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Le notizie CUB della settimana 15-21 giugno 2009


Nazionale – lunedì, 22 giugno 2009

Le notizie pubblicate dai media sulla CUB e sulle organizzazioni della CUB

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21 giugno 2009 - Reuters

G8, assemblea attivisti: proteste anche all'Aquila, non violente
di Sara Rossi

MILANO (Reuters) - Iniziative, manifestazioni ed eventi contro il G8 dell'Aquila del mese prossimo si svolgeranno nel capoluogo abruzzese, oltre che nel resto d'Italia, nei giorni del summit ma non avranno connotati violenti, secondo quanto è emerso dall'assemblea che ha visto riuniti oggi comitati cittadini, movimenti e sindacati per discutere delle mobilitazioni in vista del vertice. "I sindacati di base hanno lanciato oggi l'idea di una manifestazione all'Aquila per il 10 luglio sui temi della ricostruzione, del disegno della città ma anche del diritto alla casa degli aquilani", ha spiegato a Reuters Paolo Di Vetta, della Rete romana No G8, che ha preso parte all'assemblea assieme a un centinaio di persone. Le sigle del sindacato di base che hanno proposto l'iniziativa del 10 luglio sono RdB-Cub, Cobas e SdL, secondo quanto riferito. All'assemblea di oggi hanno partecipato tra gli altri realtà abruzzesi -- come Abruzzo social forum ed Epicentro solidale --, Rete romana No G8 -- che riunisce movimenti per il diritto alla casa, reti contro la precarietà e centri sociali --, Rete No logo oltre ad alcuni sindacati e ad alcune forze politiche. Dopo la scelta di spostare il vertice dei Paesi più industrializzati dalla Maddalena all'Aquila lo scorso aprile -- allora il premier Silvio Berlusconi aveva detto di non credere che "i no global avrebbero la faccia e il cuore di manifestazioni così dure" nella regione -- i manifestanti hanno deciso di non concentrare solo nel capoluogo abruzzese e a Roma le iniziative di protesta, ma di moltiplicarle e dislocarle su tutto il territorio italiano, nei tre giorni del G8 ma anche in quelli precedenti. Intanto però è ancora vivo il ricordo dei violenti scontri tra manifestanti e polizia al G8 di Genova del 2001. "Si è parlato di iniziative, anche simbolicamente forti, ma di nessuna manifestazione (con eventuali) incidenti o scontri. Alla manifestazione (del 10 luglio) è prevista anche la partecipazione di delegazioni nazionali", ha spiegato Di Vetta. Tra le altre manifestazioni organizzate in vista del G8 ci sarà il 6 luglio una fiaccolata dall'Aquila a Coppito, contro la gestione della ricostruzione del governo nelle zone terremotate mentre è stato ridotto a un solo giorno - il 7 luglio - il forum sulla ricostruzione a Monte Cristo, località nel comune dell'Aquila. Altre manifestazioni sono previste a Pescara, mentre nel resto d'Italia in calendario c'è per il 7 luglio a Roma "la piazza dell'indignazione" -- una giornata di accoglienza per i grandi della Terra -- il 4 luglio una manifestazione a Vicenza contro l'ampliamento della base Usa e il 2 luglio un altro evento in Sardegna. Rispondendo al capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che in un'intervista a Reuters nei giorni scorsi aveva detto che gli organizzatori del G8 non si aspettavano proteste nell'area colpita dal terremoto, Di Vetta ha detto: "Bertolaso? Non credo sia bene informato. Le proteste all'Aquila ci saranno", precisando che "non saranno violente" come non lo saranno tutte le altre organizzate nel resto d'Italia. In un'intervista in inglese, nella sede romana della Protezione Civile, Bertolaso aveva detto che "secondo noi non ci saranno proteste, ma se vogliono farle, possono farle non all'Aquila ma da qualche altra parte". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio aveva detto anche che il G8 dell'Aquila costerà "pochi milioni di euro". Dall'assemblea di oggi all'Aquila è emerso che "è necessario sì mobilitarsi, ma che la mobilitazione deve tenere conto del livello di maturazione che c'è all'Aquila e non deve essere una mobilitazione a livello nazionale, che arriva dall'alto", secondo quanto riferito. Nei giorni scorsi, affrontando il tema della sicurezza al G8 d'Abruzzo, Luca Casarini -- attivista del sito www.globalproject.info, leader dei disobbedienti del Nord-Est e presente al G8 di Genova di otto anni fa -- aveva detto che all'Aquila c'è "una situazione completamente diversa (rispetto al G8 di Genova). Siamo all'Aquila e i protagonisti devono essere gli aquilani...che stanno già protestando sonoramente. I terremotati si stanno già ribellando, queste saranno le tensioni del G8". Qualche giorno fa, quattro persone sono state arrestate nell'ambito di indagini antiterrorismo condotte da Digos e polizia di Roma ed estesesi con perquisizioni in altre città tra cui Genova e Milano, in vista del G8. Secondo il ministro dell'Interno, gli arrestati volevano riorganizzare "la lotta armata in Italia" e ricostituire le Brigate Rosse.


21 giugno 2009 - Corriere di Bologna

Alla Bolognina Il proprietario dello stabile in via Algardi ha già sporto denuncia
Casa, ora occupa direttamente il sindacato
Le Rdb: il Comune sblocchi le assegnazioni
di Alessandro Mantovani

Bologna - L’associazione degli inquilini legata alle Rdb, Asia, ha occupato una palazzina a tre piani in via Algardi, alla Bolognina. «La porta era aperta, siamo entrati», dicono. Erano una ciquantina. Da ieri mattina negli appartamenti si sono sistemate famiglie straniere e italiane, anche con bambini. Siamo, spiegano, «precari, disoccupati, sfrattati» che hanno «liberato uno stabile occupato dalla rendita». Alle finestre e sui balconi bandiere rosse e striscioni come «la casa è un diritto» firmati Asia, Rdb e Bpc, che sta per «Bologna prende casa».
Non sono studenti, non è un centro sociale. È la prima volta che l’associazione degli inquilini delle Rappresentanze sindacali di base, che rappresenta numerose famiglie ammmesse alle graduatorie per gli alloggi Erp, occupa uno stabile a Bologna.
«Tempo fa — ricorda Lidia Triossi di Asia-Rdb — avevamo occupato il consiglio comunale per chiedere modifiche al regolamento per l’accesso all’emergenza abitativa che permette di ottenere un alloggio per tre anni. A fronte di 1.500 sfratti per morosità solo tre o quattro famiglie sono stati ammesse. Ma nuclei con 800-1000 euro di reddito, magari con tre figli, non possono pagare 700 euro di affitto. Non abbiamo ottenuto risposte e procediamo a questa autoassegnazione, il nostro è un percorso di lotta per la casa».
Ieri mattina gli occupanti hanno iniziato le pulizie, chiedono incontri con il Comune e la Prefettura. Per oggi preparano un’assemblea, una serata elettorale speciale «con un nostro candidato sindaco» e un pranzo, al quale invitano gli abitanti del quartiere. Triossi snocciola altri dati: «Ci sono ottomila domande di case popolari, che aumentano pare al ritmo di novecento ogni sei mesi, ma il Comune ne assegna solo 3-400 l’anno. E ci sono almeno settemila case vuote, forse diecimila».
L’edificio occupato in via Algardi è composto da nove appartamenti, in uno dei tre al piano terra abita da sola una signora («da 25 anni», racconta) ma gli altri sono vuoti, quasi tutti da un bel pezzo. Sul posto sono arrivati i carabinieri e la Digos, i militari non hanno identificato nessuno ma hanno subito informato la Procura e il proprietario, un artigiano in pensione che ha avuto un breve incontro con gli occupanti: «Dovete andarvene», ha detto loro. L’edificio presenta alcune crepe visibili: «Dovevo ristrutturarlo ma ho avuto altri problemi — spiega il proprietario —, gli appartamenti non sono a norma ma non ci sono pericoli immediati, altrimenti l’ultima inquilina non sarebbe ancora qui». L’uomo ha sporto denuncia.


21 giugno 2009 - Il Manifesto

CASA La legge dei movimenti romani
«Ritorno del pubblico e lotta alla rendita»
di Giacomo Russo Spena

«Berlusconi ha dato l'input presentando il suo pacchetto sull'edilizia, non potevamo rimanere passivi. Così abbiamo legiferato dal basso». Paolo Di Vetta, portavoce dei Blocchi Precari Metropolitani, è uno dei promotori, insieme agli altri movimenti per la casa capitolini (Coordinamento di lotta, Action, Comitato e Asia Rdb), della proposta di legge «sul diritto all'abitare» presentata ieri all'ex teatro Volturno di Roma. Sotto gli occhi degli assessori regionali Luigi Nieri e Mario Di Carlo.
Come è nato il percorso?
Prima erano coinvolti solo i movimenti e comitati di quartiere poi si sono aggiunti urbanisti e architetti. La nostra non è solo una proposta sull'emergenza abitativa ma parla di una nuova idea di città, intesa come bene comune.
Cosa avete proposto alla Regione?
Il ritorno del pubblico. Chiediamo che la giunta costruisca 100mila alloggi di edilizia sovvenzionata e che destini una somma non inferiore a 1,3 miliardi di euro per programmi mirati al diritto all'abitare. Poi, tra le proposte, ci sono il recupero del patrimonio dismesso e il vincolo per la realizzazione di nuove cubature edilizie solo alle aree nelle quali esistono già opere di urbanizzazione.
L'incontro com'è andato?
Il giudizio è positivo. Sia Di Carlo che Nieri hanno valutato seriamente la proposta di legge d'iniziativa popolare prendendo sul serio soprattutto l'impianto. Qualche attrito con Di Carlo è nato sulle vendite delle case popolari, scelta che lui vuole perseguire. Ma a fronte di una situazione in cui non vengono costruiti alloggi, mettere in vendita il poco patrimonio pubblico esistente è criminale.
Cartolarizzazioni, housing-sociale, svendita del demanio pubblico... l'emergenza casa in questi anni è stata sempre delegata ai privati.
La rendita fondiara è un potere forte che sta ingabbiando la politica e ha modificato la governance. Il loro interesse a speculare prevale su tutto. Con il gioco delle new-town che si ripete: il pubblico mette l'area, il privato porta i soldi e i palazzinari costruiscono con grandi profitti. Il prodotto finale guarda solo ad inquilini solvibili che si possono permettere di pagare 500-600 euro al mese. Prima di nuovo cemento, di cui una parte rimane inutilizzato, esigiamo il recupero degli immobili esistenti. Sia pubblici che privati. La casa è un pezzo importante del reddito di una persona, lo pretendiamo a scapito della rendita.
Non credi che Veltroni abbia aperto la strada ad Alemanno lasciando Roma con un piano regolatore che di fatto regalava la capitale agli speculatori?
Non proprio. Veltroni ha di certo sottovalutato il problema casa e sopravvalutato i "furbetti del quartierino" facendo prevalere i loro interessi. Alemanno invece porta avanti, in maniera ambigua, un ragionamento sociale. A parole si dimostra sensibile e promette alloggi popolari. Nei fatti, a differenza del minimo tentativo di Veltroni, non ha un piano. Come se non capisse l'emergenza. C'è una fascia di persone che non riesce ad accedere né al mercato dell'affitto né a quello delle vendite. E gli ultimi dati sugli sfratti parlano di proprietari che, non fidandosi più del pagamento, decidono preventivamente di rescindere il contratto.
E il governo nicchia sugli sfratti.
Stiamo arrivando alla fine della proroga per le categorie protette. Dopo la situazione sarà esplosiva, a Roma e non solo. Per questo i movimenti lanciano una campagna radicale per il blocco degli sfratti. Ci vediamo nella città.


21 giugno 2009 - Il Resto del Carlino

Palazzo alla Bolognina occupato dalle Rdb
IL PROPRIETARIO CHIEDE LO SGOMBERO

Bologna - UNA PALAZZINA a tre piani al civico 16 di via Algardi, alla Bolognina, è stata occupata ieri mattina da un gruppo di attivisti del sindacato di base degli inquilini Asia Rdb e del collettivo Bologna Prende Casa. Lo stabile è di proprietà di un privato e contiene nove appartamenti, uno solo dei quali è attualmente affittato a una signora. Gli occupanti sono entrati all'alba e hanno subito iniziato le pulizie per rendere abitabili gli interni, in cui si sono sistemate alcune famiglie in lista d'attesa per alloggi pubblici. Gli attivisti hanno esposto striscioni con lo slogan la casa è un diritto'. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che procedono per il reato di invasione di terreni ed edifici, e la Digos. I militari hanno stimato una ventina di occupanti, nessuno dei quali è stato identificato. «A Bologna ci sono 8.000 domande per case popolari e solo 300-400 assegnazioni all'anno afferma Lidia Triossi di Asia Rdb . Noi chiediamo la modifica del regolamento, troppo rigido, sull'emergenza abitativa, riconosciuta solo in 4 casi nel 2009 a fronte di 1.500 sfratti». Sul posto si è recato anche il proprietario, il quale ha invitato gli occupanti ad andarsene dal palazzo, e ha successivamente sporto denuncia ai militari, chiedendo di rientrare in possesso dell'immobile.


21 giugno 2009 - La Repubblica

Immigrati occupano palazzina in Bolognina

Bologna - Abdul ha una trentina d´anni, una moglie e tre figli. Il più piccolo ha appena trenta giorni e sta dormendo in una stanzetta all´ultimo piano di una vecchia palazzina sfitta. Un edifico costruito agli inizi degli anni `40, fatiscente, che ieri Abdul e un´altra quarantina di persone (immigrati, precari e disoccupati) hanno occupatocon l´aiuto del sindacato Asia-Rdb.
Sono entrati verso le sette di mattina, al civico 16 di via Algardi, in Bolognina e per prima cosa hanno preso scope e stracci per pulire. «Guadagnavo 1.100 euro e 700 andavano via solo d´affitto - racconta Abdul - Poi da gennaio mi hanno messo in cassa integrazione, non ho potuto più pagare e così è arrivato lo sfratto. Cosa avrei dovuto fare? Dormire in macchina?». Gli appartamenti sono nove, in uno vive ancora un´anziana signora che ha subito chiamato il proprietario dell´edificio. L´uomo, che possiede anche altre case in zona ha già presentato denuncia. In via Algardi è arrivata anche la Digos ma nessuno degli occupanti, almeno fino a ieri mattina, era stato identificato. Prima di andare dai carabinieri, racconta Lidia Triossi di Asia-Rdb, il proprietario si è presentato anche in via Algardi. Un faccia a faccia di appena dieci minuti, con un messaggio chiaro lasciato agli occupanti: «Dovete andarvene», dice Triossi. Gli occupanti chiederanno un incontro con Prefettura e Comune. «Esiste un´emergenza abitativa - spiega Triossi - fatta di un patrimonio di case sfitte e di moltissime famiglie sfrattate. Siamo sotto elezioni ma agli sfrattati non hanno tempo per il ballottaggio. C´è bisogno di rilanciare un piano di edilizia pubblica popolare».(a.c)


21 giugno 2009 - Il Messaggero

Lavinio. Anche i genitori dei 25 disabili del centro ex Anni verdi...
di ANTONELLA MOSCA

Lavinio - Anche i genitori dei 25 disabili del centro ex Anni verdi di Lavinio, e i 49 dipendenti, hanno partecipato venerdì alla protesta davanti alla Regione Lazio, contro la chiusura dei centri gestiti dal Consorzio Ri.Rei. che mette in pericolo 500 posti di lavoro e l'assistenza per 1.200 disabili. Ultima tappa di tanti giri per chiedere che la struttura, dove i disabili vivono ormai da anni, non venga chiusa il 30 giugno.
Sopralluoghi dei Nas e delle Asl di competenza in vari centri hanno evidenziato problemi agli edifici e prescritto la chiusura. A cui seguirà la vendita all'asta degli immobili per sanare i deficit di gestione. La scorsa settimana una delegazione è stata ricevuta dall’onorevole Ileana Argentin. «Ci è stato detto - spiegano - che la Asl Rm H ha disposto che i ragazzi siano ospitati in un altro centro a Genzano. Ma la disabilità dei nostri figli non è quella per cui è specializzato quel centro».
Venerdì, dopo le proteste e un incontro con esponenti della Regione, è stata fissata una riunione per mercoledì con il presidente Marrazzo. «Il Consorzio Ri. Rei - dice Delia Patacchiola della RdB Flaica Cub - ha gestito in modo fallimentare questi centri. Chiediamo che si cambi gestione, magari con quella diretta dei lavoratori con supervisione della Asl, come avvenne quando cessò Anni verdi». Solidarietà da vari esponenti regionali ad ampio raggio, da Peduzzi a Luzzi.


21 giugno 2009 - Il Piccolo

MILITANTI ANCHE DA FUORI CITTA’ PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN
No al G8, via alle contromanifestazioni
Venerdì dalle 19.30 un presidio in via delle Torri con dibattiti e musica
di SILVIO MARANZANA

Trieste - C’è anche un "contro G8" in programma a Trieste con una serie di iniziative incentrate in particolare su una controlettura della situazione in Afghanistan. Il momento culminante di queste manifestazioni, che dovrebbero richiamare militanti anche da altre città italiane e dalle nazioni confinanti, sarà costituito da un presidio che si svolgerà venerdì dalle 19.30 fino a notte in via delle Torri. «È l’area più vicina ai siti in cui si svolgono gli incontri del G8, ma fuori dalla zona rossa, per cui abbiamo ottenuto l’autorizzazione della questura», spiega Lisa Lombardini di ASud - ecologia e cooperazione. «Sarà installata una postazione microfonica da cui si alterneranno una serie di interventi e ci sarà musica - anticipa Dario Antonaz di Sinistra critica - le istanze fondamentali dell’incontro poggiano sulla richiesta di ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan e sull’opposizione ai G8 in particolare a quello di Trieste e a quello che successivamente riunirà i Capi di governo a L’Aquila».
La conferenza sull’Afghanistan, nell’ambito del G8, è in programma nella stessa giornata di venerdì, a partire dalle 14.45 e sarà introdotta dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini.
Alla "Rete No G8 Trieste" aderiscono Associazione Senza confini - Brez meja, Asud Friuli Venezia Giulia, Coordinamento italiano sostegno donne afghane, Cobas scuola Trieste, Rete artisti contro le guerre, Sinistra critica Fvg, Spazi sociali, Unione degli studenti, Tavola della pace Fvg. Tutte le iniziative saranno illustrate nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani alle 11 al bar libreria Knulp di via Madonna del mare 7/a.
Già ieri pomeriggio lo spazio Divercity allestito nell’ambito del Festival delle diversità allo stabilimento balneare Ausonia ha ospitato il dibattito "Afghanistan: dopo 8 anni non c’è pace senza giustizia". Arianna Damiani del Coordinamento italiano di solidarietà con le donne afghane ha esposto le denunce e le proposte della società civile democratica afghana. Alessandro Capuozzo di Tavola della pace Fvg ha rilanciato l’appello per una «ambasciata di vera pace, come previsto dalla Costituzione, e per una cooperazione svincolata dal militarismo». Dino Macarella di Mondosenzaguerre ha illustrato percorso e valenza della prima Marcia mondiale della pace che arriverà a Trieste il 7 novembre proveniente dal Medio oriente e dai Balcani.
Sul significato delle iniziative alternative al vertice ufficiale si è soffermata Lisa Lombardini di Asud - ecologia e cooperazione. «Sempre venerdì prima del presidio vi sarà alle 17.30 nella sede della scuola interpreti di via Filzi - ha annunciato - una conferenza sulla situazione in Afghanistan con la partecipazione anche della fotografa Monica Bulaj». Edvino Ugolini di Rete artisti contro le guerre ha annunciato un documentario e un altro dibattito sull’Afghanistan giovedì alle 19 in androna degli Orti. Infine già domani all’ex Opp partirà uno stage dell’attore torinese Giovani Foresti dal titolo Clown clandestino.
Per quanto riguarda invece i trasporti nelle giornate del G8, le Ferrovie non hanno previsto finora alcuna limitazione o variazione. Le RdB di Trieste trasporti hanno annunciato che lo sciopero previsto per mercoledì 24 si terrà invece ai primi di luglio. Da martedì invece si portranno ritirare all’UffiCio relazioni con il pubblico della questura (orario 8-20) i pass per accedere all’interno della zona vigilata. Riguardano in particolare chi lavora nell’area o chi vi è domiciliato avendo la residenza da un’altra parte. I residenti invece potranno accedere esibendo il proprio documento.


21 giugno 2009 - Il Messaggero Veneto

In piazza contro tutte le discriminazioni
Sabato mobilitazione delle associazioni di immigrati contro la legge della Lega La manifestazione

Udine - In piazza per difendere i diritti di cittadinanza. E per dire "no" alla proposta di legge leghista che, sulla stregua di quanto fatto dal sindaco di Azzano Decimo, Enzo Bortolotti, vuole introdurre un reddito minimo non inferiore alla pensione sociale come condizione affinché gli stranieri possano accedere ai benefici economici e ai sussidi emessi dai Servizi sociali. La Rete per i diritti di cittadinanza in Fvg (Centro Balducci di Zugliano, Cgil, Rdb-Cub, Acli, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero, associazioni La Tela e Officina del Mondo) si è data appuntamento sabato prossimo (27 giugno) in città per manifestare contro tutte le norme discriminatorie a incominciare da quelle già approvate dalla Regione "che ha eliminato la legge sull’immigrazione senza sostituirla bloccando tutte le iniziative studiate per favorire l’integrazione". Contribuendo così ad alimentare quella che rischia di diventare una vera e propria "emergenza umanitaria". Perché secondo le diverse associazioni attive nel sociale che fanno parte della Rete, migliaia di stranieri non soltanto hanno perso il lavoro in conseguenza della crisi economica, ma con le nuove norme regionali hanno anche perso l’opportunità di avere una casa o un aiuto economico. Proprio adesso che ne avrebbero più bisogno. Ma nel mirino della Rete non c’è solo la Regione ma pure il Governo e in particolare il ddl nazionale sulla sicurezza, l’istituzione del reato di clandestinità, la logica dei respingimenti e le chiusure degli ambulatori medici che assistono anche gli immigrati irregolari. Tutte norme giudicate discriminatorie dalla Rete che si dice pronta anche a fare ricorso all’Unione Europea, pur di difendere i diritti di cittadinanza di tutti. «Questa non vuole essere soltanto una manifestazione di denuncia – hanno spiegato ieri Renato Kneipp della segreteria regionale Cgil e don Pierluigi Di Piazza del centro Balducci di Zugliano – ma anche un’occasione per avanzare proposte alle istituzioni. Abbiamo già presentato un documento sui temi della sicurezza e dell’emigrazione ma dalla giunta regionale non ci è ancora arrivata alcuna risposta».


21 giugno 2009 - Il Giorno

Per i 222 lavoratori sedi più lontane e indennità a rischio
di MANUELA MARZIANI

PAVIA - MENTRE SI ATTENDE da un momento all'altro l'arrivo della relazione che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha promesso al sindaco Cattaneo, si fa irto di ostacoli il cammino dei 222 dipendenti dell'Arsenale verso le nuove destinazioni lavorative. Enti in cui rischierebbero di finire nella lista degli esuberi o dai quali potrebbero essere nuovamente trasferiti. Per questo motivo le operazioni di dismissione dello stabilimento di via Riviera stanno procedendo più lentamente del previsto. Secondo la tempistica indicata, infatti, tutti i lavoratori hanno comunicato al Ministero dove preferirebbero essere reimpiegati, ma questi "desiderata" sono ancora fermi in via XX Settembre 8 a Roma perché ci sarebbero alcune difficoltà legate a chiusure e tagli negli enti che in un primo tempo sembravano rappresentare le destinazioni più plausibili per questi dipendenti. «È UN FUTURO poco rassicurante quello che abbiamo davanti accusa Faustino Giani della Rdb-Cub e della Rsu dell'Arsenale . Anche la struttura di Piacenza, che alcuni avevano scelto perché relativamente vicina alla loro residenza, ora non appare poi tanto disposta ad accogliere i pavesi perché alcuni profili professionali non corrispondono a quelli richiesti». Nella speranza di ottenere qualche chiarimento, Giani cercherà di incontrare il Capo di Stato Maggiore, Fabrizio Castagnetti in visita domani a Piacenza. Nel frattempo si allontana anche l'indennità di trasferimento che era stata prevista negli accordi e che, per difficoltà di bilancio, i lavoratori che saranno spostati nell'immediato, non percepiranno subito, ma successivamente. «Considerando tutto questo aggiunge Gini come Rdb abbiamo ritenuto opportuno inviare al neosindaco Cattaneo e al ministero una lettera in cui chiediamo se non sia possibile riesaminare alcuni progetti già presentati per un parziale riutilizzo del personale e dell'area dell'Arsenale». Intanto, però, il direttore dell'ente, il brigadiere generale Roberto Tagliavini, venerdì ha festeggiato il suo ultimo giorno di servizio. Andrà in pensione e non sarà sostituito. Il suo posto sarà preso da un ufficiale.


21 giugno 2009 - Uno Notizie

TUSCIA, VITERBO: VIGILI DEL FUOCO/ pochi, mal pagati e senza mezzi adeguati!

VITERBO (UnoNotizie.it) - Siamo delusi, costernati ed arrabbiati, dichiara Emiliano SALCINI delle RdB Vigili del Fuoco di Viterbo, e protestiamo per la mancata approvazione da parte del Governo dell'emendamento, proposto in sede di conversione del decreto legge 28 aprile 2009 n.39 sul "terremoto Abruzzo", che prevedeva adeguamenti di organici, mezzi e l'indennità di soccorso per i Vigili del Fuoco. Protestiamo contro la disattenzione della politica nei confronti dei Vigili del Fuoco, contro il Ministro dell'Interno Maroni e questo Governo che puntualmente ha disatteso gli impegni assunti in favore dei V.V.F Come RdB\CUB Vigili del Fuoco, sottolineiamo che il sisma dell'Abruzzo, ha ulteriormente messo a dura prova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco; questo evento ha evidenziato, se mai fosse stato necessario, la carenza d'organico del Corpo, la mancanza di risorse ed adeguamento economico del personale, le condizioni vetuste ed inaccettabili di mezzi ed attrezzature di colonna mobile, pertanto chiediamo un piano di ammodernamento dei mezzi e delle attrezzature di soccorso del Corpo, la stabilizzazione dei precari attraverso l'assunzione di tutti gli idonei ed un adeguamento economico alla luce della professionalità da sempre dimostrata. I Vigili del Fuoco, prosegue Salcini, oggi sono:
Senza un organico adeguato, (secondo parametri europei 15,000 unità in meno);
Senza riconoscimento di lavoro particolarmente usurante in quanto spesso si è a contatto con materiali pericolosi, chimici e velenosi;
Senza una collocazione nell’ambito della Protezione Civile come struttura portante, e non un ruolo di manovalanza;
Senza nessun trattamento di missione o trasferta;
Obbligati ad orari straordinari per far fronte alle calamità;
Obbligati a vigilanze nei locali pubblici fuori dell’orario ordinario e straordinario;
Obbligati a trattenersi in servizio per carenza di organico;
Obbligati a far fronte alla Campagna Antincendio Estiva fuori dell’orario di lavoro;
Obbligati a recarsi nelle zone terremotate o permanere nei Comandi per attività "istituzionali";
Obbligati a lavoro straordinario dello straordinario senza remunerazione che finirà a recupero ore;
Ciliegina sulla torta, conclude Salcini, la situazione di Viterbo, in cui la carenza di personale si attesta al 40%, nessuno parla più di un distaccamento permanente a Tarquinia (dove ricordiamo che dopo le 19,00 la zona è coperta dalla centrale di Viterbo, tempo di arrivo 50 min. in barba della tanto sbandierata "soccorso in Italia in 20 minuti"), nonostante le tante promesse non c'è ancora nulla di scritto sullo stanziamento dei fondi per la nuova sede a Viterbo e di contro alle nostre richieste ed aspettative, anche il comando VVF di Viterbo si appresta a formare nuovi precari, nonostante esista una legge dello stato che porti alla fine del precariato nella pubblica amministrazione. Nei prossimi giorni la RdB V.V.F nazionale deciderà iniziative eclatanti per porre all’attenzione di tutti i cittadini Italiani questa, ormai insostenibile, situazione.


21 giugno 2009 - Il Gazzettino

A Udine una manifestazione contro le discriminazioni

Udine - No a un welfare regionale che discrimini le persone in base alla provenienza, come previsto dalla proposta di legge "Narduzzi" sull'accesso alle prestazioni sociali. No ai contenuti del ddl nazionale sulla sicurezza, all'istituzione del reato di clandestinità, alla logica dei respingimenti e alle chiusure degli ambulatori medici che assistono anche immigrati irregolari. Questi i motivi della manifestazione regionale in difesa dei diritti di cittadinanza che si terrà a Udine il 27 giugno, su iniziativa della Rete Diritti di Cittadinanza Friuli Venezia Giulia (Centro Balducci di Zugliano, Cgil, Rdb-Cub, Acli, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero, associazioni La Tela e Officina del Mondo). La manifestazione - hanno spiegato Renato Kneipp della Cgil e don Pierluigi Di Piazza del centro Balducci di Zugliano - avrà luogo nel centro di Udine, con ritrovo in piazza San Giacomo alle 16. Alle 16.30 la partenza del corteo, che raggiungerà via Savorgnana, via Dante e via Roma, sosterà davanti alla stazione, per poi tornare verso il centro lungo via Percoto e via Manzoni. Il comizio finale si terrà in piazza Venerio. «Questa non vuole essere soltanto una manifestazione di denuncia - ha detto don Di Piazza - ma un'occasione per avanzare proposte alle istituzioni. Come Rete dei Diritti, abbiamo presentato in Regione un documento su sicurezza e emigrazione, ma senza ricevere risposta». Forte la preoccupazione della Cgil: «L'approvazione di una legge come quella proposta dalla Lega - ha detto Kneipp - sarebbe per il Friuli Venezia Giulia un vero e proprio primato negativo».

Corteo pro-immigrati
Sabato prossimo in centro: Honsell parlerà al comizio finale

Udine - No a un welfare regionale che discrimini le persone in base alla loro provenienza, come previsto dalla proposta di legge "Narduzzi" sull'accesso alle prestazioni sociali. No ai contenuti del ddl nazionale sulla sicurezza, all'istituzione del reato di clandestinità, alla logica dei respingimenti e alle chiusure degli ambulatori medici che assistono anche gli immigrati irregolari. Questi i motivi della manifestazione regionale in difesa dei diritti di cittadinanza che si terrà a Udine sabato 27 giugno, su iniziativa della Rete Diritti di Cittadinanza Friuli Venezia Giulia (Centro Balducci di Zugliano, Cgil, Rdb-Cub, Acli, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero, associazioni La Tela e Officina del Mondo).
La manifestazione - come hanno spiegato Renato Kneipp della segreteria regionale Cgil e don Pierluigi Di Piazza del centro Balducci di Zugliano - avrà luogo nel centro di Udine, con ritrovo in piazza San Giacomo alle 16. Alle 16.30 la partenza del corteo, che raggiungerà via Savorgnana, via Dante e via Roma, sosterà davanti alla stazione, per poi tornare verso il centro lungo via Percoto e via Manzoni. Il comizio finale, che vedrà intervenire tra gli altri il sindaco di Udine Furio Honsell, si terrà in piazza Venerio. «Questa non vuole essere soltanto una manifestazione di denuncia - ha dichiarato don Di Piazza - ma anche un'occasione per avanzare proposte alle istituzioni. Come Rete dei Diritti, infatti abbiamo già presentato ai capigruppo del consiglio regionale un documento sui temi della sicurezza e dell'emigrazione. Dalla Giunta però non ci è ancora arrivata alcuna risposta». Renato Kneipp, da parte sua, ha espresso la forte preoccupazione della Cgil per la situazione regionale: «L'approvazione di una legge come quella proposta dalla Lega - ha dichiarato - sarebbe per il Friuli Venezia Giulia un vero e proprio primato negativo, in uno scenario nazionale già segnato da un pesante arretramento in materia di politiche sull'immigrazione».


21 giugno 2009 - La Provincia di Varese

al Cobas cub «Sciopero revocato» La lotta no

Varese - (p.orl.) «É stato revocato lo sciopero dei dipendenti della cooperativa Settelaghi, ma le lavoratrici assicureranno solo il servizio minimo in attesa che gli stipendi siano effettivamente erogati. Lo annuncia il sindacato A.L.Cobas Cub in seguito all'incontro con la direzione della cooperativa che gestisce il servizio di pulizia in 14 istituti scolastici della provincia.
Tre giorni giorni fa, una delegazioni di una ventina di dipendenti in agitazione (sui 60 totali) si era presentata davanti alla sede aziendale per richiedere gli stipendi, in ritardo rispetto al giorno di paga del 15. «A fronte della promessa dell'azienda di saldare il debito abbiamo revocato lo sciopero - afferma Antonio Ferrari di A.L.Cobas Cub - ma i lavoratori si limiteranno ai servizi minimi finché non saranno retribuiti. La decisione della revoca dimostra senso di responsabilità di fronte all'esigenza delle scuole, dove in questi giorni si stanno svolgendo gli esami, nella speranza sia mantenuta la parola data e gli stipendi che siano finalmente pagati».


20 giugno 2009 - Adnkronos

BOLOGNA: PALAZZINA SFITTA OCCUPATA SOTTO INSEGNE RDB

Bologna, 20 giu. - (Adnkronos) - Una palazzina sfitta, ma con qualche problema di inagibilità è stata occupata questa mattina a Bologna. Una cinquantina di persone tra precari, sfrattati e disoccupati, sotto le insegne delle Rdb hanno preso possesso di una palazzina privata di via Algardi, in zona Bolognina, disposta su due piani e composta da nove appartamenti di cui uno occupato da un'affittuaria. Le abitazioni, in cattivo stato di manutenzione, sono state occupate da famiglie con al seguito bimbi piccoli. In un comunicato l'Asia-Rdb (Associazione inquilini e assegnatari) spiega che «esiste una emergenza abitativa che colpisce lavoratori, precari, disoccupati e famiglie. Sono aumentati gli sfratti per morosità, ci sono meno case popolari e si allarga il numero di case sfitte private. Per gli sfrattati e i precari liberare case sfitte oggi diventa una necessità, mentre la politica di palazzo favorisce gli speculatori a danno degli inquilini». Nel comunicato si legge ancora che «in questo periodo di elezioni ricordiamo a tutti che i precari, i disoccupati e gli sfrattati non hanno tempo per i ballottaggi, ma è più impellente per loro contrastare la rendita (le centinaia di case private sfitte) e lo smantellamento dell'edilizia residenziale pubblica. È da diverso tempo che chiediamo che venga riconosciuta l'emergenza abitativa e pensiamo che l'unico modo per intervenire sia quello di liberare spazi dalla rendita e rilanciare un piano di edilizia pubblica popolare».


20 giugno 2009 - Ansa

Famiglie e Rdb occupano palazzina alla periferia di Bologna
Per il sindacato si tratta di precari, disoccupati e sfrattati

(ANSA) - BOLOGNA, 20 GIU - Famiglie di 'precari, disoccupati e sfrattati', con il supporto del sindacato Asia-Rdb, hanno occupato stamani una palazzina a Bologna. E' un edificio privato in via Algardi, zona Navile, composto da nove appartamenti, sette dei quali sfitti e vuoti, uno abitato. Polizia e carabinieri sono intervenuti alle otto, avvertiti dalla proprieta'. Le forze dell'ordine non sono ancora entrate nello stabile, non e' chiaro quanti alloggi siano stati occupati.

L'AGENDA ECONOMICA, FINANZIARIA E SINDACALE DELLA SETTIMANA

(ANSA) - ROMA, 20 GIU - MARTEDÌ 23 GIUGNO - Roma: ...Rdb-Cub organizzano 'Cerca la ricerca: carovana metropolitana contro la precarieta«, tour nelle principali sedi degli enti di ricerca.
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20 giugno 2009 - Il Resto del Carlino.it

ALLA BOLOGNINA
Via Algardi, occupata palazzina. Il proprietario sporge denuncia
I nove appartamenti, in cattivo stato di manutenzione, sono state occupate da famiglie con al seguito bimbi piccoli: "C'è un’emergenza abitativa, abbiamo proceduto a questa autoassegnazione"

Bologna, 20 giugno 2009 - Una palazzina sfitta, ma con qualche problema di inagibilità è stata occupata questa mattina a Bologna. Una cinquantina di persone tra precari, sfrattati e disoccupati, sotto le insegne delle Rdb hanno preso possesso di una palazzina privata di via Algardi, in zona Bolognina, disposta su due piani e composta da nove appartamenti di cui uno occupato da un'affittuaria. Le abitazioni, in cattivo stato di manutenzione, sono state occupate da famiglie con al seguito bimbi piccoli. Il proprietario dello stabile occupato si e’ gia’ recato dai Carabinieri per sporgere denuncia, intenzionato a riprendere possesso della palazzina di via Algardi. Almeno per il momento, pero’, vista anche la natura politica dell’iniziativa, non dovrebbero esserci particolari evoluzioni: i Carabinieri informeranno l’autorita’ giudiziaria (non ci sono occupanti già identificati), per poi valutare il da farsi in raccordo anche con la Questura. Prima di andare dai Carabinieri, racconta Lidia Triossi di Asia-Rdb, il proprietario si e’ presentato anche in via Algradi. Un faccia a faccia di appena dieci minuti, con un messaggio chiaro lasciato agli occupanti: "Dovete andarvene", riferisce Triossi. Mentre si fanno le pulizie e si prepara il pranzo per tutti, Triossi annuncia che gli occupanti intendono chiedere al piu’ presto un incontro con Prefettura e Comune. "Il percorso svolto in questi mesi ha svelato un’emergenza abitativa - ribadisce - fatta da un lato di un patrimonio di case sfitte e dall’altro di moltissime famiglie sfrattate o sotto sfratto che finiscono per dormire in macchina". Non avendo ottenuto risposte, continua, "abbiamo proceduto a questa autoassegnazione". Nella palazzina occupata ci sono un appartamento affittato e otto vuoti. "Cercheremo di evitare situazioni di sovraffollamento", spiega Triossi: l’intenzione e’ che negli alloggi vuoti vadano a vivere da subito altrettanti nuclei famigliari, mentre altri stanno partecipando "da solidali" all’occupazione. "Tutte famiglie ammesse alle graduatorie Erp ma con punteggi insufficienti", precisa l’esponente dell’Asia-Rdb, "con redditi da 800 o 1.000 euro al mese e 700 che se ne vanno per l’affitto, magari con tre figli da mantenere". In base alle diverse disponibilita’, le famiglie si rendono disponibili a pagare un affitto ma questi aspetti, manda a dire Triossi, "sono tutti da discutere" se e quando si aprira’ una trattativa. Nell’attesa, per domani in via Algardi ci sono in cantiere un pranzo rivolto agli abitanti del quartiere e un’assemblea per fare il punto della situazione. Intanto agli occupanti giunge la solidarieta’ di Tiziano Loreti per Terre Libere. "Esiste una emergenza abitativa che colpisce lavoratori, precari, disoccupati, famiglie - ricorda Loreti - sono aumentati gli sfratti per morosita’, ci sono meno case popolari e si allarga il numero di case sfitte private". Per gli sfrattati e i precari, dichiara Loreti, "liberare case sfitte oggi diventa una necessita’ e un obbligo". L’unico modo per intervenire, continua la nota, e’ quello di "liberare spazi dalla rendita e rilanciare un piano di edilizia pubblica popolare con finanziamenti e interventi sostanziali", mentre "le chiacchiere stanno a zero".


20 giugno 2009 - Il Tempo

Sindacati di base
«Azzerare il deficit sanitario regionale»
di Antonello Antonelli

CHIETI - «Il sisma non riguarda solo i terremotati aquilani, ma coinvolge pesantemente tutta la regione»: è questa la rivendicazione dei sindacati di base (Rdb/Cub, Cobas e SdL) che questa mattina hanno presentato una «piattaforma sociale» in sei punti, che nelle intenzioni dei sottoscrittori dovrebbe rispondere alla «propaganda del Governo fatta in questi ultimi due mesi». «Il Patto di Base – ha spiegato ieri Silvio Di Primio nel corso di una conferenza stampa – ritenendo palesemente insufficiente lo stanziamento disposto dal Governo propone l'azzeramento del deficit sanitario regionale; l'immediata assunzione di tutti i precari del pubblico impiego; il blocco del taglio di 1400 posti di lavoro nella scuola abruzzese e finanziamento aggiuntivo per l'Aquilano, finalizzato all'assunzione straordinaria di personale scolastico per l'inizio del prossimo anno scolastico; l'estensione dell'indennità speciale di disoccupazione di 800 euro a tutti i lavoratori che a seguito del sisma sono senza lavoro e non solo agli operatori commerciali; la piena competenza e finanziamenti adeguati agli enti locali ed alle organizzazioni di cittadini per la ricostruzione di tutte le abitazioni; l'estensione degli sgravi fiscali e risorse per tutte le comunità colpite dal sisma e non solo per i 49 comuni individuati dalla Protezione Civile».


20 giugno 2009 - La Tribuna di Treviso

Avevano solidarizzato con una famiglia in difficoltà
Alloggio occupato: assolti

RONCADE - Si è concluso ieri con la piena assoluzione il processo a carico di alcuni aderenti al sindacato di base dell’Associazione Difesa Lavoratori (Adl). Gli attivisti erano stati denunciati per aver portato la loro solidarietà ad una famiglia che nel 2006 aveva occupato un alloggio di proprietà dell’Ater nel Comune di Roncade sfitto da anni. «Dal 2006 ad oggi il problema abitativo nella Marca non è cambiato - fa sapere l’Adl -. Nemmeno davanti a questa gravissima situazione le politiche abitative e la gestione degli alloggi sfitti di proprietà dell’Ater sono cambiate. La sola risposta che i nostri amministratori sanno dare è la svendita del patrimonio abitativo pubblico». (ru.b.)


20 giugno 2009 - Roma Notizie

EX ANNI VERDI: ALTISSIMA ADESIONE ALLO SCIOPERO DI 24 ORE

Roma - Mercoledì pomeriggio (24 giugno) si terrà un incontro con il presidente della Regione Lazio. Questo un primo risultato della mobilitazione del lavoratori e dei familiari dei centri ex anni Verdi, che questa mattina hanno presidiato la Regione Lazio a sostegno dello sciopero di 24 ore indetto dalla RdB-CUB in tutti centri gestiti dal Consorzio Ri.Rei. Al presidio hanno partecipato circa 150 persone, mentre lo sciopero ha registrato un’altissima adesione nonostante le precettazioni avvenute in particolare nel centro residenziale di Santa Severa. Una delegazione composta da lavoratori, familiari degli assistiti e rappresentanti RdB, è stata ricevuta dall’Assessore Nieri, presente in qualità di portavoce del Presidente Marrazzo, da un membro della Presidenza e da membri della Vice Presidenza regionale. La delegazione ha illustrato tutti i punti critici dell’attuale gestione Ri.Rei, peraltro già ampiamente rappresentati in precedenti incontri, ed ha chiesto il definitivo allontanamento del consorzio Ri.Rei, in tutte le sue componenti, dalla gestione dei centri. La delegazione ha chiesto che nell’imminente incontro con il Presidente vengano resi disponibili tutti gli atti di prescrizione relativi alla chiusura dei centri per una valutazione complessiva, ed ha proposto alla Regione, qualora le irregolarità strutturali fossero di entità contenuta, di farsene carico senza giungere alla chiusura. La delegazione ha inoltre richiesto che si operi l’affidamento anche temporaneo del servizio alle Asl di competenza, come già avvenuto nel 2006, in modo consentire lo sviluppo di una trattativa trasparente, che produca scelte condivise da lavoratori ed assistiti. Alla luce del fatto che nel Lazio i servizi ai disabili sono quasi integralmente gestiti da soggetti privati, la RdB-CUB ha chiesto che nell’ambito di questa trattativa venga presa in seria considerazione l’ipotesi della costituzione di un polo d’eccellenza pubblico.


20 giugno 2009 - Il Messaggero

Pescara. Cobas, rappresentanze di base Cub e sindacato Sdl
contro le misure del governo sul terremoto...
di STEFANIA ORTOLANO

Pescara - Cobas, rappresentanze di base Cub e sindacato Sdl contro le misure del governo sul terremoto che ha stanziato 5 miliardi diluiti in 24 anni. In una conferenza stampa presenti Mario Frittelli (Cub), Silvio Di Primio (Rdb) ed Ettore D’Incecco (Cobas regionali) è stata illustrata una piattaforma sociale che lunedì mattina verrà consegnata alla Regione, durante una manifestazione-presidio a Pescara. «Le risorse per il terremoto - dice Mario Frittelli - sono insufficienti e inadeguate. Il Governo regionale deve far sentire la sua voce».
Ma nella battaglia delle tre sigle ci sono anche i problemi legati al debito dell’Abruzzo. «Tutto il bilancio abruzzese è infatti incentrato sul recupero di questo deficit - spiega Di Primio - le conseguenze sono visibili in tutte le province. I tagli al sociale e l'abrogazione della tessera di mobilità gratuita per i diversamente abili a Chieti sono solo due esempi di questa grave situazione».
«Tra i punti del Patto di Base - spiega ancora Di Primio - poniamo l'azzeramento del deficit sanitario regionale, l'estensione dell'indennità speciale di disoccupazione di 800 euro per gli operatori commerciali dell'Aquila a tutti i lavoratori rimasti senza impiego e la piena competenza, con finanziamenti adeguati, agli Enti locali per la ricostruzione delle abitazioni. Pochi sanno che per entrare nelle nuove case che sorgeranno a decine di chilometri da L'Aquila bisognerà firmare una liberatoria sul terreno con la quale si rinuncia alla vecchia proprietà, di fatto un esproprio. Riteniamo poi necessaria l'estensione degli sgravi fiscali e delle risorse a tutte le comunità colpite dal sisma». «Nel piano che proporremo lunedì alla regione - aggiunge D'Incecco - chiediamo anche l'assunzione di tutti i precari del pubblico impiego e il blocco del taglio dei 1400 posti nella scuola». Intanto una buona notizia: il Presidente della Repubblica ha confermato la disponibilità a un incontro con membri dell'associazione Abruzzo solidale per parlare del Decreto 39, dopo il referendum.

Civitavecchia. L'Rdb cub chiede un incontro urgente ai vertici di Etruria Servizi...

Civitavecchia - L'Rdb cub chiede un incontro urgente ai vertici di Etruria Servizi, per chiarire la situazione delle Aec (assistenti educatrici culturali), che nelle scuole seguono i bambini diversamente abili. «Queste dipendenti, oltre ad avere stipendi esigui, lavorano ad ore con un contratto a tempo indeterminato - si legge nel comunicato - l'Azienda, poi, trasferisce personale Aec da poco assunto in servizi amministrativi, regala livelli di progressione a dipendenti senza rispetto delle regole contrattuali e infine assume personale senza alcun criterio in periodo di crisi di bilancio. Le lavoratrici sono inoltre preoccupate per la notizia del trasferimento del servizio nella Sot socio-sanitaria in via di costituzione nella Holding. Perciò chiediamo per l'ennesima volta un incontro, se ciò non accadrà si daranno vita alle azioni sindacali dovute».

Viterbo. Amministrazione comunale sempre più vicina
all'esternalizzazione delle farmacie...

Viterbo - Amministrazione comunale sempre più vicina all'esternalizzazione delle farmacie, ma i sindacati dicono «no». Giovedì pomeriggio, il primo cittadino ha incontrato di nuovo i sindacati, insieme anche al presidente della Holding servizi, Massimo Boschini, per continuare la discussone sul passaggio del servizio. Le organizzazioni di categoria durante la riunione precedente avevano chiesto all'amministrazione di fornire tutti gli atti e i documenti relativi alla holding, oltre ai bilanci degli ultimi cinque anni delle farmacie comunali. Materiale che invece non è stato messo sul tavolo.
La sigla Rdb ha così riconfermato il secco no alla «svendita di un servizio di così forte impatto sociale. Ribadiamo la nostra contrarietà all'atto - ha spiegato Flavio Zeppa - e siamo disponibili a indire iniziative di lotta per fermare la svendita delle farmacie. Chiediamo inoltre all'amministrazione che metta sul tavolo piani industriali, bilanci e soprattutto i contratti con cui verrà inquadrato il personale del settore».
Dello stesso parere la Cgil, che però chiede all'amministrazione di «fornire tutti i documenti per avere una visione globale della situazione. Il progetto che sta portando avanti il Comune - ha detto Mario Curi, rappresentante della Cgil - non favorirà il riassestamento delle finanze. Passare tutti gli addetti in forza nel settore alla holding aggraverà il bilancio dell'azienda neonata. C'è bisogno di una razionalizzazione del personale per avere costi più contenuti e soprattutto così si potrà garantire il diritto d'opzione a quei dipendenti che intendono rimanere l'ente pubblico».
Più vicina alle posizioni della giunta delle "larghe intese" è invece la Uil Fpl, che dopo aver revocato la propria firma dal documento firmato da Cgil, Cisl e Rdb, ha definitivamente messo fine all'unità sindacale su questo particolare argomento.
Intanto le organizzazioni di categoria sono in attesa di essere di nuovo convocate dall'amministrazione che fornirà la documentazione richiesta.(Giu.Am.)


20 giugno 2009 - Il Mattino di Padova

PATAVIUM E PALÙ
Cosa serve davvero per creare un nuovo ospedale
di Maria Antonietta Ponchia

Padova - Ho letto con attenzione l’intervento del preside della facoltà di Medicina, Giorgio Palù, riguardante il progetto del nuovo ospedale, apparso sul questo giornale. Ciò che salta subito agli occhi è il «leit motiv» dominante che possiamo dire ha caratterizzato il dibattito sul nuovo ospedale, accesosi in città in questi mesi, ossia il discutere esclusivamente di investimenti, di aree, di profitti, di imprese, di chi dovrà comandare, saltando a piè pari la domanda principale: «serve alla salute dei padovani un enorme nuovo ospedale», ignorando, come spesso accade, l’incidenza sulla salute pubblica di scelte urbanistiche e di utilizzo ed organizzazione del territorio e della città; lo star bene, la salute, la qualità della vita, dovrebbero invece tornare al centro del dibattito, allargato alla partecipazione dei fruitori dei servizi, i cittadini, che vogliono contare nelle decisioni che riguardano il bene comune.
Dopo questa premessa, vorrei evidenziare alcune contraddizioni, presenti nell’intervento di Palù, che sarebbe utile chiarire per una maggiore trasparenza: il progetto Patavium (citato nell’intervento) deliberato dalla giunta regionale del Veneto il 22 luglio 2008 è stato aggiornato e completato dal secondo documento preliminare strategico (Dps) denominato «Il Nuovo Polo della Salute di Padova» delibera di Giunta n. 3918 del 16 dicembre 2008, che si può trovare pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 4 del 13 gennaio 2009; essendo questo un documento ufficiale, crediamo sia giusto fare riferimento a esso quando si parla di nuovo ospedale.
Quando si parla di «costo zero per l’università» bisognerebbe leggere pagina 3/parte seconda di suddetto documento dove si chiede all’università un «sostegno economico-finanziario nella realizzazione quanto nella gestione del nuovo Polo» tipo corresponsione di una parte del canone di disponibilità e/o di una parte delle spese per ripagare il privato dei servizi di manutenzione e gestione, nell’ipotesi di realizzazione in project financing.
E’ inoltre utile chiarire se effettivamente sono di proprietà dell’università le strutture all’interno dell’attuale zona ospedaliera (come sostiene Palù) o se invece l’università utilizza tali strutture» che sono in proprietà del demanio statale, e che sono oggetto di concessione d’uso, in favore dell’università medesima. Non risultano, invece, beni immobili in proprietà dell’università stessa» (sempre pag. 3/parte seconda). In sostanza il progetto del campus Biomedico approvato dal CdA dell’ateneo, non ha nulla a che fare col progetto deliberato dalla Regione, ed è lo stesso governatore Galan a ribadirlo: «Il governatore Galan dice no al campus biomedico» titolava il mattino del 20 marzo scorso, la Regione Veneto non ha alcuna intenzione di costruire una cittadella universitaria. A guardare bene l’unico punto che mette d’accordo Galan e Palù è la futura destinazione dell’attuale zona ospedaliera.
Dismissione e alienazione delle attuali strutture al fine di ottenere il «massimo profitto» (pag. 2/parte seconda). Fa pensare, e male, questa unità d’intenti, a fronte delle contraddizioni sopra elencate; non è che sia una colossale speculazione immobiliare il motore che spinge a spostare l’attuale ospedale? Non è che a fronte di finanziamenti incerti l’importante sia vincolare aree altrimenti destinate a verde (vedi Padova Ovest), per farci il nuovo ospedale, se ci saranno i soldi, o altrimenti un centro commerciale? Nel richiedere una chiarificazione, auspico che il dibattito sul futuro della salute dei padovani torni nelle sedi più consone, che non sono sicuramente le campagne elettorali, sia amministrative che universitarie.
delegata sindacale per RdB/CUB (rappresentanze sindacali di base sanità l’Ulss 16


20 giugno 2009 - Il Mattino

La Svezia: salvate l’Osservatorio di Capri
La Reale accademia contro il Cnr: rispettate il patto per l’uso culturale
di ANNA MARIA BONIELLO

Capri - La vendita dell’Osservatorio solare della Reale Accademia Svedese di Anacapri rischia di diventare un caso diplomatico che coinvolge il Cnr e l’Accademia che assegna il Nobel. L’istituto per le ricerche italiano acquistò il complesso 1982 per un prezzo irrisorio, 450 milioni di lire del tempo, proprio dalla Reale Accademia di Svezia con l'intesa che sarebbe stato utilizzato per motivi di studio e che fosse destinato solo alla ricerca scientifica. Oggi il bando pubblicato dal Consiglio nazionale delle ricerche con l'avviso della vendita immobiliare, partendo da una base d'asta di 15.475.000 euro, e che non ammette offerte a ribasso, ha fatto smuovere i vertici dell'ambasciata di Svezia a Roma che contesta la vendita occupata a cercare l'intera documentazione necessaria a impugnare l'eventuale vendita dello storico complesso immobiliare. Il Cnr, che ha emanato l'asta pubblica, parla di vendita a corpo e non a misura. Nell'immensa proprietà che spazia da Caprile a via Fraito fino a via Ceselle, chiamato dagli anacapresi «Il Giardino di Anacapri», si trovano edifici e terreni che il mercato immobiliare attuale reputa di immenso valore. La data di scadenza per la presentazione dell'offerta è fissata alle ore 15 di lunedì, dopodiché per aprire i plichi che contengono le offerte, che non possono essere inferiori ai 15 milioni e 457mila euro, bisognerà attendere il 30 giugno. Il regolamento del bando prevede il versamento cauzionale di 1.547.500 euro e la sede dell'asta è la stessa del Consiglio nazionale delle ricerche in Piazzale Moro a Roma. L'aggiudicazione prevede norme severe: le offerte, in forma anonima, saranno confrontate col valore a base d'asta, e chi si aggiudicherà la proprietà dovrà versare in un'unica soluzione la somma pattuita, alla stipula del contratto d'acquisto. Ma anche se sembra già tutto stabilito, la polemica comincia a montare, e della vendita dell'Osservatorio se ne occuperà anche Il Foglietto, il giornale del sindacato Usi Rdb. Infatti è a questa testata ch e l'ex presidente del Cnr Lucio Bianco ha dichiarato che, anche se non esiste nessuna documentazione, il suo predecessore, professor Ernesto Quagliariello, diede la sua parola all'allora segretario generale dell'Accademia delle Scienze Karl Gustaf Bernhard, «che il Cnr una volta acquistato l'osservatorio di Anacapri, non lo avrebbe mai rivenduto. Per questo motivo - ha proseguito Bianco - il complesso di Anacapri non può essere venduto senza venir meno alla parola data al governo svedese». E che l'immobile dovesse rimanere destinato all'uso pubblico lo aveva già dichiarato il sindaco di Anacapri appena è trapelata sull'isola la notizia. Mario Staiano, che ha lasciato la fascia di sindaco da qualche giorno, in una sua intervista rilasciata al Foglietto aveva già annunziato una serie di perplessità e di voler dare battaglia alla vendita, «infatti - spiega - erano state superate una serie di empasse burocratiche nel corso del restauro che ha portato la superficie dell'immobile da circa 660 a 1100 mq, e poiché si trattava di un edificio destinato al pubblico, che era destinato ad ospitare il nuovo centro di cultura e congressi che avrebbe portato ad Anacapri turismo di qualità anche in bassa stagione, le autorità comunali si erano adoperate per aiutare il Cnr a raggiungere l'obiettivo. Ora invece scopriamo che si tratta di un'azione speculativa».


20 giugno 2009 - Civonline

Mazzola: «Candido Tarquinia a ospitare
una grande manifestazione dei Vigili del Fuoco»

TARQUINIA - "Candido Tarquinia ad ospitare una grande manifestazione dei Vigili del Fuoco, per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare aprire gli occhi alle istituzioni sulla necessità di dotare la città di un distaccamento fisso". Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, torna sull'annoso problema che da anni non riesce a trovare soluzione. "Sono anni che mi impegno – sia a livello provinciale sia nazionale - per garantire a Tarquinia un presidio permanente dei vigili del fuoco e che sottolineo l’urgenza di destinare più risorse economiche e umane al corpo, per garantire sicurezza e tempestività d'intervento, dato che allo stato attuale il personale è costretto ad operare su tutto il territorio italiano in uno stato di oggettiva sofferenza, ai limiti della criticità, a causa del mancato potenziamento dell’organico del personale, dell’insufficiente dotazione di mezzi e della precarietà logistica delle sedi che lo ospitano. Per questo motivo condivido in pieno le affermazioni rilasciate da Emiliano Salcini della RdB Cub, che ha nuovamente e opportunamente messo in evidenza tutto ciò e la necessità di realizzare a Tarquinia un distaccamento fisso dei Vigili del Fuoco". "Si deve ricordare - dice Mazzola - che nelle dodici ore in cui il servizio non è attivo, la distanza del comando di Viterbo e degli altri dislocati nella provincia è tale che i tempi d’intervento si dilatano a dismisura: 45 minuti dal capoluogo, un’ora da Gradoli, solamente per fare degli esempi; mentre se si considera Civitavecchia, i soccorsi sono sì più rapidi, ad ogni modo non meno di 20 minuti, ma, nei casi più gravi, si lascia scoperta la città portuale e l’area di competenza. Malgrado questa situazione, i vigili del fuoco sono riusciti e riescono a svolgere un lavoro straordinario, sia per competenza e capacità, sia sotto il profilo della generosità nei confronti della popolazione". "Invito quindi il Governo e il ministero dell’Interno a varare un programma di potenziamento - conclude il sindaco - e di valorizzazione degli organici, dei mezzi e delle attrezzature del Corpo. Questa valorizzazione, per la provincia di Viterbo e in particolar modo per il nostro territorio, si deve intrecciare con la necessità di rivedere le carenze del sistema complessivo d'intervento".


20 giugno 2009 - Tuscia web

Impegno che il sindaco Mazzola spera di portare a termine
A Tarquinia un distaccamento fisso dei Vigili del fuoco
Il sindaco Mauro Mazzola

Riceviamo e pubblichiamo - Candido Tarquinia a ospitare una grande manifestazione dei Vigili del fuoco, per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare aprire gli occhi alle istituzioni sulla necessità di dotare la città di un distaccamento fisso. Sono anni che mi impegno per garantire a Tarquinia un presidio permanente dei Vigili del Fuoco e che sottolineo, sia a livello provinciale, che nazionale, l’urgenza di destinare più risorse economiche e umane al Corpo, per garantire sicurezza e tempestività di intervento dato che, allo stato attuale, il personale è costretto a operare su tutto il territorio italiano in uno stato di oggettiva sofferenza, ai limiti della criticità, a causa del mancato potenziamento dell’organico del personale, dell’insufficiente dotazione di mezzi e della precarietà logistiche delle sedi che lo ospitano. Per questo motivo condivido in pieno le affermazioni rilasciate da Emiliano Salcini della RdB Cub, che ha nuovamente e opportunamente messo in evidenza tutto ciò e la necessità di realizzare a Tarquinia un distaccamento fisso dei Vigili del fuoco. Si deve ricordare, infatti, che nelle dodici ore in cui il servizio non è attivo la distanza del comando di Viterbo e degli altri dislocati nella provincia è tale che i tempi d’intervento si dilatano a dismisura: 45 minuti dal capoluogo, un’ora da Gradoli, solamente per fare degli esempi. Mentre se si considera Civitavecchia, i soccorsi sono sì più rapidi, a ogni modo non meno di 20 minuti, ma, nei casi più gravi, si lascia scoperta la città portuale e l’area di competenza. Malgrado questa situazione, i Vigili del fuoco sono riusciti e riescono a svolgere un lavoro straordinario, sia per competenza e capacità sia sotto il profilo della generosità nei confronti della popolazione. Invito quindi il governo e il ministero dell’Interno a varare un programma di potenziamento e di valorizzazione degli organici, dei mezzi e delle attrezzature del Corpo. Questa valorizzazione, per la provincia di Viterbo e, in particolar modo, per il nostro territorio, si deve intrecciare con la necessità di rivedere le carenze del sistema complessivo d'intervento.
Mauro Mazzola - Sindaco di Tarquinia


20 giugno 2009 - L'Arena

LAVORO. I lavoratori senza lo stipendio
La Mondadori diserta l’incontro per Finservice
In Prefettura disponibilità dell’azienda sugli arretrati

Brescia - Mancava la Mondadori al vertice che si è tenuto in Prefettura per tentare di trovare una soluzione alla mancata retribuzione degli stipendi dei soci lavoratori della Rm Service di San Giovanni Lupatoto.
Al tavolo con il vice prefetto Elio Faillaci si sono seduti due rappresentanti dei lavoratori, il segretario del seindacato Coba Adl-Rdb Khaled Benammar e il legale Roberto Malesani. Con loro l’avvocato della cooperativa Rm, Paolo Passarin, e Guido Benetta della Benlog, arrivato da Pordenone dove ha sede questa azienda che si è sostituita alla Finservice ora in liquidazione. A evidenziare la volontà del Comune nel cercare di trovare un accordo con la casa editoriale veronese oggi del gruppo Pozzoni, l’assessore all’istruzione Alberto Benetti. Faillaci ha ribadito il bisogno di arrivare a un accordo con la frase «da una parte si dà e dall’altra si cede...»
L’incontro si è svolto a porte chiuse, alla fine tutti si sono detti disponibili. Per Benlog la volontà è quella di riprendere in mano il contratto con la Mondadori e versare 270mila euro che l’azienda appaltatrice dei lavori editoriali dovrebbe ancora alla Finservice. In questo modo si andrebbe a saldare parte degli stipendi arretrati dei 106 lavoratori. D’accordo la Rm, disposta a firmare la cessione del credito alla Benlog. Tuttavia dalla trattativa rimane fuori la Mondadori e anche se Faillaci ha assicurato che i rappresentanti del gruppo editoriale avrebbero tenuto conto degli accordi aggiunti, Malesani e Benammar rimangono tuttavia perplessi, tanto più che ribadiscono l’assoluta certezza che sia la Mondadori a doversi fare carico del pagamento dei lavoratori, «come previsto dalla legge Biagi», assicura sempre l’avvocato Malesani.
L’incontro in Prefettura è arrivato dopo l’ennesima presa di posizione dei lavoratori che ancora l’altro giorno avevano bloccato i cancelli di entrata e di uscita della Mondadori Printing. Ieri è stata una giornata di riflessione, trascorsa in piazza Dante nell’attesa di una risposta positiva dell’incontro. Per Benetti, incaricato dal sindaco, «il Comune ha a cuore la situazione e c’è la volontà di essere intermediari». Venerdì 26 giugno ci sarà un altro incontro, il quarto tavolo per l’esattezza, quello annunciato dal Comune due giorni fa, quando i lavoratori andarono a protestare sulle scale di Palazzo Barbieri.(A.Z.)


20 giugno 2009 - La Nuova Sardegna

Taglio tardivo degli oleandri
Nel viale dove una donna è stata uccisa dal bus, il Comune fa potare solo adesso i rami che ostacolavano la visibilità

CAGLIARI - Ieri gli operatori della cooperativa Sa Striggiula hanno tagliato le fronde degli oleandri che formano una barriera sulla strada e tolgono la visuale a chi deve attraversare viale Poetto e anche a chi marcia lungo il viale col proprio mezzo. Un’azione tardiva visto che Ctm su segnalazione dei sindacati e in seguito a un sopralluogo aveva chiesto al Comune di eliminare quella barriera che ostacolava i conducenti dei pullman. Due mattine fa una donna che era sbucata fuori dalla siepe degli oleandri e non si è orientata, evidentemente, su quale fosse il senso di marcia di provenienza del bus, è stata travolta e uccisa dal bus «P», condotto da un autista di 23 anni assunto con contratto stagionale. Ieri mattina i vigili urbani agli ordini del capitano Roberto De Vittor hanno concluso i rilievi sull’incidente e consegneranno la relazione al magistrato, Andrea Massidda. Per terra c’era una lunga strisciata della frenata fatta dal conducente quando si è trovato la donna davanti: oltre tredici metri. E’ così lungo lo spazio di frenata di un bus o il mezzo andava a velocità sostenuta e quindi c’è voluto qualche metro in più per bloccare il pullman che stava trascinando la povera donna? Tutto questo sarà oggetto di esame da parte del magistrato. Intanto, il coordinamento provinciale RdB/trasporti di Cagliari ha scritto una lettera alla direzione generale Ctm e per conoscenza al prefetto con lo scopo di sottolineare ancora una volta la responsabilità del Comune (di Cagliari) «che più volte è stato sollecitato per risolvere le problematiche pericolose di viabilità stradale compresa la zona del Poetto. Il 9 giugno c’è stato un sopralluogo nella zona della tragedia dove ci veniva assicurato un intervento immediato». Sui tempi di percorrenza: «C’è una vertenza aperta e ancora oggi non si sa di chi sia la competenza delle verifiche».(a.s.)


20 giugno 2009 - Corriere del Veneto

La protesta. All’incontro voluto da Faillaci sindacato Adl-Cobas, lavoratori, rappresentanti della Rm e della Ben Long e l’assessore Benetti
Mondadori, azienda assente al vertice in prefettura
Il Comune farà da intemediario. Tosi: «Cerchiamo una soluzione prima della riunione del 26 giugno»
di Angiola Petronio

VERONA — «La pace sociale si ottiene non solo quando si prende ciò di cui si ha diritto, ma anche quando si rinuncia a qualcosa». Ha dato fondo a tutta la sua filosofia partenopea, ieri il prefetto vicario Elio Faillaci.
Ma anche lui ha morso il freno, quando a mezzogiorno è entrato in una sala degli uffici della Provincia, perchè in prefettura si stavano allestando le stanze per i ballottaggi e il referendum. «Oggi siamo qui per batterci fino in fondo », ha esordito. Solo che lui in quel momento è sembrato don Chiscotte. Perchè a fare il mulino a vento ancora una volta è stata la Mondadori. O, meglio, il gruppo Pozzoni. Quello che ieri non ha mandato nessuno al tavolo indetto da Faillaci per trovare una soluzione alla vicenda della Finservice e, soprattuttto, di quei lavoratori delle cooperative, in particolare la RM service, che dall’azienda di Villafontana - appaltatrice per il gruppo editoriale del sistema logistico - avanzano migliaia di euro. E un impiego che, per quei mancati pagamenti, è sfumato.
Sono giorni che quei lavoratori picchettano e protestano davanti alla Mondadori in borgo Venezia. Giorni che loro vengono spostati più o meno a forza dalla polizia e giorni che i camion che devono rifornire lo stabilimento faticano ad entrare. Lui, il prefetto vicario, le ha provate tutte. Anche a convocare quel tavolo attorno al quale, ieri, si sono ritrovati l’avvocato Roberto Malesani e i rappresentanti del sindacato Adl-Cobas con due lavoratori, l’avvocato Paolo Passarin della Rm e il commercialista Guido Benetta, che rappresenta la Ben Log, un’azienda che è la «cassaforte » della liquidazione Finservice. E’ lui, il commercialista, che ha dato, subito, il polso della situazione. «Vengo da Pordenone - ha sbottato - mi sciroppo centinaia di chilometri in uato di corsa e arrivo qui per vedere che non c’è nessuno della Mondadori». Già, perchè - come ha tentato di spiegare Faillaci - nessuno, ma proprio nessuno, dell’azienda era stato in grado di essere presente per precedenti impegni. Eppure in prefettura, ieri mattina, c’era pure l’assessore comunale Alberto Benetti, mandato dal sindaco. Presenza fondamentale sotto vari punti di vista. Il primo, in particolare, quello della volontà. Che, evidentemente, palazzo Barbieri ha dimostrato a differenza di altri, essendo presente anche se la convocazione del tavolo era avvenuta solo la sera precedente.
La «battaglia» di Faillaci in realtà non c’è stata. Nel senso che mancando uno dei «soggetti » non si è arrivati a molto. «Eravamo già pronti per un accordo con Mondadori - ha spiegato il vice prefetto - e venerdì scorso eravamo arrivati alla possibilità di sottoscriverlo. L’azienda lo ha fatto saltare adducendo aspetti giuridici controversi. In tutto questo noi stavamo lavorando in silenzio. Solo che la situazione è degenerata, con le proteste dei lavoratori. Il tavolo di oggi è fondamentale per sensibilizzare gli industriali, che devono uscire allo scoperto su questa vicenda». Già, quegli industriali sempre evocati - con tanto di «atto di presenza » dei lavoratori RM all’assemblea annuale dell’associazione - e mai comparsi in tutta la vicenda. Quell’associazione in cui Roberto Andreetto, titolare della Finservice ora in liquidazione volontaria, era presidente dell’ente formativo, il consorzio Cim & Form.
Faillaci il bastone lo ha usato anche con altri. «Mi chiedo dove siano anche le forze politiche perchè qui, a parte il Comune, non si è visto nessuno ». Ieri, in prefettura, è stato come giocare a tresette con il morto. Da una parte il sindacato che chiede che la Mondadori, in base alla legge Biagi, si faccia carico degli obblighi finanziari verso i lavoratori delle cooperative o che venga stipulato un contratto con un’azienda, come la Ben Log o altre, che riassumerebbero le persone rimaste senza lavoro. Dall’altra quello che si era già messo sul tavolo nelle precedenti riunioni. Fuori, confusi tra i turisti, quei lavoratori che da sei mesi non vedono un euro. A mancare all’appello, però, è sempre e solo una parte. Il primo anello di una catena a cui sono inchiodate almeno cinquanta famiglie. Quelle di chi non ha più un lavoro. E’ al sindaco Tosi che il prefetto vicario ha «dato mandato » per fare da intermediatore tra tutte le parti. L’assessore Benetti gli ha riferito quanto emerso dal tavolo.
«Ci proviamo», ha detto lui. Che per la vicenda di quei lavoratori ha fissato un incontro il 26 giugno, in Comune. «Sono assolutamente sicuro - ha detto Tosi - che la nostro tavolo Mondadori ci sarà. In ogni caso in questi giorni vaglieremo altre soluzioni».
Potrebbe spuntare quindi qualcun altro - oltre a Ben Log, Hdl o Archimeda, che si erano fatte avanti per riprendere il contratto di Finservice - pronto a prendersi gli oneri, ma anche gli onori (in termini economici) degli appalti per il settore della logistica del colosso editoriale del gruppo Pozzoni.

Marin: «E’ giunta l’ora di voltare pagina»
Il candidato del Pdl chiude in Prato con Brunetta: «Dite no alle bugie della sinistra»
di Alberto Rodighiero

PADOVA — Cinquanta giorni di campagna elettorale, una sola parola d’ordine: «Cambiamento». Mentre calano le luci sull’ultimo scampolo della corsa a palazzo Moronidieci giorni vissuti all’insegna dei veleni, di accuse e contraccuse, colpi bassi e carte bollate-, Marco Marin, prima di salire assieme al ministro dell’Impiego pubblico Renato Brunetta sul palco allestito al centro dell’Isola Memmia, in Prato della Valle vuole lanciare l’ultimo accoratissimo appello a tutti gli elettori. Erano circa mille e cinquecento, secondo gli organizzatori, i sostenitori del centrodestra accorsi assieme a tutto lo stato maggiore dei partiti della coalizione, dalla Lega al Pdl all’Udc, per la festa di chiusura della campagna elettorale. «Domani la nostra città ha davanti a sé un’occasione irripetibile - spiega l’ex olimpionico al termine di un lunga corsa che l’ha portato a stringere migliaia di mani, a partecipare centinaia d’incontri a girare a rigirare una dozzina di mercati-, la possibilità di cambiare radicalmente il modo di essere amministrata, di poter tornare a correre ».
«Da padovano che ama la sua città, chiedo ai miei concittadini di darci una mano per non essere più governati da chi divide Padova tra amici e nemici» aggiunge l’ex olimpionico. «Da chi, per raggranellare qualche voto, infila nelle cassette della posta della case popolari volantini in cui si spiega che, in caso di vittoria del centrodestra, gli alloggi pubblici verranno venduti a prezzi di mercato» dice ancora il candidato a palazzo Moroni. «Oltre all’indignazione per una menzogna assolutascandisce in un crescendo di emozione Marin-, noi non abbiamo mai nemmeno pensato ad una cosa del genere, fa rabbia la spregiudicatezza della sinistra che, sperando di guadagnare qualche consenso, fa vivere ore di angoscia a tanti pensionati impauriti dal perdere la casa. Vergogna, con noi certe cose non potrebbero mai accadere».
L’esponente del Pdl, con foga immutata, passa così al cavallo di battaglia della sua campagna elettorale: la sicurezza. «Zanonato in questi anni ha paralato esclusivamente di insicurezza percepita poi, a due giorni dal voto, fa pubblica ammissione di fallimento sconfessando il suo assessore all’Immigrazione di Rifondazione comunista quindi Daniela Ruffini e quello alla Polizia municipale Marco Carrai» rincara la dose. «Se i padovani ci daranno la loro fiduciaspiega-, metteremo immediatamente in campo due provvedimenti che riteniamo fondamentali: i presidi mobili nei quartieri e la riapertura delle sedi periferiche della Polizia municipale. Strutture che la sinistra ha ben pensato di chiudere quando, 5 anni fa quando ha vinto le elezioni». «Io e tutti gli amici del centrodestraconclude-, vogliamo una città diversa. Una città che come orizzonte possa andare oltre alla cintura urbana. Una città che torni ad essere la capitale del Nordest, la capitale delle eccellenze. Quelle eccellenze che, se i padovani mi concederanno il loro voto, inviterò tutte a sedersi attorno ad un tavolo. Un tavolo attorno al quale lavoreranno, aldilà delle appartenenze politiche, tutti quelli che nella loro professione in Italia e nel mondo hanno saputo dare il meglio. Persone che vogliono il bene della nostra città e che lavoreranno per farla tornare grande».
Applauditissimo anche l’intervento del ministro Renato Brunetta: «E’ ora di dire basta a questa sinistra triste. Molti dei loro leader non hanno mai lavorato, la sinistra non sa perdere e quando perde diventa cattiva: è successo a Roma, succede a Bari, succede anche a Padova». Da segnalare, confinata in fondo alla piazza, un’estemporanea protesta di Adl-Cobas contro il ministro.


19 giugno 2009 - Adnkronos

SANITÀ: LAZIO, MERCOLEDÌ INCONTRO RDB-MARRAZZO SU EX ANNI VERDI
ALTISSIMA ADESIONE ALLO SCIOPERO DI 24 ORE

Roma, 19 giu. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - È in programma mercoledì pomeriggio un incontro tra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e le Rdb-Cub (Rappresentanze di Base - Confederazione unitaria di base) sulla vicenda dei centri ex Anni Verdi. Questo un primo risultato della mobilitazione del lavoratori e dei familiari dei centri che questa mattina hanno presidiato la Regione Lazio a sostegno dello sciopero di 24 ore indetto dalla RdB-Cub in tutti centri gestiti dal Consorzio Ri.Rei. Al presidio - si legge in una nota del sindacato - hanno partecipato circa 150 persone, mentre lo sciopero ha registrato un'altissima adesione nonostante le precettazioni avvenute in particolare nel centro residenziale di Santa Severa. Una delegazione composta da lavoratori, familiari degli assistiti e rappresentanti RdB, è stata ricevuta dall'assessore regionale al bilancio, Luigi Nieri, presente in qualità di portavoce di Marrazzo, da un componente della presidenza e da altri della vicepresidenza regionale. La delegazione ha illustrato tutti i punti critici dell'attuale gestione Ri.Rei, già ampiamente rappresentati in precedenti incontri, e ha chiesto il definitivo allontanamento del consorzio Ri.Rei, in tutte le sue componenti, dalla gestione dei centri. La delegazione - prosegue la nota - ha chiesto che nell'imminente incontro con Marrazzo vengano resi disponibili tutti gli atti di prescrizione relativi alla chiusura dei centri per una valutazione complessiva e ha proposto alla Regione, qualora le irregolarità strutturali fossero di entità contenuta, di farsene carico senza giungere alla chiusura. La delegazione ha inoltre richiesto che si operi l'affidamento anche temporaneo del servizio alle Asl di competenza, come già avvenuto nel 2006, in modo consentire lo sviluppo di una trattativa trasparente, che produca scelte condivise da lavoratori ed assistiti. Infine La Rdb-Cub ha chiesto che in questa trattativa venga presa in seria considerazione l'ipotesi della costituzione di un polo d'eccellenza pubblico, alla luce del fatto che nel Lazio i servizi ai disabili sono quasi integralmente gestiti da soggetti privati.


19 giugno 2009 - Omniroma

RI.REI, RDB-CUB: CHIUSURA A S.SEVERA COMUNICATA DA STAFF MONTINO

(OMNIROMA) Roma, 19 giu - «In merito alle dichiarazioni dell'amministratore Ri.Rei. Rossana Varrone, che definisce false le notizie sulla imminente chiusura del centro di Santa Severa», la RdB-Cub comunica in una nota che «la prescrizione di chiusura entro il 31 luglio di tale centro da parte dei Nas è stata comunicata dallo staff del vicepresidente Montino alla delegazione composta da circa 15 fra familiari, lavoratori e rappresentanti della RdB-Cub, nel corso dell'incontro avvenuto presso la Regione Lazio lo scorso 17 giugno. A questo proposito, la RdB-Cub chiederà conto della natura di tale prescrizione di chiusura nel sollecitato incontro con il presidente della Regione Marrazzo». «Per quanto attiene la prescrizione di chiusura del centro di Lavinio - prosegue la nota - stupisce l'impegno dichiarato da Ri.Rei per la messa norma delle strutture, anche a fronte delle oggettive difficoltà economiche di un Consorzio che non sta pagando i fornitori ed i suoi stessi dipendenti. Peraltro lo stesso consorzio, in una lettera indirizzata ai familiari degli assistiti del centro di Lavinio, comunica che sia la Asl Roma H che la Regione Lazio gli negano la facoltà di intervenire sull'adeguamento strutturale di tale centro. Ri.Rei, inoltre, si è dichiarato pronto a riconsegnare la struttura alla Asl entro il prossimo 30 giugno». La RdB-CUB «ritiene dunque che l'atteggiamento destabilizzante sia da attribuirsi a chi abbia eventualmente comunicato notizie inesatte o, qualora queste si dimostrassero fondate, al consorzio Ri.rei, che con tale condotta aspira forse a tentare di coprire le proprie responsabilità nella accertata fallimentare gestione del servizio. Per quanto attiene agli interessi della RdB, questi sono esclusivamente volti alla tutela dei diritti dei lavoratori e degli utenti dei centri per disabili. A questo fine è stato indetto lo sciopero odierno in tutti i centri gestiti da Ri.Rei, con il quale si chiedono soluzioni della vertenza urgenti, condivise e trasparenti. A sostegno dello sciopero, è in corso un partecipato presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti davanti alla Regione Lazio».

RI.REI, RDB-CUB: «MERCOLEDÌ INCONTRO CON MARRAZZO»

(OMNIROMA) Roma, 19 giu - Circa 150 lavoratori dei centri di assistenza per disabili gestiti dal Consorzio Ri. Rei. , ex anni Verdi, appartenenti alla Rdb Cub, questa mattina hanno manifestato sotto la sede della Regione Lazio, in via Cristoforo Colombo. Una delegazione dei lavoratori è stata ricevuta dall'assessore regionale al Lavoro Luigi Nieri. A quanto sostenuto dai componenti della delegazione «ci è stato fissato un incontro con il presidente Marrazzo per mercoledì prossimo». Il lavoratori del Consorzio Ri.Rei. chiedono che «venga fatta chiarezza sul futuro delle sedi di Santa Severa e di Lavinio e sulle prospettive di un'eventuale ridimensionamento del servizio». I lavoratori del Ri. Rei. inoltre sottoporranno a Marrazzo la richiesta di «sollevare i dirigenti del Consorzio a partire dal primo luglio, perché fanno solamente danno all'azienda, altrimenti li allontaneremo noi dal posto di lavoro».


19 giugno 2009 - Dire

SANITÀ. EX ANNI VERDI, RDB: MERCOLEDÌ INCONTRO CON MARRAZZO

(DIRE) Roma, 19 giu. - "Mercoledi' pomeriggio si terra' un incontro con il presidente della Regione Lazio. Questo e' un primo risultato della mobilitazione del lavoratori e dei familiari dei centri ex Anni Verdi, che questa mattina hanno presidiato la Regione Lazio a sostegno dello sciopero di 24 ore indetto dalla Rdb Cub in tutti centri gestiti dal Consorzio Ri.Rei". Lo afferma, in una nota, Rdb Cub. "Al presidio hanno partecipato circa 150 persone, mentre lo sciopero ha registrato un'altissima adesione nonostante le precettazioni avvenute in particolare nel centro residenziale di Santa Severa- continua la nota- Una delegazione composta da lavoratori, familiari degli assistiti e rappresentanti Rdb, e' stata ricevuta dall'assessore Nieri, presente in qualita' di portavoce del presidente Marrazzo, da un membro della presidenza e da membri della vice presidenza regionale. La delegazione ha illustrato tutti i punti critici dell'attuale gestione Ri.Rei, peraltro gia' ampiamente rappresentati in precedenti incontri, ed ha chiesto il definitivo allontanamento del consorzio Ri.Rei, in tutte le sue componenti, dalla gestione dei centri". "La delegazione ha chiesto che nell'imminente incontro con il presidente vengano resi disponibili tutti gli atti di prescrizione relativi alla chiusura dei centri per una valutazione complessiva- prosegue la nota- ed ha proposto alla Regione, qualora le irregolarita' strutturali fossero di entita' contenuta, di farsene carico senza giungere alla chiusura". "La delegazione ha inoltre richiesto che si operi l'affidamento anche temporaneo del servizio alle Asl di competenza, come gia' avvenuto nel 2006, in modo consentire lo sviluppo di una trattativa trasparente, che produca scelte condivise da lavoratori ed assistiti- conclude la nota di Rdb Cub- Alla luce del fatto che nel Lazio i servizi ai disabili sono quasi integralmente gestiti da soggetti privati, la Rdb Cub ha chiesto che nell'ambito di questa trattativa venga presa in seria considerazione l'ipotesi della costituzione di un polo d'eccellenza pubblico".


19 giugno 2009 - Iris

LAZIO: VARRONE (RI.REI), FALSA LA NOTIZIA CHIUSURA
DEL CENTRO DI SANTA SEVERA

(IRIS) - ROMA, 19 GIU - In merito alle dichiarazioni dell’amministratore Ri.Rei. Rossana Varrone, che definisce false le notizie sulla imminente chiusura del centro di Santa Severa, la RdB-CUB rende noto che la prescrizione di chiusura entro il 31 luglio di tale centro da parte dei Nas è stata comunicata dallo staff del Vice Presidente Montino alla delegazione composta da circa 15 fra familiari, lavoratori e rappresentanti della RdB-CUB, nel corso dell’incontro avvenuto presso la Regione Lazio lo scorso 17 giugno. A questo proposito, la RdB-CUB chiederà conto della natura di tale prescrizione di chiusura nel sollecitato incontro con il Presidente della Regione Marrazzo. Per quanto attiene la prescrizione di chiusura del centro di Lavinio, stupisce l’impegno dichiarato da Ri.Rei per la messa norma delle strutture, anche a fronte delle oggettive difficoltà economiche di un Consorzio che non sta pagando i fornitori ed i suoi stessi dipendenti. Peraltro lo stesso Consorzio, in una lettera indirizzata ai familiari degli assistiti del centro di Lavinio, comunica che sia la ASL Roma H che la Regione Lazio gli negano la facoltà di intervenire sull’adeguamento strutturale di tale centro. Ri.Rei, inoltre, si è dichiarato pronto a riconsegnare la struttura alla Asl entro il prossimo 30 giugno. La RdB-CUB ritiene dunque che l’atteggiamento destabilizzante sia da attribuirsi a chi abbia eventualmente comunicato notizie inesatte o, qualora queste si dimostrassero fondate, al Consorzio Ri.rei, che con tale condotta aspira forse a tentare di coprire le proprie responsabilità nella accertata fallimentare gestione del servizio. Per quanto attiene agli interessi della RdB, questi sono esclusivamente volti alla tutela dei diritti dei lavoratori e degli utenti dei centri per disabili. A questo fine è stato indetto lo sciopero odierno in tutti i centri gestiti da Ri.Rei, con il quale si chiedono soluzioni della vertenza urgenti, condivise e trasparenti. A sostegno dello sciopero, è in corso un partecipato presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti davanti alla Regione Lazio.


19 giugno 2009 - Ansa

LAVORO: NEGOZIO 'REPLAY' MILANO; CUB, SCIOPERO A OLTRANZA

(ANSA) - MILANO, 19 GIU - I dipendenti del negozio 'Replay' di Milano iscritti alla Confederazione unitaria di base (Cub) hanno aderito uno sciopero a oltranza iniziato oggi per protestare contro la chiusura del negozio di largo Corsia dei Servi. Lo ha reso noto lo stesso sindacato. Per otto ore - si legge in un comunicato - i lavoratori hanno rifiutato di partecipare all'attività di imballo e recupero merci per smantellare il locale, organizzando un presidio fuori dal negozio. La Cub ha annunciato nei prossimi giorni altre azioni di protesta. «È un licenziamento mascherato da trasferimento - ha affermato il sindacato in una nota - oltre che per i tempi ridotti, anche perchè ai dipendenti sarebbe stato proposto di andare a lavorare presso altri negozi del marchio a Roma, Napoli e Caserta».


19 giugno 2009 - Reuters

G8, si moltiplicano eventi protesta:domenica assemblea attivisti
di Sara Rossi

MILANO, 19 giugno (Reuters) - Si moltiplicano in vista del G8 dell'Aquila le iniziative di protesta organizzate da comitati cittadini, movimenti e sindacati -- che domenica prossima in un'assemblea nel capoluogo abruzzese discuteranno del programma delle contestazioni e di altre iniziative -- mentre è ancora vivo il ricordo dei violenti scontri tra polizia e manifestanti al summit del 2001 a Genova. Dopo la scelta di spostare il vertice dei Paesi più industrializzati dalla Maddalena all'Aquila lo scorso aprile -- allora il premier Silvio Berlusconi aveva detto di non credere che "i no global avrebbero la faccia e il cuore di manifestazioni così dure" nella regione -- i manifestanti hanno deciso di non concentrare solo nel capoluogo abruzzese e a Roma le iniziative di protesta, ma di moltiplicarle e dislocarle su tutto il territorio italiano, nei tre giorni del G8 ma anche in quelli precedenti. "Stiamo lavorando per il 7 luglio a Roma a una giornata di accoglienza per i grandi della Terra, che chiameremo 'la piazza dell'indignazione', in cui protesteremo contro i responsabili della crisi ai quali diremo che non sono i benvenuti in Italia", ha spiegato oggi a Reuters Irene Di Noto, della rete romana No G8 precisando che non è stato ancora individuato un luogo per questo evento. All'assemblea nazionale del 21 giugno all'Aquila sono attesi, tra gli altri, realtà abruzzesi -- come Abruzzo social forum ed Epicentro solidale --, Rete romana No G8 -- che riunisce movimenti per il diritto alla casa, reti contro la precarietà e centri sociali --, Rete No logo ma anche sindacati come Rdb-Cub, Cobas e Fiom-Cgil, associazioni come Legambiente e alcune forze politiche, come Rifondazione Comunista. Finora nell'eterogeneo programma delle iniziative di protesta in vista del G8 ci sono già una manifestazione contro l'ampliamento della base Usa a Vicenza, il 4 luglio, e un altro evento in Sardegna, il 2 luglio, ma anche -- contro la gestione della ricostruzione del governo nelle zone terremotate -- una fiaccolata nella notte del 6 luglio dall'Aquila a Coppito (che ospiterà il G8) e il 7 e l'8 luglio un forum sulla ricostruzione a Monte Cristo, località nel comune dell'Aquila. "SITUAZIONE DIVERSA DAL 2001" A meno di tre settimane dal summit dell'Aquila cresce la tensione per la questione "sicurezza" dopo le proteste organizzate negli ultimi mesi per esempio al G8 dell'Università a Torino e mentre è ancora vivo il ricordo degli scontri del summit di Genova nel 2001 in cui è morto un ragazzo, Carlo Giuliani. "Credo ci sia una situazione completamente diversa (rispetto al G8 di Genova). Siamo all'Aquila e i protagonisti devono essere gli aquilani...che stanno già protestando sonoramente. I terremotati si stanno già ribellando, queste saranno le tensioni del G8", ha detto Luca Casarini, attivista del sito www.globalproject.info, leader dei disobbedienti del Nord-Est e presente al G8 di Genova di otto anni fa. "Contro il G8 è importante che le proteste siano sociali e non tanto di gruppi politici organizzati, che vengono magari dall'esperienza di Genova. Occorre favorire proteste vere, della società", ha aggiunto. "(Sulle proteste) Noi siamo dell'idea che decidano gli aquilani, che le situazioni locali come 'Epicentro solidale' e i comitati ci diano le indicazioni di cose fare e di come farlo, siamo dell'idea che decidano quelli che sono lì", ha spiegato Casarini Qualche giorno fa, quattro persone sono state arrestate nell'ambito di indagini antiterrorismo condotte da Digos e polizia di Roma ed estesesi con perquisizioni in altre città tra cui Genova e Milano, in vista del G8. Secondo il ministro dell'Interno, gli arrestati volevano riorganizzare "la lotta armata in Italia" e ricostituire le Brigate Rosse.


19 giugno 2009 - Il Manifesto

PREVIDENZA INTEGRATIVA. Rendimenti giù nel 2008 e nei primi mesi 2009. La Covip chiede aiuto. Sacconi: «Altri sei mesi di silenzio assenso»
La recessione picchia duro sui fondi pensione: il secondo pilastro resta al palo
di Sara Farolfi

ROMA - Tempi duri per la previdenza complementare e soprattutto per chi (un po' forzosamente, per la verità) lì ha investito il proprio Tfr. La sberla inferta dalla crisi dei mercati finanziari è stata severa. E se le perdite dei fondi pensione (sia aperti che chiusi) sono risultate inferiori a quelle di altri paesi, ciò si deve alle dimensioni ridotte del secondo pilastro pensionistico italiano (che ad oggi riguarda 4,9 milioni di lavoratori, il 26% dei dipendenti del settore privato), oltre a una gestione concentrata sul mercato obbligazionario e garantito più che su quello azionario.
Ciò detto, le perdite ci sono state eccome, nell'ordine del 6% per i fondi negoziali (quelli contrattuali, cosiddetti chiusi), del 14% per i fondi aperti (quelli più esposti al mercato azionario) e del 24,9% per i Pip (piani individuali pensionistici). Anche per i primi mesi di quest'anno, i rendimenti sono stati contrassegnati da un andamento negativo, mentre qualche segnale di ripresa (nell'ordine di 2,2 punti percentuali di media) si è fatto largo tra aprile e maggio. È quanto emerge dalla relazione annuale della Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione), che non esita a stigmatizzare i numeri del rapporto come «la dimostrazione della tenuta e della solidità del sistema», e chiede al governo «interventi mirati di manutenzione per superare le diverse criticità».
La verità è che «il secondo pilastro previdenziale» stenta a decollare in Italia. Dalla riforma del 2007 (quella che, con il meccanismo del «silenzio-assenso» ha portato il Tfr di molti lavoratori nelle casse dei fondi pensione) gli iscritti sono raddoppiati. Ma già nel corso del 2008 c'è stato un rallentamento, e per quest'anno, a giudicare dallo stato comatoso in cui versano i mercati finanziari, non è difficile immaginare come andrà. A questo si aggiunge, si sottolinea nel rapporto, «il deterioramento del mercato del lavoro» e «il ricorso massiccio alla cassa integrazione» che, in quanto fattori di profonda erosione del reddito disponibile, non fanno che contribuire a frenare l'adesione alla previdenza integrativa.
Perciò il presidente della Covip, Antonio Finocchiaro, suggerisce un altro semestre di «silenzio assenso», oltre all'introduzione di forme di reversibilità (oggi negate) dalla decisione di versare il Tfr ai fondi. Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi raccoglie l'invito, indica già come papabile il primo semestre 2010 e apre all'introduzione di «forme di reversibilità», da definire comunque «tenendo conto dell'andamento dei mercati».
Il punto, esplicitato tanto dalla relazione introduttiva di Finocchiaro quanto dall'intervento di Sacconi, è che la pensione pubblica viene data per spacciata. Finocchiaro cita i dati della ragioneria generale dello stato, secondo i quali il futuro grado di copertura delle pensioni pubbliche si ridurrà a poco più del 50% (lordo) del salario, o persino a valori inferiori per chi ha carriere discontinue. Sul lungo periodo, i dati parlano di una stabilizzazione della spesa pensionistica sul Pil «ma questo non basta» dice Sacconi, che dell'intenzione di ridurre progressivamente il pilastro pubblico a vantaggio di quello privato parla più diffusamente nel Libro bianco sul welfare.
La relazione Covip convince i sindacati confederali. «La previdenza complementare, e in particolare i fondi negoziali, tengono anche in una fase così difficile per l'economia», dice Morena Piccinini (Cgil). Unica voce contraria, quella della Cub: «Un altro silenzio-assenso? Lo faremo fallire nuovamente».


19 giugno 2009 - Il Tirreno

AL CARMINE
Presidio Rdb contro la crisi

PISA - Oggi pomeriggio alle 18 in piazza del Carmine presidio informativo promosso dallo sportello immigrati delle RdB Cub, contro pacchetto sicurezza, razzismo, sfruttamento di tutti i lavoratori, immigrazione tra crisi economica e razzismo di stato.


19 giugno 2009 - La Nazione

SPOLETO. «L'ASL 3 assume nuove ostetriche...

SPOLETO - «L'ASL 3 assume nuove ostetriche, ma invece di potenziare l'organico del consultorio territoriale di via Marconi, lo riduce da cinque a tre unità». La denuncia è di Leonardo Galdini, a nome del coordinamento regionale della Rdb-Cub sanità. «Fermo restando lo stesso carico di lavoro, con le stesse procedure da attuare soprattutto in materia di prevenzione, fondamento sulla quale si basa la nostra assistenza sanitaria aggiunge Galdini francamente non riusciamo a capire la logica messa in atto dall'Azienda. A questo si deve aggiungere anche il trasferimento da Spoleto a Foligno senza motivo, e soprattutto non richiesto, di una unità esperta e professionalmente molto apprezzata, che lavorava nel servizio da anni. Non è nostra intenzione e non ci interessa fare delle considerazioni campanilistiche, non pensiamo neanche che l'Asl 3 consideri il territorio Spoletino, per quanto riguarda alcuni servizi, meno meritevole di altri, ma sicuramente la situazione del consultorio di Spoleto va affrontata e risolta. Non vorremmo veder realizzata la teoria del pesce al quale, non trovando il coraggio per sopprimerlo subito, si toglie una goccia d'acqua al giorno così, quando inevitabilmente morirà, tutti potranno piangerne la scomparsa, anche i colpevoli». Un caso tra i tanti che il sindacato ha messo in evidenza al direttore generale dell'Asl, Gigliola Rosignoli (nella foto). «Richieste ufficiali specifica Galdini nelle quali chiedevamo di comprendere, nel merito, alcuni aspetti della gestione. Pensiamo che una pubblica amministrazione, proprio perché tale, debba essere trasparente, e quindi fornire a chiunque ne faccia richiesta tutte le spiegazioni necessarie. Gli argomenti che hanno attirato la nostra attenzione sono stati molti. La ripartizione degli incentivi economici per il personale dipendente, i criteri con cui viene ripartito il personale nei vari servizi, le procedure attuate per la mobilità interna ed esterna dei dipendenti e altro ancora. A tutte queste domande l'Azienda, dimostrando una grande coerenza, sostanzialmente non ha mai risposto. E sicuramente non risponderà alle nostre domande in merito al caso del consultorio di Spoleto».


19 giugno 2009 - Liberazione

Il rilancio dopo la crisi, incontro a Piacenza
In primo piano il mercato di Piazza Affari rivolto alle piccole e medie imprese
di Michele Rancati

Roma - Come fare per arrivare preparati alla stagione di rilancio post-crisi? Alla domanda che tutte le aziende si pongono hanno provato a rispondere ieri pomeriggio alla Volta del vescovo alcuni attori protagonisti del mondo finanziario e imprenditoriale italiano. La società di revisione PricewaterhouseCoopers e Banca Aletti, con la partecipazione di Borsa Italiana, hanno organizzato un incontro con la finalità di promuovere Aim Italia, il mercato di Piazza Affari rivolto espressamente alle piccole e medie imprese che vogliono strutturarsi e aprirsi a un possibile collocamento. «Si tratta - ha spiegato il presidente e amministratore delegato di Price, Pierangelo Schiavi - di un'interessante opportunità di finanziamento e di accesso ai mercati finanziari che riguarda anche le tante realtà piacentine. Accedere a capitali freschi per portare avanti progetti di crescita è fondamentale, le banche sono molto restie a concedere prestiti e l'Aim può essere uno strumento più rapido e efficace per avere liquidità. Ovviamente alla base ci devono essere progetti seri e solidi, che possano attirare investimenti».
Sullo sfondo dei lavori della giornata, moderata dall'assessore comunale Anna Maria Fellegara e che ha visto la partecipazione di diverse imprese piacentine, non poteva però che esserci la congiuntura economica negativa che anche il nostro territorio sta vivendo. «La situazione italiana è legata ai seri guari delle istituzioni finanziarie estere - ha aggiunto Schiavi - ma anche noi ne paghiamo le conseguenze. Territori come questo legato al manifatturiero possono resistere, è su questa base che deve poggiare il rilancio».
Ospite prestigioso della giornata Angelo Tantazzi, presidente di Borsa Italiana: «Zone ricche come questa hanno enormi potenzialità, purchè le leghino a una costante capacità di innovazione. Io non credo a chi dice che la crisi svanirà come d'incanto tra pochi mesi, la risalita sarà lunga e impegnativa».
Alla tavola rotonda organizzata nella seconda parte dell'evento ha partecipato anche l'amministratore delegato di Rdb, Renzo Arletti: «Il momento è duro, abbiamo messo in preventivo una riduzione di fatturato che possa comunque dare soddisfazione agli azionisti. La crisi sarà ancora molto lunga, forse qualche spiraglio si potrà avere a metà del 2010: dobbiamo prepararci a mesi difficili, noi li stiamo affrontando ristrutturandoci, tagliando i costi e adattandoci alle condizioni di un mercato che per tutti, non solo per noi, è in forte contrazione».


19 giugno 2009 - Corriere del Veneto

IL CASO. Cresce la tensione tra i dipendenti rimasti senza stipendio
Mondadori, vertice in prefettura
Slitta invece l’incontro con il Comune. Ieri un’altra ora di blocco davanti ai cancelli

Verona - Continuano le proteste dei dipendenti rimasti senza un’occupazione davanti alla Mondadori printing. Un presidio è stato messo in atto anche ieri. Gli operai che lavoravano per la Finservice e la Rmservice ora in liquidazione, rimasti disoccupati hanno manifestato davanti ai cancelli e dalle 18 alle 19 hanno impedito lo svolgimento della regolare attività dell’azienda. A quell’ora sul posto sono arrivate le forze dell’ordine che hanno fatto spostare i manifestanti. È bastato invitarli a lasciare libero il passaggio, non hanno opposto resistenza passiva come invece era accaduto martedì. Si tratta degli stessi operai che avevano messo in atto la protesta di martedì e che erano già stati identificati. La loro posizione è al vaglio del magistrato, Mondadori aveva presentato un esposto per la violenza privata e l’interruzione dell’attività lavorativa. Nell’arco della giornata i manifestanti si erano spostati anche in strada bloccando il traffico a singhiozzo per sensibilizzare la cittadinanza sui loro problemi. La rabbia è salita dopo che hanno saputo che il Comune ha fissato un incontro con le parti in causa, il gruppo Pozzani, e la Prefettura, per venerdì 26 giugno. E una settimana in più per chi non ha ancora ricevuto gli stipendi arretrati. «Non ci si rende conto negli ambiti istituzionali e politici della gravità», ha sostenuto il segretario del sindacato cobas Adl-Rdb, Khaled Benammar. Secondo il legale Roberto Malesani «l’obbligo di pagamento diretto è da parte dell’appaltante. È la Mondadori che deve versare gli stipendi arretrati. La legge Biagi lo aveva espresso ed è la stessa che è stata riconfermata con la finanziaria». Ne è talmente convinto che ha richiesto un incontro urgente con la Prefettura; il viceprefetto Elio Faillaci ha dato la disponibilità per oggi a mezzogiorno. «Troviamo ingiusto che nei nostri riguardi si pensi a denunciarci per violazione della proprietà privata e per chi ci ha messo in queste condizioni non ci sia nessuna sanzione», dicono. Malesani per questo ha deciso di fare un esposto alla Procura della Repubblica, affinché «chi è nel giusto e vuole i propri diritti rispettati, non passi dalla parte del torto». Ora, la legge Biagi, quella parte della normativa rivista più volte da Malesani, sembra essere l’unica via d’uscita. E lo ha scritto in una lettera inviata con urgenza all’attenzione di Prefettura e Comune.(A.Z.)

La protesta. L’avvocato del sindacato: «In base a una norma della Finanziaria 2007 il gruppo Pozzoni responsabile anche per questi dipendenti»
Mondadori, trattativa sulla data. Nuovi picchetti
Questore e prefetto pronti ad aprire subito il tavolo. Si attendono Comune e gruppo Pozzoni

VERONA — Un comma della Finanziaria del 2007, che riprende la legge Biagi. E’ in quelle righe che stabiliscono la responsabilità di un’azienda committente nei confronti dei lavoratori delle ditte che per essa lavorano in appalto o subappalto, che potrebbe trovare uno snodo la vicenda dei manifestanti che da giorni stazionano davanti ai cancelli della Mondadori. Quelli che anche ieri erano lì e che nel pomeriggio hanno bloccato di nuovo i cancelli, con tanto di arrivo di una decina di agenti della polizia in tenuta antisommossa che, verso le 19,30, li hanno fatti desistere.
I lavoratori della cooperativa Rm, che a sua volta operava per conto della Finservice, la società in liquidazione volontaria che seguiva per l’azienda editoriale il comparto logistico.
«Davanti ai cancelli non c’era alcun dipendente Finservice », spiega il liquidatore Luigi Braga. Perchè quelli rimasti senza soldi da mesi sono gli «interinali», quelli che «tecnicamente » non si possono definire dipendenti. Ma sono, a tutti gli effetti, lavoratori come gli altri. Oramai è davvero una guerra tra poveri, che si gioca sul filo delle definizioni.
E’ su questo che si dovrebbe basare anche la causa che Roberto Malesani, avvocato del sindacato Adl-Cobas, sta preparando. «Stando a quella norma della Finanziaria - spiega - la Mondadori ha la responsabilità diretta anche verso questi lavoratori, sia per quanto riguarda gli stipendi che il trattamento di fine rapporto. Informeremo anche l’Inps per il recupero dei contributi». Tre lettere di sollecito partiranno nei confronti di Rm, Finservice e Mondadori. E copia sarà inviata anche al prefetto, al Comune e al questore.
«I nostri dipendenti - spiega Braga - sono stati pagati fino ad aprile e stiamo provvedendo al pagamento del mese di maggio. Durante la mia gestione di liquidazione che è iniziata il 27 aprile non sono stati utilizzati soldi ad eccesione del pagamento dei dipendenti Finservice. Dalla Mondadori abbiamo un credito per fatture emesse che, spero, potrà presto essere onorato». Quel cavillo della Finanziaria 2007 apre anche un altro fronte. Quello penale. Quello dell’esposto della Mondadori per il blocco dei cancelli di martedì scorso, che potrebbe portare a una denuncia dei manifestanti per violenza privata. «Il fatto che l’azienda sia responsabile anche dei dipendenti delle aziende appaltatrici implica per loro anche il legittimo diritto allo sciopero e alla protesta », sostiene Malesani. Intanto il tavolo che si doveva tenere in prefettura con il gruppo Pozzoni, proprietario di Mondadori Printing, è stato fissato per il 26 giugno, tra una settimana. Notizia che arrivata ai manifestanti ha fatto scattare di nuovo il blocco dei cancelli. «Non ci si rende conto della gravità della situazione - ha commentato l’avvocato Malesani - Sono scelte irresponsabili ». E verso sera si è aperta la possibilità di anticiparlo ad oggi, quel tavolo.(An.Pe.)


19 giugno 2009 - Il Messaggero Veneto

Ambulatorio per gli immigrati: vertice in città e protesta a Udine
di Martina Milia

Pordenone - L’annuncioUn incontro con il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, per cercare un appoggio nella battaglia per il mantenimento dell’ambulatorio per Stp (stranieri temporaneamente presenti) che rischia di chiudere con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza. A chiederlo è il comitato "Noi non segnaliamo", che incontrerà il primo cittadino martedì prossimo. Il sindaco si è espresso pubblicamente in modo fortemente contrario alla volontà di chiudere l’ambulatorio per stranieri – che esiste grazie a una convenzione tra ospedale, Ass 6 e Caritas – una volta che dovesse diventare legge il reato di clandestinità. Questo ha spinto gli operatori sanitari del comitato che si batte contro il provvedimento annunciato a cercare un confronto con lui.
La questione dell’ambulatorio di Pordenone, insieme alla proposta di legge regionale della Lega Nord, che punta a introdurre almeno 15 anni di residenza in regione per l’accesso alle prestazioni sociali, sarà anche al centro della manifestazione regionale in programma il 27 maggio a Udine promossa da Rete diritti cittadinanza Fvg, Centro Balducci, Cgil, Acli, Rdb-Cub, Associazione Immigrati di Pordenone, Donne in Nero di Udine, Associazioni "La Tela" e "Officina del Mondo" di Udine. All’iniziativa hanno già aderito molti soggetti tra cui Alef Fvg, Anpi e Arci di Udine, Associazione Ce.Si.-Udine, Associazion Culturâl "el Tomât" di Buje, Associazione dei Serbi Nicola Tesla Associazione "Icaro", Associazione "Mediatori di Comunità", Associazione Tricolorul di Romania, Associazione unità ex Urss, Associazione "Vicini di casa", Bande Garbe, Casa Internazionale delle Donne di Trieste, Ciam, Circolo Mediatori Culturali-Linguistici dell’Acli, Cobas Scuola, comitato "Noi non segnaliamo" di Pordenone, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comunità "Arcobaleno" di Gorizia, Uil, Rc, Pd, Partito Umanista e Sinistra e Libertà.


19 giugno 2009 - Il Quaderno

Gestione provinciale dei rifiuti, Lonardo incassa il sostegno di RdB/Ambiente

Benevento - "Lucio Lonardo analizza con acutezza e cognizione di causa il problema dei rifiuti e prospetta le giuste soluzioni. Per questo ha l’appoggio pieno e incondizionato dei lavoratori iscritti a questo sindacato che effettuano la raccolta differenziata nella nostra provincia". A dichiararlo è Piero Mancini, coordinatore della Sezione Ambiente del sindacato RdB a commento della nota di ieri del presidente dell’Azienda Servizi Igiene Ambientale. "Da troppo tempo il nostro territorio – scrive Mancini – viene bistrattato anche per l’insipienza di amministratori che, invece di risolvere i problemi con cognizione di causa, si lasciano andare a proposte inconcludenti e campate in aria. Beghe politiche, invidie personali, interessi economici e alleanze politiche a cui sottostare sono alcuni degli elementi che ci hanno portato allo sfacelo attuale". "Da anni – prosegue il sindacalista – chiediamo che tutto ciò sia superato. Forse ci siamo. A settembre la musica dovrebbe cambiare. I lavoratori chiedono che questo passaggio verso la provincializzazione avvenga con la massima trasparenza e con ampio dibattito pubblico. Chiediamo all’assessore Aceto di prendere la parola per indicare, con chiarezza, ai 140 dipendenti dei tre consorzi il loro futuro. I lavoratori chiedono che la società sia pubblica, improntata all’efficienza e immune da clientelismo. Chiedono anche che siano premiate le professionalità acquisite da chi nel nostro territorio vive e opera con risultati eccellenti".


18 giugno 2009 - Ansa

VIGILI FUOCO: RDB VITERBO, CI MANCA 40% ORGANICO E MEZZI

(ANSA) - VITERBO, 18 GIU - «Nei prossimi giorni i vigili del fuoco aderenti alla RdB attueranno eclatanti iniziative di protesta per porre all'attenzione dell'opinione pubblica l'insostenibile situazione del corpo a livello nazionale e locale». È quanto scrive in una nota diffusa oggi Emiliano Salcini della RdB di Viterbo. Secondo Salcini, i problemi dei vigili del fuoco di Viterbo non solo non sono stati risolti, ma non sono più nemmeno all'ordine del giorno. «Lavoriano - spiega - con una carenza di organico del 40%; non si parla più dell'istituzione di un distaccamento permanente a Tarquinia, tanto che dalle 19 in poi, l'intero litorale viene coperto dalla centrale di Viterbo, con un tempo di arrivo di 50 minuti, in barba della tanto sbandierato soccorso in Italia in 20 minuti; al di là delle promesse non sono stati ancora stanziati i fondi per il completamento della nuova caserma di Viterbo». Ad avviso di Salcini, ad esasperare ulteriormente i vigili del fuoco è stata «la mancata approvazione da parte del Governo dell'emendamento, proposto in sede di conversione del decreto sul terremoto Abruzzo, che prevedeva adeguamenti di organici, mezzi e l'indennità di soccorso».

SANITÀ: RDB,DOMANI SCIOPERO IN TUTTI CENTRI DISABILI RI.REI.

(ANSA) - ROMA, 18 GIU - Il sindacato RdB-Cub ha indetto per domani un'intera giornata di sciopero in tutti i centri di assistenza ai disabili Ex-Anni Verdi gestiti dal Consorzio Ri.Rei., a cui si accompagnerà un presidio, dalle 10, dei lavoratori e dei familiari degli assistiti davanti alla sede della Giunta regionale del Lazio. «Lo sciopero - ha fatto sapere il sindacato - giunge dopo l'ennesimo impegno disatteso da parte della Regione, che nell' incontro avvenuto ieri con la Rdb-Cub, non ha prospettato soluzioni nè in merito alla prescrizioni di chiusura da parte dei Nas per i centri di Lavinio e Santa Severa, che scatteranno rispettivamente il 30 giugno ed il 31 luglio, nè per le 3 mensilità arretrate ancora attese dai lavoratori». Il sindacato ha chiesto «l'intervento diretto del presidente Marrazzo, ribadendo l'esigenza di un confronto urgente ed alla luce del sole, per riaffidare il servizio complessivo alle Asl, se non in modo definitivo, almeno il tempo necessario alla ricerca di una soluzione accettabile da tutte le parti interessate, ad esclusione del consorzio Ri.Rei che ha ridotto il servizio nello stato in cui si trova».


18 giugno 2009 - Omniroma

RI.REI, RDB-CUB: «DOMANI SCIOPERO IN TUTTI I CENTRI»

(OMNIROMA) Roma, 18 giu - «Domani la RdB-CUB ha indetto un'intera giornata di sciopero in tutti i centri di assistenza ai disabili Ex-Anni Verdi gestiti dal Consorzio Ri.Rei., a cui si accompagnerà un presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti davanti alla sede della Giunta regionale del Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi, a partire dalle 10. Lo sciopero giunge dopo l'ennesimo impegno disatteso da parte della Regione, che nell'incontro avvenuto ieri con la Rdb-Cub, i lavoratori ed i familiari degli assistiti, non ha prospettato soluzioni né in merito alla prescrizioni di chiusura da parte dei Nas per i centri di Lavinio e S.Severa, che scatteranno rispettivamente il 30 giugno ed il 31 luglio, né per le 3 mensilità arretrate ancora attese dai lavoratori». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «La delegazione - prosegue la nota - ha dunque chiesto l'intervento diretto del Presidente Marrazzo, ribadendo l'esigenza di un confronto urgente ed alla luce del sole, per riaffidare il servizio complessivo alle ASL, se non in modo definitivo, almeno il tempo necessario alla ricerca di una soluzione accettabile da tutte le parti interessate, ad esclusione del consorzio Ri.Rei che ha ridotto il servizio nello stato in cui si trova. A fronte del già dimostrato fallimento delle esternalizzazioni, che hanno comportato sperpero di denaro pubblico, precarietà dei lavoratori ed incertezza per gli assistiti, la Rdb-Cub ribadisce che non accetterà alcuna soluzione che non coinvolga direttamente i lavoratori e che privi gli utenti della necessaria qualità e continuità del servizio, interessi ritenuti prioritari rispetto a quelli dei privati affidatari di parte del Servizio Pubblico».

RI.REI, CONSORZIO: NESSUNA RICHIESTA CHIUSURA CENTRO S.SEVERA

(OMNIROMA) Roma, 18 giu - «Continua a stupirci la quantità di notizie false che circolano sul futuro del consorzio Ri.Rei, in particolare sul centro di riabilitazione 'Alessandro Boggì di Santa Severa». Così Rossana Varrone, amministratore Ri.Rei. e gestore del centro, commenta la nota stampa diffusa oggi dal sindacato RDB-Cub, «in cui si annuncia un'imminente chiusura della struttura di Severa». «Abbiamo già smentito questa notizia una settimana fa: non capiamo quindi quale sia l'interesse del sindacato nel diffondere nuovamente una notizia falsa, creando allarmismo tra i familiari degli utenti e i lavoratori», aggiunge. «Torniamo quindi a ribadire che nessuna richiesta di chiusura per il centro di Santa Severa ci è stata inoltrata dagli organi preposti ai controlli - continua - anzi l'Asl Rm/F ha concesso parere positivo per l'autorizzazione alla voltura e all'accreditamento del centro. La struttura è stata sottoposta a lavori di ristrutturazione, così da ottemperare a tutte le prescrizioni degli organi preposti. Come ente gestore, inoltre, Ri.Rei. p.d. ha messo a disposizione una nuova costruzione di 700 mq nei pressi di Civitavecchia per migliorare i servizi resi agli utenti in regime semiresidenziale. Tutti questi elementi sono la prova inequivocabile che il centro di Santa Severa non chiuderà». «Viene quindi naturale - commenta Varrone - interpretare le esternazioni di Rdb come un ultimo tentativo di gettare nuovamente nel caos i centri ex Anni Verdi, proprio nel momento in cui si sta avvicinando una soluzione positiva per la vicenda Ri.Rei.. Si tratta degli ultimi tentativi tesi a intimorire e fomentare famiglie e lavoratori, rendendo incandescente una situazione già molto complessa». «Facciamo quindi appello ai politici che stanno seguendo da mesi questa vicenda: continuare ad ascoltare un gruppo minoritario di persone, che siano familiari degli utenti o lavoratori, al di fuori del tavolo concertativo regionale, appare un comportamento quantomeno irresponsabile, laddove le parti ascoltate abbiano dimostrato di non voler giungere a una soluzione condivisa, ma solo di continuare a destabilizzare, diffamare e a usare strumentalmente notizie false. Chiediamo quindi alla politica di chiarire definitivamente e in tempi brevissimi la situazione dei centri ex Anni Verdi, così da restituire finalmente alle famiglie e ai lavoratori la tranquillità che meritano». Infine, per quanto riguarda il centro di Lavinio, «il consorzio conferma la prescrizione di chiusura ma comunica di aver già predisposto tutte le azioni correttive finalizzate a riportare il rispetto degli standard richiesti all'interno della struttura».


18 giugno 2009 - Agi

FORUM SARDO CONTRO G8: 40 ASSOCIAZIONI IL 7-8 LUGLIO A SASSARI

(AGI) - Cagliari, 18 giu. - Nei giorni in cui l'attenzione mondiale sara' concentrata sul G8 in programma a L'Aquila, oltre 40 associazioni, tra cui Cagliari Socialforum, Comitato Gettiamo le Basi, Cobas, Rdb-Cub e altri movimenti politici e culturali, saranno impegnate, invece, nel "Forum sardo contro la crisi e contro il G8". L'iniziativa, che si terra' a Sassari, nella pineta urbana di Baddi Manna, il 7 e l'8 luglio prossimi, punta a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla crisi "pagata, come sempre, dalle classi meno ricche della societa' e dai territori gia' ampiamente sfruttati e martoriati dalla globalizzazione". Con lo slogan "La vostra crisi non la pagheremo noi", le organizzazioni sarde del tavolo "Cuntra su G8" promuovono, per la prima giornata di lavori, quattro tavole rotonde su occupazione ed effetti distruttivi della basi militari, autosufficienza energetico e no al nucleare, sovranita' alimentare e su discriminazione e diritti. I temi saranno poi ripresi, la mattina dell'8 luglio in un'assemblea plenaria che, al pomeriggio, dedichera' una sezione speciale al "Diritto all'autodeterminazione dei popoli" e "Questione delle nazioni senza stato e dei popoli indigeni". Chiamiamo al confronto donne e uomini, lavoratori e organizzazioni sindacali dei lavoratori, forze democratiche, di sinistra e rivoluzionarie che si battono contro il capitalismo e l'imperialismo", hanno detto stamane alla stampa i promotori illustrando l'iniziativa, "per costruire un grande fonte contro i licenziamenti e i tagli ai diritti sociali e alle conquiste sindacali, affinche' proclamino la mobilitazione contro il G8 per costruire un internazionalismo concreto e propositivo".


18 giugno 2009 - Roma Notizie

EX ANNI VERDI: VENERDÌ 19 GIUGNO SCIOPERO IN TUTTI I CENTRI

Roma - Domani, Venerdì 19 giugno la RdB-CUB ha indetto un’intera giornata di sciopero in tutti i centri di assistenza ai disabili Ex-Anni Verdi gestiti dal Consorzio Ri.Rei., a cui si accompagnerà un presidio dei lavoratori e dei familiari degli assistiti davanti alla sede della Giunta regionale del Lazio, in via Rosa Raimondi Garibaldi, a partire dalle ore 10.00. Lo sciopero giunge dopo l’ennesimo impegno disatteso da parte della Regione, che nell’incontro avvenuto ieri con la RdB-CUB, i lavoratori ed i familiari degli assistiti, non ha prospettato soluzioni né in merito alla prescrizioni di chiusura da parte dei NAS per i centri di Lavinio e S.Severa, che scatteranno rispettivamente il 30 giugno ed il 31 luglio, né per le 3 mensilità arretrate ancora attese dai lavoratori. La delegazione ha dunque chiesto l’intervento diretto del Presidente Marrazzo, ribadendo l’esigenza di un confronto urgente ed alla luce del sole, per riaffidare il servizio complessivo alle ASL, se non in modo definitivo, almeno il tempo necessario alla ricerca di una soluzione accettabile da tutte le parti interessate, ad esclusione del consorzio Ri.Rei che ha ridotto il servizio nello stato in cui si trova. A fronte della già dimostrata fallimentarietà delle esternalizzazioni, che hanno comportato sperpero di denaro pubblico, precarietà dei lavoratori ed incertezza per gli assistiti, la RdB-CUB ribadisce che non accetterà alcuna soluzione che non coinvolga direttamente i lavoratori e che privi gli utenti della necessaria qualità e continuità del servizio, interessi ritenuti prioritari rispetto a quelli dei privati affidatari di parte del Servizio Pubblico.


18 giugno 2009 - Zeus news

L'informatica di Telecom sciopera
Il 19 giugno i 700 lavoratori dell'informatica del gruppo Telecom Italia scioperano contro le ipotesi di cessione a Ibm.

[ZEUS News] I lavoratori di Ssc, l'azienda che ha raggrupato tutte le attività informatiche di Telecom Italia, sciopereranno per l'intera giornata il 19 giugno. E' uno sciopero proclamato d'urgenza, contro le ipotesi, riprese dalla stampa nazionale e internazionale, di un'imminente cessione dell'azienda a Ibm. Questa ipotesi contraddirebbe le dichiarazioni rilasciate solo qualche settimana fa da Telecom ai sindacati e alle Rsu di Ssc, per cui non era prevista all'orizzonte alcuna cessione. Intanto la vicenda dei licenziamenti Telecom Italia va sul tavolo del ministro Sacconi e l'organizzazione sindacale Cub-Cobas chiederà, attraverso dei parlamentari dell'Italia dei Valori, di essere ascoltata dalla Camera sul caso Telecom. E' da registrare anche la secca smentita di Telecom Italia alle ipotesi che Franco Bernabè venga sostituito, su richiesta dell'azionista Intesa San Paolo, dall'attuale amministratore delegato di Wind Gubitosi.


18 giugno 2009 - Corriere di Viterbo

"Gravi carenze di organico per i vigili del fuoco di Viterbo"
Dura presa di posizione di Emiliano Salcini (Rdb Cub) sulla situazione dei pompieri nella Tuscia e sulle vicende relative alla nuova caserma del Corpo.

VITERBO - "Siamo delusi, costernati ed arrabbiati - dichiara Emiliano Salcini delle RdB vigili del fuoco di Viterbo - e protestiamo per la mancata approvazione da parte del Governo dell'emendamento, proposto in sede di conversione del decreto legge 28 aprile 2009 n. 39 sul ‘terremoto Abruzzo’, che prevedeva adeguamenti di organici, mezzi e l'indennità di soccorso per i vigili del fuoco. Protestiamo contro la disattenzione della politica nei confronti dei vigili del fuoco, contro il ministro dell'Interno Maroni e questo Governo che puntualmente ha disatteso gli impegni assunti in favore dei vigili del fuoco. Come RdB\Cub Vigili del Fuoco, sottolineiamo che il sisma dell'Abruzzo, ha ulteriormente messo a dura prova il corpo nazionale dei vigili del fuoco; questo evento ha evidenziato, se mai fosse stato necessario, la carenza d'organico del corpo, la mancanza di risorse ed adeguamento economico del personale, le condizioni vetuste ed inaccettabili di mezzi ed attrezzature di colonna mobile, pertanto chiediamo un piano di ammodernamento dei mezzi e delle attrezzature di soccorso del corpo, la stabilizzazione dei precari attraverso l'assunzione di tutti gli idonei ed un adeguamento economico alla luce della professionalità da sempre dimostrata". "I vigili del fuoco - prosegue Salcini -, oggi sono senza un organico adeguato, senza riconoscimento di lavoro particolarmente usurante in quanto spesso si è a contatto con materiali pericolosi, chimici e velenosi, senza una collocazione nell'ambito della Protezione civile come struttura portante, e non un ruolo di manovalanza, senza nessun trattamento di missione o trasferta". Per carenza di organico, sono anche "obbligati a far fronte alla campagna antincendio estiva fuori dell'orario di lavoro". "Ciliegina sulla torta - conclude Salcini - la situazione di Viterbo, in cui la carenza di personale si attesta al 40%, nessuno parla più di un distaccamento permanente a Tarquinia (dove ricordiamo che dopo le 19 la zona è coperta dalla centrale di Viterbo, tempo di arrivo 50 min. in barba della tanto sbandierata ‘soccorso in Italia in 20 minuti’), nonostante le tante promesse non c'è ancora nulla di scritto sullo stanziamento dei fondi per la nuova sede a Viterbo e di contro alle nostre richieste ed aspettative, anche il comando vvf di Viterbo si appresta a formare nuovi precari, nonostante esista una legge dello stato che porti alla fine del precariato nella pubblica amministrazione".


18 giugno 2009 - Corriere Alto Adige

Previdenza La provocazione: riforma Brunetta nociva
Inps, protesta della Rdb-Cub «Assemblea sindacale vietata»

BOLZANO — Imbavagliati davanti agli sportelli Inps di piazza Domenicani. Hanno manifestato così, ieri mattina, i rappresentanti del sindacato Rdb-Cub, distribuendo volantini agli utenti.
«Protestiamo — ha spiegato Omar La Rosa — perché l’Inps nazionale ha negato l’autorizzazione ad un’assemblea sulla riforma Brunetta, che doveva tenersi a Roma con un collegamento in videoconferenza con tutte le sedi provinciali. Riteniamo indispensabile dare corrette informazioni ai lavoratori, visto che la riforma Brunetta, e soprattutto il decreto attuativo che entrerà in vigore il 3 luglio, introducono concetti meritocratici che in realtà si scontrano con l’organizzazione attuale dell’Inps. Il decreto prevede che il salario accessorio, che incide per il 25% sulle buste paga attuali, venga tolto preventivamente al 25% del personale, ridotto al 50%, concesso per intero o innalzato al rimanente 25%. Questo significa incentivare forme di lavoro individualistico, mentre all’Inps da anni lavoriamo in team e veniamo premiati in base agli obiettivi raggiunti. Ma significa anche togliere soldi ai dipendenti. In pratica, si cerca di livellare lo stipendio pubblico abbassandolo al livello degli stipendi privati, che già sono stati erosi superando la soglia di sostenibilità. Noi crediamo che si debbano innalzare i compensi di chi guadagna poco».
Dubbi del sindacato autonomo anche sulla effettiva regolarizzazione dei 30 precari dell’Inps di Bolzano. Sui questo punto replica il direttore provinciale Antonio Morciano: «L’organico, con la riforma Brunetta, è stato ridotto da 291 a 262 unità, mentre le nostre competenze sono aumentate con gli ammortizzatori in deroga e altri servizi. Al momento abbiamo 29 precari, il cui decreto di regolarizzazione è stato firmato dal ministro Tremonti e autorizzato dalla Corte dei conti: attendiamo solo la notifica. Così arriviamo a 242 unità, siamo comunque sotto organico. Altre 7 unità che vorrebbero trasferirsi da altri enti all’Inps, ma il ministero non ci ha ancora autorizzato al passaggio».(F.E.)


18 giugno 2009 - Il Tirreno

Inps, niente videoconferenza

CARRARA - Protesta pubblica delle Rdb Cub (Rappresentanze sindacali di base, Confederazione unitaria di base) dell’Inps perché, sottolinea il referente provinciale Enzo Perfetto, "L’Inps ha negato alla Rdb-Cub il collegamento video con le sedi dell’Istituto previdenziale per un’assemblea sulla Riforma Brunetta prevista per ieri dalle 10 alle 13".  "L’argomento - scrive Perfetto - evidentemente è scottante ed i vertici dell’Inps non vogliono farsi nemici dentro il governo, preferendo vietare un’iniziativa sindacale finalizzata ad informare il maggior numero possibile di lavoratori degli enti previdenziali sugli effetti della Legge 15/2009 e del Decreto attuativo. Vogliono mettere la sordina ad una voce indipendente e libera". E ancora: "Si è voluto mettere il bavaglio a tutti i lavoratori interessati al confronto su una riforma che modifica radicalmente le condizioni di lavoro, le carriere, gli stipendi dei lavoratori pubblici. Ma c’è anche debolezza e paura nella decisione dell’amministrazione Inps, perché si è temuto che i lavoratori, adeguatamente informati, possano aderire in massa allo sciopero del 3 luglio, come già accaduto lo scorso 17 ottobre, e a tutte le altre iniziative di contrasto alla Legge 15 ed al Decreto attuativo". Ieri è stata mantenuta come giornata di mobilitazione contro la Riforma Brunetta, ma anche - scrive Perfetto - "contro l’arroganza dei vertici dell’Istituto". Il 25 giugno è convocata un’assemblea nazionale dei lavoratori degli enti previdenziali (Inps-Inail-Inpdap) presso le rispettive direzioni generali, per confluire poi in un’unica, grande manifestazione presso la sede centrale dell’Inps. Il 3 luglio è indetto lo sciopero generale del pubblico impiego contro la Riforma Brunetta, con manifestazioni tra cui a Roma e a Milano".


18 giugno 2009 - Il Messaggero

Spoleto. Meno ostetriche al consultorio, è polemica...
di ILARIA BOSI

Spoleto - Meno ostetriche al consultorio, è polemica sulla scelta adottata dalla Asl di dirottare in altri servizi il personale recentemente assunto, proprio con l'obiettivo di potenziare l'offerta. A denunciare la grave carenza che sta interessando il consultorio cittadino, ospitato nella palazzina di via Marconi, è il rappresentante del coordinamento regionale Rdb-Cub Sanità Leonardo Galdini, che spiega la singolare inversione di tendenza registrata nel consultorio cittadino. Ma prima ancora del sindacato, lagnanze e polemiche erano ventilate negli ambienti sanitari, sia ad opera degli utenti, che si sono visti di fatto rallentare alcuni servizi, sia dallo stesso personale che, in progressiva diminuzione, ha trovato più di una difficoltà a rispondere alle richieste di tutti. Un dato è certo: nel consultorio familiare di via Marconi il numero di ostetriche è sceso da cinque a tre unità. Un impoverimento che per ora non trova risposte ufficiali dalla Asl cui si è rivolto il sindacato autonomo.
Sta di fatto che negli ambienti folignati dell'azienda c'è chi tende a minimizzare il problema, non considerando probabilmente che il consultorio di Spoleto, con l'organico a pieno regime, riusciva ad offrire anche servizi aggiuntivi e innovativi all'utenza. Oltre infatti all'opera di prevenzione, spesso di vitale importanze per le donne, nel consultorio cittadino si offrono anche servizi specifici rivolti ai giovani e alle signore in menopausa. Per di più, le ostetriche seguono spesso le neo-mamme a casa, anche dopo il parto. Servizi che, ovviamente, avevano trovato un positivo riscontro tra l'utenza e che ora rischiano di essere impoveriti o comunque depotenziati dalla carenza di personale. E mentre alcune associazioni annunciano di voler chiedere direttamente un incontro alla dottoressa Gigliola Rosignoli, direttore generale della Asl 3, per essere rassicurate sul mantenimento di tutti i servizi, il sindacato autonomo rappresentato da Galdini evidenzia: «La Asl nel 2008 ha bandito ed espletato un concorso pubblico per ostetriche, in seguito al quale sono iniziate nuove assunzioni. Un presupposto che avrebbe dovuto presentare, come logica conseguenza, un aumento degli organici, avvenuto però solo in alcune realtà lavorative. Il potenziamento, invece, non ha riguardato il Consultorio, dove senza apparente motivo il personale è diminuito, fermo restando lo stesso carico di lavoro».
Il sindacato parla di alcuni trasferimenti e manovre che almeno fino ad ora non hanno avuto effetti positivi sul servizio e che, senza ulteriori interventi, difficilmente potranno averne.


18 giugno 2009 - Il Tempo

La Rdb Cub
«Etruria Servizi gestione allegra delle educatrici culturali»
Una «gestione allegra» da parte di Etruria Servizi del servizio Aec, ovvero delle assistenti educatrici culturali, ovvero coloro che aiutano gli insegnanti di sostegno nell'assistenza ai bambini diversamente abili nelle scuole materne, elementari e medie

Civitavecchia - E' quanto sostiene il sindacato Rdb-Cub di Civitavecchia, che ha richiesto «l'ennesimo incontro» con un fax datato 8 giugno all'amministratore unico Massimo Lombardi ed al dirigente del personale, «senza avere finora notizie». «Forse non si vuole dotare il servizio Aec di un regolamento interno a tutela delle lavoratrici? – afferma la segreteria di Rdb-Cub - Queste dipendenti, oltre ad avere stipendi esigui lavorano ad ore con un contratto a tempo indeterminato. In caso di chiusura scuole sono costrette dall'Etruria a mettersi in ferie, mentre molte volte sono obbligate a spostarsi in altre scuole e a consegnare il foglio di firma alla sede della società con le proprie auto, a loro completo rischio e pericolo». «Questa "gestione allegra" – sostiene il sindacato - è grave ed ha creato notevole malcontento e disagio tra le assistenti, lavoratrici preoccupate anche dalla notizia del trasferimento del servizio nella Sot socio-sanitaria in via di costituzione nella Holding. In caso di ulteriore mancata convocazione saranno studiate, insieme alle lavoratrici, azioni sindacali adeguate».


18 giugno 2009 - Il Piccolo

Tagli alle corse dei bus, dibattito in III Commissione

Trieste - Il piano estivo sperimentale del trasporto pubblico è tornato di nuovo all’attenzione della terza Commissione consiliare. A distanza di una settimana dall’audizione dei vertici di Trieste Trasporti e dell’assessore provinciale Zollia, ieri sono state ascoltate le ragioni delle sigle sindacali. Davanti all’organismo presieduto da Gianfranco Trebbi, gli esponenti di Rdb, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Faisa Cisal hanno espresso ancora una volta forti perplessità sulle riduzioni di corse e i tagli ad alcune linee decisi dall’azienda. Misure che, per i rappresentanti dei lavoratori, finiranno inevitabilmente per penalizzare gli utenti ed esporre ad eccessivi carichi di lavoro gli autisti. Tra i commissari alcuni hanno condiviso le critiche dei sindacati, auspicando un ripensamento da parte di azienda e Provincia. Altri invece, come lo stesso Trebbi, hanno ricordato il carattere sperimentale del piano e l’impegno della Trieste Trasporti a rivederlo in caso di disservizi. La Commissione non ha quindi assunto una posizione unitaria e non ha prodotto mozioni.


18 giugno 2009 - Il Manifesto

Affare DI MONDADORI
La Finservice spa gestiva la logistica per il gruppo e a sua volta affidava il lavoro a delle cooperative. Ora è fallita senza pagare i salari. Ecco come funziona la catena dei subappalti L'INFERNO DEI SUBAPPALTI I LAVORATORI SI RIBELLANO
di Orsola Casagrande

VERONA - Non accennano a diminuire le tensioni davanti ai cancelli della Mondadori. La giornata di martedì è stata frenetica e convulsa. E si è conclusa nel peggiore dei modi: con i lavoratori caricati dalla polizia mentre chiedono di essere pagati e chiarimenti per il loro futuro. Sono i lavoratori della cooperativa Rm Service, che ha lavorato in subappalto alla Mondadori. Chiedono che sia proprio il colosso editoriale a farsi carico delle quattro mensilità non pagate. I lavoratori, una settantina, hanno formato i picchetti davanti ai cancelli bloccando i camion. Ma la polizia è intervenuta, prima caricando i manifestanti e quindi rimuovendo i blocchi. Gli agenti hanno poi provveduto a identificare i dipendenti, quasi tutte donne, e hanno anche fermato un membro del sindacato Adl, al quale la maggior parte dei lavoratori sono iscritti. Nuove tensioni quando dopo aver ripristinato dei blocchi più piccoli e temporanei davanti allo stabilimento Mondadori, martedì pomeriggio, un lavoratore è stato investito da un furgoncino che avrebbe forzato il picchetto. L'autista, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe minacciato i lavoratori di «tirarli sotto», avrebbe quindi dato gas colpendo uno dei manifestanti.
La protesta si protrae da mesi ormai. Tutto nasce con la richiesta di fallimento portata avanti dalla Finservice spa di Villafontana che gestiva il reparto logistico della Mondadori Printing e che a sua volta subappaltava a cooperative. Con l'uscita di scena della Finservice spa è entrata un'altra azienda, l'Hdl, che grazie a un accordo con i sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil, aveva inglobato alcuni lavoratori. Promesse erano state fatte anche ai rappresentanti dell'Adl-Rdb, dicono i sindacalisti, ma tali sono rimaste. Una speranza è arrivata con l'entrata in scena di una nuova azienda, Archimeda, che si occupa di prodotti editoriali e che con Adl-Rdb aveva avviato un accordo che, a detta del sindacalista Khaled Benammar, «lasciava presupporre ottimi risultati. Ma così non è stato, Pozzoni si è tirato indietro all'ultimo momento», spiega, «abbiamo chiesto l'intervento della Prefettura e avviato un tavolo di confronto, ma non siamo arrivati da nessuna parte. Da qui la decisione di bloccare le entrate dello stabilimento». Il risultato di questo ennesimo esempio dei disastri dei subappalti è che da dicembre 2008 i lavoratori non percepiscono lo stipendio, la cooperativa Rm è stata chiusa ancora prima che loro potessero far valere i loro diritti.
Ieri mattina i lavoratori sono andata davanti a una banca di Verona. «Abbiamo saputo - dice Francesca, da un anno in cooperativa - che l'amministratore delegato aveva versato degli assegni postdatati teoricamente per i nostri stipendi. Ci pare di capire che gli assegni siano scoperti, e comunque abbiamo anche scoperto che l'amministratore delegato si trova agli arresti domiciliari». È difficile districarsi nei meandri dei subappalti. Ma per i lavoratori, per chi ci finisce dentro a queste intricate e complesse caverne, le cose tutto sommato sono chiare. «Siamo considerati lavoratori di serie b - dice senza mezzi termini Francesca - anche dai sindacati confederali. Ma la realtà è che siamo lavoratori come gli altri. Io per esempio sono a un passo dalla laurea. Lavoro in cooperativa perché la congiuntura è tale che non si trova altro, nemmeno nel ricco nordest». Francesca come tante colleghe straniere ha già «cambiato tre cooperative in un anno. Lo sai come funziona, no? - dice - ci sono questi cambi continui di cooperativa per evitare di farti avere scatti di anzianità. Ho anche scoperto - aggiunge - che non mi hanno neppure pagato tutti i contributi Inps». E questo è accaduto anche a uno dei lavoratori «anziani» della cooperativa. Sarebbe dovuto andare in pensione e invece niente perché non tutti i contributi sono stati pagati.
La maggior parte dei lavoratori sono donne e migranti. Martedì ci sono state scene di disperazione, con una donna portata via in ambulanza per un malore. «Del resto - dice un'altra lavoratrice - qui abbiamo tutti famiglia, mutui o affitti da pagare. Perdere il lavoro è un lusso che non possiamo prenderci. E poi - aggiunge - in questo modo, senza il minimo rispetto». Per questo, anche per rivendicare la loro dignità di persone, i lavoratori hanno deciso di alzare il tono della protesta. «Abbiamo cominciato mesi fa con i picchetti davanti alla sede di Finservice - dice Francesca - ma non è bastato. Siamo passati ai cancelli di Mondadori e abbiamo visto cosa è successo». Un gazebo improvvisato, acqua per vincere il caldo, un megafono. «Vogliamo i nostri soldi», gridavano i lavoratori davanti ai cancelli. Dietro a quei cancelli i lavoratori che hanno ancora il lavoro. Ma che martedì hanno comunque voluto esprimere la loro solidarietà ai dipendenti in lotta. Perché in fondo, nemmeno loro possono dormire sonni tanto tranquilli. «Siamo alla frutta - dice Francesca - che vuol dire per esempio essere costretti ad andare a mangiare alla Caritas. Come si fa a vivere senza stipendio per sei mesi e senza nemmeno il diritto di avere l'indennità di disoccupazione?». «C'è qualcosa che resiste nel circuito infernale delle catene dei subappalti - è il commento di Sandro Chignola, docente all'università di Padova - L'illusione che il lavoro si faccia invisibile, residuale, che esso in qualche modo si anonimizzi ed evapori, è l'altro lato del mantra che lo definisce politicamente irrappresentabile, insignificante, perduto».

Agenda
PISTOIA LAVORO PRECARIO

Oggi dalle 16 alle 19, presso l'auditorium della biblioteca San Giorgio in via Sandro Pertini, c'è la presentazione del docufi lm di Ascanio Celestini "Parole sante", a cura di Simone Vivoli del coordinamento regionale Flmu Cub. A seguire dibattito sul precariato, intervengono lavoratori e delegati sindacali di Answers di Pistoia, Ex Protocall di Montecatini, Servitel di Pisa, Telecom di Firenze. L'incontro è organizzato da Cub Answers Telecomunicazioni e Centro di documentazione di Pistoia.


18 giugno 2009 - Alto Adige

Assemblea negata all’Inps. Imbavagliati contro Brunetta
«Non siamo lavativi ma sotto organico e con stipendi da fame»

BOLZANO - Imbavagliati da Brunetta. Si sono presentati così, ieri mattina, alcuni dipendenti dell’Inps: col fazzoletto sulla bocca. A far scattare la protesta, la decisione della direzione centrale dell’Istituto di vietare al sindacato di base RdB-CUB di tenere ieri un’assemblea sulla riforma Brunetta in collegamento video con tutte le sedi Inps nazionali. Davanti alla sede di piazza Domenicani gli "imbavagliati" hanno messo in atto un volantinaggio. "Ci tagliano fuori da una legge che vuole affidare unicamente ai dirigenti il potere di decidere sulle nostre carriere, in base a una non meglio specificata meritocrazia individuale. Perché nessuno spiega che si vogliono aumentare gli orario di servizio allo sportello, ma non c’è personale sufficiente per farlo? E’ troppo facile dipingere sempre noi come assenteisti". Veleno verso il Ministro: "Ma lo sapete che Brunetta per controllare le amministrazioni pubbliche istituirà un nuovo ente, chiamato "Commissione": 5 esperti che percepiranno 350 mila euro annui a testa?».
Omar La Rosa, delegato Rdb-CUB, spiega il disagio dei lavoratori: «Era meglio stabilizzare lo stipendio tabellare per far vivere dignitosamente le famiglie piuttosto che puntare a livellare tutto verso il basso. Il 25% dei dipendenti non vedrà più un soldo di salario accessorio, il 50% se lo ritroverà ridotto e solo il 25% continuerà a percepirlo». Per il 3 luglio previsto uno sciopero. (a.c.)


18 giugno 2009 - Corriere del Veneto

Il blocco alla Mondadori Il direttore del personale: «Sono gli istituti di credito coinvolti nell’accordo a verificare o meno la solidità dell’azienda»
Finservice, operai in banca ma l’assegno è scoperto
Lavoratori al Banco di Brescia: «Esposto in procura» Intanto il Comune apre il tavolo di concertazione
di Enrico Presazzi

VERONA – Dai picchetti a un vero e proprio «giro dell’oca» per le vie del centro città. Cambiano le modalità, ma la protesta dei dipendenti della Finservice e della Rm service non ha alcuna intenzione di arrestarsi e si arricchisce di nuovi protagonisti. Dopo il blocco dei cancelli della Mondadori Printing di martedì con l’intervento del reparto mobile della polizia di Bologna, ieri i lavoratori che da circa cinque mesi non percepiscono lo stipendio hanno scelto la strada della mediazione. Guidata dai sindacalisti dell’Adl- Cobas e dall’avvocato Roberto Malesani verso le 11 una quarantina di manifestanti si è presentata alla filiale del Banco di Brescia di largo Caldera. «Andiamo a riscuotere il primo degli assegni da 50mila euro che ci ha lasciato Andreetto (amministratore unico della Finservice) », spiegavano ironicamente mentre aspettavano di entrare in banca.
Perché sapevano bene che i quattro assegni dal valore complessivo di duecentomila euro che dovrebbero servire per ripianare parzialmente il debito nei loro confronti, in realtà sono scoperti. E la conferma è arrivata dalle parole del direttore della filiale. «Ci ha comunicato che l’assegno non è pagabile per mancanza di provvista», ha detto Malesani che ha poi promesso una serie di iniziative legali. «Presenterò un esposto in procura per denunciare questa truffa - ha dichiarato - . Chiederò all’Inps una verifica sul pagamento dei contributi a questi lavoratori e cercherò una soluzione per far sì che comunque i quattro assegni vengano pagati».
Nel mirino dei manifestanti sono finiti anche i vertici di Mondadori «per non aver controllato lo stato di salute dell’azienda a cui sub-appaltavano il lavoro ». Ma il direttore del personale, Maurizio Vercelli, respinge ogni addebito: «Con Finservice avevamo un contratto di factoring che prevede che siano gli istituti di credito coinvolti nell’accordo a verificare o meno la solidità dell’azienda ». E a proposito dei 120mila euro che Mondadori deve ancora versare a Finservice ha puntualizzato che «sono in un conto deposito vincolato e saranno immediatamente disponibili non appena il liquidatore darà garanzia che saranno effettivamente utilizzati per pagare i socilavoratori». A questo punto le speranze dei lavoratori si sono concentrate sulle istituzioni della città. Seguiti dai poliziotti del reparto mobile bolognese, hanno marciato fino a piazza Cittadella per ottenere un incontro con Confindustria. Un rappresentante della direzione è uscito a incontrare i manifestanti e ha promesso che l’ente, se richiesto, garantirà qualsiasi tipo di contributo tecnico in tutti i tavoli di discussione che verranno istituiti. Perché uno degli obiettivi del sindacato di base è quello di ottenere il riconoscimento degli ammortizzatori sociali anche per i soci-lavoratori. I sindacati chiedono anche l’intervento della poltica. Un appello che trova la sponda del Pd. I lavoratori si sono spostati ieri sui gradini di Palazzo Barbieri. Dopo più di tre ore di attesa, una rappresentanza di lavoratori è stata ricevuta dal portavoce del sindaco che ha comunicato la volontà dell’amministrazione comunale a mediare tra le parti. «La giunta oggi ha discusso la vostra situazione – ha spiegato il portavoce – e ha deciso di promuovere in tempi brevi un incontro con la prefettura e i vertici del gruppo Pozzoni per trovare una soluzione. All’incontro saranno presenti il sindaco Tosi e l’assessore Bertacco e sarà invitato anche il nuovo sindaco di Bovolone, Riccardo Fagnani, che ha già manifestato interesse».


18 giugno 2009 - L'Arena

IL PESO DELLA CRISI. Continua la protesta dei 50 soci-lavoratori che pretendono il pagamento degli arretrati. Hanno chiesto e ottenuto un incontro in Comune
Finservice, la protesta arriva a Palazzo Barbieri
Dopo l’incontro con il portavoce del sindaco gli operai sono tornati a presidiare la Mondadori

Verona - Una marcia di protesta e la richiesta di un incontro con il sindaco si sono sostituite al blocco della Mondadori Printing. Ieri mattina non si sono dati per vinti e nonostante lo stato d’animo dei 50 soci lavoratori della cooperativa Rm, legata alla Finservice spa di Villafontana, fosse ancora provato dai fatti del giorno prima, hanno proseguito nella battaglia per avere quanto gli spetta di diritto.
Per questo sono passati prima dal banco di Brescia in largo Caldera e poi dalla sede di Confindustria Verona. Nella prima tappa l’avvocato del sindacato cobas Adl- Rdb, Roberto Malesani, ha chiesto ragione di un assegno di 50 mila euro scaduto il 30 maggio rilasciato ai lavoratori dall’amministratore delegato di Finservice Spa, risultato poi scoperto. «Mi rincresce, non c’è provvista», ha ripetuto Malesani riferendo quanto gli era stato riscontrato nuovamente dal direttore della banca. Il passo successivo è stato nella sede di Confindustria, dove sono stati ricevuti in direzione dal dottore Gasparato che non ha escluso un supporto tecnico per una mediazione, come riferisce Malesani.
Ma ai soci-lavoratori tutto questo non bastava e mentre le forze dell’ordine fin dalle dal mattino presidiavano i cancelli della Mondadori di via Corsini, loro seguiti a distanza da un blindato si sedevano sugli scalini di Palazzo Barbieri con un nuovo obiettivo: parlare con il sindaco Flavio Tosi. Nel frattempo una telefonata dal Comune di Bovolone apriva speranze per i dipendenti delle cooperative legate alla Finservice: lunedì 22 il nuovo sindaco, Riccardo Fagnani, ha convocato un incontro per le 11.
Un’altra apertura verso i 106 lavoratori rimasti senza stipendi e lavoro l’ha offerta Palazzo Barbieri. Poco dopo le 15 e subito dopo la riunione di Giunta, il portavoce del sindaco, Roberto Bolis, ha incontrato in una delle sale destinate alle conferenze stampa una delegazione di Adl-Rdb e alcuni rappresentanti dei lavoratori della cooperativa Rm di San Giovanni Lupatoto che ha chiuso i battenti ancora prima che i soci lavoratori potessero far valere i loro diritti. Malesani e il segretario del sindacato Cobas, Khaled Benammar, hanno spiegato nel dettaglio la posizione di quanti rappresentano evidenziando anche il fatto che in un primo momento Mondadori, dal novembre scorso gruppo Pozzoni, si era trovata d’accordo nel cercare soluzioni, l’ultima era riferita alla nuova società Archimeda che subentra a Finservice.
Quest’ultima è parte di un consorzio che chiedeva a garanzia per potere liquidare gli stipendi arretrati e riassorbire i lavoratori con 24 mesi di contratto. Ma nemmeno la mediazione dell’assessore regionale ai servizi sociali, Stefano Valdegamberi, aveva portato alla buona riuscita della proposta. Tanto meno la grande disponibilità della Prefettura.
«Una legge regionale da poco approvata permette di attivare gli ammortizzatori sociali per i soci-lavoratori», spiega Malesani. Il portavoce del sindaco ha comunicato che «la Giunta ha deciso di richiedere un incontro a brevissimo tempo con Mondadori e Prefettura». Benammar ha chiesto di potere sedersi al tavolo delle trattative.
Nel frattempo a Villafontana, sede della Finservice spa, il liquidatore Luigi Braga prendeva parte ad una riunione. Qui in mobilità ci sono 75 dipendenti. «È vero ci sono assegni cabriolet, ma deve essere chiaro che i lavoratori che protestano non sono nostri. Come Finservice spa abbiamo provveduto al pagamento degli stipendi dei lavoratori regolari. Noi non c’entriamo, potrebbe essere la Mondadori a farsene carico, ma non so che dire». Nel tardo pomeriggio i precari sono tornati ad assediare le uscite della Mondadori.


17 giugno 2009 - Liberazione

Centinaia a Montecitorio ma il governo blinda il decreto sulla ricostruzione
Da L'Aquila a Roma La protesta di una città umiliata e tradita

Roma - Sono venuti in tanti dalle tendopoli, dagli alberghi sulla costa adriatica, dagli alloggi di fortuna e,i più fortunati, dalle seconde case. Da L'Aquila, dall'Abruzzo a Roma. Destinazione Montecitorio perché lì, il governo avrebbe fatto passare un decreto che espropria i comuni di qualsiasi funzione, ed elargisce superpoteri a Bertolaso e pochi spicci per un'improbabile ricostruzione. Ma se la sono dovuta vedere anche nella Capitale con lo stesso apparato repressivo che lì rende impossibile perfino la distribuzione di volantini tra le tende e qui li blocca prima alle porte della città, poi ancora su Via del Corso, e li scorterà, a sera, per evitare che sfiorino la residenza del premier o il Quirinale, la "casa degli italiani". «Una gestione dei campi pensata per isolare la gente», denuncia Fabio Pelini, segretario aquilano del Prc. Uno striscione resta per un po' sulla cancellata dell'Altare della Patria a chiarire la loro opinione in materia urbanistica: «Una sola grande opera, ricostruire L'Aquila dal basso». Era la parola d'ordine dei 13 pullman più tutti quelli che si sono mossi in autonomia e che riempivano già la piazza di fronte alla Camera in attesa del corteo brevissimo di sfollati, accampati, terremotati. Tensione su tensione: una dozzina di esponenti di un noto "centro sociale" di destra (molto vicino al governo) li aspettava a piazza del Collegio Romano, a pochi passi dal parlamento, probabilmente per ripetere le cinghiate di piazza Navona contro gli studenti dell'Onda o per scippare la testa del corteo. Ma stavolta non è riuscito loro l'intento di sottrarre i riflettori a una popolazione che «finalmente», come dice Giorgio Cremaschi della Rete 28 aprile Cgil, «è riuscita a dare voce a una protesta che covava da tempo tra le tende, sotto la montagna di chiacchiere. Una rabbia che dice quanto sia centrale la mancanza di soldi». E se domandi dove trovare i soldi, in piazza danno quasi tutti la medesima risposta: «Sottraendoli alle spese militari». Gli F35 appena comprati dall'Italia costano più della ricostruzione che dovrebbe essere finanziata da lotterie o dalla lotta all'evasione fiscale. E questa promessa, in bocca al Cavaliere, getta nell'angoscia le popolazioni terremotate. Per questo si sentono traditi anche quelli che avevano dato al premier un'apertura di credito telecomandata da Bruno Vespa e che, più che raccontare ancora il loro dramma, intendono mettere i piedi nel piatto della ricostruzione. L'Aquila è arrivata a Roma senza bandiere di partiti o sindacati però con le tende, simbolo della precarietà ai tempi del terremoto. Tra la folla anche le reti di movimento, dai Cobas ai centri sociali, Sinistra critica, Rdb, fino a Rifondazione comunista e le sue Brigate di solidarietà attiva presenti nei campi fin dalle prime ore dopo il sisma. Ma se in piazza, Paolo Ferrero, segretario del Prc, insisterà sul nesso tra acquisto dei cacciabombardieri e mancata copertura finanziaria della ricostruzione, uno dei leader dell'opposizione parlamentare, Di Pietro, si limiterà a dire che il governo «deve mantenere le promesse». Palazzo Chigi non si lascia intimorire dall'ex pm di Mani pulite e punta a far passare il decreto così come pervenuto dal Senato. In piazza gli slogan che vanno per la maggiore sono due, semplicissimi: uno scandisce col battimani il nome della città distrutta, l'altro boccia il premier e le destre di governo: «Vergogna!». Il Pd fa scendere diversi dei suoi tra la gente. Il Pdl, per bocca del vicepresidente dei deputati, Napoli, arruola tutti i manifestanti in un piano di destabilizzazione. Ma in piazza, tra i primi arrivati c'è anche Michele Nicolai, sindaco di Borgorose, del Pdl: protesta contro il "suo" governo assieme agli altri sindaci del Cicolano, un pezzo d'Abruzzo diventato provincia di Rieti nel '27 e così vicino al cratere da avere famiglie evacuate e chiese diroccate, quasi tutte. Per la Regione è stato di calamità, per il governo sono fuori dal cratere. Un lenzuolo dice "Yes we camp!". Ecco i berretti gialli di Legambiente. Il presidente, Vittorio Cogliati Dezza, ricorda l'inaccettabilità del decreto perché rende permanente l'emergenza e aggira le leggi urbanistiche. La signora Lucia, che ha un noto negozio di abbigliamento, lamenta l'assenza di parole chiare sia sul centro storico che sulle attività economiche. Tutti si sentono traditi e umiliati. E aspettano i risultati sulle inchieste, come i parenti degli 8 ragazzi uccisi dal crollo dello studentato. Domenica un'assemblea di movimento farà il punto sul G8: la tendenza è quella di attivarsi nei luoghi dove sono in corso conflitti (da Chiaiano a Vicenza a Roma) e di svolgere una due giorni di convegno a L'Aquila, per parlare di terremoto e crisi globale. Berlusconi tornerà stamattina a L'Aquila.(Che.Ant.)


17 giugno 2009 - Corriere Alto Adige

L’Inps vieta l’assemblea sindacale
La Rdb-Cub manifesta in piazza

BOLZANO — L’Inps nega alla RdB-Cub il collegamento video con le sedi dell’Istituto previdenziale per un’assemblea sulla riforma Brunetta prevista per oggi dalle 10 alle 13. «L’argomento evidentemente è scottante — afferma Nadja Vitale, segretaria provinciale della RdB-Cub pubblico impiego — ed i vertici dell’Inps non vogliono farsi nemici nel governo, preferendo vietare un’iniziativa sindacale per informare il maggior numero possibile di lavoratori sugli effetti della legge 15/2009 e del decreto attuativo. Vogliono mettere la sordina ad una voce indipendente e libera». Oggi i sindacalisti saranno presenti nelle sedi Inps con un bavaglio sulla bocca per protestare contro il divieto. Dalle 10 alle 11.30 delegati e lavoratori imbavagliati saranno in piazza Domenicani.


17 giugno 2009 - Corriere della Sera

Polemiche per le selezioni
Ressa agli uffici Impiego per 540 posti all’Ama

Roma - Sono iniziate ieri, presso i Centri per l’impiego provinciali, le raccolte delle autocandidature per l'assunzione di 540 persone da parte dell'Ama. C’è stato un afflusso enorme nei vari centri (oltre 2.000 solo negli uffici di Cinecittà). Qualche problema si è verificato per la grande ressa davanti alle porte degli uffici, aggravata dal caldo. «L’affluenza dimostra la gravissima crisi che ha colpito i lavoratori, e quanto sia vitale la speranza di un posto di lavoro - dichiara Massimiliano Smeriglio, assessore al Lavoro e alla Formazione professionale della Provincia di Roma - Non abbiamo avuto voce in capitolo circa i criteri di selezione predisposti da Ama spa, che lasciano perplessi, ma abbiamo svolto il nostro ruolo istituzionale al massimo delle nostre possibilità». Sin dalle prime ore del mattino il personale dei centri è stato sottoposto ad un pesante carico di lavoro. «Già da ieri i Centri hanno visto la presenza della polizia provinciale, delle forze dell'ordine e della protezione civile - continua l’assessore - , e nei prossimi giorni verrà ancora rinforzata al fine di garantire la massima sicurezza sia per i cittadini che per gli operatori». Per facilitare la presentazione delle candidature si è deciso di prolungare di due giorni il termine previsto: le operazioni si concluderanno quindi il prossimo mercoledì. Polemiche da parte della federazione Rdb Cub nei confronti dell’Ama, che ha affidato al consorzio privato Elis la selezione delle domande, «sono operazioni che potevano essere fatte da una struttura pubblica».


17 giugno 2009 - Il Gazzettino

Scambio di accuse reciproco dopo l’incidente di lunedì pomeriggio davanti al pontile di San Tomà
Acque agitate tra gondolieri e Actv
Luppi: «Bisogna andare più piano». La Rdb: «Stazi troppo vicini agli approdi»
di Davide Calimani

Venezia - L’incidente che martedì ha visto un battello Actv centrare una gondola dello stazio di San Tomà risolleva le polemiche sulla sempre più difficile convivenza di imbarcazioni in Canal Grande. Da un lato i gondolieri presenti alla scena puntano il dito contro il comandante del battello responsabile, secondo i testimoni, di aver gestito in modo errato la situazione. Dall’altro l’Rsu Cub trasporti, condanna il troppo traffico e l’eccessiva vicinanza tra imbarcaderi e stazi delle gondole. «Il vaporetto era completamente impazzito – spiega il gondoliere Gianluca Vianello – Già a Sant’Angelo è arrivato a velocità troppo sostenuta. Successivamente, forse per un’avaria, ha iniziato a sbattere ovunque. Prima contro i pontoni, poi contro un altro battello, quindi contro alcune barche ormeggiate dall’altra parte del canale. Infine contro le gondole di San Tomà. Una scena mai vista. Più il capitano cercava di tenere il mezzo, più sbandava. Sia i miei passeggeri, che quelli del vaporetto, erano terrorizzati». Una tensione, quella tra gondolieri e trasporto pubblico, che non esplode in questi giorni per la prima volta. Pochi giorni fa il presidente dei bancali, Roberto Luppi, ha addirittura minacciato le dimissioni perla mancata sorveglianza in Canal Grande, da parte delle autorità, durante i giorni clu della Biennnale. «C’è poco da fare, bisogna andar piano. Serve prudenza. Nei giorni dell’inaugurazione della Biennale il Canal Grande era pericolosamente mosso – spiega Luppi - Ma soprattutto mancavano i controlli, per questo ho minacciato le dimissioni. Il capo dei vigili si è detto dispiaciuto. Ho avuto altre manifestazioni di solidarietà, ma francamente le dimissioni sono ancora in ballo. L’acqua è pericolosa, servono controlli e prudenza per evitare che accadano incidenti gravi. Il traffico in aumento è un dato di fatto, ma bisogna ricordare che le gondole sono arrivate a Venezia ben prima di taxi e battelli...». Il sindacato Actv Rdb Cub, viste le critiche piovute in questi giorni, non ci sta e cerca di fare chiarezza: «C’è tropo traffico – commenta amaramente Damiano Vecchiato, dell’Rsu Cub trasporti – è chiaro che se avviene un’avaria, come l’altro giorno, in un luogo trafficato e stretto come il Canal Grande, è più facile che avvengano incidenti. Il Canal Grande è sempre più frequentato, anche da barche che non potrebbero starci. Le avarie capitano, in particolare su mezzi elettronicamente guidati come gli shuttle. Se però, gli stazi delle gondole fossero più distanti dagli approdi, ecco che si correrebbero meno rischi. Detto ciò – conclude Vecchiato – il sindacato ha più volte sollecitato incontri con le categorie competenti per affrontare il problema del traffico, i risultati però non si possono apprezzare».


17 giugno 2009 - Il Messaggero

Ancona. Vigili del fuoco nei container come i terremotati...
di MARINA VERDENELLI

Ancona - Vigili del fuoco nei container come i terremotati: proclamato lo stato di agitazione. Lo scontento del Corpo, che negli ultimi anni si è manifestato a più riprese, culmina ora con un aut-aut decisivo. Motivo: la caserma non più idonea, che a breve verrà dichiarata inagibile, è che costringerà i pompieri ad accamparsi in baracche di fortuna. I locali a rischio sono quelli della palazzina di via Miano e riguardano l’autorimessa, la sala mensa, i laboratori, le officine e i dormitori. «Vogliamo essere convocati dal ministero dell’Interno - tuona Graziano Piombetti, delegato provinciale della Fns-Cisl - affinché si studi una soluzione in tempi brevi per Ancona. O ci danno una sede o la questione si farà seria davvero. A giorni arriverà l’inagibilità della palazzina e saremo costretti a delocalizzare, e quindi smembrare, squadre e mezzi in altri distaccamenti come ci ha proposto il nostro comando. Non basta. Non potendo più entrare nell’immobile arriveranno i container, come accade per i terremotati, che verranno posizionati nel cortile centrale. Ecco come ci trattano, ma noi non ci stiamo. Non si può pensare di frazionare il nostro lavoro e di farci stare in condizioni limite a scapito della stessa attività che svolgiamo».
Lo stato di agitazione è condiviso anche dalle altre sigle sindacali quali Fp-Cgil, Uil-Pa, Rdb-Pu e Confsal che hanno scritto una lettera sul caso Ancona al capo dipartimento dei vigili del fuoco Francesco Paolo Tronca, presso il ministero dell’Interno, al direttore regionale dei vigili del fuoco delle Marche Bruno Nicolella e al comandante provinciale Roberto Catarsi. «La presa di posizione - scrivono i sindacati - è stata presa considerati i tempi necessari alla realizzazione della nuova sede e in attesa della quale sarà necessario affrontare un lungo periodo transitorio che comporterà un notevole disagio per tutto il personale. Tale situazione è già nota da anni e non è stata mai affrontata con la giusta determinazione».
L’ipotesi di smembramento del personale provocherebbe per i vigili del fuoco la perdita di specifiche conoscenze dei pompieri altamente qualificati che oggi, tra mille difficoltà, garantiscono il funzionamento dei vari laboratori e delle varie officine che vanno a beneficio non solo della sede centrale ma anche di tutte le sedi distaccate. «Di promesse ce ne sono state fatte tante - continua Piombetti - ora vogliamo i fatti. Anche l’ultima ipotesi di trovare una sede idonea dietro il Giglio Azzurro alla Baraccola è naufragata perché non aveva le caratteristiche per un comando dei vigili del fuoco. Ora è in ballo un terreno di circa 2 ettari, in zona Irmea, sempre alla Baraccola, ma ancora non si è arrivati nemmeno alle trattative di acquisto dell’area». Il problema dell’agibilità della palazzina di via Miano pesa su circa 150 dipendenti, tra pompieri e personale amministrativo, che verrebbero spostati in buona parte nella palazzina di via Bocconi, quella di più recente costruzione, e negli annunciati container.

E per un posto di operatore ecologico assalto al centro per l'impiego

Roma - Gente in piedi dall’alba con la speranza di trovare un posto di lavoro, ore di attesa agli sportelli, code interminabili: è iniziato, così, il primo giorno di presentazione delle autocandidature per l’assunzione di 540 dipendenti dell’Ama. Più di 2000 persone si sono presentate ieri in via Vignali ai centri per l'impiego della Provincia di Roma di Cinecittà dove dalle 9 alle 12.30 è iniziata la raccolta delle candidature per l’assunzione a tempo indeterminato di 324 operatori ecologici, 200 autisti e 20 seppellitori cimiteriali.
Ressa agli sportelli. Un esercito di disoccupati, madri di famiglia, giovani e meno giovani in attesa del proprio turno, curriculum alla mano. E non è mancata la presenza delle forze dell’ordine, della Polizia Provinciale e degli uomini della Protezione Civile al fine di assicurare che tutto filasse liscio, senza incidenti. Quello di ieri è stato solo il primo giorno di caos agli sportelli: la raccolta di candidature continuerà infatti fino a mercoledì 24 giugno.
Ma già sono scoppiate le prime polemiche. Per Massimiliano Smeriglio, assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, «l’enorme afflusso di persone di ieri ha dimostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, la gravissima crisi che ha colpito i lavoratori e le famiglie, e quanto sia vitale la possibile speranza di un posto di lavoro. Come Provincia di Roma non abbiamo avuto voce in capitolo circa i criteri di selezione predisposti dall’Ama, criteri che oggettivamente lasciano quanto meno perplessi, ma abbiamo svolto, e svolgeremo nei prossimi giorni, il nostro ruolo istituzionale al massimo delle nostre possibilità». «In questo senso - continua - desiderio esprimere plauso a tutto il personale dei centri per l'impiego, sottoposto sin dalle prime ore di ieri mattina ad una fortissima pressione e ad un pesante carico di lavoro, svolto con grande professionalità e determinazione. Al fine di facilitare ulteriormente la presentazione delle candidature, si è inoltre deciso di prolungare di due giorni il termine previsto. Per questo le operazioni si concluderanno mercoledì prossimo». Polemiche anche dalla federazione nazionale Rdb-Cub: «In questi giorni - dichiarano i rappresentanti del sindacato - migliaia di disoccupati si stanno accalcando presso i Centri per l'Impiego di Roma, dove si sono verificati numerosi episodi di malore dovuti al caldo e alla ressa per presentare la domanda di ammissione ad un corso di formazione gestito dal Centro Elis. Questo consorzio, che si presenta come opera apostolica della Prelatura dell'Opus Dei e dichiara di svolgere iniziative di carattere civile, senza scopo di lucro e con una finalità apostolica e di servizio, selezionerà tra le migliaia di domande presentate le 1.088 persone a cui farà svolgere un corso di formazione della durata di 5 giorni, seguito dall’esame da cui usciranno i 544 fortunati che saranno assunti dall'Ama». «Perché l'Ama, il cui azionista principale è il Comune di Roma - si chiedono ancora gli esponenti del Rdb-Cub - si rivolge ad un consorzio privato per operazioni che potrebbero essere svolte tranquillamente da strutture pubbliche?».


17 giugno 2009 - Il Giorno

Premi produzione: dipendenti comunali sul piede di guerra
STATO DI AGITAZIONE

Monza - È SCONTRO tra municipio e sindacati sul premio di produzione 2008. Domani sarà dichiarato lo stato d'agitazione che potrà portare a uno sciopero degli oltre mille lavoratori comunali. Non ha risolto nulla l'incontro di pochi giorni fa tra il sindaco Marco Mariani e Cgil Funzione pubblica per sbloccare il braccio di ferro sul cosiddetto premio incentivante, il salario accessorio che ogni anno viene versato ai dipendenti comunali. Una questione spinosa, iniziata a novembre, quando la Giunta ha comunicato che le risorse destinate al premio 2008 sarebbero state ridotte di circa 600mila euro, rispetto alla quota prevista di 1,6 milioni. Un taglio, secondo il Comune, giustificato dai vincoli imposti al bilancio e attorno a cui si era spaccato anche il fronte sindacale, quando Cisl e Uil non avevano seguito nella protesta Cgil e Rdb Pubblico impiego. La frattura si è ora ricomposta ed è annunciata battaglia. Anche «con una denuncia - dice Pietro Occhiuto di Cgil - se il Comune erogherà il premio ridotto a giugno. Senza l'accordo sindacale non può».


17 giugno 2009 - Tuttoggi

LA RDB-CUB SANITA' SI INTERROGA
SULLE SORTI DEL CONSULTORIO A SPOLETO
Dice il sindacato "Senza apparente motivo il personale diminuisce,
passando infatti dalle cinque alle tre unità"

Spoleto - " Molte volte, come organizzazione Sindacale, abbiamo ritenuto opportuno inoltrare alla Direzione della ASL 3 richieste ufficiali nelle quali chiedevamo di comprendere, nel merito, alcuni aspetti della gestione. Pensiamo che una pubblica Amministrazione, proprio perché tale, debba essere trasparente, e quindi fornire a chiunque ne faccia richiesta, cittadini associazioni o sindacati, tutte le spiegazioni necessarie. Gli argomenti che hanno attirato la nostra attenzione sono stati molti. La ripartizione degli incentivi economici per il personale dipendente, i criteri con cui viene ripartito il personale nei vari servizi, le procedure attuate per la mobilità interna ed esterna dei dipendenti, ecc. A tutte queste domande l'Azienda, dimostrando una grande coerenza, sostanzialmente non ha mai risposto. E sicuramente non risponderà alle nostre domande in merito all'ultimo episodio di cui ci siamo occupati. Ma la vicenda successa al consultorio territoriale di Spoleto, merita di essere resa pubblica. L'azienda nel 2008, bandisce un concorso pubblico per Ostetriche, lo espleta e, per potenziare servizi e reparti, inizia ad assumere. Quindi, come logica conseguenza ci si aspetterebbe un aumento degli organici. In effetti questo, in alcune realtà lavorative avviene, ma non al Consultorio di Viale Marconi a Spoleto. Qui infatti senza apparente motivo il personale addirittura diminuisce, passa infatti dalle cinque alle tre unità. Ora fermo restando lo stesso carico di lavoro, con le stesse procedure da attuare soprattutto in materia di prevenzione, fondamento sulla quale si basa la nostra assistenza sanitaria, francamente non riusciamo a capire la logica messa in atto dall'Azienda. A questo si deve aggiungere anche il trasferimento da Spoleto a Foligno senza motivo, e soprattutto non richiesto, di una unità esperta e professionalmente molto apprezzata, che lavorava nel servizio da anni. Non è nostra intenzione e non ci interessa fare delle considerazioni campanilistiche, non pensiamo neanche che l'ASL 3 consideri il territorio Spoletino, per quanto riguarda alcuni servizi, meno meritevole di altri, ma sicuramente la situazione del consultorio di Spoleto va affrontata e risolta. Non vorremmo veder realizzata la teoria del pesce al quale, non trovando il coraggio per sopprimerlo subito, si toglie una goccia d'acqua al giorno così, quando inevitabilmente morirà, tutti potranno piangerne la scomparsa, anche i colpevoli."
p/Coordinamento Regionale RdB-CUB Sanità - Leonardo Galdini


17 giugno 2009 - TRC giornale

Rdb/Cub e la gestione "allegra" del servizio Aec di Etruria Servizi

Civitavecchia - Una riunione sindacale per fare chiarezza sulla gestione del servizio delle Assistenti Educatrici Culturali, il personale che aiuta gli insegnanti di sostegno nel seguire i bambini diversamente abili nelle scuole materne, elementari e medie. Torna a chiederla la Rdb/Cub, infuriata per il comportamento dell'Etruria Servizi e per il modo "allegro" in cui sta gestendo il servizio. Il sindacato sottolinea che le dipendenti in questione non solo ricevono stipendi esigui, ma lavorano anche ad ore con un contratto a tempo indeterminato ed in caso di chiusura delle scuole sono costrette dall'azienda municipalizzata a mettersi in ferie. Il tutto accompagnato dalle solite promozioni ed assunzioni ingiustificate. Per questi motivi la Rdb/Cub ritiene grave il comportamento di Etruria Servizi, a cui torna a chiedere una riunione sindacale. Se non sarà convocata, adotterà azioni sindacali adeguate.


17 giugno 2009 - MB News

Premio produzione. Scontro fra comune e sindacati
di Simona Sala

Monza - È ancora irrisolta la questione sul premio di produzione 2008 dei dipendenti comunali di Monza. Se prima il fronte sindacale era diviso e Cisl e Uil non avevano seguito la protesta di Cgil e Rdb Pubblico Impiego ora si sono riuniti e annunciano battaglia al Comune. Dopo l’incontro di venerdì con il sindaco Marco Mariani e Cgil Funzione Pubblica la situazione è rimasta invariata, il Comune del premio incentivante dello scorso anno di 1,6 milioni ne ha attualmente erogati 600 mila e altri 300 saranno dati a breve, ma 700 mila saranno tagliati per motivi di vincoli imposti al bilancio. Domani, giovedì 9 giugno sarà dichiarato lo stato di agitazione che potrà portare a uno sciopero dei dipendenti comunali.


17 giugno 2009 - Tuscia web

Viterbo - Mancata approvazione dell'emendamento sul terremoto - Salcini (Rdb): "Rabbia e delusione"
"Vigili del fuoco: pochi, malpagati e senza mezzi!"

Riceviamo e pubblichiamo - Siamo delusi, costernati e arrabbiati e protestiamo per la mancata approvazione da parte del governo dell'emendamento, proposto in sede di conversione del decreto legge 28 aprile 2009 n. 39 sul "terremoto Abruzzo", che prevedeva adeguamenti di organici, mezzi e l'indennità di soccorso per i vigili del fuoco. Protestiamo contro la disattenzione della politica nei confronti dei vigili del fuoco, contro il ministro dell'Interno Maroni e questo governo che puntualmente ha disatteso gli impegni assunti in favore dei vigili del fuoco. Come RdB\Cub vigili del fuoco sottolineiamo che il sisma dell'Abruzzo, ha ulteriormente messo a dura prova il corpo nazionale dei vigili del fuoco. Questo evento ha evidenziato, se mai fosse stato necessario, la carenza d'organico del corpo, la mancanza di risorse e adeguamento economico del personale, le condizioni vetuste e inaccettabili di mezzi e attrezzature di colonna mobile, pertanto chiediamo un piano di ammodernamento dei mezzi e delle attrezzature di soccorso del corpo, la stabilizzazione dei precari attraverso l'assunzione di tutti gli idonei e un adeguamento economico alla luce della professionalità da sempre dimostrata.
I vigili del fuoco oggi sono:
- senza un organico adeguato, (secondo parametri europei 15mila unità in meno);
- senza riconoscimento di lavoro particolarmente usurante in quanto spesso si è a contatto con materiali pericolosi, chimici e velenosi;
- senza una collocazione nell’ambito della protezione civile come struttura portante, e non un ruolo di manovalanza;
- senza nessun trattamento di missione o trasferta;
- obbligati a orari straordinari per far fronte alle calamità;
- obbligati a vigilanze nei locali pubblici fuori dell’orario ordinario e straordinario;
- obbligati a trattenersi in servizio per carenza di organico;
- obbligati a far fronte alla Campagna Antincendio Estiva fuori dell’orario di lavoro;
- obbligati a recarsi nelle zone terremotate o permanere nei Comandi per attività "istituzionali";
- obbligati a lavoro straordinario dello straordinario senza remunerazione che finirà a recupero ore.
Ciliegina sulla torta, la situazione di Viterbo, in cui la carenza di personale si attesta al 40%, nessuno parla più di un distaccamento permanente a Tarquinia (dove ricordiamo che dopo le 19 la zona è coperta dalla centrale di Viterbo, tempo di arrivo 50 minuti, in barba della tanto sbandierata "soccorso in Italia in 20 minuti"), nonostante le tante promesse non c'è ancora nulla di scritto sullo stanziamento dei fondi per la nuova sede a Viterbo e di contro alle nostre richieste e aspettative, anche il comando vigili del fuoco di Viterbo si appresta a formare nuovi precari, nonostante esista una legge dello stato che porti alla fine del precariato nella pubblica amministrazione. Nei prossimi giorni la RdB vigili del fuoco nazionale deciderà iniziative eclatanti per porre all’attenzione di tutti i cittadini Italiani questa, ormai insostenibile, situazione.
Emiliano Salcini - RdB Cub vigili del fuoco Viterbo

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Articoli che riprendono il comunicato anche su "On Tuscia", "Viterbo Oggi", "Uno Notizie", "Maremma Oggi", Latuavoce" e "New Tuscia"


17 giugno 2009 - Zero321

La protesta dei Vigili del fuoco
In occasione di calamità naturali tutti li chiamano, giustamente, "eroi". Ma poi questi eroi rischiano la vita per mancanza di attrezzature e di risorse. E' possibile fare qualcosa? Questo paese vuole fare qualcosa?
di Rdb cub vvf novara

Il Sindacato di Base dei Vigili del Fuoco, del Comando Provinciale di Novara protesta per la mancata approvazione da parte del Governo dell’emendamento, proposto in sede di conversione del decreto legge 28 aprile 2009 n. 39 sul "terremoto Abruzzo", che prevedeva adeguamenti di organici, mezzi ed l’indennità di soccorso per i Vigili del Fuoco. Protestiamo contro la disattenzione della politica nei confronti dei Vigili del Fuoco, contro il Ministro dell’Interno Maroni e questo Governo che puntualmente ha disatteso gli impegni assunti in favore dei VV.F. Come RdB\CUB Vigili del Fuoco, si sottolinea che il sisma dell’Abruzzo, ha ulteriormente messo a dura prova il CNVVF; questo evento ha messo in evidenza, se mai fosse stato necessario, la carenza d’organico del Corpo, la mancanza di risorse ed adeguamento economico del personale, le condizioni vetuste ed inaccettabile di mezzi ed attrezzature di colonna mobile, pertanto chiediamo un piano di ammodernamento dei mezzi e delle attrezzature di soccorso del Corpo, la stabilizzazione dei precari del CNVVF attraverso l’assunzione di tutti gli idonei ed un adeguamento economico alla luce della professionalità da sempre dimostrata dai Vigili del Fuoco. In appendice, la scrivente o.s. denuncia ancora una volta la drammatica carenza di organico, operativo e amministrativo rispetto sia ai termini di legge d.p.c.m 1997, sia in termini di qualità del servizio di soccorso in una provincia come quella di Novara ad alto rischio di incidenti chimico-industriali. Inoltre, vista la alta affluenza turistica nel periodo estivo nelle località lacustri del lago maggiore e lago d’Orta si evidenzia la totale mancanza di un minimo di servizio di soccorso acquatico, benché la disponibilità di mezzi e di professionalità da parte dei Vvf della provincia di Novara non mancano; mancano però le risorse umane, cioè carenza di personale operativo, e finanziarie, e forse la volontà politica di attuare un servizio di soccorso essenziale come già avviene in altre realtà lacustri del nord Italia: vedi lago di Garda. Infine si vuole segnalare la situazione logistica dei distaccamenti che da anni aspettano una ristrutturazione, in relazione alle non più funzionali sedi di servizio rispetto agli standard di sicurezza ed operativi moderni.


17 giugno 2009 - GoMarche

Ancona: comando vigili del fuoco in un container
I vigili del fuoco del Comando di Ancona rischiano di finire in un container. Come denunciano i sindacati di categoria della Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Confsal, la palazzina dove si trova il Comando è insicura e presto potrebbe essere dichiarata inagibile e abbattuta

ANCONA - I vigili del fuoco del Comando di Ancona rischiano di finire in un container. Come denunciano i sindacati di categoria della Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Confsal, la palazzina dove si trova il Comando, costruita negli anni Cinquanta, è insicura e presto potrebbe essere dichiarata inagibile e abbattuta.
I 300 vigili del fuoco in servizio ad Ancona, si legge in una nota, di cui 22 sono distaccati a turno a L'Aquila per prestare assistenza alla popolazione colpita dal terremoto, potrebbe essere trasferiti all'interno di container che sarebbero messi nel cortile dello stabile.


17 giugno 2009 - Corriere del Veneto

Verona Lavoratori in subappalto senza stipendio. L’azienda: non dipende da noi
Le cooperative bloccano la Mondadori Operaio investito, sgombero e tensioni

VERONA — E’ stato ieri a mezzogiorno che davanti a una delle fabbriche simbolo - non solo dell’operoso Nord Est ma di tutta Italia - si sono rivissute scene che da almeno quarant’anni non si vedevano. Perchè è lì, davanti ai cancelli della Mondadori, - di tutti e tre gli ingressi dello stabilimento di borgo Venezia - che ieri sono ripresi i presidi di quelli che erano i dipendenti della Finservice e della Rm service, aziende che lavoravano, in appalto, per il colosso dell’editoria.
Erano due giorni, che quei picchetti - organizzati per riuscire in qualche modo ad avere i quattro mesi di stipendio che i lavoratori non hanno mai visto - «stazionavano» agli ingressi. Ma ieri mattina loro, una sessantina di dipendenti in maggior parte donne, ha deciso in accordo con l’ Adl - l’associazione difesa lavoratori - dei Cobas, di non stare solo lì con i cartelli e il megafono. Si sono sparpagliati tra i tre cancelli. E li hanno bloccati. Nessun camion - quindi nessun rifornimento per lo stabilimento - poteva entrare o uscire. Che sarebbe successo qualcosa, era chiaro fin dall’altro giorno, dopo le parole del direttore del personale della Mondadori, Maurizio Vercelli. «Se continuano con questi metodi - aveva detto riferendosi ai manifestanti - dovremo tutelarci per via legale». Detto, fatto. Perchè in questura è arrivato un esposto, su quel blocco. Un esposto che le forze dell’ordine non hanno potuto ignorare. Il blocco dei cancelli è durato il tempo materiale per l’arrivo dei reparti mobili. Quello della polizia da Bologna. I carabinieri da Mestre.
Ed è stato a mezzogiorno che quel presidio è stato fatto finire. Loro, una sessantina di operai - tutte donne tranne due uomini - erano stati fino a quel momento seduti sotto un gazebo a cercare ombra. Con i camionisti che li conoscono da anni. E che altro non hanno fatto se non tirarsi giù una sedia e aspettare. E’ arrivato anche il pubblico ministero Claudio Villani. I carabinieri da un lato del piazzale, la polizia dall’altro. E’ bastato il gesto di un dirigente della questura, perchè gli agenti del reparto mobile di Bologna iniziassero lo «sgombero». I sessanta «contestatori» sono stati «inglobati» dai carabinieri. Ognuno di loro è stato identificato e sentito anche dagli agenti della Digos.
Due donne si sono sentite male ed è arrivata un’ambulanza. Una di loro è stata portata in pronto soccorso per accertamenti. Rischiano, tutti, una denuncia per «violenza privata». Quella nei confronti della Mondadori. Il picchetto è continuato, nell’angolo in cui sono stati «sistemati» dai carabinieri. Ogni mezzora qualcuno andava in mezzo alla strada, bloccando le auto ma lasciando passare gli autobus. Verso le 17 uno dei lavoratori della Finservice è stato investito davanti al cancello della Mondadori di via Manuzio. Si era messo davanti a un furgoncino per bloccarlo. Stando agli altri manifestanti l’autista gli avrebbe detto di spostarsi altrimenti lo avrebbe investito. E così ha fatto. Il ragazzo è stato portato in pronto soccorso, a Borgo Roma per un truma, una probabile frattura di femore. Intanto i presidi continueranno, probabilmente, anche oggi. «Vogliamo i nostri soldi» è lo slogan che fa andare avanti chi è senza stipendio da sei mesi. «Abbiamo già saldato tutte le nostre pendenze con Finservice ma questa non ha utilizzato i soldi per pagare le cooperative utilizzate nell’esecuzione degli appalti» ha replicato l’azienda.(An.Pe.)

Blocco alla Mondadori, tensione e sgomberi
I manifestanti, quasi tutte donne, spostati a forza dalla polizia.
Lavoratore investito mentre cerca di fermare un furgone

VERONA — Il tutto è successo a mezzogiorno. E’ a quell’ora che ieri, quella che una volta si chiamava «classe operaia» e che oggi non ha più i confini certi neanche della definizione, persa nei meandri del precariato, a Verona è tornata indietro, a quella «lotta per il lavoro» che questa città ha sempre vissuto di striscio. E’ stato ieri a mezzogiorno che davanti a una delle fabbriche simbolo - non solo dell’operoso Nord Est ma di tutta Italia - si sono rivissute scene che da almeno quarant’anni non si vedevano. Perchè è lì, davanti ai cancelli della Mondadori, - di tutti e tre gli ingressi dello stabilimento di borgo Venezia - che ieri sono ripresi i presidi di quelli che erano i dipendenti della Finservice e della Rm service, aziende che lavoravano, in appalto, per il colosso dell’editoria.
Erano due giorni, che quei picchetti - organizzati per riuscire in qualche modo ad avere i quattro mesi di stipendio che i lavoratori non hanno mai visto - «stazionavano» agli ingressi. Ma ieri mattina loro, una sessantina di dipendenti in maggior parte donne, hanno deciso in accordo con l’ Adl - l’associazione difesa lavoratori - dei Cobas, di non stare solo lì con i cartelli e il megafono. Si sono sparpagliati tra i tre cancelli. E li hanno bloccati. Nessun camion - quindi nessun rifornimento per lo stabilimento - poteva entrare o uscire.
Chiedono di vedere rispettati i loro diritti, i lavoratori della Rm, la cooperativa che era subentrata in un appalto della Finservice, per i servizi logistici alla Mondadori Printing. E in questo caso il loro diritto primario è quello di ricevere gli stipendi che non gli sono stati pagati. Hanno iniziato alla mattina presto. E verso le 11 erano decine i camion bloccati agli ingressi aziendali, tanto che via Montelungo è stata chiusa al traffico. Che sarebbe successo qualcosa, era chiaro fin dall’altro giorno, dopo le parole del direttore del personale della Mondadori, Maurizio Vercelli. «Se continuano con questi metodi - aveva detto riferendosi ai manifestanti - dovremo tutelarci per via legale». Detto, fatto. Perchè in questura è arrivato un esposto, su quel blocco. Un esposto che le forze dell’ordine non hanno potuto ignorare. Il blocco dei cancelli è durato il tempo materiale per l’arrivo dei reparti mobili. Quello della polizia da Bologna. I carabinieri da Mestre.
Ed è stato a mezzogiorno che quel presidio è stato fatto finire. Loro, una sessantina di operai - tutte donne tranne due uomini - erano stati fino a quel momento seduti sotto un gazebo a cercare ombra. Con i camionisti che li conoscono da anni. E che altro non hanno fatto se non tirarsi giù una sedia e aspettare. E’ arrivato anche il pubblico ministero Claudio Villani.
I carabinieri da un lato del piazzale, la polizia dall’altro. E’ bastato il gesto di un dirigente della questura, perchè gli agenti del reparto mobile di Bologna iniziassero lo «sgombero». Lo «sgombero» di esseri umani che anche loro faticavano a spostare con la forza. «E’ sicura
L’investimento
L’ex lavoratore che è stato investito da un furgone a un ingresso laterale della Mondadori. E’ stato portato in ospedale per un trauma alla gamba che non le faccio male, signora? «, ha chiesto uno degli agenti a una donna. Loro, quelle donne, sono rimaste sedute. Alcune le hanno dovute sollevare di peso. Altre hanno cercato di convincerle a spostarsi. Perchè anche loro, anche i poliziotti di quella che una volta si chiamava «celere», si rendevano conto che quella non era un’azione di ordine pubblico come le altre.
Un attivista del collettivo Metropolis è stato portato in questura per accertamenti e poi rilasciato. Mentre lo trascinavano ha scalciato e per lui - a differenza degli altri che sono stati portati dalla parte opposta del piazzale - è arrivata una volante.
I sessanta «contestatori» sono stati «inglobati» dai carabinieri. Ognuno di loro è stato identificato e sentito anche dagli agenti della Digos.
Due donne si sono sentite male ed è arrivata un’ambulanza. Una di loro è stata portata in pronto soccorso per accertamenti. Rischiano, tutti, una denuncia per «violenza privata». Quella nei confronti della Mondadori. Il picchetto è continuato, nell’angolo in cui sono stati «sistemati» dai carabinieri. Ogni mezzora qualcuno andava in mezzo alla strada, bloccando le auto ma lasciando passare gli autobus. «Qui - ha detto una delle donne al megafono rivolta ai «colleghi» della Mondadori - stiamo finendo in un gioco tra imprenditori più grande di noi. Anche noi abbiamo una dignità e meritiamo di avere i nostri stipendi. Ci dispiace per gli altri a cui stiamo causando problemi, ma è l’unica cosa che possiamo fare. L’unica cosa perchè finiscano trattative inutili e si arrivi a una firma». Quella che vogliono loro è una firma che gli garantisca il futuro. Almeno quello lavorativo.
La loro protesta non si è per niente conclusa. E’ proseguita nel pomeriggio. Verso le 17 uno dei lavoratori della Finservice è stato investito davanti al cancello della Mondadori di via Manuzio. Si era messo davanti a un furgoncino per bloccarlo. Stando agli altri manifestanti l’autista gli avrebbe detto di spostarsi altrimenti lo avrebbe investito. E così ha fatto. Il ragazzo è stato portato in pronto soccorso, a Borgo Roma per un truma, una probabile frattura di femore. Intanto i presidi continueranno, probabilmente, anche oggi. «Vogliamo i nostri soldi» è lo slogan che fa andare avanti chi è senza stipendio da sei mesi.(An.Pe.)

«Qui lavoriamo». «Ho perso tutto» I sindacati e la guerra tra i poveri
Davanti alla fabbrica la spaccatura tra i confederali e la rappresentanze di base

VERONA — Una «guerra tra poveri». E’ così che, tagliando corto, la si potrebbe definire. Dove i poveri - i poveri «veri» - sono quelli che da quattro mesi non beccano un euro, eppure il loro lavoro lo hanno fatto, eccome. E gli altri sono quelli che la povertà ce l’hanno giusto al di là della busta paga. Gli operai, che però un lavoro ce l’hanno.
E’ uno spicchio della crisi, quello che si sta vivendo davanti ai cancelli della Mondadori Printing. Dove si mescolano tutti i luoghi comuni di un trattato - neanche tanto alto - di economia. La crisi quella vera. Erano le 11,30 quando Maurizio Azzalin, sindacalista Cgil dei grafici della Modadori, è uscito sul piazzale. Voleva parlare con quei lavoratori che non hanno scelto i confederali, per farsi rappresentare. Hanno scelto i comitati di base e un legale, Roberto Malesani che con quella che una volta si chiamava la «triplice» non ha mai bazzicato molto. E questo è un altro spaccato della «guerra tra poveri».
«Qui - ha detto a chi bloccava i cancelli - c’è gente che sta stampando in straordinario. Tra un po’ ve li trovate qui quelli che vi verranno a spiegare che vogliono lavorare ». Già, chi vuole lavorare. E un lavoro ce l’ha. E gli altri, quelli che anche loro vorrebbero lavorare, ma non solo non hanno un lavoro. Non hanno neanche i soldi di quello che hanno fatto. Come Paolo, che ha 46 anni e che in quel «gioiello» di azienda che era la Finservice, portata in palmo di mano anche dagli industriali e che adesso è in «liquidazione volontaria », faceva il ragioniere. Ha 46 anni, una moglie e un figli di 13 anni, Paolo. Ed è da gennaio che non prende un euro. Di lavorare, però, ha smesso ad aprile. O un altro dipendente, che da un po’ è andato a vivere da sua cognata perchè la banca gli ha «bloccato» la casa, da quando non paga più il mutuo. Eppure lui per quelle rate ha lavorato, eccome.
Paolo ripete solo una parola: esasperazione. «Ma qualcuno qui può pensare che io sia fiero di quello che sto facendo? Io mi vergogno di essere qui, a fare un presidio. Domani mio figlio mi vede nelle foto. Mi vedono quelli del paese. Non è facile essere qui. Mi spieghi qualcuno cosa posso fare. Vado in Arena e faccio finta di buttarmi giù? Dov’è l’associazione industriali? Siamo cinquanta famiglie. Possibile che con tutte le aziende che ci sono qui, nessuno possa prenderci a lavorare? Qualsiasi lavoro. E i politici? I politici dove sono. Tutti solidali, a parole. Poi qui, nel famigerato Nord Est siamo ridotti così». Racconta, Paolo, una realtà che una volta era quasi una fola, in questa terra. «I soldi in casa non entrano da sei mesi. Ma le bollette, quelle fioccano con le cadenze di sempre. Mio figlio fa l’esame di terza media. Mi ha chiesto un regalino se viene risposto». Paolo non gli ha promesso niente. Paolo che si vergogna a essere lì, perchè nel Nord Est a fare la dignità di un uomo sono il lavoro e il denaro e lui non ha nessuno dei due. Paolo che «blocca» il lavoro di chi ce l’ha. «Vi raccontano realtà che non esistono», ha detto il sindacalista della Cgil riferendosi a quelli dell’Adl. «Ecco, vedi, adesso è così. I sindacati confederali difendono i lavoratori che hanno il posto fisso. Quelli di base invece i precari », ha commentato una delle donne che presidiava. Quelle donne che a un certo punto hanno cacciato via a bordate di «vergogna», chi non era dei Cobas. «Un anno e mezzo fa siamo venuti da voi a chiedere aiuto, non ci avete voluto».
Ecco, la guerra del lavoro. Quella che divide tutto e tutti. Anche quelle realtà che i lavoratori li dovrebbero difendere e che si ritrovano a proteggerne una parte. Perchè non è più una questione di diritti, ormai. Ma solo di tutela del lavoro. Del posto di lavoro.(An.Pe.)


17 giugno 2009 - Il Resto del Carlino

Ancona. COSTRETTI a operare nei container...

Ancona - COSTRETTI a operare nei container: è sempre più grave la situazione logistica all'interno dell'attuale caserma tra via Vallemiano e via Bocconi che ospita il comando provinciale dei vigili del fuoco di Ancona. Dopo la dichiarata inagibilità della palazzina che ospitava mensa, spogliatoi, magazzino e autorimessa, sembra ormai certa l'inagibilità pure per un'altra palazzina. Si tratta dell'edificio che per tanti anni ha ospitato la vecchia centrale operativa e gli uffici dirigenziali prima dell'inaugurazione del palazzone comando. La serie di edifici in questione si trova lungo via Miano dove una volta si trovava l'ingresso principale della caserma: edifici costruiti in pratica nello stesso periodo e con le medesime procedure della palazzina dichiarata inagibile dalla commissione centrale dei vigili del fuoco. Anche per loro è in arrivo il decreto di non regolarità rispetto alle norme antisismiche. Ciò significa che il personale dovrà stringersi ancora di più all'interno di una sede che ormai non è più in grado di ospitare il comando principale delle Marche. Intanto la caduta della giunta, le elezioni in corso e i tempi per mettere in piedi e rendere operativa quella nuova rappresentano la mazzata finale. PROPRIO il Comune dovrà mettere la firma finale sull'eventuale delocalizzazione del comando in una nuova caserma alla Baraccola. La sede è già stata individuata, ora bisognerà attendere le intenzioni della nuova giunta, in ogni caso altro tempo prezioso che passa mentre i vigili del fuoco si trovano davvero in difficoltà: «Vogliamo far capire alla cittadinanza che eventuali disservizi nei soccorsi non dipendono dalla nostra volontà afferma un funzionario del coordinamento sindacale dei vigili del fuoco che raggruppa tutte le sigle, Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Confsal il personale è stanco di questa situazione. Già la pianta organica è in grave carenza, ora ci si mette pure la logistica. L'inagibilità di mezza caserma costringerà i pompieri a un trasferimento forzato nell'unico stabile sicuro occupato attualmente dagli uffici e in alcuni container che verranno posizionati nel cortile antistante per continuare a garantire il soccorso alla cittadinanza». L'altra opzione percorribile sarebbe quella di trasferire parte del personale e dei servizi in altri distaccamenti o in sedi di fortuna. La risposta del sindacato non si fa attendere: «La nuova situazione replicano i sindacati di categoria esporrà i lavoratori vigili del fuoco a disagi enormi e a condizioni di lavoro al limite della dignità. Nel corso dell'assemblea il personale si è dichiarato contrario a un possibile smembramento del personale in forza al comando provinciale di Ancona perché indebolirebbe il soccorso con ripercussioni negative sulla sicurezza dei cittadini».(p.cu.)


17 giugno 2009 - Alto Adige

Sindacati, «l’Inps ci vuole mettere il bavaglio»
Vietata la videoconferenza sul decreto Brunetta. Oggi protesta in piazza Domenicani

BOLZANO - «L’Inps mette il bavaglio all’informazione: vietata la videoconferenza sulla riforma Brunetta». L’Inps negherebbe alla rappresentanza sindacale di base il collegamento video con le sedi dell’Istituto previdenziale per un’assemblea sulla riforma Brunetta prevista per oggi, dalle 10 alle 13.
«L’argomento evidentemente è scottante - afferma Nadja Vitale, segretaria provinciale della Rdb-Cub pubblico impiego - e i vertici dell’Inps non vogliono farsi nemici dentro al governo, preferendo vietare un’iniziativa sindacale finalizzata a informare il maggior numero possibile di lavoratori degli enti previdenziali sugli effetti della Legge 15/2009 e del decreto attuativo». «Vogliono mettere la sordina ad una voce indipendente e libera», continua la delegata sindacale della Rdb-Cub. «Oggi saremo presenti agli sportelli Inps con un bavaglio sulla bocca per protestare contro questo divieto, chiedendo la solidarietà degli utenti per difendere il diritto all’informazione». A Bolzano dalle 10 alle 11.30 ci sarà una presenza di delegati e lavoratori imbavagliati agli sportelli della sede provinciale in piazza Domenicani 30.(da.pa)


17 giugno 2009 - Il Messaggero Veneto

Incendi boschivi, in forse la vigilanza
I sindacati dei vigili del fuoco: «Troppo lavoro e mancati pagamenti»

Pordenone - Arriva l’estate e il rischio incendi s’impenna, assieme al carico di lavoro, anche sotto forma di compiti di vigilanza, dei vigili del fuoco. Un lavoro che, stando alle organizzazioni sindacali di categoria, non viene né riconosciuto né retribuito come dovrebbe.
«Ritengo di interpretare il pensiero di tutti – è detto in una nota a firma del coordinatore provinciale della Cgil di categoria, Mauro Massimi –, affermando che finalmente siamo riusciti a dare un segno tangibile della nostra insofferenza. Anche quest’anno, avvicinandosi il periodo estivo, i Vigili del fuoco si sono trovati a decidere le modalità con cui svolgere i servizi di vigilanza per gli incedi boschivi. Già nei giorni scorsi Cgil, Cisl, Uil e Rdb avevano manifestato perplessità su tale servizio, e soprattutto sulle modalità con cui l’anno scorso erano stati pagati tali straordinari. La Regione Friuli Venezia Giulia ha firmato un accordo con i Vvf dove si impegnava per 3 anni a versare gli emolumenti derivanti da tale servizio entro fine marzo 2009. Ad oggi, tali cifre non sono state versate e sempre ad oggi non si sa quando tale versamento sarà effettuato. Ricordo che le somme disposte, anche se versate, sono indirizzate dapprima al ministero delle Finanze, dove giacciono per non meno di 4 mesi, dopo di che vengono accreditate al ministero dell’Interno, il quale le destina per i pagamenti al Dipartimento dei Vigili del fuoco. Il tempo per averle disponibili varia, perciò, da 9 a 11 mesi. La discussione – continua Massimi – si è quindi incentrata su questo aspetto e sul fatto che stiamo ancora aspettando pagamenti di alcune prestazioni rese l’anno scorso e molte effettuate nell’anno corrente. L’indirizzo di alcune sigle sindacali e di molti colleghi è stato di dare un segno tangibile all’amministrazione rifiutando tale servizio almeno fin quando la cifra per i pagamenti non sarà completamente utilizzabile e, in alternativa, di destinare il tutto per l’acquisto di materiali e automezzi. Voglio ricordare che oggi, a Pordenone, la nostra "partenza" di soccorso è garantita da un automezzo di circa 20 anni di servizio».
«L’indirizzo di Cgil – riferisce ancora – è meno accomodante. Noi siamo più a favore della sospensione definitiva fino a che amministrazione e governo non daranno una svolta definitiva a tutte le discrepanze che la nostra categoria subisce da tempo. Il nostro indirizzo è più a favore di una trasparenza di intenti, di un carico di lavoro meno stressante e più umano. A favore di nuove assunzioni che sopperiscano i pensionamenti, di un aumento di stipendio che premi professionalità e impegno di tutti. Un aumento dignitoso, che non ci faccia vergognare di essere vigili del fuoco».(m.b.)


17 giugno 2009 - La Città di Salerno

Soprintendenze, è polemica
Dietrofront di Bondi, i sindacati vanno all’attacco

Salerno - E’ ancora polemica sull’eventuale smantellamento della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici e di quella per i beni storici, artistici ed etnoantropologici delle province di Salerno e Avellino. Inizialmente il ministero dei Beni culturali Bondi lo aveva smentito, annunciando l’intenzione di presentare in Consiglio dei Ministri il nuovo regolamento di organizzazione del Ministero. Poi, dopo le elezioni, Bondi sembra fare dietrofront. Con il nuovo Dm, che ricalca quasi in toto quello smentito, la Soprintendenza per i Bsae di Salerno viene soppressa ed accorpata in un’unica regionale con sede Napoli. Gli addetti ai lavori e i sindacati Cisl e RdB fanno sentire la loro voce, sottolineando che a Palazzo Reale hanno a disposizione solo due stanzette senza nemmeno il telefono ed il personale è di 4 storici dell’arte e nessun amministrativo, tanto che molti si devono spostare da Salerno.


17 giugno 2009 - L'Arena

LA MANIFESTAZIONE
I disoccupati urlano la loro rabbia. Nel pomeriggio interruzione a singhiozzo del transito
«Rivogliamo i nostri soldi» Furgone investe un giovane
E l’avvocato denuncia: «Contributi non versati»

Un giovane investito da un trasportatore, una donna portata via in ambulanza per un malore. Denunce per violazione di proprietà privata. Pianti, urla e disperazione e lo sgombero forzato da parte delle forze dell’ordine. È il bilancio di una giornata di blocco dei cancelli alla Mondadori Printing da parte dei lavoratori della cooperativa Rm di San Giovanni Lupatoto che ha chiuso senza pagare 106 lavoratori.
A questa ne è subentrata un’altra e come la precedente dipendeva dalla Finservice Spa di Villafontana che gestiva il reparto logistico della nota casa editrice veronese ceduta a novembre al gruppo Pozzoni. Ora la Finservice ha dichiarato bancarotta ed è tutto in mano ad un liquidatore. Ad appoggiare i lavoratori il sindacato cobas Adl.Rdb. La tensione si respira da mesi, a nulla è valso lo stato di agitazione presentato in Prefettura, così come i tanti incontri che avrebbero dovuto fino a qualche giorno fa dare speranza. L’ultima era tutta per Archimeda, un’azienda che avrebbe dovuto sottoscrivere un accordo con Mondadori per il servizio logistico e riassorbire i lavoratori. Ma così non è stato. E la protesta ha assunto toni elevati. Ad osservare la situazione c’era anche il pm Carlo Villani.
Un gazebo, bottiglie d’acqua, un megafono e voglia di riscatto. Al grido di «vogliamo i nostri soldi», una cinquantina tra uomini e donne non ne volevano sapere di lasciare l’entrata. Dall’altra parte altri lavoratori «fortunati» come li chiamano i manifestanti: «Hanno un busta paga sicura, non come noi che non possiamo più dare da mangiare ai nostri figli». Ognuno ha il suo fagotto di dolore e privazione da portare avanti, figli che non sanno come fare a crescere, mutui che non possono pagare. Quasi tutti hanno già perso la casa: c’è chi è riuscito a trovare un alloggio di fortuna. Altri no, vivono alla giornata, e sono per lo più donne sole e con bambini in età scolare. «Lavorare in una cooperativa non è una scelta, è l’ultima spiaggia».
Roberto Malesani, legale del sindacato fa sapere che oltre agli stipendi non retribuiti non sono stati versati 200mila euro di contributi. L’aria è calda, gli stati d’animo anche. Prova a dire la sua il rappresentante della Cgil per la categoria dei grafici, Azzolin, spiega che serve intraprendere le vie legali. Informa che al suo sindacato nessuno di loro ha mai dato un mandato. E scoppia una guerra tra poveri che mette in relazione i «dipendenti da tutelare» con chi è precario. «Vergogna» gridano. Con il megafono urlano la loro disperazione. Le donne si buttano sulla strada, i vigili bloccano alle 11.15 tutta la via Corsini e un tratto di via Mondadori. Arrivano poco dopo le camionette di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine intimano a tutti di spostarsi. Ma non c’è nulla da fare. Uomini e donne si siedono a terra e gridano, l’unica arma che hanno. Alfred è arrivato a piedi da Buttapietra, che lo sollevino poco gli importa. Così è, uno a uno vengono portati via. C’è chi piange chi prega. Le forze dell’ordine li invitano a non fare resistenza, provano a parlarci.
Li spostano tutti, li identificano e li lasciano lì. Ma non è finita, nel pomeriggio il blocco è continua a singhiozzo per fare uscire i mezzi urgenti. In uno degli accessi dello stabilimento però un trasportatore ha forzato l blocco e investito un manifestante. «È l’inizio di una guerra tra categorie che non porterà a nulla di buono», fa notare Khaled Benammar, segretario di Adl-Rdb.


16 giugno 2009 - Dire

AMA. RDB-CUB: IN CONCORSO INSPIEGABILE FAVORE ALL'OPUS DEI
"COMPITI NON DOVUTI AGGRAVANO STRUTTURE PUBBLICHE"

(DIRE) Roma, 16 giu. - "In questi giorni migliaia di disoccupati si stanno accalcando presso i Centri per l'Impiego di Roma, dove si sono verificati numerosi episodi di malore dovuti al caldo e alla ressa, per presentare la domanda di ammissione ad un corso di formazione gestito dal Centro Elis". Lo segnala in una nota Rdb-Cub, che prosegue: "Questo consorzio, che si presenta come 'opera apostolica della Prelatura dell'Opus Dei' e dichiara di svolgere 'iniziative di carattere civile, senza scopo di lucro e con una finalita' apostolica e di servizio', selezionera' tra le migliaia di domande presentate le 1.088 persone a cui fara' svolgere un corso di formazione della durata di 5 giorni, segui'to dall'esame da cui usciranno i 544 fortunati che saranno assunti dall'Ama, la Spa che gestisce i servizi di igiene ambientale sul territorio romano, per 18 ore settimanali". La Federazione nazionale Rdb-Cub si domanda "perche' l'Ama, il cui azionista principale e' il Comune di Roma, si rivolga ad un consorzio privato per operazioni che potrebbero essere svolte tranquillamente da strutture pubbliche. E perche' la Provincia di Roma non organizzi in proprio tali corsi, visto che esiste l'assessorato al Lavoro e alla Formazione deputato a tali funzioni". "Per quale misterioso motivo il Centro per l'Impiego, struttura pubblica, deve poi svolgere un compito non dovuto, che si appalesa come un vero e proprio favore a questa struttura privata? In altri termini, accade che la struttura pubblica sgrava di incombenze pesanti quella privata, caricando i propri uffici di incombenze non dovute- sottolinea la Federazione nazionale Rdb-Cub- attraverso la raccolta di domande da indirizzare al consorzio Elis, il quale peraltro gode di cospicui finanziamenti pubblici per la formazione, finanziamenti italiani ed europei". La Rdb-Cub si domanda infine "se questa vicenda non sia l'ennesima riprova di come ragioni di opportunismo politico prevalgano rispetto alle esigenze dei cittadini e dei lavoratori della Provincia di Roma?".

MINORI. NIDI ROMA, 7 MILA BAMBINI FUORI DALLE GRADUATORIE
MINORI. ROMA, IN STRUTTURE COMUNALI PENALIZZATI FIGLI DEI PRECARI

(DIRE - notiziario Minori) Roma, 16 giu. - Tagli agli organici, educatori sempre piu' precari, famiglie escluse dalle graduatorie. La situazione degli asili nella capitale e' sempre piu' critica. Per l'anno scolastico 2008/2009 sono state circa 17mila le richieste per i nidi comunali e 7 mila bambini sono rimasti fuori. La denuncia arriva dalle rappresentanze sindacali di base del Pubblico impiego. "I nidi comunali effettivamente attivi a Roma sono 191, quattro sono chiusi dall"anno scorso e l'amministrazione non li apre, non sappiamo neanche perche'. Intanto in cinque anni e' aumentato di circa 150 unita' il numero degli asili privati convenzionati. Sono 196, cinque in piu' di quelli comunali" sottolinea Caterina Fida, responsabile degli asili nido per Rdb-Cub. "E' evidente che il comune spinge verso la privatizzazione, ma questa non e' una soluzione indolore. C'e' una grossa differenza tra l'asilo pubblico e quello privato. Il nido privato non mantiene gli stessi standard di qualita', spesso e' inadempiente e i controlli vengono fatti da funzionari del comune che sono pero' oberati di lavoro. E anche dove vengono rilevate irregolarita', non e' detto che vengano fatti dei correttivi". Ma in alcuni casi rivolgersi al privato non permette di risolvere la situazione, perche' i posti disponibili sono ormai insufficienti anche nelle strutture convenzionate. "Sono in lista d'attesa in un asilo privato, con la speranza che scorra la graduatoria per entrare e poter tornare al lavoro. Ho fatto domanda nel municipio dove lavoro perche' in quello dove abito, il sesto, non avevo nessuna speranza - racconta Federica Cerrato, mamma da pochi mesi- ora sto aspettando che qualcuno rinunci, intanto sono a casa con la paura che non mi mantengono il posto di lavoro". Esclusi dalle graduatorie del comune, in alcuni municipi della capitale i genitori si stanno gia' organizzando. "Mio figlio non e' rientrato nelle graduatorie dell'asilo nido comunale. Il problema e' che lavoro sempre con contratti a termine di due/tre mesi e a causa della mia situazione professionale, non mi e' stato riconosciuto alcun punteggio. Per rientrare nelle liste bisogna, infatti, dimostrare di lavorare nel preciso momento in cui si presenta la domanda al comune e io a marzo non ero sotto contratto. E cosi', non solo si hanno tutti gli svantaggi economici di un lavoro precario, ma ci vengono negati anche i servizi primari". La storia di questa mamma di due bambini, restauratrice di professione, e' simile a quella di tanti lavoratori flessibili, che per la propria situazione contrattuale, si vedono negare l"accesso all'asilo comunale."Il comune di Roma chiede di allegare alla domanda di iscrizione al nido anche un certificato in cui il datore di lavoro dichiari che il genitore del bambino ha un impiego a tempo pieno, questo permette di avere piu' punti per la graduatoria finale. Cosi' pero' si penalizzano i genitori precari, perche' non possono dimostrare di lavorare full time" spiega Caterina Fida di Rdb Pubblico impiego. Il principio di base e' privilegiare chi lavora a tempo pieno, nella convinzione che se un lavoratore e' autonomo o flessibile ha piu' tempo per occuparsi del proprio figlio. In realta' dietro contratti di collaborazione o a progetto richiedono un impegno giornaliero, che non lascia tempo alla cura dei figli. E cosi' molti genitori devono ricorrere a soluzioni di emergenza, per poter conciliare casa e lavoro.


16 giugno 2009 - Omniroma

AMA, RDB CUB: «PERCHÉ RIVOLGERSI A CENTRO OPUS DEI?»

(OMNIROMA) Roma, 16 giu - «In questi giorni migliaia di disoccupati si stanno accalcando presso i Centri per l'Impiego di Roma, dove si sono verificati numerosi episodi di malore dovuti al caldo e alla ressa, per presentare la domanda di ammissione ad un corso di formazione gestito dal Centro Elis. Questo consorzio, che si presenta come 'opera apostolica della Prelatura dell'Opus Deì e dichiara di svolgere 'iniziative di carattere civile, senza scopo di lucro e con una finalità apostolica e di serviziò, selezionerà tra le migliaia di domande presentate le 1.088 persone a cui farà svolgere un corso di formazione della durata di 5 giorni, seguito dall'esame da cui usciranno i 544 fortunati che saranno assunti dall'Ama, la S.p.A. che gestisce i servizi di igiene ambientale sul territorio romano, per 18 ore settimanali». Così in una nota la Federazione nazionale Rdb-Cub che «si domanda perché l'Ama, il cui azionista principale è il Comune di Roma, si rivolga ad un consorzio privato per operazioni che potrebbero essere svolte tranquillamente da strutture pubbliche. E perché la Provincia di Roma non organizzi in proprio tali corsi, visto che esiste l'Assessorato al Lavoro e alla Formazione deputato a tali funzioni. Per quale misterioso motivo il Centro per l'Impiego, struttura pubblica, deve poi svolgere un compito non dovuto, che si appalesa come un vero e proprio favore a questa struttura privata? In altri termini, accade che la struttura pubblica sgrava di incombenze pesanti quella privata, caricando i propri uffici di incombenze non dovute attraverso la raccolta di domande da indirizzare al consorzio Elis, il quale peraltro gode di cospicui finanziamenti pubblici per la formazione, finanziamenti italiani ed europei». La RdB-CUB «si domanda infine se questa vicenda non sia l'ennesima riprova di come ragioni di opportunismo politico prevalgano rispetto alle esigenze dei cittadini e dei lavoratori della Provincia di Roma».

VIGILANZA URBE, FISCHIETTI E BANDIERE SINDACATI SOTTO MONTECITORIO

(OMNIROMA) Roma, 16 giu - Ci sono anche i dipendenti dell'Ancr-Istituto vigilanza dell'Urbe, a piazza Montecitorio con bandiere e fischietti accanto ai cittadini abruzzesi che protestano contro il decreto del governo sul terremoto. I lavoratori dell'Ancr, quasi tutti in divisa da «vigilantes», organizzati dai sindacati Salip, Cisal Rdb ed Sdl, protestano contro il meccanismo di privatizzazione che l'Ancr, associazione nazionale combattenti e reduci, ente morale, vuole fare dell'istituto vigilanza urbe. «Rivendichiamo la natura pubblica dell'Ancr, istituto vigilanza urbe - ha detto Marco De Bernardino, segretario provinciale del Salip - Invece, ora è stata sancita la vendita dell'istituto, ma senza nessun reale supporto giuridico. A questo punto temiamo per i nostri posti di lavoro e siamo venuti a chiedere un incontro con i parlamentari che ci avevano fatto promesse non mantenute».

VIGILANZA URBE, RDB-CUB: «VENDUTA FEDERAZIONE PROVINCIALE ROMA»

(OMNIROMA) Roma, 16 giu - «Nella giornata di venerdì il competente ufficio del ministero dello Sviluppo Economico ha avallato la vendita della sola federazione provinciale di Roma dell'associazione nazionale combattenti e reduci. La Reina Management Services SpA, unica pretendente e capofila di un consorzio, acquisisce l'appetitosa clientela dell'Urbe, impegnandosi ad assumere il personale per i prossimi due anni. La vendita sarebbe avvenuta con una contropartita di un milione e seicento mila euro». Lo comunica, in una nota, Rdb-Cub. «La crisi dell'Ancr-Ivu è una crisi prodotta in un ente che ha realizzato utili per decenni - dichiara Massimo Fofi della Federazione Rdb-Cub - Molti sono i nodi in sospeso, e se la cifra di cui si parla fosse esatta, non coprirebbe neppure gli importi derivanti dalle retribuzioni sospese all'atto del commissariamento». «Abbiamo portato questa novità all'attenzione degli inquirenti che indagano sull'intera vicenda ed abbiamo chiesto un incontro alla Presidenza del Consiglio, che già conosce la vertenza. Oggi i lavoratori sono in sciopero e manifestano in piazza - conclude Fofi - sono stati assunti dall'Ancr e non possono essere licenziati da altri!».


16 giugno 2009 - Adnkronos

ANCONA: COMANDO VIGILI DEL FUOCO PRESTO IN UN CONTAINER
EDIFICIO ATTUALE SEDE POTREBBE ESSERE DICHIARATO INAGIBILE

Ancona, 16 giu. - (Adnkronos) - I vigili del fuoco del Comando di Ancona rischiano di finire in un container. Come denunciano i sindacati di categoria della Cgil, Cisl, Uil, Rdb e Confsal la palazzina dove si trova il Comando, costruita negli anni Cinquanta, è insicura e presto potrebbe essere dichiarata inagibile e abbattuta. I 300 vigili del fuoco in servizio ad Ancona, si legge in una nota, di cui 22 sono distaccati a turno a L'Aquila per prestare assistenza alla popolazione colpita dal terremoto, potrebbe essere trasferiti all'interno di container che sarebbe messi nel cortile dello stabile. Il personale, scrivono i sindacati, «sarà costretto ad un trasferimento forzato nell'unico stabile sicuro occupato attualmente dagli uffici, in via Bocconi, e in alcuni container nel cortile antistante, con evidenti problemi per l'efficienza del soccorso alla popolazione». I sindacati ricordano, inoltre, che la pianta organica del Comando di Ancona è incompleta visto che è composta da 356 vigili contro i 300 effettivi.


16 giugno 2009 - Ansa

SEDE VVF ANCONA FATISCENTE, VERSO CONTAINER COME TERREMOTATI

(ANSA) - ANCONA, 16 GIU - Rischiano la vita ogni giorno, alcuni si trovano ancora all'Aquila per prestare soccorso ai terremotati, sostituiti dagli altri con doppi turni, ma presto potrebbero finire anche loro nei container. I vigili del fuoco del Comando di Ancona lavorano in una palazzina degli anni Cinquanta, insicura da anni, che presto dovrebbe essere dichiarata inagibile e abbattuta. Le procedure di acquisizione dell'area per la nuova sede, a sud della città, non sono ancora completate, e una sistemazione temporanea non c'è. Dunque, informano le rappresentanze sindacali di Cgil-Fp, Cisl, Uil, Rdb e Confsal il personale operativo «sarà costretto ad un trasferimento forzato nell'unico stabile sicuro occupato attualmente dagli uffici, in via Bocconi, e in alcuni container nel cortile antistante, con evidenti problemi per l'efficienza del soccorso alla popolazione». «Angeli», «eroi» quanto si vuole, ma di fatto un corpo « dimenticato dalla politica, in continua emergenza per la carenza di fondi e di organico, costretto spesso a fronteggiare un lavoro delicato con armi spuntate». L'attuale pianta organica del comando provinciale di Ancona è di 356 pompieri, ma in servizio ce ne sono solo 300, di cui 22 distaccati a turno all'Aquila. «Non abbiamo più bisogno di pacche sulle spalle - dicono - ma di attenzioni concrete».


16 giugno 2009 - Il Foglietto Usi RdB Ricerca

E' DISPONIBILE, su www.usirdbricerca.it , IL NUMERO 22 - Anno VI
DEL SETTIMANALE on line DI INFORMAZIONE SINDACALE DAL MONDO DELLA RICERCA

In questo numero:

* Pubblico impiego: è sciopero generale contro la riforma del ministro Brunetta
* La finta meritocrazia saccheggerà i salari
* I seri rilievi della Corte dei conti all'Isfol
* Nuovo presidente Istat: scontro Tremonti-Brunetta
* Insufficienti per 2 volte? Scatta il licenziamento
* Niente bilanci Monasterio dal direttore generale Cnr
* Ricercatori universitari e anzianità pregresse
* Le precisazioni di Rete Ventures (1^ parte)


16 giugno 2009 - Il Piccolo

Autobus, la mattina del 24 autisti RdB-Cub in sciopero

Trieste - Il sindacato autonomo RdB Cub conferma lo sciopero degli autisti degli autobus aderenti al sindacato in programma mercoledì 24 giugno dalle 9 alle 13.
La decisione è arrivata dopo l’incontro che si è tenuto ieri in Prefettura, convocato dal prefetto vicario Millotti e al quale hanno partecipato il direttore del personale di Trieste Trasporti spa e i coordinatori delle RdB-Cub. I sindacalisti - secondo una nota delle stesse RdB - «hanno fornito un’ampia disponibilità alla revoca dello sciopero nel caso in cui si fosse raggiunto un accordo soddisfacente sulle questioni oggetto della vertenza», tra cui «il miglioramento delle condizioni di lavoro, una maggiore sicurezza e la revisione del progetto di riduzione del servizio estivo dei bus».
Secondo il sindacato vi sarebbe stata una «totale chiusura al dialogo e al confronto» da parte dell’azienda. Di qui la conferma dello sciopero, che sarà preceduto «dalle assemblee dei lavoratori, che esamineranno l'andamento della controversia e valuteranno le successive fasi della vertenza». Nessun commento da parte di Trieste Trasporti, che conferma a sua volta l’inesistenza di relazioni industriali con le RdB.


16 giugno 2009 - Uno Notizie

MOBILITAZIONE DELLE MAESTRE
Grande partecipazione alla manifestazione su carenza servizi scolastici del Comune di Fiumicino

FIUMICINO - ROMA (UnoNotizie.it) Grande partecipazione alla manifestazione sul problema della carenza dei servizi scolastici e delle maestre precarie del Comune di Fiumicino indetta lo scorso sabato dai comitati dei genitori e dalla RdB-CUB. Da parte della Giunta nessun segnale di interesse riguardo alle problematiche poste al centro della protesta. "La totale chiusura verso la nostra organizzazione sindacale espressa da alcuni consiglieri della maggioranza di fatto sbatte la porta in faccia a delle maestre che, come altre centinaia di lavoratori di questo territorio, hanno scelto la RdB-CUB per farsi rappresentare", dichiara Fabio Quaresima delegato RdB-CUB di Fiumicino. Prosegue Quaresima: "Queste lavoratrici, stanche di un precariato lungo 15 anni, e stanche soprattutto di essere prese in giro dai sindacati concertativi e dall’Amministrazione Comunale, che negli anni hanno solo promesso senza nulla concludere, si sono rivolte a noi. La RdB-CUB le ha ascoltate, organizzate, e appoggerà la loro giusta causa fino alla conclusione positiva". "Riguardo poi alla presunta politicizzazione della nostra organizzazione sindacale – conclude Quaresima - ricordiamo a questi amministratori che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione e che la RdB-CUB da sempre difende questo diritto, praticando con indipendenza il conflitto sindacale a prescindere dal colore politico degli interlocutori istituzionali".


16 giugno 2009 - Consorzio Parsifal

Nidi - A Roma 7mila bambini fuori dalle graduatorie

Roma - La situazione degli asili nido nella Capitale è sempre più critica: tagli agli organici, educatori sempre più precari, famiglie escluse dalle graduatorie. Per l'anno scolastico 2008/2009 sono state circa 17mila le richieste per i nidi comunali e 7 mila bambini sono rimasti fuori. La denuncia arriva dalle rappresentanze sindacali di base del Pubblico impiego. Caterina Fida, responsabile degli asili nido per Rdb-Cub, spiega che «i nidi comunali effettivamente attivi a Roma sono 191, quattro sono chiusi dall'anno scorso e l'amministrazione non li apre, non sappiamo neanche perchè. Intanto in cinque anni è aumentato di circa 150 unità il numero degli asili privati convenzionati. Sono 196, cinque in più di quelli comunali». E' evidente che il comune spinge verso la privatizzazione, ma questa non è una soluzione indolore. C'e' una grossa differenza tra l'asilo pubblico e quello privato. Il nido privato non mantiene gli stessi standard di qualità, spesso è inadempiente e i controlli vengono fatti da funzionari del comune che sono però oberati di lavoro. E anche dove vengono rilevate irregolarità, non e' detto che vengano fatti dei correttivi. Inoltre, rivolgersi al privato non permette di risolvere la situazione, perché i posti disponibili sono ormai insufficienti anche nelle strutture convenzionate». Esclusi dalle graduatorie del comune, in alcuni municipi della capitale i genitori si stanno già organizzando. Nel quartiere Pigneto è nato "Chiedo asilo!", un comitato spontaneo formato da circa 50 mamme e papà, che protestano contro la carenza dei servizi all'infanzia. E le cose non vanno meglio nel resto della città. Il problema degli asili a Roma, però, non riguarda solo le famiglie escluse dalle graduatorie. La situazione è problematica anche per chi ci lavora. Negli ultimi anni è stato fatto un accordo in cui si prevedeva un taglio degli organici, per ogni gruppo educativo sono state quindi tolte due unità. Sono due anni che le educatrici si trovano sempre in una situazione di emergenza. Il rapporto uno a sei (un educatore ogni sei bambini) non è mai rispettato. Vengono inviate supplenti part-time, anche solo per tre ore al giorno: una situazione che non permette di mantenere livelli adeguati, soprattutto se si considera che si tratta di bambini molto piccoli dai tre mesi ai tre anni. Le educatrici non hanno, inoltre, i contratti degli enti locali e questo comporta una perdita salariale di circa 5/600 euro. La situazione è molto delicata, è in ballo la qualità di un servizio primario e il riconoscimento professionale di un lavoro così qualificato.(M.S.)


16 giugno 2009 - Il Resto del Carlino

COME I TERREMOTATI
Rischiano di finire nei container: la sede dei pompieri è "fatiscente"
L'edificio in cui lavorano i vigili del fuoco di Ancona dovrebbe essere dichiarato inagibile e abbattuto. Il personale, secondo i sindacati, "sarà costretto ad un trasferimento in altro stabile e in container antistanti, con evidenti problemi"

Ancona, 16 giugno 2009 - Si trovano in una palazzina che risale agli anni Cinquanta, rischiano quotidianamente la vita, alcuni stanno ancora prestando soccorso ai terremotati in Abruzzo, sostituiti dagli altri con doppi turni, ma presto potrebbero finire anche loro nei container: questa è la condizione in cui versano i vigili del fuoco del Comando di Ancona, e l'edificio in cui lavorano, insicuro da anni, presto dovrebbe essere dichiarato inagibile e abbattuto. L’attuale pianta organica del comando provinciale di Ancona è di 356 pompieri, ma in servizio ce ne sono solo 300, di cui 22 distaccati a turno all’Aquila. "Non abbiamo più bisogno di pacche sulle spalle - dicono - ma di attenzioni concrete". Le procedure di acquisizione dell’area per la nuova sede, a sud della città, non sono ancora completate, e una sistemazione temporanea non c’è. Il personale operativo, secondo le rappresentanze sindacali di Cgil-Fp, Cisl, Uil, Rdb e Confsal, "sarà costretto ad un trasferimento forzato nell’unico stabile sicuro occupato attualmente dagli uffici, in via Bocconi, e in alcuni container nel cortile antistante, con evidenti problemi per l’efficienza del soccorso alla popolazione". Di fatto questi uomini, spesso chiamati 'angeli' o 'eroi' sono un corpo "dimenticato dalla politica, in continua emergenza per la carenza di fondi e di organico, costretto spesso a fronteggiare un lavoro delicato con armi spuntate".


16 giugno 2009 - Roma Notizie

Compiti non dovuti aggravano le strutture pubbliche in favore di un privato

Roma - In questi giorni migliaia di disoccupati si stanno accalcando presso i Centri per l’Impiego di Roma, dove si sono verificati numerosi episodi di malore dovuti al caldo e alla ressa, per presentare la domanda di ammissione ad un corso di formazione gestito dal Centro ELIS. Questo consorzio, che si presenta come "opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei" e dichiara di svolgere "iniziative di carattere civile, senza scopo di lucro e con una finalità apostolica e di servizio", selezionerà tra le migliaia di domande presentate le 1.088 persone a cui farà svolgere un corso di formazione della durata di 5 giorni, seguìto dall’esame da cui usciranno i 544 fortunati che saranno assunti dall’AMA, la S.p.A. che gestisce i servizi di igiene ambientale sul territorio romano, per 18 ore settimanali. La Federazione Nazionale RdB-CUB si domanda perché l’AMA, il cui azionista principale è il Comune di Roma, si rivolga ad un consorzio privato per operazioni che potrebbero essere svolte tranquillamente da strutture pubbliche. E perché la Provincia di Roma non organizzi in proprio tali corsi, visto che esiste l’Assessorato al Lavoro e alla Formazione deputato a tali funzioni. Per quale misterioso motivo il Centro per l’Impiego, struttura pubblica, deve poi svolgere un compito non dovuto, che si appalesa come un vero e proprio favore a questa struttura privata? In altri termini, accade che la struttura pubblica sgrava di incombenze pesanti quella privata, caricando i propri uffici di incombenze non dovute attraverso la raccolta di domande da indirizzare al consorzio ELIS, il quale peraltro gode di cospicui finanziamenti pubblici per la formazione, finanziamenti italiani ed europei. La RdB-CUB si domanda infine se questa vicenda non sia l’ennesima riprova di come ragioni di opportunismo politico prevalgano rispetto alle esigenze dei cittadini e dei lavoratori della Provincia di Roma.
RAPPRESENTANZE SINDACALI DI BASE – FEDERAZIONE NAZIONALE


16 giugno 2009 - Il Riformista

Il mandato del presidente dell'Istat Luigi Biggeri è scaduto 16 giorni fa
Successione. Biggeri è scaduto da due settimane, non può essere prorogato. La nomina spetta a Brunetta, ma Tremonti vuole avere un ruolo nella scelta di chi giudicherà, nei numeri, le politiche anticrisi del governo
di Stefano Feltri

un successore entro un mese, l'istituto di statistica sarà commissariato. E a poche settimane dalla scadenza, ancora niente è stato deciso. Il 15 aprile il Sole 24 Ore scriveva in un editoriale non firmato: «Questo giornale ha un sogno: che il Governo metta un annuncio sui giornali, cercasi presidente Istat, (...) tutti gli interessati mandino il loro curriculum al ministero e un Search committee raccomanderà il prescelto al ministro».
Un sogno che si è realizzato solo a metà, perché il direttore generale - anch'esso da nominare - verrà scelto con una "call", cioè una selezione basata sul curriculum dei candidati. Ma per il presidente è di nomina politica, il primo passaggio è la segnalazione di un nome da parte del ministero della Funzione pubblica, cioè Renato Brunetta, poi inizia un iter procedurale che si conclude con la firma del presidente della Repubblica e l'approvazione della Corte dei conti. Dal ministero non commentano, ma sembra che il candidato di Brunetta sia il professor Carlo Andrea Bollino, oggi presidente del Gestore del Sistema Elettrico, ordinario e preside di corso di laurea all'università di Perugia. Rocco Tritto, del sindacato Usi-Rdb (lavoratori della ricerca) pensa che oltre a Bollino ci sia rimasto un solo altro nome plausibile, quello dell'economista Fiorella Kostoris, che ha già guidato l'Isae (ente di ricerca legato al Tesoro),la quale sarebbe sostenuta da Giulio Tremonti. Ma c'è chi dice che i rapporti tra il ministro dell'Economia e la professoressa della Sapienza - che pure ha le credenziali accademiche giuste - non siano tali da giustificare l'ipotesi.
Altre fonti interne all'Istat confermano: «È tutto aperto, i candidati con un profilo accademico più tipicamente statistico sono ancora tutti in corsa, da Enrico Giovannini dell'Ocse a Giovanni Girone dell'università di Bari». Giovannini sarebbe la scelta ideale se il governo cercasse uno statistico di prestigio internazionale, lasciando Parigi per Roma il professore avrebbe anche una cattedra che lo aspetta a Tor Vergata. Ma la carica di presidente dell'Istat avrà un ruolo politicamente sensibile (anche più del solito) nei prossimi mesi e non sarà solo il curriculum a determinare la scelta. Spetterà all'Istat definire, infatti, il successo o il fallimento dell'approccio dell'esecutivo alla crisi economica, individuare il momento della ripresa, stimare l'impatto della recessione sul sistema economico. «Il vero discrimine è se vogliono qualcuno con la schiena dritta o qualcuno più collaborativo», dice una persona interessata al dossier.
Biggeri lascia l'Istat dopo otto anni che hanno visto cambiare quattro presidenti del Consiglio, la lira diventare euro, il dibattito sul declino italiano lasciare spazio a quello sulla fine del capitalismo, un censimento nel 2001 con le successive polemiche sui dati (soprattutto nel Lazio). «La presidenza dell'Istat non dovrebbe essere di nomina politica, al massimo dovrebbe spettare al presidente della Repubblica», sostiene Michele Ainis, che insegna diritto pubblico a Roma Tre. Quando ha scritto sulla Stampa un pezzo dal titolo "L'Istat? Meglio l'orscopo" ha ricevuto decine di mail dai dipendenti dell'istituto che si dicevano d'accordo con le critiche. Il successore di Biggeri erediterà un Istat che soffre la concorrenza dell'Isae (a cui il governo ha affidato il compito di calcolare la nuova versione dell'inflazione programmata), la scarsità di risorse che spinge a ricorrere sempre più alle interviste telefoniche (giudicate poco rappresentative e non sufficienti) e alle prese con la procura della Corte dei conti. L'Istat di Biggeri non ha riscosso quasi mai le sanzioni comminate a chi non completa i questionari obbligatori, poi il governo Prodi ha cambiato la legge per fare un cosiddetto "condono statistico", ma la Corte dei conti si è mossa lamentando un danno per lo Stato di 191 milioni di euro. L'udienza è il 12 ottobre, e Biggeri dovrà risponderne anche se non sarà più in carica. E le cose potrebbero complicarsi: se verrà sollevata una questione di legittimità costituzionale il caso finirà davanti alla Consulta.


16 giugno 2009 - L'Arena

MANIFESTAZIONI. Gli operai della cooperativa RM non ricevono lo stipendio dal 2008
Lavoratori disoccupati bloccano la Mondadori
Picchettato l’ingresso dello stabilimento di via Montelungo In serata fermato il traffico all’incrocio di Porta Vescovo

Verona - Non mollano i 106 lavoratori precari della cooperativa Rm di San Giovanni Lupatoto. A distanza di due mesi hanno ancora una volta hanno picchettato l’accesso allo stabilimento Mondadori Printing in via Montelungo e bloccato quello destinato all’entrata e uscita degli impiegati dagli uffici della Mondadori Printing, ceduta in novembre al gruppo Pozzoni.
Dal dicembre 2008 i lavoratori non percepiscono lo stipendio, la cooperativa Rm è stata chiusa ancora prima che loro potessero far valere i loro diritti. Ne è subentrata un'altra, ma anche in questo caso chi è stato assunto ha lavorato gratis. La situazione è complessa, a seguirla è il sindacato cobas Adl-Rdb (associazione difesa lavoratori). Tutto nasce con la richiesta di fallimento portata avanti dalla Finservice spa di Villafontana che gestiva il reparto logistico della Mondadori Printing e che a sua volta subappaltava a cooperative. Con l’uscita di scena della Finservice spa è entrata un’altra azienda, l’Hdl, che grazie a un accordo con i sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil, aveva inglobato alcuni lavoratori. Promesse erano state fatte anche ai rappresentanti dell’Adl-Rdb e tali sono rimaste. Una speranza è arrivata con l’entrata in scena di una nuova azienda, Archimeda, che si occupa di prodotti editoriali e che con Adl-Rdb aveva avviato un accordo che a detta del sindacalista, Khaled Benammar «lasciava presupporre ottimi risultati. Ma così non è stato, Pozzoni si è tirato indietro all’ultimo momento», spiega, «abbiamo chiesto l'intervento della Prefettura e avviato un tavolo di confronto, ma non siamo arrivati da nessuna parte. Da qui la decisione di bloccare le entrate dello stabilimento».
Tutto bloccato fino in serata: non è bastato nemmeno l’intervento di Stefano Valdegamberi, assessore regionale dei Servizi sociali, che è stato ricevuto dal capo del personale. «Hanno ascoltato e promesso di intervenire, nulla di concreto», ha dichiarato Valdegamberi all'uscita, «tengo a precisare che il gruppo Pozzoni non può non considerarsi corresponsabile della situazione che si è venuta a creare».
Ieri sera la manifestazione di protesta ha avuto una coda a Porta Vescovo, dove una trentina di dimostranti ha bloccato il traffico per circa venti minuti, occupando la strada ed esibendo striscioni. Sul posto sono intervenuti carabinieri e polizia municipale. A.Z


16 giugno 2009 - Corriere del Veneto

Cooperative senza stipendi, blocco alla Mondadori
di Gianni Favero

VERONA - Cancelli nuovamente bloccati allo stabilimento Mondadori. Riesplode la rabbia dei lavoratori delle cooperative collaboratrici del colosso editoriale, Rm service, Finservice e Makro, che lamentano oltre quattro mesi (da metà dicembre fino al 23 aprile) di stipendi non versati. La protesta si è riaccesa a seguito del naufragio delle trattative, tra la Mondadori, che si era offerta di riassorbire, attraverso una nuova società cooperativa (le altre sono ora in liquidazione) gran parte dei lavoratori, ufficialmente senza lavoro da aprile. Ad essere saltato, l’incontro tra le parti previsto per lo scorso giovedì in prefettura; così, dalla prima mattinata di ieri, un gruppo di operai delle cooperative, assieme ad una decina di attivisti, ha reagito occupando prima l’ingresso per i camion di via Montelungo e in seguito, a partire dal primo pomeriggio, anche quello principale della Mondadori Printing, in via Manuzio, impedendo il passaggio ad una quindicina di tir «Occorre arrivare subito ad un accordo tra l’azienda e i lavoratori - osserva l’avvocato di Adl Cobas (il sindacato di base delle cooperative), Roberto Malesani - e la Mondadori ha il potere di farlo subito, in quanto sono già due le società che si sono dichiarate disponibili ad accollarsi debito delle precedenti cooperative. Lo devono il più severo fra i tre. La forza lavoro che sarebbe esclusa dal pacchetto di esuberi, secondo il disegno di mr. Geox, non andrebbe oltre le 50 unità su un totale di 263 addetti, mentre il fondo di investimento Atlantis - sempre a detta del segretario generale Uil di Treviso, Antonio Confortin - avrebbe assicurato il mantenimento del posto per 150 dipendenti. Un panorama che sarebbe cioè più affrontabile nell’ottica del mantenimento in loco di una struttura produttiva significativa per il territorio. I 50 fare anche perché hanno certamente bisogno di questi lavoratori ed è l’unica opzione possibile». Ma il direttore del personale della Mondadori, Maurizio Vercelli, sostiene che accettare queste offerte sarebbe contro la logica aziendale. «Hanno proposto un contratto dalla durata eccessiva - spiega - economicamente per l’azienda sarebbe controproducente. Per il resto le trattative sono aperte, stiamo valutando l’ipotesi di assumere direttamente qualche operaio delle cooperative, ma se continuano con questi metodi dovremo tutelarci per via legale ». Per il sindacato di base, però, l’opzione del blocco è in linea con il diritto costituzionale allo sciopero e con la tradizione del movimento operaio. E, dopo aver dismesso il picchetto e levato i gazebo, allestiti per proteggersi dal sole cocente attorno alle 19 di ieri (sono intervenuti anche agenti della questura, con qualche momento di tensione), annunciano un ritorno dei blocchi che rimarrebbero nei progetti di Lir, invece, non sarebbero altro che un impianto minimo amministrativo e commerciale per prodotti da affidare totalmente a linee di fabbricazione all’estero, ricalcando così di fatto il modello Geox. Il marchio Diadora, insomma, in questa tesi ritroverebbe una nuova linfa di energia ma a scapito della base occupazionale attuale, peraltro composta per l’80% da donne e quindi da soggetti storicamente più difficili da riallocare sul mercato del lavoro.


15 giugno 2009 - Redattore Sociale

FAMIGLIA
Nidi comunali a Roma, le educatrici: ''Siamo sempre meno''
Secondo Rdb-Cub sono 600 le educatrici che lavorano come supplenti a Roma. Un esercito di precarie con contratti giornalieri. Graduatorie ferme al '97, in stand by 150 vincitori dell"ultimo concorso del 2005
di Eleonora Camilli

ROMA - "La situazione negli asili comunali è molto difficile, ci sono molti bambini e poche educatrici e i tempi sono veloci, nervosi. Quello che dovrebbe essere un luogo di distensione rispetto ai normali ritmi della famiglia e della società, diventa così uno spazio dove è difficile lavorare". Daniela Volpe, educatrice in un nido comunale di Roma sintetizza così la situazione dei servizi primari all’infanzia nella capitale. "Siamo sempre meno e così non possiamo dedicare un tempo congruo a ciascun bambino. Il rapporto formalmente dovrebbe essere di un insegnante ogni sei bambini, ma non è mai così. E spesso manchiamo nei momenti fondamentali, come l’arrivo del bambino o la sua uscita. Ovviamente ne risentiamo. L’amministrazione ci permette di ricorrere alle supplenti, quell’esercito di precarie chiamate quotidianamente per tre ore a giorno. Hanno tutte situazioni drammatiche, una mia collega viene dall’Abruzzo a Roma ogni mattina solo per poche ore". Stime definitive non ci sono, ma secondo le rappresentanze di base del Pubblico impiego, sono circa 600 sul territorio romano le educatrici che lavorano come supplenti negli asili nido. Le graduatorie sono infatti ferme al ’97 e in lista ci sono circa 870 persone, di queste 650 sono attive nei vari municipi della capitale. "Essere supplenti giornaliere è una situazione sicuramente non positiva per noi, l’amministrazione sta riducendo i costi e noi ne paghiamo le spese, perché oltretutto non abbiamo ferie, né permessi, né malattie- sottolinea Marina Stella, educatrice in un asilo nel secondo municipio di Roma-. Il nostro contratto parte dal momento in cui entriamo in servizio e finisce allo scadere della giornata. Sono in questa situazione dal 2006 e ho 49 anni, per me è insostenibile". Alle supplenti chiamate secondo la vecchia graduatoria del ’97, si aggiungono le educatici in attesa di concorso, in stand by da circa quattro anni. "Abbiamo fatto la domanda di concorso a marzo 2005 e solo nel 2009 è stata stilata la graduatoria, ma non sono previste assunzioni fino al 2011. In attesa ci sono 150 persone che sono risultate vincitrici- racconta Raffaella Iosue - è una pura follia quando è evidente che nei nidi comunali serve personale, perché sono tutti in situazione di emergenza". E la situazione critica non rassicura le famiglie. "Mia figlia va al nido ma rischia tutte le mattine di non essere presa perché se c’è un esubero, cioè si va oltre il rapporto uno a sei tra educatori e bambini e non arriva la supplente, devo riportarla a casa. Mio marito la accompagna all’asilo con questa paura e spesso ci siamo trovati a doverci arrangiare con soluzioni alternative tra nonne e baby sitter- sottolinea un mamma del quarto municipio - Io lavoro e in caso mia figlia fosse esclusa non saprei proprio come fare. Abbiamo pagato per un servizio e non capisco perché dovrebbe essere interrotto". "Ci sono sempre educatrici diverse, non c’è mai la stessa insegnante di riferimento- aggiunge Isabella Ricotti- mio figlio si addormenta con una persona e si risveglia con un’altra. È molto allergico e spesso le insegnanti supplenti non lo sanno e si trovano in difficoltà, ma così lui rischia ogni giorno. E noi non riusciamo a stare tranquilli".

FAMIGLIA
Asili comunali a Roma, 7 mila bambini fuori dalle graduatorie
Tagli agli organici, educatori sempre più precari, famiglie escluse dalle graduatorie nel pubblico, ma in 5 anni le strutture private crescono di 150 unità (196 nidi): la denuncia dei sindacati. E i genitori si organizzano
di Eleonora Camilli

ROMA - Tagli agli organici, educatori sempre più precari, famiglie escluse dalle graduatorie. La situazione degli asili nella capitale è sempre più critica. Per l'anno scolastico 2008/2009 sono state circa 17mila le richieste per i nidi comunali e 7 mila bambini sono rimasti fuori. La denuncia arriva dalle rappresentanze sindacali di base del Pubblico impiego. "I nidi comunali effettivamente attivi a Roma sono 191, quattro sono chiusi dall"anno scorso e l’amministrazione non li apre, non sappiamo neanche perché. Intanto in cinque anni è aumentato di circa 150 unità il numero degli asili privati convenzionati. Sono 196, cinque in più di quelli comunali" sottolinea Caterina Fida, responsabile degli asili nido per Rdb-Cub. "E’ evidente che il comune spinge verso la privatizzazione, ma questa non è una soluzione indolore. C’è una grossa differenza tra l’asilo pubblico e quello privato. Il nido privato non mantiene gli stessi standard di qualità, spesso è inadempiente e i controlli vengono fatti da funzionari del comune che sono però oberati di lavoro. E anche dove vengono rilevate irregolarità, non è detto che vengano fatti dei correttivi". Ma in alcuni casi rivolgersi al privato non permette di risolvere la situazione, perché i posti disponibili sono ormai insufficienti anche nelle strutture convenzionate. "Sono in lista d’attesa in un asilo privato, con la speranza che scorra la graduatoria per entrare e poter tornare al lavoro. Ho fatto domanda nel municipio dove lavoro perché in quello dove abito, il sesto, non avevo nessuna speranza - racconta Federica Cerrato, mamma da pochi mesi- ora sto aspettando che qualcuno rinunci, intanto sono a casa con la paura che non mi mantengono il posto di lavoro". Esclusi dalle graduatorie del comune, in alcuni municipi della capitale i genitori si stanno già organizzando. Nel quartiere Pigneto è nato "Chiedo asilo!" un comitato spontaneo formato da circa 50 mamme e papà, che protestano contro la carenza dei servizi all’infanzia. E le cose non vanno meglio nel resto della città. "La situazione è precipitata con l’ennesimo taglio di quest’anno scolastico al personale educativo e con l’esaurimento delle graduatorie delle supplenti giornaliere- sottolinea Valentina Steri, assessore alle Politiche educative e scolastiche del 16°municipio- così noi non siamo più in grado di garantire la regolarità del servizio, e a volte siamo costretti a chiudere anticipatamente gli asili per carenza di personale Le supplementi, infatti, non vengono chiamate perché le graduatorie sono ferme al ’97. Abbiamo più volte denunciato questa situazione all’assessore Marsilio e al sindaco Alemanno senza ottenere risposta". Il problema degli asili a Roma non riguarda solo le famiglie escluse dalle graduatorie. La situazione è problematica anche per chi ci lavora. "Negli ultimi anni è stato fatto un accordo in cui si prevedeva un taglio degli organici- continua Fida- per ogni gruppo educativo sono state quindi tolte due unità. E sono due anni che le educatrici non riescono più a vivere perché sono sempre in una situazione di emergenza. Il rapporto uno a sei (un educatore ogni sei bambini, ndr) non è mai rispettato. Vengono inviate supplenti part-time, anche solo per tre ore al giorno: una situazione che non permette di mantenere livelli adeguati, soprattutto se consideriamo che si tratta di bambini molto piccoli dai tre mesi ai tre anni-continua-. Le educatrici non hanno, inoltre, i contratti degli enti locali e questo comporta una perdita salariale di circa 5/ 600 euro. La situazione è molto particolare e le lavoratrici sono molto arrabbiate. E’ in ballo la qualità di un servizio primario e il riconoscimento professione di un lavoro così qualificato".

FAMIGLIA
Nidi comunali a Roma, penalizzati i figli dei precari
Più punti a chi può dimostrare di avere un lavoro a tempo pieno; tagliato fuori chi lavora a progetto e i co.co.co. Gli esclusi: ''Tutelare chi è disoccupato o non ha un posto fisso. Stare insieme ai coetanei è un diritto dei bambini''
di Eleonora Camilli

ROMA -"Mio figlio non è rientrato nelle graduatorie dell'asilo nido comunale. Il problema è che lavoro sempre con contratti a termine di due/tre mesi e a causa della mia situazione professionale, non mi è stato riconosciuto alcun punteggio. Per rientrare nelle liste bisogna, infatti, dimostrare di lavorare nel preciso momento in cui si presenta la domanda al comune e io a marzo non ero sotto contratto. E così, non solo si hanno tutti gli svantaggi economici di un lavoro precario, ma ci vengono negati anche i servizi primari". La storia di questa mamma di due bambini, restauratrice di professione, è simile a quella di tanti lavoratori flessibili, che per la propria situazione contrattuale, si vedono negare l"accesso all’asilo comunale."Il comune di Roma chiede di allegare alla domanda di iscrizione al nido anche un certificato in cui il datore di lavoro dichiari che il genitore del bambino ha un impiego a tempo pieno, questo permette di avere più punti per la graduatoria finale. Così però si penalizzano i genitori precari, perché non possono dimostrare di lavorare full time" spiega Caterina Fida di Rdb Pubblico impiego. Il principio di base è privilegiare chi lavora a tempo pieno, nella convinzione che se un lavoratore è autonomo o flessibile ha più tempo per occuparsi del proprio figlio. In realtà dietro contratti di collaborazione o a progetto richiedono un impegno giornaliero, che non lascia tempo alla cura dei figli. E così molti genitori devono ricorrere a soluzioni di emergenza, per poter conciliare casa e lavoro. "Per il primo anno mio figlio è stato escluso dal nido comunale, quindi ci siamo dovuti arrangiare con suoceri, amici e parenti. Abbiamo provato anche a fare un nido autogestito di quartiere, ma la cosa non ha funzionato per problemi di distanza- racconta Riccardo Mancini, papà lavoratore-. Non poter usufruire del nido comunale, inoltre, ci toglieva il tempo necessario per trovare un altro lavoro. E questo non è una problema da poco, in una situazione grave di precariato, come quella in cui siamo sia io che mia moglie. Non solo, ma questo ha significato dovere chiedere più aiuti familiari ai nostri genitori. Non credo che usufruire di questi servizi primari possa essere un diritto solo di chi lavora a tempo pieno ma deve essere tutelato anche chi è disoccupato o non ha un posto fisso. Poter stare con i coetanei e socializzare è, infatti, un diritto che riguarda in primo luogo i bambini". Per chi non può contare su una rete amicale o parentale, infatti, essere esclusi dalle graduatorie degli asili pubblici pesa in maniera pesante sul bilancio familiare. "Mia figlia è al decimo posto nella lista d’attesa, non abbiamo quindi speranze fino a marzo 2010 - aggiunge Stefania Menegatti- ciò significa che dovremo sborsare per un altro anno contributi privati, che sono un grave problema per noi che lavoriamo con contratti precari".


15 giugno 2009 - Il Faro

De Vecchis: 'Scuola, certe sigle sindacali cercano solo lo scontro'
Fiumicino - Il consigliere Pdl: 'Nessun problema invece a incontrare i genitori, ma alcune critiche proprio non me le aspettavo'

Il Faro on line - "Ero convinto che ci sarebbero state delle critiche nei miei confronti, ma le attendevo dalla sigla sindacale RdB cub, e non da terzi e tanto meno dall’amico Pecci. A questo punto mi domando se Pecci rappresenta il comitato dei genitori o una sigla sindacale altamente politicizzata". A parlare è il consigliere del Pdl William De Vecchis, all'indomani della manifestazione di protesta sulla scuola. "Innanzitutto - prosegue De Vecchis - ho ben specificato nel mio comunicato che condividevo la protesta dei genitori e delle insegnanti ma vedo ancor oggi nell’atteggiamento della sigla sindacale autonoma una facile strumentalizzazione non condivisa dalle sigle cisl cgil uil e ugl ad oggi impegnate in una seria costruttiva trattativa con l’amministrazione. Inoltre ha ben detto Pecci che sono a loro fianco ma sbaglia ad affermare che gli emendamenti in fase di bilancio riguardanti gli asili nido sono stati ritirati, e questo forse per mancanza d’informazione, quindi credo doveroso specificare che l’emendamento sugli asili nido famiglia è stato votato e approvato, quello riguardante le convenzioni comunali tra amministrazione e asili nido privato è stato ritirato perché è stato fatto proprio dal consiglio comunale votato e approvato e deliberato, infatti è già in essere il bando di assegnazione. "Non ho nessun problema - prosegue De vecchis - a incontrare i comitati di genitori insegnati ma sicuramente massima chiusura per sigle sindacali dedite solo allo scontro e alla demagogia. I problemi della scuola sono seri, bisogna approntare un piano che vada oltre le iniziative tampone, bisogna programmare nuove strutture scolastiche, anche se bisogna ricordare che questa amministrazione ne ha già inaugurate un buon numero ma sicuramente non sufficienti per l’espansione demografica che stà avvenendo nel nostro comune".


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