’adesione quasi totale dei lavoratori aeroportuali; esclusi i comandati e gli interinali e i contratti a termine, ricattabili, che si sono limitati a prestare la loro opera senza andare oltre il proprio normale orario di lavoro». Subito dopo la fine della «prima fascia di voli garantiti», dalle ore 10 sono stati cancellati - secondo la Cub - almeno 6 voli in arrivo (Lione, Amsterdam, Parigi, Barcellona, Monaco e Dusserdorf) e almeno 10 voli in partenza (2 Barcellona, Lione, Monaco, Ddussendorf, Francoforte, Parigi e Zurigo), mentre altri voli sono stati dirottati a Treviso o in forte ritardo.
«E’ inaccettabile una situazione che vede trattare i lavoratori come sacchi di patate - dice Giampietro Antonini, coordinatore della Cub Trasporti - costretti a vivere la loro condizione di lavoro con una costante precarietà, ieri era Sav che trasferiva lavoratori ad Aviapartner (87 lavoratori per 13 voli in meno di Alitalia) e oggi è Aviapartner che, avendo perso il contratto di servizio con Air Franco e Klm (13 voli) intende trasferire 87 lavoratori a SAV oggi ATA. Ma a quanto sembra Ata non è disponibile e non sono neppure certi i criteri di trasferimento dei lavoratori».


27 maggio 2009 - Il Bologna

Trasporti. Lo sciopero delle Rdb Cub ha bloccato gli aerei in partenza per le maggiori città europee
Cancellati venti voli al Marcono ritardo dei treni per il cervellone
Da questa mattina dovrebbe risolversi la situazione per i pendolari e gli utenti delle ferrovie
di Gian Basilio Nieddu

Bologna - Caos all'aeroporto Marconi e ancora disagi, per la complessa attivazione del cervellone elettronico, alla stazione centrale di Bologna. Ieri lo sciopero delle Rdb Cub Trasporti, fermata di 24 ore dei lavoratori dell'handling, ha provocato la cancellazione di 11 voli in arrivo e 12 in partenza mentre, come da informazioni delle associazioni dei pendolari, molti treni hanno registrato ritardi consistenti. Per quanto riguarda il Marconi la mobilitazione è stata indetta, («nonostante la precettazione di massa e l'utilizzo di interinali e doppi turni, organizzati con il personale disponibile al crumiraggio»), dal sindacato di base che «denuncia il rapido decadimento della gestione quotidiana del personale - si legge in una nota - e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori: dal ritardo nella disposizione dei turni mensili, all'aumento dei prezzi dei distributori automatici, le modifiche alle buste paga, l'assenza di informazioni sui contratti, gli stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni». Critiche forti che arrivano anche a denunciare «L'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge, fino a 35 euro». Inoltre i sindacalisti denunciano «Gli esuberi nella FFM, società dedicata al settore merci, nata solo a gennaio scorso dallo smembramento di Marconi Handling: si tratta di 12 esuberi su 30 lavoratori complessivi». Problemi occupazionali anche se i sindacalisti denunciano: «Sottolineiamo che questo accade nello stesso momento in cui Marconi Handling assume 40 interinali e Bas numerosi stagionali, e mentre la SAB annuncia trionfalmente una crescita del 27% delle merci». Queste le rivendicazioni mentre ieri sono stati soppressi voli in arrivo e in partenza da e per Amsterdam, Francoforte, Lione, Monaco, Parigi, Praga, Vienna. Altri tre voli da e per Amsterdam, Londra e Lamezia sono stati dirottati su altri scali. Non va meglio in stazione dove la non facile operazione di attivazione del nuovo cervellone ha creato disagi «Le ferrovie ci hanno assicurato che da domani alle cinque - oggi per chi legge, ndr - la situazione dovrebbe riallinearsi. Ci sono stati dei posizionamenti su Rioveggio per dei treni da Verona - spiega Renato Golini del Comitato pendolari linea Verona-Bologna- ci sono stati ritardi, qualcuno ha perso il treno». La situazione si sta stabilizzando ma per evitare eventuali disagi le FS mettono a disposizione le navette. Insomma meglio prevenire «Ho ricevuto centinaia di mail con richieste di informazioni, quasi fossi un dipendente delle ferrovie - spiega Golini - capisco che non sia stato facile far partire il cervellone ma speriamo che questa operazione ci dia dei vantaggi per il futuro».

Sanità. Disagi e preoccupazione per la temperatura
si sono trasferiti all'interno dell'ospedale bolognese
Il Maggiore senza climatizzatori la malattia dei pazienti è il caldo
Bene solo Terapia intensiva e Rianimazione. L'Ausl: «Entro giugno nuovo gruppo frigo»
di Francesco Mura

Bologna - L'allarme caldo, che fin da oggi dovrebbe dare qualche giorno di tregua, continuerà ancora a tenere in "allerta" personale e utenti dell'ala corta dell'Ospedale Maggiore. Il clima, infatti, all'interno della nuova Ala è diventato a dir poco incandescente: pazienti che vengono cambiati anche tre volte al giorno perché inzuppati dal sudore e personale quasi allo spasimo. Il tutto solo perché l'aria condizionata non funziona. E, quando questo accade, è solo per qualche ora al giorno. «Sono tanti i lavoratori che si sono rivolti a noi per chiederci di intervenire presso l'azienda assicura Gerardo Visconti, rappresentante Rdb per la sanità - in quanto la situazione ormai è insostenibile. Appare paradossale che l'Ausl emani ogni giorno un documento in cui invita i cittadini a rispettare certe regole elementari per non incorrere nel "rischio caldo" e poi, proprio nelle sue strutture mancano anche le cose elementari». Di fatto, la situazione, sembra essere diventata a rischio. Nell'ala corta, infatti, solo gli ultimi due piani, quelli che ospitano i reparti di terapia intensiva e rianimazione possono contare sul servizio di climatizzazione. Ma solo perché possono contare su due impianti autonomi. Per gli altri poco e a volte niente. I più fortunati possono contare, stando a quando sostenuto dal personale e confermato dal sindacato, di un paio d'ore d'aria fresca al giorno. «Nel reparto di Medicina l'hanno razionata - continua Visconti - e questo solo perché il sistema non regge il carico degli impianti». Eppure si tratta di reparti importanti. Come Oculistica al primo piano o Chirurgia d'urgenza al secondo, Rieducazione funzionale al terzo e Chirurgia vascolare al 4 piano, gastroenterologia al quinto e Chirurgia pediatrica al sesto. Per non parlare del reparto Strocke, quello dove vengono ricoverate le persone colte da ictus, o Urologia che sta in alto al nono piano e dove una signora, con un fazzoletto in mano, si asciuga il sudore e ogni tanto impreca all'indirizzo di qualcuno. Insomma: non c'è di certo di che stare allegri. Al Maggiore, oltre che dai propri malanni, bisognerà guardarsi anche dal nemico caldo. Una situazione paradossale alla quale l'Azienda sanitaria, con il solito fair play, assicura che il problema verrà risolto quanto prima. «Entro la fine di giugno - assicurano dall'Ausl - entrerà in funzione un nuovo gruppo frigorifero, il quarto, del costo di un milione di euro, per meglio affrontare anche le ondate di calore". Una notizia che da sola basterebbe a rassicurare anche il più grande degli scettici ma che viene puntualmente smentita dai lavoratori. «Molti operator dell'ala corta - assicura il sindacalista Rdb - hanno chiamato la direzione sanitaria per sapere quando avrebbero risolto il problema ma hanno avuto una risposta meno possibilista. Anzi, hanno escluso ogni intervento entro l'anno per mancanza di risorse. L'Azienda, hanno raccontato, ha detto che non ci sono i soldi e che ogni intervento verrà attuato il prossimo anno». Un po' come dire: per quest'anno cercate di resistere, il caldo alla fine passerà e l'autunno porterà il fresco. Per l'ondata di caldo del 2010 state pur certi che tutto sarà risolto. Soldi permettendo. Salvo complicazioni e tragedie fin d'ora annunciate, naturalmente!


27 maggio 2009 - Liberazione

Roma Il razzismo, ieri e oggi

Roma - Il Capodanno Bangla - Boishakhi Mela 1416 ospita alle 18 a Villa Gordiani un dibattito sul razzismo con Stefano Galieni del Prc, Claudio Graziano di Arci, Grazia Naletto di Lunaria, Andrea Priore dell'Oss. su Razzismo e diversità M.G. Favara di Roma 3, Aboubakar Soumahoro di RdB-Cub, Vladimir Kosturi del Comitato immigrati in Italia.

La protesta per chiedere nuove assunzioni anziché straordinari. Preoccupazione per l'affare Opel
Melfi, picchetti alla Magneti Marelli: sciopera l'indotto, si ferma anche la Fiat

di Checchino Antonini

Melfi - «Quando finirà lo sciopero?». La risposta non lascia dubbi sulla durezza del momento: «E' cominciato stanotte». Alla Magneti Marelli, una volta si chiamava Ergom, si sciopera ad oltranza. Il gruppo Fiat, si tratta di una delle tante aziende dell'indotto, affronta i picchi produttivi senza cacciare una lira in più e senza fare nuove assunzioni. Flessibilità, lavoro contro lavoro, ritorsioni, aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro. La ricetta è la stessa applicata alla Sata, qualche centinaio di metri più in là. Il refrain è sempre lo stesso - c'è la crisi - ma a spulciare le carte si scopre che il 2008 è stato un anno di profitto record per la Fiat mentre il 60% dei suoi dipendenti ha dovuto cedere il quinto dello stipendio per pagare le bollette.
Alla ex Ergom si producono le plance, il serbatoio, i paraurti e tutta la roba in plastica della Grande Punto. Seicento operai di cui un centinaio precari storici, tramutati in interinali. La Fiom chiede nuove assunzioni metà da pescare in questo bacino di precari, il restante dalla massa di cassintegrati del gruppo sparsi per l'Italia. La Fiat non sa, non vuole dare risposte. Insiste - proprio come alla Sata - sull'orario plurisettimanale (l'aumento a 48 ore per otto settimane senza la maggiorazione dello straordinario) e sul peggioramento dei carichi. E, proprio come alla Sata, non viene dato alcun chiarimento sui piani industriali.
Le domande si inseguono dal tavolo della trattativa ai cancelli presidiati dai lavoratori: che cosa sarà di noi se va in porto l'affare con l'Opel? Marchionne ha ridotto le previsioni di esuberi in Germania e qui credono che significherà la fine delle assunzioni nelle fabbriche italiane del gruppo. Di questo si parla ai cancelli della Magneti Marelli con il segretario regionale Fiom Giuseppe Cillis, con Dino Greco - direttore di Liberazione - venuto a distribuire 2mila copie del quotidiano di ieri con la controcopertina dedicata all'inquietudine dei 5mila duecento lavoratori della Sata. Anche dell'indotto, «la crisi incatena gli operai alla fabbrica» e corso Marconi prova a giocarsi la carta della guerra fra poveri. Alle 7.30 del mattino piomba in Sata la notizia del "senza-lavoro". E' il just-in-time , la fabbrica lavora senza scorte. Il senza-lavoro vuol dire anche senza paga. Ma ai cancelli della Magneti Marelli arrivano subito i delegati della Fiom a portare la solidarietà della Sata. Si aspetta insieme la riapertura del tavolo ma nessuno si fa illusioni.
Qualcuno nota che i ventuno giorni del 2004 scoppiarono così con un senza-lavoro iniziato dall'indotto. Un gruppo di interinali racconta la storia di flessibilità selvaggia. Da settembre 2005, e per i tre anni e mezzo successivi, sono stati dipendenti Fiat con contratti a tempo determinato di 6/7 mesi rinnovati continuamente. La crisi globale li consegna a un'agenzia di lavoro interinale. All'altro capo del filo qualcuno gli fa una proposta che non possono rifiutare: «Un contratto da due mesi, prendere o lasciare». E' il settembre 2008. Da allora la Magneti Marelli spiega loro che non è più il datore di lavoro. Il nuovo padrone si chiama GiGroup, agenzia di lavoro interinale, in qualche modo legata al gruppo, dove lavora la moglie del loro vecchio capo del personale.
Questa è una storia raccontata a più voci, mentre precari e non presidiano i cancelli. Raccontano che da tre mesi lavorano in tre o quattro con contratti settimanali, vengono avvisati con un sms o con una telefonata. Il contratto si rinnova 3/4 volte, poi 15 giorni a casa senza paga. Prendere o lasciare. Si chiama contratto di somministrazione. Quando c'era la cassintegrazione da ottobre a gennaio hanno lavorato 5/6 giorni al mese. Buste paga infami e nessun ammortizzatore sociale. Un altro smacco è quel foglio di carta giallo che fanno firmare al capo turno. Non sono come gli altri, non timbrano nessun cartellino. Ma per ogni interinale la Fiat guadagna migliaia di euro sotto forma di sgravi fiscali e di contributi.
L'ultimo regalo a corso Marconi arriva da Potenza, dalla Giunta regionale che ha raddoppiato i fondi, da tre a sei milioni di euro, con cui la Fiat costruirà il parco tecnologico. «Se continua così - dice Cillis - tanto vale darli direttamente ai disoccupati». Il picchetto andrà avanti a oltranza. I più realisti si aspettano che la Fiat chieda l'art. 700, lo sgombero forzato. Quello che un padrone normale impiegherebbe mesi, alla Fiat riesce in pochi giorni.
Arriva da Pomigliano la solidarietà di Domenico Loffredo, 28 anni, operaio da 6 e Rsu della Fiom. E' il candidato alle europee per Rifondazione. Sta girando fabbrica per fabbrica - Campania, Parma, Calabria - assieme ad Alessandro Giardiello, responsabile Prc per il radicamento dei luoghi di lavoro. Il loro giro serve a ricostruire legami, a stimolare i comitati tra le aziende in crisi nei vari territori. C'è da recuperare l'abisso scavato dalla stagione del governo Prodi. Una rottura consumata soprattutto sul famigerato accordo welfare-pensioni. Se sembra lo stesso film alla vigilia dei 21 giorni, a sentire Gerardo Melchionda, candidato a presidente della provincia per il Prc, in questo territorio sembra maturare uno slogan già sentito: «uniti nella lotta». Una richiesta chiara di settori sociali - operai e braccianti - che sembrano o dimenticati o bersagli delle insidie peroniste dell'Idv. «Rifondazione deve funzionare da nucleo aggregante», aggiunge Melchionda.
Ad una decina di chilometri dalla fabbrica, si consuma un altro capitolo dello strapotere della Fiat. Al tribunale di Melfi è in corso il processo contro il licenziamento illegittimo di Francesco Ferrentino, un Rsu della Cub cacciato pretestuosamente con altre tre avanguardie sindacali dopo certe dichiarazioni dell'allora ministro Amato su inesistenti infiltrazioni Br tra i no-Tav e tra chi animò i 21 giorni di Melfi. Fu lo stesso Pm a chiedere l'archiviazione ma la Fiat aveva già licenziato i quattro indagati che da quasi due anni lottano per il reintegro.


27 maggio 2009 - Abruzzo liberale

Ai VVFF il ben servito da parte del governo
di Antonio Jiritano*

Dopo l'emendamento bocciato dal governo che assegnava i fondi per mezzi attrezzature e la valorizzazione del personale per le attività di soccorso, riteniamo che sia giusto che il Corpo Nazionale si meriti quello che ha seminato in questi anni. "Chi è causa dei suoi mali..." Sarà pure una provocazione, ma questo è il frutto di un sistema di militarizzazione che ci ha collocati nel settore pubblicistico, grazie ai soliti sindacati compiacenti, dove non si ha nemmeno diritto di contrattare le attività di soccorso dove è il ministro che decide e dispone. Avevamo già messo in guardia la categoria, ritenendo che appena spenti i riflettori sul terremoto, la considerazione verso il Corpo Nazionale fosse più o meno di quella riservata ad una mera manovalanza da non prendere in considerazione; purtroppo le nostre previsioni sono state superate e prima che si spegnessero i riflettori sullo scenario del terremoto ci hanno già "licenziati". Gli emendamenti bocciati non ci avrebbero portato un incremento del salario ma sarebbero bensì serviti a modernizzare la macchina del soccorso che si è dimostrata palesemente inadeguata. I mezzi VF partiti dai Comandi, dove da anni a causa dei tagli di bilancio non erano manutentati, metà di questi abbandonati sulle autostrade - un allarme scattato in ritardo con un buco nei soccorsi di quasi tre ore (dalle 3,30 circa i primi soccorso sono arrivati alle 6,30!) attrezzature obsolete - un sistema di allentamento nel tempo della tecnologia che funziona ancora via fax quando le linee sono libere.. Ed infine tutta la retorica sui "bravi " pompieri con la bocciatura è finita. Avevamo detto che tutto si sarebbe tramutato in una bella medaglia al Corpo Nazionale e cosi certamente sarà fatto, anche grazie alle organizzazioni sindacali cgil cisl e uil che prima fanno i collaborazionisti con il governo, limitandoci gli spazi di intervento, le stesse organizzazioni che ora si indignano. I veri indignati sono quelle migliaia di Vigili del Fuoco che in questi mesi si sono visti raddoppiare i turni, quelli che sono stati inviati nelle zone terremotate a scavare con le mani ora si indignano. Per quanto riguarda la RdB/CUB, la risposta la daremo al più presto e al momento giusto visto che ora si preparano a cooptarci per il G8,.... ne vedremo delle belle.
*per il Coordinamento RdB-CUB VV.F.


27 maggio 2009 - Tuscia web

Viterbo - Tre operai morti in Sardegna
RdB: "Non servono lacrime di coccodrillo, ma norme sulla sicurezza"
"Morti bianche, è ora di dire basta"

27 maggio 2009 - La tua voce

"QUESTA E' UNA MATTANZA"
Di lavoro si muore, I padroni, rimangono
IMPUNITI E IL MINISTRO SACCONI RIDUCE CONTROLLI E SANZIONI
IL PATTO DI BASE PREDISPONE DISEGNO DI LEGGE SULLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
di Lino Rocchi

Viterbo - Anche ieri, purtroppo, i morti per lavoro sono stati quattro, un agricoltore e tre operai presso la SARAS di Cagliari, dipendenti della appaltatrice Comesa srl, morti mentre eseguivano lavori di manutenzione dell’impianto, dichiara Rocchi della RdB di Viterbo, l’ennesima strage di lavoratori che muoiono di produzione, ma soprattutto di appalto, dove si ricerca il minor costo, non garantendo diritti e sicurezza ai lavoratori. Orari di lavoro oltre il massimo consentito, mancanza di formazione ed informazione, precarietà e lavoro nero sono i fattori di maggiore rischio imposti dall’ingordigia dei padroni, a questo si aggiunge l’ipocrisia del Ministro Sacconi, che assicura una indagine "a posteriori", in linea con la salvaguardia degli interessi delle imprese che non devono essere assolutamente disturbate con controlli veri e preventivi. In queste ore assistiamo a manifestazioni di cordoglio di tutte le più alte cariche dello Stato che sicuramente non modificheranno in alcun modo la situazione, non servono lacrime di coccodrillo, ma il varo di una normativa d’urgenza sulla sicurezza e sugli appalti che inchiodi i padroni alle loro responsabilità, invece di discuter in parlamento una legge che, di fatto, peggiori la normativa a tutto discapito della vita e della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. Occorrono atti concreti per far cessare questa "mattanza", ci sono stati in Italia 422 morti, 422.273 infortuni sul lavoro e 10.558 invalidi dall’inizio dell’anno, è un vero e proprio bollettino di guerra, dietro ognuno di questi numeri c’è una vera e propria tragedia che si consuma ormai solo nei comunicati "formali" di cordoglio. È ora di dire basta! Il Patto di Base (CUB, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale) sta predisponendo un disegno di legge che affronti l’emergenza degli infortuni e degli omicidi sul lavoro, che ridia centralità e reale potere ai Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza, che riconosca le responsabilità penali e civili in capo al datore di lavoro e le sanzioni in modo adeguato. È altrettanto necessaria, termina Rocchi, la ripresa di un forte movimento dei lavoratori in difesa del diritto alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, che contrasti qualsiasi disegno governativo e confindustriale del loro smantellamento.
RdB CUB VITERBO (Lino ROCCHI)


27 maggio 2009 - Castelli news

Genzano: Coop, licenziato dipendente invalido
Lo denuncia Sinistra Critica. Per sabato 30 è stato indetto un presidio di solidarietà. «Questo è il pretesto per allontanare un lavoratore "scomodo" e per attaccare la Cub» dichiara la formazione politica

(Genzano di Roma - Attualità) - «Sinistra Critica "Castelli Romani-Valle del Sacco" denuncia il licenziamento arbitrario di Fabio Saracino, lavoratore presso il supermercato Coop di Genzano invalido al 100% e delegato sindacale Cub. Il procedimento disciplinare comminato a Fabio – si legge nella nota di Sinistra Critica –, il primo in 20 anni di lavoro, che ha motivato il licenziamento, è da leggersi come il pretesto per allontanare un lavoratore "scomodo" e per attaccare la Cub. Il sindacato di base infatti negli ultimi anni è stato in prima linea nel denunciare la precarietà e l'aumento dei carichi di lavoro in Coop; il licenziamento del suo delegato rende l'idea della modalità con cui l'azienda intende garantire la democrazia sindacale e il rispetto della dignità dei lavoratori. Sinistra Critica "Castelli Romani-Valle del Sacco" esprime solidarietà a Fabio Saracino e alla sua famiglia, e sostiene la battaglia della Cub per il suo immediato reintegro, per la democrazia sindacale e il miglioramento delle condizioni di lavoro in Coop, a partire dall'adesione al presidio di solidarietà di sabato prossimo».


27 maggio 2009 - Il Resto del Carlino

Bologna. A CAUSA dello sciopero indetto dalle Rdb-Cub...

Bologna - A CAUSA dello sciopero indetto dalle Rdb-Cub per l'intera giornata di ieri al Marconi, sono stati cancellati (in via preventiva) 11 voli in arrivo e 12 in partenza. In dettaglio si è trattato dei voli in arrivo da Amsterdam, Francoforte (2 voli), Lione (2), Monaco, Parigi Charles De Gaulle (2), Praga e Vienna (2). Cancellate anche le relative partenze, con l'aggiunta di un altro volo per Monaco. Altri tre voli sono stati dirottati su altri scali con riprotezione' dei passeggeri. Lo sciopero è scattato dalla mezzanotte e, nonostante la consueta accusa di «precettazione di massa e l'utilizzo di interinali e doppi turni organizzati con il personale disponibile», il sindacato di base canta vittoria. E' una «dimostrazione di consenso tra i lavoratori, che cresce nonostante l'ostilità e le resistenze dei vertici Sab nei confronti della Cub», afferma Luigi Marinelli delle Rdb-Cub.


27 maggio 2009 - La Città di Salerno

E un sindacalista denuncia un’aggressione
Non ha salutato il medico Infermiere deferito al consiglio di disciplina
di Gianpaolo Bisogno

Salerno - Non saluta un medico, infermiere deferito al consiglio di disciplina. Accade nell’ex Asl Salerno 1, quella che per il sindacato Rdb Cub è un’azienda sanitaria trasformata in una caserma. Ma c’è di più: secondo la ricostruzione del sindacato, lunedì scorso si è consumata anche un’aggressione da parte di una dirigente dell’ex Asl Sa1 nei confronti del coordinatore provinciale della Rdb Cub sanitá di Salerno. L’episodio sarebbe avvenuto durante lo svolgimento del procedimento disciplinare nei confronti dell’infermiere che era stato deferito al consiglio di disciplina per non aver salutato un medico. Sempre secondo la ricostruzione dei fatti operata dalla Rdb Cub, la dirigente, giá adirata perché le era stato contestato un comportamento non imparziale, avendo espresso solidarietá al medico non salutato, avrebbe perso completamente il controllo quando il sindacalista aveva chiesto una copia degli atti relativi al procedimento che si stava discutendo. Al punto da aggredirlo fisicamente, procurandogli graffi e lesioni varie, medicate al pronto soccorso dell’ospedale "Umberto I" di Nocera Inferiore.
In seguito a questo episodio, la federazione provinciale della Rdb di Salerno ha espresso solidarietá nei confronti del dirigente sindacale e condannato quanto accaduto.Inoltre, ha invitato il commissario dell’Azienda sanitaria locale unica di Salerno a fare luce, in tempi rapidissimi, sul gravissimo avvenimento. «Oltre ai tagli alla sanitá, all’aumento dei carichi di lavoro, al peggioramento delle condizioni lavorative, alla perdita del potere d’acquisto dello stipendio, alla riduzione del salario accessorio, denunciamo una pericolosissima deriva repressiva nella pubblica amministrazione» è scritto in una nota diramata dai sindacalisti. E, dopo aver analizzato l’episodio specifico, i rappresentanti dei lavoratori si soffermano sul clima generale che si registra all’interno del settore del pubblico impiego: «Sulle ali dell’infamante propaganda contro i lavoratori - spiegano dalla Rdb Cub - verranno a determinarsi risultati devastanti. Che peggioreranno, a luglio, con l’approvazione dell’ultimo decreto legge del ministro Brunetta».


27 maggio 2009 - Sciopero web

Vigili del Fuoco - Finita l'emergenza terremoto, il Governo li abbandona

Dopo l'emendamento bocciato dal governo che assegnava i fondi per mezzi attrezzature e la valorizzazione del personale per le attività di soccorso, riteniamo che sia giusto che il Corpo Nazionale si meriti quello che ha seminato in questi anni. "Chi è causa dei suoi mali..." Sarà pure una provocazione, ma questo è il frutto di un sistema di militarizzazione che ci ha collocati nel settore pubblicistico, grazie ai soliti sindacati compiacenti, dove non si ha nemmeno diritto di contrattare le attività di soccorso dove è il ministro che decide e dispone. Avevamo già messo in guardia la categoria, ritenendo che appena spenti i riflettori sul terremoto, la considerazione verso il Corpo Nazionale fosse più o meno di quella riservata ad una mera manovalanza da non prendere in considerazione; purtroppo le nostre previsioni sono state superate e prima che si spegnessero i riflettori sullo scenario del terremoto ci hanno già "licenziati". Gli emendamenti bocciati non ci avrebbero portato un incremento del salario ma sarebbero bensì serviti a modernizzare la macchina del soccorso che si è dimostrata palesemente inadeguata. I mezzi VF partiti dai Comandi, dove da anni a causa dei tagli di bilancio non erano manutentati, metà di questi abbandonati sulle autostrade - un allarme scattato in ritardo con un buco nei soccorsi di quasi tre ore (dalle 3,30 circa i primi soccorso sono arrivati alle 6,30!) attrezzature obsolete - un sistema di allentamento nel tempo della tecnologia che funziona ancora via fax quando le linee sono libere.. Ed infine tutta la retorica sui "bravi " pompieri con la bocciatura è finita. Avevamo detto che tutto si sarebbe tramutato in una bella medaglia al Corpo Nazionale e cosi certamente sarà fatto, anche grazie alle organizzazioni sindacali cgil cisl e uil che prima fanno i collaborazionisti con il governo, limitandoci gli spazi di intervento, le stesse organizzazioni che ora si indignano. I veri indignati sono quelle migliaia di Vigili del Fuoco che in questi mesi si sono visti raddoppiare i turni, quelli che sono stati inviati nelle zone terremotate a scavare con le mani ora si indignano. Per quanto riguarda la RdB/CUB, la risposta la daremo al più presto e al momento giusto visto che ora si preparano a cooptarci per il G8,... ne vedremo delle belle.
(Fonte Coordinamento RdB-CUB VV.F.)


27 maggio 2009 - Il Giorno

Protesta dei dipendenti comunali: «Ci negano l'assemblea»

Monza - «OGGI ci negano l'assemblea. Domani ci scippano il premio incentivante». Cgil Funzione pubblica e RdB Pubblico impiego sono sul piede di guerra contro il Comune. E ieri mattina hanno organizzato un presidio sotto il Municipio contro il «comportamento antidemocratico dell'Amministrazione comunale», dice Gianni Romano di RdB. Le 2 sigle sindacali denunciano che, «per la prima volta nella storia del Comune», è stata negata ai lavoratori la possibilità di riunirsi in assemblea. Una riunione dedicata alla spinosa questione del taglio da circa 600mila euro per il 2008 (su circa 1,6 milioni) al cosiddetto premio incentivante, il salario accessorio legato alla produttività da distribuire ai circa mille dipendenti comunali. L'assemblea era stata convocata in piazza e il Comune ha negato l'autorizzazione per questioni di idoneità del luogo. Una giustificazione respinta dai sindacati. «È un dispetto» dice Romano. L'assemblea negata è solo l'ultimo atto di attriti iniziati a novembre, quando il fronte sindacale si è spaccato e solo Cisl e Uil hanno sottoscritto l'accordo sul premio incentivante. Cgil e RdB avevano risposto organizzando un referendum tra i lavoratori: «Ha partecipato oltre il 60% dei dipendenti - spiega Pietro Occhiuto di Cgil -, e il 96% ha votato contro quell'accordo». Un risultato, però, non riconosciuto dal Comune che, accusa Occhiuto, «prima ci ha ostacolato durante il referendum e ora ci vuole tappare la bocca». I 2 sindacati non demordono: se entro giugno (mese in cui sarà versato il premio incentivante) la questione non è risolta sarà sciopero.(M.Ag.)

Il futuro della Lever, operai pronti a riprendere la lotta
SE NE PARLA IN UNA TAVOLA ROTONDA AL CENTRO INSIEME ORGANIZZATA DAL PCL

CASALPUSTERLENGO - RIPRENDIAMO la lotta. È questo lo slogan sul quale il Partito comunista dei lavoratori e l'Allca Cub del Lodigiano, si baseranno per discutere sul futuro della Lever dopo l'accordo tra sindacati e dirigenza. «Dopo i 170 licenziamenti - ribadiscono gli organizzatori - ci chiediamo che fare. In questa grave crisi pagano solo gli operai. L'unica soluzione è la lotta dei lavoratori uniti ed auto organizzati. Domani sera, alle 21, nella sala del Centro Insieme di piazza Repubblica, dunque, si aprirà una tavola rotonda per discutere di questo aspetto. «Costruiamo un comitato di lotta dei lavoratori nel lodigiano», è una delle proposte. Al summit aperto al pubblico parteciperanno, oltre a Leopoldo Cattaneo, candidato alla carica di sindaco per il Pcl, Giovanni Cippo della segreteria nazionale dell'Allca Cub, Franco Grisolia, dell'esecutivo nazionale del Pcl, Vittorio Susani, cassaintegrato Lever e membro della segreteria provinciale dell'Allca Cub, una delegazione degli operai dell'Innse di Milano, e l'avvocato Angelo Latino. Intanto, il 5 giugno prossimo, i primi dieci lavoratori della Lever, che hanno scelto di uscire dalla produzione volontariamente, firmeranno le conciliazioni individuali.(M.B.)


27 maggio 2009 - Notiziario Italiano

CITTA' IN PREDA AL CAOS
Sciopero autobus il 29 maggio
di Ilaria Ghilleri

SAVONA - Sono in corso le trattative, nelle quali hanno preso parte anche il primo cittadino savonese Federico Berruti e l’assessore regionale Enrico Vesco, per evitare lo sciopero del trasporto pubblico indetto per venerdì 29 maggio da Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Cub Trasporti e Faisa Cisal. Se l’agitazione fosse confermata, i bus resteranno fermi nelle rimesse per ben otto ore creando disagio per quella che è la popolazione ligure. In seguito a questo sciopero che si spera possa essere revocato, per non creare ulteriori disagi ai viaggiatori la prefettura di Savona si è raccomandata che le officine dovranno essere tutte operative per assicurare la sicurezza tecnica e quella stradale. Nonostante ciò,se lo sciopero non venisse revocato il personale viaggiante incrocerà le braccia dalle 8,30 alle 17 di venerdì.


27 maggio 2009 - La Provincia di Varese

Gallarate Tregua alla Arco Spedizioni: si lavora
Dopo il picchetto a favore dei dipendenti stranieri, l'azienda apre al dialogo

GALLARATE (fi.fa.) È bastata poco più di un'ora di manifestazione davanti ai cancelli della Arco Spedizioni di Gallarate per aprire un primo spiraglio concreto tra le confederazioni sindacali di base (Cobas-Cub) e la dirigenza dell'azienda sulla vertenza che riguarda alcuni operai extracomunitari rimasti senza posto e senza paga. Per il momento si tratta soltanto di promesse, fa sapere il responsabile provinciale dei Cub, Antonio Ferrari, per le quali in cambio è stato chiesto di far funzionare regolarmente la filiale di via Vaschi, al confine con Cardano al Campo. «Ma se non verranno mantenute ? avverte ? saremo pronti a far sentire la nostra protesta in maniera ancora più forte».
braccia incrociate
Una decina di lavoratori, infatti, hanno incrociato le braccia nella mattinata di ieri per solidarietà nei confronti di alcuni colleghi stranieri, dipendenti come loro di cooperative che hanno in appalto le attività di carico e scarico della stessa Arco, che da qualche mese sono stati lasciati a casa senza stipendio e relativi contributi. «La situazione paradossale ? sottolinea Ferrari ? è che queste persone non sono state licenziate, e mancando alcuni versamenti di legge sono impossibilitati a fare domanda di disoccupazione». Con questo sciopero Cub e Cobas hanno voluto denunciare gli abusi derivanti dal ricorso dell'azienda a ?coop fantasma?, «dove con abili giri di appalti si scaricano sui lavoratori i costi e si aggirano regole e contratti, eludendo stipendi, contributi e tasse». «Denunceremo la vicenda alle autorità competenti», aggiunge Ferrari.
soltanto parole
Non a caso, in precedenza, nonostante numerosi tentativi e la mediazione del sindacato, la società di spedizioni si sarebbe resa disponibile soltanto a parole a pagare direttamente, senza ulteriori mediazioni, i cedolini pregressi. Di qui il blocco organizzato ieri: «da quando abbiamo chiesto di intervenire alla divisione di vigilanza del ministero ? si legge su un volantino ? Arco ha affidato ad un'altra cooperativa i servizi, facendo assumere solo i lavoratori italiani e dopo aver assicurato che avrebbe pagato il dovuto si nega ad ogni trattativa».
L'ultimatum a questo punto scade venerdì, prima del ponte di inizio giugno. Se non saranno rispettati i patti la mobilitazione si ripeterà.


26 maggio 2009 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. SALTANO 11 VOLI IN DECOLLO E 12 IN ARRIVO
PER LO SCIOPERO DELLE RDB CHE DICONO: VITTORIA NONOSTANTE CRUMIRI

(DIRE) Bologna, 26 mag. - Per effetto dello sciopero indetto dalle Rdb-Cub per tutta la giornata di oggi all'aeroporto "Marconi" di Bologna, sono stati cancellati (in via preventtiva) di 11 voli in arrivo e 12 in partenza. In dettaglio, si tratta di voli in arrivo da: Amsterdam, Francoforte (2 voli), Lione (2), Monaco, Parigi Charles De Gaulle (2), Praga e Vienna (2). Cancellate anche le relative partenze, con l'aggiunta di un altro volo per Monaco. Altri tre voli, da e per Amsterdam, Londra Gatwick e Lamezia Terme, sono stati dirottati su altri scali con 'riprotezione' dei passeggeri. Lo sciopero e' scattato dalla mezzanotte e, nonostante la consueta accusa di "precettazione di massa e l'utilizzo di interinali e doppi turni organizzati con il personale disponibile al crumiraggio", il sindacato di base canta vittoria (e parla della "cancellazione di 14 voli gia' dalle prime ore"). E' una "dimostrazione di consenso tra i lavoratori, che cresce nonostante l'ostilita' e le resistenze della presidenza e della direzione della Sab nei confronti della Cub", dichiara Luigi Marinelli delle Rdb-Cub in una nota. Con lo scioperi di oggi, il sindacato di base intende denunciare "il rapido decadimento della gestione quotidiana del personale e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori: dal ritardo nella disposizione dei turni mensili, all'aumento dei prezzi dei distributori automatici, le modifiche alle buste paga, l'assenza di informazioni sui contratti, gli stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni". Inoltre, aggiunge Marinelli "siamo arrivati all'assurdo con anche l'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge (fino a 35 euro)". Quella di oggi e' l'undicesima giornata di lotta delle Rdb-Cub contro "le operazioni di spezzettamento portate avanti dalla direzione" di Sab e culminate nell'"ultimo grave esempio" dei 12 esuberi nella Ffm societa' dedicata al settore merci, nata solo a gennaio scorso dallo smembramento di Marconi Handling: 12 esuberi su 30 lavoratori e "questo accade nello stesso momento in cui Marconi Handling assume 40 interinali e Bas numerosi stagionali, e mentre la Sab annuncia trionfalmente una crescita del 27% delle merci", conclude Marinelli.

AEROPORTO BOLOGNA. SAB: RDB MIRANO SOLO A DANNO E DISAGI
"MODESTA ADESIONE A SCIOPERO, LORO METTO A RISCHIO I LAVORATORI"

(DIRE) Bologna, 26 mag. - Bersagliata dalle Rdb-Cub, che oggi hanno indetto l'undicesima azione di lotta all'aeroporto di Bologna, la societa' di gestione del Marconi, Sab, va al contrattacco. Anche se il sindacato di base "ripropone ciclicamente sempre le stesse, irricevibili, richieste", stavolta Sab, "nell'interesse dei propri passeggeri e dell'opinione pubblica, intende fare chiarezza sul tema". E, dunque, in primo luogo spiega che i voli cancellati sono oggi stati eliminati in via preventiva dalle compagnie aeree "e non sono una dimostrazione del consenso tra i lavoratori, come indicano tutti i dati di modesta adesione agli ultimi scioperi proclamati da Cub". Nel precedente sciopero l'adesione e' stata del 18% tra i lavoratori di Marconi Handling e del 2% tra quelli di Sab e quindi "parlare, come fa Rdb-Cub, di personale disponibile al crumiraggio e' piuttosto non voler riconoscere i diritti di chi intende lavorare e non fornire cosi' un'informazione corretta". Sab rigetta poi l'accusa di aver voluto "eludere i diritti dei lavoratori" e "che tra gli esempi di presunte 'manovre elusive' si citino il ritardo nell'esposizione dei turni mensili, la carenza di informazioni riguardanti la busta paga in Mu o l'aumento dei prezzi delle merendine -tutte cose, peraltro, che esulano dalle competenze di Sab- si commenta da se'". Piuttosto, "la debolezza delle motivazioni addotte e' il segno di una chiamata all'astensione dei lavoratori volta unicamente a creare disagio agli utenti e danno all'azienda nella stagione piu' calda del traffico, oltre che ad ottenere il riconoscimento unilaterale e forzoso di un'organizzazione che ha solo un residuale consenso tra i lavoratori". Sab giudica poi paradossale che le Rdb-Cub attacchino la societa' di gestione dello scalo "proprio mentre ha attivato con i sindacati un percorso per favorire il riassorbimento dei lavoratori di Ffm (societa' di handling merci)in possibile eccedenza, attivando la ricerca di soluzioni che si differenziano nettamente dalle scelte fatte da molti altri scali italiani: licenziamenti collettivi, cassa integrazione, contratti di solidarieta'". Questo atteggiamento, "palesemente volto a dare informazioni non corrette e' finalizzato nei fatti a creare le condizioni per mettere a rischio tutta l'operazione, a scapito dei lavoratori". All'opposto, Sab ribadisce l'impegno "ad operare lungo una linea di relazioni industriali corrette e rispettose delle norme, muovendosi in tal senso anche nelle societa' controllate, in un necessario contesto di risanamento dei fondamentali delle aziende".

PA. RDB-CUB: LAVORATORI MEF ANCORA IN LOTTA PER SALARIO E DIRITTI

(DIRE) Roma, 26 mag. - La mobilitazione dell'8 maggio scorso al ministero Economia, in cui la "forte partecipazione dei lavoratori ha imposto il confronto con il capo del personale", prosegue domani con un presidio nella sede del Mef, per denunciare ancora una volta l'emergenza salariale e lo smantellamento dell'organizzazione provinciale del dicastero. "Il disegno di Brunetta e del governo e' chiaro- dichiara Virgilio Gennaro, del coordinamento Rdb-Cub Mef- si vuole distruggere l'organizzazione dello Stato sul territorio con la chiusura delle sedi del ministero e di altri dicasteri e costringere gran parte dei dipendenti pubblici a vivere solo con l'avvilente stipendio base". "Il nostro presidio- continua Gennaro- e' stato indetto nella stessa giornata in cui l'amministrazione, sotto la pressione della precedente giornata di lotta, ha convocato le organizzazioni sindacali in merito alla individuazione delle risorse accessorie e alla loro ripartizione. Coglieremo l'occasione- conclude il rappresentante sindacale- per riportare sul tavolo negoziale i bisogni e le necessita' dei lavoratori e la piattaforma delle Rdb/Cub Mef per il recupero salariale".

SCUOLA. LA CUB ADERISCE A PRESIDIO PRECARI DEL 28 MAGGIO
DAVANTI L'UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE

(DIRE) Roma, 26 mag. - La Cub Scuola Roma aderisce al presidio indetto per giovedi' 28 maggio, alle 14.30, davanti l'Ufficio scolastico provinciale (via Pianciani, 32) dal Comitato insegnanti precari Roma, dal Comitato precario Roma e dal Movimento insegnanti precari "per il ritiro dei tagli agli organici, contro il ddl Aprea, in difesa della scuola pubblica statale". "I tagli agli organici previsti per le scuole del Lazio violano nella stragrande maggioranza casi le normative per la sicurezza e per la tutela degli studenti diversamente abili- ricorda una nota della Cub- Non meno gravi sono i provvedimenti che di fatto stanno espellendo dalla scuola i ragazzi di nazionalita' non UE. Tutto questo ricade in una situazione gia' ampiamente compromessa dai tagli operati dai governi precedenti". La Cub Scuola Roma "invita pertanto tutti i lavoratori a mobilitarsi per respingere questi provvedimenti e per contrastare la proposta di legge Aprea, che vuole trasformare le scuole in fondazioni private, rendendo sempre piu' ricattabili tutti i lavoratori della scuola ed eliminando di fatto il diritto allo studio delle nuove generazioni".


26 maggio 2009 - Omniroma

GLI APPUNTAMENTI DI DOMANI

(OMNIROMA) Roma, 26 mag - ...- Presidio dei lavoratori statali del ministero dell'Economia e finanze, in lotta per il salario, i diritti e la dignità, organizzato da Rdb - Cub. Ministero dell'Economia e Finanze, via XX Settembre 97 (ore 10 - 13)....


26 maggio 2009 - Asca

CALABRIA: 12/6 SCIOPERANO DIPENDENTI UFFICO SCOLASTICO REGIONALE

(ASCA) - Catanzaro, 26 mag - Proclamata una prima giornata di sciopero di due ore da parte di tutto il personale amministrativo, aderente alla Fp Cgil - Fp Cisl - Uil Pa - Confsal Snadas - Rdb e Flp in servizio presso l'Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, sede periferica del Ministero dell'Istruzione: lo sciopero avra' luogo il 12 giugno, dalle ore 11.30 alle ore 13.30. ''La vertenza, al momento - dicono i Sindacati - culmina con la proclamazione dello sciopero vista l'arroganza e la tracotanza, sinora mostrata, dal Direttore Regionale, il quale non ha mai inteso offrire nessun termine di mediazione, nell'ormai datata vertenza, che ha visto tutto il sindacato contrapposto all'Amministrazione nella delicata fase di riorganizzazione dell'Ufficio Regionale, di cui al DM di maggio 2008, frutto di un'importante concertazione, siglata con l'allora Direttore Regionale, diverso dall'attuale''. ''A nulla e' servito l'intervento delle strutture nazionali - continua il comunicato - che con due note sono intervenute presso il Ministero dell'Istruzione e presso il Direttore Regionale. Neanche durante l'incontro obbligatorio in Prefettura, il massimo esponente dell'ufficio ha ritenuto di dover ascoltare le richieste del sindacato, tenuto conto che le stesse, in quella sede, hanno richiesto la sospensione dell'ordine di servizio, in luogo della revoca, considerata la recente pubblicazione del nuovo regolamento di riorganizzazione sulla gazzetta ufficiale della Repubblica, e pertanto sarebbe stato utile impegnarsi nella nuova fase di concertazione alla luce delle nuove determinazioni del Ministero dell'Istruzione.


26 maggio 2009 - Adnkronos

TRASPORTO AEREO: BOLOGNA, CANCELLATI 11 VOLI IN ARRIVO
E 12 IN PARTENZA
PER SCIOPERO PROCLAMATO DA CUB TRASPORTI PER L'INTERA GIORNATA

Bologna, 26 mag. - (Adnkronos) - In conseguenza dello sciopero proclamato da Cub Trasporti per l'intera giornata di oggi all'Aeroporto 'Marconì di Bologna, le compagnie aeree hanno provveduto alla cancellazione preventiva di 11 voli in arrivo e 12 in partenza. Lo fa sapere l'aeroporto. Nel dettaglio, sono stati cancellati voli in arrivo da: Amsterdam, Francoforte (2 voli), Lione (2), Monaco, Parigi Charles De Gaulle (2), Praga e Vienna (2). Cancellate anche le relative partenze, con l'aggiunta di un altro volo per Monaco. Altri tre voli, da e per Amsterdam, Londra Gatwick e Lamezia Terme, sono stati dirottati su altri scali con 'riprotezionè dei passeggeri.

TRASPORTO AEREO: CUB BOLOGNA, 14 VOLI CANCELLATI PER SCIOPERO NELL'HANDLING

Bologna, 26 mag. - (Adnkronos) - Già 14 i voli cancellati all'aeroporto Marconi di Bologna, in conseguenza dello sciopero di 24 ore indetto da Cub Trasporti per i lavoratori dell'handling. Il sindacato denuncia «il rapido decadimento della gestione quotidiana del personale e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori: dal ritardo nella disposizione dei turni mensili, all'aumento dei prezzi dei distributori automatici, le modifiche alle buste paga, l'assenza di informazioni sui contratti, gli stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni». «Siamo arrivati all'assurdo - si legge in una nota - con anche l'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge (fino a 35 euro)». «Riguardo lo spezzettamento aziendale, l'ultimo grave esempio - ricorda il sindacato di base - sono i 12 esuberi nella Ffm, società dedicata al settore merci, nata solo a gennaio scorso dallo smembramento di Marconi Handling: si tratta di 12 esuberi su 30 lavoratori complessivi, lista di esuberi creata con criteri anomali. Sottolineiamo che questo accade nello stesso momento in cui Marconi Handling assume 40 interinali e Bas numerosi stagionali, e mentre la SAB annuncia trionfalmente una crescita del 27% delle merci». «La vertenza - conclude la nota - non potrà avere una conclusione se non con il riconoscimento di corrette relazioni e diritti sindacali e l'apertura di un confronto per un trattamento contrattuale unico di tutti i lavoratori che operano all'interno dello scalo bolognese».


26 maggio 2009 - Agi

AEROPORTI: CANCELLATI 11 VOLI AL 'MARCONI' PER SCIOPERO

(AGI) - Bologna, 26 mag. - A causa dell'annunciato sciopero proclamato dal Cub Trasporti per l'intera giornata di oggi presso l'Aeroporto Marconi di Bologna, le compagnie aeree hanno preventivamente cancellato 11 voli e in arrivo e 12 voli in partenza. Si tratta di voli in arrivo e in partenza da e per Amsterdam, Francoforte, Lione, Monaco, Parigi, Praga, Vienna. Altri tre voli da e per Amsterdam, Londra e Lamezia sono stati dirottai su altri scali con 'riprotezione' dei passeggeri.


26 maggio 2009 - Iris

BOLOGNA: 14 I VOLI CANCELLATI PER SCIOPERO INDETTO DA CUB TRASPORTI

(IRIS) - BOLOGNA, 26 MAG - Dalla mezzanotte di oggi è partito lo sciopero di 24 ore dei lavoratori dell'handling all'aeroporto di Bologna. Una giornata di mobilitazione indetta dalla CUB TRASPORTI, che ha portato alla cancellazione di 14 voli già dalle prime ore. "Una dimostrazione di consenso tra i lavoratori, che cresce nonostante l’ostilità e le resistenze della presidenza e della direzione della SAB nei confronti della CUB", si legge in una nosta della Cub Trasporti. "Consenso che trova conferma nell’elezione di 2 delegati CUB su 3 nelle RSU della MARCONI H. insieme all’elezione di un altro delegato CUB come rappresentante alla sicurezza - aggiunge l'associazione - La CUB Trasporti denuncia il rapido decadimento della gestione quotidiana del personale e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori: dal ritardo nella disposizione dei turni mensili, all'aumento dei prezzi dei distributori automatici, le modifiche alle buste paga, l’assenza di informazioni sui contratti, gli stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni. Siamo arrivati all’assurdo con anche l'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge (fino a 35 euro)".


26 maggio 2009 - Corriere.it

a rischio le procedure di assistenza ai passeggeri e agli aeromobili
Disagi negli aeroporti italiani 14 voli cancellati a Bologna
Sciopero di 24 ore indetto da Cub Trasporti per i lavoratori dell'handling. Nessun problema a Milano

BOLOGNA - Già 14 i voli cancellati all'aeroporto Marconi di Bologna, in conseguenza dello sciopero di 24 ore indetto da Cub Trasporti per i lavoratori dell'handling. Lo sciopero di 24 ore del personale aeroportuale è in corso anche negli scali di Milano Linate e Malpensa, Venezia Marco Polo e Firenze Amerigo Vespucci. Sono a rischio le procedure di assistenza ai passeggeri e agli aeromobili, alcuni voli potrebbero subire ritardi o cancellazioni.
LA PROTESTA - Il sindacato a Bologna denuncia «il rapido decadimento della gestione quotidiana del personale e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori: dal ritardo nella disposizione dei turni mensili, all'aumento dei prezzi dei distributori automatici, le modifiche alle buste paga, l'assenza di informazioni sui contratti, gli stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni». «Siamo arrivati all'assurdo - si legge in una nota - con anche l'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge (fino a 35 euro)». «Riguardo lo spezzettamento aziendale, l'ultimo grave esempio - ricorda il sindacato di base - sono i 12 esuberi nella Ffm, società dedicata al settore merci, nata solo a gennaio scorso dallo smembramento di Marconi Handling: si tratta di 12 esuberi su 30 lavoratori complessivi, lista di esuberi creata con criteri anomali. Sottolineiamo che questo accade nello stesso momento in cui Marconi Handling assume 40 interinali e Bas numerosi stagionali, e mentre la SAB annuncia trionfalmente una crescita del 27% delle merci». «La vertenza - conclude la nota - non potrà avere una conclusione se non con il riconoscimento di corrette relazioni e diritti sindacali e l'apertura di un confronto per un trattamento contrattuale unico di tutti i lavoratori che operano all'interno dello scalo bolognese».


26 maggio 2009 - Comunicato stampa Usi RdB Ricerca

L'ISTAT PRESENTA IL RAPPORTO ANNUALE
MA CHIUDE, DOPO PIU' DI 70 ANNI, IL SERVIZIO DELLE STATISTICHE GIUDIZIARIE
Dichiarazione di Rocco Tritto, segretario nazionale di Usi/RdB-Ricerca, sindacato maggiormente rappresentativo all'Istat

"Il provvedimento con il quale ieri l'Istat, alla vigilia della presentazione del Rapporto annuale 2009, ha formalmente soppresso il Servizio delle Statistiche Giudiziarie, istituito nel lontano 1938, appare sconcertante. Le competenze dell'importante struttura sono state letteralmente frantumate e sparse all'interno di ben tre direzioni centrali che poco o nulla hanno in comune con la Giustizia. L'inopinata decisione è stata presa nonostante una relazione del presidente Biggeri del 24 novembre 2008, nella quale si parlava, invece, della necessità di rilanciare il Servizio. Con la soppressione del Servizio delle statististiche giudiziarie viene meno uno degli strumenti che, per decenni, ha contribuito a monitorare uno dei settori vitali del Paese. Evidentemente, si ritiene che la statistica debba tacere sulla profonda crisi della Giustizia in Italia. Usi/RdB-Ricerca chiede che della questione si occupi il Ministro di Grazia e Giustizia, il Csm e l'Associazione Nazionale Magistrati, la cui attività, come noto, non può prescindere dalla esistenza di adeguati e seri strumenti informativi tra i quali rientravano a pieno titolo le Statistiche Giudiziarie".


26 maggio 2009 - Contropiano

Da Riccione le novità di cui c’era bisogno
Una spinta al percorso unitario e nuovo modello sindacale
nel dibattito all’assemblea nazionale della CUB

Riccione - Che l’assemblea nazionale della CUB a Riccione avrebbe prodotto grosse novità lo si capiva dall’aria. Il corrispondente abituato a seguire da anni eventi politici, lo capisce subito che quando la coreografia è sobria e il clima non è di quelli da kermesse autocelebrativa, vuol dire che la discussione è seria e la concentrazione è alta. I delegati non vogliono farsi o sentirsi fare i complimenti ma vogliono capire bene i passaggi che li attendono E se entrambe sono palpabili vuol dire che quello che bolle in pentola è una dinamica interessante.
Le centinaia di delegati delle varie realtà categoriali della CUB (e le delegazioni delle altre organizzazioni sindacali di base) che affollano il Palaterme di Riccione materializzano il sindacalismo di base che nel nostro paese da tempo ha dimostrato di essere diventato una realtà con cui fare i conti seriamente. I tentativi di confinare il sindacalismo di base a esperienza giusta ma minoritaria di fronte ai "grandi sindacati" e alla "grande politica", hanno dovuto sbattere violentemente il muso davanti alla tabella di marcia che ha visto in un solo anno la nascita del Patto di Base, lo sciopero generale del 17 ottobre, due assemblee nazionali dei delegati dei sindacati di base, la composizione sociale della riuscita manifestazione nazionale del 28 marzo contro il vertice del G8 sul welfare a Roma. Passaggi questi che hanno rivelato la crescita e la potenzialità di un sindacalismo "altro" consapevole della propria funzione conflittuale, indipendente e anticapitalista. La contestazione al segretario della Fiom Rinaldini alla manifestazione degli operai Fiat (incidente in realtà più casuale che voluto ma in compenso artatamente amplificato) è stata contestualizzata in modo piuttosto pertinente dal coordinatore nazionale della CUB Pierpaolo Leonardi nella sua relazione introduttiva: " I compagni che hanno scelto di essere a Torino hanno forse compiuto un errore di valutazione se hanno potuto pensare di poter esercitare la propria diversità, ma hanno senz’altro avuto il merito di aver riaperto la discussione sulla condizione operaia, rompendo con la melassa sparsa a piene mani con l’intento di impedire la rivolta verso chi vuole farci pagare la crisi". La Fiom, ritenuto il sindacato più di sinistra del paese, "nelle fabbriche si comporta esattamente come gli altri sottoscrivendo accordi che producono l’emarginazione (vedi il reparto-confino della Fiat di Pomigliano, NdR) di chi osa opporsi alla ragionevolezza". Oggi il governo invita i sindacati concertativi (Cisl, Uil, Ugl ma anche Cgil) a passare dalla concertazione alla complicità e la confederazione di Epifani difficilmente resisterà a questo richiamo della foresta con i suoi stessi dirigenti "di sinistra" (vedi il caso Podda) che da un giorno all’altro prendono la tessera del PD.
Ma l’Assemblea Nazionale della CUB di Riccione rivela anche l’aspra discussione interna alla stessa CUB, che ha prodotto una divaricazione tra un modello sindacale aziendalista di derivazione Fim-Cisl, che fa capo alla componente milanese di Piergiorgio Tiboni e un nuovo modello sindacale che è venuto emergendo sulla base della classica – e necessaria – analisi concreta della realtà concreta. "E’ chiaro a chiunque viva davvero su questo pianeta, ne frequenti le strade e le piazze, che il mondo del lavoro si è trasformato radicalmente e che non esiste più solo il posto di lavoro classico" ha affermato Leonardi nell’introduzione "Esiste una diffusione di soggetti che non hanno un luogo di lavoro fisico o che – come i precari – ce l’hanno per pochi mesi l’anno e poi lo cambiano… ci sono quelli senza salario e senza lavoro che chiedono reddito, ci sono quelli che non hanno una casa di proprietà e chiedono una casa popolare e un sostegno all’affitto perché non possono permettersi di comprarla o di pagare un affitto alla rendita speculativa, ci sono gli immigrati che assumono in se tutto questo…Sono il prodotto più evidente della globalizzazione e della trasformazione produttiva". Frequenti in molti interventi i richiami a lottare contro il razzismo e le discriminazioni contro i lavoratori immigrati e le loro famiglie. "Il governo sparge a piene mani ottimismo e inocula veleni xenofobi tra la gente assurti addirittura a norma di legge con il pacchetto sicurezza", è scritto nella relazione introduttiva.
Conseguentemente a questa analisi del lavoro diffuso e parcellizzato e del cumulo di doglianze sociali che prima con la competizione globale (definita apertamente come competizione interimperialista nell’introduzione, NdR) e poi con la crisi poi hanno dilatato a dismisura, la CUB che si è riunita a Riccione, ha avanzato il progetto del "sindacato metropolitano" come strumento di ricomposizione e organizzazione di tutti i settori popolari investiti dalla crisi sia sul piano lavorativo che sociale. In sostanza è il progetto di un sindacato di classe che sappia agire in una realtà sociale e lavorativa frammentata come quella prodottasi nel nostro paese negli ultimi trenta anni.
Per misurarsi con questa complessità della realtà sociale, la CUB non esita a mettersi in gioco su due livelli.
Il primo è quello della "costituente di un nuovo soggetto sindacale" che parta dall’esperienza del Patto di Base ma lo estenda anche ai movimenti sociali definendo comunemente le modalità di confronto, organizzazione e decisionalità. "Sarà la discussione collettiva a darci le risposte che cerchiamo da tempo su quale sindacato occorre e su quale sindacato costruire" dice Leonardi "Ciascuno dei soggetti che decideranno di partecipare alla fase costituente dovrà portare il proprio contributo e la propria ipotesi di lavoro s u cui discutere".
Il secondo è la sperimentazione di un sindacalismo conflittuale e indipendente che guardi non solo alle vertenze aziendali e categoriali ma anche alla contrattazione sociale su questioni come casa, reddito, servizi, cultura. In tal senso l’acronimo di sindacato metropolitano è da intendersi ovviamente più come indicazione di una ipotesi di lavoro che come l’organizzazione di una nuova categoria da affiancare alle altre.
Il dato interessante è stato quello di verificare l’impatto di queste proposte sul corpo dei delegati della CUB e negli interlocutori invitati a seguire l’assemblea nazionale di Riccone.
L’SdL, organizzazione co-fondatrice del Patto di Base, intervenuta al dibattito con diversi interventi (Sabbatini, Tommaselli) è apparsa molto interessata al progetto di un nuovo soggetto sindacale consapevole che "oggi c’è bisogno di mettere in campo una forza alternativa per i lavoratori". Il prossimo giugno SdL terrà la sua assemblea nazionale e discuterà esplicitamente le proposte emerse da Riccione.
Lo Slai Cobas, con cui in passato le relazioni erano state difficili in molti aspetti, è intervenuto con uno dei suoi coordinatori nazionali (Delle Donne) segnalando le specificità – che vanno mantenute e rivendicate – ma aprendo molto chiaramente ad una ipotesi ricompositiva del sindacalismo di base in un nuovo soggetto.
La Confederazione Cobas con l’intervento di Piero Bernocchi ha sottolineato come noto la propria accezione di soggetto politico-sindacale ritenendo la divisione dei due ambiti superata dall’esperienze venute fuori dai movimenti sociali dell’ultimo decennio soprattutto nell’ambito dei movimenti antiglobalizzazione. "In una situazione in cui siamo circondati dalle macerie occorre fare un salto in avanti rispetto al sindacato che abbiamo conosciuto, dobbiamo creare un soggetto nuovo e plurale che sappia fare politica e sindacato e incalzi il capitalismo su tutti i fronti".
Molto attesi gli interventi degli attivisti dei Blocchi Precari Metropolitani (Di Vetta, Viccaro, Lutrario) perché materializzavano per la prima volta dentro una assemblea sindacale le possibili connessioni – ed anche le differenze- tra l’intervento sindacale nei posti di lavoro e quelli nel territorio. Il sindacato metropolitano mette i piedi nel piatto proprio su queste connessioni. Secondo i BPM: "Il sindacalismo metropolitano può divenire un movimento politico nel senso pieno del termine, ma deve saper ricomprendere al suo interno anche la funzione sindacale in senso stretto….Il sindacalismo metropolitano non costituisce un orizzonte nuovo soltanto per i sindacati di base ma anche per i movimenti diffusi nelle metropoli".
Una funzione di cerniera e di sperimentazione dei due ambiti è stata svolta in questi anni dall’esperienza dell’Asia/RdB che – insieme alla lotta per la casa storica - da tempo ha avviato la conflittualità e la contrattazione sociale sulla questione abitativa in diverse città dando vita in tempi più recenti ad una collaborazione fattiva con l’esperienza dei Blocchi Precari Metropolitani.
Ma è negli interventi dei delegati di vari comparti (dalla Difesa ai Vigili del Fuoco, dalla grande distribuzione all’energia, dalla scuola ai trasporti fino ai metalmeccanici) che il nesso tra sindacato come organizzazione dei lavoratori sul posto di lavoro con tutto ciò che nella società si esprime come domanda sociale disattesa e come conflitto viene quasi naturale. Le vertenze territoriali (dalla casa, agli inceneritori, dai servizi alle centrali nucleari) da tempo sono entrate nell’agenda dei sindacati di base. Parafrasando si può dire che se governo, padroni e sindacati cercano di mettere i padri contro i figli sul piano delle tutele e dei diritti sociali, il nuovo modello sindacale si pone l’obiettivo di mettere insieme i padri con i figli su un percorso di resistenza e di emancipazione comune.
L’irruzione della questione "politica" nel sindacato e l’irruzione di un nuovo modello sindacale unitario ma anche"metropolitano", si sono dunque innestati dentro un dibattito che ha attraversato in questi mesi tutte le strutture della CUB producendo alcune lacerazioni ma – alla luce di quello che abbiamo visto e sentito a Riccione – anche un impressionante salto di qualità e di prospettive del sindacalismo di base. L’indipendenza politica della CUB rivendicata a gran voce da tutti i delegati e i coordinatori non significa certo indipendenza "dalla politica" sia in termini di dibattito che di funzione. E’ evidente come davanti al disastro della "politica" dei partiti della sinistra e alla complicità dei sindacati concertativi (a cui quella politica resta legata mani e piedi), una esperienza sindacale riuscita, che riesce a mettersi in gioco e rilanciare addirittura una nuova proposta unitaria che permea il lavoro e il sociale, mette prepotentemente sul piatto non solo un radicamento sociale oggi indispensabile tra istanze conflittuali e pezzi di società ma anche un modo di analizzare e di stare dentro la crisi del capitale. Il progetto e la funzione usciti dall’assemblea nazionale della CUB a Riccione non sono sicuramente la funzione di "supplenza" al degrado della politica che la Cgil è stata chiamata a svolgere nel 2002 e in questi mesi per dare il tempo al PD di portare avanti il suo progetto. Al contrario è una rivendicazione di protagonismo conflittuale, politico e sociale, che il sindacalismo di base intende mettere in campo per resistere ai "demoni" dell’involuzione reazionaria del paese e per avviare quella controtendenza di classe che oggi la "politica" dei partiti della sinistra appare del tutto incapace di discutere e di avviare.


26 maggio 2009 - Dazebao

I sindacati di base verso un unico soggetto
di Adriana Spera

Riccione - L’assemblea della Confederazione Unitaria di Base (Cub) tenutasi nei giorni scorsi a Riccione potrebbe segnare una tappa decisiva per il futuro del sindacalismo indipendente e di base con la possibile confluenza di RdB, SdL e Cobas nella stessa Cub.
L’iniziativa non è stata provocata dai decreti liberticidi e vessatori di Brunetta (di cui pure si è parlato) bensì dalla necessità di una profonda riflessione sul ruolo che dovrebbe svolgere il sindacato nel nostro tempo segnato dalla parcellizzazione del lavoro, dalla precarizzazione crescente, dalla disoccupazione, dalla finanziarizzazione dell’economia, da una concentrazione della ricchezza sempre più nelle mani di pochi, mentre, viceversa, diritti prima garantiti, come quello alla casa, alla pensione, alla salute e all’istruzione, vengono erosi. Insomma, si è discusso del percorso migliore per arrivare ad una unità del sindacato di base, quanto mai necessaria in una società sempre più involuta, con un sistema politico che rischia una trasformazione autoritaria. Alcuni hanno anche sottolineato la necessità di coordinare le vertenze andando oltre quelle di lavoro, di muoversi a largo raggio nella difesa dei diritti, costituendo un sindacato metropolitano che intrecci le battaglie nei luoghi di lavoro con quelle locali contro le speculazioni. Così come è fondamentale rafforzare gli strumenti di informazione vista la balcanizzazione dei media. Dalla base una forte richiesta di unità cui hanno dato una risposta convinta molti dirigenti di RdB e di SdL. Diversamente, i Cobas sono apparsi più perplessi, per il loro leader sindacati e partiti sono "strumenti novecenteschi" ormai non più attuali per affrontare i problemi del nostro tempo, tuttavia non ha esplicitato quale dovrebbe essere lo strumento innovativo per difendere i lavoratori. L’assemblea si è chiusa con la nomina di un comitato costituente che apra il percorso verso la formazione di un unico soggetto sindacale di base in grado di contrapporsi con maggiore vigore alle politiche sempre più concertative e filogovernative di buona parte del sindacalismo confederale.


26 maggio 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 19 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Cnr e Fondazione Monasterio di Pisa: la Corte dei conti apre un'inchiesta
* Non c'è pace per il board di Rete Ventures
* I sindacati di base guardano al futuro
* Il cda dell'Inaf revoca direttore d'Istituto
* Ispra: precari lavavetri contro pericolo licenziamenti
* La Gelmini visita Boschi e indossa la felpa Ingv
* Brunetta dimentica l'Istat. Biggeri va in prorogatio
* Nemo tenetur prodere contra se ipsum
* Crollo malattie all'Ispra, il Prefetto non chiarisce


26 maggio 2009 - Radio Città Aperta

Il governo contro le lavoratrici: meno tutele e più precarietà
Le donne del Patto di Base manifestano sotto i palazzi del potere
di Marina D'Ecclesiis

Roma - Continua la lotta portata avanti dalle Organizzazione del Patto di base (Cub, SdL Intercategoriale e Confederazione Cobas) che scendono in piazza per difendere il mantenimento dell'età pensionabile, il diritto all'occupazione, le leggi a sostegno e protezione della famiglia, la necessita di rivendicare salute e sicurezza. In particolare, negli ultimi mesi sono arrivati strali dall'Europa che hanno colpito il mondo femminile. Ancora oggi le donne con estrema difficoltà riescono a conciliare la vita lavorativa con la cura della famiglia. L'intenzione del Governo di innalzare a 65 anni l'età pensionabile, in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che richiede la parificazione dell'età pensionabile tra uomini e donne, significa attribuire un ulteriore disagio ad una condizione già sfavorevole. La pensione a 60 anni è un´opzione e non un obbligo, si tratta di una facoltà di scegliere un´uscita anticipata dal mondo del lavoro. La parificazione inoltre non compensa di certo i limiti posti alle carriere ed alle retribuzioni. Il governo non solo non offre nessun supporto alle lavoratrici ma in più si appresta a cambiare i riferimenti giuridici che nel nostro Paese sono stati l'unico ausilio per le donne lavoratrici. Altro esempio di incauta valutazione della procedura di infrazione aperta dal commissario per l'occupazione verso l'Italia è stata la mancata applicazione della Legge 151/01 in Alitalia Cai che ha prodotto una situazione di discriminazione delle donne impiegate nell'azienda. Come sottolinea Paola Palmieri della direzione nazionale delle RdB-Cub: "la condizione delle donne è gravissima, a partire dall'abrogazione della tutela del lavoro notturno delle donne in gravidanza." Diritto che le lavoratrici Cai si sono viste negare, costrette a firmare un contratto che abolisce i diritti previsti dalle leggi a tutela della maternità e della famiglia. La restrizione di tutti gli strumenti di elasticità nelle attività lavorative introdotta dal Governo inoltre, non fa che appesantire il quadro delle difficoltà di coesistenza degli impegni delle donne, come ad esempio il part time nel pubblico impiego che non è più diritto delle lavoratrici ma una prerogativa dell´amministrazione. Per queste ragioni la carriera lavorativa spesso è limitata, se non preclusa: oltre vistose differenze economiche in busta paga e nella maturazione degli assegni pensionistici, le donne sono precarie, meno occupate e più facilmente licenziabili. Ancor più difficile è la situazione delle donne migranti: respinte in mare ogni giorno anche se incinte, malate ed allo stremo delle forze, nella ricerca di avere un luogo sicuro dove rifugiarsi e vittime di abusi soprattutto all'interno delle mura domestiche. Violenza alla quale si da una risposta con le ronde del pacchetto sicurezza e non con la massima agevolazione economica e sociale per l´accesso alle strutture di soccorso e denuncia dei maltrattamenti. Per sottolineare l'atteggiamento del Governo, di completo disinteresse riguardo la tutela delle donne tutte le rappresentanze sindacali CUB, Cobas, SdL Intercategoriale, le precarie dei Nidi Comunali, le lavoratrici madri, cassaintegrate e precarie di Alitalia Cai, le lavoratrici del pubblico impiego, e del settore privato, precarie e migranti stamattina si sono incontrate per protestare in piazza Montecitorio. L'ennesima battaglia delle donne che, dopo anni di lotte, sono ancora in piazza per rivendicare i loro diritti. Nonostante le tante richieste di incontro inoltrate alle elette dei vari gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione, nessuna parlamentare ha voluto accettare di incontrare le manifestanti, chi per disinteresse chi per i 'troppi impegni'. Stesso atteggiamento, neanche a dirlo, da parte delle Ministre del Governo Berlusconi. Le forze dell'Ordine ci hanno messo del loro, bloccando un gruppo di donne dei sindacati di base in un tratto di strada a metà tra Palazzo Montecitorio e Palazzo Chigi.


26 maggio 2009 - La Nuova Venezia

Sciopero di 24 ore all’aeroporto
Proclamato da Cub Trasporti per difendere 87 addetti

Venezia - Quella odierna si annuncia come una giornata di passione per i passeggeri dell’aeroporto Marco Polo. Infatti a mezzanotte è scattato uno sciopero di 24 ore dei lavoratori di tutte le aziende aeroportuali, indetto da Cub Trasporti Veneto. «Sarà uno sciopero partecipato che causerà ritardi e cancellazioni dei voli», annuncia Gian Pietro Antonini responsabile di Cub Trasporti. La mobilitazione è stata indetta per i lavoratori del gestore aeroportuale (Save) e per gli addetti degli handlers (Ata, Gh ed Aviapartner), società che si occupano dei servizi ai passeggeri. Naturalmente la legge sullo sciopero degli aeroportuali prevede delle fasce orarie di rispetto dall’astensione del lavoro (dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21) e che siano comunque garantiti i voli di collegamento con le isole e quelli intercontinentali.
I motivi per cui è stato indetto lo sciopero sono molti e Antonini ricorda quelli più importanti: «Uno degli handler, Ata, ha rilevato il servizio per i voli di Air France e Klm - sostiene il sindacalista - che prima era in carico ad Aviapartner. Il cambiamento avverrà dal primo luglio. Il problema è che Ata non intende assorbire gli 87 addetti di Aviapartner che sinora si sono occupati dei 13 voli della compagnia di linea francese e di quella olandese. Se questo avvenisse, si creerebbe un precedente pericoloso al Marco Polo che è la conseguenza della deregulation, nata con il caso Alitalia».
Cub Trasporti, inoltre, ha fatto una segnalazione alla commissione di garanzia per gli scioperi aeroportuali in quanto sostiene che Gh ed Aviapartner non avrebbero rispettato completamente le norme per l’astensione dal lavoro odierna, ravvedendo un comportamento anti-sindacale. «Le legge - sostiene Antonini - impone alle aziende di determinare il contingente di personale da impiegare nelle prestazioni indispensabili dopo aver sentito i sindacati, ma la nostra organizzazione non è stata nemmeno contattata. Poi, sono stati comandati più lavoratori del necessario, senza indicare quali voli debbano garantire. (mi.bu.)


26 maggio 2009 - Il Capoluogo d'Abruzzo

Ai vigili del fuoco il ben servito da parte del governo. ..quello che si meritano!

Dopo l'emendamento bocciato dal governo che assegnava i fondi per mezzi attrezzature e la valorizzazione del personale per le attività di soccorso, riteniamo che sia giusto che il Corpo Nazionale si meriti quello che ha seminato in questi anni. "Chi è causa dei suoi mali..." Sarà pure una provocazione, ma questo è il frutto di un sistema di militarizzazione che ci ha collocati nel settore pubblicistico, grazie ai soliti sindacati compiacenti, dove non si ha nemmeno diritto di contrattare le attività di soccorso dove è il ministro che decide e dispone. Avevamo già messo in guardia la categoria, ritenendo che appena spenti i riflettori sul terremoto, la considerazione verso il Corpo Nazionale fosse più o meno di quella riservata ad una mera manovalanza da non prendere in considerazione; purtroppo le nostre previsioni sono state superate e prima che si spegnessero i riflettori sullo scenario del terremoto ci hanno già "licenziati". Gli emendamenti bocciati non ci avrebbero portato un incremento del salario ma sarebbero bensì serviti a modernizzare la macchina del soccorso che si è dimostrata palesemente inadeguata. I mezzi VF partiti dai Comandi, dove da anni a causa dei tagli di bilancio non erano manutentati, metà di questi abbandonati sulle autostrade - un allarme scattato in ritardo con un buco nei soccorsi di quasi tre ore (dalle 3,30 circa i primi soccorso sono arrivati alle 6,30!) attrezzature obsolete - un sistema di allentamento nel tempo della tecnologia che funziona ancora via fax quando le linee sono libere.. Ed infine tutta la retorica sui "bravi " pompieri con la bocciatura è finita. Avevamo detto che tutto si sarebbe tramutato in una bella medaglia al Corpo Nazionale e cosi certamente sarà fatto, anche grazie alle organizzazioni sindacali cgil cisl e uil che prima fanno i collaborazionisti con il governo, limitandoci gli spazi di intervento, le stesse organizzazioni che ora si indignano. I veri indignati sono quelle migliaia di Vigili del Fuoco che in questi mesi si sono visti raddoppiare i turni, quelli che sono stati inviati nelle zone terremotate a scavare con le mani ora si indignano. Per quanto riguarda la RdB/CUB, la risposta la daremo al più presto e al momento giusto visto che ora si preparano a cooptarci per il G8,.... ne vedremo delle belle.
per il Coordinamento RdB-CUB VV.F. - Antonio Jiritano


26 maggio 2009 - La Repubblica

Al Marconi sciopero di 24 ore

Bologna - La crisi del trasporto merci mette in difficoltà la società FFM, Fast Freight Marconi, al punto che tra le sigle sindacali e la Sab (nella foto la presidente Giuseppina Gualtieri) - che controlla FFM al 100 per 100 - si è arrivati a firmare un accordo in base al quale sono state dichiarate eccedenti «fino a dodici unità lavorative». «La società sconta non solo problemi strutturali preesistenti, ma anche la contingenza attuale: il traffico merci generale ha subito a Bologna un calo del 17 per cento, contro il 22 europeo - spiega il direttore di Sab Armando Brunini -. Diversa la situazione delle merci veicolate da Dhl, Tnt e Ups, che hanno avuto invece un salto positivo del 27 per cento» con l´arrivo della base Dhl. Unico aeroporto italiano, comunque, «gli esuberi saranno riassorbiti da Sab», sperando che poi la situazione non si aggravi. Per oggi, intanto, Cub Trasporti ha proclamato 24 ore di sciopero per i lavoratori di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Sab e FFM. La Sab informa che i servizi a terra «potrebbero non essere garantiti».

Giudici, tutti in coda per la stampante
Tagli ai fondi, eliminate 40 macchine: ne resta una per l´intera procura La denuncia del sindacato: "Manca la carta, non ci sono neppure i soldi per le penne. E il governo parla di processo telematico..."
di MARCO PREVE

Genova - La sapete l´ultima sulla giustizia genovese? Negli uffici della procura, quelli in cui prendono forma le inchieste, i tagli finanziari imposti dal Ministero porteranno ad un ridimensionamento delle stampanti. Anzi, per dirla tutta, verranno messe in cantina le 40 macchine attualmente tra i singoli uffici dei pm e delle segreterie, che saranno sostituite con una sola per tutta la struttura. Così il magistrato che indaga sulla corruzione degli amministratori aspetterà in coda la stampa delle sue richieste di misure cautelari, seguito a ruota dal collega in attesa delle richieste di intercettazioni sui trafficanti di droga. Probabilmente andrà a finire che metteranno la macchinetta con il numerino come alle poste o dal panettiere.
Sembra una barzelletta ma non lo è. E´ invece uno degli episodi di vita quotidiana raccontati ieri mattina nel corso della conferenza stampa di presentazione della "Giornata per la Giustizia", il convegno organizzato dall´Associazione nazionale magistrati, e dai rappresentanti della Funzione Pubblica Cgil, della Federazione lavoratori pubblici e di Rdb - Cub Pubblico Impiego, in programma giovedì a partire dalle 14.30 nella sala congressi dell´Agenzia delle Entrate in via Fiume. Sarà proiettato anche un video dell´Anm e gli organizzatori rivolgono un appello ai politici affinché partecipino alla discussione. Durante il convegno verranno diffusi i dati relativi alla giustizia in Liguria. A livello nazionale, invece, per quanto riguarda i tagli, si parla di un 28% nel 2009, di un 30% nel 2010 e del 40% l´anno successivo.
Desolante il quadro che emerge dai resoconti degli operatori, magistrati e personale amministrativo. «Manca la carta, non ci sono i soldi per le penne e poi il governo parla di processo telematico - dicono i rappresentanti sindacali - . Ma si rendono conto che con la rete internet che abbiamo e che si interrompe continuamente, pensare di spedire un file ad un avvocato è un´impresa impossibile. Parlano di informatica e tanti colleghi non hanno neppure la mail». «Per dare l´idea della situazione in cui siamo basti dire che le ultime assunzioni risalgono esattamente a dieci anni fa, al 1999» aggiunge Patrizia Bellotto della Cgil.
Francesco Pinto, presidente della sezione ligure dell´Anm lancia una proposta anti sprechi: «Da anni a livello parlamentare si parla di tagliare i tribunali sottoutilizzati, in Liguria Chiavari e Imperia, per veicolare le risorse umane e finanziarie ai distretti con più carico di lavoro. Ma vuoi per la resistenza degli stessi magistrati, degli avvocati, dei politici, non si è mai fatto. Lo dico provocatoriamente, ma neppure troppo: ogni anno si potrebbero sorteggiare cinque tribunali di piccole province da abolire».


26 maggio 2009 - Città di Genova

Giustizia in ginocchio per i tagli

Genova - Una sola fotocopiatrice per quasi 40 uffici e segreterie della Procura di Genova. E' uno degli effetti dei tagli alla giustizia e di cui si parlerà alla "Giornata per la Giustizia", il convegno organizzato dall' Associazione nazionale magistrati, e dai rappresentanti della Funzione Pubblica Cgil, della Federazione lavoratori pubblici e di Rdb - Cub Pubblico Impiego, in programma giovedì. "Le riforme sono a un punto morto - dice Francesco Pinto, sostituto procuratore di Genova e presidente della giunta ligure della Anm - e avvertiamo una mancanza di razionalità nell'utilizzo delle risorse che abbiamo: da un lato assistiamo a una serie di sprechi, dall'altro alla mancanza di investimenti per il buon funzionamento della giustizia".


26 maggio 2009 - Leggo

Sciopero di 24 ore al Marco Polo

VENEZIA - Sciopero di 24 ore oggi all’aeroporto di Venezia, indetto da Cub trasporti: incrociano le braccia i dipendenti Save, Sav, Gh, Aviapartner contro il precariato. Rispettate le fasce di garanzia 7-10, 18-21.


26 maggio 2009 - Corriere di Bologna

SERVIZI A TERRA
Sciopero di Rdb-Cub all’aeroporto Marconi

Bologna - In sciopero i lavoratori dell’handling all’aeroporto.
La mobilitazione è prevista per oggi e durerà 24 ore. La protesta è stata organizzata dai sindacati di base, che contestano le modifiche alle buste paga, il ritardo nella disposizione dei turni e l’aumento dei prezzi dei distributori automatici.
Rdb-Cub denuncia, poi, i 12 esuberi previsti nella società nata dallo smembramento di Marconi Handling, Ffm.

Integrativo, c’è l’intesa in Comune

Bologna - Ieri Comune e sindacati hanno trovato l’accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale che può portare un aumento del 15% (rispetto alla quota del 2008) nelle buste paga dei dipendenti dell’amministrazione.
L’intesa, che nei prossimi giorni sarà sottoposta a referendum tra i lavoratori, prevede un incremento sul fondo di produttività di 970.000 euro (soldi ottenuti anche grazie alla riorganizzazione di alcuni servizi) e la conferma dei percorsi intrapresi sulle stabilizzazioni del personale. «Lo valutiamo un accordo positivo e responsabile in questa fase di crisi», sottolinea Michele Vannini della Fp-Cgil. Anche Paola Avanzolini della Cisl parla di «accordo importante».
Loredana Costa (Uil) le fa eco: «È il massimo di quello che avremmo potuto ottenere». Non firmeranno l’accordo le RdB.


26 maggio 2009 - Il Mattino

Nocera Inferiore. Quant'è sicuro il pronto soccorso dell'Umberto I?...
di IDA LENZA

Nocera Inferiore - Quant'è sicuro il pronto soccorso dell'Umberto I? Vengono rispettate le norme di profilassi in caso di malattia infettiva? Se lo chiedono, e rilanciano l'interrogativo ai vertici sanitari dell'Asl e della struttura, un gruppo di infermieri che hanno sottoscritto una lettera, preoccupati per quanto si è verificato sabato scorso quando si è presentato in ospedale un uomo che lamentava i sintomi della febbre suina. Gli operatori sanitari chiedono: «se esistono eventualmente protocolli speciali diramati dal Ministero della Salute» rispetto al contagio dell'influenza che sta facendo impaurire il mondo, e «quali precauzioni la direzione sanitaria dell'ospedale intende prendere. Anche perché - scrivono nella lettera - il paziente ha gironzolato per i locali del pronto soccorso per diverso tempo venendo a contatto oltre che con il personale anche con diverse altre persone che erano presenti nel reparto». «Purtroppo - spiega Vito Storniello, rappresentante sindacale della Rdb Cub - il pronto soccorso dell'Umberto I è promiscuo. E soprattutto non c'è una camera di isolamento per pazienti potenzialmente infetti da patologie altamente trasmissibili per via aerea. Le preoccupazioni dei miei colleghi sono giustificate, così come quelle dell'utenza». Il sindacalista racconta di aver avuto rassicurazioni dai responsabili della struttura in merito alla profilassi adottata. «Mi è stato detto - ha sottolineato Storniello - che sono scattate le misure previste dal protocollo, ma aggiungo io, forse in ritardo». Anche un medico ed un infermiere del reparto di malattie infettive, chiamati dai colleghi del pronto soccorso per un consulto, hanno avuto contatti con l'ammalato, prima del suo trasferimento a Napoli. «Per questi operatori - ha spiegato il dottor Mario Colucci, direttore dell'Unità complessa di malattie infettive - sono stati adottati i provvedimenti previsti. Il piano di profilassi è scattato immediatamente con la prescrizione dell'antivirale che ha dimostrato di essere in grado di sconfiggere la malattia». Il dottor Colucci racconta che l'ammalato, giunto sabato pomeriggio al pronto soccorso, ha lamentato i sintomi dell'influenza suina. «É stato così deciso - precisa il primario - di trasferirlo all'ospedale Cotugno di Napoli, struttura di riferimento per l'esame Pcr, analisi in grado di accertare la presenza degli anticorpi H1 A1. Cosa che, purtroppo, è avvenuta confermando i sospetti».


26 maggio 2009 - Uno Notizie

LA PAGA DEI PADRONI
Manager, banchieri, imprenditori, vediamo quanto guadagnano

ROMA (Uno Notizie.it) - Ammonta a 1.280 Euro l’attuale retribuzione media di un dipendente pubblico. Sarebbe questo, secondo il settore studi di confartigianato, lo stipendio aumentato più del 47% dal 2000 al 2007? In una cosa siamo d’accordo: l’Italia si distingue sempre rispetto all’Europa ma in questo caso per la povertà dei salari sia del settore pubblico che del settore privato, è l’ OCSE che ci informa che sono i più bassi nei 15 paesi dell’Europa, ma sono anche indietro rispetto agli Stati Uniti ed alla Corea, In breve nell’ambito OCSE, i salari italiani sono al ventiduesimo o al ventitreesimo posto a seconda che si consideri il salario lordo o quello netto, ancora più grave è il dato se si paragona all’effettivo potere d’acquisto. La verità è che in Italia esiste una grave emergenza salariale di tutto il mondo del lavoro dipendente sia pubblico che privato e le famiglie lo sanno bene, lo avevamo già denunciato in precedenza che la campagna mediatica portata avanti da alcune categorie, in particolare del mondo imprenditoriale, si prefigge lo scopo di creare nuove guerre tra poveri nella logica del dividi et impera; guerre tra dipendenti privati e pubblici, tra lavoratori e disoccupati, tra precari e stabili, facendo passare per privilegi il diritto ad un salario dignitoso, al lavoro a tempo indeterminato, alla cura e alla salute e questa ne è una palese testimonianza. Questo attacco così duro al pubblico impiego non è affatto casuale, è chiaro che se verranno abbattuti i diritti anche in questo settore che rappresenta il traino per il mondo del lavoro dipendente, allora i datori di lavoro non saranno tenuti a rispettare più alcuna regola e i lavoratori saranno carne da macello. La forte destrutturazione del pubblico impiego che si sta attuando tramite chiusure di uffici e privatizzazioni di servizi, porterà inevitabilmente ad una società di padroni e servi in cui neanche il privato cittadino potrà rivendicare i propri diritti in uno Stato che non c’è. Se, comunque, vogliamo ancora confrontarci sui dati, cominciamo per una volta da quelli di manager, banchieri e imprenditori. Basta guardare la classifica dei primi 100 personaggi, tratta da "La paga dei padroni", di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti". Siamo sicuri che non occorrono ulteriori commenti.
Federazione RdB CUB Viterbo


26 maggio 2009 - Il Giornale di Calabria

Ufficio scolastico: sciopera il personale
Una giornata di mobilitazione è stata proclamata per il prossimo 12 giugno
dalle ore 11,30 alle ore 13,30

CATANZARO - Una giornata di sciopero di due ore del personale amministrativo, aderente alla Fp Cgil - FP Cisl - Uil PA - Confsal Snadas - Rdb e Flp in servizio all’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria sede periferica del Ministero dell’Istruzione, è stata proclamata per il prossimo 12 giugno dalle ore 11.30 alle ore 13.30. "La vertenza, al momento, - è scritto in una nota - culmina con la proclamazione dello sciopero vista l’arroganza e la tracotanza, sinora mostrata, dal direttore regionale il quale non ha mai inteso offrire nessun termine di mediazione, nell’ormai datata vertenza, che ha visto tutto il sindacato contrapposto all’Amministrazione nella delicata fase di riorganizzazione dell’ufficio regionale, di cui al DM di maggio 2008, frutto di un’importante concertazione, siglata con l’allora direttore regionale, diverso dall’attuale. A nulla è servito l’intervento delle strutture nazionali che con due note sono intervenute presso il Ministero dell’Istruzione e presso il direttore regionale. Neanche durante l’incontro obbligatorio in Prefettura, il massimo esponente dell’ufficio - continuano i sindacati - ha ritenuto di dover ascoltare le richieste del sindacato, tenuto conto che le stesse, in quella sede, hanno richiesto la sospensione dell’ordine di servizio, in luogo della revoca, considerata la recente pubblicazione del nuovo regolamento di riorganizzazione sulla gazzetta ufficiale della Repubblica, e pertanto sarebbe stato utile impegnarsi nella nuova fase di concertazione alla luce delle nuove determinazioni del Ministero dell’Istruzione. Anche in quella sede il direttore ha mostrato, ancora una volta, - sempre secondo i sindacati - tutta la sua arroganza e superficialità poiché per scongiurare la protesta del personale aveva soltanto reso la disponibilità a convocare le federazioni regionali di categoria, di scuola e personale amministrativo, per l’avvio della trattativa sul nuovo regolamento, convocazione che non è mari arrivata".


26 maggio 2009 - Civonline

Occupazione al Pincio, scontro tra sindacati

CIVITAVECCHIA - C’è tensione a livello sindacali al Pincio dopo la riunione di ieri nella quale l’amministrazione comunale, davanti ai rappresentanti dei sindacati, avrebbe presentato una proposta per il piano triennale delle assunzioni che prevede, nell’arco del triennio 2009-2011, una copertura di 75 posti della dotazione organica. Si tratterebbe di 43 unità dall’esterno, la stabilizzazione di 13 unità, la progressione verticale di 19 unità. "La Rsu, in parte, Rdb, Cgil Fp, Cisl Fps e Diccap/Sulpm hanno detto no all’occupazione – hanno spiegato dalla Uil Fpl - con un documento, sottoscritto, hanno presentato una controproposta di osservazioni e riflessioni non supportate da elementi giuridici validi all’accettazione, che anzi va a stravolgere completamente il piano triennale delle assunzioni e di fatto ne pregiudica l’applicazione". Due le anomalie giuridiche sottolineate della Uil Fpl: da un lato la copertura di 83 posti della dotazione organica e di conseguenza un aumento della spesa di personale. "La richiesta sindacale comportava infatti – hanno aggiunto - l’assunzione dall’esterno di 34 unità, la stabilizzazione di 29, la progressione verticale di 20 unità, senza rispettare le percentuali di legge del 50% di unità esterne e altrettante interne. Per riportare le percentuali alla norme legislative gli unici a rimetterci sarebbero state le progressioni verticali che da 29 sarebbero passate a 5 unità". Bocciata quindi la proposta degli altri sindacati, la Uil Fpl ha ritenuto valida quella dell’Amministrazione Comunale, che rispetta appieno le norme legislative in materia.


26 maggio 2009 - Porta di Mare

"Sei morto!" Ma il sindacalista fa mettere sotto controllo il telefono

NARDO'/GALATONE - Una donna di Galatone "perseguita" telefonicamente un sindacalista di Nardò. Alla fine la spunta lui perché alle minacce di morte risponde con una segnalazione alla procura. I tabulati parlano chiaro: era lei a chiamare. Ora dovrà affrontare il processo. Tutta la storia e le dichiarazioni dell'uomo. Minacce di morte al telefono: una donna di Galatone, oggi 45enne, dovrà affrontare il processo dopo aver "perseguitato" un sindacalista di Nardò e la sua famiglia per circa un anno. La storia: nel luglio 2006, dopo che la Asl di Lecce aveva rotto un accordo convenzionato con il Comune per la gestione della casa di riposo di Galatone, dove erano ospitati anche malati psichiatrici (dodici in tutto), l’Amministrazione affidò la struttura ad una associazione di volontariato denominata della quale risultava responsabile una infermiera di Galatone. Il Comune incaricò l’associazione ad adempiere ai servizi socio- assistenziali per gli anziani e i malati psichici. Il 18 agosto 2007, però, un blitz di Asl e questura di Lecce chiuse, di fatto, la casa per inagibilità. Da quel giorno stesso i telefoni personali del sindacalista Maurizio Maccagnano (coordinatore provinciale della Cub Sanità) iniziarono a squillare, anche di notte. Evidentemente qualcuno lo considerava responsabile di quella chiusura. E non solo: squillava anche il cellulare della moglie (che per un periodo era stata anche impiegata nella casa di riposo) e il telefono nel reparto ospedaliero dove il sindacalista lavorava. Il "messaggio"? Sempre uguale: «Sei morto!». Al più condito da insulti irripetibili. Le indagini avrebbero appurato, attraverso i tabulati telefonici, che proprio la donna avrebbe perseguitato il sindacalista. Per questo è stata rinviata a giudizio. La prima udienza è stata all’1 ottobre. «Ho sempre difeso, e continuerò a farlo, il lavoro garantito, la struttura pubblica che oggi è chiusa, i diritti dei lavoratori, le paghe sindacali e contrattuali, i malati psichici, gli anziani e le loro famiglie che hanno bisogno di assistenza e supporto necessari – dice Maccagnano – Continue - rò la mia attività di sindacalista in difesa di lavoratori e cittadini onesti finchè avrò vita e nessuno potrà mai fermarmi».


26 maggio 2009 - Il Gazzettino

Sciopero Cub in aeroporto

Venezia - Oggi l’aeroporto di Venezia sarà interessato da uno sciopero di 24 ore del personale di SAVE proclamato dalla sola organizzazione sindacale CUB Trasporti. Nella stessa data, con le stesse modalità, CUB Trasporti ha proclamato sciopero anche per il personale delle società di handling ATA, GH e AVIAPARTNER. Di conseguenza, potrebbero verificarsi rallentamenti nelle consuete procedure di assistenza ai passeggeri e agli aeromobili.


26 maggio 2009 - Varese news

"Basta con le cooperative che si approfittano dei lavoratori"
AlCobas Cub e alcuni lavoratori della Arco Spedizioni hanno protestato davanti ai cancelli dell'azienda chiedendo il pagamento degli stipendi e il rispetto delle regole

Gallarate - «Basta con le cooperative che si approfittano dei lavoratori». Oggi, martedì 26 maggio i lavoratori della Arco Spedizzioni" di Gallarate si sono ritrovati davanti al cancello della ditta al fianco dei sindacalisti di AlCobas e Cub. La rivendicazione è semplice, ma importante: «Chiediamo che siano pagati gli stipendi dei lavoratori – spiegano -. Dal 31 ottobre scorso alcuni dipendenti della "Arco Spedizioni" sono stati invitati a "passare" dalla cooperativa "Emmezeta Service Scarl" alla cooperativa "Valpollicella Service 99", entrambe facenti parte del medesimo consorzio "Over Global System", con la stessa dirigenza e con sede a Sesto San Giovanni. Dopo poche settimane però dal 12 febbraio scorso non sono stati più avviati al lavoro, e da quella data non ricevono più alcun stipendio ne alcuna indicazione circa la durata prevedibile della loro "disoccupazione". Abbiamo già denunciato il tutto al Ministero delle Attività Produttive, denunciando anche il mancato pagamento in alcuni mesi dei contributi. Inoltre abbiamo provveduto a far firmare sia dalla Coop Valpollicella Service, sia dal Consorzio Over Global Service System, una delega a favore dei lavoratori per far pagare gli stipendi dalla Arco Spedizioni, in quanto ditta appaltante, quindi responsabile in solido, direttamente alle maestranze, rivalendosi sul totale dei crediti che queste Cooperative vantano nei confronti di Arco Spedizioni. La Arco Spedizioni, da quando abbiamo chiesto di intervenire alla Divisione di Vigilanza del Ministero, ha affidato ad un’altra cooperativa i servizi, facendo assumere solo i lavoratori Italiani, ed ora dopo aver assicurato che avrebbe pagato gli stipendi, si nega ad ogni trattativa». Per questo i lavoratori hanno sfilato davanti ai cancelli della società: «Non permetteremo che si utilizzino cooperative, che appaiono e scompaiono, lasciando i lavoratori senza stipendio e senza lavoro – spiegano ancora i sindacati -. Nei prossimi giorni provvederemo a denunciare alla finanza gli illeciti e tutti i "furbetti" che ritengono di poter fare il bello ed il cattivo tempo, utilizzando, magari, lavoratori stranieri migranti, facilmente ricattabili».


26 maggio 2009 - Corriere del Veneto

La protesta
Sciopero in aeroporto voli a rischio

VENEZIA — Voli a rischio oggi all’aeroporto Marco Polo di Tessera. È stato infatti proclamato uno sciopero di 24 ore del personale di Save da parte della Rdb Cub Trasporti, cui si sovrapporrà, sempre per 24 ore, anche l’astensione dal lavoro del personale di tre società di handling, l’Ata, la Gh e l’Aviapartner. La protesta potrebbe provocare ritardi e anche la cancellazione di alcuni voli.
Probabile la creazione di due fasce di garanzia per ridurre gli effetti dell’agitazione, ma i disagi per i viaggiatori non mancheranno.
Anche Save ipotizza rallentamenti nelle consuete procedure di assistenza ai passeggeri e agli aeromobili, con probabili code al ritiro bagagli. «I gestori degli handler — spiega il sindacato di base in una nota — continuano a calpestare i diritti dei lavoratori, trasferendoli da una società all’altra, licenziando quelli assunti con contratti a termine o attraverso le agenzie interinali».
Il sindacato chiede il riallineamento della retribuzione al costo della vita, la revisione dei profili professionali, formazione, più mezzi, ferie certe, il diritto alle soste pasto, turni di lavoro concordati e rispettosi dei periodi di riposo».(Giu.Ga.)


26 maggio 2009 - Il Venezia

Lavoro. Personale di terra in agitazione
Il Marco Polo in sciopero voli a rischio fino alle 24

Venezia - Nel giorno dell'elezione di Enrico Marchi a presidente di Confindustria Venezia, nel giorno del via libera all'operazione Charleroi, il Marco Polo di Venezia festeggia con 24 ore di sciopero indetto dalle rappresentanze sindacali di base. I Cub infatti hanno deciso di incrociare le braccia dalla mezzanotte di ieri fino a quella di oggi, garantendo la copertura delle sole fasce orarie protette dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21, dei voli intercontinentali e dei collegamenti con le isole. Sul tavolo soprattutto i problemi legati ai passaggi di personale tra Sav e Aviapartner dovuti ai contratti con Klm e Air France «che rischia di costringere allo spostamento di oltre 80 lavoratori, come avvenuto non più di un anno fa» spiega Giampiero Antonini dei Cobas. Sciopero indetto anche dai lavoratori di Gh e Save.


26 maggio 2009 - Il Centro

Arretrati Asl, il conto alla rovescia
Dopo la messa in mora i sindacati preparano la conciliazione
di MARCO CAMPLONE

PESCARA - La sanità pescarese si avvia verso un’estate bollente. Se l’ultima grana è quella dei fondi arretrati reclamati dai dipendenti, la stabilizzazione dei precari rappresenta un problema atavico. Per oggi, su quest’ultimo argomento, era in progmamma una conferenza stampa della Rdb-Cub, ma è stata rinviata perché è saltato l’incontro con il presidente del consiglio regionale Pagano.
La settimana trascorrerà in attesa che la Asl comunichi le modalità del conguaglio delle somme arretrate richieste, con la messa in mora, dai rappresentanti di tre sigle sindacali, l’Anpo Ascoti Fials Medici, l’Aaroi e il Simet. Lunedì scadranno i termini. Se non si arriverà a qualcosa di concreto, l’avvocato Luca De Felice procederà con la richiesta di conciliazione obbligatoria presso la Direzione provinciale del lavoro. Per venerdì, il legale ha in programma un summit con i medici Asl della zona vestina.
Sono diverse le sigle sindacali scese in campo per ribadire il diritto dei loro iscritti a percepire i fondi non corrisposti da dicembre 2004. Il segretario provinciale della Fials Comparto, Gabriele Pasqualone, con un comunicato, ha pungolato il direttore generale della Asl. «Claudio D’Amario, attraverso la stampa, ha stigmatizzato che si batte cassa per gli anni 2005-2006 senza che siano stati fissati obiettivi e verifiche: se ci sono state omissioni nella programmazione e nel controllo non è certo colpa dei lavoratori, che sono animati da profondo spirito assistenziale e che hanno permesso di far camminare la struttura sanitaria».
Per quanto riguarda la tutela dei lavoratori pubblici, il segretario provinciale della Fp Cgil, Massimo Petrini, con una nota, ha puntualizzato un episodio verificatosi venerdì scorso, al termine di un sit-in tenutosi insieme ai precari della Provincia di Pescara. «Presso la sala Giunta della Provincia, si veniva a conoscenza che si era svolta e conclusa da poco la presentazione delle liste di centrosinistra per le elezioni Provinciali e si coglieva l’occasione per far incontrare una delegazione di precari e rappresentanti sindacali con i candidati del centrosinistra Allegrino e Di Pietrantonio, accompagnati da Di Matteo. Gli esponenti del centrosinistra comunicavano alla delegazione dei precari di aver avuto notizia che l’amministrazione Provinciale avrebbe presto posto in essere gli atti necessari al completamento delle procedure di stabilizzazione. Si ha notizia che la giunta, poco dopo, approvava la variazione di bilancio per la conclusione delle procedure di stabilizzazione».
Pediatria. Oggi pomeriggio, nell’atrio antistante il reparto di pediatria dell’ospedale (3º piano, ala Nord), si terrà uno spettacolo teatrale. Appuntamento alle 16 con "Il tesoro di Bendalupa", testo e regia di Manuela Tabossi Centineo, promozione dall’associazione Ad Hoc.


25 maggio 2009 - Dire

AEROPORTO BOLOGNA. DOMANI SCIOPERO DI 24 ORE NELL'HANDLING
RDB: I LAVORATORI DEVONO ANCHE PAGARE 35 EURO PER I TESSERINI

(DIRE) Bologna, 25 mag. - Sciopero di 24 ore dei lavoratori dell'handling domani all'aeroporto di Bologna. A indire la giornata di mobilitazione sono stati i sindacati di base, che denunciano "il decadimento della gestione quotidiana del personale e le manovre elusive dei diritti dei lavoratori". Nel mirino di Rdb-Cub il ritardo nella disposizione dei turni mensili, l'aumento dei prezzi dei distributori automatici, modifiche alle buste paga, assenza di informazioni sui contratti, stipendi diversi per lavoratori con le stesse mansioni. Il sindacato lamenta anche l'imposizione ai lavoratori del pagamento di tesserini e badge (fino a 35 euro). Infine, Rdb contesta la dichiarazione di 12 esuberi nella societa' nata dallo smembramento di Marconi Handling, Ffm (12 su 30 dipendenti) "nello stesso momento in cui Marconi Handling assume 40 interinali e Bas numerosi stagionali".

COMUNE BOLOGNA. RDB NON FIRMANO CONTRATTO: È INSUFFICIENTE
FABIANI: SI PREVEDE ANCHE RITORNO 'PAGELLINE', TEMIAMO IN PEGGIO

(DIRE) Bologna, 25 mag. - Le Rdb non hanno firmato l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale giudicandolo "insufficiente". Vilma Fabiani spiega che le richieste del sindacato di base vertevano anche su "progressioni economiche orizzontali cioe' un aumento fisso degli stipendi dato che la produttivita' c'e' a seconda del raggiungimento dei risultati". Le Rdb lamentano anche le mancate risposte su alcune voci di indennita' di disagio, di sportello e sono preoccupate perche' l'intesa prevede che "si vada a rivedere il sistema di valutazione dei dipendenti a novembre: ritorneranno quelle che chiamiamo pagelline e temiamo che la novita' sara' in peggio".


25 maggio 2009 - La Sicilia

Cub trasporti
«Vertenza ferrovie, riaperte alcune prospettive future»
Stigmatizza l'assenza della deputazione e ringrazia Antoci
di Giorgio Liuzzo

Ragusa - Ferrovia iblea, la Cub Trasporti prende atto dello spiraglio degli ultimi giorni nel tentativo di avviare un percorso che possa ridare slancio al sistema dei trasporti in provincia di Ragusa. In una nota, l'organizzazione di categoria valuta con soddisfazione l'incontro svoltosi la scorsa settimana tra i presidenti delle Province di Ragusa e Siracusa e l'amministratore delegato del gruppo Fs, Mauro Moretti. "Il nostro sindacato aveva, infatti, sollecitato il presidente Antoci – afferma Pippo Gurrieri del Cub Trasporti – a riprendere l'iniziativa, incontrando, come sempre, disponibilità in tal senso". Ma quali sono le valutazioni della confederazione? "In merito a quanto scaturito dall'incontro – aggiunge Gurrieri – rileviamo come si parli di possibilità di agganciarsi in extremis al contratto di programma 2007-2011 per realizzare "quanti più interventi possibili sulla tratta ferroviaria Siracusa-Ragusa-Gela" entro 18 mesi. Se questo è vero, ci chiediamo allora perché siamo stati "sganciati" da questa possibilità. I finanziamenti per la tratta erano stati individuati da oltre 6 anni, ma anziché essere messi in opera, erano stati in massima parte decurtati (da 400 milioni di euro a 183) e per il resto congelati".


25 maggio 2009 - Sassuolo 2000

Bologna: sciopero Uil Trasporti e Cub Trasporti lunedì 1° giugno

Bologna - Per lunedì 1 giugno le Organizzazioni Sindacali UILTrasporti e CUB Trasporti hanno indetto uno sciopero che, per il personale viaggiante ATC di Bologna e provincia, si svolgerà dalle ore 11 alle ore 15. Negli orari di sciopero, i servizi di trasporto pubblico urbano, suburbano ed extraurbano non saranno garantiti.
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25 maggio 2009 - Guida Viaggi

Domani sciopero presso l'aeroporto di Bologna

Bologna - In una nota l’aeroporto di Bologna informa che domani, martedì 26 maggio, a causa di uno sciopero locale di 24 ore proclamato da Cub Trasporti per i lavoratori di Giacchieri, Koop Service, Bas, Marconi Handling, Fast Freight Marconi e Sab, i servizi aeroportuali potrebbero non essere garantiti.
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24 maggio 2009 - Il Manifesto

SINDACATI DI BASE
Obiettivo: organizzare i lavoratori. Ma uniti, perché soli si scompare
di Francesco Piccioni

RICCIONE - Il passaggio alla maggiore età è un momento importante per gli individui come per le organizzazioni. Qui all'Assemblea nazionale della Cub c'è chi lo vive con impaziente entusiasmo e chi ha nostalgia della minorità. Per il sindacalismo di base la via sembra però ormai tracciata con sufficiente decisione: l'obiettivo è arrivare a un soggetto unitario, credibile tra i lavoratori in generale e non soltanto dentro le nicchie che fin qui hanno fatto da habitat prevalente. Credibilità significa capacità di produrre, con le vertenze, risultati concreti, verificabili in busta paga o in termini di diritti o condizioni di lavoro. Significa anche formazione dei delegati e dei lavoratori, perché ognuno sia in grado di riprodurre «autodifesa» collettiva. Significa, in definitiva, «pensare in grande», fuori dalle logiche di piccolo gruppo. Il convitato di pietra è la crisi globale, che cambia rapidamente lo scenario, toglie la terra sotto i piedi a milioni di persone contemporaneamente, azzera poteri che sembravano solidi (qui il «sindacalismo concertativo» è visto in drastica discesa), evoca mostri come il razzismo e la guerra tra poveri, ma costituisce anche l'occasione entro cui o si diventa soggetto trainante oppure si scompare. La massa dei delegati appare d'istinto molto più «unitaria», si vede che vive con difficoltà - nei posti di lavoro - separazioni sempre meno spiegabili tra sigle che fanno, grosso modo, lo stesso tipo di attività. Fabrizio Tomaselli, coordinatore dell'SdL, coglie questa tensione e vede «settori importanti del mondo del lavoro che possono interpretare l'unificazione come un punto di riferimento in tempi rapidi». È un via libera convinto, senza riserve. E proprio il fattore tempo è l'elemento che esclude ogni ritualità dalla discussione in atto. Nella testa di tutti c'è chiaro il precipitare della crisi sull'occupazione, il livello dei salari e la vigenza dei diritti. Nei prossimi mesi, secondo i dati della stessa Confindustria, arriveranno al pettine molti nodi occupazionali, creando lacerazioni e tensione sociale. E all'inizio del prossimo anno ci sarà un congresso della Cgil che al momento si presenta denso di incognite. «I treni, o si prendono quando passano oppure si resta a terra» è la metafora ricorrente. Perché l'obiettivo «non è quello di rappresentare i lavoratori o interi settori sociali, ma di organizzarli». Sono finiti i tempi dei partiti o sindacati «leggeri», attenti più a essere riconosciuti dalla controparte che a difendere gli interessi tangibili dei «rappresentati». È in gioco la nozione di sindacato per come lo si è fin qui conosciuto. La stessa idea di «sindacato metropolitano», qui avanzata come possibile sintesi delle relazioni che vanno maturando con settori diversi dal lavoro classico, sarà suscettibile di diversa declinazione. È il punto su cui si concentrano le perplessità di Piero Bernocchi che, a nome della Confederazione Cobas, indica la necessità di «una cosa nuova perché siamo dentro un passaggio epocale, con una diversa dislocazione dei conflitti». Una cosa «già oltre il sindacato» (l'esempio sono le lotte della scuola di quest'anno, con i genitori accanto a professori e studenti), un «soggetto plurale», che «non contempla più la separazione novecentesca tra sindacato e partito». I Cobas, del resto, cercano da anni di praticare questa visione. E par di capire che i tempi dell'unificazione (che pure «si può cominciare da subito nelle categorie») saranno su questo lato più lenti di quanto appaia, a questa assemblea, necessario e desiderabile. Non sarebbero distinguo invalidanti, se gli scenari globali fossero meno traumatici e, soprattutto, veloci.

lettere
Non criminalizzare il dissenso

I fatti di Torino non hanno niente di criminale. Lo stato d'animo e il clima che si respira tra i lavoratori non può essere manifestato solo da chi vuole essere per decreto l'unico portavoce. È scorretto che i poteri forti, come Confindustria e governo, aggrediscano le formazioni antagoniste e il dissenso agitando la storiella del terrorismo. Ma quello che sorprende di più sono le accuse che vengono da tutte le organizzazioni e la stampa che si dichiarano difensori dei diritti dei lavoratori. Sorprende così tanto che alcuni lavoratori abbiano aperto gli occhi e si siano accorti che questa burocrazia sindacale lavora per proprio conto: Tfr, gestione dei fondi pensione, enti bilaterali, ecc.? Dagli accordi del 1992-93 sulla politica dei redditi, alla concertazione, all'accettazione dei contratti per il lavoro precario, questa è la situazione: retribuzioni fra le più basse della Ue, attacchi continui al diritto del lavoro, futuro disperato, pensioni che fanno intravedere una ben misera vecchiaia, il contratto nazionale ha perso il suo valore di difesa del salario e delle condizioni di lavoro, soprattutto nelle piccole aziende e si sono introdotte modifiche al diritto di sciopero per renderlo inefficace. Il vero grave misfatto è la criminalizzazione del dissenso e la rivendicazione del diritto esclusivo di parola e di rappresentanza.
Giacomo Vietina e Franco Picone Rappresentanze di Base Lucca e Pistoia



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